Murray confessa: "Mia moglie Kim mi ha convinto a non mollare"

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Murray confessa: “Mia moglie Kim mi ha convinto a non mollare”

Alla vigilia del secondo turno contro Cuevas ad Anversa, Andy ripercorre il difficile periodo da infortunato: “Sono felice di avere la possibilità di chiudere alle mie condizioni”

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Andy Murray - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Nel primo round dell’ATP 250 di Anversa si è visto un Andy Murray meno brillante rispetto ai tornei asiatici. Il tre volte vincitore di un Major ha battuto 6-4 7-6 Kimmer Coppejans, numero 158 del mondo, e ora si prepara ad affrontare Pablo Cuevas (giovedì alle 18.30, 2-0 i precedenti in favore dello scozzese). Ma i pensieri di Andy in questo periodo non sono rivolti solo al campo da tennis, e potrebbero indurlo a declinare l’invito ricevuto da Herwig Straka,
direttore dell’ATP 500 di Vienna che inizierà il prossimo lunedì. Sua moglie Kim Sears è in procinto di mettere al mondo il terzo bimbo della famiglia Murray e quando sarà il momento il ragazzo di Dunblane non vorrà stare lontano dalla sua Kim. Proprio come ha fatto lei negli ultimi due anni e nella prima metà del 2019, quando era difficile pensare di rivedere Andy Murray in campo.

In un’intervista al Thelegraph lo scozzese ha evidenziato quanto sia stato importante avere il supporto di sua moglie nei momenti in cui credeva che non potesse più farcela: “Ho avuto diversi stop negli ultimi due anni. Dicevo ‘non voglio fare più questo’. Ma Kim cercava sempre di farmi andare avanti, di aiutarmi a tornare in campo, di motivarmi, ed era felice che tornassi ad allenarmi, ripartire e tutto il resto. Mi rendo conto di quanto sia difficile un momento del genere per chi ti sta intorno. Probabilmente diventi un po’ egoista e pensi solo a te stesso. Pensi ‘Dio, sto soffrendo così tanto’, ma in realtà ci sono persone attorno a te che stanno vivendo con te lo stesso momento”.

Le origini di Kim giocano un ruolo significativo nel rapporto, dal momento che il suo papà, Nigel Sears, ha fatto il tennista a livelli discreti, raggiungendo al massimo la top 400 prima di diventare coach. E Murray ammette: “Sono stato davvero fortunato. Lei è stata eccezionale, mi ha permesso di continuare la mia carriera e mi ha sempre supportato. Ho appena capito tutto questo. Andare via per gli allenamenti a Miami non è stato semplice dopo anno difficile. Non ci vediamo per tanto tempo, ma fa molta differenza ora sapere che non hai un dramma nella tua vita, molte cose accadono lontano dal campo”.

 

Murray adesso sembra aver ripreso totalmente in mano la sua vita da (straordinario) atleta, che ha ancora qualche anno (‘We got a few more years’, disse Roger Federer nel 2015) per fare ciò che ama: “Voglio sono godermi questi ultimi anni nel Tour. La mia vita è cambiata a gennaio. In questo momento mi sento felice, sono in una buona condizione, non ho problemi con l’anca e sono in grado di fare quello che ho sempre fatto. Forse non al livello di quello che ho fatto attorno ai 25 anni, ma sono abbastanza competitivo contro la maggior parte dei giocatori. Penso che negli ultimi mesi il mio corpo abbia ricordato ciò che deve fare. In Asia mi sono sentito meglio rispetto ai tornei negli Stati Uniti. Certo, se mi prendo qualche giorno di pausa le energie ci mettono un po’ di più a rientrare in circolo. Ma sono comunque contento di aver ottenuto una seconda chance per chiudere alle mie condizioni“.

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Federer torna in campo col sorriso: “In teoria dovrei essere il n.800 del mondo!”

