Rublev incorna la Serbia di Djokovic: Russia in semifinale di Coppa Davis

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Rublev incorna la Serbia di Djokovic: Russia in semifinale di Coppa Davis

MADRID – Il 22enne russo è il mattatore della sfida: prima domina Krajinovic, poi decide il tie-break di un doppio brutto (male Djokovic) ma emozionante. Russia-Canada prima semifinale

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Andrey Rublev - Davis Cup Finals Madrid 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

Il tabellone aggiornato del torneo

da Madrid, il nostro inviato

RUSSIA – SERBIA 2-1
A. Rublev (RUS) b. F. Krajinovic (SRB) 6-1 6-2
N. Djokovic (SRB) b. K. Khachanov (RUS) 6-3 6-3
K. Khachanov/A. Rublev (RUS) b. N. Djokovic/V. Troicki (SRB) 6-4 4-6 7-6(8)

A seguito delle critiche dei giorni scorsi sulla programmazione, piovute praticamente da tutte le parti, il primo quarto di finale della giornata viene anticipato alle 10:30. Piccola pezza per rattoppare al meglio il problema. In effetti le possibilità che il confronto vada al doppio decisivo non erano poche alla vigilia, per cui ben venga mezz’ora di margine in più, anche se ovviamente non può essere questa la soluzione definitiva in ottica futura. La situazione sulle tribune continua ad essere abbastanza desolante, davvero pochi i presenti, stimabili all’avvio della contesa in non più di 2000. Le cose migliorano con l’ingresso in campo di Djokovic, che vince il singolare per il punto dell’1-1 ma perde il doppio in coppia con Troicki: a sfidare il Canada in semifinale ci va la Russia trascinata da Andrey Rublev.

PANZER RUBLEVSchiacciante, non ci sono altre parole per definire la vittoria odierna di Rublev. Il povero Filip Krajinovic oggi ha preso una delle più grosse batoste della carriera, finendo demolito dai tremendi colpi di maglio del suo avversario. Peccato che il match non fosse tra Rublev e Djokovic, perché altrimenti la partita sarebbe stata sicuramente clamorosa: con la versione di oggi del russo ci sarebbe infatti voluto il miglior RoboNole.

Entrano per primi in campo Rublev e Krajinovic per giocarsi il primo punto del confronto. In realtà sarebbe più corretto dire che entra in campo Rublev, accompagnato da una pessima versione di Krajinovic; il vero Filip non si sa dove sia, ma di certo quello odierno è la copia sbiadita di quello che ieri aveva demolito Tsonga con grande autorità. Il piano del serbo di ingaggiare il russo in una ragnatela di colpi carichi di top spin, volti alla ricerca della profondità, non funziona per i troppi errori, e l’alternativa di mettersi a fare a pallate col giovane russo è decisamente sconsigliabile. Rublev dal canto suo entra in campo deciso, sparando vincenti da tutte le parti e togliendo completamente il ritmo al povero Krajinovic che non sa come uscirne. Come se non bastasse, il russo da un lato è ingiocabile sulla propria prima di servizio e dall’altro sembra leggere benissimo la battuta del serbo.

Primo set che si conclude quindi in 21 minuti per 6-1, con il serbo che riesce a fatica ad evitare il bagel, e secondo set che continua sulla falsariga del primo. Dopo 33 minuti siamo già un set a zero per Rublev, che conduce nel secondo con un doppio break. Se fosse un match di pugilato sarebbe già stato chiamato da un pezzo il KO tecnico per porre fine a questo massacro. Partita che si chiude in 52 minuti con un ace del russo, che la porta casa col punto esclamativo e il punteggio di 6-1 6-2.

 
Andrey Rublev – Finals Davis 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

NOLE ON A MISSIONDoveva vincere e ha vinto, basta questo per spiegare la partita di Djokovic, che col passare del match ha applicato sul suo avversario una pressione via via sempre più crescente, fino a schiacciarlo senza pietà.

