2019, il tennis a febbraio: Kyrgios batte Nadal sulle ali della follia

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2019, il tennis a febbraio: Kyrgios batte Nadal sulle ali della follia

Ad Acapulco va in scena una delle partite dell’anno. Nick, sull’orlo del ritiro dopo mezz’ora, batte Rafa al termine di duecentodieci minuti di show e polemica. “È un grande campione ma da lui non devo imparare nulla”

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Kyrgios è pazzerello; è spettacolare; però è antisportivo; eppure è d’animo candido; ma è sprecone; ce l’avessi io il suo talento; è un campione; nondimeno è privo di zucca. E mi si scusi la punteggiatura claustrofobica, roba che Vincenzo Rabito in Terra Matta, ma non siamo nemmeno vicini all’arrivo. E ci mancherebbe altro, potremmo esaurire il numero di battute necessarie a questo articolo limitandoci a pescare dall’ampissimo recinto popolato dai fantasmagorici aggettivi che negli anni sono stati appiccicati alla schiena di crazy Nick.

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No need for a commentator when Nick’s on court😝 . #tennis #tennistv #atp #atptour #stnicholasday #kyrgios #nickkyrgios

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Affidatevi al dizionario che più vi piace, ma non dimenticate di accordarvi sull’unico attributo che paradossalmente – paradossalmente per l’ovvia natura dell’attributo medesimo – ha negli anni grossomodo unito tutti coloro che hanno avuto l’ardire di commentarne le gesta: divisivo. Kyrgios è divisivo. Lo si ama, lo si odia. Bianco o nero, Uomini e No. La zona grigia, tinta tipica delle varie forme di diplomazia, dalle parti di Canberra non è d’uso. Kyrgios separa chiunque, in apparenza persino i cosiddetti esperti, “gli addetti ai lavori”, quelli che ne capiscono, i quali si trincerano volentieri dietro a un guelfoghibellinismo di facciata lucrando notevoli dividendi professionali, poiché il soggetto è garanzia di ciccia costante utile a sfamare le fameliche rotative: sai che noia scrivere solo di Djokovic e Nadal? Ché poi di Nole e Rafa si scrive per forza, con tutto quello che hanno vinto, ma se non avessero vinto nulla su di loro si sarebbe sprecato ben poco inchiostro. Nick no, Nick è diverso, diciamo e dicono: anche se fosse centonovanta al mondo, di lui si scriverebbe lo stesso. Perché lui è Nick.

Dell’altro, quello appena citato, Rafa Nadal insomma, non fosse il fenomeno conclamato che è, si potrebbe dire che quasi quasi sia il negativo di Kyrgios. La costanza, carentissima nel variabile australiano, è merce sovrabbondante nel magazzino di Manacor, dove insieme a chili di pazienza, alle chele mancine, ai banana-shot e alla cattiveria agonistica c’è spazio per diciannove trofei dello Slam, quelli che Kyrgios, “se non mette la testa a posto”, con ogni probabilità non vincerà mai. Ai suoi seguaci, non pochi, poco importa: perché basta una settimana da Nick ogni tanto per rinfocolare l’amore.

Ad Acapulco, nel mese di febbraio, gli astri si mettono in ghingheri per l’occasione: Kyrgios arriva in Messico con appena due partite vinte in stagione, un’eliminazione al primo turno nel Major di casa e la poco edificante etichetta di numero settantadue al mondo, peggior classifica da quando, cinque anni prima, stupì il destino Nadal e il mondo centrando i quarti a Wimbledon da wild card diciannovenne e il primo accesso in carriera tra i primi cento giocatori della classifica.

Al primo turno trova Andreas Seppi, altro simbolo degli inquieti, forse, ma non è detto, dormiveglia di Kyrgios; l’inappuntabile professionista di Caldaro, quello che qualche tempo prima lo aveva rimontato cacciandolo da Melbourne. Stavolta Nick avanza in due, per prenotare il secondo turno atteso dai molti turisti affollanti quello che Fabio Fognini definì il resort più bello del mondo: ad aspettarlo c’è Rafa, manco a dirlo, ma l’esito della tenzone sembra presto scritto. Per il fenomeno da Manacor pochi problemi e primo set facile, sei-tre in trentacinque minuti con break nel sesto gioco e Kyrgios impotente. Stralunato, sballottato, incapace di trovare contromisure adeguate, egli si appella addirittura al trainer, mentre sembra in procinto di rendere l’anima.