Roger Federer scherza sulla posizione immeritata in classifica, a poche ore dall’esordio di Ginevra (ore 16 con Andujar): “Devo giocare una decina di partite per capire a che punto sono”

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Qatar Exxon Mobil Open 2021 ATP Media Day Roger Federer , Switzerland

“Non più avuto alcun contrattempo dopo Doha”. Sono parole senz’altro molto rassicuranti quelle di Roger Federer prima dell’attesissimo rientro previsto per martedì al torneo di Ginevra contro, ora lo sappiamo, Pablo Andujar (terzo incontro sul centrale con programma che inizia alle 12). Un ritorno ben diverso da quello del 2017 in termini di ‘lontananza’, sia per il tempo trascorso senza giocare, sia per il doppio intervento al ginocchio e il difficile recupero della condizione. “A Doha volevo sapere dove fossi” spiega il venti volte campione Slam, “mentre Ginevra è più un piccolo test e si tratta di vedere se posso giocare più partite di seguito”.

Quello che importa, ça va sans dire, non è solo la quantità bensì la qualità. Roger sa bene che “i ragazzi del Tour hanno ormai tutti ritrovato un buon ritmo e il livello che tutti stanno offrendo è fantastico. Ovviamente, voglio raggiungere anch’io quel livello. Devo giocare una decina di incontri prima di capire a che punto sono. Domani [martedì] scopriremo qualcosa di più, ma in allenamento le cose vanno bene. Recuperando da un infortunio, non sei allo stesso punto di tutti gli altri, ma sono eccitato dal rientro e voglio concentrarmi su questo piuttosto che sul livello attuale di Rafa e Novak”.

ROAD TO CHURCH… ROAD – Sono passati quasi due anni dalla sua ultima apparizione sul rosso – la semifinale del Roland Garros persa da Nadal. È giusto giocare su questa superficie ormai a un passo dalla stagione erbosa che richiederà un nuovo adeguamento? “Sono stato felice di non constatare alcuna differenza dal passaggio dal duro alla terra battuta, quindi mi aspetto lo stesso quando inizierò a giocare sull’erba” minimizza Federer. “D’altronde, da quando l’erba è nel mio programma, dal 1998, non ho mai avuto particolari problemi cambiando superficie. I giocatori sono abituati a questi cambi, anche se, chiaramente, dopo un infortunio c’è qualche preoccupazione al riguardo. L’importante, allora, è capire, se percepisci qualche problema, ‘sarà a causa del ginocchio o perché non giochi da un anno? O magari perché sei più vecchio’. Ogni tennista ha giorni in cui c’è qualcosa che fa male, ma per adesso la terra va bene per me e spero anche che mi aiuti in vista dell’erba, soprattutto perché devi abituarti a spingere la palla altrimenti non va”.

 

Il Roland Garros spostato in avanti di una settimana si mangerà uno slot destinato ai prati, riducendo i tempi di preparazione per Wimbledon. Roger si rifà a quanto già evidenziato poc’anzi: “Sono più abituato a questo calendario rispetto a quello più recente con una settimana in più sull’erba. Di sicuro mi aiuterà giocare qua a Ginevra, ma dipenderà dal Roland Garros. Sarebbe duro giocare due tornei consecutivi e poi andare a Wimbledon, l’obiettivo della mia stagione. Credo che Parigi, Halle e Wimbledon sia un buon programma per me”.

NUMERO 8 OPPURE 800? – Tornando sul livello degli avversari che lo aspettano al varco, il fenomeno di Basilea dice di non aver guardato troppo tennis, ma ogni volta che lo ha fatto è rimasto impressionato. Tuttavia si dice fiducioso, forte dell’esperienza di Doha quando, in allenamento, ha subito vinto un set con Dan Evans (“Sono già a questo livello?” si era detto), quindi ora si concentra più sulla terra battuta che sugli avversari. “Se rimango in salute e riesco a giocare diversi incontri, recuperare e ripetermi, aumenterò la mia fiducia e credo di poter arrivarea far parte del gruppo dei migliori. Certo, per essere lassù devi giocare cinquanta buoni match a stagione e con l’età è sempre più difficile giocare cinquanta, ottanta, cento incontri come facevo una volta. Poi, c’è la generazione di Tsitsipas, Zverev, Rublev che con l’esperienza continua a migliorare, Dominic nel frattempo ha vinto uno Slam, Rafa e Novak sono sempre al loro posto e questa è un’ulteriore sfida per me.

