Djokovic: "Chapeau a Medvedev, sempre più forte. Ora guardo a New York"

Interviste

Djokovic: “Chapeau a Medvedev, sempre più forte. Ora guardo a New York”

Le dichiarazioni post match di Djokovic dopo la sconfitta con Medvedev: “Ho perso con un avversario sempre più forte. Sta facendo tutto bene. Ora mi concentro sullo US Open”

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È il grande momento di Daniil Medvedev. Il russo, classe 1996 e attuale n. 8 ATP, ha dimostrato ancora una volta grande tempra e capacità di reazione, il tutto con il solito profilo basso. Dopo le finali disputate a Washington e Montreal, il moscovita si regala anche quella di Cincinnati battendo in rimonta il n. 1 del mondo Novak Djokovic 3-6 6-3 6-3. Ora si contenderà il titolo con il belga David Goffin, giunto alla sua prima finale in un Masters 1000. Il serbo, che difendeva il titolo al Citi Open, ha riconosciuto la grande prestazione dell’avversario:

“Ha giocato davvero molto bene”, ha detto Novak, “forse nel terzo set, quando ho subito il break, avrei potuto fare meglio, ma quando l’avversario serve a 205 k/h la seconda palla, senza commettere doppio fallo, non resta che togliersi il cappello e complimentarsi con lui. Dal 4-3 del secondo set, ha giocato un tennis incredibile. Non potevo fare granché”.

È la seconda vittoria del russo contro Nole su cinque scontri diretti. La prima è avvenuta quest’anno nei quarti di Montecarlo dopo che il serbo lo aveva battuto in quattro set all’Australian Open. In che modo Medvedev ha migliorato il proprio gioco? “Dall’Australian Open ha migliorato molto il dritto” riconosce Djokovic, “così come gli spostamenti in campo. Ha sempre servito bene. Mi è capitato raramente di avere di fronte un giocatore che riuscisse a servire praticamente due prime palle in modo costante nel match. Sta andando nella giusta direzione ed è per questo che ha successo“.

 

Con l’uscita da Cincinnati in semifinale, ora il campione uscente dello US Open (Djokovic ha vinto tre volte il major americano, nel 2011, 2015 e 2018), si concentrerà sulla difesa del titolo a New York: “Nonostante la sconfitta, ci sono cose molto positive nel mio gioco. Ho perso contro un avversario che ha giocato benissimo. Ora andrò a New York e mi allenerò per una settimana. Vogio essere pronto per lo US Open“.

Come dicevamo, in finale il russo se la vedrà con David Goffin, ex n. 7 ATP e ora n. 19 del ranking. Il belga è alla sua prima finale di un torneo ‘1000’, la seconda del 2019, dopo quella persa ad Halle contro Roger Federer. In caso di vittoria, Daniil salirebbe alla 5a posizione in classifica.

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Australian Open

Dalla bolla di Melbourne: “I top player ricevono un trattamento preferenziale, ma questo è tipico”

Non è un bel momento per Marcelo Demoliner, N.44 ATP di doppio: compleanno in quarantena, niente allenamenti con il partner perché quest’ultimo non potrà lasciare la sua stanza per 14 giorni, e l’impressione di una disparità di trattamento fra i big e gli altri. Ma non vuole lamentarsi della situazione

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Marcelo Demoliner - Australian Open 2020 (foto via Facebook, @mdemoliner89)

Qui l’articolo originale di ubitennis.net

Come i suoi colleghi, il brasiliano Marcelo Demoliner passa il suo tempo durante la quarantena obbligatoria in quel di Melbourne allenandosi, dormendo, mangiando e pubblicando video divertenti sui social media. Demoliner, attualmente numero 44 del mondo in doppio, è obbligato a rispettare un rigoroso periodo di isolamento prima di poter prendere parte a qualsiasi torneo sul suolo australiano. Gli è permesso allenarsi, ma se entrasse in contatto con un soggetto risultato positivo al COVID-19 si ritroverebbe nella stessa situazione in cui sono già finiti altri 72 giocatori, compreso il suo compagno di doppio Santiago Gonzalez.

Durante uno scambio di e-mail con Ubitennis, il brasiliano fa chiarezza su quella che lui definisce una “situazione tipica”, che però ha sollevato diverse critiche da parte di alcuni giocatori. Roberto Bautista Agut, in un video trapelato alla stampa, ha descritto le condizioni in cui si trovano come una “prigione”, anche se poi si è scusato per i suoi commenti. Demoliner, invece, non si è dimostrato critico come gli altri colleghi.

