"Bad boy" Kyrgios colpisce ancora: scintille con Wawrinka!

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“Bad boy” Kyrgios colpisce ancora: scintille con Wawrinka!

Volano parole grosse tra Nick Kyrgios e Stanislas Wawrinka. Il match finisce con un ritiro dello svizzero per infortunio, ma si può scommettere che ci sarà qualche strascico

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N. Kyrgios b. [3] S. Wawrinka 6-7(8) 6-3 4-0 rit. (da Montreal, Vanni Gibertini)

Si pensava che l’ultimo incontro in programma nella sessione serale di mercoledì sarebbe stato interessante, ma nessuno si aspettava fuochi d’artificio di questo tipo. Purtroppo il match è terminato con un ritiro, ma si sono visti grandi scambi, colpi d’annata ed anche qualche colpo… sotto la cintura, soprattutto uno di Kirgyos che ha già scatenato un putiferio sui social network.

 

Tra i due c’era già stato qualche screzio in occasione del loro primo e unico incontro lo scorso giugno al Queen’s: Kyrgios aveva perso in 49 minuti (6-4, 6-3) dichiarando che aveva bisogno di qualche giorno di completo distacco dal tennis, e Wawrinka di tutta risposta aveva deriso queste sue dichiarazioni apostrofandole come ‘parole dette solo per far scrivere i giornalisti’. “Si è visto subito in campo che c’era tensione – ha dichiarato Kyrgios dopo il match – certamente parecchi ‘come on’”, ma come vedremo si è andati molto oltre i ‘come on’.

Rapido scambio di break all’inizio con Kyrgios che spara il suo solito tennis a tutto gas e Wawrinka che prova ad usare tutto il suo repertorio. Un rovescio lungolinea da fuori dal corridoio provoca la plateale ammirazione di Kyrgios che simula una prostrazione a terra. Si arriva al tie-break che si gioca punto a punto, Wawrinka è fortunato quando un suo doppio fallo che avrebbe dato il 4-4 all’avversario viene corretto da Hawk Eye perché ha pizzicato la riga, e sulla ripetizione mette a segno un ace. Si va ai vantaggi, due set-point svaniscono per lo svizzero, uno per l’australiano, e poi un diritto lungolinea di Kyrgios finisce largo ed il set va a Wawrinka.

Ma qui comincia lo show: nel cambio di campo Kyrgios inizia il turpiloquio (“F-bomb e BS” per chi parla l’inglese) e viene ammonito da Carlos Bernardes (grande prestazione la sua, la partita avrebbe potuto tranquillamente degenerare). Poi durante un turno di battuta di Kyrgios, Wawrinka lo redarguisce perché regolarmente vuole servire troppo in fretta mentre i raccattapalle ancora si muovono. A quel punto la TV sente una frase di Kyrgios che in pochi minuti fa il giro del mondo: “Comunque mi dispiace dirti che Kokkinakis si è sc…ato la tua ragazza”. Probabile che Wawrinka non l’abbia sentito, ma pochi punti dopo, in uno scambio ravvicinato a rete scarica tutta la potenza del rovescio verso “il bersaglio grande”, come direbbero i commentatori di boxe.

Wawrinka perde chiaramente le staffe, e con esse il servizio sul 2-3, facendo scappare Kyrgios nel parziale che l’australiano si aggiudica per 6-3. Poi arriva l’infortunio: “Ho sentito un dolore alla parte bassa della schiena, dalla parte sinistra. Mi faceva molto male ogni volta che provavo a mettere il peso sulla gamba. Spero non sia nulla di serio, a volte ci sono blocchi di questo tipo che fanno molto male subito ma poi si rivelano relativamente lievi. Farò fisioterapia stasera e poi valuterò”.