Attualmente ottavo del mondo in virtù (se così si può dire) delle regole eccezionali pensate per la classifica ‘pandemica’, Roger riconosce che “in linea di principio dovrei essere il numero 800 del mondo perché non ho giocato affatto in questi mesi. In ogni caso, se il ginocchio e il mio stato di forma non sono al 100%, non ci rimarrò a lungo. Però, se torno al 100% e gioco di conseguenza, saprò di valere più del n. 800”.

DISAGIO – Viene anche toccato l’argomento Sascha Zverev, dall’inizio dell’anno non più rappresentato dalla Team8 di Tony Godsick, manager storico dello stesso Federer: c’entrano qualcosa le accuse di abusi lanciate sui social dalla ex fidanzata del tedesco? E l’ATP non dovrebbe fare qualcosa?

“Sono ovviamente molto vicino a Tony e alla Team8, ma allo stesso tempo queste decisioni spettano a lui, io non vengo coinvolto. Sascha è un ragazzo fantastico, sono felice per lui quando ottiene dei bei risultati e probabilmente sentiva il bisogno di un nuovo inizio, ma quelle accuse sono un argomento estremamente privato e non voglio commentarle. Riguardo all’ATP, siamo liberi professionisti, quindi è forse più complicato. È diverso quando sei dipendente di una Lega o di un club da cui ricevi uno stipendio“.

Ovviamente c’è bisogno di un codice di comportamento”, continua Roger, “come quello che dobbiamo rispettare sul campo e che è diventato più rigido nel corso degli anni. Ora si vuole entrare anche nella sfera privata. Credo che per quello esistano altre regole, le leggi dei vari Stati, per dire. Onestamente non ne voglio parlare perché preferisco che Sascha si concentri sul suo tennis e chi sono io per commentare mesi dopo. Capisco, Ben [Rothenberg, che ha fatto la domanda], che tu voglia scriverne, ma capisci anche il mio punto di vista, non mi sento molto a mio agio a parlarne”.

UNA PUNTURA E PASSA LA… – Tra una sessione di allenamento e l’altra, Roger è stato vaccinato contro il coronavirus con il Pfizer/Biontech. “Sono contento di esserci riuscito visti i tanti viaggi richiesti dal mio lavoro richiede. Ci sono dei vantaggi per questo, ma l’ho fatto soprattutto per gli altri perché non voglio contagiare nessuno, anche se io e la mia famiglia stiamo ancora molto attenti”.

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Gemelli diversi: intervista doppia (e auguri) a Lorenzo Sonego e Andrea Vavassori

Lorenzo e Andrea, affiatati partner di doppio, compiono 25 anni a pochi giorni di distanza. Sono entrambi di Torino e fanno molte cose insieme. Anche vincere

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Lorenzo Sonego (n.33 ATP) e Andrea Vavassori (n.70 ATP in doppio) sono nati entrambi a Torino nel 1995, nel mese di maggio, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro (Andrea il 5 e Lorenzo l’11, quest’oggi) e il destino ha voluto che entrambi giocassero a tennis. Il loro percorso è stato parallelo, le loro vite strettamente intrecciate in un rapporto dove la rivalità è ben presto sfociata in una profonda amicizia.

È un piacere allora, in occasione del loro compleanno e per salutare l’inizio degli Internazionali di Roma e a meno di un mese dal Roland Garros, dedicare loro questa chiacchierata a due voci. Da cui emerge il ritratto di due ragazzi molto determinati ma non monotematici, due seri professionisti che però sanno concedersi il gusto della battuta, con quel sottile filo di ironia tutto sabaudo.


Buongiorno ragazzi, innanzitutto grazie del vostro tempo. Anzi, per ora grazie a te Lorenzo perché Andrea è in ritardo...

 

Lorenzo: Non mi stupisco, credo che non sia mai arrivato puntuale una sola volta in vita sua (ride, ndr).

Sai cosa facciamo? Iniziamo dalle domande dedicate a te, in attesa del ritardatario. E precisamente da quel famoso provino quando, a dieci anni, ti portarono al circolo da Gipo Arbino (il suo coach storico, ndr) e dal maestro Bonaiti. Gipo assicura che tu, con due sole lezioni di tennis alle spalle, eri già meglio di tutti gli altri ragazzi della SAT. Leggenda?

