Nadal si ritira prima di giocare: Djokovic sfiderà Shapovalov in finale a Bercy

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Nadal si ritira prima di giocare: Djokovic sfiderà Shapovalov in finale a Bercy

Il serbo regola in due set Dimitrov, mentre la seconda semifinale non va in scena: Rafa alza bandiera bianca prima di scendere in campo. Prima finale 1000 per Shapovalov

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Novak Djokovic - Bercy 2019 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

da Parigi, il nostro inviato

[1] N. Djokovic b. G. Dimitrov 7-6(5) 6-4
D. Shapovalov b. [2] R. Nadal W/O

Dopo l’ottima prova offerta nei quarti contro Tsitsipas, nella prima semifinale del Rolex Paris Masters Novak Djokovic conferma di essere tornato a esprimersi su buonissimi livelli vincendo in due set la sua semifinale. Lo fa senza concedere nemmeno una palla break a Dimitrov: il serbo è apparso solido, molto incisivo anche con il dritto, elastico e veloce come il giocatore ammirato nel corso di tante delle sue settimane d’oro. Sembrava difficile vederlo giocare così qui a Bercy, vista la febbre che lo ha colpito a inizio settimana e le prime due partite nel torneo giocate in maniera piuttosto opaca, ma Djokovic ha saputo rigenerarsi, guadagnando la sua cinquantesima finale in un Masters 1000 che conferma quella giocata (e persa) lo scorso ano contro Khachanov. La difficile rincorsa al numero uno di fine stagione può dunque continuare: Nole sa che per tenere in vita delle speranze è di vitale importanza che domani vinca il trentaquattresimo Masters 1000 della carriera. 

 

La sconfitta di Dimitrov non cancella i progressi di questa settimana. Dopo la semifinale raggiunta allo US Open, capace di restituirgli una classifica maggiormente degna del suo talento, il bulgaro era incappato in una serie di risultati deludenti vincendo appena due partite nei quattro tornei giocati dopo New York. Per raggiungere la sesta semifinale della carriera in un Masters 1000, oltre a buoni giocatori come Humbert e Garin, Grigor ha eliminato (senza perdere set) Thiem e Goffin, quest’ultimo ancora in corsa per le Finals. Al di là del risultato, contro Djokovic ha mostrato di non aver smarrito del tutto il tennis ammirato due anni fa. 

LA PARTITA – Il primo set è ben giocato ma non vive vere emozioni sino al tie-break: nessun gioco termina ai vantaggi. Djokovic si ritrova sul 15-30 sia nel quinto che nel settimo gioco, ma con esperienza e classe si salva senza impacci. Il gioco decisivo si anima quando sul 3-3 il serbo inciampa nel terzo doppio fallo della sua partita, che manda avanti di un pesante mini-break Dimitrov. Il numero 1 al mondo (sino a lunedì, quando verrà sostituito in cima alla classifica da Nadal) percepisce il pericolo di concedere un set di vantaggio a un Dimitrov in fiducia e ingrana la marcia superiore. Nole spinge e arriva dappertutto come ai vecchi tempi; dopo uno scambio infinito costringe all’errore di dritto Dimitrov e rimette il tie-break in equilibrio. In quel momento, quando si è sul 5 pari, cambia l’inerzia del primo set e altri due errori non forzati di Grigor regalano il primo set a Nole. 

Una volta portato a casa il primo set, per il serbo la strada verso la sesta finale della carriera al Rolex Paris Masters si fa in discesa: il break necessario per guadagnarsi la possibilità di vincere per la quinta volta il torneo parigino arriva nel quinto gioco, quando sulla palla break un dritto profondissimo di Nole costringe all’errore Dimitrov. Cinque giochi dopo – e un’ora e trentotto minuti la cerimonia di ingresso in campo – la partita finisce. Senza che a Nole sia ancora pervenuta la notizia più sorprendente di giornata.

IL RITIRO DI RAFA – A una manciata di minuti dall’inizio della semifinale contro Shapovalov, infatti, Rafael Nadal ha comunicato il suo ritiro dal torneo per un risentimento i muscoli addominali accusato durante il riscaldamento. Nella conferenza stampa successiva, che trovate qui riassunta, lo spagnolo ha parlato di uno stiramento. Questo inaspettato forfait manda quindi direttamente in finale Denis Shapovalov, che ieri si era reso autore di una prova maiuscola contro Gael Monfils escludendolo dalla lotta alle Finals e regalando la qualificazione al nostro Berrettini. In attesa di conoscere ulteriori dettagli sull’infortunio di Nadal, la finale dell’edizione 2019 di Parigi-Bercy è formata: Djokovic e Shapovalov si affronteranno per la quarta volta in carriera, con il canadese capace di vincere un solo set nelle tre sfide (quest’anno all’Australian Open).

