Presentata la terza edizione delle Next Gen Finals, nel cuore di Milano

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Presentata la terza edizione delle Next Gen Finals, nel cuore di Milano

MILANO – L’edizione 2019 del torneo Under 21 con Sinner, Shapovalov, de Minaur e altri grandi protagonisti si gioca dal 5 al 9 novembre nel nuovo Palalido, ora Allianz Cloud

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dal nostro inviato a Milano

Sullo stesso suolo che ha visto Roger Federer conquistare il suo primo titolo ATP quasi 19 anni fa, è stata presentata nel pomeriggio di giovedì la terza edizione delle Next Gen ATP Finals. Si tratta dello storico PalaLido di Milano (oggi denominato Allianz Cloud), che ha riaperto i battenti nel giugno scorso dopo quasi nove anni di chiusura. L’evento quindi si trasferisce da Rho Fiera, il cui Padiglione 1 aveva ospitato le prime due edizioni del torneo che mette in campo i migliori 8 under 21 del mondo (7 più il miglior italiano, che quest’anno sarà Jannik Sinner).

Il Presidente della FIT Angelo Binaghi e quello dell’ATP Chris Kermode hanno ricordato la grande importanza del concept e del format di questa manifestazione che inizialmente era stata accolta con scetticismo dallo stesso board ATP. Binaghi ha parlato dell’annata fantastica per il nostro tennis con la vittoria di Fabio Fognini a Montecarlo e l’ascesa di Matteo Berrettini fino alla Top 10 a fine stagione. Ma soprattutto delle due grandi novità che riguardano l’off court del tennis italiano: l’assegnazione delle ATP Finals dal 2021 a Torino e la nomina di Andrea Gaudenzi come successore dello stesso Kermode dal prossimo 1° gennaio. Noi abbiamo spinto Andrea a rientrare nel mondo del tennis”, ha dichiarato Binaghi, “penso che possa essere il punto d’unione del tennis mondiale di una crescita ancora maggiore nei prossimi anni”.

Il Chairman uscente ha ricordato con orgoglio i risultati raggiunti da un evento che è stata una sua idea, così come la nascente ATP Cup che si giocherà all’inizio dell’anno in Australia: “Questo evento ha vinto due Premi sportivi che vanno oltre il tennis lo scorso anno, tra cui miglior evento innovativo del mondo, questo la dice lunga sulla qualità di questa manifestazione”. Oltre a Kermode e Binaghi, sono intervenuti il Presidente e AD di Sport e Salute Rocco Sabelli, l’Assessore al Turismo, Sport e Qualità della Vita del Comune di Milano Roberta Guaineri e il Sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega ai Grandi eventi sportivi Antonio Rossi.

Sul piano regolamentare, sarà ripristinato il let al servizio per volontà dei giocatori che hanno letteralmente “odiato” la modifica mentre l’unica aggiunta di rilievo è di tipo tecnologico: i giocatori potranno indossare dei dispositivi elettronici in grado di registrare tramite sensori e GPS dati fisici fondamentali come il battito cardiaco, la velocità, la direzione dei movimenti, ma anche la forza e la rotazione del colpo. Questi dati saranno comunque accessibili solo per i giocatori e il loro team che potranno poi sincronizzarli con la registrazione del match.

IL TORNEO – C’è certamente grande attesa per Jannik Sinner: il più forte classe 2001 del mondo (ha compiuto 18 anni lo scorso 16 agosto), che proprio questa settimana è entrato per la prima volta in carriera tra i top 100 del ranking ATP (il più giovane italiano dell’Era Open), ha ricevuto una wild card. Attualmente occupa l’11esima posizione nella Race to Milan, la classifica che tiene conto dei punti dal primo gennaio in poi. A Milano ci sarà spazio anche per il vincitore del torneo di qualificazione che dall’1 al 3 novembre vedrà in campo allo Sporting Milano 3 i migliori 8 Next Gen italiani e che assegnerà il ruolo di riserva (alternate) per le Next Gen ATP Finals. Il finalista, invece, parteciperà al Red Bull Next Gen Open, torneo organizzato da Red Bull e ATP e riservato a tennisti under 21 di otto diverse nazionalità che si disputerà sui campi dello Sporting Milano 3 (5-6 novembre) per poi concludersi proprio al Palalido (7-9 novembre).

