Djokovic: "Chapeau a Medvedev, sempre più forte. Ora guardo a New York"

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Djokovic: “Chapeau a Medvedev, sempre più forte. Ora guardo a New York”

Le dichiarazioni post match di Djokovic dopo la sconfitta con Medvedev: “Ho perso con un avversario sempre più forte. Sta facendo tutto bene. Ora mi concentro sullo US Open”

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È il grande momento di Daniil Medvedev. Il russo, classe 1996 e attuale n. 8 ATP, ha dimostrato ancora una volta grande tempra e capacità di reazione, il tutto con il solito profilo basso. Dopo le finali disputate a Washington e Montreal, il moscovita si regala anche quella di Cincinnati battendo in rimonta il n. 1 del mondo Novak Djokovic 3-6 6-3 6-3. Ora si contenderà il titolo con il belga David Goffin, giunto alla sua prima finale in un Masters 1000. Il serbo, che difendeva il titolo al Citi Open, ha riconosciuto la grande prestazione dell’avversario:

“Ha giocato davvero molto bene”, ha detto Novak, “forse nel terzo set, quando ho subito il break, avrei potuto fare meglio, ma quando l’avversario serve a 205 k/h la seconda palla, senza commettere doppio fallo, non resta che togliersi il cappello e complimentarsi con lui. Dal 4-3 del secondo set, ha giocato un tennis incredibile. Non potevo fare granché”.

È la seconda vittoria del russo contro Nole su cinque scontri diretti. La prima è avvenuta quest’anno nei quarti di Montecarlo dopo che il serbo lo aveva battuto in quattro set all’Australian Open. In che modo Medvedev ha migliorato il proprio gioco? “Dall’Australian Open ha migliorato molto il dritto” riconosce Djokovic, “così come gli spostamenti in campo. Ha sempre servito bene. Mi è capitato raramente di avere di fronte un giocatore che riuscisse a servire praticamente due prime palle in modo costante nel match. Sta andando nella giusta direzione ed è per questo che ha successo“.

 

Con l’uscita da Cincinnati in semifinale, ora il campione uscente dello US Open (Djokovic ha vinto tre volte il major americano, nel 2011, 2015 e 2018), si concentrerà sulla difesa del titolo a New York: “Nonostante la sconfitta, ci sono cose molto positive nel mio gioco. Ho perso contro un avversario che ha giocato benissimo. Ora andrò a New York e mi allenerò per una settimana. Vogio essere pronto per lo US Open“.

Come dicevamo, in finale il russo se la vedrà con David Goffin, ex n. 7 ATP e ora n. 19 del ranking. Il belga è alla sua prima finale di un torneo ‘1000’, la seconda del 2019, dopo quella persa ad Halle contro Roger Federer. In caso di vittoria, Daniil salirebbe alla 5a posizione in classifica.

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I talenti italiani visti dai big. Djokovic: “Sarebbe fantastico giocare contro Sinner”, Tsitsipas: “Penso di incontrare Musetti”

Il campione serbo elogia la mentalità di Sinner “Non sembra uno che si accontenta”, Tsitsipas fa il suo pronostico per la sfida tra Musetti e Karatsev

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Il primo avversario di Novak Djokovic, in un tabellone che si preannuncia infernale per il tennista serbo, potrebbe essere Jannik Sinner, in uno scontro generazionale tra il numero 1 del mondo e attuale e un possibile erede. Interpellato dal nostro direttore Ubaldo Scanagatta il serbo ha dato la sua prospettiva sul possibile scontro di secondo turno e sulla carriera del tennista italiano finora. “Mi sono allenato spesso con lui gli anni passati, quest’anno di meno. […] Ci siamo allenati molto qualche anno fa sui campi di Piatti a Monaco, sia sulla terra che sul cemento. Il suo sviluppo è davvero impressionante, e lui è una persona simpatica e davvero un gran lavoratore.“.