Non riesco a giocare – dice al medico – ma provo ancora un paio di game”. Ne giocherà altri ventisei, e starà in campo per altre tre ore circa. Tra una mazzata di dritto e un servizio drop-shot con Nadal sempre più periferico in risposta, Kyrgios la rimette in sesto pur ostentando l’espressione facciale di chi non ne ha per molto. Si affanna, abusa degli attrezzi del mestiere, usa la racchetta a mo’ di stampella e soffre le pene dell’inferno senza l’ausilio della prima di servizio, ma annulla quattro palle break potenzialmente letali nel nono gioco e si produce in un tie break meraviglioso forzando al terzo l’ormai tesissima contesa.

La partita di tennis, appena un secondo turno in un torneo 500 di febbraio, sfuma i propri contorni espandendosi in rissa, solo metaforica perché Nadal è uomo dal carattere piuttosto mite. Kyrgios, uno spettacolo di per sé: tira vincenti da ogni posizione spostandosi il meno possibile, aizza i tifosi, si porta le mani alle orecchie reclamando ovazioni e ricevendo in cambio fischi e ululati da un pubblico sempre più pendente dalla parte del baleárico. Più volte sull’orlo del collasso, Nick cammina in equilibrio sul cornicione a lungo, salva cinque pericolosissime palle break in un sesto gioco da sedici punti e quindici minuti trascinando il carrozzone a un nuovo tie break, che è il perfetto epilogo di un dramma in feltro rispettabile. Con i nervi ormai in piena ribellione Rafacito si arrampica sul seitre, ha tre match point a disposizione, ma Kyrgios gli annulla i primi due con palla corta vincente e temeraria volée che colpisce il nastro prima e la riga poi, mentre il terzo se lo divora la leggenda tirando largo un rovescio lungo linea.

Pietrificato, Nadal commette doppio fallo e poco dopo spara lungo un altro rovescio, stavolta incrociato, consegnando la partita nelle mani dell’infervorato avversario. Seguiranno una stretta di mano ai limiti del protocollare e due conferenze che si faranno ricordare. Rafa Nadal, per molti anni epitetato Rafa Banal nelle sale stampa di mezzo mondo a causa, mettiamola così, dell’eccessiva misura con cui da sempre calibra le proprie esternazioni, rosica e si lascia andare. “Kyrgios ha fatto il suo show, giocato bene e oggi ha vinto. Non credo sia un cattivo ragazzo, ma dovrebbe portare più rispetto per il pubblico, l’avversario e soprattutto per sé stesso”. Kyrgios, che all’inizio aveva persino provato a essere galante – “Rafa è un campione incredibile, felice di averlo battuto” –, una volta reso edotto dai giornalisti non impiega molto a sbroccare: “Ciò che dice non mi interessa e non avrà alcuna influenza su di me”.

Nick Kyrgios, il tizio che dopo mezz’ora stava per ritirarsi, finirà per passare sul centrale dell’Abierto Mexicano ancora un bel po’ di tempo: batterà al tie break del terzo anche Stan Wawrinka e John Isner con menzione d’onore per il quarto con lo svizzero, legato a Nick da un rapporto burrascoso, perdonerete l’incauto eufemismo, originato dal famoso match di Montreal 2015, quando il ribelle di Canberra commentò a voce altina i trascorsi sessuali di Donna Vekic, all’epoca neo-fidanzata del vodese.

