Nadal sposa l'antidiva Francisca (Scanagatta). Altro che wags (Ponchia). China Open, Fognini eliminato (Schito)

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Nadal sposa l’antidiva Francisca (Scanagatta). Altro che wags (Ponchia). China Open, Fognini eliminato (Schito)

La rassegna stampa di sabato 5 ottobre 2019

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Nadal sposa l’antidiva Francisca (Ubaldo Scanagatta, Giorno-Carlino-Nazione Sport)

È la donna del mistero. Una delle donne più inquadrate negli ultimi 14 anni (!) dalle tv di tutto il mondo. La fedele sempiterna compagna di uno dei campioni più popolari del globo, finalmente sabato 19 udrà le fatidiche parole: Si, quiero, «Sì, lo voglio». Ma se chiedeste a milioni di persone chi sia, che cosa faccia, che cosa pensi, Francisca Perellò, scorgereste facce e risposte incerte. È una ragazza carina ma non appariscente, capelli scuri sempre naturali e castani come gli occhi suoi e del promesso sposo. Indossa sempre abiti semplici, un trucco leggero le illumina il viso pulito, il sorriso è quasi sempre mezzo, rivelatore d’una apparente timidezza. Gli amici la descrivono semplice, puntigliosa, attenta ai dettagli. E lei avrà certamente anche mille altre virtù, ma forse nessuna così evidente come la sua discrezione. In 14 anni al fianco di un supercampione come Rafael Nadal è stata una vera impresa trovare, tranne che per le fotografie scattate in tribuna accanto alla sorella del prossimo sposo, dei suoceri, scatti che la immortalino altrove, in eventi mondani, social. Nessuna intervista a riviste e giornali. Proprio non sopporta di finire in copertina. «Grazie, non ho proprio nulla da dire» ha sempre cortesemente risposto a decine di giornalisti la novia di uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi: appunto Nadal, il primo grande rivale di Roger Federer, vincitore di ben 12 Roland Garros, di 19 Slam, uno meno dello svizzero. Nove anni fa quel macho ipermuscolato aveva accettato di girare un video intimamente ravvicinato per il lancio della hit Gitana della popstar colombiana Shakira. I gossip-tabloid si scatenarono. Senza immaginare che senza l’ok di Maria Francisca, detta Meri, il video non sarebbe mai stato girato. Rafa sarà l’ultimo dei Fab Four a sposarsi: 4 anni dopo Andy Murray, 5 dopo Novak Djokovic, 10 dopo Roger Federer. LUI ha 33 anni. Lei è nata il 7 luglio 1988, figlia unica di papà Bernat, costruttore edile, e mamma Maria Pascual, funzionaria del comune di Manacor, la cittadina delle Baleari dove è nato Rafa. Il matrimonio si celebrerà a Port de Pollenca, location esclusiva sul litorale nord: 500 gli invitati, inclusi diversi tennisti. E naturalmente anche re Juan Carlos e consorte. E Federer? Dieci giorni fa mi disse a Ginevra: «Non sono invitato». Ma l’invito sarà arrivato. Rafa e Xisca si erano conosciuti al liceo. A presentarli la sorella di lui, Maribel. Il primo bacio? Pare nel 2005, anno del primo trionfale Roland Garros. Anche Rafa è riservato, discreto. L’unico bacio che gli ho visto dare in pubblico a Xisca è stato dopo aver vinto Montecarlo nel 2016. Un’eccezione. I paparazzi che pochi mesi fa li hanno finalmente colti in atteggiamento affettuoso sulla nuova barca acquistata da Rafa, il Beethoven, stanno ancora festeggiando. Rafa si allenava e giocava a tennis. Xisca studiava economia aziendale, laureandosi. A Londra ha lavorato un po’ per Img, società di management che segue Rafa, e per l’agenzia di assicurazioni Mapfre. Il solo modo per convincere Xisca a rilasciare qualche dichiarazione è stato chiederle di parlare della Fondazione Rafa Nadal che lei dirige insieme a mamma Nadal (Ana Maria), la presidente. Nella vita e nella famiglia di Rafa e Xisca ci sono già ogni anno 800 bambini, quelli di cui si occupa la Fondazione nata sulla scia di un torneo in India: «Rafa sentì che doveva restituire qualcosa di quello che aveva avuto. La semplice beneficienza non bastava. Abbiamo scelto la discrezione: preferiamo lavorare per raggiungere risultati piuttosto che raccontarli». ANCHE per l’abito da sposa, disegnato apposta per lei dalla stilista catalana Rosa Clara, Xisca non rinuncerà alla sobrietà: indosserà un modello di stile romantico, classico, haute couture e su misura, creato appositamente per lei, molto coerente con il suo stile discreto ed elegante. E Rafa si sforzerà di darle almeno un altro bacio.