Le parole al miele di Nole per il giovane italiano proseguono, lodando anche Riccardo Piatti e il suo staff, tra i primi a credere nel campione serbo. “Ha tutto quello di cui ha bisogno per diventare un campione. Si allena bene. È circondato da uno staff di alto livello. Li conosco bene e da molto tempo. Riccardo è stato il mio primo allenatore. È in buone mani. […] (Jannik) È molto ambizioso. Giocare la finale di Miami era ovviamente il momento clou della sua carriera fino ad ora. Ma penso che sia già un tennista molto continuo. Arriva sempre ai quarti o alle semifinali degli ATP 250 o 500.[…] Non sembra uno che si accontenta, vuole fare di più, ed è bello vedere che ha fame. Non ci siamo mai affrontati in una partita ufficiale, quindi sarebbe fantastico giocarci contro sulla terra battuta, ma vediamo cosa succede.“.

Djokovic non è l’unico a parlare di italiani in conferenza stampa a Montecarlo. Anche Stefanos Tsitsipas ha accennato al gemello diverso del giovane tennis italiano, Lorenzo Musetti, suo possibile avversario al secondo turno. Imbeccato da una domanda di Ubitennis si è sbilanciato sulla sfida tra Musetti e Karatsev. “Penso vincerà Musetti. Ha già giocato qualche partita sulla terra (e Karatsev nessuna ndr). Di partita in partita è sempre più in forma, vado per lui.“. Per Musetti sarebbe la seconda sfida in carriera contro il tennista greco, con cui ha rimediato una netta sconfitta nella semifinale di Acapulco. Già superare Karatsev però sarebbe moltissimo, visto lo stato di forma del russo e la sua striscia di risultati buoni sulla terra battuta post-lockdown (una finale e un titolo vinto a Praga).

 

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Djokovic: “Mi sono allenato parecchio sulla terra in questi mesi”

Il numero 1 del mondo non prende una posizione sulla questione Roland Garros “E’ difficile dire cosa è giusto o sbagliato”

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Tempo di domande per Novak Djokovic a Montecarlo. Il campione serbo rientra alle competizioni dopo uno stop durato due mesi causato dal “famoso” infortunio subito contro Fritz agli Australian Open. Il tempo perso non sembra però un problema per Djokovic. Ho avuto alcuni periodi della mia carriera in cui non ho giocato tornei per un paio di mesi, per poi tornare. Quindi, voglio dire, io
non credo che ci sia qualcosa di speciale che devo fare in termini di preparazione per sentirmi al meglio in campo. Mi sono allenato parecchio sulla terra battuta. In realtà da quando mi sono cancellato da Miami, mi stavo allenando sulla terra battuta. Proprio qui a Montecarlo dove vivo e c’era la mia famiglia, era comodo e mi sono sentito bene.
“. Nonostante un tabellone infernale il tennista serbo si reputa quindi pronto
.

Spazio anche ad una domanda sulle curiose dichiarazioni di Medvedev contro la terra battuta, un rapporto sempre più complicato. Non c’è nulla che mi piace della terra rossa. Ci sono sempre cattivi rimbalzi e sei sporco dopo le partite. Non mi piace proprio giocarci sopra.“. Nole risponde in maniera accomodante, confermando le impressioni del tennista russo. “Si credo che la terra battuta richieda parecchi aggiustamenti del proprio gioco. Sì, la palla rimbalza in maniera irregolare ed a volte è piuttosto imprevedibile. Se i campi non sono messi perfettamente, il che è normale se piove o c’è vento, le condizioni possono influenzare il campo e mentalmente devi essere bravo a rimanere lì. Sulla terra più di ogni altra superficie devi lottare mentalmente e fisicamente. […] E’ una superficie molto strategica e che richiede un sacco di tattica e di aggiustamenti.“.