Le prime due edizioni delle Next Gen ATP Finals sono state vinte dal coreano Hyeon Chung e dal greco Stefanos Tsitsipas, che sono immediatamente diventati protagonisti del circuito mondiale. Il greco quest’anno è stato l’unico a battere nella stessa stagione i Fab Three Nadal, Djokovic e Federer e si è qualificato alle ATP Finals di Londra. Questo il programma del torneo (qui è possibile acquistare i biglietti):

 
  • 5, 6 e 7 novembre: round robin con sessione pomeridiana (dalle 14) e serale (dalle 19.30)
  • 8 novembre: semifinali serali (dalle 19)
  • 9 novembre: finale (dalle 21)

Gli otto protagonisti:

  1. Alex de Minaur (seconda partecipazione consecutiva, finalista in carica)
  2. Denis Shapovalov (seconda partecipazione consecutiva)
  3. Frances Tiafoe (seconda partecipazione consecutiva)
  4. Casper Ruud
  5. Ugo Humbert
  6. Miomir Kecmanovic
  7. Mikael Ymer
  8. Jannik Sinner

Angelo Binaghi, Presidente della Federazione Italiana Tennis – “Il cambio di sede delle Next Gen ATP Finals con il trasferimento all’Allianz Cloud favorirà gli appassionati che vorranno assistere al torneo, evento che in soli due anni è già diventato un appuntamento di grandissimo prestigio nel calendario tennistico internazionale. Ringrazio Fiera Milano che ha ospitato le Next Gen ATP Finals fino all’anno scorso e che resta nostro partner: la nostra si è rivelata una sinergia vincente. Ringrazio anche il Comune di Milano e la Regione Lombardia per lo spirito collaborativo che hanno mostrato nell’allestimento di questa innovativa avventura”.

Rocco Sabelli, Presidente e AD Sport e Salute “Questo evento, che vede sfidarsi i migliori giovani talenti del panorama tennistico internazionale, rappresenta per Sport e Salute il perfetto connubio fra agonismo e coinvolgimento delle nuove generazioni alla pratica dello sport, uno degli obiettivi della nostra nuova missione. Siamo contenti di poter proseguire insieme alla Federazione Italiana Tennis il percorso iniziato tre anni fa e fiduciosi che la nuova sede possa consolidare ulteriormente le Next Gen ATP Finals nello scenario nazionale ed internazionale”.

Chris Kermode, CEO ATP“Le Next Gen ATP Finals a Milano offrono ai fan la fantastica opportunità di ammirare le future star dell’ATP Tour in un ambiente e con un format unici: un torneo all’avanguardia per le innovazione nel nostro sport. Dopo due anni di successo al quartiere fieristico a Rho, siamo lieti che l’Allianz Cloud ospiti l’evento di quest’anno. La nuova sede è una notizia formidabile per gli appassionati e porterà il torneo nel cuore di Milano”.

Roberta Guaineri, Assessore al Turismo, Sport e Qualità della Vita del Comune di Milano“Le Next Gen ATP Finals sono una manifestazione sportiva che rispecchia l’immagine di Milano: un torneo giovane, dinamico, internazionale, con nuove regole che rendono le partite molto spettacolari e avvincenti. Da questa competizione passano i più grandi giocatori del circuito tennistico internazionale, basti pensare che dieci tra i partecipanti delle ultime due edizioni sono oggi nei primi 50 giocatori del mondo e ben tre di essi sono stabilmente nella top ten. L’edizione di quest’anno, inoltre, rappresenta anche l’occasione per presentare al mondo l’Allianz Cloud, il nostro nuovo splendido palazzetto dello sport restituito alla città“.

Antonio Rossi, Sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega ai Grandi eventi sportivi – “Le Next Gen ATP Finals sono per la Lombardia i fuochi d’artificio di questo ultimo quadrimestre che chiude un anno particolarmente ricco di grandi eventi di altissimo livello. Tra questi ricordo che all’inizio di settembre abbiamo ospitato il Gran Premio di Formula 1 di Monza, i Campionati Europei di tiro a volo. Per il ciclismo ci sono stati il Trittico e il Giro di Lombardia. A breve si disputeranno le Olimpiadi invernali per i sordi e il 28 e 29 dicembre chiuderemo l’anno con la Coppa del mondo di sci, appuntamento importante anche dal punto di vista organizzativo in chiave Olimpiadi invernali del 2026. Competizioni internazionali che portano l’attenzione degli atleti agonisti e amatoriali di tutto il mondo sulla nostra regione, esaltandone le eccellenze anche dal punto di vista sportivo. Questa edizione delle Next Gen ATP Finals, spostate nel cuore della città di Milano, mi auguro permetterà a un numero crescente di famiglie, magari con figli piccoli, di assistere ai match, perché la cultura dello sport si nutre con anche con eventi come questi, con lo spirito di emulazione e con lo spettacolo che i campioni sanno dare”.