 

È un’esperienza insolita che ricorderemo per molto tempo“, ha dichiarato ad Ubitennis. “Stiamo attraversando una situazione complicata. Ovviamente non è ideale per noi atleti poter uscire solo cinque ore al giorno, e lo è ancora meno per gli altri 72 giocatori che non possono uscire per nessun motivo, come ad esempio il mio compagno Santiago Gonzalez. Stanno affrontando un periodo difficile a cui si aggiunge il rischio di infortuni derivanti dall’assenza di allenamenti per 14 giorni, ma questa è la situazione. Dobbiamo comprendere e adattarci, tenendo a mente che l’Australia ha fatto un ottimo lavoro nel contenere il Covid“. Con tre titoli ATP in doppio nel suo palmares, Demoliner sarà al via degli Australian Open per il sesto anno consecutivo – oltre un decennio passato in giro per il mondo giocando a tennis con un best ranking di N.34.

Oltre ai giocatori che si lamentavano del cibo e delle loro stanze, mettendo persino in dubbio la trasparenza nella definizione e comunicazione delle regole, Tennis Australia ha anche affrontato dei piccoli inconvenienti riguardanti la programmazione degli allenamenti: “Posso definirmi fortunato, visto che soggiorno nell’hotel più vicino ai campi d’allenamento, per cui non è necessario prendere mezzi di trasporto. Questo ha reso la logistica molto più semplice. Nei primi due giorni, gli altri due hotel hanno evidenziato problemi legati al trasporto, ma onestamente io non ho nulla di cui lamentarmi”.

Demoliner è grato per ciò che Tennis Australia è riuscita a fare per poter disputare l’Australian Open. Certo, la quarantena può avere un grande impatto mentale, oltre che fisico, su una persona: ogni giorno i giocatori trascorrono almeno 19 ore nelle loro stanze d’albergo, una situazione che non è stata affatto divertente per il brasiliano, che martedì ha festeggiato il suo trentaduesimo compleanno. “Senza dubbio, è qualcosa che non abbiamo mai provato prima. Fortunatamente mi sto allenando cinque ore al giorno. In questo mondo riesco a mantenere la mia preparazione fisica e il ritmo. Non è l’ideale, ovviamente, ma non riesco nemmeno a immaginare la situazione degli altri giocatori che si trovano in quarantena dura“.

PRIORITÀ PER I MIGLIORI

Demoliner si trova nella bolla di Melbourne, mentre un gruppo selezionato di giocatori trascorre il proprio tempo ad Adelaide. Sulla base di un accordo raggiunto con Tennis Australia, le autorità hanno concordato che i primi tre giocatori dell’ATP e del WTA Tour avessero la loro base nella capitale del South Australia. L’idea nasceva con l’obiettivo di voler diminuire la pressione sulla città di Melbourne, che nel suo territorio sta ospitando 1200 persone legate all’evento.

Craig Tiley, CEO di Tennis Australia, ha ribadito il fatto che tutti i giocatori dovranno seguire le stesse regole ovunque si trovino. Tuttavia, alcuni ritengono che coloro che si trovano ad Adelaide godano di alcuni privilegi extra, come una palestra privata che possono usare al di fuori della cinque ore di allenamento consentite nella bolla. Il giapponese Taro Daniel ha dichiarato all’Herald Sun: “Ad Adelaide possono allenarsi con quattro persone presenti in campo, quindi c’è un po’ di malumore anche per questa situazione“.

Il punto di vista di Daniel è quello ripreso anche da Demoliner: “Credo che stiano ricevendo un trattamento preferenziale, molto diverso da noi. Ma questo è tipico nel tour“, ha detto. “I migliori tennisti hanno sempre avuto questi extra, ci siamo un po’ abituati. Siamo venuti qui sapendo che avrebbero avuto condizioni migliori per gli allenamenti, le strutture, gli hotel… hanno anche il merito di aver fatto tutto che andava fatto per essere i migliori giocatori del mondo. Non so se sia corretto o meno, ma credo che le condizioni potrebbero essere più paritarie di quanto siano in questa situazione“. Alcuni giocatori si sono recentemente detti contrariati per via di una foto di Naomi Osaka che è apparsa sui social media prima di essere rimossa. La campionessa in carica dello US Open è stata fotografata su un campo con quattro membri del suo team, molti più di quelli con cui ci si può allenare a Melbourne.

La foto ‘incriminata’ di Osaka, poi rimossa dai social

Mentre il contingente di Adelaide continua i suoi preparativi, è probabile che i più insoddisfatti siano i 72 giocatori che sono in rigoroso isolamento. Demoliner è preoccupato per l’elevato rischio di infortuni che potrebbero verificarsi per via del fatto che questi atleti non sono autorizzati a lasciare le loro stanze. Tutti i giocatori in questa situazione sono stati dotati di attrezzature da palestra da utilizzare in camera.

