Bercy, un Djokovic perfetto contro Tsitsipas: "Una delle migliori partite dell'anno"

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Bercy, un Djokovic perfetto contro Tsitsipas: “Una delle migliori partite dell’anno”

“L’ho messo costantemente sotto pressione”, ammette Nole in conferenza stampa. Ora la semifinale contro Dimitrov: “Sta giocando alla grande, ma anche io non sto giocando affatto male…”

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Novak Djokovic - Bercy 2019 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

da Parigi, il nostro inviato

Dopo la splendida vittoria nei quarti di finale contro Stefanos Tsitsipas, Novak Djokovic si è presentato nella press conference del Rolex Paris Masters con il solito giubbotto invernale a proteggerlo dai malori di stagione che da inizio settimana lo hanno parzialmente debilitato. Se la sera precedente aveva parlato ai giornalisti praticamente ‘senza voce’, sono evidenti i miglioramenti nella salute di Nole dopo il match contro Tsitsipas, fermo restando che la raucedine è ancora ben presente. “Sto bene. Passo dopo passo mi sto riprendendo”, ha risposto Djokovic a chi gli chiedeva aggiornamenti sul suo stato di salute.

LA PARTITA“Ho giocato uno dei migliori match della stagione. Avevo perso tre settimane fa contro Stefanos a Shanghai e ovviamente ho studiato i video della partita per capire cosa avessi fatto bene, dove avessi sbagliato e come migliorarmi. Di sicuro sono anche cambiate le condizioni di gioco, che qui sono indoor, ma ero molto concentrato nel partire bene nel match e poi sono stato bravo a non concedergli possibilità di rientrare in partita: a inizio secondo set era estremamente importante partire bene e brekkarlo. Per fortuna sono riuscito a farlo. Va anche detto che ho servito bene e stasera sono riuscito a leggere le traiettorie del suo servizio. L’ho messo costantemente sotto pressione“.

Gli è stato poi chiesto se ci fosse un motivo particolare per il suo rivolgersi in maniera più animata del solito al suo box: “Non c’è, semplicemente ci sono giorni in cui senti che vincere una partita contro un determinato avversario è più importante di altre volte. Con il proprio team ogni giocatore prepara la partita, cerca di gestire la tensione e di arrivare con il giusto stato d’animo al campo di gioco. Così, quando capisci l’importanza della vittoria, ti sembra giusto dividerla con chi ti segue costantemente. Non c’è dunque nessuna regola, nessun motivo o routine nel festeggiare di più o meno col proprio team”.

VERSO LA SEMI CONTRO DIMITROV“Sta giocando un tennis incredibile questa settimana… ma anche io non sto giocando affatto male, sarà una bella sfida. Contro di lui molto dipende dalla superficie. Più è rapida, più aumentano le sue chance. Vulnerabilità? Forse il rovescio. Rispetto al dritto, credo che il rovescio sia sempre stato il suo colpo più debole. Ma vedendo gli ultimi mesi, le ultime partite che ha giocato, credo che stia sentendo molto bene proprio il rovescio. Tanti giocatori ovviamente provano ad attaccarlo proprio su quel punto debole, ma lui sta variando molto bene con lo slice. E si muove veramente bene. Credo sia uno dei ragazzi più in forma da questo punto di vista di tutto il circuito. E questo lo aiuta ad essere sempre nella posizione migliore.

 

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Seconda finale consecutiva per Herbert e Mahut alle Finals. Affronteranno Klaasen e Venus

La coppia francese. da poco ricongiunta, cercherà di completare un palmares già ricchissimo con la corona dei Maestri

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Nicolas Mahut e Pierre-Hugues Herbert - ATP Finals 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

Pierre-Hugues Herbert e Nicolas Mahut ci riprovano. Dopo un’annata piuttosto turbolenta, che li ha visti prima vincere completare il Career Grand Slam vincendo l’Australian Open, poi separarsi alla vigilia del Roland Garros (dove la coppia francese avrebbe dovuto difendere il titolo del 2018) e infine ricongiungersi parzialmente nell’estate statunitense (Cincinnati e US Open) e poi definitivamente sull’indoor europeo – Vienna e Bercy, dove hanno vinto l’ultimo titolo – Herbert e Mahut giocheranno la seconda finale consecutiva alle ATP Finals.

Gli ‘amici ritrovati’, settimi favoriti del seeding, hanno sconfitto in due set (6-3 7-6) la coppa testa di serie numero due del torneo composta dal Kubot e Melo e adesso affronteranno in finale Klaasen e Venus, che dopo aver annullato due match point nel secondo set a Cabal e Farah (teste di serie numero uno e primi due giocatori del ranking) si sono aggiudicati per dieci punti a sei il super tie-break decisivo. La coppia composta dal sudafricano e dal neozelandese giocherà la prima finale insieme qui alle Finals, sebben Klaasen ne abbia già giocata (e persa) una nel 2016; assieme al partner statunitense Ram fu sconfitto da Kontinen e Peers.

