Il tabellone di Los Cabos: Fognini deve difendere titolo e top 10

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Il tabellone di Los Cabos: Fognini deve difendere titolo e top 10

Per difendere la top 10, Fabio ha bisogno di raggiungere almeno la finale. Ma anche il titolo potrebbe non bastare. Avversari non imbattibili, ma come sta davvero Fognini?

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Fabio Fognini (ph. @AbiertoLosCabos)

Fabio Fognini torna in Messico, paese che gli evoca i dolci ricordi del primo titolo vinto su una superficie diversa dalla terra battuta. Dodici mesi fa batté in finale Juan Martin del Potro, portandosi a casa trofeo e premio della critica per il singolare look con codini sfoggiato nel corso del torneo. Quest’anno ci torna, oltre che da campione in carica, anche da top 10 e di conseguenza da numero 1 del seeding. Una serie di attributi che ne fanno il favorito per la vittoria finale, e proprio in finale Fabio ha l’obbligo ‘matematico’ di tornare se vuole mantenere lo status di top 10. In realtà, anche confermarsi campione potrebbe non bastargli: Kevin Anderson, che gli sta alle spalle, è iscritto al torneo di Washington e ha dunque la possibilità di scavalcarlo. Il sudafricano sarà facilitato dallo status di ATP 500, che significa guadagnare il doppio dei punti di Fognini a parità di turno raggiunto.

IL TABELLONE Le insidie non sono tantissime, ma ci sono. Il primo turno contro Gomez (wild card messicana) o più probabilmente Granollers non dovrebbe creare problemi a un Fognini mediamente in salute – ma sulle sue condizioni fisiche, quest’anno, la cautela è d’obbligo – ma il quarto di finale contro Fritz (finalista ad Atlanta questa settimana) sarebbe un ostacolo tutt’altro che semplice da superare. Pouille o Albot per l’eventuale semifinale, mentre nella parte bassa di tabellone il favorito per raggiungere la finale sarebbe Guido Pella, ma non ci stupirebbe affatto se Kukushkin (ottava testa di serie) disputasse un bel torneo. Occhio anche a Dimitrov, possibile avversario agli ottavi di Pella, che cerca disperatamente di ritrovare se stesso, o quantomeno qualcuno che somigli vagamente al tennista capace di vincere le ATP Finals un anno e mezzo fa.

Fognini è l’unico italiano in tabellone, tra main draw e qualificazioni.

(clicca per ingrandire)

Tutti i tabelloni della settimana (salva il link, verranno aggiornato quotidianamente!)

ATP 500 Washington: analisi del tabellone
ATP 250 Kitzbuhel: analisi del tabellone

 

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Djokovic si allena e parla di ‘caccia alle streghe’. Sì a Madrid, Roma e Roland Garros. Dubbio US Open

Djokovic non ci sta. “Vedo solo critiche nei miei confronti nell’ultimo periodo. Mi sembra una caccia alle streghe”. Intanto primo allenamento per lui dopo la negatività. La programmazione è ancora incerta

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Novak Djokovic - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Torna a parlare Novak Djokovic. Per la prima volta dopo il fiume di polemiche che hanno fatto seguito all’Adria Tour, il torneo di esibizione nei Balcani da lui organizzato senza alcun tipo di precauzioni riguardo al distanziamento sociale e che ha portato al contagio di diversi giocatori coinvolti. Grigor Dimitrov, Borna Coric, Alexander Zverev e lo stesso Nole per la cronaca. Qualche giorno fa il serbo e la moglie Jelena hanno comunicato di essere risultati negativi al test per il Covid-19 dopo l’iniziale positività. Con un’intervista ai media serbi, il n.1 al mondo replica alle dure critiche piovutagli addosso dal resto del mondo del tennis e non solo, per la scarsa avvedutezza dimostrata in tempi di pandemia globale.

