Cecchinato perde con tre match point. Ad Amburgo avanzano Fognini, Thiem e Zverev

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Cecchinato perde con tre match point. Ad Amburgo avanzano Fognini, Thiem e Zverev

Dura sconfitta per Marco che è arrivato 40-0 servendo per il match contro Delbonis. Strano incontro di Fabio che supera un qualificato

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Fabio Fognini - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

FABIO A SPRAZZI – Dopo il ritiro a Umago, arriva una vittoria in due set ma non troppo agevole per Fabio Fognini contro Julian Lenz, ventiseienne qualificato tedesco n. 374 del ranking. Il vantaggio di incontrare un quasi sconosciuto per l’enorme differenza di classifica è relativamente compensato dal fatto che è… sconosciuto, non si sa come giochi. Fabio parte 2-0 strappando il servizio in apertura, l’ideale per spegnere sul nascere ogni velleità di quello che non ha nulla da perdere. Lenz, però, serve bene, piazza un paio di belle giocate, si carica e pareggia al quarto gioco.

Fognini torna subito avanti e, nonostante qualche errore di troppo (13 gratuiti e altrettanti vincenti), si fa bastare il vantaggio e chiude 6-4, aprendo l’ultimo game con un numero dei suoi, un passante di rovescio stretto in risposta a uno smash. Julian continua a giocare a tutto braccio, segue a rete qualche servizio, va avanti nel punteggio ma, nonostante quattro occasioni per il 4-1 e la racchetta azzurra distrutta, cede la battuta. Fabio piazza la zampata finale al nono gioco e va a prendersi il secondo turno contro la wild card Rudolf Molleker, il diciottenne tedesco nato in Ucraina vincitore a sorpresa su Leo Mayer.

QUESTA FA MALE, CECK – Con Federico Delbonis arriva una sconfitta, la settima consecutiva, che è fondamentalmente un disastro per la fiducia di Marco Cecchinato: l’azzurro si apprestava a chiudere con il servizio un incontro ben giocato dopo aver recuperato il break di svantaggio nel primo set, ma si è fermato sul 40-0 – tre match point consecutivi non sfruttati. Sfuma quindi nel peggiore dei modi l’occasione di tornare alla vittoria, oltre alla possibilità di recuperare subito i 250 punti persi la settimana scorsa. Il primo parziale inizia in salita: sfascia una racchetta poco dopo aver mancato una facile occasione per recuperare il break appena subito, il Ceck nazionale, che decide anche di cambiare il gommino antivibrazioni nonostante l’attenta giudice di linea Shino Tsurubuchi gli indichi dove è rotolato.

Si resta però in quell’ottavo gioco e arriva il pareggio, con Delbonis che sembra perdere il bandolo della matassa e anche l’incisività del rovescio, oltre che essere alle prese con qualche doppio fallo di troppo. “Gordo” ha da tempo sostituito la famigerata doppia finta sul lancio di palla con una pausa, un’interruzione innaturale che non aiuta nei momenti di tensione; annulla comunque un set point al servizio e altri quattro consecutivi nel tie-break, ma il palermitano lo chiude 7-5 tirando un sospiro di sollievo.

Nel quinto game, Delbonis sbaglia uno smash facile dopo un paio di bei recuperi dell’azzurro: è palla break, subito trasformata con una risposta profonda su un secondo servizio argentino. Marco serve per passare al secondo turno, arriva a 40-0, ma i match point sfumano tra l’orgoglio di Delbo e la tensione per il risultato. Nuovo tie-break che incamera l’argentino, nonostante il doppio fallo sul 6-2 che avrebbe potuto innescare la rimonta del nostro che, demoralizzato, commette subito un gratuito. L’incontro, com’è fin troppo facile prevedere, è già finito e il terzo set è una formalità per Delbonis che con un 6-2 raggiunge Sascha Zverev.

 

Il tedesco ha avuto vita facile con Nicolas Jarry, fresco vincitore di Bastad e, per questo, forse poco… fresco. Dopo due sfide decise al tie-break, a Barcellona e a Ginevra, la città natale di Zverev ne sancisce il sorpasso ai danni del cileno. Le fatiche svedesi non hanno invece avuto effetto sul finalista Juan Ignacio Londero: “el Topo” non lascia scampo al ventenne spagnolo Alejandro Davidovich Fokina che si era messo in mostra al Millennium Open, il solo torneo in cui ha messo a segno vittorie contro top 100 fino a questo punto della stagione.

