ATP Awards 2019, tutte le nomination: ci sono anche Berrettini e Sinner

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ATP Awards 2019, tutte le nomination: ci sono anche Berrettini e Sinner

Matteo tra i giocatori più migliorati insieme a Medvedev, Tsitsipas e Auger-Aliassime. Jannik candidato al premio di ‘newcomer of the year’. Roger Federer sarà ancora una volta il preferito dei tifosi?

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Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Come la WTA (di cui vi abbiamo parlato ieri), anche l’ATP si prepara ad assegnare i tradizionali “Oscar” di fine stagione. A differenza del circuito femminile, dove a votare sono esclusivamente i media, il tour maschile suddivide i propri premi tra quelli assegnati dai giocatori, dai tifosi, dagli allenatori e dalla stessa ATP. Due gli azzurri presenti, si tratta di Matteo Berrettini, inserito tra i giocatori più migliorati, e Jannik Sinner, candidato al premio di ‘Next Gen’ dell’anno. Passiamo adesso in rassegna le varie nomination (i vincitori saranno comunicati dall’ATP a dicembre).

PREMI SCELTI DAI GIOCATORI

Most improved player of the year
Il giocatore che più di ogni altro è migliorato nel corso della stagione, in termini di prestazioni e ranking. Nel 2018 vinse Stefanos Tsitsipas, anche quest’anno tra i quattro candidati.

1. Daniil Medvedev: da n. 16 al 7/1/2019 a n. 5 di fine anno
23 anni, 4 titoli (Sofia, Cincinnati, S. Pietroburgo, Shanghai), W/L 59/21
2. Stefanos Tsitsipas: da n. 15 al 7/1/2019 a n. 6 di fine anno
21 anni, 3 titoli (Marsiglia, Estoril, ATP Finals), W/L 54/25
3. Matteo Berrettini: da n. 52 al 7/1/2019 a n. 8 di fine anno
23 anni, 2 titoli (Budapest, Stoccarda), W/L 43/25
4. Felix Auger-Aliassime: da n. 106 al 7/1/2019 a n. 21 di fine anno
19 anni, 3 finali (Rio de Janeiro, Lione, Stoccarda), W/L 33/23

Newcomer of the year
Il Next Gen che oltre ad essere entrato per la prima volta in top 100, ha avuto il maggior impatto sul circuito ATP. Ad aggiudicarsi il premio lo scorso anno fu Alex de Minaur.

1. Felix Auger-Aliassime: da n. 106 al 7/1/2019 a n. 21 di fine anno
19 anni, 3 finali (Rio de Janeiro, Lione, Stoccarda), W/L 33/23
2. Casper Ruud: da n. 111 al 7/1/2019 a n. 54 di fine anno
20 anni, 1 finale (Houston), W/L 23/19
3. Miomir Kecmanovic: da n. 126 al 7/1/2019 a n. 59 di fine anno
20 anni, 1 finale (Antalya), W/L 24/22
4. Mikael Ymer: da n. 196 al 7/1/2019 a n. 74 di fine anno
21 anni, 4 titoli a livello Challenger, W/L 6/7
5. Jannik Sinner: da n. 553 al 7/1/2019 a n. 78 di fine anno
18 anni, semi ad Anversa, 3 Challenger, campione NextGen, W/L 11/10
6. Corentin Moutet: da n. 152 al 7/1/2019 a n. 83 di fine anno
20 anni, 2 titoli Challenger, terzo turno al Roland Garros, W/L 5/10
7. Alejandro Davidovich Fokina: da n. 241 al 7/1/2019 a n. 87 di fine anno
20 anni, semi a Estoril, 2 titoli a livello Challenger, W/L 3/10
8. Alexei Popyrin: da n. 149 al 7/1/2019 a n. 97 di fine anno
20 anni, terzo turno all’Australian Open e allo US Open, W/L 12/19

Comeback player of the year
Il ritorno dell’anno, premio assegnato al giocatore che più di ogni altro è stato in grado di riaffermarsi sul circuito al rientro da un infortunio. Nel 2018 vinse Novak Djokovic, mentre i candidati di quest’anno sono Andy Murray, Andrey Rublev, Jo-Wilfried Tsonga e Stan Wawrinka.

Stefan Edberg sportsmanship award
Il premio assegnato al giocatore che non ha soltanto dimostrato professionalità, integrità e fair play, ma che ha anche promosso il gioco con le sue attività fuori dal campo. I candidati di quest’anno sono Diego Schwartzman, Dominic Thiem, Roger Federer e Rafa Nadal. Dal 2004, ad aggiudicarsi il premio sono sempre stati Roger e Rafa (Nadal ha vinto due volte, nel 2010 e nel 2018).

Tournaments of the year
Il miglior 1000, il miglior 500 e il miglior 250 secondo il giudizio dei giocatori. Nei Masters 1000 trionfa il torneo di Indian Wells dal 2014, mentre lo scorso anno Queen’s e Stoccolma si sono aggiudicati rispettivamente il premio di miglior 500 e miglior 250.

PREMI SCELTI DAI TIFOSI

ATP World Tour Fans’ favourite – Singolo
ATP World Tour Fans’ favourite – Doppio

Sono i premi riservati ai giocatori più amati dai tifosi, che hanno già espresso la propria preferenza sul sito ATP (le votazioni si sono chiuse il 18 novembre). Il premio (nato nel 2000 per il singolare e nel 2005 per il doppio) vede trionfare ininterrottamente Roger Federer dal 2003, mentre lo scorso anno ad aggiudicarselo nella categoria del doppio sono stati Mike Bryan e Jack Sock (nelle stagioni precedenti avevano sempre trionfato i fratelli Bryan).

 

PREMI SCELTI DALL’ATP

Arthur Ashe Humanitarian award: assegnato al giocatore che si è contraddistinto per le sue opere umanitarie. In passato sono stati premiati Arthur Ashe, Roger Federer, Novak Djokovic, Rafa Nadal e lo scorso anno Tommy Robredo.

Ron Bookman Media Excellence Award: premio riservato al giornalista che ha fornito il contributo più significativo al gioco del tennis. Ad aggiudicarselo lo scorso anno fu Sue Barker.

PREMIO SCELTO DAGLI ALLENATORI

ATP Coach of the year: il riconoscimento per il miglior allenatore dell’anno, vinto lo scorso anno da Marian Vajda.

