Lorenzi entusiasma. Djokovic preoccupa. Federer si irrita. Impazza la Coco Gauff Mania

Editoriali del Direttore

Lorenzi entusiasma. Djokovic preoccupa. Federer si irrita. Impazza la Coco Gauff Mania

US OPEN – Evans protesta per i favori a Federer. “Imbucato” in ottavi un qualificato tedesco. Doppio francese Mahut/Herbert KO e ai ferri corti. Furibondo il manager di Coco Gauff. Anche Townsend alla ribalta in America. Berrettini ottavi in vista?

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Novak Djokovic - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il direttore

Tutta la mia più sconfinata ammirazione va a Paolo Lorenzi. Ha giocato una delle migliori partite che io gli abbia visto fare, anche se l’ha persa 6-4 7-6(9) 7-6(4). Di certo non si sono proprio manifestati i 111 posti che lo separano da Wawrinka. Andrea Pellegrini Perrone, con la sua puntualissima cronaca nella quale ha sottolineato come lo svizzero campione qui tre anni fa, abbia servito in modo straordinario nei tiebreak e in tutte le situazioni a rischio. Nei punti non importanti gli entrava la prima una volta sì e una volta no, nei tiebreak e nelle palle break quando non era ace era servizio vincente 8 volte su 10. Sono davvero pochi i giocatori che sanno tirare fuori il meglio di sé nei tornei e nei punti che contano. Wawrinka è sicuramente uno di questi. Non lo scopro io, non lo si scopre oggi. Non ha stupito quindi neppure Lorenzi, del quale avrete letto e sentito l’intervista post-match, ma anche lui che già lo sapeva si è accorto cosa significhi trovarselo di fronte.

Mi sarebbe piaciuto che Paolo vincesse il secondo set, anche se non ha poi – al di là del set point comunque annullato da Stan The Man con il servizio – avuto tutte queste occasioni. Wawrinka aveva dato segni di nervosismo quando si era fatto breakkare sul 4-2 nel primo set. Un suo lancio di racchetta verso la propria panchina avrebbe potuto colpire inavvertitamente un giudice di linea, invece di sfiorargli un piede, e in quel caso la sua squalifica sarebbe stata inevitabile… con Lorenzi qualificato per gli ottavi.

 

Ma se dico che Lorenzi ha giocato una gran partita, al di là dell’equilibrio che ha saputo dare al punteggio per tutto i tre set, è perché mi è piaciuto come ha impostato la partita, come ha spinto sempre anche di rovescio, il colpo che quando gioca sulla terra rossa lui gioca maggiormente per non sbagliare e non per aggredire. Ormai direi – ma sembra concordare anche lo stesso Lorenzi – il suo tennis è più efficace sul cemento che sulla terra rossa. Serve meglio, attacca bene, a rete non è male, deve remare meno che sulla terra dove tende a farsi cacciare troppo dietro la riga di fondocampo.

Davvero chapeau per lui. A quasi 38 ha un fisico spaziale. Avrebbe potuto giocare altre due ore, lui che ne aveva giocate più di nove nelle ultime di partite. Non sono sicuro che avrei potuto dire la stessa cosa per Wawrinka. La classifica non è ancora quella che Paolo vorrebbe, oscilla intorno al centoventesimo posto, quindi un posto nel tabellone dell’Australian Open non è ancora garantito. Per questo motivo, mentre l’altra sera Thomas Fabbiano si congratulava con se stesso perché “questo dovrebbe essere il mio primo anno senza che io sia stato costretto a giocare neanche un challenger… vuol dire un po’ aver svoltato!”, Paolo invece tre o quattro challenger li giocherà certamente. Al momento dovrebbero essere Siviglia, Biella, Firenze e Barcellona. Magari se fosse riuscito a conquistare punti sufficienti nei primi tre, potrebbe scapolare il quarto.

Nella giornata di venerdì l’attesa maggiore era per verificare le condizioni di Djokovic. C’è stata un po’ di suspense perché il serbo che doveva farsi gli ultrasuoni aveva fissato il campo per allenarsi prima alle 17, poi lo ha rinviato alle 18, quindi ha chiesto un ulteriore spostamento alle 19. Fino alle 19:20 Nole non era ancora in campo e al National Tennis Center si stava spargendo l’allarme nei media: vuoi vedere che è davvero seriamente infortunato e non gioca ma si ritira? Sulle prime, poi, chi l’ha visto arrivare contribuiva a spargere tensione sostenendo che gli era sembrato piuttosto corrucciato. Poco dopo sul campo d’allenamento P1, invece, Nole sembrava invece rilassato (episodio con il tifoso escluso), come tutto il suo team.