Questo è quello che dice Gipo (ride, ndr), ma è vero che, appena presa in mano la racchetta, scoprii subito di avere una grande coordinazione, mi veniva tutto abbastanza facile. Chissà, forse contribuiva il fatto di aver giocato a calcio nelle giovanili del Torino. 

Grazie a questa tua coordinazione e velocità riuscisti a giocartela da subito contro ragazzi più grandi di te. Diventasti ‘un rematore assoluto’, come dice sempre Gipo. Cioè uno cui non facevi mai punto perché tiravi su tutto.

Infatti, comincio subito a vincere qualche partita anche contro quelli più bravi, che casomai facevano qualche errore. Purtroppo ero piccolo e gracile e appena salivo un po’ di livello facevo fatica proprio perché mi mancava la forza per spingere. Il rovescio, ad esempio, mi veniva più naturale a una mano, ma proprio non ce la facevo fisicamente e allora Gipo mi impostò bimane. 

Per fare il salto di qualità Gipo decise che non potevi limitarti ad essere un regolarista e iniziò a trasformarti in un attaccante da fondo. L’inizio non fu dei più brillanti perché perdevi contro chiunque, non avevi proprio la misura dei colpi.

Vero, presi anche una gran stesa dal signore che si è appena aggiunto alla chat.

Benvenuto Andrea.

Lorenzo: Sempre in ritardo, sempre. Sei davvero incorreggibile.
Andrea: Buongiorno a voi e perdonate il ritardo. Scusate se mi inserisco ma vorrei puntualizzare: non è che Lorenzo cercasse di colpire più forte, semplicemente aveva scambiato il tennis per il baseball, specialista in fuoricampo (ride, ndr).
Lorenzo: Effettivamente a volte esageravo e ho perso anche con persone di classifica inferiore, ma non ero preoccupato dei risultati. Avevo fiducia in Gipo e sapevo che prima o poi ce l’avremmo fatta. 

Sempre Gipo dice che tu sei un giocatore che non sente proprio la pressione.

Lorenzo: Non è che non sento la pressione, diciamo piuttosto che sotto pressione mi diverto e riesco a tirare fuori il mio meglio. Più il momento è critico più trovo coraggio. 

Pare che tu non soffra nemmeno per la lontananza da casa quando sei in trasferta.

No, mi piace molto viaggiare. Poi devo dire che, non appena posso, le persone importanti me le porto dietro. Inoltre, allenandomi a Torino, cioè a casa, quando non sono in giro per tornei recupero i miei affetti e i miei rapporti. 

Parlaci della partita di Vienna quando nei quarti di finale hai rifilato un 6-2 6-1 a Djokovic.

Forse non fu il miglior Nole della storia, ma era pur sempre il numero 1 del mondo. E io giocai molto bene. È stato uno dei passaggi decisivi della mia carriera, assieme alla vittoria su Robin Haase (allora n.43 ATP) al primo turno dell’Australian Open 2018 e ai quarti di finale a Montecarlo 2019.

Parlatemi del vostro rapporto in doppio.

Andrea: A me il doppio è sempre piaciuto molto. Una delle prime volte assieme fu in un Future a Saint Gervais. Poi siamo cresciuti e siamo passati ai Challenger (vittoria ad Andria nel 2017). Adesso, compatibilmente coi rispettivi impegni, ce la giochiamo nel tornei ATP. La vittoria di Cagliari è stata senza dubbio il miglior risultato della mia carriera.

Lorenzo e Andrea a Pula (Sardegna Open 2020)

Tra l’altro il doppio potrebbe garantirti una carriera in maglia azzurra perché, prima o poi, Simone Bolelli lascerà per raggiunti limiti d’età. 

Andrea: Si dai, tra un po’ prendiamo il suo posto (ride, ndr). E arrivarci assieme a Lorenzo sarebbe davvero una cosa speciale. Quest’anno ho già esordito in ATP Cup ma la Davis ha un fascino tutto particolare. 

Seguite altri sport?