Oggi Nole non entra in campo in un’arena leggermente più affollata del primo match, col lusso dell’1-0 a favore, ma deve vestire subito i panni di salvatore della patria come tante volte gli è già successo in Davis. Terzo confronto tra Djokovic e Khachanov, con il russo che vinto l’ultima sfida indoor nella finale di Parigi-Bercy del 2018, ultimo vero acuto del giocatore russo. Fin dai primi scambi si intuisce subito che la musica sarà ben diversa rispetto al match precedente, con battaglie prolungate che interesseranno quasi ogni game. Alla fine del set saranno solo due su otto i game in cui il giocatore alla risposta non riuscirà ad issarsi almeno a 30.

La differenza alla fine la fanno pochi punti, visto che Khachanov sia nei game in risposta, che nei punti sulla propria seconda di servizio riesce a difendersi. Del resto non a caso il serbo deve anche difendere due palle break decisive, che avrebbero potuto rimettere in equilibrio la partita. In generale la sensazione in questo primo set è che Djokovic sia entrato in campo più attendista cercando di vincere il match giocando per lo più in sicurezza. Esemplificativo il punto che regala il break alla Serbia, vinto da Nole di pura sofferenza e con un pizzico di fortuna, visto che alla fine riesce a tirar fuori dalla pancia il pallonetto vincente. Fondamentale poi il game successivo, che resterà l’ultima seria minaccia proposta da Karen a Novak. Il serbo però è bravo a tenere botta, portare a casa il game e di lì a poco il set.

Secondo parziale in cui Khachanov cala leggermente alla battuta mentre Nole mette il pilota automatico e serve con uno spaventoso 90% di prime palle, per garantirsi la certezza di partire sempre comandando lo scambio. Infatti l’atteggiamento tattico di Nole in questo secondo set, visti i rischi corsi nel primo, cambia e si fa più aggressivo. Per Khachanov si fa quindi durissima, la sensazione è che il treno sia già passato e infatti il ritmo del serbo si fa via via più insostenibile. Il russo cede di schianto gli ultimi due turni di servizio del match e consegna il punto alla Serbia. Diventa quindi decisivo il punto del doppio nel quale Djokovic scenderà in campo per trascinare la Serbia in semifinale.

Novak Djokovic – Davis 2019, Madrid (Photo by Diego Souto / Kosmos Tennis)

UN DOPPIO… O DUE SINGOLARI? – Alla fine la presenza di Djokovic, non certo doppista provetto, non basta alla Serbia: il team russo (sempre loro, Khachanov e Rublev) si aggiudica un doppio tecnicamente modesto ma emozionante sul finale e guadagna un posto in semifinale

Tre dei quattro giocatori in campo sono già scesi in campo in singolare, con Troicki unico “intruso”. Non si prevede tuttavia che il fattore fisico sarà influente visto che i primi due incontri sono scivolati via abbastanza velocemente. Le due coppie scendono in campo con Nole e Khachanov sul dritto, probabilmente la Serbia vuole schierare esterno Troicki sul suo colpo migliore e la Russia cercare di dare sfogo al terribile dritto inside out di Rublev. Simpatici alcuni intermezzi del pubblico spagnolo con dei “Vamos Novak que te queremos en la final” (vai Novak che ti vogliamo in finale) che interpretano lo stato d’animo dei presenti, con l’eccezione ovviamente dei russi.

Nel primo set la partita va un po’ a strappi con la Serbia che trova il primo break rubando il servizio a Khachanov, ma poi subisce un’infilata russa che si concretizza in un doppio break, prima a Nole e poi a Viktor, e nella vittoria del parziale. I russi sembrano puntare per lo più Troicki, cercando di spingere da fondo fino a ottenere l’errore sul colpo di volo dei serbi. Djokovic invece dopo un buon inizio va un po’ fuori giri sia da fondo, nel tentativo di compensare, sia a rete, probabilmente per desuetudine. Chi spicca in campo invece è Rublev che continua ad essere totalmente “on fire.

Il secondo set inizia con la Russia che sembra in posizione di comando e con la coppia serba invece un po’ in confusione tattica, soprattutto Novak è indeciso se scendere a rete o meno e non sa bene quale lato coprire. Tornano in mente le parole di Rafa nella conferenza stampa di ieri, nella quale riconosceva che ci vuole un po’ di tempo per riprendere confidenza col doppio e che per lui giocare con Marcel (Granollers) è utilissimo, in quanto doppista esperto che indirizza le tattiche e lo aiuta nella collocazione in campo. Viene quasi da pensare che il capitano serbo Zimonic, ex doppista di livello, stia facendo un grosso sforzo per non scendere in campo a sostituire uno dei due serbi.