Anche se, con la vittoria abbastanza rapida, in due set di Keys su Kenin, c’era poco più di mezz’ora prima della sua discesa in campo per il match con Kudla. Il servizio, che non ha mai perso, è sembrato normale. Ma insomma il braccio sinistro più che per far rimbalzare la palla e lanciarla in alto non doveva fare. Invece con il rovescio mi è apparso prudente. Ha evitato di forzarlo quando non era proprio necessario. Al 100 per 100 non m’è sembrato. Poi, si sa, i doloretti a volte vengono ingigantiti nella testa se le cose non si mettono bene. E con Wawrinka potrebbero anche non mettersi bene, sebbene lo svizzero dopo l’operazione non sia sembrato più esattamente quello di prima.

Nel resto della giornata non c’erano state sorprese: nella metà bassa del tabellone femminile sono arrivate agli ottavi tutte teste di serie, dall’alto in basso Svitolina 5 vs Keys 10, Konta 16 vs Pliskova 3, Serena W. 8 vs Martic 22, Wang Qiang 18 vs Barty 2. Martic era testa di serie più bassa rispetto a Sevastova 12, ma insomma quasi tutto è andato secondo le previsioni anche se Pliskova con Jabeur e Barty con Sakkari hanno impiegato tre set. E fra gli uomini ha perso Nishikori numero 7 da De Minaur in 4 set e Basilashvili 17 da Koepfer. Dall’alto in basso sono arrivati ai quarti Djokovic e Wawrinka, il qualificato tedesco Koepfer numero 118 e Medvedev, Federer e Goffin, Dmitrov e De Minaur.

Federer era contento per aver giocato un match senza perdere un set e ancor più per aver sperimentato in tre round tre diverse situazioni: “Ho giocato un primo match di notte outdoor, un secondo indoor con il tetto, il terzo all’aperto in pieno giorno. Quel che non mi va è che ci sia chi continua a diffondere voci di m… (shitty) sul fatto che sarei io a chiedere orari, campi etcetera. Io non chiedo mai proprio nulla”.

“Sono stufo di sentire che chiedo e ottengo. Decidono i tornei”

Il suo avversario Evans era però furibondo perché non gli avevano dato più di 18 ore di riposo dalla conclusione del suo match di secondo turno, mentre Roger aveva avuto un giorno in più per aver potuto giocare sotto il tetto mercoledì. Ma non ce l’aveva con Roger bensì con la USTA.

Non credo che le cose sarebbero granché cambiate se fosse sceso in campo quattro ore più tardi. Federer non l’ha detto così, ma si è capito che lo pensava. Roger prima e Serena poi hanno incontrato uno dei grandi giganti del basket, Kobe Bryant. Roger sul campo, lei nel corridoio che porta alla sala conferenze. I due si sono intrattenuti a lungo e abbracciati con grande affetto. Lui le ha regalato il suo libro, con copertina verde “Legacy and the Queen” in cui si parla anche di tennis, di Coco Gauff e di come lui è diventato “addicted” al tennis. È davvero un grande appassionato. Ma con Serena hanno parlato anche di figli… e lei non la finiva più di parlare della sua bambina!

Roger Federer, Kobe Bryant e Daniel Evans – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Simpaticissimo, l’ho incontrato anch’io. Gli ho chiesto un autografo per uno dei miei più stimati collaboratori, nonché vice, Luca de Gaspari che stravede per lui al punto di avere la sua immagine sul proprio indirizzo Skype e non solo, e lui mi ha chiesto chi era ed è stato poi disponibilissimo a farmi un autografo, dopo di che gli ho ammollato una cartolina di Ubitennis.com e una di Ubitennis.net. Mi ha detto che ci leggerà. Ci farebbe piacere. Adesso Luca dovrà scrivere da premio Pulitzer e poi faremo in modo di farli incontrare.