PREMI DETERMINATI DAL RANKING ATP

ATP World Tour N.1: assegnato al giocatore che conclude la stagione al numero 1 del mondo, quest’anno Rafa Nadal.

ATP World Tour N.1 Doubles Team: il premio per la coppia che conclude l’anno al vertice della classifica di doppio, quest’anno Juan Sebastian Cabal e Robert Farah.


ALBO D’ORO

ATP World Tour No. 1
2018 Novak Djokovic
2017 Rafael Nadal
2016 Andy Murray
2014-15 Novak Djokovic
2013 Rafael Nadal
2011-12 Novak Djokovic
2010 Rafael Nadal
2009 Roger Federer
2008 Rafael Nadal
2004-07 Roger Federer
2003 Andy Roddick
2001-02 Lleyton Hewitt
2000 Gustavo Kuerten
1999 Andre Agassi
1993-98 Pete Sampras
1992 Jim Courier
1990-91 Stefan Edberg
1989 Boris Becker
1988 Mats Wilander
1985-87 Ivan Lendl
1983-84 John McEnroe
1982 Jimmy Connors
1981 John McEnroe
1976-80 Bjorn Borg
1975 Arthur Ashe

ATP World Tour No. 1 Doubles Team
2018 Oliver Marach e Mate Pavic
2017 Lukasz Kubot e Marcelo Melo
2016 Jamie Murray e Bruno Soares
2015 Jean-Julien Rojer e Horia Tecau
2009-14 Bob Bryan e Mike Bryan
2008 Daniel Nestor e Nenad Zimonjic
2005-07 Bob Bryan e Mike Bryan
2004 Mark Knowles e Daniel Nestor
2003 Bob Bryan e Mike Bryan
2002 Mark Knowles e Daniel Nestor
2001 Jonas Bjorkman e Todd Woodbridge
2000 Todd Woodbridge e Mark Woodforde
1999 Mahesh Bhupathi e Leander Paes
1998 Jacco Eltingh e Paul Haarhuis
1995-97 Todd Woodbridge e Mark Woodforde
1994 Jacco Eltingh e Paul Haarhuis
1993 Grant Connell e Patrick Galbraith
1992 Todd Woodbridge e Mark Woodforde
1991 John Fitzgerald e Anders Jarryd
1990 Pieter Aldrich e Danie Visser
1988-89 Rick Leach e Jim Pugh
1987 Stefan Edberg e Anders Jarryd
1986 Hans Gildemeister e Andres Gomez
1985 Ken Flach e Robert Seguso
1983-84 Peter Fleming e John McEnroe
1982 Sherwood Stewart e Ferdi Taygan
1981 Peter Fleming e John McEnroe
1980 Bob Lutz e Stan Smith
1979 Peter Fleming e John McEnroe
1977-78 Bob Hewitt e Frew McMillan
1975-76 Brian Gottfried e Raul Ramirez

Most Improved Player of the Year
2018 Stefanos Tsitsipas
2017 Denis Shapovalov
2016 Lucas Pouille
2015 Hyeon Chung
2014 Roberto Bautista Agut
2013 Pablo Carreno Busta
2012 Marinko Matosevic
2011 Alex Bogomolov Jr.
2010 Andrey Golubev
2009 John Isner
2008 Jo-Wilfried Tsonga
2006-07 Novak Djokovic
2005 Rafael Nadal
2004 Joachim Johansson
2003 Rainer Schuettler
2002 Paradorn Srichaphan
2001 Goran Ivanisevic
2000 Marat Safin
1999 Nicolas Lapentti
1998 Andre Agassi
1997 Patrick Rafter
1996 Tim Henman
1995 Thomas Enqvist
1994 Yevgeny Kafelnikov
1993 Todd Martin
1992 Henrik Holm
1991 Jim Courier
1990 Pete Sampras
1989 Michael Chang
1988 Andre Agassi
1987 Peter Lundgren
1986 Mikael Pernfors
1985 Boris Becker
1984 Non assegnato
1983 Jimmy Arias
1982 Peter McNamara
1981 Ivan Lendl
1980 Non assegnato
1979 Victor Pecci
1978 John McEnroe
1977 Brian Gottfried
1976 Wojtek Fibak
1975 Vitas Gerulaitis
1974 Guillermo Vilas
1973 Vijay Amritraj

Newcomer of the year
2018 Alex de Minaur
2017 Denis Shapovalov
2016 Taylor Fritz
2015 Alexander Zverev
2014 Borna Coric
2013 Jiri Vesely
2012 Martin Klizan
2011 Milos Raonic
2010 Tobias Kamke
2009 Horacio Zeballos
2008 Kei Nishikori
2007 Jo-Wilfried Tsonga
2006 Benjamin Becker
2005 Gael Monfils
2004 Florian Mayer
2003 Rafael Nadal
2002 Paul-Henri Mathieu
2001 Andy Roddick
2000 Olivier Rochus
1999 Juan Carlos Ferrero
1998 Marat Safin
1997 Julian Alonso
1996 Dominik Hrbaty
1995 Mark Philippoussis
1994 Albert Costa
1993 Patrick Rafter
1992 Andrei Medvedev
1991 Byron Black
1990 Fabrice Santoro
1989 Sergi Bruguera
1988 Michael Chang
1987 Richey Reneberg
1986 Ulf Stenlund
1985 Jaime Yzaga
1984 Bob Green
1983 Scott Davis
1982 Chip Hooper
1981 Tim Mayotte
1980 Mel Purcell
1979 Vincent Van Patten
1978 John McEnroe
1977 Tim Gullikson
1976 Wojtek Fibak
1975 Vitas Gerulaitis

Stefan Edberg Sportsmanship Award 
2018 Rafael Nadal
2011-17 Roger Federer
2010 Rafael Nadal
2004-09 Roger Federer
2002-03 Paradorn Srichaphan
1999-01 Patrick Rafter
1998 Alex Corretja
1997 Patrick Rafter
1996 Alex Corretja
1995 Stefan Edberg
1993-94 Todd Martin
1992 Stefan Edberg
1991 John Fitzgerald
1988-90 Stefan Edberg
1987 Miloslav Mecir
1986 Yannick Noah
1985 Mats Wilander
1984 Brian Gottfried
1983 Jose Higueras
1982 Steve Denton
1981 Jose-Luis Clerc
1980 Jaime Fillol
1979 Stan Smith
1978 Non assegnato
1977 Arthur Ashe