Chiara Bisconti, Presidente di Milanosport “Sono contenta che l’Allianz Cloud al suo esordio ospiti già manifestazioni di altissimo livello. Dopo il volley e la boxe, ora arriva anche il tennis internazionale, confermando la vocazione polifunzionale del nostro impianto. Sarà bello vedere al suo interno questi ragazzi che sono un esempio di impegno e forza di volontà. L’Allianz Cloud è pronto ad accogliere questi giovani talenti e i loro sogni”.

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Thiem completa la finale dei rovesci a una mano: fuori il campione Zverev

LONDRA – L’austriaco conferma il suo grande stato di forma e batte Sascha con pieno merito. Il titolo delle Finals sarà un affare tra ‘monomani’

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[5] D. Thiem b. [7] A. Zverev 7-5 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

Basta un Thiem furbo e regolare a eliminare la versione di Zverev più adatta al migliore dei mental coach in circolazione. Furbo perché capisce che la risposta bloccata è il modo migliore per contrastare il servizio monstre (76% di prime) dell’avversario, nonché l’unico per far partire lo scambio, dove è superiore. Nonostante questo accorgimento tattico, per l’assegnazione del primo set è decisivo un orrendo dodicesimo gioco di Zverev, che al secondo set-point si suicida con un doppio fallo. Quando poi nel secondo set la prima di servizio scende oltre il livello che il tedesco si può permettere, Sascha ricorre al serve&volley, ma alcuni errori lo portano a concedere troppe palle break, che sovente gioca bene. Peccato che dopo rovini tutto, mostrando quasi una schizofrenia che lo porta a giocare bene i punti vitali, ma malissimo quelli immediatamente successivi.

 

Dominic non gioca una gran partita, almeno rispetto al livello siderale contro Federer e Djokovic – come nei primi due match, oggi è tornato a incitarlo dal box coach Massu, assente contro Berrettini per seguire i primi allenamenti della nazionale cilena – ma è bravo nel variare i colpi e nell’andare a rete con grande efficacia (9 punti su 13 al net). Zverev abbandona la difesa del titolo troppo mestamente per come aveva cominciato il torneo, sotto gli occhi tristi di Becker presente nel suo box. La finale con Tsitsipas è la più giusta per quanto visto finora, e sarà anche la prima da Federer-Blake del 2006 nella quale si affronteranno due giocatori con il rovescio a una mano.

Dominic Thiem e Alexander Zverev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

SUICIDIO SASCHA – Thiem sa che è arrivato fin qui col vento in poppa e che mai come quest’anno ha l’occasione di diventare Maestro, forte anche del 5-2 nei precedenti con Sascha. Impossibile non risentirne, così la partenza migliore è di Zverev, che ha a disposizione le prime palle break, una nel terzo e una nel quinto gioco. Principalmente per merito del tedesco, che ha un rendimento al servizio molto alto (del resto se non si attesta sopra almeno il 75% di prime bomba sa di avere poche chance). Dominic però ci mette poco a scrollarsi di dosso la pressione (è pur sempre un asburgico) e il match offre un buon livello di gioco. Zverev sembra mostrare una piccola crepa quando sul 5-4 Thiem serve sul 40-30 e s’imbatte in un doppio fallo, ma rimedia subito. I servizi portano il match fino al 6-5 per l’austriaco, quando il campione in carica dimostra la sua tenuta mentale non proprio rocciosa. Una stecca e due colpi fuori lo condannano al 15-40, salva il primo set-point ma il doppio fallo sul secondo è imperdonabile e delittuoso. Come definire altrimenti un set perso con l’84% di prime in campo? Il vincitore di Ginevra lo sa bene, ma l’unica soluzione che trova, già accomodatosi al box, è scaraventare a terra la racchetta.