Tornando al tennis giocato in campo maschile ovviamente l’”imbucato” è il tedesco Koepfer, 25 anni e n.118 del mondo emerso dalle qualificazioni: a fine 2016 era n.1000 del mondo! E fino a due mesi fa aveva guadagnato in carriera 230.000 dollari. Adesso in due mesi ne ha fatti 350.000. Prima ha vinto il challenger di Ilkley, poi ha ottenuto una wild card a Wimbledon, il resto è arrivato qui con gli ottavi. Niente male. Il suo idolo pare sia Hewitt, cui un pochino come stazza e tipo di gioco somiglia. Contro Basilashvili ha vinto in 4 set, ma nei turni precedenti aveva battuto lo spagnolo di Maiorca Munar e Opelka, il giustiziere di Fognini. Nel 2017 Shapovalov era stato l’ultimo a emergere dalle qualificazioni fino agli ottavi. Prima di allora nessuno ce l’aveva più fatta dal 2008.

Un risultato a sorpresa ma con dei retroscena è venuto dal doppio: Herbert e Mahut hanno perso 6-3 6-1 da Bopanna e Shapovalov. I quali hanno certo giocato benissimo, ma al contempo qualcosa pare essersi incrinato nella coppia francese che ha vinto quattro Slam. I due non sono più così amici come erano prima. Mahut se l’è presa con Herbert che all’inizio dell’anno gli aveva detto di non voler giocare il doppio a Wimbledon per puntare al singolare. Ma poi però quando Andy Murray gli aveva chiesto di giocare il doppio con lui, Herbert non ha resistito all’idea di farsi un po’ di sana (?) pubblicità e ha cambiato idea. Solo che a Wimbledon l’inedita coppia è uscita al secondo turno e così a oggi Herbert per Tokyo sarebbe messo malissimo. Gli converrebbe… riconquistarsi Mahut. Infatti Mahut è arrivato comunque in finale con Roger-Vasselin: i due hanno perso 6-3 al quinto dal duo Cabal/Farah dopo 4 set decisi dal tiebreak.

Ora dopo la sconfitta odierna e quella di Wimbledon Herbert non ha punti utili a conquistare un posto alle Olimpiadi. E la prima coppia francese potrebbe essere un’altra per Tokyo. Se, ad esempio, Roger-Vasselin fosse primo nella classifica di specializzazione dopo il Roland Garros dell’anno prossimo toccherebbe a lui scegliersi il compagno e quasi certamente sarebbe Mahut. Poiché una nazione potrà schierare due coppie soltanto se ne avrà due coppie classificate fra le prime dieci, al momento Herbert è a rischio. E un po’… ben gli sta.

Per la giornata di oggi, beh in America si parla soltanto di Coco e Taylor, le due eroine mediatiche dei giorni scorsi. Le possibili eredi delle due fenomenali sorellone Williams che però hanno ormai 37 e 39 anni. Il New York Times ha scritto, fin dal titolo, che se fin qui Coco Gauff ha vinto sulla gente adesso… deve battere Naomi Osaka. Chiama e rispondi si direbbe in Italia.

La ragazzina di 15 anni ha già fatto miracoli, battesse la campionessa dell’anno scorso, e d’Australia, anche se Osaka non si è più esibita a quei livelli, sarebbe molto più che un miracolo. Di sicuro, mentre la ragazza della Georgia Taylor Townsend resta un po’ un’incognita perché dopo essersi fatta notare nel 2012 poi per sette anni ha avuto più bassi che alti, e anche se qui partecipa per la quinta volta all’US Open lo ha potuto fare o grazie a wild card oppure emergendo dalle qualificazioni come quest’anno. A 23 anni è n. 116 del mondo. È diverso essere 140 a 15 come Gauff che pare in grado di garantirsi una decina di anni da protagonista.

È più divertente guardare giocare Townsend che batte e vollea, reincarnazione americana di Martina Navratilova (106 discese a rete contro la sconvolta Halep, di cui 68 diretti serve&volley come non si vedevano dai tempi di Martina, di King e di Court) che non Coco che rema a fondocampo e con grinta inesauribile recupera tutto e lotta palla dopo palla come se fosse questione di vita o morte. E le smorfie, gli autoincitamenti che si fa piegandosi quasi a terra dopo ogni punto combattuto e vinto, trascinano la folla – e il folto, foltissimo clan che la sostiene dal suo box.