Kyrgios ha dichiarato di essersi accorto all’inizio del terzo set che qualcosa non andava nel suo avversario: “La velocità del suo servizio è crollata, era chiaro che stava accadendo qualcosa”. A proposito dell’increscioso episodio di cui sopra, il giovane aussie l’ha attribuita al furore agonistico: “Purtroppo nella foga del momento mi è uscita quella frase. Ovviamente c’erano già stati scambi di vedute prima, fino a quel punto penso che ci fossimo contenuti nei limiti dell’accettabile, ma in quel momento mi è uscita quella frase, non posso certo negarlo”. Molto dura la replica di Wawrinka in proposito: “E’ ora che l’ATP prenda una posizione molto decisa contro di lui. E’ vero che è giovane, ma non ci sono scuse: non è un episodio isolato, ogni volta che gioca c’è qualche problema, ogni volta si comporta molto male, e ciò che è più grave è che si comporta male non contro se stesso, ma contro le persone intorno a lui, gli altri componenti del tour, i raccattapalle, gli arbitri”. E poi ancora: “Non importa quale sia la foga della competizione, ci sono cose che non si possono dire”.

Sicuramente un episodio che farà molto discutere e su cui difficilmente l’ATP sarà in grado di glissare, vista la decisa presa di posizione di uno dei suoi membri di maggior rilievo e vista la necessità di lavorare su Kyrgios come futuro personaggio su cui costruire il “post-Fab4”.

Successivamente a quanto accaduto in campo, Stan Wawrinka ha poi dato sfogo al suo disappunto sul social network preferito dai tennisti, Twitter:

Stanislas Wawrinka   stanwawrinka    Twitter

Stanislas Wawrinka   stanwawrinka    Twitter 2

Stanislas Wawrinka   stanwawrinka    Twitter 3

Stanislas Wawrinka   stanwawrinka    Twitter 4

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Internazionali di Roma: il dritto tradisce Berrettini sul più bello, in semifinale ci va Casper Ruud

La corsa di Matteo Berrettini si arresta al tie-break decisivo contro il norvegese: troppo falloso nei momenti chiave della partita. Sfuma la possibile semifinale con Djokovic a porte aperte

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Matteo Berrettini - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
Questo spazio è sponsorizzato da BMW

C. Ruud b. [4] M. Berrettini b. 4-6 6-3 7-6(5)

A differenza di quanto accaduto allo US Open un paio di settimane fa, questa volta è Matteo Berrettini a uscire sconfitto dalla sfida contro Casper Ruud. Sconfitto e con una certa quota di rammarico sulla racchetta, quella che con il dritto non ha centrato il campo in un paio di occasioni nel tie-break decisivo. Il norvegese aveva già battuto l’italiano lo scorso anno sulla terra del Roland Garros e oggi si è ripetuto con una prestazione impeccabile per gran parte dell’incontro; forse il suo gioco non è spettacolare e non ruba particolarmente l’occhio, ma ha mantenuto una grande compostezza in campo e non ha mai ceduto. Matteo invece, dopo aver vinto il primo set a fatica, è stato bravissimo a restare in partita in apertura di terzo set ma non è riuscito ad attaccare con la necessaria brillantezza nel corso del tie-break, parziale in cui ha sbattuto contro il muro norvegese. Pur non brillando particolarmente con uno dei due fondamentali da fondo, Ruud ha colpi molto carichi e pesanti che lo configurano come uno dei pochi veri specialisti della terra tra gli under 23.

L’incapacità di trovare le contromisure necessarie, a lungo andare, ha anche innervosito Matteo e questo ovviamente non gli ha giovato; alla quarta presenza nel torneo di casa, il n. 8 del mondo si arrende ai quarti di finale. Ruud diventa invece il primo norvegese a raggiungere la semifinale di un Masters 1000, migliorando il risultato di suo padre Christian Ruud quando nel 1997 si fermò ai quarti di Montecarlo.

 

IL MATCH – Il break fulmineo del primo game in favore di Berrettini ha subito messo il set in discesa. Ruud, tennista caparbio che sulla terra di Buenos Aires ha conquistato il suo primo titolo in carriera a inizio anno, è rimasto però in pressione sul suo avversario cercando sempre la profondità (con rischio tra il minimo e il moderato). In tre occasioni diverse ha avuto la chance del contro-break ma Berrettini è stato attentissimo. Sul finire del primo set c’è stata anche una fugace apparizione del n. 1 del mondo Novak Djokovic (che in caso di vittoria sfiderà proprio Ruud), il quale si è affacciato sul Pietrangeli giusto in tempo per vedere l’italiano sciupare il primo set point sul servizio di Ruud. Un game più tardi però Matteo si è rifatto, e alternando piacevolmente volée e smorzate ha fatto suo il primo parziale per 6-4.