DOMINATOR CHIUDE – Nel secondo set il livello del servizio del n.5 ATP cala parecchio, ma il fatto che reagisca adottando sovente il serve&volley è lodevole sia per coraggio che per esecuzione. Sul 3-2 Thiem, il ventiduenne di Amburgo ribadisce la sua distanza siderale dal teutonico di ghiaccio e la sua analogia – sul piano squisitamente mentale – con il compatriota Jurgen Klinsmann, capace di grandi cose e grosse ingenuità. Un tranquillo 40-15 diventa un game di 14 scambi, dove alla terza palla break la perdita del servizio è inevitabile. Come l’ex bomber dell’Inter (altra entità sportiva mentalmente analoga, non a caso definita ‘pazza’), gioca benissimo i primi due break-point, giustamente caricandosi, ma i punti a seguire torna a sbagliare l’impossibile. Thiem difetta in particolare col dritto (12 gratuiti nel secondo set), concede sul 4-2 due palle del contro break, ma le annulla confermando la sua prestazione di buona sostanza. Più che sufficiente per battere questo Zverev, che deve lavorare molto sulla testa. Non una novità, ma lo sarebbe un’altra stagione così grigia.

Alexander Zverev sconsolato – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Thiem giocherà la 25esima finale della sua carriera (settima in stagione), nella quale andrà a caccia del titolo numero 17. Quest’anno di finali ne ha perso soltanto una, quella quasi proibitiva contro Rafa a Parigi; a conferirgli ulteriormente i favori del pronostico ci sono i sei precedenti con Tsitsipas, nei quali è uscito vincitore quattro volte.

PRECEDENTI THIEM-TSITSIPAS (4-2)

  • 2018 Doha (Qatar) Hard QF Dominic Thiem 7-5 6-4
  • 2018 ATP Masters 1000 Indian Wells (USA) Hard R64 Dominic Thiem 6-2 3-6 6-3
  • 2018 Barcelona (Spain) Clay QF Stefanos Tsitsipas 6-3 6-2
  • 2018 Roland Garros (France) Clay R64 Dominic Thiem 6-2 2-6 6-4 6-4
  • 2018 ATP Masters 1000 Toronto (Canada) Hard R32 Stefanos Tsitsipas 6-3 7-6(6)
  • 20019 Beijing (China) Hard F Dominic Thiem 3-6 6-4 6-1

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Editoriali del Direttore

La maledetta formula del Masters che ‘ammazza’ Nadal e chi ne scrive

Almeno tre match, ogni anno alle ATP Finals, o sono farlocchi o rischiano di passare per tali. I gironi all’italiana sono pensati perché chi organizza l’evento guadagni dei bei soldi, ma il vero tennis è un’altra cosa

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Rafael Nadal - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il direttore

Se vi dico che non sopporto la formula delle ATP Finals, anche se ne capisco bene i vantaggi commerciali, non è solo per il paradosso di un Rafa Nadal che viene premiato quale miglior tennista ATP dell’anno nel pomeriggio quando non sa neppure se il giorno dopo sarà in campo a sfidare il rivale di sempre Roger Federer oppure invece su un aereo alla volta della Spagna. Ormai sapete che gli è toccato salire sull’aereo, a dispetto di una magnifica partita vinta contro Tsitsipas. Ha saputo di doversi preparare per l’aeroporto soltanto alle 22, dopo aver cenato e seguito la solita routine quotidiana nel caso avesse dovuto giocare.

Ma intorno alle 22 Zverev ha prevedibilmente battuto Medvedev 6-4 7-6 e così Nadal, che aveva perso da Zverev, è arrivato terzo nel gruppo e ha dovuto fare le valigie. Perché ho scritto “prevedibilmente” pur avendo recentemente Medvedev dato nella finale di Shanghai un secco 6-4 6-1 a Zverev? La risposta è: perché a seguito della vittoria pomeridiana di Nadal su Tsitsipas, Medvedev era out, eliminato. A questi livelli di portafogli, di conti in banca, 192.000 euro di cash per chi vince un match alle ATP Finals, sono noccioline. Non un incentivo sufficiente a dare il meglio di sé. Non è che Medvedev abbia buttato la partita, ma insomma Zverev – campione in carica e reduce da un’annata no, da una qualificazione raggiunta soltanto a Bercy all’ultimo tuffo, e con un solo torneo vinto (Ginevra) – aveva molta più fame di vincere. Le motivazioni, fra campioni di questo calibro, fanno la differenza.