LA COPPIA FRANCESE – Herbert e Mahut hanno vinto insieme 16 titoli perdendo 7 finali, l’ultima proprio qui a Londra lo scorso anno contro Mike Bryan e Jack Sock, e giocando la seconda finale al Masters hanno la ghiotta opportunità di completare un palmares già splendidamente variegato. Oltre ad aver vinto tutti gli Slam, hanno infatti sollevato sette trofei Masters 1000 su nove: all’appello mancano soltanto Madrid e Shanghai. Per un cerchio che potrebbe chiudersi con una medaglia a Tokyo 2020, obiettivo dichiarato della coppia. A Rio 2016 si presentarono infatti nel gruppo dei favoriti, forse come i veri favoriti, e invece furono sconfitti a sorpresa al primo turno da Cabal e Farah.

 

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Zverev: “A fine anno farò un intervento agli occhi”

LONDRA – Il tedesco rivela che si sottoporrà a una piccola operazione per correggere il suo astigmatismo. Poi scherza con il nostro inviato: “Sul break ho sbagliato due volée alte che avresti fatto anche tu!”

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Alexander Zverev, saluto - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

da Londra, il nostro inviato

Abbandona le residue speranze di difendere il titolo Alexander Zverev, senza poi troppo rammarico ad eccezione del calo al servizio nel secondo set contro Thiem. La sua si configura definitivamente come una stagione in chiaroscuro, se è vero che aveva concluso il 2018 fresco di titolo di Maestro e soprattutto al quarto posto in classifica con quasi 6400 punti. Il 2019 lo vede invece seduto al settimo gradino del ranking, con oltre 3000 punti in meno e il solo titolo conquistato a Ginevra. Lui si dice comunque moderatamente soddisfatto, specie considerando tutti i problemi personali che ha dovuto affrontare negli ultimi mesi.


Hai avuto le tue chance ma Dominic ha giocato molto bene. Ci dici il tuo punto di vista sulla partita?
È stato un incontro equilibrato secondo me. Lui ha come sempre giocato bene da fondo campo.Ma oggi ho davvero giocato senza la risposta e quindi non gli ho messo pressione in battuta. Quindi complimenti a lui. Nel secondo set ho giocato male un game è poco dopo la partita era conclusa. Nel gioco che mi è costato il secondo set ho sbagliato due volée alte che avresti fatto anche tu (lo dice rivolgendosi ridendo al nostro inviato, ndt). Mi sono fatto il break da solo.

 

Concluderà l’anno al settimo posto. Non è male considerate le difficoltà che hai avuto durante la stagione. Come valuti la tua stagione? E cosa ti attendi dal 2020?
È stato un anno molto triste per me al di fuori del campo da gioco. Considerando tutte le cose negative capitatemi, è quasi incredibile che io sia al settimo posto. Quindi sotto questo punto di vista è stato un anno positivo. Allo stesso tempo però avrei voluto vincere più tornei; giocare meglio nei tornei principali. Dopo lo US open ho iniziato a giocare molto meglio. Spero di proseguire così l’anno prossimo perché sono convinto che il 2020 ci regalerà un nuovo vincitore di Slam. Vedremo chi sarà. Potrebbe essere Daniil o Stefanos o Dominic. Io spero di essere tra i papabili. Sarà un anno importante per i giovani.

Ora quanto tempo ti prenderai per stare con la tua famiglia e riposare?
Solo sei giorni perché devo andare con a Federer in Sud America a giocare 5 esibizioni (Sascha sostituirà del Potro, che ha dovuto rinunciare, ndt). Non ci alleneremo tutti i giorni ma sarà comunque impegnativo anche per i lunghi trasferimenti da un Paese all’altro. Comunque sono molto felice di farlo. Dopo staccherò brevemente e poi andrò a New York per eventualmente fare una piccola operazione agli occhi (il tedesco correggerà il suo difetto di astigmatismo, che nell’ultimo periodo è peggiorato, ndt). Fatto ciò riprenderò gli allenamenti.