Altro che wags (Viviana Ponchia, Giorno-Carlino-Nazione Sport)

 

Andre Agassi ha spiegato in maniera definitiva quanto il tennis sia magnifico e crudele. Uno sport da lupi solitari senza panchina o bordo campo in cui nascondersi quando le cose si mettono male. In questa condizione di forzato autismo, agli antipodi della bolgia da stadio, è essenziale sapersi scegliere i giusti supporter sentimentali. […] Due tra i piu grandi di sempre hanno scelto infatti complici agli antipodi dalla wag di ordinanza per reggere il peso della gloria. Compagne carine ma non abbaglianti, discrete ai limiti dell’introversione e tenaci dentro storie d’amore che durano. Qui si racconta della misteriosa signorina Francisca Perellò, che tra qualche giorno andrà all’ altare con Rafa Nadal. Ma donna di penombra e sorrisi indecifrabili e anche Mirka Vavrinec, da dieci anni moglie di Roger Federer. L’ingenuo che si sente domandare chi sia la donna del dio del tennis fra quelle inquadrate dalle telecamere non sceglierà lei ma la sventola bionda seduta vicino. Mirka, multimilionaria consorte di Superman, ha capelli terrestri sparpagliati su una camicetta azzurra, il lucidalabbra e due coppie di gemelli ai quali ricordare che non si parla al papà mentre è al lavoro. La dicono allergica a taccuini e microfoni, in pace con il proprio passato modesto da ex tennista professionista, non proprio simpatica, lontana dai social. Un diciannovenne e imbranato Federer la baciò ai Giochi estivi di Sidney nel 2000. Non si sono più lasciati. E lui che potrebbe avere la fila fuori dallo spogliatoio vuole fare felice solo lei. Lo hanno sentito dire: «Forse la gente pensa che io sia il migliore, ma io ho bisogno che la migliore sia Mirka». Nadal sottoscrive, gli altri prendano appunti.

China Open, Fognini eliminato (Francesca Schito, Il Tempo)

Una sconfitta che vale doppio per Fabio Fognini. L’azzurro, sui campi in cemento del China Open, si è arreso in tre set (3-6 6-3 6-1) a Karen Khachanov nel quarti di finale del torneo 500 di Pechino. L’azzurro è partito bene aggiudicandosi il primo set, ma il moscovita ha saputo sfruttare gli errori dell’azzurro, che nel secondo parziale ha sprecato una palla break nel terzo gioco, aggiudicandosi il secondo set. Fognini nel terzo parziale regala subito un vantaggio al suo avversario perdendo il servizio nel primo game per poi ripetersi, riscontrando enormi problemi alla battuta. Oltre alla sconfitta in sé, per il tennista di Arma di Taggia rimane l’amaro in bocca di aver lasciato a Pechino punti importanti per continuare a sperare nella corsa verso le ATP Finals di Londra. Fognini, che lo scorso anno arrivò fino alla semifinale del China Open, è ancora in corsa per l’ottavo posto della Race, al momento occupato dall’altro italiano Matteo Berrettini, sconfitto nel primo turno del torneo di Pechino, così come Monfils, Zverev e Goffin. La corsa del ligure riprenderà nei prossimi giorni a Shanghai, una corsa che ora è sempre più in salita. Azzurro L’italiano sconfitto in China rischia le Finals di Londra

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Trevisan, resurrezione con il sorriso. Dopo l’anoressia ecco il primo Slam (Crivelli). Trevisan, lo Slam è un mondo nuovo (Semeraro). Federer: “Djokovic e Nadal alla fine vinceranno più di me” (Paglieri)