Novak e Viktor trovano comunque il modo di rimanere in linea di galleggiamento, anche grazie alla buona creanza dei russi che non hanno la cattiveria di affondare il colpo. Si arriva così nel quarto gioco in cui i serbi hanno tre palle break; sembra l’occasione della vita per i serbi che per la concretizzazione devono però ringraziare Rublev, che li omaggia di un doppio fallo grottesco con la palla che rimbalza nel campo russo prima di toccare la rete.

Karen Khachanov e Andrey Rublev – Davis Cup Finals Madrid 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

La qualità della partita a metà del secondo set raggiunge livelli piuttosto bassi, con volée approssimative e coperture del campo quantomeno rivedibili. Di solito nel doppio raggiungere e coprire la rete dovrebbe essere un vantaggio, ma oggi non succede quasi mai. Alla scarsa qualità del match contribuisce anche il giudice di sedia che con un paio di chiamate molto discutibili (spicca un out chiamato su un servizio buonissimo di Nole) fa saltare i nervi all’intero team serbo. Break russo, la Serbia poi tremando e tossicchiando riesce a fermare l’emorragia per il 5-4 e qui per aggiungere ulteriore pathos arriva anche il medical timeout per Nole, che sente riacutizzarsi il problema al gomito destro. Khachanov nel game successivo annulla due set point con il servizio – di cui uno con un ace di seconda – ma successivamente imita il suo connazionale, si incarta e concede il set con un doppio fallo.

Al terzo set la Serbia sembra aver rimesso insieme i cocci e può contare su un Troicki finalmente positivo, che mette in fila alcune volée accettabili. Adesso siamo a parti invertite rispetto all’inizio del set precedente, la Russia è in stato confusionale e la Serbia prova di mettere il naso avanti. In realtà i timidi segni di risveglio di Viktor sono intermittenti e Nole deve tirare fuori i denti per annullare due palle break potenzialmente letali sul 2-2 e conservare il proprio servizio. Dopo due ore esatto di gioco è tie-break decisivo, e a questo punto è decisamente too close to call. Cinque dei primi sette punti sono contro il servizio e la Serbia arriva per tre volte a match point: sul secondo Troicki si divora una facile volée che avrebbe portato la Serbia in semifinale. La resa arriva quasi di conseguenza e ci pensa Rublev a firmarla: annulla uno dei tre match point con una volée di rovescio – una, finalmente! – di ottima fattura e poi provoca l’errore di Djokovic in risposta.

Game set and match, il protagonista del tie è decisamente Andrey Rublev: nella mediocrità, il migliore a rete e il più lucido tatticamente. La copertina della sfida è tutta sua.

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No, non è vero che le finali di Coppa Davis sono state cancellate a causa del coronavirus

Secondo l’Equipe (e in realtà un po’ secondo tutti) è stata una questione di soldi: nel 2019 l’evento aveva perso tra 35 e 50 milioni. E la scusa del virus ha consentito di… risparmiare. L’accusa di Mahut e Piqué

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Il bacio di Rafael Nadal a Feliciano Lopez - Davis Cup Finals 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

Questa cancellazione è una via d’uscita più economica“, si legge in un pezzo pubblicato da L’Equipe sull’annullamento (o rinvio al 2021 che dir si voglia) delle finali di Coppa Davis 2020 previste per questo novembre a Madrid. La frase riportata dall’articolo del quotidiano francese è stata pronunciata da una fonte interna a una grande federazione, la cui identità non è specificata, e non nasconde una verità già intuita da qualcuno: la pandemia da coronavirus potrebbe essere stata solo la scusa ideale per cancellare un evento che prometteva di perdere altri soldi.