Comeback Player of the Year
2018 Novak Djokovic
2017 Roger Federer
2016 Juan Martin del Potro
2015 Benoit Paire
2014 David Goffin
2013 Rafael Nadal
2012 Tommy Haas
2011 Juan Martin del Potro
2010 Robin Haase
2009 Marco Chiudinelli
2008 Rainer Schuettler
2007 Igor Andreev
2006 Mardy Fish
2005 James Blake
2004 Tommy Haas
2003 Mark Philippoussis
2002 Richard Krajicek
2001 Guillermo Canas
2000 Sergi Bruguera
1999 Chris Woodruff
1998 Younes El Aynaoui
1997 Sergi Bruguera
1996 Stephane Simian
1995 Derrick Rostagno
1994 Guy Forget
1993 Mikael Pernfors
1992 Henri Leconte
1991 Jimmy Connors
1990 Thomas Muster
1989 Goran Prpic
1984-88 Non assegnato
1983 Butch Walts
1982 Jeff Borowiak
1981 Bob Lutz
1980 Non assegnato
1979 Arthur Ashe

Arthur Ashe Humanitarian Award
2018 Tommy Robredo
2017 Horia Tecau
2016 Marin Cilic
2015 Bob Bryan e Mike Bryan
2014 Andy Murray
2013 Roger Federer
2012 Novak Djokovic
2011 Rafael Nadal
2010 Rohan Bopanna e Aisam-Ul-Haq Qureshi
2009 MaliVai Washington
2008 James Blake
2007 Ivan Ljubicic
2006 Roger Federer
2005 Carlos Moya
2004 Andy Roddick
2003 Gustavo Kuerten
2002 Amir Hadad e Aisam-Ul-Haq Qureshi
2001 Andre Agassi
2000 Richard Krajicek
1999 Mac Winker
1998 Patrick Rafter
1997 Nelson Mandela
1996 Paul Flory
1995 Andre Agassi
1994 Paul McNamee
1993 Orville Brown
1992 Arthur Ashe
1991 John O’Shea
1990 Marie-Claire Noah
1988-89 Non assegnato
1987 Rob Finkelstein
1986 Kay McEnroe
1985 Stan e Margie Smith
1984 Alan King
1983 John McEnroe

Ron Bookman Media Excellence Award 
2018 Sue Barker
2017 Guillermo Salatino
2016 Mike Dickson
2015 Linda Pearce
2014 Douglas Robson
2013 Bendou Zhang
2012 Paul Newman
2011 Juan Jose Mateo
2010 L’Equipe
2009 Vincenzo Martucci
2008 Alan Trengove
2007 Bud Collins
2006 John Barrett
2005 Neil Harman
2004 The Tennis Channel
2003 John Parsons
2002 Pedro Hernandez
2001 Christopher Clarey
2000 Iain Carter
1999 L’Equipe
1998 Gerd Szepanski
1997 John Parsons
1996 Brett Haber
1995 Gianni Ciaccia
1994 European Tennis Press
1993 Rino Tommasi
1992 Dan Maskell
1991 Russ Adams
1990 Philippe Bouin
1987-89 Non assegnato
1986 Richard Evans
1985 Robert Briner
1984 Russ Adams

Torneo 1000 dell’anno
2014-18 Indian Wells
2009-13 Shanghai
2008 Miami
2007 Montecarlo
2002-06 Miami
2001 Montecarlo

Torneo 500 dell’anno
2018 Queen’s Club
2017 Acapulco
2015-16 Queen’s Club
2008-14 Dubai
2007 Acapulco
2003-06 Dubai
2002 Kitzbühel
2001 Indianapolis
1998-00 Miami
1988-97 Indianapolis
1987 Stratton Mountain
1986 Cincinnati

Torneo 250 dell’anno
2018 Stockholm
2017 Doha
2016 Stockholm/Winston-Salem
2015 Doha/St. Petersburg
2013-14 Queen’s Club
2005-12 Bastad
2003-04 Bastad/Houston
2002 Bastad
2001 Shanghai
2000 Halle
1999 Lyon/Scottsdale
1998 Dubai
1997 Kitzbuhel
1996 Gstaad
1995 Tel Aviv
1994 Sun City
1992-93 Scottsdale
1991 Gstaad
1990 Memphis
1986-89 Stuttgart

ATPTour.com Fans’ Favourite (Singolo)
2003-18 Roger Federer
2001-02 Marat Safin
2000 Gustavo Kuerten

ATPTour.com Fans’ Favourite (Doppio)
2018 Mike Bryan e Jack Sock
2005-17 Bob Bryan e Mike Bryan

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Tipsarevic sulla panchina di Krajinovic

Prima esperienza da coach per il serbo Janko Tipsarevic che dalla prossima stagione sarà l’allenatore del connazionale Filip Krajinovic

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La carriera da giocatore di Janko Tipsarevic si è appena conclusa che il serbo è già pronto a intraprendere una nuova sfida, quella di allenatore. Il primo approccio verso questa nuova professione lo farà con il connazionale Filip Krajinovic. Il numero 40 del mondo infatti ha annunciato via Instagram l’inizio della collaborazione con Janko con queste parole. “Una delle notizie più belle della mia carriera – con un vecchio amico verso nuove vette! È un onore e un piacere il fatto che d’ora in poi il mio allenatore sarà Janko Tipsarevic.”

L’ex numero 8 del mondo aveva già espresso in passato la sua ferma volontà di fare l’allenatore e la sua grande esperienza – soprattutto in termini di rientri e scalate “dai quali ho sempre imparato qualcosa” – costituisce un grande bagaglio dal quale trarre grandi insegnamenti. Ad un tennista un po’ sornione come Krajinovic la vicinanza di una personalità temprata come quella di Tipsarevic potrebbe davvero giovare. Ricordiamo che il 27enne di Sombor vanta come miglior posizione nel ranking la n. 26 (aprile 2018), e la finale raggiunta nel Master 1000 di Bercy nel 2017 è stato sì frutto anche di cause esterne, ma considerando il talento che possiede Filip è certamente qualcosa di replicabile. Vedremo se Janko riuscirà a tirarne fuori il massimo potenziale e magari fargli vincere quel primo titolo ATP che davvero manca alla bacheca di Krajinovic.