La rassegna stampa del 18 gennaio 2020

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Trevisan, resurrezione con il sorriso. Dopo l’anoressia ecco il primo Slam (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Non esiste un mostro o un miracolo più grande di noi stessi. E con un ace sul match point contro la ex numero 7 del mondo, Martina Trevisan ha definitivamente rinchiuso i suoi demoni, conoscendo la favola della resurrezione. Promesse e malattia A 26 anni, la fiorentina con il cognome che tradisce le origini friulane del padre rinasce a nuova vita, battendo la Bouchard e qualificandosi per la prima volta a uno Slam, un risultato che quando era junior esperti pronosticavano come una costante formalità. Già, Martina è stata una grande promessa, da figlia di una maestra di tennis e sorella di un numero 1 mondiale giovanile, Matteo, vincitore del Bonfiglio nel 2007 e a quei tempi considerato il nuovo messia delle racchette. tricolori. […] E invece, nel 2010, le pressioni ingestibili, un paio di infortuni e la crisi tra i genitori la gettano nell’abisso. Diventa anoressica: «Forse è stato un modo per farmi prendere sul serio, per farmi capire quanto profondo fosse il mio malessere. Non mi piaceva più giocare a tennis, non mi sembrava che ne valesse più la pena». Smette per quattro anni, si rivolge a una psicoterapeuta, si concede una vita finalmente normale, torna a scuola, impara la zumba, quando può tira tardi con le amiche e intanto diventa maestra di tennis a Pontedera. E nel 2014, ritrovato finalmente l’equilibrio con se stessa, capisce che lo spirito competitivo non l’ha mai abbandonata. E decide di riprovarci: «Quando l’ho detto ai miei allievi, erano tutti strafelici. Appena si è saputo che volevo tornare all’agonismo nemmeno uno ha provato a farmi cambiare idea. È stato come se per anni tutti fossero rimasti in attesa di quel momento». Basta debolezze Il 25 febbraio 2014 un post su Facebook («Let’s start a new beginning») è il segnale della ripartenza. La Trevisan chiama il Centro Federale di Tirrenia, e le rispondono che la stanno aspettando a braccia aperte. Fino al 2017 la segue Tathiana Garbin, che la convoca pure in Fed Cup e che ieri notte è stata la prima persona abbracciata da Martina dopo l’impresa: «E una ragazza caparbia – dice la capitana azzurra – che ha lavorato molto sulle sue debolezze e quando è riuscita ad accettarle, le ha superate». In tre partite non ha concesso nemmeno un set, ha domato prima il fumo e poi il vento: «E il mio giorno più bello, lo dedico alla nipotina Emma e al mio allenatore Matteo Catarsi ». Al decimo tentativo, Martina giocherà finalmente uno Slam. E sembra il rumore di una porta che si chiude lasciandosi dietro tutte le ombre.

Trevisan, lo Slam è un mondo nuovo (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

 

Ci sono punti che chiudono una partita e aprono un mondo. Martina Trevisan a Melbourne ha usato un ace per scrollarsi di dosso in due set Eugenie Bouchard, biondissima canadese decaduta dai piani alti del tennis dopo un paio d’anni di furore, ed entrare per la prima volta in carriera nel tabellone di uno Slam. A 26 anni, incipit vita nova DUE VITE. Gli Slam erano il mondo a cui Martina la fiorentina, volto intenso da ritratto del Masaccio, braccio benedetto, sembrava destinata già a sedici anni, quando spopolava fra le juniores e vinceva partite anche fra le pro. Una predestinata, che la racchetta se l’era trovata in mano da bebè. Poi la vita si è messa di traverso. Le turbolenze in famiglia, la pressione di stare al passo con le aspettative altrui dopo che il fratello maggiore Matteo, numero 1 del mondo juniores nel 2007, che fa il maestro fra Prato e Firenze, si era perso fra infortuni (tanti), fragilità e scelte sbagliate […] Così un giorno del 2010 Martina ha alzato le braccia. Battuta, prima che le partite vere iniziassero, da un’avversaria vigliacca. «I miei si stavano separando – ha raccontato – avevo i riflettori puntati addosso, e aggiungiamoli anche un paio di infortuni. L’anoressia mi ha trovata già spiazzata. Penandoci ora è stato un modo per farmi prendere sul serio, per gridare tutto il mio malessere». FELICITA: Il match si è interrotto per quattro anni, Martina ha iniziato a fare la maestra a Pontedera, ha ritrovato l’equilibrio, vinto il tie-break con il corpo e la mente. Tutti tranne uno. «Ero serena. Ma mi sono accorta che non ero davvero felice». […] Prima tappa l’Itf di Caserta – quarti di finale arrivando dalle qualificazioni – poi è venuto il resto. La classifica (oggi è n.154), la convocazione in Fed Cup. L’anno scorso proprio agli Australian Open la qualificazione l’aveva mancata di due punti, contro la cinese Zhu. Questione di centimetri. Stavolta, nonostante la disperata rimonta finale di Gene, aiutata dagli strattoni del vento, non ha fallito. «Dopo la sconfitta con la Zhu ho lavorato molto sulla parte mentale, proprio per evitare gli errori di un anno fa. Con la Bouchard ho giocato punto su punto invece di pensare che dal 6-4 5-0 mi ero ritrovata sul 5-3. Alla fine il braccio ha un po’ tremato, ma non mi sono fatta prendere dall’ansia e ho giocato con lucidità . E’ il giorno più bello della mia vita tennistica, lo dedico a Emma, mia nipotina di due anni, e a tutti quelli che mi sono stati vicini». Benvenuta nel nuovo mondo. Anzi, in un mondo nuovo.