Diciamo ‘altri’, perché secondo l’Equipe il bilancio dell’edizione 2019, la prima disputata con il nuovo formato introdotto dalla rivoluzione del gruppo Kosmos, è stato in rosso di almeno 35 milioni e più probabilmente di oltre 50. Con queste premesse, e considerando che lo scorso anno l’organizzazione ha scucito oltre 15 milioni in premi per i giocatori e circa 8 a beneficio delle federazioni, sembra abbastanza verosimile che Kosmos abbia deciso di cogliere la palla al balzo per non riproporre un format in perdita. Si aggiunga che quest’anno le finali si sarebbero disputate molto probabilmente senza pubblico, o comunque con ingressi assai contingentati, a ridurre ulteriormente gli incassi alla voce ticketing (non che lo scorso anno gli spalti fossero pieni, partite della Spagna a parte).

Insomma, Kosmos ha pensato bene di risparmiare almeno i 15 milioni di montepremi mentre non è chiaro se il contributo alle federazioni dovrà essere ugualmente corrisposto (l’Equipe parla addirittura di una cifra vicina ai 20 milioni).

 

Sembra invece piuttosto chiaro ed evidente l’alone di grottesco che attornia il confronto tra il Mutua Madrid Open, in programma a partire dal 13 settembre, e le finali di Davis che si sarebbero dovuti disputare nello stesso impianto, la Caja Magica, due mesi più tardi. Per reintegrare in calendario il combined di Madrid – lo ricordiamo, inizialmente gli organizzatori avevano dato appuntamento al 2021 salvo poi cambiare idea – il CEO Gérard Tsobanian e il proprietario del torneo Ion Tiriac hanno fatto i salti mortali, reclamando assieme agli Internazionali d’Italia la creazione di un mini-swing autunnale sulla terra battuta, mentre la Coppa Davis non è mai stata all’ordine del giorno delle riunioni che si sono svolte per via telematica in questi mesi.

Gerard Piqué, fondatore e presidente del gruppo Kosmos, aveva già espresso incertezze sulla disputa delle finali nel pieno della pandemia. Il vice-presidente di Tennis Canada, Louis Borfiga – che peraltro è di origini francesi; verosimilmente è lui la fonte de l’Equipe su tutta la linea – ha detto in un’intervista al quotidiano francese che lo sforzo del gruppo Kosmos (che in questo progetto ha promesso di immettere circa 2,5 miliardi nell’arco di 25 anni, lo ricordiamo) è andato in direzione perfettamente contraria. Ho l’impressione che Piqué abbia fatto il possibile per evitare che la Coppa Davis si disputasse quest’anno. I leader di Kosmos hanno addotto motivazioni sanitarie e spero che sia davvero così, perché non potremmo dire nulla in proposito. Ma quando ho letto il comunicato ufficiale sono rimasto molto sorpreso da una cosa: Piqué ha parlato per primo, seguito poi dal presidente dell’ITF David Haggerty“. Il quale ha detto che è stata una decisione difficile da prendere, ma sarebbe stato troppo difficile garantire la sicurezza e la salute in un evento internazionale di questa portata. Come se lo US Open e il Roland Garros, ufficialmente in calendario, fossero rispettivamente un torneo di rubamazzo tra ragazzini del Queens e una partita a dadi tra pensionati di Auteuil.

Con il solito intuito per queste faccende, anche Nicolas Mahut ha annusato il trend e ha dichiarato di avere l’impressione che nessuno, in seno all’organizzazione dell’evento, fosse particolarmente impegnato a cercare delle soluzioni. “Il messaggio che stanno trasmettendo mi sembra questo: ‘se sarà troppo complicato giocare a Madrid, cancelleremo l’evento per risparmiare un po’ di soldi’. Vorrei che mettessero più energie nel tentativo di salvare la Coppa Davis da loro creata, la stessa che hanno utilizzato per distruggere la formula che era in piedi da oltre cento anni“.