Penso che saranno in notevole svantaggio rispetto a chi può allenarsi, ma dobbiamo obbedire alla legge australiana, non c’è molto altro che si possa fare… fino al 29 dovranno rimanere in camera”, ha detto. “Non sta a me dire se sia giusto o meno, perché non sono in quella situazione. Il fatto che anche gli altri giocatori che non hanno avuto contatti con i casi positivi debbano rimanere nelle loro stanze è ciò che mi fa preoccupare a causa del rischio di infortuni, soprattutto per chi gioca il singolare. Sarà una sfida difficile, in particolare perché ci troviamo ad inizio stagione“.

Negli ultimi giorni, le autorità hanno organizzato diverse videochiamate con i giocatori per discutere le varie problematiche sorte in vista dell’Australian Open, torneo che inizierà una settimana dopo che sarà stato consentito loro di lasciare le rispettive stanze. Quando si inizierà a giocare, sorgono delle domande su come il pubblico si comporterà nei confronti di giocatori che hanno riempito le pagine di tutti i giornali del Paese criticando il processo di quarantena. Si tratta di un tasto dolente per gli australiani, dato che alcuni loro connazionali non possono tornare a casa a causa delle restrizioni del governo sugli arrivi dall’estero. Inoltre, a Melbourne vi è preoccupazione tra gli abitanti sulla possibilità che si sviluppi un focolaio.

Demoliner ha commentato: “È una situazione molto complessa. Comprendo appieno la reazione della popolazione australiana, considerando gli ultimi eventi, l’impressione che i giocatori stanno dando di loro e i rischi per la popolazione. Ovviamente sono preoccupati per l’intera situazione, che è ancora molto incerta. Da parte nostra, però, abbiamo avuto il permesso di venire qui per giocare, ed è importante ricordare che la decisione di accoglierci è stata approvata dal governo australiano, altrimenti non saremmo qui“.

Demoliner è uno dei tre doppisti brasiliani presenti nella Top 100 della classifica ATP di specialità insieme a Bruno Soares e Marcelo Melo.

Intervista realizzata da Adam Addicott. Traduzione a cura di Giuseppe Di Paola

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Interviste

“Se non stai misurando, stai indovinando”: Inside tennis, l’analisi dei dati alla portata di tutti

È questo il motto di Inside Tennis, la società italiana che si occupa di tennis match analysis, video e motion analysis. Abbiamo intervistato Raffaelle Tataranni, CEO della società

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Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Nelle ultime settimane su Ubitennis abbiamo pubblicato una interessante serie di articoli sull’utilizzo dei dati nel tennis. A chi li ha letti non sarà sfuggito il fatto che le principali società che offrono servizi di elaborazione statistica siano tutte estere; australiano è il ‘guru’ Craig O’Shannessy, svizzero è l’asso nella manica di Daniil Medvedev – Fabrice Sbarro, che abbiamo intervistato di recente.

Qualcosa si muove anche in Italia, come testimoniato anche dall’intervista esclusiva di Tommaso Villa al fondatore del sito settesei, dove sta crescendo una realtà che si chiama Inside Tennis. CEO della società è Raffaele Tataranni, che abbiamo intervistato – via Skype – in esclusiva.

D. Partiamo dall’inizio. Chi è Raffale Tataranni e come nasce Inside Tennis?

 

Sono ormai dieci anni che mi occupo dei dati nel tennis. Sono tecnico nazionale FIT, diplomato ISEF con master in Kinesiologia e docente universitario. Mi ha sempre appassionato l’idea di poter disporre e lavorare sui dati oggettivi di una partita di tennis. A quei tempi notavamo che molto spesso la partita non veniva vista secondo un’ottica oggettiva, ma soggettiva. Sentivamo allenatori che dicevano ai loro giocatori: “Secondo me hai sbagliato soprattutto questo e questo…”, poi andavamo ad analizzare i video e non era assolutamente così. Questo mi ha stimolato, ho iniziato a lavorare sulla piattaforma Dartifsh, sono stato responsabile unico della video e della match analysis della Federazione dal 2011 al 2016.  Poi nel 2016 è nata l’idea di Inside tennis, come iniziativa di più persone che hanno riunito le loro competenze in ambiti diversi, dalla videoanalisi fino al social media management, tutte funzionali al progetto. Abbiamo cominciato a lavorare sui dati e ad offrire i nostri servizi.