“Nell’ultimo periodo vedo solo critiche. Molte di esse sono cattive. Come se ci fosse qualcosa in più oltre alla critica, come se ci fosse una caccia alle streghe. Sembra che sia necessario far cadere qualcuno, un nome famoso che risulti il colpevole di tutto quanto”, sostiene Djokovic (forse con una vena di complottismo) in un’intervista rilasciata a Voijin Velickovic per il ‘Zurnal‘. Il fenomeno di Belgrado è già di nuovo in campo per zittire gli haters come gli riesce meglio, a suon di dritti i rovesci. Djokovic ha infatti svolto il suo primo allenamento dopo il break dovuto all’auto-isolamento insieme al connazionale e amico Viktor Troicki al TC Novak di Belgrado.

La programmazione del campione balcanico sembra però ancora alquanto incerta. In particolare, sembra che Djokovic non abbia ancora deciso se volare negli Stati Uniti per gli US Open e i relativi tornei di preparazione o aspettare e ricominciare in maggiore sicurezza dalla terra rossa europea, con Madrid, Roma e il Roland Garros.

Non so ancora se giocherò lo US Open. Certamente non sarò a Washington, Cincinnati è in programma (chiaramente dipenderà dalla sua presenza a New York, ndr). La partecipazione al Roland Garros non è in discussione per adesso, e anche Madrid e Roma sono nella mia programmazione“.

Andando più nello specifico, Djokovic ha assicurato che si tratterebbe di una decisione del tutto individuale: “Appoggio il desiderio della USTA di organizzare tornei a Washington, Cincinnati e lo US Open perché è molto importante per la sopravvivenza di molti professionisti del tennis. Come ogni settore, abbiamo molte difficoltà economiche. Personalmente, non ho il tipo di pressione che hanno gli altri, parlo solo dal mio punto di vista, non posso farlo per conto degli altri perché capisco che la stragrande maggioranza di loro ha bisogno di giocare e fare soldi. Accolgo con favore lo sforzo e l’impegno in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, di organizzare tornei nonostante la grande crisi, la salute, l’economia, la sicurezza, ma tutto ha i suoi limiti“.

Se, come Nadal, dovesse rinunciare alla trasferta americana, lo US Open si disputerebbe senza nessuno dei cosiddetti big three. I tre dioscuri del tennis si priverebbero della possibilità di vincere uno Slam, ma al contempo il nuovo sistema di classifica consentirebbe loro di conservare i punti maturati nell’edizione 2019. “Non voglio commentare, penso che questa sia la soluzione più giusta per tutti” dice Nole sul nuovo regolamento deciso dall’ATP. “Qualcuno si sentirà sempre danneggiato ma noi, come ATP e Player Council, volevamo proteggere tutti i tennisti che non vogliono giocare. Ci sono tennisti che non vogliono andare negli Stati Uniti e non è giusto privarli dei punti dello scorso anno se non possono difenderli”.

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L’agenzia Team8 di Federer riceve aiuti statali… e li restituisce subito

Una cifra tra i 350.000 dollari e il milione è entrata nelle casse di Team8 per compensare la cancellazione della Laver Cup. In una settimana, però, è stata restituita: “Nel paese c’è chi ne ha più bisogno”

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Roger Federer, Rafael Nadal e Tomas Berdych - Laver Cup 2017

La crisi dovuta alla pandemia di coronavirus ha colpito duramente tantissime aziende e i vari governi si sono attivati con dei sussidi per le imprese in difficoltà. L’industria dello sport, e nello specifico del tennis, è stata tra quelle più colpite dalla pandemia, con eventi come Wimbledon (salvato però da un’assicurazione) e la Laver Cup cancellati.

Proprio la Laver Cup è protagonista di questa vicenda. Il giornalista americano Bret McCormick ha scoperto che l’agenzia Team8 (di proprietà di Roger Federer e del manager Tony Godisck) che organizza il torneo ha ricevuto tra i 350.000 e il milione di dollari previsti dal programma di aiuto statale americano SBA, destinato alle piccole e medie imprese. La sede di Team8 si trova infatti a Cleveland, in Ohio. I soldi sarebbero serviti all’agenzia per salvaguardare 13 posti di lavoro messi a rischio dalla cancellazione della Laver Cup prevista a Boston, dove la manifestazione si terrà nel 2021.