IL NUMERO 1 DEL SEEDING – Ritorna sulla terra Dominic Thiem, ma verrebbe da dire “ritorna a giocare”, visto che negli ultimi 40 giorni ha disputato un solo incontro, il primo turno a Wimbledon. In ogni caso, doma in due set un Pablo Cuevas che paga con un parziale di svantaggio l’avvio incerto. Brekkato all’inizio del secondo dopo aver fallito un tweener frontale no look come quello esibito con ben altro esito in finale al Millennium Open portoghese, l’uruguayano approfitta di un colpo di Thiem tipo tamburello sulla spiaggia (nelle intenzioni, una smorzata di dritto) per l’immediato rientro o, meglio, per entrare finalmente in partita.

Con Cuevas salito di livello, si cominciano a vedere gli scambi tirati che si aspettavano dall’inizio. Per quanto godibile, tuttavia, il set è deciso al tie-break da due doppi falli consecutivi di Pablo, anche se Dominic vuole metterci del suo con una catenata lungolinea di rovescio. Vittoria numero 250 per Thiem che troverà Marton Fucsovics, facile vincitore di un Philipp Kohlschreiber alla quinta sconfitta consecutiva, la terza in terra tedesca.

Risultati:

[1] D. Thiem b. P. Cuevas 6-3 7-6(3)
[3] F. Fognini b. J. Lenz 6-4 6-4
[2/WC ] A. Zverev b. N. Jarry 6-4 6-2
F. Delbonis b. M. Cecchinato 6-7(5) 7-6(3) 6-2
[7] J-L. Struff b. [Q] T. Monteiro 6-1 6-3
[4] N. Basilashvili b. [Q] H. Dellien 6-4 6-3
R. Gasquet b. [Q] S. Nagal 6-2 7-6(2)
P. Carreno Busta b. [WC] Y. Hanfmann 7-6(5) 6-5
F. Krajinovic b. [6] L. Djere 6-3 6-3
C. Ruud b. R. Haase 6-3 3-6 6-1
J.I. Londero b. [LL] A. Davidovich Fokina 6-3 6-2

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Medvedev non si ferma più: a Shanghai la sesta finale consecutiva

Anche Tsitsipas si arrende alla legge di Medvedev. Altra prestazione impeccabile del russo. 58esima vittoria in stagione, la 21esima in un Masters 1000. In finale attende Zverev o Berrettini

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Daniil Medvedev - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)

[3] D. Medvedev b. [6] S. Tsitsipas 7-6(5) 7-5

A Shanghai la muraglia cinese imbastita da Daniil Medvedev si innalza e si allunga sempre di più. Il russo vince il suo ottavo match consecutivo senza perdere un set e, per la quinta volta su cinque, batte Stefanos Tsitsipas con il punteggio di 7-6(5) 7-5. Il n. 4 del mondo si conferma il giocatore più in forma del circuito, come sottolineano le 28 vittorie nelle ultime 31 partite, e con questo risultato giocherà la terza finale dell’anno in un Masters 1000. Il russo rispetto al greco ha mostrato oggi una maggior solidità da fondo, ma ciò che ha colpito ancora di più è stata quella mentale. Gli screzi che si erano visti tra i due a Miami nella loro prima sfida datata 2018, sembrano ormai appartenere ad un’altra persona, come confermato anche dalla stretta di mano cordiale a fine match.

LA PARTITA Dopo i primi game di studio erano subito chiare le strategie dei due giocatori: Tsitsipas ha iniziato cercando la rete ad ogni occasione utile, spesso addirittura subito dopo il servizio, mentre Medvedev, molto più a suo agio da fondo, ha preferito puntare sul rovescio del suo avversario per imbastire scambi lunghi e logoranti. Il greco dunque si è ritrovato ad essere il primo a prendersi dei rischi per accorciare gli scambi. Di comune c’è che entrambi hanno nella battuta un grosso serbatoio di punti dal quale attingere e non si sono risparmiati.

 

La fase di studio si è interrotta improvvisamente sul 4-4 quando Medvedev alla battuta si è ritrovato inspiegabilmente sotto 0-40, complici un paio di errori gratuiti tra cui un doppio fallo. Con la disinvoltura che a tratti caratterizza i suoi atteggiamenti in campo, Daniil è uscito da questa buca in un batter d’occhio: tra prime di servizio e dritti vincenti il greco ha avuto poco da recriminare. La sensazione comunque era che fosse il n. 4 del mondo ad essere, se non proprio quello in controllo del gioco, quanto meno quello più a suo agio in campo. Stefanos invece è stato spesso costretto a cercare le righe proprio per liberarsi dalle ragnatele dentro le quali lo chiudeva il russo.