Anche il già qualificato Thiem contro Berrettini non si era davvero dannato l’anima per battere il nostro, sia detto senza nulla togliere all’eccellente performance di Matteo e alla soddisfazione di essere il primo italiano ad aver vinto una partita ad un Masters di fine anno. Thiem aveva detto dopo la sconfitta: “Era una situazione un po’ particolare sapendo che ero già qualificato per le semifinali. La concentrazione, l’adrenalina erano più basse… Nella mia testa c’era che dovevo preoccuparmi per sabato perché c’era da giocare un match molto più importante… dopo una lunga stagione dovevo preservare il corpo al 100% per sabato, non sarebbe stato furbo (smart) se fossi stato in campo altre tre ore.

Perfino Tsitsipas, che pure ha giocato una splendida partita contro Nadal, forse la migliore del torneo con quella vinta da Thiem vs Djokovic, perdendola dopo 2 ore e 3 quarti, alla fin fine non è riuscito a conquistare una sola palla break contro Nadal. Vero che Nadal ha servito, e giocato benissimo – per la 128esima volta ha vinto un match senza concedere palle break – ma vero anche che il giocatore più concentrato e voglioso di vincere alla fine quasi sempre prevale. Rafa ha avuto ben nove palle break, Tsitsipas che pure in superficie dava l’impressione di lottare tanto nemmeno una. E nel post match ci avrebbe detto: “Ho lasciato qualcosa nel serbatoio, non ho spinto fino in fondo, volevo vincere sì, ma non ero pronto a morire sul campo pur di riuscirci. Lendl, e non solo lui, non sarebbe stato di certo in campo 2 ore e tre quarti, al suo posto.

Ecco, vi ho detto di questi tre match e potrei raccontarvi di decine di match visti nelle giornate finali dei Masters che ho seguito (una quarantina) che non mi piace troppo seguire, con il retropensiero che non mi abbandona: “Sarà vero match oppure no?”. Chi organizza sa che può vendere la presenza dei top-player per almeno tre giorni. Tre giorni hanno giocato anche Djokovic e Nadal che sono andati a casa. Federer è a quota quattro e magari arriva a giocarne cinque. Però il tutto può essere anche fastidioso. Era anche peggio nei primi anni quando il sospetto di combine o anche di match persi apposta (ho raccontato l’altro giorno il caso di Lendl apostrofato da Connors “vigliacco!”) era ancora più frequente perché non si era imparato a programmare i match giorno per giorno, proprio per evitare troppi incontri ridotti a pure esibizioni.

 
Rafael Nadal – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Negli ultimi anni i due che vincono il primo match si incontrano subito fra loro, così come i due che li perdono. Una volta non era così e accadeva di tutto. Con polemiche e discussioni a non finire. Infine, ma capisco che alla stragrande maggioranza dei lettori non frega nulla, per un giornalista che debba scrivere per una prima edizione di un giornale che chiude verso le 22:30 italiane – qua sono le 21:30 per l’ora di fuso – è un incubo. Pensate a ieri. Nel giorno in cui si doveva celebrare l’incoronazione di Nadal a n.1 del mondo, non si poteva scrivere se alle 15 italiane contro Federer sarebbe sceso in campo Nadal oppure no. Occorreva scrivere tutte le ipotesi concatenate all’esito del match serale Zverev-Medvedev (vittorie in tre set, in due, confronti diretti fra questo e quello), tenendo ben presente che chi avrebbe letto al mattino quella prima edizione avrebbe già saputo chi fra Nadal, Zverev e Medvedev era approdato alle semifinali e contro chi.

Un pezzo complesso e noiosetto che andava scritto con un approccio della seguente tipologia: “Al momento della sua incoronazione Rafa Nadal non sapeva fino a che punto essere felice per la vittoria appena ottenuta a spese di Tsitsipas e se l’indomani sarebbe ritornato su quel campo. Tanto che ringraziava ATP, sponsor e spettatori ignorando se l’arrivederci era per l’indomani o per l’anno prossimo. Doveva sperare che vincesse Medvedev, questa era l’unica cosa sicura. Ma sapeva anche quanto era difficile che accedesse (per i motivi su esposti). Il destino non era nelle sue mani”. Vabbè, smetto di tediarvi con le paturnie del giornalista alle prese con queste piccole problematiche professionali (ce ne sono di peggio), concludendo che naturalmente una discreta parte di quanto era stato scritto per la prima edizione doveva finire nel cestino per essere sostituita nei tempi più rapidi possibili con il testo per la seconda. Prima si scrive più destinazioni vengono raggiunte dalla seconda edizione. Non molto divertente.