Il secondo parziale ha avuto un andamento simile al primo ma a parti invertite, con la sostanziale differenza che Berrettini è stato molto più discontinuo di quanto non fosse stato il suo avversario in precedenza – anche quando era sotto nel punteggio. Ruud ha continuato a portare avanti il suo gioco, solido tanto col rovescio quanto col dritto, e gli errori di Matteo hanno fatto il resto. Dopo un’ora e 40 minuti di incontro il n. 34 del mondo ha siglato il 6-3 che ha riportato tutto in parità.

Casper Ruud – Internazionali d’Italai 2020 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

RIMONTA E RAMMARICOLa parabola calante di Berrettini è proseguita anche nel set decisivo, iniziato con un break a favore del norvegese, ormai sempre più in fiducia. L’assenza del pubblico – da domani ci sarà – ha permesso di udire alcune frasi pronunciate da Matteo e il suo commento “tiro a 1 all’ora!” può spiegare, tra il serio e il faceto, il suo calo che si è riflettuto nel punteggio. Il successivo “non riesco proprio a digerirlo” si riferiva forse al gioco di Ruud, il quale è riuscito a trasformare la partita in una classica sfida su terra rossa: scambi lunghi e pesanti (numeri alla mano, vinti molto più spesso da Ruud). Con un andamento del genere, dove la paura di perdere ha iniziato a superare la voglia di vincere, era inevitabile che si giungesse al 6-6.

Nel tie-break decisivo Berrettini è tornato a comandare le operazioni, nel bene e nel male: suoi infatti sono stati i vincenti, ma suoi (purtroppo) sono stati anche gli errori non forzati. Il dritto di entrambi ha funzionato a intermittenza mentre a Ruud il servizio è sempre girato piuttosto bene oggi – sopra il 70% con la prima nei primi due set, al 69% nel terzo. Nel momento del bisogno, Ruud ha piazzato due prime vincenti (una sulla riga, alquanto fortunata) e ed è stato lui conquistarsi il match point, dopo che Matteo aveva fallito un dritto inside-in che avrebbe potuto cambiare la storia della partita.

Il dritto ha tradito nuovamente (e per l’ultima volta) Matteo che con una palla fiacca a mezza rete ha concesso la semifinale al n. 34 del mondo, un paio di minuti prima dello scoccare delle tre ore. Sconfitta pesante da digerire per l’italiano, che non aveva mai perso sulla terra dopo esser stato in vantaggio di un set (20 successi prima di oggi) e vede sfumare la possibilità di sfidare Djokovic o Koepfer di fronte al suo pubblico, per quanto in numero ridotto.

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Editoriali del Direttore

Il direttore Scanagatta dà ragione a Binaghi: “Il Paese ne esce male” però…

Insopportabile incoerenza di provvedimenti presi a distanza di una settimana. Anche se nessuno dovrebbe stupirsi più se nell’ambito delle autonomie regionali una Regione sposa il bianco e un’altra il nero

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Roma 2020 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Non appena ho saputo della pronuncia del ministro Spadafora e poi della reazione di Angelo Binaghi, ho chiesto alla redazione di fare subito quel titolo che abbiamo fatto in questa home page. Inclusa, ovviamente, la frase “e ha pure ragione”. Perché secondo me ce l’ha. Per quanto riguarda il mio preannunciato commento che compare nel sottotitolo, sapevo purtroppo che non sarei riuscito a farlo subito.

Ciò a causa delle varie partite in atto, Berrettini-Travaglia, Sinner-Dimitrov, Musetti con Koepfer, le interviste in rapida successione e i concitati colloqui con la redazione in remoto (con quella maledetta tendenza moderna alle chat che ti fanno perdere un sacco di tempo per obiezioni cui ti tocca rispondere e spiegare), con le pratiche e i protocolli COVID in continua evoluzione che arrivano dall’ufficio stampa del Roland Garros per procedere al completamento degli accrediti. Ovviamente a Parigi ho zero problemi, non è come a Roma dove vengono perfino censurate da Supertennis le domande che faccio ma non le risposte dei giocatori. Me lo hanno segnalato lettori che se ne sono accorti perché un paio di giocatori mi hanno chiamato per nome nel rispondermi… Io non avendo guardato le interviste mandate in onda su Supertennis non potevo saperlo.