In finale, Kyrgios avrà la meglio su Sascha Zverev nell’incontro paradossalmente più facile della settimana, conquistando il quinto trofeo in carriera non prima di aver salutato da par suo i tifosi di Nadal. “Dove si sono cacciati? Avranno preso un volo per Indian Wells” riferisce ai giornalisti dopo l’ennesima maratona vinta sull’amico, lui sì, John Isner. Già, Indian Wells, il primo Mille stagionale che si sarebbe giocato di lì a dieci giorni e da cui Nick, ça va sans dire, sarebbe stato eliminato al primo turno, le sue gemme essendo destinate a essere rare per statuto e forse per questo ancora più attraenti, poiché di solito confezionate in modo tale da farsi ricordare. “Non farò mai nulla di giustificabile”, diceva un poeta portoghese che meriterebbe maggior fama. Tu che dici, Nick?

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Italiani

Giorgi si ferma a un set dalla finale: a Palermo il titolo sarà un affare tra Ferro e Kontaveit

Gran rimonta di Fiona Ferro, che da quando il tennis è ripartito non ha mai perso (14 vittorie su 14). Giorgi: “Non sono rammaricata, ho fatto il mio gioco”

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Camila Giorgi - Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

Eravamo pronti a salutare il ritorno di una tennista italiana in finale a Palermo (l’ultima volta era accaduto nel 2013, fu addirittura un derby tra Errani e Vinci), ma ci si è messa di mezzo la grande rimonta di Fiona Ferro. Presa decisamente a pallate nel primo set da Camila Giorgi (il 5-0 iniziale è andato a referto come 6-2), la tennista francese non ha fatto una piega e da quel momento non è più stata sotto nel punteggio. Non solo, ma è stata praticamente perfetta dal punto di vista tattico approfittando di un calo di Giorgi nei colpi di inizio gioco (6-2 7-5 il punteggio degli ultimi due set).

Ferro sfiderà in finale Kontaveit, che ha sconfitto in due set la n.1 del seeding Martic: la sfida è inedita nel circuito maggiore, ma nel 2016 si sono affrontate in un torneo ITF a Poitiers con vittoria di Kontaveit.

GIORGI ILLUDE – Scorrendo semplicemente il punteggio si potrebbe sospettare una quota maggiore di rammarico per Camila Giorgi, ma analizzando la partita a posteriori si deve invece sottolineare il notevole cambio di marcia di Ferro. Travolta in ogni aspetto del gioco nel primo set – senza timore di smentite si può dire che in campo c’era solo Giorgi, a firmare vincenti da ambo i lati – la francese allenata da Emmanuel Planque (ex coach di Pouille) ha capito di non poter accettare lo scambio a velocità troppo sostenuta e ha iniziato a sporcare le traiettorie oltre che a difendersi meglio, soprattutto dal lato del rovescio – quello debole.

 

L’inerzia del match è cambiata con le improvvise difficoltà di Giorgi a difendere il servizio (tre break subiti su quattro nel secondo set) a cui si è accompagnata l’imprecisione in risposta; non a caso, nell’unico game del secondo set in cui è riuscita a rispondere con continuità, ha breakkato Ferro lasciandola a quindici. Non è servito a evitare il 6-2, punteggio speculare a quello del primo set.

Nell’ultimo parziale il livello delle due giocatrici è stato più vicino, ma Ferro aveva ormai acquisito sicurezza nella gestione delle traiettorie; è stata abile a rallentare il ritmo e costringere Giorgi a colpire sopra l’altezza delle spalle, aumentandone così il margine d’errore. Il rovescio, da colpo debole, si è addirittura trasformato in prezioso alleato con un paio di lungolinea vincenti che sono risultati decisivi nell’economia del match. Dopo aver perso il break di vantaggio, Ferro si è portata ancora avanti sul 5-5 e ha chiuso la contesa con il servizio allungando a quattordici la striscia di vittorie dalla ripresa: contando le dieci uscite in una competizione nazionale francese e le quattro partite di questa settimana, da circa un mese Ferro ha sempre vinto.

Nel terzo set ho forzato troppo la seconda“, ha detto Giorgi in conferenza stampa. “Ma non sono rammaricata, ho cercato sempre di fare il mio gioco. E mi sentivo in forma, la condizione fisica non è una scusa: è stato quel game nel terzo set a incidere“.