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Smith e Rodionova conquistano una wild card per gli Australian Open

Il n. 311 John-Patrick Smith e la n. 205 Arina Rodionova vincono gli Australian Open play-off e si aggiudicano una wild card per il tabellone principale del primo Slam dell’anno

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Australian Open 2019 General Coverage General view of patrons in the precinct on Sunday 20 January 2019. Photo commissioned and owned by Tennis Australia. AO Signage

A Melbourne è già aria di Slam. Nella città australiana si sono infatti disputate le finali degli Australian Open Play-off che mettevano in palio due wild card per i tennisti locali – una maschile e una femminile – per il primo major dell’anno. Ad aggiudicarsele sono stati John-Patrick Smith tra gli uomini e Victorian Arina Rodionova tra le donne. Entrambi avevano già raggiunto più di una volta la finale in questa competizione di fine anno, ma mai erano riusciti a strappare il pass.

Per la trentenne Rodionova si tratta davvero di un momento memorabile considerando che il successo è arrivato nel giorno del suo compleanno. La n. 205 del mondo ha battuto in finale Storm Sanders per 6-4 7-5 e ha commentato così il successo: “Penso sia stata una finale di alta qualità. Entrambe meritiamo di giocare l’Australian Open, ma purtroppo c’è solo un posto. Sono sicura che Storm ce la farà perché sta giocando un gran tennis in questo momento“. E Rodionova dovrebbe intendersene considerando che era stata sconfitta già tre volte in finale: nel 2013 da Casey Dellacqua, nel 2014 da Daria Gavrilova e nel 2015 da Maddison Inglis. “È qualcosa di straordinario. Avevo davvero paura persino di pensare che ciò potesse accadere. Non volevo essere troppo eccitata e ora posso finalmente rilassarmi e godermi il momento”. Per lei dunque si preannuncia una quarta partecipazione allo Slam di casa davvero speciale, e chissà che non arrivi anche la prima vittoria nel tabellone principale.

Tra gli uomini, come detto, a vincere la wild card è stato il n. 311 del mondo Smith giunto alla sua terza finale, dove ha battuto Max Purcell 6-3 6-4 6-1. “Tutti dicevano, la terza volta è quella buona. E ovviamente io ho cercato di ignorarli. Ma tutto ha funzionato abbastanza bene oggi: la terza volta è stata davvero quella buona”. Il trentenne di Townsvile parteciperà per la seconda volta all’Australian Open dopo l’esordio nel 2013, mentre sarà la sesta in assoluto nei tornei dello Slam dove è ancora a caccia di una vittoria. “L’obiettivo finale [per gli Australian Open 2020] è quello di giocare un paio di round. Sarebbe grandioso”.

 

Il nome di John-Patrick Smith va quindi ad aggiungersi a quello dello statunitense Marcos Giron (wild card messa a disposizione dagli organizzatori alla federazione USA) e del giapponese Tatsuma Ito (vincitore degli Asia-Pacific Play-off). Va precisato che durante l’esibizione di Diriyah lo statunitense Michael Mmoh ha annunciato di essere un trattativa per un invito nel main draw. Nel tabellone femminile, invece, Arina Rodionova allunga la lista che vede già presenti la statunitense CoCo Vandeweghe e la coreana Na-Lae Han (vincitrice degli Asia-Pacific Play-off).

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Schiavone, incubo finito: “Ho sconfitto il cancro, adesso torno a sognare. E magari alleno la Halep”

Nella rassegna stampa del 14 dicembre, gli articoli pubblicati da Gazzetta dello Sport e Corriere dello Sport su Francesca Schiavone. “Allenare? Un italiano, o magari Halep”. Le parole di Barazzutti: “Può essere utile al nostro tennis”