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Come a Wimbledon: Nadal elimina Kyrgios dall’Australian Open

MELBOURNE – Una bella partita, a tratti molto intensa, viene vinta dal giocatore più solido. Nick sciupa un paio di occasioni cruciali, ma non può avere troppi rimpianti

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Rafa Nadal - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

[1] R. Nadal b. [23] N. Kyrgios 6-3 3-6 7-6(6) 7-6(4) (da Melbourne, il nostro inviato)

Ci si aspettava spettacolo, e spettacolo è stato. Gli australiani volevano Kyrgios vincitore, ma sono rimasti delusi. Nel match fotocopia dello scorso Wimbledon (stesso punteggio) ancora una volta è stato Rafael Nadal a dimostrarsi più concreto nei due tie-break finali, mentre Kyrgios non ha saputo sfuggire ai dettami del suo tennis ad alto rischio che gli sono costati due punti cruciali nei momenti decisivi della partita. Un match di ottima qualità (64 vincenti e 27 gratuiti per Nadal, 50 vincenti e 43 gratuiti per Kyrgios) che non ha deluso le grandi aspettative e ha confermato come il match-up tra questi due grandi giocatori può riservare ancora tante soddisfazioni agli appassionati di tennis.

C’è molta emozione all’inizio della partita, con lo stadio pieno (fatta eccezione per i soliti posti migliori, quelli venduti ai clienti corporate che preferiscono a rimanere nelle suite a mangiare gamberoni) e la tragica morte di Kobe Bryant avvenuta solo poche ore prima. Kyrgios non riesce a trattenere le lacrime all’ingresso in campo e si scalda con la maglia numero 8 dei Lakers.

 
Nick Kyrgios con la canotta dei Lakers di Kobe Bryant – Australian Open 2020 (via Twitter, @atptour)

Nadal prende controllo degli scambi da fondo sin dall’inizio e man mano che i giochi passano non fa altro che stringere la presa. Due doppi falli nel suo primo turno di battuta lo costringono ai vantaggi, ma da quel momento in poi cede solamente due punti nei restanti quattro game di servizio. Il maiorchino alterna colpi in palleggio a parabola alta con fendenti più piatti e veloci, soprattutto con il rovescio incrociato a mandare Kyrgios fuori dal campo dalla sua parte destra. Il pubblico, ovviamente tutto per Nick, prova a entrare nel match ma viene gelato dal break al quarto gioco che l’australiano subisce commettendo ben sei errori gratuiti. Dalle tribune si sente ripetutamente “Acuerdate de Acapulco” (ricordati di Acapulco, l’ultima sconfitta Kyrgios contro Nadal), ma lo spagnolo non si fa distrarre e va avanti per la sua strada chiudendo il set per 6-3 in 36 minuti. Kyrgios, verso la fine del primo parziale, comincia ad adottare il serve and volley con una frequenza più sostenuta, ma non ne cava fuori un ragno dal buco.

In apertura di secondo parziale deve fronteggiare due palle break molto delicate, che annulla con coraggio. Data la posizione di Nadal in risposta, come di consueto molto lontana dalla riga di fondo, la scelta della traiettoria cade sempre più spesso su un colpo esterno e questo crea qualche bella apertura per l’australiano. La partita inizia a cambiare direzione nel quarto game, quando tre errori gratuiti di Nadal, due di diritto e uno di rovescio, propiziano il break che Kyrgios sigilla con un passante di diritto lungolinea che fa esplodere i 15.000 infreddoliti della Rod Laver Arena. Nadal sembra regredire in scambi in diagonale sul diritto di Kyrgios che però creano il ritmo ideale per il giocatore di Canberra, il quale al servizio non si guarda più indietro e chiude il set perdendo solo tre punti nei successivi tre turni di battuta (uno dei quali con un doppio fallo). La folla australiana sembra ringalluzzita dall’esito del secondo parziale e ricomincia a farsi sentire, anche in maniera molesta, tanto che il giudice di sedia James Keothavong chiede che gli spettatori, per rispetto ai giocatori, si tengano le proprie opinioni per sé. Mai consiglio fu più riutilizzabile.