FUORI MARTIC – Non ha avuto molta storia la prima semifinale, sebbene ce la si aspettasse piuttosto combattuta. In parte per merito di Anett Kontaveit, in parte a causa delle condizioni fisiche imperfette della prima favorita Petra Martic, frenata da un fastidio alla schiena e da una coscia dolorante. Nel primo set la giocatrice estone non ha sbagliato quasi nulla, offrendo una sola palla break, mentre nel secondo – quello in cui Martic ha chiesto il trattamento medico – si è un po’ fatta condizionare e ha faticato a chiudere l’incontro, che alla fine si è concluso 6-2 6-4.

Martic è apparsa abbastanza serena in conferenza stampa, non ha accampato scuse (“Oggi la migliore giocatrice in campo è stata lei“, ha ammesso) e si è detta comunque soddisfatta torneo che ha disputato, confermando di non aver patito particolarmente la ‘nuova’ normalità dovuta alle misure di sicurezza. Dopo aver raccontato nei giorni scorsi che la sensazione più particolare durante il lockdown è stata quella di non sentirsi una tennista per un po’, oggi Petra ha detto che la settimana siciliana le è servita proprio per ricordarsi… cosa significa invece esserlo.

La finale tra Fiona Ferro e Anett Kontaveit andrà in scena domenica, 9 agosto, alle ore 19:30.

Risultati:

[4] A. Kontaveit b. [1] P. Martic 6-2 6-4
F. Ferro b. Camila Giorgi 6-2 2-6 7-5

Il tabellone completo

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Personaggi

39 anni in cinque rovesci: buon compleanno, Roger Federer

Oggi Roger Federer compie 39 anni. Non lo vedremo in campo fino al 2021. per questo scegliamo di ripercorrere la sua carriera attraverso cinque tra i suoi rovesci più iconici

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Trentanove anni e non sentirli: buon compleanno a Roger Federer, professionista dal 1998 – sono più di vent’anni di carriera – eppure ancora tra i migliori giocatori del mondo. Le invenzioni del fuoriclasse svizzero, le sue vittorie e persino le sue sconfitte trascendono ormai la dimensione tennistica per divenire epica, quasi magia. Nel giorno del suo 39° compleanno, cerchiamo di raccontare il suo lungo percorso da una prospettiva diversa.

Scegliamo di farlo celebrando non i suoi colpi più reclamizzati, il servizio o il diritto inside-out, che gli hanno dato tante vittorie, ma focalizzando il nostro sguardo sul rovescio, che in alcuni momenti della sua carriera è sembrato un suo punto debole – soprattutto di fronte al dritto così carico di top spin di Nadal. Un colpo che invece, soprattutto in questo finale di carriera, è tornato a rivestire un ruolo cruciale nel piano tattico di Fedeer.

Proviamo insomma a seguire il percorso di un alieno del tennis attraverso l’evoluzione del suo colpo forse più elegante e più fragile, potremmo dire più umano: una cavalcata che ci porterà ad attraversare venti anni di questo sport, dal 2001 al 2019.

 

1. Federer vs Sampras Wimbledon 2001

Il 2 luglio 2001 brilla il sole sul campo centrale di Wimbledon, mentre il numero 1 del mondo Pete Sampras e un giovane svizzero non ancora ventenne fanno il loro ingresso in campo per disputare gli ottavi di finale. Senza alcun timore reverenziale, Federer (per cui in molti, tra cui lo Scriba Gianni Clerici, hanno già pronosticato un grande avvenire) batte Sampras 7-5 al quinto set.

Il primo rovescio di questo racconto, quello che forse meglio inquadra questo passaggio di testimone, Federer lo gioca sul 5-4 (e servizio) Sampras nel primo tie break – che verrà poi vinto dallo svizzero. È un passante secco, che non lascia scampo, imbevuto della classe e della leggerezza di un giovane campione.

Federer perderà ai quarti, sconfitto dal più esperto Henman, ma a tutti gli appassionati di tennis è apparso chiaro che quel giorno, sul campo centrale, è avvenuto un passaggio di consegne tra due grandi del tennis: l’appuntamento con la storia, per Federer, è soltanto rimandato.