In conclusione la quinta giornata delle finali ATP ha decretato che le semifinali saranno Federer-Tsitsipas (2-1 per Roger che ha vinto a casa sua, anzi… nelle sue due residenze, a Dubai e Basilea), la più intrigante dopo quanto accadde all’Australian Open, e quella tutta in lingua tedesca Thiem-Zverev: 5-2 per l’austriaco, ma i due stanno 1 a 1 sui campi duri. Con Zverev che mira a riscattare un anno semi-disastroso facendo il bis d’un anno fa, dopo essersi qualificato all’ultimo tuffo, a Bercy. Lui avendo vinto un solo torneo, Ginevra, è dentro. Nadal che ha vinto tutto quel che ha vinto, è fuori. Paradossi di una manifestazione strana che più strana non ce n’è.

Nessuno dei quattro semifinalisti ha vinto tutte e tre le partite del girone. Dunque niente super premio da 533.000 dollari per il campione imbattuto che non c’è. Ma chi vincerà il torneo si potrà comunque consolare con un ‘premiuccio’ di 430.000 dollari per due vittorie nel round robin, 657.000 dollari per essere arrivato in finale, 1 milione e 354.000 dollari per il successo. La somma la lascio fare a quelli cui interessa. A me non entra un dollaro. Anzi… per riuscire a vedere Berrettini già alle 14 di domenica scorsa ho dovuto buttare via un biglietto aereo fatto mesi prima (costava meno: chi pensava a un Berrettini “Master”?), comprarne un altro, raggiungere Londra un giorno prima, pagare una notte d’albergo in più. Tutto per un’oretta e un 6-2 6-1 di lezione Djokovic. Maledetta passione.

Uno solo dei Fab Four è ancora in lizza e, manco a dirlo, è il più vecchio di tutti. Ha 38 anni e mezzo e si chiama Roger Federer. Lui in questo torneo, in 17 partecipazioni, ha trionfato sei volte. Si è guadagnato il diritto a giocare la semifinale battendo Berrettini ma soprattutto facendo fuori Djokovic, aiutando Nadal a diventare n.1 a fine stagione per la quinta volta. Due Slam all’attivo, Parigi e New York, una terza finale Slam a Melbourne, in semifinale anche nel quarto Slam (Wimbledon), due Masters 1000 vinti, Roma e Montreal: è così che Rafa ha potuto eguagliare Federer e Djokovic come re di fine anno. Chi sarà il primo fra loro a raggiungere Sampras, n.1 dal ’93 a ’98, sei volte re? Si accettano scommesse. Chi dice che Federer è fuorigioco perché l’anno prossimo avrà 39 anni e mezzo… è fuori di testa!

Qui una flash su Nadal (che fino a Roma non avrà cambiali pesantissime da pagare, salvo la finale australiana): quasi sempre in questa settimana per le precedenti quattro occasioni doveva ricevere qui il trofeo di miglior giocatore dell’anno; però l’altro trofeo, quello del torneo, non l’ha ma vinto. È uno dei pochi grandi tornei a lui sempre sfuggiti, a lui che ha vinto ben 35 Masters 1000. Qui ha giocato e perso due finali, nel 2010 con Federer e nel 2013 con Djokovic. Nel 2008 era infortunato e non venne neppure. Nel 2018 venne ma dopo un match con Goffin si ritirò e disse “no Mas”.

Una piccola maledizione. Vero che i campi indoor non sono mai stati il suo pane, spesso troppo veloci per le sue caratteristiche – anche se proprio ieri contro Tsitsipas è venuto 33 volte a rete e 28 discese sono state vincenti con volée anche molto complesse – ma sono stati anche gli infortuni di fine stagione all’origine dei suoi mancati successi. La partita con Tsitsipas è stata di grandissima qualità, alla pari con quella vinta da Thiem su Djokovic. Ma Rafa oggi è a casa. Per la verità penso sia a Madrid, più che a Maiorca. Quando ci siamo stretti la mano non ho avuto modo di chiederglielo.