D. Parliamo dei servizi offerti da Inside Tennis. Iniziamo con il primo, quello di cui si parla molto, la match analysis. Tutto parte dall’indicizzazione…

Noi lavoriamo sulla piattaforma Dartfish, indicizzando tutta una serie di dati dal video di un match. Questo è un lavoro completamente manuale, per una partita di un’ora ci vuole circa mezz’ora di tempo, lo facciamo noi e quindi con una precisione assoluta. E attenzione, lo facciamo per tutti i livelli. Basta infatti anche soltanto una telecamera: il giocatore riprende la partita, ci manda il video e noi glielo indicizziamo e poi gli forniamo tutta una serie di dati a cui lui può poi accedere agevolmente direttamente online sul nostro sito, nell’area a lui riservata. Ad esempio, può andare a vedere quante volte ha servito al corpo durante il match – o in più match se ho più video – e poi anche specificatamente quante volte ha poi vinto il punto servendo al corpo. L’applicativo, attraverso un menù a tendina, permette di accedere all’elenco in sequenza, creando una playlist dell’evento in questione, in quest’ultimo caso i punti vinti dopo aver servito al corpo, che il giocatore può andare a rivedere ma che può anche condividere con altri, ad esempio il suo allenatore. E questo per tutti gli eventi che sono stati indicizzati. Lavoriamo perciò tutta una serie di “big data” – il nostro archivio è attualmente di oltre 2.000 partite – creando poi le collezioni private che rendiamo disponibili nelle aree riservate on-line. Questo vale per il singolo giocatore, ma può valere per una federazione o per un grosso club a livello giovanile.

D. Quindi il vostro mercato di riferimento è ampio, comprende più segmenti di clientela.

Sì, come dicevo, i nostri dati e i nostri servizi non sono solo per i “pro”. Ad esempio, se io sono un capo-allenatore a livello giovanile, in questo modo posso avere accesso ai dati di tutti i miei allievi, dall’under 12 all’under 18, ma poi posso decidere con chi condividere determinati dati. Ad esempio, voglio far vedere solo i dati degli under 12, magari anche solo riferiti ad uno specifico torneo. Noi infatti riprendiamo anche tornei interi, anche a livello giovanile: abbiamo 22 punti di ripresa, 22 telecamere che possono essere messe sui campi e quindi riprendere tutti i match che vogliamo. Per poi lavorarli e metterli online. L’utilizzo è intuitivo, non è difficile andare a ricercare degli eventi: scelgo di vedere il primo servizio, dove l’ho piazzato, se ho fatto un errore o meno.

D. Entriamo poi nel “cuore” della match analysis: la parte statistica.

Ci sono tutta una serie di algoritmi che ricevono in input il file contenente le indicizzazioni del match e che forniscono in output tutta una serie analisi statistiche. Vengono poi predisposti dei report attraverso i quali ogni singolo giocatore ha accesso a un’enorme quantità di informazioni statistiche. Sono circa 40 pagine. Prendendo ad esempio il primo servizio, può vedere il piazzamento, la percentuale di realizzazione, quando vince il punto, in che zona serve preferibilmente, la quantità di volte che serve in quella zona. E di nuovo, ci tengo a precisarlo, questo servizio lo facciamo per tutti, anche per gli juniores. Forniamo i confronti – ovviamente dipendono sempre dalla quantità di match disponibili – con le medie stagionali. E così anche per gli altri colpi: seconda di servizio, risposta, dritto, rovescio… E per le combinazioni, ad esempio servizio e dritto: anche qui il giocatore può vedere dove mette abitualmente la palla, dove fai più errori, qual è la percentuale, in quale zona del campo mette il dritto, se lungo o corto. Ci sono poi le statistiche sull’efficienza degli scambi, ad esempio negli scambi da 1 a 4 colpi può vedere se i punti conquistati sono punti persi dall’avversario, cioè per errori non forzati, oppure se li ha ottenuti grazie a dei vincenti. Oppure, al contrario, se i punti persi derivano da vincenti dell’avversario.

Ci sono poi i Key Performance Indicators, che forniscono tutta una serie di informazioni molto significative sull’andamento delle partite. Ad esempio, ci dicono come sia molto più importante vincere i punti sulla seconda di servizio e l’incidenza di quel dato sulla vittoria della partita. Ci sono 20 indicatori che rilevano – sulla base del nostro archivio di partite – quale sia la probabilità che tu riesca a vincere se quel dato è positivo. Quindi tutti questi indicatori, nel loro complesso, permettono di dare una valutazione sulla qualità della partita del giocatore. E questa è solo la prima parte, perché poi si lavora ancora più in profondità, fornendo ulteriori informazioni statistiche utilizzando la deviazione standard. C’è poi l’andamento dei punti nel match, con la rilevazione dei vari “momentum”: i momenti del match in cui il giocatore fa più punti (o ne fa di meno). Per i KPI, inoltre, predisponiamo tutta una serie di dati di confronto, ad esempio la variazione dei KPI in quel match. Quando abbiamo un giocatore sotto osservazione, predisponiamo l’analisi sull’incremento o il decremento della prestazione su ogni singolo KPI nell’arco temporale di riferimento, che può essere mensile, trimestrale ed annuale.

Rafa Nadal – Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

D. Fornire questo tipo servizio significa dove necessariamente disporre di un database numericamente significativo. Le famose 2.000 partite di cui parlavi.

