AO: Seppi, l'hai fatto ancora! Rimontato Nick Kyrgios [AUDIO]

Australian Open

AO: Seppi, l’hai fatto ancora! Rimontato Nick Kyrgios [AUDIO]

MELBOURNE – Impresa del kid di Caldaro che elimina in cinque set il padrone di casa Nick Kyrgios. Hisense Arena gelata da una rimonta pazzesca di Andreas

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A. Seppi b. [14] N. Kyrgios 1-6 6-7(1) 6-4 6-2 10-8 (da Melbourne, Ubaldo Scanagatta)

Stat Seppi Kyrgios

 

Beh, nemmeno lo sceneggiatore più pazzo avrebbe potuto immaginarsi che quel che ci aveva detto l’altra sera Andreas Seppi si sarebbe realizzato. Stiamo ricercando l’audio, ma le sue parole erano state queste (all’incirca): “Sì, due anni fa ero avanti 2 set a zero con Kyrgios sull’Hisense Arena, ebbi il matchpoint (sul 6-5 al quarto…) e poi persi. Stavolta sarebbe bello che succedesse il contrario, lui avanti due set, io che rimonto, annullo un matchpoint e vinco!”. E rideva beato, consapevole del fatto che certi sogno non si realizzano mai, Andreas Seppi. Forse chi mi ha letto ricorderà che avevo scritto di quanto quella sera sia lui sia Lorenzi fossero stati super spiritosi e sottolineato che sì, insomma, da Lorenzi te lo aspetti di più.

Ebbene il sogno più incredibile si è realizzato proprio secondo la trama che Andreas aveva delineato. Chi dice che il tennis è lo sport del diavolo ha certamente ragione. Certo, e senza voler togliere assolutamente nulla ai grandi meriti di Andreas che ha, salvo che sul 6-5 quando ha servito (male…) per la prima volta per il match, giocato benissimo per tutta la parte finale del match, con un coraggio quasi inconsueto, va detto che è impossibile capire cosa debba essere passato per la testa semirasata di Kyrgios da metà del terzo set in poi. Aveva dominato il primo set in mezz’ora così come, dopo un secondo set senza né break né pallebreak contro un Seppi finalmente risvegliatosi, aveva dominato anche il tiebreak nel quale era salito subito sul 4-0, tanto per spazzare subito via ogni dubbio su chi l’avrebbe vinto. Faceva un freddo boia, forse anche per via del vento che spirava nell’Hisense, e non c’era nemmeno tanta atmosfera, perché la superiorità di Kyrgios pareva schiacciante. Nonostante quel secondo set tutto sommato equilibrato. Perfino io seguivo in maniera distratta, occhieggiando sul telefonino i risultati degli altri campi. Anche i primi games del terzo set erano tutt’altro che eccitanti. Kyrgios teneva il servizio, Seppi faceva il suo senza infamia e senza lode.

Questo è il torneo nel quale, dopo dieci sconfitte consecutive con Federer, al terzo turno dell’edizione 2015 lo aveva invece finalmente battuto. Ma in quella stessa edizione sullo stesso campo su cui si è dispuato il match odierno c’era poi stata la grande delusione contro Kyrgios: “Potevo arrivare nei quarti, ma per la verità sul matchpoint mancato non ho da rimproverarmi granché… ha servito bene lui e quando serve bene…”.

Insomma improvvisamente, quando nessuno se lo poteva immaginare ecco che Kyrgios perde la cabeza. Il punteggio gli è favorevole: 3-2. Serve Andreas, va sul 15-0 e lì c’è uno scambio di 10 scambi che pare assolutamente insignificante anche se Seppi prende una riga e poi gioca dopo un cross di rovescio una palla corta in diagonale sulla quale Kyrgios si produce in un gran scatto… ma vano. Boh, non sembrava che fosse successo nulla di che, ma Kyrgios appare furibondo, comincia a imprecare ad alta voce ma non capisco che cosa dice. Capisco invece l’arbitro che dice: “Audible oscenity Mr Kyrgios, warning”. Vabbè, una reazione abbastanza inspiegabile in quel momento, ma si sa Kyrgios è un mezzo matto, può fare qualsiasi cosa. Difatti Seppi sale sul 3 pari, ma Kyrgios ormai è nervoso e anche se sul 3 pari va sul 40-0 poi fa due doppi falli di fila… sparando a tutta canna la seconda. Mah… Non si spiega. Comunque tiene il servizio e penso che la rabbia gli sbollirà. Seppi tiene anche lui il servizio: 4 pari. Ma è lì che la partita gira. La prima di Kyrgios o non entra o è prevedibile, quasi sempre Seppi riesce a rispondere. E a giocare con straordinaria sicurezza il suo colpo solitamente più fragile: proprio un bellissimo dritto vincente gli procura il break sul 15-40. Ha vinto quattro scambi su quattro, l’unico punto l’australiano che danza sulle scarpe fosforescenti lo ha fatto con un servizio vincente sullo 0-15. Dopo 1 h e 40 minuti Seppi è sotto 2 set a uno, ma onestamente sulle sue chances di vittoria non avrei scommesso un dollaro bucato… fino al game dopo!