Andrea: Ogni tanto gioco a basket con gli amici, ma giusto per divertimento. Sono però un grande appassionato NBA e colleziono le canotte delle squadre, sono già arrivato ad averne 15. Tifo per i Lakers perché è la squadra di Lebron James e fu la casa di Kobe Bryant. 
Lorenzo: Anche a me piace il basket ma la mia vera passione è il calcio. Da bambino, come detto, giocavo nelle giovanili del Torino, all’inizio da punta poi mi spostarono sulla fascia perché anche a calcio mi piaceva correre. 

Soprannome.

Andrea: Il mio è ‘Wave‘ che è un po’ una storpiatura del cognome, ma che mi piace molto perché c’è anche questa associazione con l’onda. Adesso nel circuito mi chiamano tutti così. 
Lorenzo: A inizio carriera nei Future mi chiamavano ‘Polpo‘ perché mi allungavo come un polipo e prendevo tutto. Poi mi hanno chiamato anche ‘Viking‘ perché sono un grande appassionato della serie TV. Passione che, tra l’altro ho trasmesso ad Andrea.

Letture.

Lorenzo: Poco, poco.
Andrea: Mia madre mi ha appena regalato ‘Il conte di Montecristo’.

Ma guarda, il libro preferito di Paolo Lorenzi. Però stai divagando perché nella bolla di Melbourne ti avevo lasciato alle prese con ‘Aria sottile’, il bellissimo libro di Jon Krakauer dedicato alla tragica spedizione sull’Everest. Non mi risulta che tu lo abbia ancora finito. 

Andrea: Giuro che, prima o poi, ce la faccio.

Sui social siete attivi?

Lorenzo: Io ci sono, ma non è che sia particolarmente appassionato. 
Andrea: E come potresti fare ad appassionarti? Dovete sapere che se Lorenzo dal vivo è veramente di compagnia, al telefono è un vero orso. Su WhatsApp spesso mi risponde a monosillabi. 

Riti scaramantici prima della partita?

Andrea: Diciamo che ho un rituale che si ripete sempre uguale. Mi isolo ascoltando musica in cuffia e mi carico. Poi faccio riscaldamento prima in campo e poi in palestra.
Lorenzo: Nessuna scaramanzia.

Il vostro colpo forte e quello invece da migliorare.

Andrea: Servizio e volée sono i punti forti del mio gioco. Da migliorare la risposta.
Lorenzo: Il diritto è il colpo forte. Anche per me la risposta è quello da migliorare.

Superfice preferita.

Lorenzo: Terra rossa.
Andrea: Anche per me terra rossa, ma ultimamente mi trovo molto bene anche sul veloce.

Un obiettivo credibile per la vostra carriera.

Lorenzo: Mi piacerebbe tanto qualificarmi per le ATP Finals di Torino.
Andrea: Entrare in top 10 in doppio.

Quando siete in viaggio riuscite a fare del turismo?

Andrea: A me piace molto, ma purtroppo col Covid si sono molto ridotte le possibilità di andare in giro. Ad esempio questo mese tra Cagliari, Belgrado e Monaco non sono riuscito a vedere niente: solo circolo e hotel. Ed è un po’ stressante.

Il posto più brutto dove avete giocato?

All’unisono: quel Future in Romania dove abbiamo sofferto entrambi di un’intossicazione alimentare.
Lorenzo: Io sono stato male la sera prima della partita con Rondoni che ovviamente ho perso.
Andrea: E io subito dopo essere stato eliminato da un lituano. Ho vomitato per tutto il viaggio di ritorno. Nessuno dei due infatti è mai più tornato in Romania.

Prima delle partite studiate i vostri avversari?

Lorenzo: Gipo li studia, eccome.
Andrea: Mio padre la sera prima mi manda sempre una scheda dei miei avversari. E anch’io guardo, se posso, un loro video recente. 

Andrea, come va il rapporto professionale con tuo babbo/coach?

Diciamo che le discussioni sono quotidiane. Ma abbiamo comunque trovato un giusto compromesso ed è un rapporto che potrei definire molto positivo.

E tuo fratello Matteo, ho sentito che vuole seguire le tue orme?

Adesso è cresciuto tantissimo, sia fisicamente che tecnicamente. A nemmeno 17 anni è già un ottimo sparring. Spesso il pomeriggio, quando torna da scuola, mi alleno con lui. Quando si diplomerà avrebbe intenzione di andare al College. 