La temperatura dell’aria è freschina, ma quella in campo sale perché Kyrgios fa il Kyrgios e tira fuori qualche esecuzione “riempipista”, anche se la scelta dei colpi talvolta lascia a desiderare. I palleggi ora sono molto più a viso aperto e gli scambi diventano spettacolari. C’è una sola palla break nel parziale, e la deve affrontare Kyrgios all’ottavo game. Curiosamente, i guai alla battuta in quel gioco cominciano quando Nick prova una prima di servizio dal basso e la mette in rete. La palla break è cancellata da una palla corta, ma da quel momento, Nadal prende a cercare la via della rete più spesso, anche perché nota come la scelta della direzione dei passanti Kyrgios non sia del tutto impeccabile. I suoi colpi infatti, o sono raggi laser che a stento si vedono, altrimenti risultano agevolmente controllabili a rete. Nel tie-break, durato 10 minuti, Nadal va in vantaggio 2-0 grazie a un gratuito di diritto dell’avversario, avanza fino al 4-1 poi sul 5-3 mette in rete un diritto anche lui rimettendo la vicenda in parità. Poi arriva la follia di Kyrgios: sul 5-5 l’australiano commette un doppio fallo scagliando la prima a 224 km/h e la seconda a 217. Sul set point Nadal restituisce il doppio fallo, ma dopo il cambio di campo si porta 7-6 con una bella volée di rovescio e poi incassa il gratuito di diritto che lo manda avanti per 2 set a 1 dopo 2 ore e 34 minuti.

Inevitabile a questo punto fare l’ovvio parallelo con la partita giocata a Wimbledon lo scorso anno al secondo turno, dato che l’anticipazione intorno all’evento era stata ugualmente spasmodica e il punteggio dei primi tre set era stato quasi identico (se non per il risultato del tie-break). Qui a Melbourne però Nick sente il contraccolpo di un set perso maluccio, e dall’1-0 0-15 perde 13 punti consecutivi e si trova di colpo dietro il pallino a inseguire. Nadal “verticalizza” il suo gioco, va a prendersi più punti a rete e sembra avere più energia dei due per poter arrivare a tagliare il traguardo per primo. Però qualcosa sembra non quadrare, la serata non sembra essere pronta a finire. Anche i gabbiani che da ore volteggiano incessantemente sulla Rod Laver Arena si accovacciano sul tetto a guardare il game in cui Nadal serve per il match sul 5-4. Kyrgios prova ad aumentare i giri, Nadal tentenna, commette un errore di diritto, poi un doppio fallo e sulla seconda palla break la progressione di tre diritti dell’australiano perfeziona il 5-5. Tre minuti più tardi è però lui a trovarsi 15-40, ma questa volta il break non arriva, perché “San servizio” arriva in soccorso, e Nadal chiude il game con un insolito errore di rovescio nel palleggio.

Si giunge così al tie-break, dove il livello di tensione si alza in modo assai preventivabile. Scambio di break immediato, poi per cinque punti si procede seguendo i servizi; è però evidente come in campo ci sia un giocatore che deve scalare una montagna, e forse non ha tutte le energie per farlo, e un altro che vede il traguardo a pochi passi e può permettersi l’ultimo sforzo per tagliarlo. Kyrgios conclude uno splendido scambio con una palla corta scellerata che consegna break e vantaggio decisivo a Nadal, a cui anni di esperienza hanno consegnato l’abilità di non voltarsi più indietro. La partita più attesa del torneo – finora – finisce così, secondo pronostico, con le braccia di Nadal al cielo per la conquista del 41esimo quarto Slam, dodicesimo qui a Melbourne.

LE PAROLE DI RAFA – “È stato un giorno particolare per lo sport, si. Cosa posso dire, mi sveglio stamattina e vedo questa terribile notizia, tristissimo, era uno dei grandi della storia dello sport” dice Nadal al microfono retto da John McEnroe riferendosi, ovviamente, alla tragica scomparsa di Kobe Bryant. “Non ho mai passato tempo con lui ma l’ho incontrato, il mio amico Pau Gasol ha giocato con lui, e mi diceva che il suo spirito sportivo era incredibile, rimarrà nei nostri cuori e nelle nostre anime per sempre“.

Parlando della partita appena conclusa: “Beh, è stata dura, fin dall’inizio, contro Nick non sei mai in controllo del match, basta un nulla e lui ti scappa via, si gioca su pochissime palle. Ho cercato di ritrovarmi mentalmente dopo quel game teso, sul 5-4. Quando Nick gioca con attitudine positiva come oggi, è in grado di dare tanto in campo e al nostro sport, è uno dei più grandi talenti che abbiamo mai avuto, a me è piaciuto li Kyrgios di questo torneo”. 