2. Federer vs Blake – ATP Finals 2006

Il primo trionfo, puntualmente, arriva proprio a Wimbledon, nel 2003, in finale su Philippoussis. I quattro anni successivi, ovvero il periodo 2004-2007, rappresentano – perlomeno da un punto di vista dei risultati – l’età dell’oro del tennis di Federer, che raccoglie 11 vittorie su 16 tornei del Grande Slam disputati (4 Wimbledon, 4 US Open, 3 Australian Open). Soltanto Nadal sulla terra e Safin (quando è in giornata) sul veloce si sforzano di tenergli testa.

Il dominio dello svizzero, che stabilirà un nuovo record rimanendo in testa alla classifica ATP per 237 settimane consecutive, è evidente nell’atto conclusivo delle ATP Finals 2006, che lo vede opposto a James Blake. Il secondo dei nostri rovesci, un vincente lungolinea giocato da almeno un paio di metri fuori dal campo, lo immortala in questa fase di onnipotenza tecnica: è la vetta di una partita dominata in lungo e in largo nella quale (si gioca al meglio dei cinque set) Blake riuscirà a vincere appena sette game.

3. Nadal-Federer Wimbledon 2008

Nel 2008, le cose cambiano. La finale del torneo di Wimbledon, Federer-Nadal, è unanimemente considerata una delle più esaltanti di sempre, forse più dal punto di vista emozionale che da quello tecnico. Federer è reduce dalla sconfitta contro Djokovic in Australia e contro Nadal al Roland Garros. Non è tanto la sconfitta parigina (comprensibile sulla terra battuta) a preoccupare, quanto le proporzioni della vittoria di Nadal: 6-1, 6-3, 6-0. Poco dopo, a Wimbledon, Federer si trova di fronte lo stesso avversario, che si porta avanti per due set a zero.

La superficie in questo caso però dovrebbe favorire Federer, che ritrova tutta la sua classe nei tie break del terzo e del quarto set, in cui piazza addirittura otto ace, portando la partita al quinto. I due giocatori raggiungono il 6-6, si va a oltranza. Poi, sul 7 pari, il maiorchino strappa il servizio a Federer, e va a servire per il match, che infine vincerà, laureandosi campione per la prima volta sull’erba londinese. È una partita che non si dimentica, come indimenticabile è la risposta con cui Federer annulla uno dei match point di Nadal. È il nostro terzo rovescio: non la pennellata di un pittore ispirato, ma il ruggito orgoglioso di un leone ferito.

4. Federer-Nadal Australian Open 2017

È questa cattiveria agonistica a emergere, anno dopo anno, nella seconda parte della carriera del tennista elvetico. Complice anche l’intervento di Edberg prima e Ljubicic poi come coach, Federer cerca scambi più rapidi per evitare di essere logorato nello scambio da fondo da avversari più giovani, specie dalla parte del rovescio. La transizione non è semplice, ed è costellata da alti e bassi.

Nel 2017 però, questo nuovo stile di gioco raggiunge forse il suo apogeo, tecnico e psicologico, durante la finale degli Australian Open. Di fronte, l’avversario di sempre: Rafa Nadal. Sembra una storia già vista: Federer si porta avanti due set a uno, ma Nadal pareggia il conto vincendo il quarto e si porta avanti di un break, che pare poter essere decisivo, nel quinto. C’è però una differenza, molto significativa, nello stile di gioco, che si rivelerà decisiva.

Federer stavolta non si limita, se attaccato sulla diagonale sinistra, a difendere cercando il back, ma contrattacca. Con qualche errore, ma anche con diversi vincenti. Soprattutto, incrinando le sicurezze di Nadal, che talvolta addirittura cerca il dritto di Federer, preoccupato di esporsi a un rovescio lungolinea vincente. Federer non solo recupera il proprio servizio, ma lo strappa, nel game successivo, a Nadal, aggiudicandosi con questo sprint finale il suo diciottesimo slam in carriera. Il nostro quarto rovescio è la risposta che gli vale il break decisivo che lo condurrà alla vittoria, sul 4-3: servizio da sinistra a uscire di Rafa, che di solito è una sentenza contro il rovescio di Roger, ma questa volta lo svizzero impatta alla perfezione e Nadal non riesce a rimandarla di là.