Già, perché quel matto di Kyrgios sembra fuori di sé, serve con una fretta spaventosa fra un punto e l’altro, fra una prima che non entra e una seconda, va sotto 0-15, sul 15 pari, fa un doppio fallo assurdo tirando una cannonata di seconda. Cede subito la battuta. Seppi è una formichina diligente: tiene per due volte il servizio a zero (o forse uno dei due a 15…) 2-0, 3-1 e poi 4-1 con Kyrgios che sul 30-40 spara una seconda a 206 km orari e naturalmente fa doppio fallo. “È pazzo!” mi dice la collega australiana mia vicina di posto. Lei che aveva detto: “Non si può non innamorarsi del tennis vedendo giocare Kyrgios, le cose che sa fare lui non le sa fare nessuno”. Appunto. Sul 5-1 per Seppi Kyrgios fa di tutto, giocando come se non gliene potesse fregare di meno, con l’aria di chi non capisce perchè deve stare lì a far finta di lottare. Va sotto 30-40 e setpoint per Seppi, ma spara un ace al fulmicotone, riperde un altro punto – ma attenzione, Seppi gioca solido, non sbaglia e tira bello lungo – ma di nuovo salva il setpoint… mentre io dico alla mia vicina “peccato per Andreas perché Nikki sta vincendo un game che gli consentirà di cominciare il quinto set con il servizio ed è un vantaggio…”, solo che lui non sembra proprio pensarci anche se quel game lo vince. Andreas è solido come non mai, tiene il servizio a zero sul 5-2, con anche un ace (alla fine saranno 16 contro i 28 di Kyrgios) ed eccoci al quinto.

Da quel momento comincio a twittare come un matto, ogni punto di Kyrgios è sottolineato da boati, l’Hisense Arena è piena come un uovo, arrivano fans con i boccali di birra, chi inneggia a Kyrgios, chi grida senza vergogna “Fuck Seppi!” – ma per la verità c’è anche qualche aussie che dice “Com’on Seppi!”. L’atmosfera che non c’era… ora c’è tutta. E anche di più. I due scambiano anche a livelli di grande intensità, Kyrgios trascinato dalla sua gente riprende a giocare bene, anche se spesso con la testa ciondolante ad ogni punto sbagliato. Seppi ha perso tante partite – non solo quella con Kyrgios due anni fa – che pareva aver ripreso e quasi vinto. Ne potrei citare tante. Ho brutte sensazioni, soprattutto naturalmente quando Andreas sul 4-3 per Kyrgios va sotto 0-40. Un net clamoroso salva la prima pallabreak, la gente ulula di disappunto, ma Seppi mette tutti a tacere con due splendidi dritti e poi porta a casa il game con un ace. 2h e 31m ed è in piena corsa. Fisicamente sembra stare meglio del suo avversario, che però ha quell’arma del servizio e anche quella incoscienza che possono farlo vincere… Invece sul 5 pari Kyrgios cede il game. E Andreas, in una bolgia di grida, ha la grande occasione di servire per il match. Ma non so se sia braccino, o anche Kyrgios che tira randellate di dritto che fanno paura, fatto sta che Andreas lì mette poche prime (salvo un ace) va sotto 0-30, perde la battuta.