Un secolo e un paio di decenni in cui la Coppa Davis è sempre stata assegnata tranne che in dodici occasioni: nel 1901, nel 1910 e poi altre dieci volte a causa delle guerre mondiali. Il 2020 sarà dunque la tredicesima stagione a non vedere una nazionale sollevare l’insalatiera; l’ultima volta era accaduto nel 1945, come nel caso di Wimbledon. L’economia di Madrid perderà circa 50 milioni generati dall’indotto dell’evento, anche se quest’anno la cifra sarebbe stata probabilmente inferiore senza i (o con meno) tifosi, e la Spagna di Nadal rimarrà per due anni la nazionale campione in carica di un evento rivoluzionato perché non morisse… e ora ugualmente in pericolo di vita. Nonostante i quasi 3 miliardi.

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Coppa Davis 2020, il sorteggio: Italia con USA e Colombia

Gli azzurri nel Girone E con gli Stati Uniti e la Colombia. Serbia con Germania e Austria, Spagna con Russia ed Ecuador

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Madrid, Finali Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCupFinals)

Si è tenuta come da programma presso gli uffici ITF di Londra la cerimonia per il sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid della Coppa Davis giunte alla loro seconda edizione dopo il cambio di format della manifestazione. La cerimonia, come ovvio che fosse, si è svolta in tono molto dimesso per la minaccia Coronavirus che oltre a destare preoccupazione per la salute di tutti noi a causato lo stop praticamente di tutto lo sport nel mondo (o quasi). Il presidente Haggerty ha infatti subito preso la parola e parlato del rinvio delle Finals di Fed Cup (che avrebbero dovuto svolgersi a Budapest la settimana dopo Pasqua) e dei relativi play-off. Mentre ha poi dichiarato (e probabilmente si è augurato) che per le Finals di Madrid non ci dovrebbero essere problemi (e ce lo auguriamo tutti).

La cerimonia ha visto come madrina e moderatrice Anabel Croft, ex tennista e giornalista di Eurosport che proprio in collaborazione con il presidente Haggerty ha poi avviato la cerimonia del sorteggio. Buone notizie per l’Italia, finita nel girone E in compagnia degli Stati Uniti, come l’anno scorso, e la Colombia, che rispetto al Canada dell’edizione 2019 rappresenta un avversario sicuramente più abbordabile seppur con un doppio di primissimo livello (Cabal/Farah, numeri 1 della speciale graduatoria).

Ma andiamo per ordine. La Spagna campione in carica e inserita nel gruppo A avrà come avversarie di nuovo la Russia e la grande sorpresa dell’Ecuador, autore di una qualificazione davvero storica e inaspettata. È chiaro che qui la lotta per il primato nel girone ci sarà tra i padroni di casa e la Russia come l’anno scorso. Nel gruppo B i vice campioni del Canada sono stati accoppiati con Kazakistan e Svezia. Se al completo i canadesi partono con i favori del pronostico, occhio però al solito Kazakistan dei miracoli in Davis con la stellina Bublik. La Svezia dei fratelli Ymer pare la vittima sacrificale.

Nel gruppo C la Francia, testa di serie nr.3 se la vedrà con la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Sicuramente la Francia parte favorita ma occhio ai britannici che hanno un doppio di primo livello che nelle sfide 2 su 3 ha un peso specifico non indifferente. La Repubblica Ceca non è più lo squadrone di qualche anno fa, Vesely e Rosol sembrano non poter impensierire francesi e Gran Bretagna. Nel gruppo D la Croazia, campione 2018 e vera delusione della passata edizione, affronterà Australia e Ungheria. Testa a testa interessante tra croati e “aussie” con questi ultimi leggermente favoriti. Anche in questo caso la squadra di terza fascia pare avere poche possibilità di dire la sua.

Passiamo quindi al nostro raggruppamento. Gli Stati Uniti ci hanno battuto l’anno scorso 2-1 con il famoso doppio finito alle 4.05 di notte. Fish come capitano sta puntando sulle nuove leve, in primis Opelka, Fritz e Paul. I Bryan hanno giocato contro l’Uzbekistan e dovrebbe essere stato il loro addio alla manifestazione, cambieranno idea a novembre? Occhio anche a Jack Sock che sembra in ripresa e che potrebbe tornare tra i convocati. La Colombia come detto non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, Galan e Giraldo sul veloce sono ampiamente (ad oggi)) alla portata dei nostri. Il doppio invece è davvero superlativo. Cabal e Farah hanno vinto a Wimbledon nel 2019 e sono davvero ostici. Insomma, dovremmo giocarci il passaggio del turno con gli USA, speriamo stavolta di riuscire a passare ai quarti, da questo punto di vista il sorteggio una piccola mano ce l’ha data.

