Murray confessa: "Mia moglie Kim mi ha convinto a non mollare"

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Murray confessa: “Mia moglie Kim mi ha convinto a non mollare”

Alla vigilia del secondo turno contro Cuevas ad Anversa, Andy ripercorre il difficile periodo da infortunato: “Sono felice di avere la possibilità di chiudere alle mie condizioni”

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Andy Murray - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Nel primo round dell’ATP 250 di Anversa si è visto un Andy Murray meno brillante rispetto ai tornei asiatici. Il tre volte vincitore di un Major ha battuto 6-4 7-6 Kimmer Coppejans, numero 158 del mondo, e ora si prepara ad affrontare Pablo Cuevas (giovedì alle 18.30, 2-0 i precedenti in favore dello scozzese). Ma i pensieri di Andy in questo periodo non sono rivolti solo al campo da tennis, e potrebbero indurlo a declinare l’invito ricevuto da Herwig Straka,
direttore dell’ATP 500 di Vienna che inizierà il prossimo lunedì. Sua moglie Kim Sears è in procinto di mettere al mondo il terzo bimbo della famiglia Murray e quando sarà il momento il ragazzo di Dunblane non vorrà stare lontano dalla sua Kim. Proprio come ha fatto lei negli ultimi due anni e nella prima metà del 2019, quando era difficile pensare di rivedere Andy Murray in campo.

In un’intervista al Thelegraph lo scozzese ha evidenziato quanto sia stato importante avere il supporto di sua moglie nei momenti in cui credeva che non potesse più farcela: “Ho avuto diversi stop negli ultimi due anni. Dicevo ‘non voglio fare più questo’. Ma Kim cercava sempre di farmi andare avanti, di aiutarmi a tornare in campo, di motivarmi, ed era felice che tornassi ad allenarmi, ripartire e tutto il resto. Mi rendo conto di quanto sia difficile un momento del genere per chi ti sta intorno. Probabilmente diventi un po’ egoista e pensi solo a te stesso. Pensi ‘Dio, sto soffrendo così tanto’, ma in realtà ci sono persone attorno a te che stanno vivendo con te lo stesso momento”.

Le origini di Kim giocano un ruolo significativo nel rapporto, dal momento che il suo papà, Nigel Sears, ha fatto il tennista a livelli discreti, raggiungendo al massimo la top 400 prima di diventare coach. E Murray ammette: “Sono stato davvero fortunato. Lei è stata eccezionale, mi ha permesso di continuare la mia carriera e mi ha sempre supportato. Ho appena capito tutto questo. Andare via per gli allenamenti a Miami non è stato semplice dopo anno difficile. Non ci vediamo per tanto tempo, ma fa molta differenza ora sapere che non hai un dramma nella tua vita, molte cose accadono lontano dal campo”.

 

Murray adesso sembra aver ripreso totalmente in mano la sua vita da (straordinario) atleta, che ha ancora qualche anno (‘We got a few more years’, disse Roger Federer nel 2015) per fare ciò che ama: “Voglio sono godermi questi ultimi anni nel Tour. La mia vita è cambiata a gennaio. In questo momento mi sento felice, sono in una buona condizione, non ho problemi con l’anca e sono in grado di fare quello che ho sempre fatto. Forse non al livello di quello che ho fatto attorno ai 25 anni, ma sono abbastanza competitivo contro la maggior parte dei giocatori. Penso che negli ultimi mesi il mio corpo abbia ricordato ciò che deve fare. In Asia mi sono sentito meglio rispetto ai tornei negli Stati Uniti. Certo, se mi prendo qualche giorno di pausa le energie ci mettono un po’ di più a rientrare in circolo. Ma sono comunque contento di aver ottenuto una seconda chance per chiudere alle mie condizioni“.