McEnroe chiede a Rafa il perché di una posizione tanto arretrata in risposta e lo spagnolo gli risponde per le rime: “E tu, quando giocavi?” per scatenare le risate di John e del pubblico. “Beh, Nick ha un servizio pazzesco, prende tutti gli angoli, e può tirare anche la seconda, io cerco di togliergli punti di riferimento al secondo servizio e darmi tempo per rimettere palle in campo e poi giocarmela aggressivo sullo scambio, ma anche così, brekkarlo è difficilissimo“. La chiusura è per il pubblico e per il prossimo avversario, Thiem: “Grazie del sostegno amo l’Australia, ne capite di sport, e del rispetto, grazie davvero. I miei record? Sono solo contento di aver vinto un’altra partita stasera! Thiem, tra due giorni… sarà durissima, ci conosciamo bene, siamo amici sul tour, lui colpisce la palla così forte, ma io mi sento bene, credo che la mia strada nel torneo sia quella giusta“.

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Wawrinka torna a ruggire in Australia: battuto Medvedev al quinto set

MELBOURNE – Lo svizzero, vincitore nel 2014, rimonta e sfianca alla distanza un Medvedev forse troppo passivo. Il russo non ha mai vinto un decider in uno Slam

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

[15] S. Wawrinka b. [4] D. Medvedev 6-2 2-6 4-6 7-6(2) 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

A giudicare dai precedenti, per Stan Wawrinka il lanciatissimo russo Daniil Medvedev non è un cliente comodo. Due sconfitte, a Wimbledon nel 2017 e allo US Open l’anno scorso. Ma se vogliamo dirla tutta, in particolare sul cemento Daniil rappresenta uno scoglio durissimo da superare per chiunque, mostri sacri compresi (vedi Nadal, che ha sudato sette magliette Nike per superarlo in 5 set nell’ultima finale di New York). Non si diventa numero 3 ATP senza qualità straordinarie. Qualità straordinarie che però ha anche il mitico Stan-The-Man, non dimentichiamolo mai, sarà anche verso la fine della carriera ma tre Slam vinti “in faccia” ai cannibali del terzo millennio Roger, Rafa e Nole sono un risultato fuori dal comune. Ad oggi, per esempio, l’unico metodo sicuro e certificato per battere Djokovic (se non si hanno le qualità da alieni di Naldal e Federer, ma spesso non bastano nemmeno quelle) è proprio il “metodo Wawrinka”, che è semplicissimo: tirargli come minimo una sessantina di vincenti a tutto braccio sulle righe, sia di dritto che di rovescio. Fine. Facile, no?

Vediamo un po’ se davanti a un avversario tostissimo e all’apparenza inscalfibile da fondo come Medvedev, “razza Djokovic” insomma, Stan riuscirà a scatenare le sue cannonate.

 

STAN PARTE BENE – Lo svizzero apre il fuoco nel quarto game, a furia di mazzate si procura due palle break, poi una terza, e un errore di rovescio di Daniil gli consegna il vantaggio di 3-1, subito consolidato con il 4-1. Per adesso, 11 vincenti di Wawrinka in 5 game, siamo in tabella di marcia. Si procede così fino al 5-2, con Medvedev in trincea a difendersi come un disperato. La cosa non impietosisce Stan, che attaccando la rete alla grande lo brekka ancora, a zero, e chiude 6-2. Un set strepitoso, 32 minuti, 16 vincenti netti in 8 game, 85% di prime palle pesantissime in campo, wow. Questo è esattamente il Wawrinka ingiocabile di cui parlavo prima. Poche colpe di Daniil, ha sbagliato qualche palla, ma dallo Stan di questa mezz’oretta sarebbe stato travolto qualsiasi avversario.

REAZIONE RUSSA – Un “cagnaccio da battaglia” di lusso qual è Medvedev, però, non è certo il tipo da farsi da parte. Ottima la reazione del russo a inizio secondo set, con break nel terzo game, cresce il livello del suo palleggio anche in spinta. Costretto ad arretrare di un passo, Wawrinka inizia a soffrire, le sue bordate si fanno meno letali e a volte imprecise, un dritto comodo messo sul nastro gli costa un secondo break, 4-1 e servizio per Daniil, che ha il secondo parziale quasi in saccoccia adesso. Il pubblico della Margaret Court Arena si diverte, è davvero una godibilissima scazzottata finora, dal vivo si sentono certe schioppettate quando i ragazzi impattano in spinta, un piacere vederli. Oltre al tennis di pressione, entrambi non disdegnano la palla corta, e ci sono alcuni ottimi scambi di tocco sotto rete. Poco dopo, è 6-2 Medvedev, è passata un’ora e 2 minuti, situazione perfettamente pareggiata. In questo momento, Stan ha 23 vincenti e 21 errori, Daniil 14/14, giusto così.