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Schiavone incubo finito. “Ho sconfitto il cancro, adesso torno a sognare. E magari alleno la Halep” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Meno di un minuto per ritrovare la vita. In quei 55 secondi dati in pasto al mondo su Instagram, Francesca Schiavone condensa le emozioni di mille e mille partite, di mille e mille vittorie. Offrendole a chi l’ha amata, seguita, tifata, osannata con il corredo di un sorriso che racconta la gioia del successo più importante di tutti, contro un rivale tremendo. La trionfatrice del Roland Garros 2010, uno dei momenti più alti nella storia dell’intero sport italiano, ci aveva assestato un pugno nello stomaco a Trento, presentandosi dolente e smagrita nel collegamento video con il Festival dello Sport. Ora, a due mesi di distanza, la paura viene esorcizzata da una story di 55 secondi, appunto, in cui Francesca annuncia che la leonessa ha vinto anche questa terribile sfida […] Game, set, match: Schiavone batte malattia due set a zero. Nella voce tornata euforica, nel gaudio delle sue parole, si sublima l’enorme contentezza di un duello all’apparenza senza scampo, affrontato con il coraggio e la voglia di superare ogni ostacolo come in una finale che non si poteva perdere, anche se i ricordi bruciano ancora: «Nonostante tu sia un’atleta, tu sia abituata alla competizione, una notizia del genere ti taglia le gambe. Ma non voglio voltarmi indietro, voglio guardare al futuro, a quello che posso ricominciare a costruire». Prima di tutto, il pieno recupero fisico: «La priorità è recuperare la piena efficienza fisica, tornare in forze, ritrovare completamente la salute. Non sapete com’è meraviglioso adesso alzarsi al mattino, ascoltare il proprio respiro e sussurrare “sì, sto bene”». Prima di affrontare la malattia Francesca, ritiratasi nel 2018, gestiva in prima persona la sua accademia di tennis per bambini e aveva intrapreso ii percorso di allenatrice seguendo la Wozniacki. Si ripartirà da lì, ma un vulcano come la Schiavone, ora che la quotidianità è tornata a sorriderle, esplorerà orizzonti a 360°: «Ovviamente ritroverò i campi da gioco e riavvolgerò il filo di tutto quello che avevo lasciato, ma mi dedicherò anche all’organizzazione di eventi sportivi non solo relativi al tennis. Uno spazio importante sarà riservato ad attività legate a ciò che mi è appena successo, e poi ci saranno due grandi sorprese tennistiche che mi sono appena state comunicate e che vi svelerò nei prossimi giorni». Un entusiasmo che apre il cuore, il suo e i nostri, pronto a riversarsi nella ripartenza di una nuova fase dopo il buio e lo spavento. Così, Francesca non pone limiti ai desideri: «Se dovessi tornare ad allenare, mi piacerebbe stare all’angolo di un giocatore o di una giocatrice italiani, per tenere alti i nostri colori e per condividere un’esperienza comune. Se invece la proposta arrivasse dall’estero, sarei onorata di allenare la Halep, perché è una ragazza seria, di talento e con le potenzialità per tornare numero uno del mondo e rimanerci a lungo» […] Addio dunque a Miami, dove si trasferì dopo il ritiro agonistico: «Non appena mi è arrivata la diagnosi, sono tornata a Milano, dai miei genitori. Se non ci fossero stati loro, forse non avrei avuto la forza di affrontare a testa alta la malattia» […] E quando il destino ti affronta a muso duro, chiedendoti una resistenza sovrumana alle intemperie della vita, comprendi davvero quali siano le persone che hai portato e continuerai a portare nell’anima e quelle di cui invece potrai fare a meno: «È assolutamente così — conferma la vincitrice di tre Fed Cup – e quindi, accanto a papà e mamma, credo sia giusto che io rivolga un pensiero riconoscente e di grande affetto alla dottoressa Cantonetti e alla sua equipe per l’enorme abnegazione e professionalità, nonché a una donna che è sempre rimasta nell’ombra ma mi ha dato una forza incredibile, Virginia Formica (figlia di Luigi, storico medico di Francesca, ndr), che per me ormai è quasi una sorella». Durante la degenza e i pesanti cicli di chemio, la campionessa ha provato a evadere dai pensieri negativi aggrappandosi ai programmi tv: «Ormai sono una grande esperta di serie e telefilm – sorride — però non ci crederete ma un ringraziamento speciale devo riservarlo ai tennisti uomini italiani». La ragione è presto svelata: «Ho avuto tempo di seguirli con più attenzione e guardarli giocare mi ha davvero divertito. Fognini, Berrettini, Sonego e nelle ultime settimane Sinner sono stati semplicemente fantastici, ovviamente con Fabio c’è un feeling più approfondito, ma degli altri conosco l’ambiente da cui arrivano e la bravura dei loro allenatori: la cosa bella è che tutti loro si meritano di stare dove sono arrivati. E mi hanno colpito non solo per la qualità del gioco, ma anche per gli enormi margini di crescita che ancora si portano dietro e che possono portarli a livelli addirittura più alti» […]

Schiavone: “La mia vittoria” (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Stavolta è stata tosta. Perché al posto dei set ci sono stati tre cicli di chemioterapia e l’avversario era feroce, un linfoma di Hodgkin scoperto mentre si trovava a Montecarlo per tifare Fabio Fognini, il suo ‘fratello minore’, il marito della sua amica e rivale di sempre Flavia Pennetta. Ma Francesca Schiavone, numero 4 del mondo del tennis nel 2011, non è solo una delle più grandi campionesse della storia dello sport italiano. È soprattutto una che non molla mai. «Vi racconto cosa è successo negli ultimi sette mesi della mia vita», ha spiegato con un video postato ieri su Instagram la campionessa del Roland Garros 2010, prima italiana di sempre ad alzare un trofeo dello Slam, che dopo il ritiro dello scorso anno si era eclissata anche dai social. «Mi è stato diagnosticato un tumore maligno. È stata la lotta più dura che ho affrontato, in assoluto. La cosa più bella è che sono riuscita a vincere questa battaglia. E quando me l’hanno detto qualche giorno fa sono esplosa dalla felicità. Ancora adesso vivo di felicità, la posso tagliare con il coltello. Sono già pronta sia qui (toccandosi il cuore, ndr) che qui (toccando la testa, ndr) ad affrontare i nuovi progetti che già avevo, ma che non potevo affrontare. Quindi ci rivedremo presto. Sono felice di quello che sono adesso». La sua malattia è stato il segreto meglio conservato del 2019, in tanti nell’ambiente sapevano, nessuno ha detto niente. Per amore, per rispetto […] «Sei la numero 1, fighter; te quiero hermana major!», ha commentato su Instagram Fabio Fognini, mischiando lingue ed emozioni. «Ora goditi a full sti progetti, e si te stessa sempre!». Suggerimento genuino, di cuore, ma in fondo superfluo. Francesca se stessa lo è stata sempre, in campo come nella malattia, una che la vita se la vuole gustare tutta, e soprattutto a modo suo. Nei lunghi mesi di cure a Roma le è stato molto vicino anche Corrado Barazzutti, il suo ex capitano di Fed Cup, coach, e oggi amico carissimo. «A Francesca sono molto, molto affezionato – dice Corrado – Questo match è stato più duro di una finale del Roland Garros, ma lei è una grandissima lottatrice e ha vinto anche questa battaglia. A Francesca mi unisce una grandissima passione per il tennis, abbiamo continuato a parlarne insieme anche in questo periodo. Ha tantissimi progetti, e al nostro tennis può essere utile sotto tutti i punti di vista» […] La malattia è riuscita a tenerla sette mesi a fondocampo, ma alla fine si è dovuta arrendere. Da oggi si ricomincia, la Leonessa è tornata e il nostro tennis farà bene a tenersela stretta.