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Oliviero Palma in esclusiva: “Organizzare Palermo è un atto d’amore per il tennis”

Il direttore del torneo siciliano ha parlato con Ubitennis delle inevitabili perdite economiche di un evento a capienza ridotta, ma non ha escluso l’idea di un bis verso fine anno

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L’intervista è stata originariamente condotta in inglese da Adam Addicott di ubitennis.net. Qui l’articolo originale


Come noto, il Palermo Ladies Open segnerà la ripresa ufficiale del WTA Tour in seguito alla pandemia da coronavirus, che sul tennis femminile ha avuto un impatto ancora più devastante a causa della cancellazione del remunerativo swing asiatico. L’International del capoluogo siculo sta a sua volta avvertendo l’onda lunga del COVID-19, dato che, oltre al necessario contingentamento del pubblico, sono arrivate rinunce sanguinose come quella di Simona Halep, a cui non sono bastate le rassicurazioni circa l’esenzione dalla quarantena e che si è infine chiamata fuori per paura di viaggiare, e di Jo Konta, iscrittasi invece alla seconda Battle of the Brits, conclusasi domenica.

Come se non bastasse, una giocatrice iscritta alle qualificazioni (la bulgara Viktoriya Tomova) è risultata positiva al tampone durante il weekend, un’eventualità con cui ogni torneo dovrà bene o male fare i conti.

 

Oliviero Palma, il direttore del torneo, è il primo a riconoscere le difficoltà dell’edizione 2020: il centrale da 1500 posti del Country Time Club potrà arrivare ad ospitarne al massimo 350 (meno di un quarto), e il montepremi è stato tagliato di circa il 18% dai 275.000 dollari complessivi dello scorso anno ai 222.500 di quest’anno (circa 190.000 dei quali per il singolare). Ciononostante, la responsabilità e l’entusiasmo per la ripartenza del tennis mondiale la fanno da padrone nelle sue parole, nonché nella qualità del tabellone – a dispetto delle rinunce pesanti di cui sopra, tutte le teste di serie sono delle top 30, con Petra Martic, N.15, nel ruolo di favorita.

Parlando con Ubitennis, Palma ha detto: “Essendo il primo torneo dopo la sospensione, ci interessa prima di tutto il rispetto dei protocolli di sicurezza – lo sport viene dopo. Anche se abbiamo avuto poco tempo, siamo stati in grado di prevedere e controllare ogni tipo di eventualità”. Ha poi continuato: “Il mondo ha aspettato per mesi il primo torneo dopo la pandemia per capire se potrà esserci il pubblico e se si potrà tornare alla normalità, pur nel rispetto di tutte le precauzioni. Il passato non conta più: questo non è il trentunesimo Palermo Ladies Open, è il primo torneo post-lockdown. È cambiato tutto”.

Anche tornando a giocare, non si può dissimulare fino in fondo un’atmosfera di incertezza: oltre alla cancellazione dei tornei asiatici, Madrid è a forte rischio di cancellazione, mentre agli organizzatori degli Internazionali d’Italia è stato intimato di giocare a porte chiuse, per non parlare dello status ballerino degli eventi in programma negli Stati Uniti – Lexington per il femminile e la doppietta combined newyorchese.

Date le circostanze, il fatto che Palermo si disputi è già di per sé un grande risultato. Secondo Palma, il semaforo verde è arrivato grazie a un basso numero di contagi nella regione e grazie al sostegno delle amministrazioni locali per la manifestazione: “La giunta della Regione Sicilia ha fiducia nel torneo di Palermo, e ci ha consentito di aprire il Centrale con posti contingentati per testare le nuove misure di sicurezza. Per quanto riguarda Roma e le porte chiuse, sono stato talmente concentrato sul mio evento da non prestare troppa attenzione agli sviluppi del caso”.

CONTI E PROTOCOLLI SANITARI

Palma non usa perifrasi per nascondere le fosche prospettive finanziarie di questa edizione del torneo. In una recente intervista con Reuters, ha dichiarato che è disposto a “sopportare le perdite” pur di favorire una ripresa del tour femminile. Ma di che tipo di perdite stiamo parlando? “Il nostro è un atto d’amore per il tennis, quest’anno non abbiamo pensato ai bilanci. Gli addetti al marketing ci hanno spiegato che i guadagni andranno valutati su base biennale, includendo quelli del prossimo anno. In ogni caso, la perdita economica stimata per il 2020 è di circa 50.000 euro” (in linea con le previsioni di un mese e mezzo fa, dunque, quando Palma si era detto pronto ad assorbire perdite fino a 80.000 euro, ndr).