Chiusura con il tema caldo del Roland Garros, posticipato di una settimana a causa delle restrizioni dovute al Covid-19 in Francia. Sulla questione Djokovic si pone in maniera democristiana, elencando i pro e i contro della decisione senza schierarsi.
E’ un qualcosa che dobbiamo accettare, sperando che alla fine si giochi. […] Da quello che ho capito è dovuto all’allentamento delle restrizioni che potrebbe far aumentare la percentuale degli spettatori (ndr in realtà è per la fine delle restrizioni sui grandi eventi in Francia). Ogni volta che sposti un torneo per una settimana, voglio dire, in particolare un Grande Slam, incasina il calendario. […] È difficile dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Da Grand Slam, dal loro punto di vista, era ovviamente la scelta giusta perché pensano a se stessi. Quindi l’ATP
Tour, i loro tornei soffriranno per questo. È difficile dire cosa è giusto e cosa è sbagliato.
“.

 

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Miami, la maturità di Jannik Sinner: “A 19 anni o vinci o impari”

Jannik nasconde la sua giovane età dietro una grande ambizione, nonostante la sconfitta: “Non mi ha preso a pallate, sono io che ho sbagliato molto. Quando perdo voglio subito capire perché ho perso”

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Jannik Sinner - ATP Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

La grande settimana di Jannik Sinner purtroppo non ha avuto un degno lieto fine e si è conclusa con la sconfitta in finale contro l’amico Hubert Hurkacz, anch’egli esordiente in un ultimo atto di questo livello. La delusione è ovviamente forte, com’è giusto che sia, ed è anche abbastanza evidente dall’espressione dipinta sul suo volto. Anche perché l’azzurro era venuto a Miami con le idee chiare e discrete ambizioni. “Sono venuto qui con l’idea di vincere, visto che Rafa, Novak e Roger non avrebbero giocato. Sono venuto qui con l’idea di vincere e, partita dopo partita, di controllare il gioco. Adesso è difficile parlare della finale, ci sono ancora dentro con la testa. Ma penso di poter imparare molto“.

Qualche rimpianto c’è in effetti, soprattutto per quel break subito al momento di servire per il primo set sul 6-5. Jannik ha poi finito per perdere il parziale al tie-break, ritrovandosi addirittura sotto 4-0 nel secondo. A fine partita, Sinner ha provato a analizzare a caldo quel parziale negativo, senza colpevolizzarsi né viceversa nascondersi dietro a un dito. “Ho iniziato a servire peggio, ho fatto qualche errore in più ma se mi trovo in vantaggio 6-5 e poi finisco sotto 7-6 4-0 non vuol dire che ho avuto un blackout, io sono sempre lì per provare a giocare tutti i punti. Non butto via punti senza senso, ho fatto qualche errore ma adesso è difficile analizzare, sono appena uscito dal campo“.

Sì, mi capita spesso di perdere il servizio a inizio partitadice poi Jannik, confermando la sensazione del direttore Scanagatta. “E spesso vado sotto 0-15 quando servo; non so perché, lo dobbiamo analizzare con Riccardo (Piatti, ndr). E quando succede non è semplice venire fuori dalla situazione, perché ti ritrovi dietro nel punteggio. Però è finita 7-6 6-4, non 6-1 6-1. Ho provato a fare il mio gioco, a fare del mio meglio. Ci sono riuscito un po’ sì e un po’ no, ma ho provato sempre a decidere io come giocare tutti i punti. Però lui non è andato 7-6 4-0 grazie a colpi vincenti, sono io che ho sbagliato molto. Non mi ha preso a pallate. Oggi, per la mia crescita, è più giusto fare così, provare a fare il vincente piuttosto che rimanere passivo“.

 

Sinner non è però pentito di come ha gestito la partita, cercando sempre di tenere il comando delle operazioni e di prendere per primo l’iniziativa, anche a costo di sbagliare. “Nelle altre partite del torneo ho sempre deciso come giocare, cosa fare con la palla. Ho commesso errori anche le altre volte, certo, ma oggi proprio non era la mia giornata. Quando hai 19 anni, o vinci o impari. Ovviamente avrei voluto vincere, ero un po’ nervoso ieri e oggi all’inizio del match. Semplicemente non era il mio giorno, congratulazioni a Hubi“.