“Così ho sconfitto il cancro” (Diego De Ponti, Tuttosport)

 

Leonessa sempre, anche di fronte al male e alla commozione nel raccontare la sua battaglia. Francesca Schiavone si è presentata così, in un video messaggio su Twitter, per raccontare che ha giocato il match più difficile e lo ha vinto. L’ex tennista milanese ha descritto i 7 mesi in cui è stata impegnata nella lotta contro un tumore maligno «La lotta più dura in assoluto che ho mai affrontato» le parole di Francesca. […] Francesca Schiavone, la prima italiana a conquistare un titolo del Grande Slam in singolare, che ha cambiato la storia del tennis azzurro con il trionfo al Roland Garros, non ha perso lo spirito battagliero. Francesca mostra, nel video, il sorriso dei giorni migliori, perché questa sì è una vittoria speciale: «Ho fatto la chemioterapia e la cosa più bella è che sono riuscita a vincere questa battaglia. Quando me l’hanno detto qualche giorno fa, sono esplosa dalla felicità. E anche oggi vivo di felicità, la posso tagliare con un coltello». E lo spirito della Leonessa torna prepotente guardando al futuro: «Sono già pronta sia qui che qui – continua indicando testa e cuore – ad affrontare nuovi progetti che sto pensando, che avevo e non potevo fare. […] LA CARRIERA Trai messaggi di vicinanza quello dell’Inter: «La tua forza, il tuo coraggio, il tuo “ruggito” sono sempre un’ispirazione. Forza Leonessa». Nel corso della sua carriera, Francesca Schiavone ha vinto 8 tornei WTA in singolare e 7 in doppio. La vittoria nell’Open di Francia del 2010, battendo in finale l’australiana Samantha Stosur, l’ha resa la prima italiana a vincere un torneo del Grande Slam nel singolo. Nel 2011 la tennista lombarda ha raggiunto il quarto posto nel ranking WTA, eguagliando il primato azzurro di Adriano Panatta. Il ritiro dall’attività agonistica è arrivato nel 2018 ma dopo l’annuncio Francesca ha manifestato l’intenzione di non lasciare il mondo del tennis, dedicandosi all’attività di tecnico. Ora che la partita più difficile è stata vinta, quel progetto può diventare realtà. Con lo spirito di una leonessa.

Indomita Francesca. “Avevo un tumore. Ora sono tornata” (Gaia Piccardi, Il Corriere della Sera)

Felicità Smagrita ma sollevata […] Senza criniera, pallida e smagrita. Ma Francesca Schiavone, c’è poco da fare, è nata leonessa: «Ciao. Mi hanno diagnosticato un tumore maligno, è stata la lotta più dura che ho mai affrontato, ho vinto. E ora ho addosso una felicità tale che la potrei tagliare con il coltello». Bastano 55 secondi di verità su Instagram per scatenare una pioggia d’affetto social sulla guerriera emozionata che guarda dritto in camera senza paura come ha fissato negli occhi le avversarie in campo e la malattia nella vita. «Vi racconto cosa è successo negli ultimi sette mesi…». Ce lo racconta lei, come è giusto che sia, dopo che la notizia era filtrata nell’ambiente attraverso uno spiffero gelido, mentre gli amici stretti (Flavia Pennetta, pochissimi altri) si precipitavano a chiudere la finestra e a stringersi intorno. Montecarlo, aprile scorso. Francesca, che è stata la prima tennista italiana a conquistare un titolo del Grande Slam (Roland Garros 2010), la terza in assoluto nella storia dopo Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta, è nel Principato per fare il tifo per Fabio Fognini, l’amico di sempre (e marito di Flavia) che fa l’impresa e vince il torneo. È felice, ma preoccupata. Ha appena scoperto una ghiandola ingrossata. Farò degli esami, dice ripartendo verso uno dei mille progetti che popolano la sua esistenza da ex numero quattro del mondo. Quando li fa, la diagnosi è un pugno in faccia. Linfoma di Hodgkin. Tumore del sistema linfatico. Maligno, però curabile. […] Cominciano mesi di andirivieni tra Milano, dove tiene casa, e Roma, dove c’è il medico di fiducia che le organizza i cicli di chemioterapia. La sua presenza sui social, dove è sempre stata attivissima, si dirada; fino a scomparire. I capelli che cadono a ciocche sono un colpo duro da digerire. Ma Francesca non indietreggia. A metà settembre compare in video al Festival dello sport di Trento, in collegamento con la Pennetta. Si parla di tutto e niente, di quanto sarebbe divertente allenare Fognini: tutti e due duri fuori e morbidi dentro. Sorride perché ha promesso alla Gazzetta di esserci e una leonessa non si rimangia mai la parola. È magrissima, pelata, bianca come un’aliena. Ma non fa parola della malattia e il doveroso rispetto per il suo riserbo è totale. […]Next Gen a Milano, le Atp Finals a Londra. Come sta la Franci? Sai qualcosa? Il suo contatto con il mondo è l’amica Chiara, che lascia filtrare pochissimo: ti ringrazia, ti saluta. Fiato sospeso fino a ieri, quando la Schiavo, fedele a se stessa, ha ripreso in mano le redini della comunicazione social. Essenziale e diretta, come certi rovesci a una mano imparati dalla maestra Daniela Porzio e affinati con Barbara Rossi al Tennis club di via Arimondi, 126 anni di storia. Questa, che dura da 39, è la storia di Francesca Schiavone. Una settimana fa, la buona notizia: tumore regredito. Certo bisognerà rimanere sotto controllo, ma la palla esce ancora rotonda dalla racchetta: «Sono pronta, nel cuore e nella testa, per affrontare i nuovi progetti. Ci rivedremo presto. Felice di quello che sono oggi». Basta ruggiti. D’ora in poi soltanto (meritate) carezze

Il bacio e il perdono di Francesca (Gianni Clerici, La Repubblica)

Adesso capisco il bacio. Forse dovrei scrivere il perché del bacio. Francesca Schiavone me lo diede inaspettatamente su una guancia mentre ci trovavamo nella hall di un grand hotel. […] Quando aveva d’improvviso vinto il Roland Garros, non mi aveva nemmeno invitato alla cena in suo onore: forse non aveva apprezzato quanto avevo scritto di lei, che non mi era parso male, pur nella sorpresa di una ragazza che sempre avevo seguito, senza lasciarmi andare all’ammirazione, cosa che non ho mai fatto se non ho, al contempo, fatto un pronostico sulla sorpresa avvenuta. Sulla Schiavone avevo creduto di sbagliarmi in un antico pronostico, su quella che era stata soprannominata Leonessa d’Italia dal tempo in cui l’avevo vista al Tennis Club Milano, bambina e mi ero detto e avevo scritto, “questa bambina ha le caratteristiche di una che potrebbe addirittura vincere uno Slam”. Infine il bacio. Non certo seguito al trionfo non pronosticato al Roland Garros. Insomma, doveva essere il segno che ero stato perdonato. E perdonarmi, era il simbolo che la Leonessa ben meritava il suo grande successo.