Piuttosto che indugiare sui travagli pecuniari, però, gli organizzatori del torneo sperano di diventare un modello per quanto riguarda i test sui giocatori: a Palermo, tutti i partecipanti verranno sottoposti a PCR ed esami sierologici.

“Grazie al rigore dei controlli, siamo riusciti a intercettare rapidamente un caso di positività”, ha affermato Palma in merito all’annuncio di sabato. “Il protocollo prevede che le giocatrici arrivino a Palermo dopo aver già fatto una PCR circa quattro giorni prima. Appena arrivate, fanno un sierologico e un’altra PCR per poi recarsi in albergo, dove non sono autorizzate a lasciare la propria stanza fino alla pubblicazione dei risultati dei test, che nella norma si hanno entro 12 ore. Una volta accertata la negatività, possono lasciare l’isolamento, ricevere il pass per il circolo, ed iniziare ad allenarsi”.  

Come detto, la positività del weekend riguarda la bulgara Viktoriya Tomova, anche se non c’è stata alcuna conferma ufficiale da parte del torneo: la venticinquenne, N.130 WTA, era asintomatica al momento dei controlli, e si è ritirata dal torneo per una malattia non specificata, mentre il comunicato del torneo non l’ha menzionata per nome, specificando però che dal suo arrivo non aveva mai lasciato la sua camera, e che sarebbe stata immediatamente trasferita in un centro per pazienti asintomatici.

Il caso Tomova è l’epitome delle difficoltà che atleti e tornei dovranno affrontare, visto che le linee guida vengono costantemente aggiornate. Per esempio, in un’intervista all’Hindustan Times (un quotidiano indiano) del 29 luglio, Palma aveva detto che, se avessero voluto, le giocatrici avrebbero potuto fare “un giro della città, visto che ci sono pochissimi casi”. Cinque giorni dopo, tuttavia, il suo punto di vista è cambiato: “I protocolli WTA non incoraggiano a girare per le città come turisti ordinari, anzi, iniziative del genere sono apertamente osteggiate”. In realtà, come si può apprendere da Instagram, qualche giocatrice sfugge a questi protocolli – vediamo qui Donna Vekic in Piazza Pretoria.

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Ciao 🇮🇹🍋

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A prescindere da ciò che succederà nel corso della settimana, il tennis è ufficialmente ripartito, e Palermo rimarrà per sempre la prima tappa della nuova era. Visto che altri tornei continuano a essere cancellati sia dall’ATP che dalla WTA, però, l’organizzazione del torneo non ha pensato di proporsi per un secondo Palermo Open (o un evento equivalente) più in là nel corso dell’anno? Oliviero Palma non lo esclude: “Perché no? Dovremmo solo vedere che condizioni ci saranno”.

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Interviste

Ugo Pigato della Milano Tennis Academy: “Il tennis femminile è cambiato tanto”

Il direttore tecnico dell’accademia milanese, nonché papà della promettente Lisa Pigato, ci racconta il suo progetto e cosa ne pensa del tennis attuale: “Una volta bastava il talento, ma anche McEnroe era allenato…”

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“L’appetito vien mangiando” dice il proverbio ed è ciò che è capitato a noi dopo l’intervista con Massimo Sartori. Abbiamo quindi deciso di realizzare un tour virtuale in Italia per dialogare con i responsabili tecnici di alcune delle più importanti scuole tennis italiane, comprendere qual è la strada che può portare un bambino a diventare un professionista e – tanto per non smentirci – dare spazio alla nostra passione per il tennis per parlarne a tutto tondo.

Di seguito vi proponiamo la videointervista realizzata con Ugo Pigato – best ranking singolare n. 373 e doppio n. 164 –  attuale direttore tecnico della Milano Tennis Academy, un progetto relativamente recente che è nato appena due anni fa con l’obiettivo di diventare una delle eccellenze italiane nell’ambito della formazione tennistica. Ugo Pigato è anche il papà di Lisa, promettente tennista classe 2003 che occupa la posizione 722 del ranking WTA.