Ho fatto titolare che Binaghi stavolta ha ragione, per tutta la prima parte delle sue dichiarazioni. In effetti mi chiedo che cosa possa essere mai cambiato in pochi giorni se quel che era stato negato in un primo momento (giusto o sbagliato che fosse quel provvedimento) viene concesso in un secondo. La figura internazionale che fa il nostro Paese è pessima. Sembriamo davvero un Paese poco serio. Per molta gente non è una novità, però non c’era bisogno di dare ragione a chi già lo pensava. Se i nostri politici, di qualunque partito, si preoccupassero maggiormente dell’immagine del Paese, degli interessi del Paese, anziché dei propri personali, non ci troveremmo a sottolineare criticamente quel che sta succedendo.

Io ho sempre sperato che fosse dato l’ok alla presenza del pubblico, ma ritenevo anche fosse impensabile che allo stadio Olimpico per Roma e Lazio, 80.000 posti a 200 metri dal Foro, si negasse l’accesso a uno spettatore e invece per il tennis si dovesse dare l’ok. O tutti e due gli impianti o nessuno, avrebbe detto chiunque dotato di un minimo di coerenza. Così come, per un minimo di coerenza, è inspiegabile contraddirsi a una settimana dall’altra. Ora si dice che alla base dell’ultimo intervento del ministro Spadafora ci sarebbe la considerazione che sia molto più facile controllare 1.000 presenze distribuite in un solo stadio, piuttosto che le stesse in libera circolazione fra un campo e l’altro.

 

Premessa: mi è stato detto da persone bene informate che le richieste a suo tempo avanzate da FIT sono state avanzate in modo poco diplomatico (arrogante?). Si pretendeva inizialmente dalle autorità competenti un ok a 5.000/6.000 spettatori. Solo in un secondo tempo, a un giorno dal sì o al no, si sarebbe accettato come minimo i 3.000 spettatori. Pareva infatti a Binaghi & Co. che aprire i cancelli per solo 1.000 avrebbe creato più costi economici in controlli e servizi piuttosto che vantaggi. Ciò premesso, però, perché adesso si può garantirne l’accesso e prima no? Così, all’ultimo tuffo?

Le domande non finiscono qui. Non si sapeva che le semifinali e le finali sono pochi incontri che quindi si possono programmare in un unico stadio? Eppoi – e qui capisco che la mia è una malignità di tipo andreottiano… ”A pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina”il provedimento ministeriale non sarà mica una conseguenza del grande risalto che hanno avuto in questi giorni e su tutti i media (anche quelli che al tennis dedicano poco o zero spazio) gli exploit record dei quattro azzurri in ottavi?Non sarà mica una conseguenza dell’aver avvertito il generale rimpianto per l’assenza di spettatori a celebrare le imprese dei nostri piccoli e grandi eroi, del duo Maravilha, di Berrettini (l’ho espresso più volte anch’io)?

Non sarà allora che il ministro Spadafora abbia pensato di ricavarsi una vetrina importante riaprendo al pubblico, sia pure soltanto a questi 1.000 spettatori, guadagnandosi così i pubblici ringraziamenti di Binaghi, quelli di tanti appassionati (oltre ai 1.000 che avranno accesso al Foro?) e magari di qualche elettore per le prossime scadenze? Mah, i veri motivi per i quali un ministro, un qualsiasi politico, decide qualcosa, li conosce solo lui. Che poi la situazione COVID sia in perenne osmosi, per cui ogni provvedimento è suscettibile di venire smantellato quasi da un giorno all’altro è certo vero e costituisce un bell’alibi per tutti. Consente di fare e disfare, su tutto. A scapito della serietà percepita.