Nell’inevitabile tie-break, dove l’equilibrio si è protratto fino al 5-5, tutte le difficoltà di Tsitsipas sono venute a galla e alla fine, con una stecca di dritto in uscita dal servizio – proprio il colpo che ieri aveva fatto soffrire Djokovic -, Tsitsipas ha concesso set point e poi consegnato il parziale nelle mani del russo con un altro errore, questa volta di rovescio. Dopo 53 minuti di equilibrio e di tennis rapido e godibile, Medvedev si è dunque portato avanti di un set.

Nel secondo parziale gli schemi non sono cambiati ma il livello dei contendenti sì, e l’equilibrio è durato poco, per l’esattezza due game. Già nel terzo gioco infatti Medvedev è arrivato a palla break grazie a qualche doppio fallo di troppo del suo avversario, ma il punto che lo ha mandato avanti nel punteggio è stato tutto merito suo. Con un passante in corsa di rovescio strepitoso, suo colpo prediletto, ha ottenuto il primo break dell’incontro e con questo piccolo tesoretto sottobraccio si è portato fino al 5-4. Il n. 7 del mondo non è comunque rimasto a guardare e mentre il russo cercava di addormentare un po’ gli animi lui cercava di riaccenderli chiedendo ripetutamente l’aiuto del pubblico.

A questo punto, forse avvertendo una mancanza di pathos, Medvedev ha mostrato la sua versione umana e sul più bello sono arrivati errori gratuiti e palle break. Del tutto inaspettatamente Tsitsipas è tornato in parità, ma è stato poi lui a perdere subito la testa e le misure del campo. Al servizio sul 5-5 non ha retto la pressione (i due anni di differenza in questa circostanza sono emersi eccome, seppur qui a Shanghai siano rimasti tutti under 23) e di lì a poco Medvedev ha potuto alzare le braccia al cielo per festeggiare la 58esima vittoria stagionale, la 21esima in un torneo di categoria 1000.

Ora il 23enne moscovita si potrà godere l’altra semifinale in programma oggi a Shanghai: quella tra l’italiano Matteo Berrettini e il tedesco Alexander Zverev, che si giocherà a partire dalle ore 14.

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Berrettini opaco, Zverev intoccabile al servizio: è lui il finalista di Shanghai

Il tedesco gioca un incontro praticamente perfetto e non lascia scampo a Matteo. Sesta finale in un Masters 1000 per lui

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Alexander Zverev - ATP Shanghai 2019 foto da Twitter @ATPTour

[5] A. Zverev b. [11] M. Berrettini 6-3 6-4

Niente da fare per Matteo Berrettini che si è trovato di fronte oggi, nella semifinale del Masters 1000 di Shanghai, una versione semplicemente ingiocabile di Alexander Zverev. Il tedesco ha dimostrato di aver definitivamente superato i problemi al servizio che lo attanagliavano fino a poche settimane fa chiudendo il match con percentuali e dati stratosferici: 81% di prime in campo, 218 km/h di media e appena sette punti persi nell’intero match. Numeri che sorprendenti anche per un Isner o un Karlovic. Insomma Matteo ha avuto ben poche occasioni e tutto sommato poco da recriminare. Forse ha commesso qualche errore di troppo col dritto nel primo set, ma nel complesso l’impressione è che oggi ci fosse ben poco da fare. Sfuma dunque per il momento la prima finale in un Masters 1000 per l’italiano, ma si può consolare con il best ranking (numero 11 del mondo e numero uno d’Italia davanti a Fabio Fognini) e con l’ottavo posto nella Race to London. Zverev invece giocherà il suo sesto ultimo atto a questo livello (tre vittorie e due sconfitte il bilancio). Il suo avversario in finale sarà l’uomo del momento, Daniil Medvedev, in una sfida che si preannuncia davvero molto molto interessante (4-0 i precedenti in favore del tedesco).