Il match più duro della Leonessa: “Ho sconfitto il cancro. Ora riparto” (Paolo Rossi, La Repubblica)

Il regalo di Natale più bello, la guarigione dalla malattia. Francesca Schiavone ha voluto rivelarlo a tutti, a modo suo come ha sempre fatto e vissuto la sua vita. La prima tennista italiana a vincere uno Slam (Roland Garros 2010) ha acceso la telecamera e su Instagram ha postato la sua storia: «Vi racconto quello che mi è successo negli ultimi sette mesi: mi hanno diagnosticato un tumore maligno. È stata la lotta più dura in assoluto che ho mai affrontato, e la cosa più bella è che sono riuscita a vincere questa battaglia e quando me lo hanno detto, qualche giorno fa, sono esplosa dalla felicità, e anche oggi vivo di felicità. La posso tagliare con un coltello. Sono già pronta, nella testa e nel cuore, ad affrontare nuovi progetti che sto pensando, che avevo ma non potevo realizzare. Ci rivedremo presto, felice di quello che sono oggi». Pochi secondi in cui c’è tutta la campionessa che abbiamo ammirato per anni: ha scelto uno sfondo bianco, semplice e spartano per comunicare, iniziando da un tono duro fino al sorriso finale. […] Era il Festival dello Sport, e la “Leonessa” vi aveva partecipato in collegamento video, mostrando per la prima volta pubblicamente il nuovo look con i capelli corti, che aveva incuriosito i presenti. Era già in cura, la `Schiavo” (come l’hanno sempre chiamata tutti), e il mondo dello sport italiano era a conoscenza della sua situazione sanitaria. Ma nessuno ne ha mai fatto parola, e tutti hanno rispettato la sua richiesta di privacy. Fino a ieri. Ma se Schiavone ha voluto dirlo è solo per condividere la bella notizia, e probabilmente la prima a essere felice sarà stata la piccola Mila Fossati, la bimba che aveva conquistato la borsa di studio per potersi allenare con lei. Perché Francesca Schiavone, ancora a maggio, era coinvolta a Milano in un’iniziativa a favore dei giovanissimi “Tu puoi… provaci!”. Non solo: era sempre lei, attivissima sui social con il suo “Schiavo Channel”, a rivelare una collaborazione con Caroline Wozniacki, per suggerimenti sulla terra rossa. […] E l’ex numero quattro del mondo sapeva già con cosa stava convivendo: il linfoma di Hodgkin, dopo che ad aprile – a Montecarlo – le avevano notato un nodulo sul collo. Da quel momento è iniziata la partita più difficile della sua vita, come ha ammesso Francesca Schiavone. Durata sette mesi e tre cicli di chemioterapia, con la notizia dei sanitari della remissione del tumore. Ora può tornare ai suoi progetti, con Flavia Pennetta che ancora a ottobre, scherzosamente, le chiedeva di allenare Fabio Fognini. «Hanno due caratteri simili, insieme sarebbero perfetti. Lei sarebbe perfetta come suo coach». E Fognini, sotto la supervisione di Barazzutti, ha giusto palleggiato con lei a Roma la scorsa settimana. Ma per tutto questo ci sarà tempo: la ragazza dal rovescio a una mano, con cui ha incantato il mondo e dato il via al boom femminile, ha ribadito una volta di più la sua vita senza mezze misure. L’Italia del tennis ha vissuto un 2019 di grandi risultati e successi, e la prossima settimana si prepara a festeggiarli a Torino. La notizia di Francesca Schiavone guarita è la ciliegina che mancava: ora c’è l’happy end.

“Ho sconfitto il tumore” (Guido Frasca, Il Messaggero”)

Un video di 55 secondi sul suo profilo Instagram e un annuncio semplice e diretto: dopo aver vinto mille sfide sui campi di tennis di tutto il mondo, Francesca Schiavone ha superato un’altra battaglia, la più difficile. A poco più di un anno dall’annuncio del ritiro, la 39enne campionessa milanese, prima italiana della storia a conquistare uno Slam nel tennis femminile, ha raccontato di aver sconfitto dopo 7 mesi di chemioterapia un tumore del quale non aveva mai parlato prima. Si tratta del linfoma di Hodgkin, una grave patologia del sistema linfatico. «Vi racconto cosa è successo negli ultimi 7 mesi della mia vita – ha rivelato – mi hanno diagnosticato un tumore maligno. E’ stata la lotta più dura in assoluto che abbia mai affrontato. E la cosa più bella è che sono riuscita a vincere questa battaglia». Lo scorso metà ottobre la Schiavone aveva partecipato in collegamento video dalla sua casa di Milano al Festival dello Sport di Trento. In quell’occasione era apparsa provata, ma non aveva fatto nessun accenno alla malattia. […] Una vicenda che ricorda quella di Sinisa Mihajlovic, l’allenatore del Bologna che si è sottoposto a tre cicli di cure e a un trapianto di midollo per curare una leucemia. LA SPECIALE «Quando me l’hanno detto qualche giorno fa sono esplosa dalla felicità e anche oggi vivo di felicità. Sono già pronta ad affrontare nuovi progetti che avevo, ma non potevo realizzare. Ci rivedremo presto, felice di quello che sono oggi», ha detto ai fan. Vuole tornare presto nel mondo del tennis, il suo mondo, come coach dopo la breve parentesi al fianco di Caroline Wozniacki o per proseguire nel suo progetto di scovare i campioni del futuro. Sempre durante la serata di Trento, l’amica rivale Flavia Pennetta l’aveva invitata ad allenare il marito Fognini: «Insieme sareste perfetti – aveva detto la brindisina, trionfatrice degli US Open 2015 – Fabio e Francesca sono molto simili. Si chiudono a riccio e tengono tutti lontano, ma fuori sono dolcissimi. Per questo dico che lei sarebbe perfetta come suo coach». Altrettanto scherzosa la risposta della milanese: «Tuo marito è quello che ha il vero talento in famiglia. Può vincere più di te». UN’APRIPISTA Superfluo addentrarsi in dibattiti sul fatto se sia stata la più forte o meno tra le tenniste azzurre. Di sicuro è stata l’apripista di un miracolo italiano. […] Oltre che, naturalmente, sulle qualità tecniche grazie alle quali Francesca ci ha regalato emozioni e sfide leggendarie. Al di là degli 8 titoli vinti (l’ultimo a Bogotà a 37 anni la passata stagione), delle 4 Fed Cup alzate al cielo, del n.4 del ranking raggiunto nel 2011: mai nessuna italiana così in alto. Perché il mondo della Schiavone è ben più complesso dell’incredibile successo a Parigi, quando il 5 giugno 2010 è diventata Nostra Signora dello Slam. Qualcuno aveva baciato la terra rossa, qualcun altro ci si era tuffato. Qualcun altro ancora ci aveva dipinto un cuore grande cosi. Ma nessuno l’aveva mangiata come ha fatto lei

