Cincinnati: Serena non ce la fa, altro forfait

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Cincinnati: Serena non ce la fa, altro forfait

La schiena fa ancora male, Serena Williams deve rinunciare al Western&Southern Open

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Ci ha provato fino all’ultimo, Serena Williams, a giocare il Western&Southern Open di Cincinnati. Gli organizzatori l’avevano programmata come ultimo incontro della sessione serale di martedì, il più tardi possibile per chi non ha un bye, per darle tempo di recuperare dal problema alla schiena che l’ha costretta a ritirarsi dalla finale della Rogers Cup di Toronto domenica scorsa.
Purtroppo non è servito a nulla: “Sono arrivata a Mason domenica ed ho fatto tutto quanto in mio potere per poter scendere in campo stasera. Stamane avevo buone speranze, ma la mia schiena non è in condizioni di farmi scendere in campo – ha detto la campionessa statunitense attraverso un comunicato – voglio ringraziare il direttore del torneo Andrea Silva e la WTA per avermi dato ogni opportunità di giocare e voglio ringraziare tutti i fans di Cincinnati per il loro sostegno. Prometto che farà del mio meglio per essere di ritorno il prossimo anno“.

Il posto di Serena Williams in tabellone verrà preso da un’altra statunitense, la lucky loser Jessica Pegula, che affronterà quindi la kazaka Zarina Diyas.

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Sky Sport Arena: domenica è “Tommasi&Clerici Day”

Clerici&Tommasi e le loro telecronache entrate nel mito. Alle due voci (e penne) del tennis è dedicata l’intera giornata di domenica 7 giugno su Sky Sport Arena

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Testo di Elena Pero per SKY Sport

Senza di loro, il tennis non sarebbe stato lo stesso.
Non sono stati i campioni dalle mille vittorie, ma sono quelli che ce li hanno raccontati, rendendo ancora più mitici le imprese dei giocatori e i nostri ricordi.
Generazioni di appassionati (e tanti loro parenti) sono cresciuti ascoltando le telecronache di Gianni Clerici e Rino Tommasi. E non paghi, il giorno dopo in edicola a compravano i quotidiani per leggere anche i loro articoli.

Ci hanno fatto compagnia durante innumerevoli ore passate davanti alla TV, sono diventati di famiglia. Seguire una partita insieme a loro era uno spettacolo nello spettacolo. Anche le più noiose diventavano avvincenti, le altre passavano alla storia.
Perché? Clerici e Tommasi hanno cambiato il modo di fare la telecronaca di un evento sportivo, fino ad allora quasi sempre raccontato in modo pomposo, retorico, serioso da un singolo giornalista. Hanno introdotto la telecronaca in coppia. Il racconto è diventato un colloquio; il tono, come dice Gianni, “lo stesso di quando ci si parlava tra noi”. Ascoltandoli si riusciva a leggere la partita in maniera diversa, più approfondita ma anche divertente.

 

Di scuola americana, Tommasi ha insegnato a tutti che numeri e statistiche non erano un passatempo inutile o da fanatici, ma una maniera per interpretare i fatti. Non in modo ottuso, ovviamente. “Le statistiche, bisogna saperle leggere!” è uno degli assiomi di Rino che ci risuona ancora nelle orecchie.

Gianni ha descritto i colpi dei giocatori (avendoli visti all’opera praticamente tutti sin dal dopoguerra) coniando neologismi a ripetizione. Lo hanno sempre esaltato di più un tocco di volée sul 40-0 che un ace messo giù per salvare una palla break, i ‘gesti bianchi’ di un tennis elegante più che il sudore della fatica.

“Circoletto rosso!” dopo uno scambio memorabile: Tommasi ha sempre per davvero circondato con il pennarello rosso un punto esaltante sul suo taccuino dove i punti di un match sono segnati tutti. Un’espressione che è diventata di uso comune, insieme a infinite altre. Come anche “I pronostici li sbaglia solo chi li fa”, che sottintende un altro modo di interpretare la telecronaca da parte di Rino e Gianni: ti do una mia opinione, non ti nascondo neppure una mia simpatia, ma non perdo l’obiettività.