DANIIL, TESTA AVANTI – Il terzo set inizia testa a testa, tengono entrambi con solidità i servizi, nello stadio si respira la classica sensazione di momento importante, che potrebbe far girare il match. La qualità del gioco rimane alta, sono due campioni e si vede, bello esserci. Dopo un paio di gratuiti, Wawrinka nel settimo game si trova ad affrontare la prima palla break del parziale, ma la annulla pressando con coraggio e trovando l’errore di Medvedev. Il russo però se ne conquista una seconda a rete, un colpo semplice dello svizzero vola lungo, ed è 4-3 e battuta per Daniil. Potrebbe essere la svolta di cui accennavo in precedenza, onestamente un brutto passaggio a vuoto di Stan. Super scambio con difesa trasformata in attacco nel giro di tre colpi per Medvedev, bravissimo, siamo 5-3, e due game dopo è 6-4. Quando l’equilibrio è così sottile, basta poco, un minuto di calo come è successo a Wawrinka e la si paga carissima. Ora si fa dura per lo svizzero.

MODALITA’ ‘THE MAN’ – Il quarto set continua a essere appassionante, Stan non molla e fa benissimo. Sul 2-1 per lui, un nastro tremendo gli consegna la palla break, ma arriva l’ace esterno di Daniil, che bravo. Nessun rischio o quasi, solo un paio di game ai vantaggi, fino al 6-6, con tanto bel tennis nel frattempo. Fucilate sia diagonali che lungoriga, recuperi al limite, schemi palla corta – pallonetto, ci stanno facendo vedere il repertorio completo. In tribuna stampa, si chiacchiera concordando sul fatto che chiunque dei due esca oggi pomeriggio, sarà un peccato per il torneo. Il tie-break vede Wawrinka salire 3-0 con due mini-break, un po’ regalati dagli errori di Medvedev, lo svizzero incassa volentieri e arriva al 5-2. Una bastonata al servizio, e un successivo rovescio fallito dal russo, decretano il 7-2, si deciderà tutto al quinto set. La gente applaude felice, è un gran pomeriggio-serata di tennis, bravi.

Il momento favorevole a Stan continua, Daniil appare scosso, discute brevemente con l’arbitro Carlos Bernardes durante la pausa, ma il primo game del set decisivo è un break per Wawrinlka, che allunga subito 2-0. Nel quarto game, Stan si salva da 15-40 (erroraccio di Medvedev sulla seconda opportunità), poi annulla una terza palla break con un lungolinea di rovescio da standing ovation, e sale 3-1. Gran battaglia, adesso. L’inerzia generale della partita però sembra aver preso decisamente la direzione svizzera, e quando un passante potentissimo consegna a Wawrinka due occasioni di secondo break, sul 4-2, pare finita. Aggrappato alla prima di servizio, Daniil le annulla, poi un dritto lungo lo manda sotto di nuovo, e un serve&volley scriteriato dietro alla seconda battuta spedisce Stan a servire per il match sul 5-2. La gente intorno a me applaude in piedi, Wawrinka si porta l’indice alla tempia guardando il suo angolo, è decisamente uno “Stanimal moment“. Il 6-2 finale, dopo 3 ore e 25 minuti, è la conferma che Stan-The-Man c’è ancora, eccome, anche per i traguardi più importanti. Medvedev invece non riesce a correggere la statistica che lo vuole sempre sconfitto al quinto set.

Fonte: tennisabstract

In Australia Wawrinka ha vinto il suo primo Slam, ricordiamo oltre alla vittoria del 2014 anche un match incredibile perso contro Djokovic nel 2013, erano le prime avvisaglie di quello che sarebbe diventato Stan negli anni successivi. Nei quarti di finale attende il vincente fra Zverev e Rublev, che scenderanno in campo tra poco sulla Melbourne Arena. Sorriso felice per Wawrinka alla fine: “Vi amo ragazzi, grazie, che atmosfera, che momenti. È stata durissima, allo US Open avevo perso con lui, il livello è sempre così alto. Incredibile giocare qui, certo, guarderò la partita fra Zverev e Rublev, vediamo come va. Sono contento di essere stato capace di combattere anche contro me stesso, e di aver trovato le risorse per crescere di qualità e farcela!