A Parigi, abbiamo visto, siamo passati dall’ok per 11.500 presenze suddivise in tre zone non incrociabili a un ok ristretto per 5.000 spettatori che invece potrebbero incrociarsi. Questo a causa dell’intensificarsi dei contagi. Ma a Roma per la verità la situazione COVID non mi sembra sia granché cambiata fra una settimana fa e oggi. Credo sia piuttosto stazionaria. Quindi se ho detto che Binaghi ha ragione quando sostiene che il nostro Paese dà un’immagine da… ”roba da matti”, dico anche però che non si può scoprire solo oggi perché si parla di tennis e di sport, che in Italia le autonomie regionali sul discorso sanità si sono manifestate da marzo a oggi. Non è una novità. La si può discutere, contestare, ma non è una novità.

In Emilia Romagna c’è pubblico al circuito di Misano e in Lombardia a quello di Monza no. In Toscana al Mugello sì. In Emilia Romagna per il basket al chiuso sì e da un’altra parte no. A Palermo 300 persone hanno potuto seguire il torneo e a Roma, fino a oggi, no. Ma se usciamo dal terreno dello sport abbiamo visto anche nei protocolli sanitari sui tamponi, i test sierologici, l’obbligo delle mascherine nei locali chiusi, in quelli aperti, che ogni regione ha deciso autonomamente dalle autorità centrali. Quindi fare l’esempio, sentito mille volte per casistiche simili ma trattate diversamente da regione a regione, è un po’ demagogico, populista. O si cambiano le leggi di questo Paese rimettendo in discussione certe autonomie oppure si deve soltanto, con più o meno rassegnazione, prenderne atto. La Lombardia può fare e decidere una cosa, il Veneto che pure è amministrato da una compagine politica identica (la Lega) farne tutta un’altra.

Dire o lamentare “ma perché lui sì e io no?”si può farlo ma alla fine ha l’aria di una lamentazione quasi infantile, comunque vana. “Perché Petrucci e il basket sì a Bologna e io e il tennis no a Roma?” Uno che non sa nulla, dirà, “cavolo, ha proprio ragione!”. Ma se non si arriva a una revisione legislativa per la quale chissà quanto tempo ci vorrà, non serve a nulla sottolineare queste discrasie. Resta tuttavia un fatto: all’estero, perfino dove ci sono organizzazioni politiche federali e discretamente autonome (Svizzera, Germania, Stati Uniti per citare le prime tre che mi vengono a mente) penseranno le peggiori cose di noi, e prenderà sempre più corpo lo stereotipo dell’Italia Paese inaffidabile e incoerente (anche se poi ce ne sono tanti messi pure peggio!). Chi glielo va a spiegare come siamo messi noi nel nostro buffo Paese, se facciamo fatica a capirlo noi?

Sulla parte finale del discorso di Binaghi che dice “stiamo facendo quest’operazione quasi sicuramente in perdita”, beh mi sorprende il quasi. Spero abbiano fatto bene i loro calcoli. Fino a una settimana fa sembrava che sarebbe stata sicuramente in perdita.

Sul discorso “i primi 1000 che dalle 15 di oggi registreranno la loro mail sul nostro sito tra coloro che avevano i biglietti originali per semifinali o finali sul Centrale entreranno”, capisco che non era facile trovare una soluzione equa. Forse sarebbe stato più giusto rispettare un ordine cronologico nelle prenotazioni fatte a suo tempo. Ma magari sbaglio. Così penso che – anche se siamo in un’epoca in cui computer, telefonini e email siano ormai diventati il pane quotidiano della stragrande maggioranza degli italiani – quegli appassionati di una certa età non pratici di email, verranno danneggiati, insieme a quelli che oggi lavoravano e non sapevano nemmeno di poter attivarsi. Mica tutti sono obbligati a star sempre sulla notizia!

Infine: capisco bene che un giorno e mezzo per rimettere in sicurezza l’impianto costringa tutto lo staff organizzativo non sia una tempistica ideale, però che altro si può fare? Invece il ribadire che chi non sarà fra i 1.000 “privilegiati” non ha alternative al famigerato “supervoucher” riconferma l’ostinata volontà di Binaghi di distinguersi da tutti gli altri Masters 1000 che invece hanno provveduto a rimborsare i creditori dei biglietti. E continuo a non capire, anche se ormai è stato già rieletto presidente per i prossimi quattro anni e il sesto mandato, perché proprio non riesca a calarsi nei panni di quegli sfortunati acquirenti cui non offre neppure una seconda opzione. Pervicacemente.