SKY Sport Arena dedica domenica 7 giugno ai due Maestri….

Pubblicato da Luca De Gaspari su Sabato 6 giugno 2020

Entrambi, per cultura e preparazione, non hanno mai mancato di esprimere anche con schiettezza le loro opinioni, sempre motivandole, senza paura di esporsi. E le loro opinioni si fondavano sull’autorevolezza di un’esperienza sterminata, sulla cultura sportiva e non solo, sulla conoscenza diretta degli uomini e degli eventi passati alla storia. Quando in sala stampa Tommasi e Clerici parlavano, gli altri, in ogni angolo del pianeta tennis e non solo, stavano a sentire.

Tommasi attaccato ai fatti, un pozzo di conoscenza sportiva (che ha sempre generosamente condiviso con tutti, dal collega più affermato ai tanti ragazzi a cui via via ha dato la possibilità di trasformare in lavoro una passione) tutta archiviata nella testa, tanto da poter citare a memoria strabiliando i presenti. Nell’era pre-computer era Rino a tenere tutte le statistiche e Arthur Ashe gli aveva così dedicato una copia del suo Portrait in Motion’: “Senza di te non avrei mai saputo quanto volte ho perso con Laver”.

Clerici una fonte di storie (mirabolanti, magari un poco inventate, tanto che la sua vena di romanziere prosegue) che Rino con il sorriso ha sempre condiviso sotto l’egida del ‘never spoil a good story with the truth’ di Mailer (mai rovinare una bella storia con la verità).

Tommasi il primo ad aprire la sala stampa, l’ultimo ad andarsene, facendo cinquanta cose insieme senza perdere il filo e farle tutte bene e non per caso. Infatti: “La modestia non è uno dei miei difetti” è la battuta con cui ha sempre accolto i complimenti.

Clerici che, distratto, magari perde il match del giorno perché c’è una mostra assolutamente da vedere o un pezzo all’asta da comprare per arricchire una collezione tennistica che fa invida al museo di Wimbledon.

Diversi, complementari, profondamente complici. Hanno insegnato a tutti noi, non con lezioni o prediche, solo con l’esempio, a fare le cose molto seriamente senza prendersi sul serio. 

Domenica 7 giugno, la programmazione di Sky Sport Arena

  • Ore 6.00: Suzanne Lenglen, Divina – Documentario di G.Clerici (2002)
  • Ore 6.30: Fairplay ’93 Remix
  • Ore 6.45: Finale Montecarlo 1995: MUSTER-BECKER
  • Ore 8.45: I Signori del Tennis Clerici
  • Ore 9.15: Finale Wimbledon 1992, AGASSI-IVANISEVIC
  • Ore 11.15: Fairplay ’93 Remix
  • Ore 11.30: Finale femminile Wimbledon 1995: GRAF-SANCHEZ
  • Ore 13.30: Fairplay ’93 Biagi e Bocca
  • Ore 13.45: Finale Wimbledon 1993: SAMPRAS-COURIER
  • Ore 16.00: I Signori del Tennis Clerici
  • Ore 16.30: Finale Indian Wells 2005: FEDERER-HEWITT
  • Ore 18.15: Fairplay ’93 Remix
  • Ore 18.30: Suzanne Lenglen, Divina – Documentario di G.Clerici (2002)
  • Ore 19.00: Quarti di finale femminile Wimbledon 1999: V. WILLIAMS-GRAF
  • Ore 20.30: Finale Wimbledon 1999: SAMPRAS-AGASSI
  • Ore 22.30: Fairplay ’93 Biagi e Bocca
  • Ore 22.45: Finale femminile Wimbledon 2005: V.WILLIAMS-DAVENPORT
  • Ore 00.30: I Signori del Tennis CLERICI
  • Ore 01.00: Finale Roma 2006: FEDERER-NADAL