IL MATCH – Zverev parte molto sciolto, mentre Berrettini sembra un po’ contratto. L’azzurro tiene il primo turno di battuta ai vantaggi, ma nel quarto gioco commette tre errori di dritto che regalano il break all’avversario. Proprio il dritto, ovvero il colpo che dovrebbe supportarlo di più insieme al servizio, lo sta tradendo oggi e il rovescio non può garantirgli alcun vantaggio sulla diagonale sinistra contro Zverev. Il tedesco incassa il vantaggio e continua ad essere intoccabile al servizio (82% di prime in campo e velocità media attorno ai 220 km/h). Berrettini non riesce nemmeno ad avvicinarsi in risposta (due soli punti vinti di cui uno grazie ad un doppio fallo di Zverev) e il set si chiude in 31 minuti col punteggio di 6-3.

 

Nel secondo parziale il canovaccio cambia poco e Zverev appare in netto vantaggio sia al servizio che nello scambio da fondo. Dal canto suo però Berrettini si concentra sul servizio e lima notevolmente gli errori, fatto che già di per sé gli permette di mantenersi in scia nel punteggio, in attesa magari di un calo al servizio del tedesco. Il calo invece non arriva, anzi è Berrettini a incappare in un brutto game sul 4-4. Sotto 0-40, l’azzurro viene graziato due volte da Zverev nello scambio e una volta si salva con una prima potente. Con uno slice affossato a rete, Matteo offre un’altra palla break al tedesco e si consegna nel punto successivo con una brutta combinazione smorzata-volée. Zverev non trema minimamente nel game di chiusura e sigilla la vittoria con l’undicesimo ace.

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Shanghai: super Berrettini batte Thiem. N.1 d’Italia e ottavo posto nella Race

Matteo è perfetto contro l’austriaco, dominante al servizio recupera uno svantaggio di 0-3 nel tie-break del primo set, poi trova la zampata nel secondo. In semifinale con Zverev sarà scontro diretto per Londra

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Matteo Berrettini - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)

[11] M. Berrettini b. [4] D. Thiem 7-6(8) 6-4

Matteo Berrettini fa parte di quella categoria di esseri umani che definiremmo insospettabili: profilo basso, contegno serio se non addirittura serioso, predisposizione all’atteggiamento da rotocalco prossima allo zero e risultati sul posto di lavoro sempre, e sempre più, eclatanti: lo ritieni arrivato e lui fa un altro balzo. L’ultimo è arrivato oggi sul centralone di Shanghai, con una gran vittoria su un Dominic Thiem in estrema fiducia dopo gli acuti pechinesi che gli regala, tutte insieme, la prima semifinale in un Masters 1000 della carriera, il ruolo di primo italiano nella classifica mondiale e, di nuovo, l’ottava posizione nella Race to London, persa per un paio d’ore dopo il sorpasso di Sascha Zverev, che sullo stesso campo aveva da poco battuto Roger Federer.

Era una partita difficile nelle previsioni e le previsioni si sono dimostrate veritiere, perché Thiem ha forse capito, dopo l’inopinato cambio della guida tecnica occorsa lo scorso inverno, che per far tornei di prestigio sul veloce almeno ogni tanto un passettino avanti conviene azzardarlo. I risultati che in molti definirebbero lusinghieri, in particolare le coppe alzate a Indian Wells e Pechino, lo hanno convinto della bontà dei concetti proposti dal nuovo guru Nicolas Massu, e la versione ammodernata del cannoniere austriaco incuteva un certo timore. I campi di gioco della metropoli del sud cinese non sono solo veloci, sembrano addirittura velocissimi, e la circostanza ha favorito i turni in battuta dei due contendenti, entrambi in gran vena con il fondamentale d’inizio scambio. Ne è risultato un match parecchio equilibrato, girato su una manciata di punti tanto nella prima, quanto nella seconda partita, e ha preso la direzione di Matteo perché Matteo è stato, ancora una volta, semplicemente più freddo dell’avversario.

 

In un incontro sul filo del rasoio per i continui digiuni imposti al giocatore di turno in risposta (76% in favore di Matteo; addirittura 81% Thiem al servizio nella prima frazione), la giravolta sul filo da equilibrista spesso è decisiva. Di evoluzioni decisive ce ne sono state un paio: notevole quella andata in archivio nel settimo gioco, quando Dominic si è procurato l’unica palla break manifestatasi nell’intero primo set con Matteo piantato occasionalmente in asso da prima e dritto. Bizzarro, e fonte di vistosissimo nervosismo dalle parti di Vienna, che sia stato lo stesso Thiem a mangiarsela nel tanto agognato scambio tirando largo un dritto non molto distante dall’interlocutorio.