5. Djokovic-Federer Wimbledon 2019

L’ultimo rovescio non è soltanto storia, ma anche cronaca recente, dato che Federer lo ha giocato nell’ultima edizione di Wimbledon, in finale con Novak Djokovic. Dopo aver battuto l’eterno rivale Nadal in semifinale, è il campione serbo l’ultimo ostacolo da superare per raggiungere il nono successo a Wimbledon, il ventunesimo in un torneo del Grande Slam. Djokovic si porta avanti due set a uno, e sembra finita. Difficile pensare che Federer, che ha quasi sei anni più del rivale, possa recuperare lo svantaggio, se non altro per ragioni atletiche e di resistenza.

A quel punto però, il match si trasforma: lo svizzero gioca un quarto set da antologia, ed è da quel set che arriva il nostro quinto e ultimo rovescio, quello in contropiede con cui Federer annulla una palla break sul 5-2 (subirà poi un break, ma vincerà ugualmente il set). Si va al quinto, e Federer si trova a servire per il match sull’otto a sette. Ha due match point, ma Djokovic li annulla da grande campione quale è. La partita, dopo quattro ore e cinquantasette minuti, è talmente incredibile da sembrare un film, o forse un cartone animato. E come in un cartone animato, si arriva al gran finale: la finale, per la prima volta, si decide al super tie-break, recente introduzione per spezzare la parità durante un long set, in caso si raggiunga il 12-12.

Dando una volta di più prova della sua glaciale freddezza nei momenti decisivi, Djokovic si aggiudica il super tie-break. Nonostante questa sconfitta, la carriera di Federer non è ancora conclusa e questa circostanza ci ricorda, come in un altro cartone animato (“Up”, vincitore del premio Oscar nel 2010) che c’è ancora da lottare, e che le migliori avventure, in fondo, sono quelle ancora da vivere. Nell’anno dei quaranta, Roger Federer sarà ancora in campo.

A cura di Damiano Verda

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Italiani

WTA Palermo, Giorgi annulla due match point e vola in semifinale. Eliminate Errani e Cocciaretto

Quasi tre ore per la rimonta di Camila su Yastremska, brava “Coccia” ma non basta. Passa anche Martic

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Camila Giorgi al Palermo Ladies Open 2020 (foto Twitter @LadiesOpenPA)

Stava per diventare piuttosto nero il venerdì azzurro di Palermo che vantava tre italiane in altrettanti quarti di finale. Dopo che Elisabetta Cocciaretto e Sara Errani non erano riuscite a ribaltare il pronostico, Camila Giorgi si è trovata due volte a un punto dalla sconfitta. La vittoria della ventottenne di Macerata, insieme a un’altra buona prova della nostra giovane promessa, ha invece gettato una lampo di luce nella notte palermitana. Prima di loro, è toccato alla numero 1 del seeding soffrire per conquistarsi il campo per il sabato. Vediamo nel dettaglio com’è andata.

PETRA FATICA ANCORA – In una canottiera bianca che vedremmo bene addosso a Raonic però con una macchia di ragù, Petra Martic deve ricorrere a due tie-break per superare la n. 119 WTA Aliaksandra Sasnovich. Questa settimana, la ventiseienne di Minsk ha dato l’impressione di poter tornare alla forma di due anni fa, quando raggiunse il best ranking al n. 30: partita dalle qualificazioni, non ha perso un set in cinque incontri. Sicuramente stanca, non ha brillato contro Martic che, dal canto suo, non è certo stata un esempio di continuità.
Con l’eccezione di qualche sbavatura da parte di entrambe, l’incontro si avvia su binari accettabili pur senza particolari sussulti, con il punteggio che segue il servizio. Le due ragazze mostrano una buona mano con le smorzate e, se Petra ne gioca qualcuna senza alzare il ginocchio sinistro (un’ulteriore sorpresa per l’avversaria), Aliaksandra si fa applaudire anche per i lob perfetti. Un brutto nono game di Martic terminato trattenendo il braccio su una palla da chiudere manda Sasnovich a servire per il set, ma la tensione si mette di traverso. All’occasione sprecata si aggiungono le tre palle break salvate dalla croata, che però si vede poi annullare un set point da una battuta che tocca la riga e salta come certi kick di Isner contro Federer in quel tie di Coppa Davis. Incapace di salirle sopra come suggerirebbe la classifica, Petra riesce a far suo il tie-break grazie a un pizzico di lucidità in più.