Tutto chiarito tra Rafa Nadal e Ubaldo dopo l’equivoco di lunedì alle ATP Finals di Londra

Certo è che la sfida n.41 con Federer è rinviata a data da destinarsi. È incredibile come il loro sequel infinito non annoi mai. Anche ieri tutti qui a Londra, e gli amici in arrivo dall’Italia per le semifinali, tifavano per vedere ancora l’ennesimo duello. D’altra parte gli appassionati della musica classica si stancano mai di ascoltare Beethoven o Mozart, così diversi, unici, inimitabili? A 33 anni e mezzo Rafa è il più anziano n.1 di fine anno dacchè esiste l’ATP (1973). “Se me l’avessero detto anni fa che a questa età sarei stato ancora il primo giocatore del mondo non ci avrei mai creduto!”.

Ma non è che l’ultimo monarca serbo, 12 mesi fa, fosse un ragazzino imberbe: Nole aveva 31 anni e mezzo. Prima di lui i re più anziani erano stati Lendl e Agassi, entrambi 29enni nell’89 e nel ’99. Rafa ha eguagliato i 5 “troni” di fine anno di Roger Federer e Nole Djokovic. Facendo bene i conti – non è la mia specialità – sono 15 anni dominati dal trio a partire dal 2004, con un unico sovrano “imbucato”: Andy Murray nel 2016.

Oggi pomeriggio mi auguro solo di vedere una bella partita fra Federer e Tsitsipas, il più anziano campione contro il più giovane, 17 anni di divario anagrafico. Stefanos ha voluto tranquillizzare i suoi fan che gli avevano dato del’incosciente per essere rimasto in campo due ore e tre quarti senza troppo senso, salvo che per un sano e quasi anacronistico apprezzabilissimo fair-play: “Sono giovane, sto bene, non credo che risentirò dello sforzo odierno”. Beato lui. Io, maledetta formula del Masters, invece stanco lo sono eccome. Sarà mica a causa dell’età, i 69 anni e… 15 mesi?

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Sinner continua a brillare e vola in finale a Ortisei. Diventerà (almeno) numero 83

Jannik vince una gran partita contro Hoang e arriva in finale senza aver perso un set. Sfiderà Ofner, che ha eliminato con un doppio tiebreak Luca Vanni

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Jannik Sinner - Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

Continua a correre il treno di Jannik Sinner che non sembra intenzionato a fare fermate intermedie. Il giovanissimo azzurro elimina in semifinale il francese Antoine Hoang e approda in finale al Challenger di Ortisei senza aver perso un set in tutto il torneo. Jannik ha dato l’ennesima prova della sua grande solidità tennistica e soprattutto mentale in una partita che sarebbe potuta diventare molto complicata. Nel primo set è stato bravissimo a sfruttare l’unica palla break dell’intero parziale, vinto 6-3. Nel secondo poi, si è trovato sotto 4-1, ma è stato capace di rimontare immediatamente. Il vero punto di svolta della partita è avvenuto nel dodicesimo gioco, quando Hoang si è procurato tre consecutivi set point sul servizio di Sinner, senza però riuscire a convertirli. Al tiebreak, l’azzurro è stato chirurgico come nel primo set e con un singolo minibreak si è assicurato l’accesso alla finale.

Questa vittoria gli garantisce un nuovo best ranking di numero 83, che potrebbe ulteriormente migliorare se riuscisse a vincere il torneo. In quel caso Sinner, che è arrivato a Ortisei da numero 96 della classifica ATP, si piazzerebbe al 78esimo posto. Il dato già di per sé è ottimo vista l’età, ma diventa ancora più impressionante se si considera che, esattamente un anno fa, Jannik sedeva alla posizione numero 762. Una crescita esponenziale figlia del talento e della testa del ragazzo, oltre che dell’ottima gestione del suo team guidato da Riccardo Piatti.

In finale a Ortisei purtroppo non ci sarà il derby contro Luca Vanni, che è stato eliminato in due tiebreak da Sebastian Ofner. Sconfitta amara per l’italiano che non ha mai concesso palla break all’avversario e non è a sua volta stato capace di convertire ben otto occasioni sul servizio di Ofner, tra cui cinque set point nel secondo parziale.

 

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