Federer: “Djokovic e Nadal alla fine vinceranno più di me” (Claudio Paglieri, Il Secolo XIX)

Dici Roland Garros e pensi a Rafa Nadal (12 titoli). Dici Wimbledon e pensi Roger Federer (8). Dici Australian Open, il torneo che da lunedì apre la stagione degli Slam, e non puoi non considerare favorito Novak Djokovic, che di vittorie ne ha già messe insieme sette, senza perdere neppure una finale. […] La lotta tra i due è acerrima, 29-26 per il serbo negli scontri diretti, e molti altri ne vedremo. Nadal è nella parte alta del tabellone e ha avuto un buon sorteggio: dovrà guardarsi da Kyrgios, Thiem e Medevdev. Però la storia racconta che lo spagnolo, in Australia, nonostante la sua resistenza fisica e le sue doti di lottatore ha vinto solo una volta, nel lontano 2009, e ha poi perso quattro finali compresa quella indimenticabile del 2018 con Federer. Lo svizzero, numero 3 del mondo, a 38 anni va ancora rispettato e temuto. Lo scorso anno ha perso Wimbledon dopo i famosi due match point con Djokovic. E’ nella parte bassa del tabellone con Shapovalov, Tsitsipas e Djokovic. Durissima. In compenso, visto che per ripararsi dal fumo degli incendi si giocherà spesso indoor, col tetto chiuso, lo svizzero troverà condizioni a lui più favorevoli. I tre grandi si sono spartiti ben 55 Slam. Ovvvero quasi tutti. Federer è a 20, Nadal a 19, Djokovic a 16. Alla fine, chi ne avrà collezionati di più? «E’ una questione importante per noi tre — ha detto ieri Federer — per me fu importante superare i 14 di Sampras, anche se battere quel record mi fece sentire un po’ a disagio». Lo svizzero ha poi ammesso: «Mi sembra ovvio che Novak e Rafa vinceranno più Slam di me, sono incredibilmente forti e hanno più anni di carriera davanti. Il livello mostrato nel 2019 dimostra che continueranno a vincere». Molti sperano che Roger si sbagli, e che in Australia cominci finalmente il regno di un giovane sovrano. I nomi plausibili sono due: il greco Tsitsipas, 21 anni, numero 6 del mondo, che ha appena vinto le Atp Finals, e il russo Medvedev, 23 anni, numero 4, rivelazione della seconda parte di stagione nel 2019 con la finale agli Us Open. Tsitsipas può essere davvero, per eleganza dei gesti, l’erede di Federer, mentre Medvedev sembra più un’evoluzione di Djokovic. […] Riguardo agli italiani, Berrettini e Fognini sono dalla stessa parte di tabellone. Sarebbe bello un derby negli ottavi di finale, anche perché significherebbe avere un azzurro nei quarti. Melbourne non ha mai dato grandi soddisfazioni ai nostri tennisti, nel 2015 Seppi batté Federer ma perse negli ottavi (con match point) da Kyrgios, anche Fognini non è mai andato oltre gli ottavi e Berrettini ha perso due volte al primo turno. [….] La curiosità dei tifosi è anche puntata su Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, forse già pronti per i massimi livelli. Sinner 18 anni, non ha ancora vinto un match nel 2020, forse distratto dalla straordinaria attenzione mediatica. Musetti, 17 anni tesserato Park Genova, ha vinto ieri 6-7 6-4 7-5 il secondo turno di qualificazione contro Copil. “La partita più bella della mia vita. Ho rischiato nel terzo set, quando si sono rotti i lacci delle scarpe nuove, l’arbitro non mi ha permesso di cambiarli e sono andato sotto 3-0”. Ma ha rimontato da 2-5 e vinto. Oggi con l’olandese Griekspoor si gioca l’ingresso in tabellone. Impresa riuscita per la prima volta a Martina Trevisan, 26 anni, ex grande promessa ora ritrovata, che ha battuto la canadese Bouchard, ormai più influencer che tennista. Un buon segnale per il nostro tennis femminile, ormai quasi azzerato