Lucidità che evapora del tutto dal lato bielorusso in apertura di secondo parziale: incapace di prendersi il punto nonostante tre palle comode a disposizione, Sasnovich cede un game di battuta dal sapore di resa e la ventinovenne di Spalato pare dirigersi senza patemi verso la semifinale. Sorride al vago tentativo di rientro dell’avversaria, forse perché ha letto lo studio secondo cui non è vero che “tutto può succedere” nel tennis femminile e la regola è che vince chi ha la classifica più alta. Magari le viene qualche dubbio qualche minuto dopo quando è raggiunta sul 5 pari, con tre match point (due consecutivi) cancellati da un paio di “numeri” di Sasnovich, oppure quando serve una seconda e ancora inutile volta per il match. Il tie-break è di una bruttezza tale che imprigiona lo sguardo, ma rispetta le statistiche e Martic è la prima semifinalista dell’era Covid.

 

LAMPI DI COCCIA – Deve ricorrere alla sua maggiore esperienza, Anett Kontaveit, per venire a capo in tre set di Elisabetta Cocciaretto, diciannovenne di Ancona al suo primo quarto di finale WTA. Lunedì prossimo entrerà nelle prime 150 del mondo e può in ogni caso dirsi più che soddisfatta del suo torneo – un torneo che l’ha vista superare Donna Vekic.
Una partenza senza indugi dell’estone che fa valere da subito il suo peso superiore e una comprensibile componente emotiva della nostra rappresentante si sommano in una misura che non permette di essere contrastata. Cercando di muovere l’avversaria, Elisabetta riesce anche a procurarsi un paio di occasioni per rientrare in fretta dall’istantaneo 0-2, ma Anett è davvero centrata e si accaparra indisturbata i primi 5 giochi. Il game conquistato in extremis da Cocciaretto non solo le evita il bagel, ma vale quel mattoncino di fiducia indispensabile per iniziare la seconda partita con piglio completamente diverso. E allora tiene in difesa, ruba il tempo, sfonda e vola 3-0, Elisabetta, mentre l’illusione di un match facile, se mai c’è stata, svanisce dai pensieri della ventiquattrenne di Tallin. Dopo il MTO per l’azzurra che si fa trattare la coscia sinistra, Kontaveit muove il punteggio, ma il dritto di “Coccia” ribalta gli scambi e sventra in campo. E il rovescio fa anche più male. La n. 22 del ranking si affida al servizio per ottenere punti facili e rimanere in scia mentre cerca di ritrovare completamente le sensazioni del primo parziale. Le dà una mano l’assenza della prima di servizio marchigiana nel settimo gioco ma, lungi dall’accontentarsi di quanto fatto vedere finora, Elisabetta sale 5-3 e, subito un altro break, pareggia meritatamente il conto dei set nel successivo game di risposta.

Kontaveit è brava ad approfittare del calo di tensione dell’avversaria per portarsi sul 2-0, ma la nostra si riprende in tempo per evitare il doppio break in un terzo gioco ricco di ottime giocate da parte di entrambe, con cinque parità per ribadirne l’importanza. Anett, però, resta impassibile, come lo è stata durante il MTO o dopo essere finita a terra subendo una velenosa smorzata in contropiede – una caduta scomposta a cui qualche maschietto avrebbe reagito come se avesse riportato fratture multiple. Non può non esserci un’evidente differenza di tenuta mentale tra le due a questo punto del match ma soprattutto del torneo e la speranza che ci possa essere ancora partita finisce dopo pochi minuti: Kontaveit raggiunge Martic in semifinale. E grande Coccia, anche perché non sono questi i match da vincere. Per adesso.