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Musetti: “La chiave con Nishikori è stata mentale”

Il tennista toscano si dice sempre più innamorato di Roma e attribuisce l’exploit capitolino ad un atteggiamento più sereno e positivo

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Lorenzo Musetti - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Lorenzo Musetti ha parlato con i giornalisti (compreso il Direttore di UbiTennis) in seguito alla vittoria di ieri sera contro Kei Nishikori. Il risultato ha confermato quanto di buono mostrato contro Wawrinka, ma per certi versi ha dato più sicurezza a Lorenzo, perché il maggior equilibrio gli ha permesso di appurare la propria crescita in un risvolto fondamentale: “Se ripenso ai miei trascorsi fra i junior, credo di essere cresciuto molto sotto l’aspetto mentale. Ho sempre saputo di essere un lottatore, ma non pensavo di poterlo fare con continuità, mi prendevo sempre delle pause durante i match, e questo è successo anche nel corso dell’ultimo anno. Da un mese a questa parte, però, e in particolare qui a Roma, sento di essere diventato più bravo a mantenere la calma e a rimanere positivo”.

Ha poi aggiunto: Anche oggi credo di averla vinta più sul piano mentale, perché è stato un match di scambi molto duri. Per ora non ho un mental coach, ma Umberto Rianna aiuta molto sia me che Zeppieri. Credo che i tanti match persi facendomi rimontare, come quello con Hanfmann a Todi, mi abbiano aiutato a riflettere, ma non mi basta avere un buon atteggiamento per un mese, devo essere in grado di sentirmi così per tutta una carriera“.

Mentre Musetti parlava si è conclusa la sfida fra Monfils e Koepfer, con quest’ultimo vincitore e prossimo avversario del classe 2002: “Non ho mai giocato contro Koepfer, ma l’ho visto giocare contro Zeppieri a Francavilla, e Giulio aveva fatto un’ottima partita contro di lui [l’azzurro aveva vinto 6-4 4-6 6-3, ndr]. So che è un grande lottatore, come ha dimostrato lo scorso anno allo US Open e qui contro De Minaur, in più è mancino quindi mi darà sicuramente fastidio, ma non ho paura, vediamo domani come impostarla. Non credo che giocare in diurna sia un problema, visto che è lo slot in cui ho giocato tutti i match di qualificazione”.

 

Per quanto riguarda Nishikori, Musetti non ha potuto spendere altro che belle parole: “Kei è un giocatore fantastico, so che ha avuto problemi di infortuni, ma ha un timing incredibile soprattutto con il rovescio lungolinea, sono orgoglioso di essermela giocata e viso aperto e di averlo battuto. Sono contento perché lui non me l’ha regalata, e sono contento di aver giocato bene i punti importanti. Wawrinka probabilmente non si aspettava che potessi fargli male all’inizio, e quindi mi ha concesso qualcosa, mentre Kei mi ha messo pressione da subito e mi ha portato ad avere più energia e a tirare più forte. Sono stato aggressivo da subito con il dritto e credo di aver giocato veramente bene”.

Musetti trascorre molto tempo all’Academy di Patrick Mouratoglou a Sophia Antipolis, ma ha voluto fare chiarezza sul rapporto esistente: “Non faccio parte della scuderia di Mouratoglou, ma ho una collaborazione con loro, quindi ogni tanto mi alleno lì. La Champ Seed Foundation di cui faccio parte è di grande aiuto dal punto di vista economico per me e lo è stata anche per altri, come Tsitsipas, Tseng [campione a Parigi e Wimbledon junior del 2018, ndr] e Gauff”.

Un’ultima domanda sulla curiosa frase scritta sulla telecamera a fine partita, ‘Nella buca dell’orata’: Significa trovare il punto debole dell’avversario, è una dedica al mio preparatore atletico [Roberto Petrignani, preparatore di secondo grado della FIT, ndr], perché lui è toscano e lo dice spesso. Visto che gli avevo promesso che gli avrei dedicato la vittoria, ho deciso di scrivere questa frase”.

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