Interpellata da McCormick, la Team8 ha confermato di aver ricevuto il prestito il 22 aprile 2020, poiché l’azienda rispettava i requisiti per ricevere l’aiuto statale. L’agenzia ha però confermato di aver restituito interamente i soldi il 29 aprile, dopo una breve discussione interna, poiché a detta del portavoce di Team8 “negli Stati Uniti c’è chi che ne ha più bisogno“. Un gesto senza dubbio apprezzabile.

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Il Challenger di Parma fa il salto di qualità: sarà il secondo torneo d’Italia. Il pubblico? Forse

Gli Internazionali di Tennis dell’Emilia-Romagna si spostano a settembre. Più punti e montepremi. L’orgoglio di Bonaccini: “Per noi è una grande opportunità”. Si punta a giocare a porte aperte

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Tommy Robredo e Federico Gaio - ATP Challenger Parma 2019 (foto Marta Magni)

Parma non lascia. Anzi raddoppia. Nonostante la pandemia di COVID-19, che tiene ancora in sospeso il circuito ATP, gli Internazionali di tennis dell’Emilia-Romagna, torneo di categoria Challenger che si tiene nel capoluogo emiliano, non sono stati annullati ma semplicemente rimandati. Il torneo andrà in scena dal 7 al 13 settembre invece che a giugno, come era previsto. Non solo l’evento è riuscito a salvarsi ma anche ad aumentare il proprio prestigio. Infatti, in questa edizione il torneo salirà di categoria diventando un 125. Ciò significa che il vincitore otterrà 125 punti nella classifica mondiale. Anche il montepremi è di conseguenza aumentato a 151mila euro complessivi. In assenza di altri eventi maschili nel circuito maggiore, il torneo parmigiano diventerà dunque il secondo più importante del paese dopo gli Internazionali d’Italia.

“Il grande tennis riparte. Ringrazio le istituzioni, sempre al nostro fianco e gli organizzatori di MEF Tennis Events che a Todi e Perugia hanno dimostrato come gli eventi di livello possano essere disputati nel massimo della sicurezza. Il Tennis Club President è pronto e sono molto contento per il territorio di Parma. Spero che assisteremo ad un evento che porterà sorrisi e soddisfazione a tutti”, ha dichiarato alla presentazione del torneo Romano Botti, presidente del Tennis Club President che ospita l’evento.

Grande soddisfazione anche da parte di Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia-Romagna. “Sarà un ATP Challenger 125, un salto molto importante dell’evento a livello internazionale. Il fatto che questo upgrade avvenga dopo la pandemia conferisce un valore ancora maggiore. L’Emilia-Romagna diventa protagonista del tennis ai massimi livelli. Spero che la manifestazione si consoliderà come una delle più prestigiose nel mondo del professionismo. Per noi è una grande opportunità”, ha dichiarato Bonaccini. 

 

Il vicesindaco di Parma Marco Bosi ha poi ricordato con piacere la finale dello scorso anno tra Federico Gaio e Tommy Robredo, vinta dall’ex n.5 al mondo sul filo di lana, al tie-break del terzo set dopo oltre tre ore di gioco. “Fu un evento straordinario, che quest’anno cresce diventando la più grande manifestazione tennistica della nostra città”, ha aggiunto Bosi.

Il principale artefice dell’organizzazione del torneo e del suo salto di qualità è Marcello Marchesini, presidente di MEF Tennis Events e ideatore degli assoluti di Todi. “Nel 2020 avremmo dovuto organizzare 6 Challenger. Ma il 10 marzo ci è piombato il mondo addosso. Abbiamo reagito alla grande e la Federazione Italiana Tennis ci è stata vicina. Quando l’ATP ha annunciato la ripresa dell’attività internazionale abbiamo dato la disponibilità per fare disputare 3 Challenger. Il primo a cui ho pensato? Parma”, ha dichiarato Marchesini.

C’è poi il nodo pubblico da sciogliere. L’ATP richiede massima sicurezza. Gli Assoluti hanno dimostrato che è possibile ottenerla anche con la presenza di un numero limitato di spettatore. “Il pubblico? Vorrei che ci fosse. A Todi abbiamo dimostrato di saperlo gestire”, ha commentato Marchesini. La notizia più importante rimane comunque che l’evento è sano e salvo. E anzi cresce addirittura. 

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