SARA SENZA PIANO? – Dopo un buon avvio, Sara Errani perde bandolo e confronto davanti a Fiona Ferro, interessante francese n. 53 del ranking. Buon servizio, dritto pesante con swing da circuito maschile, Fiona paga un po’ debito sul lato sinistro, quello più forte di Sara, che si è nondimeno presentata a Palermo con un dritto in spinta più che apprezzabile. Nella serata siciliana, tuttavia, Errani non ricorre agli attesi cambi di ritmo indispensabili per non dare riferimenti a chi possiede un’arma importante.
È comunque la romagnola a uscire più velocemente dai blocchi, con la francese allenata da Emmanuel Planque che commette troppi errori prima di trovare la misura dei colpi e raggiungere l’avversaria al sesto gioco. Sara brekka ancora, ma poi la sua intensità cala vistosamente senza che ne sia privilegiata la ricerca di variazioni: la ventitreenne di Libramont prende in mano il gioco, piazza vincenti anche di rovescio su palle azzurre troppo corte e morbide, infila tre game e fa suo il set 6-4. Il leitmotiv non cambia alla ripresa e diventano sette i giochi consecutivi di Ferro che scatena efficacemente il suo drittone su ogni palla che può spingere (obiettivamente troppe, a cominciare dal servizio di Sara che “esce” poco anche rispetto ai suoi standard) e chiude in un’ora e mezza.

CAMILA IN RIMONTA –Cambi di spin e di ritmo, tocchi delicati, uso sapiente del campo, attacchi in controtempo, strenue difese in attesa della palla giusta per rovesciare lo scambio: nulla di tutto ciò era previsto e la sfida dalla quale Camila Giorgi esce vincitrice contro Dayana Yastremska dopo quasi tre ore e due match point annullati non ha deluso quelle attese. Ma, una volta entrati nello spirito del loro gioco, le emozioni non sono mancate.
Si parte con due doppi falli di Camila e il conseguente 2-0 per Dayana, ma non è assolutamente un problema perché al quarto gioco la ventenne di Odessa decide che deve fare ace con ogni seconda di servizio e si torna in parità. Di nuovo troppi gratuiti di Giorgi e Yastremska torna avanti al settimo game, un vantaggio che le permette di servire per chiudere sul 5-4. Un doppio fallo sul 30 pari offre una palla del contro-break, ma l’azzurra spreca il dritto da buona posizione. Un’altra occasione del 5 pari fa invano capolino fra quattro set point, ma al quinto tentativo l’ucraina mette al sicuro il parziale.

È di nuovo break in apertura, poi una Camila all’apparenza meno frenetica rimette la testa avanti. Non le riesce però l’allungo nonostante tre opportunità; meriti dell’avversaria a parte, è chiaro che, per quanto l’idea sia di rispondere come se il punteggio fosse 40-0, la testa sa che non è così. Come nel primo set, Yastremska opera lo strappo al settimo gioco, ma non le bastano due match point per chiudere sul 5-4 dopo essere risalita da 15-40 e allora sarà il tie-break a decidere. Camila è pressoché perfetta fino al 5-1, giocando come potrebbe fare per lunghi tratti se quel suo talento venisse indirizzato, poi qualcosa si incrina. Una prima battuta le dà il 6-3 e, dopo due set point volatilizzati, chiude ricorrendo ancora a una prima sul dritto di Dayana, che preferisce replicare la precedente risposta rasoterra piuttosto che buttare la palla di là in qualche modo e vedere cosa succede.
La regola del settimo gioco si conferma nel parziale decisivo, ma questa volta tocca a Camila approfittarne e, sempre più precisa e letale, evita la tensione di servire per il match chiudendo direttamente 6-3 in risposta. Giorgi torna così in semifinale – troverà Fiona Ferro – a quasi un anno di distanza dopo quella vinta al torneo del Bronx, anche allora salvando palle match.

Risultati:
[1] P. Martic b. [Q] A. Sasnovich 7-6(5) 7-6(3)
[4] A. Kontaveit b. [WC] E. Cocciaretto 6-1 4-6 6-1
F. Ferro b. [WC] S. Errani 6-4 6-1
C. Giorgi b. [7] D. Yastremska 4-6 7-6(5) 6-3

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