Vai, è finita, mi dico. Accidenti. Invece macchè. Non è finita neppure quando, con Kyrgios avanti 8-7 e la gente quasi impazzita Seppi si fa raggiungere da 30-0 con un doppio fallo e un errore: 30 pari, poi 40-30, poi 40 pari e Matchpoint! Immaginatevi la gente. Sembra fatta. Invece Andreas prende dei rischi nel palleggio che non ha quasi mai preso – beh sì, contro Federer li prese quel giorno! – e annulla con incredibile coraggio il matchpoint. Poi servizio vincente e altro punto. 8-8 Per Kyrgios è come un colpo al fegato. Sembra quasi impallidito, 15-0 e doppio fallo, 15-30, 30 pari con un ace, breakpoint per Andreas e… altro doppio fallo!!! Non ci credo. Il sogno per lo scenario perfetto di Andreas si sta sviluppando implacabilmente: 40-15 e ace n.16. Pazzesco. Un film. La vendetta è consumata. Ha rimontato 2 set, ha annullato un matchpoint, ha vinto al quinto. E ora ha Darcis, un belga di 32 anni classificato appena n.71 che all’Australian Open non aveva mai passato un torneo (anche se nel 2008 aveva colto il suo best ranking, nel 2004).

Per Seppi è la diciottesima vittoria in cinque set su 29 partite trascinatesi al quinto. In tutto, fra Slam e Coppa Davis ne ha giocate 90. Insomma, sarà che parte con il diesel, avvio lento ma costante, però si tratta di quasi un terzo dei suoi match che anziché concludersi in 3 o in 4 set finiscono al quinto, e di quel terzo… due terzi li finisce da vincente.

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Federer + Fognini + Coco Gauff. Wang e la prima tennista araba in ottavi: un cocktail pazzesco

MELBOURNE – Serena Williams: addio allo Slam 24 per sempre? L’imbarazzo di Naomi Osaka. “Perdere da una bambina di 15 anni…”. Fognini sarà la volta buona? Sandgren non è Djokovic né Berdych. Federer rischia con Fucsovics se non recupera dalla maratona

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da Melbourne, il direttore

Giovedì non era successo granché, ove si eccettui per i nostri patri confini la vittoria di Camila Giorgi su Kuznetsova. In questo venerdì, che si è concluso con un’epica vittoria di Federer dopo oltre 4 ore di tennis e dopo la mezzanotte locale e un finale da infarto per Mirka e i suoi tifosi che l’avevano visto ormai battuto sul 4-8 del long tie-break finale, è invece successo di tutto.

Se quel John Millman che lo aveva già battuto a Flushing Meadows due anni fa, non si fosse fatto assalire dal braccino, e al contempo invece Roger non avesse smesso di sbagliare lo sbagliabile, avremmo dovuto raccontare di un’altra grande sorpresa, dopo tutte quelle che erano successe prima. E alle quali darò la precedenza, senza però trascurare la grande soddisfazione per il bel risultato di Fabio Fognini qualificatosi per la terza volta agli ottavi di questo torneo e con alle viste un match difficile ma non impossibile con l’americano Tennys Sandgren.  Non è sempre, insomma, il caso di dire “Mai una gioia!”.

 

Tuttavia comportiamo da gentiluomini, su Federer e Fabio ovviamente torneremo a lungo più da basso e diamo precedenza a quanto accaduto prima nell’arco di una giornata densissima. Ladies first, dunque.

Fuori Serena Williams, fuori Naomi Osaka, fuori Caroline Wozniacki, fuori Madison Keys. Tre campionesse di Slam le prime tre, ancorchè tutte vittoriose in Australia, e una finalista all’US Open 2017 la quarta, nonché numero 11 del mondo.

La prima, Serena, con la più forte delle tante Wang: lei, Qiang, è la n.29 del mondo ma sono ben 7 le Wang nella classifica WTA (piazzate a n.51, n.134, n.153, n.514, n.553, n.833), ma comunque si tratta di una ragazza cinese di 28 anni di Nanjing cui a New York Serena aveva lasciato un solo game in meno di tre quarti d’ora. Cosa sia accaduto in 4 mesi non è facile spiegare. Di certo non lo ha fatto la timidissima, ma anche dolcissima Qiang Wang: “A New York mi ero resa conto che lei era troppo più potente perché io potessi competere. Allora ho lavorato tanto, partite di tennis sempre di almeno tre ore sul campo, tanta palestra” spiega con un sorriso, anche se le sue braccia restano magre, la metà di quelle di Serena. Il cui assalto allo Slam n.24 e al record di Margaret Court (che viene ufficialmente e dichiaratamente onorata solo per il tennis e stigmatizzata per le sue esternazioni) è rinviato a data da destinarsi. Improbabile quella del Roland Garros. Serena stessa si è data il possibile appuntamento con la vittoria record “negli ultimi due Slam dell’anno”.