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Vekic: “Gli uomini non dovrebbero giocare al meglio dei cinque set fino ai quarti di finale”

La tennista croata si scaglia contro i match alla lunga distanza. “Nessuno vuole vederli giocare per cinque set, a meno che non siano Nadal e Federer”

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Donna Vekic - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Donna Vekic ha rilasciato alcune dichiarazioni, durante la sua partecipazione ad un podcast croato Inkubator, sul tema della parità di retribuzione tra uomini e donne, ma soprattutto sul formato delle partite al meglio dei cinque set, che Vekic non trova così entusiasmante.

“Gli uomini fanno spesso commenti come ‘giochiamo al meglio di 5, perché dovremmo avere lo stesso premio in denaro?’. Nessuno vuole guardarvi per cinque set (ride, ndr). Voglio dire, va bene se guardiamo Roger e Rafa nella finale di Wimbledon per cinque set, quello è fantastico”. Il messaggio certo non è dei più edificanti per lo sport in generale, perché sembra far passare il concetto che solo certi giocatori possano produrre spettacolo e perciò meritarsi partite più lunghe.

Vekic rincara la dose e propone una sorta di “riforma” per i match maschili degli Slam: giocare due su tre i primi quattro turni e introdurre il tre su cinque solo a partire dai quarti di finale. “Penso che gli uomini non dovrebbero giocare al meglio dei cinque fino ai quarti di finale dove inizia davvero a diventare interessante. Tutti dicono che quando una partita arriva al quinto set è insostituibile, ma non ne sono così sicura”. Parole che sicuramente provocheranno qualche polemica.

 

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L’Evans furioso: “Uno psicologo ha detto che ero una delle persone più rabbiose che avesse conosciuto”

Il britannico racconta della rabbia repressa che lo ha accompagnato per buona parte del periodo di squalifica per doping

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Dan Evans - Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

In un intervento nel corso del podcast My Sporting Mind, Daniel Evans ha parlato delle disagio psicologico che lo ha accompagnato dopo la squalifica per doping del 2017. Il test fallito a Barcellona per aver fatto uso ricreativo di cocaina, anche se non è mai stata specificata l’occasione, ha costretto il tennista britannico ad un anno lontano dalle competizioni e anche a lunghi mesi di autocritica personale. La frustrazione era tanta, come testimonia lo stesso Evans. “Quando mi sono incontrato per la prima volta con lo psicologo dello sport, ha detto che probabilmente ero una delle persone più arrabbiate con cui avesse mai parlato. Dopo il mio ritorno, ha detto che avevo tanta rabbia repressa per la squalifica e si vedeva da come parlavo delle cose“.

Molta della rabbia di Evans però è derivata anche dalle difficoltà al rientro. Non tanto in termini di gioco (proprio lo scorso marzo a raggiunto la posizione numero 28, suo best ranking), quanto di relazioni personali con giocatori e organizzazioni. “Al mio ritorno, ho avuto alcuni problemi con il tentativo di tornare a giocare e partecipare ai tornei. Non stavo ottenendo facilmente aiuto da parte delle persone che avevo aiutato prima“, ha detto il britannico. “Avevo giocato molto per il mio paese e non erano così disponibili nell’aiutarmi a tornare ai tornei. Ecco da dove proveniva la rabbia. Era difficile. Ma ci siamo seduti e abbiamo messo tutto da parte“.

In realtà queste ultime dichiarazioni stridono un po’ con quelle rilasciate alla vigilia del suo rientro, nelle quali dichiarava di non aspettarsi nessun tipo di aiuto vista la sua situazione. Tutto sommato poi non è neanche vero che Evans sia stato abbandonato a sé stesso. Nel 2018, la Federazione Britannica (LTA) gli offrì infatti una wild card per il neonato Challenger di Glasgow, proprio il primo torneo della seconda carriera di Evans.

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