Taylor – pensate un po’ se un’italiana fosse stata battezzata… Sarta! – è riuscita finalmente a calare di peso, una dozzina abbondante di chili, da 90 a 77 pare, e avrà ripetuto mille volte in conferenza stampa quanto è stata dura per lei in tutti questi anni, con tutti che dubitavano delle sue possibilità pur dicendo – e pareva una contraddizione – che aveva grande potenziale. Un pochino, per la questione del peso, dei chili di troppo, mi sono ricordato della prima Navratilova, quando ancora con Chris Evert perdeva più partite di quante ne vinceva.

Poi Martina si affidò al dottor Haas, stesso dietologo anche di Ivan Lendl, dimagrì, si affinò, imparò a mangiare come si deve, e le sue discese a rete diventarono molto più rapide e incisive, i suoi balzi per smecciare e volleare assai più agili. Con Cirstea per Taylor Townsend sarà una prima prova del nove, come avrebbe detto Rino Tommasi. Si vedrà di che panni davvero si veste. Certo il pubblico sarà tutto per lei, come già contro Simona Halep cui proprio è mancata l’abitudine al passante. E quando mai sono costrette a tirarli le ragazze d’oggi?

Quanto a Coco vs Naomi, di certo chi sarà più nervosa, e chi ha più da perdere, è Osaka. Ma sarà sufficiente a Coco per riuscire ad approfittarne? Se vanno sulla lotta secondo me sì. Ma Naomi – che fu così disponibile e carina da far giocare una Coco tredicenne alla Pro World Academy di Delray Beach dove Coco è nata, potrebbe anche vincere 6-2 6-3 e rimandare Coco ad una vera sfida fra un annetto o due. Quando Coco potrebbe aver terminato quegli studi che, a differenza del tennis, spesso le fanno socchiudere le palpebre.

Ho parlato con il suo manager Tony Godsick riguardo a molte critiche che sono piovute sulla sua gestione per il troppo clamore che si è fatto per lanciare il personaggio Gauff e lui si è rivoltato come punto da una vespa. Si vede che avevo toccato un punto dolente.

“Siete voi giornalisti che scrivete di tutto e di più di Gauff, e poi dite di essere preoccupati che una ragazzina di 15 anni possa cadere preda di eccessive pressioni, possa risentirne psicologicamente, subire dei traumi e via dicendo. Tutti vi rifate al caso Capriati, ma quello è successo più di 20 anni fa! Troppa gente nel suo box? Cosa si deve fare se ha un padre, una madre, uno stuolo di parenti, due coach, il manager… devo impedire a qualcuno di sedersi lì? Se si consentisse ai suoi fratelli di saltare la scuola per vedere le sue partite… allora sì che sarebbe diseducativo! Ma i suoi genitori, pur entusiasti e molto estroversi ed espansivi, non lo permetterebbero. Ti assicuro che stiamo facendo di tutto per proteggerla, ma riceviamo 80 richieste di giornali, radio e tv che vogliono intervistarla e ti assicuro che facciamo di tutto perché non venga sovra esposta, soverchiata. Coco è la più giovane tennista ad aver raggiunto il terzo turno dai tempi di Anna Kournikova nel ’96. Sono trascorsi 23 anni”.

Una volta c’erano molte più enfant-prodiges. Sono 25 le tenniste under 16 che hanno vinto un match di singolare all’US Open dacché Tarcy Austin a 14 anni centrò i quarti nel ’77. Ma solo tre ragazze hanno raggiunto il terzo turno negli ultimi 22 anni e due non hanno poi fatto granché: Alexa Glatch nel 2005 e Cici Bellis nel 2014 (Cici però ha avuto gravissimi problemi di salute).

Gli dico allora: “Ma c’era proprio bisogno di vestire tutto il box con la maglietta con su scritto ‘Call me Coco’?”. E lui, prima di scusarsi per il tono insolitamente aggressivo (“Oggi mi hai preso in una cattiva giornata!”), spiega: “Quella, certo, è anche una questione di marketing: se la si deve promuovere come Coco Gauff e c’è gente che continua a chiamarla Cori come il padre, non si può restare inerti”. Beh, insomma, la CocoMania ha anche degli ispiratori commerciali. O no?

Cori Gauff – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Tutto chiaro adesso? Sono curioso di vedere come si comporterà il pubblico. Chiaro che fossero tutti con Coco quando ha giocato con l’ungherese Babos. A Wimbledon quando batté Venus sul centre court ci fu più equilibrio sugli spalti. Venus aveva vinto lì cinque corone. E poteva dispiacere tifarle contro. E comunque non si era in America. Vero che Naomi è figlia di un haitiano e di una mamma giapponese, e che rappresenta il Giappone – questo è sicuramente un fattore – però ha vissuto a lungo in Florida e per diverso tempo sembrava dovesse giocare per gli Stati Uniti.