A proposito di scuola, tu Andrea hai fatto il Liceo Scientifico Statale, nessuna scorciatoia. Tu Lorenzo?

Ho fatto ragioneria, anch’io in un istituto pubblico.

Situazione sentimentale?

Lorenzo: Io sto sempre, felicemente, con Alice. 
Andrea: Da un paio di mesi frequento una persona, ma non c’è ancora niente di ufficiale. 

La sorella di Andrea, che è al volante al suo fianco, ridacchia con aria complice. Peccato non possa parlare. Tu Lorenzo hai fratelli?

Lorenzo: Sì, una sorella più grande.

Il vostro rapporto coi soldi. Adesso si comincia a fare sul serio.

Lorenzo: Guarda, non è che ci faccia tanta attenzione anche perché non sono uno spendaccione. Ho delegato tutto a mio padre e me li gestisce lui. 

Quando ti arriverà una sua cartolina dalla Polinesia comincerai a preoccuparti.

(Ride, ndr), Figurati. Semmai lo raggiungo!

Andrea: Questo è stato il primo anno in cui ho veramente guadagnato qualcosa. Finora andava tutto in spese e l’unico introito vero proveniva dalla serie A, con Pistoia. Quest’anno con l’ATP Cup e qualche torneo di livello superiore sta andando abbastanza bene. 

I vostri migliori amici nel circuito?

Andrea: Lorenzo ovviamente, Mager e Pellegrino.
Lorenzo: Andrea, altrettanto ovviamente, Berrettini, Mager e Caruso.

Un pronostico secco su quello che sarà il best ranking di Sinner e Musetti.

Lorenzo: Sinner arriverà al n.1, non so quando ma succederà. Per Musetti ingresso in top 10.
Andrea: Guarda ho recentemente scommesso con il mio secondo allenatore Davide Della Tommasina che Sinner sarà n.1. Musetti penso anch’io in top 10.

A Torino vi frequentate anche al di fuori del tennis?

Andrea: Sì, usciamo spesso assieme, avendo tanti amici in comune.

Chissà quante volte vi sarete scontrati a livello giovanile.

Andrea: Quasi ogni settimana e vincevo spesso io (ride, ndr).
Lorenzo: In realtà dovrei controllare.
Andrea: Dai, diciamo che eravamo più o meno pari. Ti concedo però che le ultime cinque volte non ho toccato palla. 
Lorenzo: Eravamo i magnifici quattro (assieme a D’Anna e Marangoni), e tutti i tornei erano nostri. A parte quelli dove partecipavano Napolitano e Donati che erano veramente di un’altra categoria.

Con l’inglese come va?

Andrea: lui è migliorato tantissimo (ride, facendo di no con la testa, ndr). Io invece vado bene, soprattutto mi ha aiutato molto giocare spesso in doppio con compagni stranieri.

Toglietemi una curiosità, quando uno va a rete e l’altro batte cosa sono tutti quei segnali che vi scambiate dietro la schiena?

Lorenzo: Fai ace e non rompermi!

Seri, per favore!

Andrea: Il primo segnale indica la direzione verso cui vogliamo la battuta, il pugno chiuso significa che a rete resto fermo mentre mano aperta vuol dire che cercherò di cambiare. È un codice che penso che sia ormai universale. 

Ragazzi vi ringrazio tantissimo per la vostra disponibilità e vi faccio il nostro in bocca al lupo per il proseguimento della stagione.

Lorenzo: Grazie a voi di Ubitennis.
Andrea: È stato un piacere anche per me, poi in confidenza devo dire che non ricordo che in vita sua Lorenzo sia mai stato al telefono per 40 minuti come ha fatto oggi. Nemmeno con la sua fidanzata (ride, ndr).

Beh, più di mezz’ora Lorenzo ce l’aveva già dedicata un anno fa. E allora in bocca al lupo e auguri e entrambi!