I passaggi salienti dell’intervista

 

00:50 – Nascita, struttura operativa ed obiettivi della Milano Tennis Academy (MTA).

04:10 – Come si può conciliare lo sport con lo studio. La partnership tra MTA e i college americani.

07:25 – La giornata tipo di un teenager che decide di provarci.

09:40 – Quando è lecito iniziare a sognare: il punto di svolta nella classifica italiana.

11:13 – I costi del tennis: come ammortizzarli? Gli aiuti federali e degli sponsor e un confronto con il passato.

14:20 – Di nuovo il rovescio: una o due mani?

16:30 – Un parere sul tennis femminile italiano; un ritratto di Lisa Pigato; una panoramica sul tennis femminile di vertice.

25:20 – Per poco battevo il numero 2 del mondo! A seguire un confronto tra i professionisti attuali e quelli della generazione precedente: meno potenza e più tocco.

29:50 – Saluti e appuntamento alla terza puntata

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Focus

Medvedev: “Voglio vincere sempre di più”

Daniil Medvedev si racconta sul sito dell’ATP e si mostra molto motivato per il prosieguo della stagione “Devi distruggere mentalmente il tuo avversario”

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Daniil Medvedev è stato senza dubbio uno dei protagonisti del finale di stagione 2019. Il tennista russo ha tenuto un rendimento incredibile per tutto lo swing sul cemento americano, vincendo il 1000 di Cincinnati e portando Rafa Nadal al quinto set nella finale degli US Open. Dopo aver vinto anche a Shanghai non si è ripetuto nel round robin delle ATP Finals, perdendo tutti e tre gli incontri disputati.

La sconfitta negli ottavi degli Australian Open contro Wawrinka e in generale un avvio di stagione sotto le aspettative non hanno intaccato il morale del numero 5 al mondo, che si è raccontato per la serie dell’ATP Undercovered, presentata da Peugeot. Il tennista russo ha ripercorso i momenti che l’hanno portato al suo primo titolo in carriera, Sydney 2018, che ritiene decisivo per la sua crescita.

Medvedev si è trovato a servire sul 4-0 e sul 5-4 nel set decisivo contro De Minaur, non riuscendo a chiudere la pratica, riuscendo comunque a vincere la partita per 1-6 6-4 7-5. “Probabilmente due anni prima mi sarei detto “Non ce la faccio più” e avrei perso 7-5. Ma sono riuscito a vincere il mio primo titolo.”

 

Dall’Australia è iniziata la rincorsa di Medvedev verso le vette più alte del tennis. Daniil dall’inizio del 2018 vanta ben 110 vittorie a livello ATP e nel solo 2018 ha vinto altri due tornei oltre Sydney, Winston-Salem e Tokyo, contro Steve Johnson e Nishikori. “Penso che vincere il primo titolo mi abbia dato una grande spinta per il resto della stagione.”.

Daniil Medvedev è noto per la sua freddezza e mentalità sotto pressione, e lui stesso è ben consapevole di quanto sia importante questo suo lato. “Ogni sport individuale è fondato sulla mentalità. […] Devi distruggere tutti mentalmente sul campo in ogni partita. Ed è veramente difficile quando arrivi in una semifinale o una finale e giochi contro giocatori fortissimi. Loro provano a distruggerti mentalmente e sono più bravi di te a farlo. Sei da solo contro il tuo avversario.”

Il tennista russo è una delle stelle più luminose della Next Gen ATP e non sembra volersi fermare. “Negli ultimi due anni e mezzo ho provato ad essere professionale con ogni mezzo. Ho dedicato la mia vita al tennis in tutti i minimi dettagli. Voglio essere migliore e voglio giocare meglio. Voglio vincere più partite di quante ne vinca ora. E’ il mio obiettivo ed è quello per cui continuo a lavorare.. Una mentalità che non può che fare bene per il suo futuro.

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