Last but not least, come direbbero da queste parti, come ignorare che stasera, quarto match sul campo 17, ma i primi tre sono doppi e quindi potrebbe giocare intorno alle 17-18 di New York, 23 o mezzanotte in Italia – suvvia è sabato, potete anche sintonizzarvi su Eurosport e sostenerlo – l’ultimo italiano superstite, Matteo Berrettini.

Dopo aver visto soccombere Sonego con Andujar sarà meglio non illudersi per via del ranking inferiore del giovane australiano Alex Popyrin, 20 anni e n.105 del mondo ma tipo tosto, gran servizio e gran dritto. Potrebbe essere, quello sul campo 17, un match giocato… allo specchio. Le caratteristiche sono simili ma il nostro è più esperto e insomma è il favorito. È la prima volta al terzo turno qui per tutti e due, ma Matteo ha raggiunto gli ottavi a Wimbledon. Ed è approdato qui al terzo turno senza giocare benissimo. Si dice sia un buon segno.

Io ieri l’ho visto sereno, insieme a suo padre che mi ha detto che per via del nonno i Berrettini hanno ancora una casa a Firenze nella zona di Bellariva, non lontana dall’Arno. Si è allenato con Vincenzo Santopadre per un’oretta defatigante, credo che non gli dispiaccia giocare verso l’imbrunire, quando farà meno caldo. Gli australiani sono più abituati a temperature estreme. Ci si augura non ci sia troppo vento. “I giocatori con le leve lunghe sono più svantaggiati dei brevilinei quando c’è vento, e poi può essere un fattore che innervosisce anche se ci si arriva mentalmente preparati… Contro Thompson nei primi set ho fatto un sacco di steccate”, aveva detto venerdì sera Matteo.

Sono certo, per il resto della giornata, che la redazione vi consiglierà di non perdervi Kyrgios-Rublev, un match che promette scintille. Ma lì dovrete essere probabilmente un po’ più nottambuli che per Berrettini.

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Editoriali del Direttore

Non credo che Serena Williams possa vincere il suo quarto Roland Garros, ma…

La caccia al 24° Slam di Court nella sua testa continua. Anche se fa freddo “e io lo odio! Mai vista la neve per metà della mia vita” e le palle sono pesanti. Ma se il maltempo l’aiutasse facendole disputare le sue partite sotto il tetto?

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Serena Williams - Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Tanti auguri Serena, buon compleanno davvero alla giocatrice più forte del terzo millennio e forse di sempre (anche se Gianni Clerici direbbe che lo è stata invece Suzanne Lenglen, La Divina).

Ieri Serena Williams ha compiuto 39 anni e ha detto, non per la prima volta: “Non avrei mai creduto di ritrovarmi a giocare ancora a 39 anni. E ora non so quando mi fermerò. Mi diverto ancora e finché mi diverto…”. Pareva di sentire riecheggiare le parole tante volte pronunciate da un suo coetaneo, tal Roger Federer.

Di certo, è la prima volta che Serena li festeggia a Parigi. E di certo è anche la prima volta dopo tantissimi anni che all’avvio di uno Slam non viene considerata fra le primissime favorite, nonostante all’appello manchi la campionessa in carica Barty, e le ultime due vincitrici dell’US Open Osaka e Andreescu (peraltro non fortissime sulla terra rossa).

 

Vero che la terra battuta non è mai stata la superficie prediletta – le spunta in buona parte l’altrimenti micidiale arma del servizio – tuttavia il suo non è un caso… Sampras! Sweet Pete non è mai andato oltre una semifinale a Parigi (1996). Serena ha vinto il Roland Garros tre volte (2002-2013-2015) ed è stata finalista nel 2016, semifinalista nel 2003, nei quarti altre cinque volte. Ai tre trionfi nel torneo di Port Auteuil si devono aggiungere altri 10 titoli conquistati sui campi rossi. Non sono così pochi.