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Paire: “Con gli stadi vuoti la partita è come un allenamento. La classifica? Approfitto del sistema”

Lunga conferenza di Benoît Paire da Roma: “Mi sono vaccinato 2 giorni fa, ho chiesto di giocare più tardi ma mi hanno fatto giocare lunedì alle 10”. Sulla foto al segno contro Travaglia: “Come avrei fatto contro un amico in allenamento”

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https://www.ubitennis.com/blog/2019/05/22/la-foto-di-fucsovics-che-fa-discutere-la-palla-e-buona-o-fuori/

Ci risiamo. Benoît Paire ne ha combinata un’altra delle sue, e nulla hanno potuto le buone sensazioni apparentemente ritrovate sulla terra madrilena la settimana scorsa. A Roma, durante il primo match di primo turno contro Stefano Travaglia, sul 6-4 2-2 del secondo set per il tennista marchigiano, il francese ha esternato tutto il suo malcontento per un servizio decretato out da Carlos Bernardes. Sono arrivati poi tre doppi falli, il conseguente break per l’azzurro, nonché un warning al francese per ripetute proteste. Infine, Benoît ha fotografato col telefono il segno della disputa, convinto che la sua palla avesse toccato la riga (una trovata che a Roma aveva già adottato Fucsovics due anni fa). A nulla sono serviti gli avvertimenti di Bernardes sul fatto che sarebbe incorso in una multa. Da quel momento, il blackout e il nostro Travaglia si è aggiudicato il match per 6-4 6-3.

In conferenza stampa, rispondendo ai giornalisti francesi, il 32enne di Avignone ha spiegato a briglia sciolta il suo stato d’animo e la sua mancata motivazione dovuta al fatto di ritrovarsi in uno stadio completamente vuoto: “Intanto, per cominciare, mi sono vaccinato due giorni fa. Ho chiesto dunque di poter giocare il più tardi possibile perché per me il vaccino è una cosa molto importante e penso che lo sia per tutti quanti. Per questa ragione sono potuto arrivare a Roma solo ieri sera. Mi fa ancora un po’ male il braccio dopo l’iniezione, è un po’ complicato alzarlo ma lo sapevo; ho chiesto di giocare tardi e alla fine mi sono trovato a giocare stamattina alle 10. Questo vuol dire che non ho neanche potuto palleggiare un po’ qui e non ho potuto allenarmi gli ultimi giorni“. Un episodio simile era accaduto già prima del suo esordio contro Sinner nell’edizione 2020; Paire aveva chiesto all’organizzazione che venisse posticipato l’incontro, che invece si è giocato regolarmente di lunedì con Paire al limite del tanking.

Per me resta una partita, ho fatto del mio meglio” ha proseguito Benoît. “Il risultato alla fine non è molto importante, ciò che importa è aver ritrovato il campo, aver giocato un po‘. Come ho detto già altre volte, per me si tratta soprattutto di un allenamento finché ci sono gli stadi vuotiprosegue Paire. “Ne ho già parlato ed è ciò che provo. Quando sono arrivato lo stadio era a porte chiuse, tutto vuoto, senza neanche un tifoso, ed è difficile sapendo bene che tipo di atmosfera c’è a Roma di solito; ho già giocato bene qui in passato e conosco bene quell’atmosfera e vedere lo stadio così per me è un po’ dura. Comunque vado avanti, settimana dopo settimana. Non sono preoccupato per il mio tennis. Vado a Ginevra la settimana prossima, poi a Parma e poi al Roland Garros e cercherò di fare del mio meglio quando ci sarà un po’ di gente, come ho detto sempre“.

 

Il francese poi entra nel merito dell’episodio incriminato durante la partita con Travaglia. “La palla? Beh, come ho detto, quando gioco senza pubblico per me è un po’ come se mi stessi allenando e quindi sono andato a vedere il segno come avrei potuto fare giocando contro un amico. Ecco tutto. Sono arrivato su un campo che ho davvero amato in passato perché ci ho giocato benissimo e invece è vuoto. Arrivare così su un campo vuoto, come succede per gli allenamenti, per me è un po’ dura. Allora sì, mi sono un po’ bloccato sul segno, ma come avrei potuto fare con i miei amici in allenamento quando scherziamo ma non è quel che segno che mi ha davvero disturbato. Non mi aspettavo di fare un match pazzesco dopo Madrid e la vaccinazione“.