Interessantissimo il girone F, come si dice in questi casi il veleno è nella coda. La Serbia di Novak Djokovic sfiderà la Germania (senza Zverev?) e l’Austria (con Thiem?). Ipotizzando le tre squadre al completo è tecnicamente il girone più valido, vedremo chi aderirà alla manifestazione. Certo la Serbia pare favorita, ma occhio anche alle altre due squadre.

Sorteggiato già anche il tabellone dai quarti in poi dove passano le vincenti di ogni girone più le due migliori seconde. La vincente del girone A e la vincente del girone B situate all’estremità del tabellone saranno sorteggiate con le due migliori seconde. La vincente del girone C affronterà invece quella del girone F e quella del girone D la vincente del girone E. Quindi ipotizzando di passare il turno l’avversario potrebbe essere o l’Australia o la Croazia (sulla carta). Ecco il dettaglio dei gironi e del tabellone.

Gruppo A
Spagna
Russia
Ecuador

Gruppo B
Canada
Kazakistan
Svezia

Gruppo C
Francia
Gran Bretagna
Repubblica Ceca

Gruppo D
Croazia
Australia
Ungheria

Gruppo E
USA
Italia
Colombia

 

Gruppo F
Serbia
Germania
Austria

Tabellone fase finale
W Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
W Gruppo C vs W Gruppo F

W Gruppo E vs W Gruppo D
Migliore seconda 1 o 2 vs W Gruppo B

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Coppa Davis

Coppa Davis: l’Italia fa il suo, sorpresa Ecuador. Il ritorno di Austria e Svezia

Fognini & Co. superano la Corea del Sud. Passano secondo pronostico USA, Croazia, Germania e Australia. Si confermano Colombia e Kazakistan. Gran rimonta Ungheria, la Repubblica Ceca vince il derby con la Slovacchia

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Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Simone Bolelli - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il weekend di Coppa Davis che oramai secondo il nuovo format va in scena su due giorni (venerdì e sabato) ci ha lasciato in dote come al solito molte emozioni ma soprattutto le 12 squadre qualificate per le Finals di Londra che si vanno ad aggiungere alle 4 semifinaliste dell’anno scorso (Spagna, Canada, Gran Bretagna e Russia) e alle due nazionali omaggiate di wild card (Francia e Serbia). Eccovi di seguito la lista delle nazionali vincenti in questo week-end: Italia, Ungheria, Croazia, Australia, USA, Repubblica Ceca, Austria, Kazakistan, Germania, Colombia, Ecuador e Svezia. Per Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Svezia sarà la prima volta alle Finals, solo Germania e Australia tra le 12 qualificate avevano superato l’anno scorso la fase a gironi, venendo poi eliminate entrambe ai quarti.

Il sorteggio per la composizione dei 6 gruppi a 3 squadre che troveremo alle Finals di Madrid (23-29 novembre) avverrà nella sede dell’ITF a Londra giovedì 12 marzo alle ore 17 italiane. La Spagna, campione in carica, verrà automaticamente inserita come testa di serie nel gruppo A, il Canada vicecampione invece sarà inserito nel gruppo B. Le altre squadre verranno dotate di testa di serie seguendo il ranking per squadre nazionali che verrà pubblicato lunedì 9 marzo dall’ITF. Va da sé che le squadre classificate tra le prime quattto oltre Canada e Spagna saranno inserite con sorteggio nei gironi dal C al F, le seguenti sei saranno sorteggiate casualmente ognuna in uno dei singoli gironi e così via per le restanti sei con teste di serie più basse. Le perdenti di questo weekend saranno invece sorteggiate venerdì 13 marzo con le vincenti dei vari raggruppamenti zonali del World Group I per aggiudicarsi la possibilità di giocarsi le Qualificazioni alle Finals 2021.