Ma, oltre a dover sottolineare che sono comunque cinque anni che Serena non vince più al Roland Garros – nel 2015 è diventata la più anziana vincitrice del torneo con i suoi 33 anni e mezzo – quest’anno sembra esserci una favorita che sembra stagliarsi su tutte, Simona Halep, e varie altre, come Svitolina e Azarenka nel suo quarto (Vika l’ha battuta a New York), Muguruza e Kenin nell’altra metà, che sembrano avere le stesse chance di Serena se non di più, dopo aver visto che Serena si è fatta trascinare al terzo set da tutte le sue avversarie nel Kentucky e all’US Open prima di soccombere.

Potete, se ne avete voglia, ascoltare i motivi per cui Steve Flink e il sottoscritto ci siamo sbilanciati in sede di presentazione video del sorteggio a sostenere che ci sembra fortemente improbabile che Serena, certo appesantita dagli anni con l’handicap di una superficie ultra-pesante per via dell’umidità incalzante e di palle Wilson che perfino Nadal fa fatica a spingere, riesca a conquistare il suo quarto Roland Garros e il famoso 24° Slam. Cioè quello che le consentirebbe di eguagliare il record di Margaret Court e cancellare l’incubo che la perseguita ormai da nove tentativi falliti, incluse le quattro finali Slam perdute dopo la nascita della sua bambina e tutte perdute senza aver vinto un set.

Serena si è allenata in Francia da lunedì, alla tennis Academy del suo coach Patrick Mouratoglou nei pressi di Nizza, ma sulla terra rossa non gioca da un anno e mezzo, dal terzo turno del Roland Garros del maggio 2019, quando perse da Sofia Kenin (la sconfitta per lei più… prematura in uno Slam dal 2014).

Serena Williams – Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Per una qualsiasi altra giocatrice l’aver centrato quattro finali di Slam e perso soltanto in semifinale all’ultimo US Open avrebbe rappresentato un sogno. Per lei no. Ha vinto 23 Slam su 75 ai quali era iscritta, mica uno solo.

Una semifinale dovrebbe essere un buon risultato per me? Assolutamente no! Mi ritrovo in una posizione nella mia carriera nella quale non posso essere soddisfatta! Non voglio star seduta qui e dire: “Oh, sono felice! No, perché non lo sono!”.

Serena dovrà affrontare al primo turno Kristie Ahn, l’americana che si è distinta particolarmente in questo 2020 per la sua abilità nel movimentare i social, soprattutto Tik Tok, durante i mesi difficili del lockdown. “Non ho giocato alcun torneo di preparazione a questo, il che è inconsueto per me – ha detto ieri Serena a Parigi. Questo è stato un anno davvero inconsueto, raro. Ho cercato di fare tutta la riabilitazione possibile da Patrick, dopo il problema avuto alla caviglia a New York. Sono al 100 per 100 della condizione fisica ora? No, ma abbastanza per provarci. Non giocherei se non pensassi di essere competitiva e non conosco atleti che non competano se non sono al 100%. Se gioco bene posso ancora battere chiunque e più gioco e meglio dovrei riuscire a giocare”.

Insomma la caccia di Serena continua, anche se con questo freddo parigino lei non ha mai giocato. “Fra California e Florida, e nei vari tornei, non mi è mai capitato. Odio il freddo e per metà della mia vita…non ho mai visto la neve!”. Di certo il tempo, che prevede piogge ripetute, non sarà suo alleato… a meno che dovendosi lei esibire quasi sempre sotto il tetto dello Chatrier (sia pure un tetto con delle perdite…), non finisca per avvantaggiarsene.

P.S. A proposito di tetti “bucati”, qualcuno ricorda quello di Napoli per il match di Fed Cup Italia-Spagna?

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Jannik Sinner è il favorito con il mancato sposo Goffin? Il belga: ”In allenamento mi batte sempre e a Rotterdam…”

“Vedo Sinner capace di vincere uno Slam, prima o poi…”. Il belga si è allenato con Berrettini. E Djokovic con Thiem

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Il programma del Day 1 a Parigi

C’era stato un risultato, fra i tanti a sorpresa registrati a Roma durante gli Internazionali d’Italia e dovuti a tante concause (transizione dal cemento made in USA, desuetudine agonistica, effetti Covid) che da noi in Italia era passato sotto silenzio pur essendomi apparso impronosticabile: il netto 6-2 6-2 inflitto a David Goffin da Marin Cilic.

Soltanto oggi sono in grado di interpretarlo meglio, alla luce di una notizia fornitami dall’amico e collega belga Yves Simon: il 19 settembre, cioè nel weekend del torneo di Roma, Goffin avrebbe dovuto sposarsi!