L’obiettivo è indicizzare 2.500 partite l’anno. Purtroppo a causa della pandemia, il 2020 per Inside Tennis – come per tante imprese in tutti i settori – è stato un anno economicamente difficile e abbiamo perciò dovuto rimandare, ma noi puntiamo ad assumere un quarto videoanalyst, che ci consenta di arrivare a 2.500 match indicizzati l’anno. Questo è il numero che ci permette di avere una base dati significativa per fornire a livello statistico tutta una serie di indicazioni importanti sul comportamento di ogni giocatore. E cerchiamo di farlo anche per le categorie più basse. Noi andiamo a riprendere i tornei, anche juniores, proprio con l’obiettivo di avere per tutte le categorie un database significativo che ci permetta di disporre del maggior numero di dati possibili.

D. Un’offerta, la vostra, che come dicevamo prima è destinata a più segmenti di mercato. Questo implica un grosso lavoro da parte vostra. Ma soprattutto, il mercato italiano – giocatori, allenatori, club – è pronto?

Sicuramente è un grosso sforzo, ma abbiamo il vantaggio di essere gli unici a fornire in Italia questi servizi, unendo l’indicizzazione video con la match analysis, non abbiamo competitor a livello nazionale. Come è altrettanto vero il fatto che sia necessario fare un salto culturale in quest’ambito. Siamo indubbiamente indietro rispetto a paesi come gli Stati Uniti e l’Australia. In Australia, per capirci, è ormai pratica consolidata entrare in campo per l’allenamento con gli score match, con i dati statistici delle partite. Gli allenamenti, la preparazione si fanno sulla base di quanto emerso dalle analisi statistiche, non c’è altro metodo. In Italia siamo in netto ritardo. Dobbiamo fare cultura, indubbiamente.

D. Fare cultura, ma allo stesso tempo fare business. Una sfida impegnativa per Inside Tennis.

Si è difficile, ma bisogna farlo. Dobbiamo far capire che questo è il futuro, anzi in realtà è già il presente. Per questo nell’ambito della nostra offerta diamo la possibilità a chi utilizza questo servizio di poter interagire con noi, per fornirgli tutte le spiegazioni necessarie, per fargli capire nel dettaglio a cosa servono tutti questi dati. È una bella sfida, anche perché in Italia, purtroppo, a tutti i livelli è ancora ampiamente diffusa l’idea che non faccia parte del lavoro del maestro di tennis mettersi dietro il PC a guardare statistiche. Dobbiamo far capire che lavorando con i dati statistici si riescono ad accelerare i processi di apprendimento, pensa ad un lavoro di questo genere con un under 12, un under 14… Ma soprattutto l’allenatore diventa consapevole, e fa diventare consapevole il giocatore, di quello che succede all’interno del campo durante il match. Quindi sì, c’è da fare molto fatica, ma il tennis va in questa direzione.

D. Parliamo allora dei costi, anche se forse è più corretto parlare di investimenti, partendo dall’offerta per i professionisti. Quanto dovrebbe investire un “pro” che vuole usufruire dei vostri servizi di match analysis?

Il contratto “full” che offriamo ai professionisti costa circa 20.000 euro l’anno. Non posso fare nomi perché siamo vincolati dalle clausole di riservatezza, posso però dirti che lo scorso anno abbiamo collaborato con cinque top 100 europei. Il servizio comprende, per ogni partita, una serie di informazioni ed indicazioni sull’avversario prima del match, le analisi statistiche e i dati sul comportamento del giocatore post-match, oltre ai report di cui parlavo prima, con periodicità mensile, trimestrale ed annuale.

D. Una cifra importante, ma non certo paragonabile ai famosi 200.000 dollari che Federer dà a Golden Set Analytics.

Beh, c’è da dire che lì parliamo di Federer e di un servizio personalizzato in base alle sue esigenze. Inoltre in quella cifra rientra anche la garanzia del “blocco” dei dati. Ovvero, Golden Set Analytics si impegna a non fornire ad altri i dati delle analisi statistiche dei match di Federer. Questa è una richiesta abbastanza diffusa ad altissimo livello, ed è comprensibile: le analisi statistiche forniscono veramente tantissime informazioni sul gioco di un giocatore. E ha chiaramente un costo. Anche noi prevediamo tale opzione e nel caso un giocatore chieda il blocco dei suoi dati, il prezzo sale di ulteriori 10.000 euro all’anno – ma non possiamo garantirlo per le statistiche post-match nel caso di partite in cui entrambi i giocatori abbiano un contratto con noi. Se parliamo invece di un servizio “standard” per un giocatore di alto livello, posso dirti che un top 50 si era rivolto a noi dopo che Golden Set Analytics per il medesimo servizio gli chiedeva circa 80.000 euro.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