Hurkacz in effetti ha ampiamente meritato il successo, oggi come nel corso della settimana. Sorprendendo uno dopo l’altro quattro top 20 e anche lo stesso Sinner, che lo conosceva già, avendoci giocato insieme in doppio a Dubai, ma forse non così bene. “Sapevo che serve bene e che gioca meglio di rovescio, ,a non mi aspettavo che si difendesse così bene. Pensavo che si muovesse un po’ più lento e invece è davvero veloce in campo. Oggi è stato un esame che non sono riuscito a passare. Vediamo come andrà il prossimo esame”.

Jannik Sinner e Hubert Hurkacz, stretta di mano – ATP Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

Riguardo alla sua amicizia con il polacco e l’eventuale ruolo giocato dalla stessa nella partita odierna, Jannik ha prontamente sgombrato ogni dubbio: essere amici non influenza l’andamento del match né il match influenza l’amicizia. “Quando giochi il doppio con qualcuno e il torneo successivo ci giochi contro, ovviamente è strano. Non stavo pensando a quello però, ero concentrato più sul gioco e su quello che dovevo fare. Mi piace giocare il doppio con lui, quando ti senti a tuo agio con qualcuno è bello giocarci insieme. Però non credo giocheremo il doppio insieme in tutti i tornei, in quelli più importanti sarà difficile. Ma non vedo l’ora di affrontarlo di nuovo in singolare e prendermi la rivincita“.

La finale di quest’anno è stata la più giovane in questo torneo dal 2009 (Murray-Djokovic) e in generale la quinta più giovane nella storia di Miami. Sinner ha ovviamente commentato con piacere l’evento, ma con altrettanta cautela ha ammesso che il cambio della guardia è ancora di là da venire. “Credo che la NextGen sia divertente da vedere. Prima di tutto, perché non ci conosciamo benissimo tra di noi e anche il pubblico ancora non ci conosce. Però deve ancora dimostrare di poter battere i Big3, non sembra ancora pronta per batterli con una certa frequenza

Ora è tempo di riposarsi un po’ (ma non troppo) e di riflettere a mente più fredda sulla sconfitta, indagandone a fondo le motivazioni. “O vinci o impari” è il mantra di Sinner, ben lontano da un certo qual vassallaggio e/o quasi indifferenza che spesso abbiamo visto trasparire dalle conferenze stampa di altri giovani. “Io quando perdo cerco sempre di capire perché ho perso. Lo voglio sapere subito, infatti ho già chiamato Riccardo e ho parlato con Andrea (Volpini, ndr) che è qui. Io sono duro perché ho sempre fatto così, voglio capire anche quando vinco subito cosa ho sbagliato. Oggi volevo vincere, ma questa partita mi aiuterà tanto in futuro. La potevo vincere, ho fatto io il gioco e deciso cosa fare, ma ho sbagliato spesso. Adesso non c’è tanta pausa, perché non gioco da tanto sulla terra e c’è subito Montecarlo“.

Il piano è chiaro, i limiti sono chiari, anche a Sinner stesso. Il diavolo sta nei dettagli dopotutto e questo è pur sempre lo sport del diavolo. “Lavorerò tanto con Sirola, forse più sulla parte fisica che sul tennis, perché è l’aspetto in cui devo migliorare di più. Sono bravo a rimanere lì con la testa su tutti i punti e affrontare sempre le difficoltà. Non ho paura di quello che sto facendo e di quello che devo fare. Però fisicamente devo ancora migliorare e lo sento in campo, soprattutto negli scambi lunghi. Ad esempio la partita contro Khachanov è stata dura, devo migliorare tanto sotto quell’aspetto. In fondo un torneo non dice nulla, la strada è lunga e devo capire tantissime cose“.

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