Quale il bilancio di questo weekend di Coppa Davis? Come al solito tante emozioni, spettacolo e anche una buona partecipazione di pubblico, soprattutto nella seconda giornata ed è ovvio essendo il sabato festivo per la maggior parte del pubblico potenziale.

 

Come detto in precedenza ci stiamo abituando a questo nuovo format su due giorni e con le gare al meglio dei 3 set. Cosa possiamo dire dopo due anni della nuova formula? Da un punto di vista pratico i vantaggi ci sono. In due giorni le sfide finiscono, operativamente per gli addetti ai lavori è tutto più facile e meno estenuante, le emozioni (e lo vedremo di seguito) comunque non mancano. Certo, il 3 su 5 è un altro sport, i risultati epici di una volta un po’ ci mancano, forse si potrebbe lasciare i doppi al meglio dei 5 set, il problema però starebbe poi nel far giocare eventualmente uno dei doppisti subito in uno dei singolari seguenti dell’ultima giornata e ipotizzando una durata lunga la cosa non sarebbe fattibile. Insomma, un minimo di nostalgia della vecchia formula c’è, ma forse a conti fatti i vantaggi del nuovo format superano i difetti.

Cosa ci rimane da un punto di vista agonistico della due giorni appena conclusa? Innanzitutto la prova onesta e autoritaria dei nostri ragazzi, che chiamati ad affrontare la modesta Corea, oltretutto priva di due buoni giocatori (Chung e Kwon), hanno assolto il loro compitino. Un 4-0 rotondo, senza il minimo tentennamento, senza lasciare un set, per confermare che comunque come dice il nostro capitano, “siamo una squadra forte e a Madrid vogliamo giocarci le nostre carte”. Nulla da dire sulla prova corale dei nostri tennisti. Bene Fognini, benissimo Mager chiamato ad un esordio che qualche insidia l’ha nascosta ma dalla quale ha saputo venire fuori con orgoglio e cuore, bene Bolelli in doppio, pedina importantissima anche in ottica Finals, in scioltezza Travaglia nell’ultimo singolare ininfluente. Certo, non è che la vittoria sulla Corea ci metta di conseguenza tra le nazionali favorite per la vittoria finale, ma cosa avremmo detto se avessimo perso un solo set oppure un incontro? E ricordiamoci che mancavano Berrettini e Sinner (non senza qualche velata polemica dei presenti), due elementi che in condizioni normali si giocheranno un posto tra i titolari, quindi nessuna esaltazione ma complimenti ai ragazzi. Esistono i match facili sulla carta che poi bisogna però vincere sul campo.

Negli altri match segnaliamo le vittorie altrettanto agevoli della Croazia sull’India (dove Paes e Bopanna hanno ancora dato lezioni in doppio), degli USA sull’Uzbekistan nella splendida cornice di Honolulu (con l’addio naturalmente vittorioso dei Bryan alla manifestazione), dell’Australia non senza patemi su un ostico Brasile. Da rimarcare la vittoria del doppio brasiliano Demoliner/Meligeni e le buone prove di Seyboth Wild e Thiago Monteiro che solo un Millman concentratissimo e tenace poteva battere. Le assenze di Kyrgios e De Minaur potevano essere un macigno pesantissimo per l’australiano, che però ne è venuto fuori con grandissima maturità aiutato non poco dal suo capitano Hewitt.

Vittorie autoritarie anche per Germania e Repubblica Ceca. I tedeschi hanno superato la Bielorussia di Gerasimov, troppo solo per portare il suo team alla vittoria. I cechi invece hanno vinto un match duro in Slovacchia. Molto bene Jiri Vesely che nel circuito è sparito da un po’ ma che nel weekend di Davis ha messo l’anima in campo in entrambi i singolari poi vinti. Chiaramente fondamentale l’ultimo, quello in cui ha recuperato un set ed un break di svantaggio allo slovacco Martin prima di vincere con tanto di match point annullato. Kazakistan e Colombia sono invece le piacevoli conferme del weekend. Le imprese kazake oramai non fanno più notizia, certo con un Bublik in più nel motore e con un ritrovato Golubev in doppio il Kazakistan qualche grattacapo lo potrà creare alle Finals, occhio a sottovalutarlo. Molto bene anche la Colombia che ha battuto nel derby sudamericano l’Argentina. Ambiente caldissimo a Bogotà sugli spalti, Galan e il doppio Cabal/Farah eroi della “due giorni”, gli argentini sono arrivati alla sfida senza un vero leader.