D. Beh, è indubbio che la vostra offerta sia nettamente competitiva…

Si è un prezzo che ci permette di essere molto competitivi, ma la nostra è una scelta ben precisa. Noi vogliamo e dobbiamo crescere. L’obiettivo è avere 10-12 dipendenti – oggi siamo la metà – e per raggiungerlo dobbiamo investire, e quindi abbiamo bisogno di entrate per poter fare investimenti. Quindi abbiamo le collaborazioni con i top 100 di cui ti dicevo, ma poi abbiamo tutta una serie di progetti con i giocatori che voglio fare il salto di qualità, quelli cioè che dal livello Challenger vogliono entrare nei top 100. Con loro, considerata anche la difficile situazione economica, abbiamo impostato un’offerta diversa, in un certo senso quasi una partnership: non c’è un costo fisso, noi forniamo il servizio e il giocatore ci paga in base ai suoi guadagni. Per capirci: gli forniamo i dati del primo match, se vince mi paga in proporzione al premio ricevuto, poi gli forniamo il servizio per il secondo turno e così via. Poi c’è tutto il lavoro per i tennis club, per le Accademie. Con loro lavoriamo per “pacchetti set”, forniamo cioè le analisi per un determinato numero di set – più è grande il pacchetto in termini di set, meno spendi in proporzione – e poi sono loro che decidono come suddividere le videoriprese dei set tra i loro agonisti. Anche qui il Covid-19 si è fatto sentire e i loro budget sono stati drasticamente tagliati.

D. Prima che iniziassimo l’intervista avevi accennato anche a un’offerta “alla portata di tutti”, che oltre che ad un circolo può interessare anche giocatori di livello più basso, ma che vogliono migliorarsi e possono disporre dei vostri servizi ad un prezzo abbordabile.

Sì, stiamo facendo una promozione in cui al prezzo di 459 euro forniamo il kit di ripresa e le analisi statistiche di 5 partite. Considerando che il kit costa più o meno 150 euro, praticamente il giocatore paga 60 euro a partita per disporre di tutte le informazioni sul suo comportamento in campo per cinque partite. Lui registra le partite, poi ci invia il file via WeTransfer e noi nell’arco di 24 ore gli mettiamo on-line nella sua area riservata la partita tutti i dati statistici del match. Per un giocatore, cinque partite danno già una tendenza, suggeriscono già su quali aspetti debba lavorare.

D. Toglici una curiosità. Poi con quel top 50 con cui eravate in trattativa, com’è andata? Visto anche che eravate nettamente concorrenziali come prezzo.

Guarda, con lui in fase di trattativa abbiamo anche fatto uno specifico lavoro di analisi, perché ci aveva chiesto di capire come mai con un altro top 50 perdesse sempre in due set. Siamo andati ad analizzare le loro partite e gli abbiamo fornito tutta una serie di indicazioni, anche con il supporto della motion analysis. Avevamo rilevato come in determinate situazioni lui si comportasse nel modo ideale per il gioco del suo avversario. Ad esempio, in risposta rispondeva da una distanza tale che non gli consentiva mai di prendere l’iniziativa. Purtroppo al momento di chiudere è arrivato il Covid e a quel punto ci ha detto: ”Come faccio in questo momento ad investire 20.000 euro quando non so se e quando giocherò? E a questo punto non so neanche se e quando mi serviranno questi dati?” Obiettivamente era vero, in quel momento la situazione era quella che era.

D. Ci siamo soffermati sinora sulla parte di match analysis, ma Inside Tennis non è solo questo. Hai appena fatto cenno infatti alla motion analysis, che insieme alla video analisi sono gli altri servizi che offrite, i lavori di analisi sulla tecnica dei colpi.

Sì. La motion analysis 3D la utilizziamo soprattutto per dei lavori che ci vengono richiesti dai giocatori di alto livello, ma in realtà anche in questo caso basta una telecamera ed è un servizio che forniamo a tutti i livelli. Riusciamo a disporre di tutta una serie di dati sulle giocate: possiamo calcolare le accelerazioni del nostro giocatore, gli spostamenti in metri, la velocità, calcolare gli impatti, cioè a che distanza sei dalla palla quando colpisci… Ci manca solo la rotazione della palla e volendo la potremmo anche calcolare. Ma tra qualche mese Dartfish calcolerà anche quella! Con i giocatori che seguiamo, come dicevo, facciamo anche lavori specifici di questo tipo. Ad esempio, con uno di loro, che abbiamo seguito lo scorso anno – nel quale è riuscito a rimanere stabilmente nella top 100 – a inizio stagione abbiamo fatto un lavoro specifico sulla biomeccanica del dritto. Aveva una preparazione che non era conforme agli standard dei giocatori di altissimo livello e quindi abbiamo fatto tutta una serie di aggiustamenti. Abbiamo accorciato i tempi di preparazione, adesso prepara molto più basso con la mano che indietreggia, mentre prima alzava la preparazione; adesso va direttamente dietro e quindi non perde tutto quel tempo. Poi abbiamo lavorato per aumentare la distanza della racchetta dal punto di impatto perché togliendo un po’ di movimento circolare avrebbe avuto meno spazio per andare ad accelerare. Insomma, tutta una serie di lavori che hanno migliorato notevolmente l’efficacia del suo dritto.