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Sinner, la benedizione di McEnroe (Cocchi). «Io, il futuro, imparo giocando coi grandi» (Semeraro). Nadal a Melbourne per emulare le leggende del tennis vintage (Semeraro)

La rassegna stampa di venerdì 17 gennaio 2020

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Sinner, la benedizione di McEnroe: «Che talento, vincerà molti Slam» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

E così il sorteggio ha deciso. L’Australian Open che parte lunedì tralascia per un giorno le polemiche legate all’aria che tira (per i terribili incendi che devastano parte dell’Australia) e il tennis torna protagonista. Come l’Italia, che sogna con l’esordio Slam di Jannik Sinner e un ipotetico ottavo di finale tra Matteo Berrettini e Fabio Fognini. L’inizio del 2020 per Sinner non è stato vincente come avrebbe sperato: due sconfitte a Canberra e Auckland hanno rallentato il numero 79 del mondo, ma i motivi per sorridere ci sono. Il campione Next Gen, che ieri si è allenato con Roger Federer, esordirà nel main draw contro un qualificato e nel frattempo può caricarsi con le parole che John McEnroe ha avuto per lui, definito «miglior talento degli ultimi 10 anni». Mac ha previsto per lui un futuro luminoso: «L’ho visto in azione e ha il potenziale per vincere tanti Slam – ha sentenziato Mac -. È uno dei giovani più talentuosi che mi sia capitato di incontrare nell’ultimo decennio. Non dovrà abbattersi all’inizio, perché pian piano la pressione aumenterà e i rivali faranno di tutto per evitare la sconfitta contro un ragazzo di 18 anni. Dovrà essere preparato a lottare, ma ha tutte le armi per farlo». Per sperare nel derby tricolore agli ottavi con Berrettini bisognerà sperare che Fognini superi Reilly Opelka, il gigante americano di 2 metri e 11 con cui aveva chiuso l’ultimo Slam del 2019. Matteo invece arriva dal 2019 con un carico pesante: responsabilità e fatiche, ma anche continua voglia di mettersi alla prova. Per lui è il primo Slam dopo le gioie degli ottavi a Wimbledon e la fantastica cavalcata fino alla semifinale di Flushing Meadows contro Nadal. Lo scorso anno l’avventura a Melbourne si era chiusa subito contro Tsitsipas, ma quello era un altro Berrettini. Ora, da numero 8 al mondo, il romano (nello stesso quarto con Federer) inizia la salita contro la wild card australiana Harris, numero 162. Meno fortunato Lorenzo Sonego, subito contro Nick Kyrgios, mentre Tsitsipas e Zverev saranno i primi ostacoli per Caruso e Cecchinato. Seppi trova Kecmanovic e Travaglia affronta Garin. Due sole dorme nel tabellone principale: Camila Giorgi con una qualificata e Jasmine Paolini che apre con Blinkova. Novak Djokovic, che difende il titolo, si trova dalla stessa parte di Roger Federer, mentre Nadal, che corre per l’aggancio ai 20 Slam del Magnifico, sembra avere un tabellone non irresistibile, almeno fino agli ottavi. Intanto nel tabellone femminile il match più interessante del primo turno è senz’altro quello tra Venus e Coco Gauff, replay di Wimbledon quando, battendo la Williams senior, la teenager con le treccine si rivelò al mondo. Anche Serena, fresca di vittoria a Auckland, trova una teenager all’esordio. La 18enne Potapova sarà la prima a cercare di fermarla nella rincorsa al 24° Slam. La storia aspetta.