La Schiavone: “Felice di come sono ora. Avevo un tumore però ho vinto io…” (Marco Lombardo, Il Giornale)

[…] Francesca Schiavone è tornata a farsi vedere, su Instagram, con due post che hanno costruito il finale perfetto. Il primo per dire «dopo 7-8 mesi di assenza dai social, dal mondo praticamente, sono qui per raccontarvi cosa è successo», accompagnato da un «to be continued». Il secondo per raccontare quello che molti avevano capito, ma che non era giusto che si sapesse se non da lei. Un tumore, maligno, chissenefrega dove. Quella notizia che si spera di non ascoltare mai, pensando che comunque accadrà sempre a qualcun altro. E invece: «È stata la lotta più dura in assoluto che ho mai affrontato. E la cosa più bella è che sono riuscita a vincere questa battaglia. E quando me l’hanno detto qualche giorno fa, è stata la felicità. E anche oggi vivo di felicità, la posso tagliare con il coltello. Sono già pronta ad affrontare con la testa e il cuore i nuovi progetti a cui stavo pensando, e che non potevo mettere in pratica. Ci vedremo presto, felice di quello che sono oggi». Felice. Felici. Il viso tirato ed emozionato, i capelli corti di Francesca non devono ingannare: è come se avesse ancora la lunga chioma da Leonessa del tennis. Quello spirito ce l’ha dentro, glielo si legge negli occhi. E questa vittoria rende niente il suo Roland Garros, è un trofeo che va oltre lo sport, ma che dallo sport viene per spiegare a noi (comuni) mortali che la vita va difesa ad ogni costo. […]. E la battaglia di Francesca è quella di Sinisa Mihajlovic, che ha guardato negli occhi il nemico più cattivo, da sgretolare tra le lacrime, com’è giusto che sia. «Sono stufo di piangere», però ha detto durante la recente conferenza stampa che annunciava il ritorno in panchina. E per questo ancora adesso che non sa di avere battuto definitivamente il nemico, ha comunque vinto. Così come Gianluca Vialli, che nascondeva gli effetti del tumore riempiendosi di maglioni sotto la giacca, ma che poi ha detto al mondo che non bisogna mai vergognarsi di quello che il destino ti riserva. […] Non esiste una data di scadenza per un essere umano, bisogna ricordarselo sempre. C’è solo il fatto che vivere accettando ogni sfida è il modo migliore per essere d’esempio. Francesca, Sinisa, Gianluca non sono eroi come lo sport è abituato a raccontare, ma messaggeri di una verità che grazie a loro tutti noi dobbiamo cogliere. Per essere felici di quello che siamo. Felici come una Leonessa.

Leonessa non per caso (Leo Turrini, Giorno-Carlino-Nazione Sport)

La Leonessa è tornata a ruggire. Dopo un inconsueto silenzio durato tanto, troppo. […] Lei, invece, ci mette la faccia. Come sempre, verrebbe da dire; anche oggi che, a 39 anni, annuncia la sua vittoria più grande: «Ho sconfitto un tumore maligno». Francesca Schiavone è lì, davanti allo smartphone; la vedi nel video di 55 secondi postato sul suo profilo Instagram e ti viene in mente il suo urlo divenuto leggendario, il suo mangiarsi la terra rossa di quello stadio del tennis centrale al Roland Garros del 2010, quando vinse uno Slam che sa ancora oggi di leggenda e d’impresa. Lei che, capello corto e viso smagrito, non assomiglia per nulla a quella Leonessa indomabile; almeno, nel fisico: «La lotta più dura in assoluto che ho mai affrontato – la sua ammissione – ho fatto la chemioterapia e la cosa più bella è che sono riuscita a vincere questa battaglia. Quando me l’hanno detto qualche giorno fa, sono esplosa dalla felicità». È stanca, per colpa delle cure e forse anche per il logorio mentale subito, e si vede. Ma non è stanca di rimanere tra di noi e raccontare la sua storia, Francesca Schiavone: «E anche oggi vivo in felicità, la posso tagliare con un coltello – prosegue – sono già pronta sia qui che qui». E indica la testa e il cuore, attributi che sempre tutti le hanno confermato di avere quando battagliava sul campo: «Sono pronta ad affrontare nuovi progetti che sto pensando, che avevo e non potevo fare. Ci rivedremo presto, felice di quello che sono oggi». Francesca Schiavone, 39 anni, è senza ombra di dubbio la più grande tennista italiana di sempre: un Roland Garros 2010 vinto battendo la Stosur in finale, uno sfiorato l’anno dopo, quando venne sconfitta nell’atto conclusivo dalla Na Li. È stata la prima italiana (e il terzo rappresentante del Bel Paese in assoluto dopo Pietrangeli e Panatta) ad aver vinto un torneo del Grande Slam nel singolare, la vittoria più importante per il tennis italiano al femminile al pari del successo della Pennetta allo US Open 2015. Ma anche otto tornei WTA vinti in singolare e sette in doppio, l’unica azzurra ad aver disputato due finali del Grande Slam e l’ultima tennista al mondo ad essersi aggiudicata un torneo dei più prestigiosi del circuito mondiale utilizzando il rovescio ad una mano. Lei che, dall’alto di quel quarto posto nelle classifiche mondiali conquistato a gennaio 2011 (suo best ranking e posizione fino ad oggi più alta raggiunta da un’italiana), ora questa storia fantastica di sport e coraggio la vuole raccontare a tutti. Sorridente, come sempre, nel video annuncia di voler ritornare presto in campo come coach. Ora che la sua battaglia contro il tumore, che le era stato diagnosticato sette mesi fa e del quale non aveva mai parlato prima, l’ha vinta

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