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Berdych lascia ufficialmente: “Sono fiero di essere rimasto ciò che ero sin da bambino”

LONDRA – Il ceco partecipa alla cerimonia che l’ATP ha dedicato ad alcuni giocatori che si sono ritirati negli ultimi mesi e anni. Presenti anche Ferrer, Almagro, Baghdatis, Youzhny e Stepanek

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da Londra, il nostro inviato

Sul campo della O2 Arena uno dei giocatori più vincenti, eleganti e rispettati fuori e dentro dal campo ha annunciato – anche se la notizia era già trapelata – il suo ritiro per problemi fisici: Tomas Berdych, all’età di 34 anni. In carriera il campione ceco ha raggiunto la quarta posizione mondiale nel maggio del 2015 e conquistato 13 tornei, tra i quali il Masters 1000 di Bercy nel 2005. Ha giocato la semifinale degli Australian Open nel 2014 e nel 2015, la semifinale del Roland Garros e la finale di Wimbledon nel 2010 e la semifinale degli US Open nel 2012. È il nono giocatore ATP di tutti i tempi nel totale dei premi guadagnati: 29.491.328 dollari.

Accolto da un caloroso applauso tributatagli dall’intera sala stampa, Tomas dopo l’annuncio ha risposto ad alcune domande.

 

In quale momento hai capito che era giunta l’ora di smettere e per quale ragione?
Non so indicare il giorno e l’ora, ma direi subito dopo lo US Open. Sentivo che stavo per disputare il mio ultimo incontro (contro Jenson Brooksby, ndt). Ho fatto di tutto per recuperare la condizione fisica ma non ci sono riuscito. Passare da essere uno dei migliori a dover lottare in ogni match contro te stesso e solo in un secondo momento contro il tuo avversario era divenuto insopportabile. Mi sono detto: “ok. Basta. E’ finita”. Il mio corpo non mi permetteva di fare ciò che volevo. Mi allenavo e poi una volta in partita dopo tre game tornava il problema. Quindi, cosa potevo fare? Così era troppo dura. Metti da parte la negatività per cercare di giocare e di vincere e poi capisci che non ce la puoi fare. Non aveva senso insistere.

Se un giorno avrai figli e vorrai con una sola frase fare loro capire che cosa sei stato, quale sceglieresti tra: ho disputato una finale a Wimbledon contro Nadal dopo avere battuto Federer e Djokovic; ho vinto due volte la coppa Davis; ho vinto il Masters 1000 di Bercy?
Può sembrare strano dato che ho perso ma credo che citerei la finale di Wimbledon. Fu un momento molto, molto speciale per me.

A tuo avviso chi è attualmente il miglior tennista della NextGeneration?
Difficile dirlo perché non si può giudicare qualcuno su un lasso di tempo breve. Attualmente trovo che Tsitsipas giochi molto bene, ma quest’estate ha giocato meno bene a mio parere. Se uno gioca bene per l’intera stagione, allora sì che merita un plauso. Ad ogni modo ritengo che Stefanos sia davvero in grado di iniziare a vincere degli Slam.

Di cosa vai più fiero nella tua carriera e quale è il rimpianto più grande che hai?
Sono fiero di essere rimasto ciò che ero sin da bambino. La carriera e il successo non mi hanno cambiato dentro. Certamente le vittorie, le sconfitte, la fama e tutto il resto mi hanno forgiato. Ma mi sento di potere dire ora che tutto è finito che sono rimasto la stessa persona che ero all’inizio dell’avventura professionistica. Per quanto riguarda i rimpianti confesso di non averne. Le esperienze negative e positive che ho vissuto hanno avuto la loro ragione d’essere e senza di esse non sarei diventato il giocatore che sono stato. Anche le esperienze negative a mio parere hanno quindi avuto la loro ragione d’essere.

Quale è l’eredità che ritieni di lasciare al tennis?
Non dovrei essere io a dirlo. Ho cercato sempre di dare il massimo e questo è qualche cosa che ottieni con i successi e con il comportamento. Ho il 100% di me stesso in ogni partita. Così vorrei essere ricordato.


La conferenza di Berdych ha fatto seguito alla celebrazione che si è svolta sul campo appena dopo la vittoria di Tsitsipas su Federer. Sul campo hanno figurato, per ricevere gli onori del pubblico, anche altri giocatori che hanno abbandonato l’attività agonistica di recente, quasi tutti nel 2019 ad eccezione di Radek Stepanek – ritiratosi nel novembre 2017 – e del doppista bielorusso Max Mirnyi che ha appesa la racchetta al chiodo dodici mesi dopo. Parliamo degli spagnoli David Ferrer e Nicolas Almagro, del dominicano Victor Estrella Burgos, del doppista polacco Marcin Matkowski (17 titoli e una finale allo US Open), di Mikhail Youzhny (attuale allenatore di Shapovalov) e di Marcos Baghdatische proprio a Londra ha iniziato una carriera da commentatore televisivo per l’emittente greca CosmoteTV.

Da sinistra a destra: Berdych, Ferrer, Estrella Burgos, Stepanek, Mirnyi, Matkowski, Almagro, Youzhny e Baghdatis (foto Roberto Zanettin)

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