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Australian Open: Federer rimonta in scioltezza, è nei quarti

Roger Federer inciampa nel primo set ma poi chiude senza problemi. Per lui 57° quarto di finale in un torneo dello Slam

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Roger Federer - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)
Spazio sponsorizzato da BARILLA

Dal nostro inviato a Melbourne

[3] R. Federer b. M. Fucsovics 4-6 6-1 6-2 6-2

Anche quando sono stanco, ho almeno due ore di buon tennis in me”. Questo aveva detto Roger Federer alla stampa tedesca dopo la sua maratona con John Millman.

 

Due giorni dopo contro Marton Fucsovics ha impiegato 2 ore e 11 minuti per vincere il suo incontro di ottavi di finale in una serata dalle condizioni particolarmente lente che ha visto le velocità di punta dei servizi arrivare a stento a 190 chilometri orari anche per prime piatte centrali. Una partita che poteva diventare complicata ma che Federer ha fatto diventare in discesa dopo poco più di un set, concludendola con dieci minuti di puro cabaret in mezzo al campo rispondendo alle domande di John McEnroe.

Con una inconsueta mise bianca, solitamente riservata alle sessioni diurne, Federer inizia il match dando l’impressione di essere un po’ più in palla di due sere prima: controlla bene gli scambi da fondo, cercando di mettere fuori posizione Fucsovics, che è sicuramente forte e potente, ma non è tremendamente veloce negli spostamenti. Federer invece sembra leggero come sempre nella sua danza intorno alla palla, e anche il suo tradizionale tallone d’Achille dello spostamento verso destra sembra non dargli particolari problemi.

Tutto sembra pronto per il solito copione nella sessione serale di Federer, ma a un tratto si spegne la luce: sul 3-3 due errori di diritto dello svizzero e una volée di diritto tragicamente messa in rete lo inguaiano sullo 0-40. Le prime due palle break vengono annullate, ma un altro gratuito di diritto fa piombare la Rod Laver Arena in zona sorpresa. Fucsovics non fa una piega, continua a servire in maniera impeccabile e porta a casa il primo set.

Lo svizzero non si scompone, ricomincia il suo gioco di sempre, anche se aggiunge un elemento per lui totalmente insolito: il grugnito. Ebbene sì, lui che ha vinto per una carriera (e mezzo quasi) senza emettere suono alcuno in questa era di urla belluine, inizia ad accompagnare i colpi con un cenno della voce, quasi a sottolineare lo sforzo compiuto.

Dopo l’emergenza incendi e le successive piogge torrenziali, il clima che ha accompagnato la prima settimana dell’Australian Open è stato insolitamente mite per l’estate australiana: anche in questa serata dell’Australia Day la temperatura è al di sotto dei 20 gradi, e questo rende le condizioni di gioco ancora più lente del solito. Appare incredibilmente complicato colpire colpi vincenti sulle traiettorie “diritte”, che sembrano essere quelle preferite da Federer per gli affondi: la combinazione dei campi in GreenSet più ruvidi, le palline che diventano “gatti arrotolati” dopo alcuni game e l’aria più fredda e densa della sera fanno sembrare la partita quasi un match sulla terra battuta bagnata.

Roger Federer – Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Nel secondo set lo svizzero fa un passo avanti, inizia a giocare dentro la linea di fondo (le statistiche mostreranno che colpirà circa due palle su tre dentro il campo, contro meno del 50% nel primo set) e la perdita del primo set si rivela subito per quello che è stata in realtà: un’incidente. Federer mette la freccia e infila un parziale di 10 game a 1, poi dopo un 6-1, 4-0 cede il servizio ma riparte subito al suo ritmo e allunga fino alla fine del match. A parte qualche altro grugnito, Roger regala anche alcuni dei suoi colpi geniali che valgono il prezzo del biglietto e chiude il match in quattro set raggiungendo il suo 15° quarto di finale all’Australian Open, turno nel quale è imbattuto.

Martedì prossimo Federer affronterà per la prima volta in carriera Tennys Sandgren, che ha battuto il nostro Fabio Fognini. “Ho giocato tanto tennis nella mia vita, ma non ho mai affrontato Tennys” scherza lo svizzero con John McEnroe parlando di un match nel quale il suo avversario avrà un bel po’ di “tasse” da pagare…

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