Approdati all’inevitabile tie break, il numero 5 ATP non ha approfittato della partenza lenta del romano, subito finito sotto 0-3, rimettendolo in pista con tre non forzati in fila e finendo per trovarsi a fronteggiare due set point dopo un doppio fallo particolarmente inopportuno. Qui Thiem si è appellato al serbatoio colmo di fiducia per annullare il primo con un rovescio vincente dopo aver colpito una riga piuttosto favorevole; il secondo grazie a una difesa irreale chiusa da un passante tirato da lontanissimo che ha costretto Matteo all’errore di volo.

Dopo un ulteriore set point annullato da Dominic al termine di uno scambio molto duro, Berrettini è stato costretto a cancellarne uno a sua volta con grande coraggio, giocando aggressivo in seguito a una seconda molto robusta, come si suol dire. Il quarto set point in favore di Matteo, arrivato di lì a poco, si è rivelato essere quello buono, ed è singolare che la trasformazione sia avvenuta per colpa, o per merito, a seconda di quale sia il soggetto chiamato in causa, del rovescio, di solito il fiore all’occhiello dell’austriaco, stavolta finito largo.

SECONDO SET E TRIONFO – Preso il gran vantaggio, Berrettini è riuscito a evitare il calo d’adrenalina, sempre dietro l’angolo quando si esauriscono segmenti di partita molto incerti. Procedendo con metodo e continuando a randellare con prima di servizio e dritto, l’italiano ha costruito i presupposti per portare a casa l’unico break dell’incontro nel settimo game: apparecchiato da due rispostone nelle stringhe di Dominic, Matteo ha infiocchettato il 15-40 con il punto dell’incontro: spedito in trincea dalla pressione avversaria, egli ha dapprima difeso alla grande, poi ha giocato un passante in back bassissimo e infine ha chiuso con uno strettino di dritto in recupero sulla volée di Thiem.

Thiem, che ha dato tutto, bisogna dirlo, è riemerso sul quaranta pari ma ha ceduto poco dopo, pagando ancora pegno sulla diagonale sinistra: terza palla break Italia a causa di un suo rovescio sul nastro, seguita dalla conversione di un Berrettini abilissimo a estrarre dal cilindro una gran risposta eseguita col colpo meno famoso.

In molti casi simili, quando le partite per larghe parti sono ancorate agli umori del servizio, l’incursione riuscita determina la fine anticipata delle ostilità. In taluni altri, tuttavia, non manca il finale thrilling: sprecati due match point consecutivi anche a causa di un paio di scelte una volta tanto non perfette, Berrettini è stato costretto ad annullare, con due servizi vincenti, altrettante palle break che avrebbero rimesso in pista l’avversario. In occasione della seconda, Thiem ha molto protestato in seguito a una controversa scelta del giudice di sedia Carlos Bernardes. Sul servizio del giocatore italiano, il carrarmato viennese non è stato in grado di gestire la risposta spedendo la palla lunga e poco dopo ha deciso di appellarsi al challenge: istanza non accolta dall’arbitro in quanto, secondo la sua suprema autorità, giunta fuori tempo massimo, e inevitabile polemica annessa.

Caso limite, verrebbe da dire, ma la tecnologia a uso e consumo di noi soli spettatori ha evidenziato come la battuta di Berrettini fosse lunga. Difficile sapere come sarebbe finita; più semplice raccontare come in effetti è andata: rovescio out di Thiem e terzo match point, stavolta colto da Matteo grazie alla cara combinazione tra servizio e dritto.

Sarà semifinale, la prima in carriera in un Mille proprio come i quarti brillantemente superati oggi. Sfiderà Sascha Zverev in un terribile scontro diretto con vista sulle Finals: al momento il tedesco è settimo nella Race con 2615 punti, braccato da Matteo che ne conta 2525. I precedenti sono due, entrambi agli Internazionali d’Italia, con bilancio in parità. L’ultimo duello l’ha vinto Berrettini lo scorso maggio: in quell’occasione il padrone di casa colse lo scalpo più alto in classifica della carriera: Zverev era cinque al mondo, esattamente come Thiem oggi. Sascha sta bene, come può confermare Roger Federer. Ma il Matteo di oggi non parte battuto per alcuna ragione sensata.

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