Soltanto una decina di giorni prima ha deciso, causa Covid-19 e l’impossibilità di fare il ricevimento che avrebbe voluto, di rinviare il matrimonio.

 

“A quel punto ho deciso di giocare a Roma…ma è stato un errore! Non ero preparato, né tennisticamente né mentalmente. Non ho voluto ripetere l’errore andando anche a Amburgo. Ho preferito allenarmi intensamente a Montecarlo…”.

-E l’hai fatto?

“Sì, ho giocato per cinque giorni con grande intensità, sulla terra rossa naturalmente, e mi sento adesso in forma e ottimamente preparato”.

-Temi Sinner?

“Lo conosco bene, ci siamo allenati diverse volte, sia a Monaco sia a Bordighera. E’ molto forte e sono convinto che sia un giocatore che prima o poi potrà vincere uno Slam. In allenamento mi batteva sempre, e lo ha fatto anche a Rotterdam in gara (76,75, 9 p. a 7p. il punteggio del tiebreak; si è giocato a febbraio 2020), però uno Slam è diverso: si gioca tre set su cinque, e vincere tre set per un giovane non è come vincerne due. Avete visto cosa è successo a Jannik all’US Open con Khachanov? E’ anche una questione di esperienza…”

Tutto vero, come vero che le condizioni climatiche, il freddo che ha costretto in questi giorni tutti i giocatori a indossare leggings – beh, in Francia li chiamano fuseaux, la traduzione italiana calzamaglia, ghette non mi persuade – le palle Wilson assai pesanti di cui si è lamentato Rafa Nadal, sembrerebbero poter favorire il tennis di Sinner al cospetto del “peso leggero” belga.

Questo sabato, alla vigilia del suo match delle 11 sul Chatrier, Goffin si è allenato sul campo Simonne Mathieu con Matteo Berrettini. Per carpirgli qualche segreto su Sinner? Sullo Chatrier hanno invece giocato insieme, curiosamente, Djokovic e Thiem. Vero che l’austriaco è capitato nella metà del tabellone di Nadal, ma fra 15 giorni Nole e Dominic potrebbero trovarsi contro in finale.

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Editoriali del Direttore

Roland Garros, avvio con il botto: Wawrinka-Murray, ma anche Thiem-Cilic e Sinner-Goffin

Per Thiem, nella metà di Nadal, un percorso di guerra. Rispetto a Rafa, dopo l’inizio in discesa, sta meglio Djokovic

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

IL TABELLONE MASCHILE
IL TABELLONE FEMMINILE


Tengo a precisare, a scanso di equivoci, di avere scritto questo articolo di commento al tabellone entro l’ora successiva al sorteggio. Si è deciso di ritardarne la pubblicazione per la mattina presto di venerdì per dare modo ai lettori di commentarlo senza che Ubitennis con il mio editoriale avesse già dato una sua impronta. Ora potrete verificare se alcuni dei commenti postati dai lettori coincidano più o meno, o addirittura per niente con quanto potete leggere in questo articolo. E sono curioso anch’io di vedere se il mio pensiero sarà stato condiviso o meno. Buona lettura (spero…).

Un sorteggio con il botto: Wawrinka-Murray al primo turno! Un ex campione del Roland Garros contro un ex finalista, lo svizzero ex n.3 contro lo scozzese ex n.1! Ma anche Thiem-Cilic, due che sono o sono stati n.3 del mondo, fra il finalista degli ultimi due anni e il croato quartofinalista nel 2017 e 2018, non è davvero da buttar via, anche se Cilic, 32 anni questo 28 settembre, non è più quello che ha vinto un US Open sei anni fa (2014).

E l’altro aspetto più significativo è che Thiem e Nadal, finalisti degli ultimi due anni si trovano nella stessa metà tabellone. Non solo: per Thiem al di là dell’ostacolo forse non così duro in Cilic, c’è un probabile Ruud al terzo turno e in ottavi teoricamente Wawrinka (più che Murray, ma non si sa mai: il Wawrinka visto con Musetti non è apparso irresistibile) per trovare poi magari Schwartzman più che Monfils. Insomma un vero percorso minato per l’austriaco, per arrivare a Nadal! Non mi pare si possa dire che abbia avuto fortuna.