«Io, il futuro, imparo giocando coi grandi» (Stefano Semeraro, La Stampa)

 

Jannik il rosso, il campione delle Next Gen, il prodigio 18enne a cui persino John McEnroe ha predetto un futuro superstar, ieri si è allenato con Roger Federer sul centrale di Melbourne. Due set: 6-3 il primo per Sinner, 6-3 il secondo per Sua Altezza. Oggi replica con Nadal, domenica è il turno di Djokovic. Sinner, si diverte? «Molto. Soprattutto è una fortuna giocare con loro, perché imparo tante cose. Magari mi capitasse anche nel torneo».

Appunto: lunedì iniziano i suoi primi Australian Open. Obiettivo?

Be’, vincere una partita quest’anno già sarebbe qualcosa… Scherzi a parte: vediamo come me la cavo al meglio dei cinque set, se riuscissi a fare due o tre match di fila. Mi sento pronto. O forse no…

Ricordi televisivi di Melbourne?

La finale dello scorso anno, Seppi che batte Federer. Mi alzavo la mattina per guardare le partite. Adesso tocca a me.

Dal 2020 cosa si aspetta?

Di migliorare sempre. Ho lavorato sul servizio, mi sono irrobustito, con il diritto ora riesco a fare più gioco mentre prima manovravo soprattutto con il rovescio. Devo giocare almeno 60 partite. E prepararmi ai giorni difficili, che verranno. […]

In Italia si fa presto a passare da eroi a falliti: la preoccupa?

No, è normale per uno sportivo. Te ne devi fregare. Anche quando ti dicono che diventerai ii numero 1.

Il 2020 sarà l’anno del sorpasso fra giovani e vecchi anche nel tennis?

Può essere. Anche i tre grandi prima o poi dovranno andarsene, no?

Il primo Next Gen che vincerà uno Slam?

Dico Medvedev. Tsitsipas ci può andare vicino. O magari Berrettini. I nomi sono tanti, il bello del tennis è che tutto o quasi può cambiare molto in fretta.

Il doppio ideale?

Con Paolo Lorenzi. Abbiamo vinto ad Anversa. Ha vent’anni più di me, un gioco totalmente diverso, ma ci capiamo al volo e ci divertiamo un sacco. È bravo e umile.

E lei, è umile davvero o fa solo finta?

Perché me la dovrei tirare? Non ho ancora vinto niente, solo le Next Gen Finals. Sono uno normale.

Quest’anno la vedremo in Coppa Davis?

Non devo avere fretta di giocarla. Ho 18 anni, c’è tempo. Poi magari se ci sarà un match importante… […]

Nadal a Melbourne per emulare le leggende del tennis vintage (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Nessuno c’è riuscito nell’era Open, cioè dal 1968 in poi, nemmeno Federer. Vincere tutti i quattro Slam almeno due volte in carriera da quarant’anni a questa parte sembra impossibile anche per chi in teoria avrebbe i numeri, oltre che le qualità. A Melbourne però Rafa Nadal può rompere il tabù, raggiungendo in un colpo solo il suo amico-nemico Roger a quota 20 Slam e diventando il terzo “double career slammer” del tennis. In passato l’impresa è riuscita infatti solo a due colossi, ovvero Rod Laver; l’unico nella storia del tennis a completare addirittura due Grand Slam – nel 1962 da dilettante e nel 1969 da pro’ – e Roy Emerson, il suo amico, connazionale e compagno di doppio australiano che però approfittò del bando dei professionisti, esclusi in quegli anni dai quattro grandi tornei, completando l’impresa nel 1967, a 31 anni, con il suo secondo Roland Garros. Proprio lo slam parigino è il tallone d’Achille sia di Federer; che a Parigi ha festeggiato solo nel 2009, sia di Novak Djokovic, vincitore nel 2016. Del resto Pete Sampras, che segue nella classifica degli Slam vinti (14) i Fab 3, non è mai neppure riuscito a domare la terra rossa francese, mentre nel caso di Andre Agassi l’1 in casella riguarda sia il Roland Garros sia Wimbledon. L’Australia, il regno di Djokovic (7 centri), è invece sempre stato lo Slam fragile di Rafa, che ha perso cinque finali, due con Federer; due con Djokovic e una, probabilmente la più dolorosa perché viziata da un infortunio, contro Stan Wawrinka. Il suo trionfo del 2009 è rimasto nella leggenda, con la vittoria su Federer in cinque set pazzeschi, e la coppa ricevuta dalle mani proprio di Laver, con Roger sciolto in lacrime che lo osservava distrutto. I ricordi dolorosi per Nadal a Melbourne Park però sono la maggioranza. «Ma nella mia carriera penso di essermi più goduto le vittorie che arrabbiato per le sconfitte», sostiene il Cannibale gentile. «E comunque battere i record non è la mia ossessione». […]