Ungheria e Austria sulla carta erano favorite contro Belgio e Uruguay, ma le loro vittorie fanno piacere ai vecchi appassionati della Davis. Perché seppur in epoche diverse i due movimenti tennistici hanno brillato in passato e ritrovare queste due nazionali alle Finals fa piacere. Era dai tempi di Muster e Skoff che l’Austria non raccoglieva un risultato di prestigio e l’assenza di Thiem rende la vittoria conseguita a Graz ancor più importante. Bravissimo Denis Novak, vincitore di entrambi i fratelli Cuevas, ma fondamentale il doppio costituito dai veterani Marach e Melzer che dando per scontata le presenza di Thiem a Madrid costituiranno sicuramente un fattore importante e renderanno gli austriaci la mina vagante dei sorteggi.

L’Ungheria invece la ricordiamo ai tempi dell’ottimo Balasz Taroczy, autore contro l’Italia di una delle vittorie più importanti della storia ungherese in Davis nel 1978. L’assenza di Goffin ha sicuramente facilitato il compito agli ungheresi, ma poi ci vuole anche la forza di ribaltare l’1-2 dopo il doppio a favore degli avversari. Bravissimi Balasz e Fucsovics a vincere i due singolari finali per la storica rimonta ungherese. Le sorprese più belle sono però state date probabilmente da Ecuador e Svezia.

Era dai tempi di Andres Gomez e i fratelli Lapentti che l’Ecuador non saliva alla ribalta della cronaca in Coppa Davis. Inoltre la trasferta in Giappone pareva proibitiva, anche dopo il fofait del numero 1 locale Kei Nishikori. E invece Emilio Gomez (figlio di Andres, campione Roland Garros nel 1990) e il cugino Roberto Quiroz (a sua volte nipote di Andres Gomez), frequentatori di challenger e niente più, hanno giocato due singolari stupendi battendo Soeda e Uchiyama, sicuramente più esperti e tecnicamente superiori. L’impresa davvero storica è stata completata dal doppio Escobar/Hidalgo (alzi la mano chi li ha mai sentiti nominare) per il 3-0 definitivo. L’Ecuador sarà una cenerentola a Madrid ma il solo fatto di essere lì sarà per i suoi componenti un risultato eccezionale.

Fa invece tanto piacere ritrovare nel tennis che conta la Svezia, sprofondata nel 2017 nella serie C della manifestazione. Sono ancora lontani i tempi dei vari Wilander, Edberg, Jarryd e così via, ma qualcosina si inizia a intravedere. E guarda caso la qualificazione alle Finals arriva con Robin Soderling in panchina. Uno dei pochi a potersi vantare di aver battuto Rafa Nadal e Roger Federer al Roland Garros. Terminata la carriera per colpa della mononucleosi, Soderling in panchina ha guidato Mikael Ymer al fondamentale successo contro Alejandro Tabilo nel match decisivo della sfida contro il Cile. Sul 2-1 per gli svedesi, grazie al doppio Eriksson/Lindstedt (43 anni), Ymer ha saputo ribaltare con coraggio e un po’ di fortuna un match incredibile. Sotto un set e 4-5 match point contro, lo svedese ha poi vinto al terzo portando la Svezia alle Finals. Sarà tutta esperienza a Madrid per i fratelli Ymer, in attesa che arrivi qualcun altro alle loro spalle per riportare il movimento svedese ai fasti di un tempo.

I match Ymer-Tabilo e quello Martin-Vesely vanno sicuramente rimarcati tra i più emozionati del weekend, ma i due singolari di Millman in Australia-Brasile e il doppio della stessa sfida e quello di Croazia-India sicuramente a livello di spettacolo e agonismo non sono stati da meno. Appuntamento a giovedì per il sorteggio dei gironi, speriamo che l’urna sia benevola con i nostri ragazzi che hanno voglia a Madrid di regalarci e regalarsi un’impresa.

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