Poi, lo stesso Benoît parla della classifica: “Non bisogna dimenticare che dopo tutte queste settimane, e nonostante abbia vinto due match in due anni, ho una buona classifica. Sono n. 35 del mondo. Ho conservato un po’ di punti di Marrakech, Lione e Roland Garros. Anche se scendessi al n. 50, non importa. Spero che la pandemia passi e che possa ritrovare un po’ di piacere ad essere in campo. L’avevo ritrovato un po’ a Madrid con i tifosi, ma non sono preoccupato per la classifica. Per me la Race non significa nulla, a parte per il Masters di fine anno. Per il resto sono abbastanza contento, ecco tutto. Ho ancora il doppio da fare e poi andrò a Ginevra con la mia famiglia, sono tranquillo”. Non prima però di essersi goduto un po’ la capitale italiana. “Dopo il torneo resterò ancora a Roma per qualche giorno per godere un po’ del tempo libero, vedo che qui i ristoranti sono aperti, quindi voglio approfittarne un po'”.

L’avignonese non si cura della classifica, ma come gestirà le partite al Roland Garros dove, sì, ci sarà il pubblico, ma i match sono al meglio dei cinque set e lui, finora, ha pochissimo tennis nelle gambe? “Mi allenerò, non ho detto il contrario. L’ho fatto dopo Madrid e sto cercando di farmi aiutare anche dal punto di vista atletico. Non sto dicendo che voglio smettere di allenarmi, ma solo che in questo momento per me è difficile affrontare questa situazione ai tornei. Voi mi conoscete, sapete che sono alquanto sensibile. Quando eseguo bei colpi ora vengono trasmessi solo su Tennis TV e intorno al campo c’è il silenzio totale; che faccia un errore o un vincente, è esattamente la stessa cosa, quindi ho davvero la sensazione di trovarmi in allenamento e non in gara. Non voglio gettare la spugna ma, in simili condizioni, non riesco ad essere competitivo. Cerco di fare il possibile”.

Benoit Paire – ATP Santiago 2021 (foto via Twitter @chile_open)

Parigi dovrebbe portare con sé un pizzico di normalità in più, sempre con le dovute limitazioni. “Poi, come detto, al Roland Garros ci sarà un po’ di gente, cercherò di allenarmi, di ritrovare una certa condizione fisica e il piacere di giocare con degli amici. Se non ce la farò per il Roland Garros, sarà per i prossimi tornei. Comunque sia, finché la situazione è questa, io non ci riesco anche se faccio il possibile. Ogni settimana salto da una città all’altra per un torneo, quando c’era un torneo non troppo importante per me come Estoril, sono andato alle Maldive ma poi ho giocato a Madrid. Adesso sono a Roma e poi andrò a Ginevra con i miei genitori, continuerò ad allenarmi e cercherò di trovare un allenatore. Mi piacciono i tornei e la loro atmosfera, anche quelli piccoli. Ad essere onesto quindi non ho molta paura, perché sento che ho ancora il mio gioco. Quando colpisco la palla ho buone sensazioni. È solo un po’ difficile e delicato mentalmente. Se non sarà a Roland Garros, sarà Wimbledon, e se non sarà Wimbledon sarà lo US Open. Sarò comunque in tabellone“.

Dovrò forse vincere qualche match per essere nei Masters 1000 di quest’estate”, puntualizza il francese, “anche se ho visto che il torneo in Canada verrà certamente annullato”. Questa notizia peraltro non era stata data da nessuno prima che ne parlasse Paire, e siamo ancora in attesa di poterla verificare.

“Io arrivo motivato ai tornei ma poi quando vedo gli stadi vuoti per me è difficile, perfino a Roma” ha concluso Paire. “Io approfitto del sistema, so che sono n. 35 e anche se la settimana prossima dovessi perdere al primo turno, conserverei comunque una finale, perché ho ancora la metà dei miei punti. E quindi, la settimana prossima, che mi fermi al primo round o faccia finale, è la stessa cosa. È difficile poi parlare di motivazione. Perché alla fine ora è come se avessi vinto un ‘250’ in quattro settimane, perché ho Lione e Marrakech e i due tornei messi insieme fanno una vittoria in un ‘250’. Ecco, non sono preoccupato, quando ritroverò la motivazione e la condizione atletica, il mio tennis ci sarà, e quindi non ho neppure fretta di ritrovare il mio miglior livello“.

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