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La classe operaia contro i paperoni (Semeraro)

La rassegna stampa di giovedì 16 gennaio 2020

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La classe operaia contro i paperoni (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

E poi è arrivata la pioggia a spezzare via almeno per un giorno il fumo degli incendi che da settimane copre Melbourne, nascondendo il cielo come neanche nella Londra dickensiana della rivoluzione industriale. L’inizio delle gare ieri era stato ancora una volta ritardato (di tre ore) per far scendere la concentrazione delle polveri sottili nell’aria. L’acqua ha lavato via quasi turno il programma delle qualificazioni (sono stati completati appena 16 incontri su 64), ma non ha spento le polemiche. La “working class” del circuito, gli operai che un posto nel paradiso bene remunerato dello Slam australiano se lo devono conquistare sudando nelle qualificazioni hanno l’orgoglio ferito, l’anima stropicciata. Sono in rivolta. La decisione degli organizzatori di mandarli in campo nonostante l’aria intossicata dai roghi, fra svenimenti, ritiri, attacchi di tosse da sanatorio – dallo Slam allo slum? – proprio non l’hanno digerita. E se la prendono allora con i padroni di Tennis Australia, gli organizzatori del torneo; e con i “sciuri” dai completi griffati, i loro colleghi dei quartieri alti, che secondo loro vivono ormai lontani dai problemi quotidiani di chi non riesce a spuntare contratti miliardari e deve risparmiare sulla lavanderia. «Se ieri si fosse dovuta giocare la finale con Federer o Djokovic in campo, le cose sarebbero andate diversamente?», si chiede il Masaniello americano Noah Rubin, famoso perché nel suo sito web (behind the racket) invita i colleghi a confessare i drammi e le solitudini dell’atleta professionista. «La domanda è sempre quella. Penso che la risposta sia no: non avrebbero accettato di giocare. Invece forzarci a gareggiare nelle qualificazioni in questo posto, dove non è facile stare… Durante l’anno non abbiamo possibilità di fare tanti soldi come negli Slam, se qui riusciamo a entrare in tabellone, anche perdendo al primo turo, guadagniamo più che nel resto della stagione (a Melbourne 90.000 dollari australiani, più di 55.000 euro; ndr). Quindi non è facile dire: “okay mi ritiro”. Non te lo puoi permettere. C’è anche poca comunicazione fra noi e l’organizzazione. Dicono di averci mandato una mail sulle condizioni di gioco, ma io non l’ho vista e poi qui dovrebbero inviare una mail ogni mezz’ora per aggiornarci sulle condizioni dell’aria. Forse pensano che non sia cosa importante: ma sono io che devo giocare tre ore a tennis là fuori, non loro. Fino a che il medico non me lo impedirà, io scenderò in campo. Con me però ci sono anche i raccattapalle e altra gente che non viene pagata per respirare questa aria». Se a difendere i manovali del tennis non ci pensano i sindacalisti che hanno eletto – Djokovic è il presidente del consiglio dei giocatori, dove siedono anche Federer e Nadal – chi deve farlo? «Tocca a chi è ricco e famoso fari da portavoce», grida il cobas canadese Brayden Schnur numero 103 del ranking. «Roger e Rafa sono troppo egoisti. Arrivati a fine carriera, badano solo a come la gente li ricorderà, non all’interesse generale dello sport. Così non va bene, devono metterci la faccia. Qui le condizioni di gara sono difficilissime, l’aria non si può respirare. Giocare è come fumare una sigaretta, ti senti la gola tutta secca. E chi soffre di asma è molto svantaggiato» […]

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