D. Chiudiamo parlando del libro ”L’allenamento mentale performativo nel tennis”, quello che hai scritto a quattro mani con il mental coach Federico Di Carlo e che è appena uscito.

Con Federico ci siamo ci siamo posti il problema dei “turning points”, dei punti di rottura, cioè cercare di standardizzare e analizzare statisticamente quei momenti, che possono essere positivi o negativi, che si verificano durante i match e che cambiano l’inerzia del match. Abbiamo preso una serie di indicatori che siamo andati ad incrociare con i punti di rottura – definiti oggettivamente, in base al rapporto punti vinti/punti persi – rilevando come cambia il comportamento dei giocatori all’interno dei punti di rottura attraverso l’analisi statistica dei suddetti indicatori. Tra i quali vi sono quelli classici come la percentuale di prime palle, ma anche altri più specifici e collegati all’aspetto mentale, come l’intervallo di tempo che intercorre tra la prima e la seconda di servizio.

D. Attraverso queste analisi è possibile rilevare, ad esempio, che nei turning points negativi un giocatore tende ad andare a servire molto più velocemente la seconda. Non possiamo sapere se si tratta di una causa o di un effetto, ma abbiamo comunque un’informazione che ci permette di intervenire sul comportamento del giocatore e soprattutto renderlo consapevole.

Esattamente. E pensa la quantità di informazioni di questo tipo che possiamo ottenere attraverso l’analisi dei punti di rottura di 50 partite. Posso vedere per tutti gli indicatori se c’è una correlazione o meno, e se c’è se è positiva a negativa, con i turning points.

D. Un lavoro che conferma come anche a livello mentale si possa lavorare su dati oggettivi, basandosi sull’analisi statistica e sull’evidenza delle immagini.

Sì, esatto, si tratta di un metodo di lavoro del tutto innovativo per la parte mentale. E che conferma anche in quest’ambito la validità del nostro motto ad Inside Tennis: Se non stai misurando, stai indovinando.

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Focus

Dalla bolla di Melbourne, Andrea Vavassori: “Errore grave concedere a pochi eletti di andare ad Adelaide”

Parla il doppista della squadra italiana di ATP Cup, che giocherà l’Australian Open con Sonego: “Protocolli rigidissimi, a volte esagerati. Le finestre sono sigillate e non possiamo mai cambiare l’aria”

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Andrea Vavassori a Melbourne

Australian Open, facciamo il punto della situazione: dieci positivi


A proposito della bolla di Melbourne e delle difficoltà incontrate dai giocatori ne abbiamo sentite davvero tante (qui trovate il nostro podcast, che prova a fare un po’ di ordine). Abbiamo allora pensato di andare a fondo della questione, approfittando della gentilezza di Andrea Vavassori (numero 315 ATP in singolo e n. 90 in doppio). Il tennista torinese è a Melbourne per disputare la ATP Cup (giocherà il doppio con Bolelli) e a seguire il torneo di doppio dell’ Australian Open, in coppia con Lorenzo Sonego.


Buongiorno Andrea, come va lì a Melbourne?
Diciamo che ci sono alcuni problemi di adattamento, ma conto che le cose andranno progressivamente migliorando. In ogni caso non possiamo permetterci giudizi affrettati perché lo stato di Victoria è severissimo non solo con noi ma anche con gli stessi australiani che arrivano da altre regioni. I protocolli sono rigidissimi, a volte esagerati, ma per loro è l’unico modo per preservare quella parvenza di normalità che noi in Italia non abbiamo. Infatti, al di fuori di questa bolla, la città vive in maniera praticamente normale, senza mascherine né particolari limitazioni.

 

Come mai allora tutte queste lamentele?
Secondo me c’è una stata mancanza di comunicazione tra ATP e governo. Nessuno ad esempio ci aveva parlato della quarantena obbligatoria di 14 giorni se ci fosse stato un positivo sull’aereo. (questa possibilità, sebbene non configurata come obbligo, era in realtà stata paventata dal documento distribuito da Tennis Australia ai giocatori prima del torneo, ndr). Penso che, avendolo saputo, molti giocatori non sarebbero neanche venuti. Anche noi che non abbiamo avuto nessun contatto a rischio abbiamo potuto allenarci solo a partire dal quarto giorno, con tre giorni di quarantena rigida. Quando, regolamento alla mano, sembrava che potessimo allenarci già dal secondo giorno, non appena ottenuto il primo tampone negativo. L’errore più grave poi è stato quello di concedere a pochi eletti (i top player e i loro sparring tra cui Sinner) di andare ad Adelaide, creando una disparità che non ha senso.