E anche Nadal, che non si può davvero lamentare del suo tabellone fino ai quarti, poi però non sarà contento neppure lui di avere Thiem dalla sua parte, mentre non credo che tema un’eventuale quarto contro Zverev- Corre meno rischi di lui Djokovic, perché, a parte quel Bautista Agut che lui un po’ soffre (ma più sul cemento che sulla terra rossa, direi) e potrebbe trovare nei quarti se lo spagnolo esce dalla zona presidiata da Berrettini che rischierà a sua volta con Carreno Busta, secondo me difficilmente può perdere da Khachanov o Garin, e nemmeno dal n.4 Medvedev, dal n.13 Rublev, dal 9 Shapovalov

Semmai è Tsitsipas in buona giornata quello che gli può dare più noia, perché gli altri tre succitati sulla terra rossa sono troppo incostanti per metterlo in difficoltà sulla distanza dei tre su cinque. Vedrei il miglior Shapovalov capace di stappargli un set o forse due, ma non tre, almeno oggi. Tsitsipas farà bene però a stare attento a Krajinovic, così come Shapovalov non ha il match in tasca con Dimitrov al terzo turno. Da Medvedev-Fucsovics potrebbe scappar fuori la prima sorpresa, nel senso di un top-5 estromesso dal torneo anzitempo.

Per quanto riguarda gli italiani, beh è un peccato che Fognini non sia (probabilmente) nelle migliori condizioni, perché un tabellone migliore di questo non poteva capitargli. Kukushkin, poi un qualificato, poi un quartetto da cui potrebbe uscire Isner che sulla terra rossa a 34 anni non è troppo temibile, insomma arrivare a Nadal negli ottavi sarebbe un traguardo raggiungibilissimo. Di Berrettini ho accennato: al terzo turno dovrebbe arrivare senza problemi, poi troverebbe o Carreno Busta o Bautista Agut in ottavi e lì probabile disco rosso con Djokovic, contro il quale Matteo sarebbe più temibile sul cemento nonostante che anche Djokovic sui campi duri abbia dimostrato di essere un n.1.

Un primo turno durissimo, e uno dei match di cartello anche per chi non è italiano né belga, è Goffin-Sinner. Entrambi non possono dirsi fortunati. Goffin è certamente favorito, ma c’è partita. Anche in questo caso forse il “nostro” aveva più chances di fargli male sul “veloce” dove il suo dritto soffre meno. I due si conoscono benissimo, si sono allenati tante volte insieme sia a Montecarlo sia al Centro Piatti di Bordighera. Curiosamente più volte su campi in cemento che sulla terra rossa. L’amico giornalista Yves Simon mi ha detto che Goffin gli ha raccontato: “In allenamento con Jannik credo di non aver vinto quasi mai!”.

 

Chi viene fuori da quel duello può far parecchia strada. La testa di serie che presidia la zona è Paire… e più in là a livello di ottavi Zverev che sui campi rossi, anche se ha vinto Roma, non mi convince del tutto. Il tedesco però ha un buon tabellone, fino a Goffin (o Sinner?) non vedo proprio da chi possa perdere. Però Sascha non è ancora un tennista solidissimo, di nervi e prestazioni.

Dagli altri azzurri, più che al massimo un secondo o un terzo turno, non credo ci si possa attendere, perché al primo o al secondo si imbattono in teste di serie, anche se non fortissime. Per ora mi fermo qui. Un commento al tabellone femminile lo farò in un secondo momento, ma se dovessi scommettere su una finale dopo aver visto il tabellone punterei su Halep-Muguruza.

OTTAVI TEORICI

[1] N. Djokovic vs [15] K. Khachanov
[10] R. Bautista Agut vs [7] M. Berrettini
[4] D. Medvedev vs [13] A. Rublev
[9] D. Shapovalov vs [5] S. Tsitsipas

[8] G. Monfils vs [12] D. Schwartzman
[16] S. Wawrinka vs [3] Thiem
[6] A. Zverev vs [11] D. Goffin
[14] F. Fognini vs [2] R. Nadal

PRIMO TURNO PER GLI ITALIANI

[7] M. Berrettini vs V. Pospisil
[14] F. Fognini vs M. Kukushkin
L. Sonego vs qualificato
J. Sinner vs [11] D. Goffin
G. Mager vs [22] D. Lajovic
S. Travaglia vs P. Andujar
A. Seppi vs qualificato
S. Caruso vs G. Pella

Il tabellone maschile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

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