L’hotel?
Niente da dire se non che le finestre sono sigillate e quindi non possiamo mai cambiare l’aria, con gli odori del cibo (ricordiamo che viene consumato in stanza, ndr) che si accumulano. Noi per tre giorni abbiamo sopportato ma quelli che sono confinati per due settimane sono molto sotto stress (abbiamo visto immagini di atleti che hanno appoggiato un materasso al muro e lo prendono a pallate, un po’ per allenarsi, un po’ per sfogarsi, ndr).

Parliamo del cibo. Dicono sia terribile.
Effettivamente all’inizio siamo stati costretti a prendere quello dell’hotel che non dispone certo di un ristorante stellato (ride, ndr). Adesso ci hanno consentito di accedere al delivery e ordinare quello che ci pare. Spendiamo 100 dollari a testa che poi l’ATP ci rimborserà.

Gli allenamenti come procedono?
Anche qui purtroppo la comunicazione non è stata ottimale. Il primo giorno ad esempio ci avevano fissato il campo (tramite una App che quotidianamente stila il tuo programma) alle 7 di mattina. Quindi con Mager (il suo compagno di allenamento, ndr) ci siamo alzati prestissimo e ci siamo messi ad aspettare davanti alla porta perché ci avevano detto che non avrebbero mandato mail o messaggi di conferma. Non è venuto a prenderci nessuno, e solo alle tre del pomeriggio ci hanno fatto sapere che il nostro allenamento era stato annullato.

La app con il programma degli allenamenti

Quando invece tutto funziona com’è il programma?
Ti vengono a prendere, ti portano al campo evitando che tu abbia contatti con altri giocatori. Al circolo vai nel tuo settore e ci devi stare per le due ore previste. Se finisci prima aspetti lì. Poi vai un’ora e mezza in palestra e anche lì non puoi finire prima. Quindi ti portano al tavolo dove ordini il pranzo. Noi la prima volta ci eravamo fiondati verso un tavolo al sole che ci era subito piaciuto. Non ci eravamo nemmeno seduti che ci sono venuti a prendere e ci hanno accompagnati al tavolo giusto, ovviamente al chiuso. Nel nostro caso campo numero 7, zona palestra 7 e tavolo 7. Appena lasci un posto arrivano subito a sanificare, tipo film di fantascienza.

Così per tutta la quarantena?
Più o meno sì, l’unica variazione è che dopo la prima settimana, in cui sono da solo con Mager, si aggiungeranno altri due giocatori, ma non sappiamo ancora chi. (i giocatori che non hanno selezionato un altro gruppo di due giocatori, infatti, verranno accoppiati in modo ‘randomico’ dal torneo, ndr).

Tu dormi in camera con tuo padre, vero?
Sì, il mio accompagnatore è lui. Quasi tutti dormono in singola, ma noi abbiamo già avuto entrambi il Covid, quindi non corriamo pericoli.

Si dice che qualcuno abbia provato a fuggire dalla camera.
Non credo proprio perché le sanzioni sono pesantissime: fino a 20.000 dollari, oltre alla possibile esclusione dal torneo. E comunque anche se dai di matto e vuoi tornare a casa non puoi, i tuoi 14 giorni te li devi fare in ogni caso. Mi risulta che qualcuno ci avesse seriamente pensato.

Controlli medici?
Vieni testato ogni giorno, alternativamente con un tampone molecolare (sei in totale) e uno salivare (alla fine saranno otto). Se rifiuti un tampone non puoi allenarti. Se lo rifiuti dall’undicesimo giorno in poi la quarantena viene estesa di altri dieci giorni.

Andrea Vavassori e Gianluca Mager

Nel tanto tempo libero che fai?
Sto guardando ‘Vikings’ su Netflix (l’influenza di Sonego è evidente, ndr) e mi sono portato qualche libro. Sto leggendo ‘Aria sottile’ di Krakauer (bellissimo libro di alpinismo da cui è stato tratto nel 2015 il film ‘Everest’, ndr). Poi tante videochiamate agli amici a casa o qui a Melbourne ai giocatori nelle altre stanze.

Grazie di tutto Andrea. In bocca al lupo per i tuoi prossimi impegni e buona quarantena, se così posso dire.
Non facciamo gli spiritosi (ride, ndr). Sono io che vi ringrazio perché è importante che la gente a casa sappia quello che succede veramente. Mi è capitato di leggere molti post che criticavano i giocatori dandogli dei ‘ricchi viziati’. Io non mi riconosco in nessuna delle due categorie e penso che prima di fare dei commenti bisognerebbe conoscere i retroscena. Un caro saluto ai lettori di Ubitennis.

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