La seconda ragazza è Naomi campionessa in carica e n.3 del mondo “imbarazzata” (così si è dipinta lei stessa) per essere stata sbattuta fuori in 2 set senza troppa storia (6-4 6-3) da una ragazzina di 15 anni, anche se quella ragazzina è un fenomeno che si chiama Coco Gauff ed è già una realtà del tennis. Forse l’imbarazzo a Naomi le è sceso addosso anche a seguito dei 30 errori gratuiti commessi in 66 minuti, quasi uno ogni due minuti, il che – considerate le pause fra un punto e l’altro e le soste ai cambi di campo, significa più di uno al minuto. Alla fin fine sono numeri simili, negli errori, a quelli di Serena che se ne è concessi la bellezza di 56, ma è stata in campo più del doppio di Naomi e Coco: 2h e 41 m.

La terza, Sweet Caroline, ha dato l’addio al tennis quando meno se lo aspettava per mano della prima tennista araba mai giunta in ottavi a uno Slam, Ons Jabeur che ricordo tanti anni fa junior assai promettente per via del sopraffino tocco di palla (e del coach italiano Luca Appino), ma allora seriamente limitata dall’evidente sovrappeso. Qui Caroline aveva vinto l’unico Slam due anni fa. Nel corso delle precedenti 67 settimane al vertice WTA non si era mai smesso impietosamente e implacabilmente di ricordarle che una vera n.1 non poteva non vincerne almeno uno. E proprio a Melbourne nel 2018 si infranse il maledetto tabù. Giocando sempre nel suo modo, correndo, rincorrendo, recuperando tutto e di più, facendo sempre meno vincenti ma anche meno errori delle altre. Una ragazza dolce, benvoluta da tutte le avversarie, forti e meno forti: non è cosa che accada tanto di frequente fra le ragazze in questi ambienti super-competitivi e in uno sport così individuale, dove ognuna fa corsa a sé.

La quarta, Madison, ha evitato suo malgrado quello che sarebbe stato un doppio pianto greco cedendo il passo alla Sakkari nel giorno in cui l’idolo di 300.000 greci residenti nell’area di Melbourne – è la seconda città greca del mondo dopo Atene – Stefanos Tsitsipas, giustiziere un anno fa di Federer e semifinalista ridimensionato da Nadal, non è riuscito a strappare neppure un set (7-5 6-4 7-6) né a conquistare anche una sola palla break al canadese Milos Raonic: una vera tragedia greca per una grande gioia canadese dopo l’avvio iper-frustrante di questo Slam che aveva visto finire al tappeto subito sia Shapovalov sia Auger-Aliassime. Il vecchio Milos – anche se ha solo 28 anni è sempre stato così perseguitato dagli infortuni conseguenti alla postura per via di una gamba un tantino più lunga dell’altra – dai tempi della finale raggiunta a Wimbledon quando batté Federer in semifinale nel 2016 era stato più spesso “incerottato” che a posto. Già questo risultato lo rimette in corsa, rappresentante della vecchia guardia canadese al cospetto dei giovani rampanti, un po’ come lo è oggi Fabio Fognini di fronte a Berrettini e Sinner che venivano quasi più considerati di lui.

Così, dopo questo inciso sugli uomini, dall’alto in basso agli ottavi della metà alta del tabellone sono approdate Barty n.1 (che campeggia nei murales Fila di tutta la città e occupa stabilmente pagine su pagine su The Age e su The Herald Sun) e Riske n.18, Sakkari n.22 e Kvitova n.7, Gauff n.67 e Kenin n.14, Jabeur n.78 e Wang n.29. Fino a ieri erano in lizza al terzo turno tutte le prime 10 del mondo e non accadeva più da Wimbledon 2009 (e all’Australian Open dal 2007).

L’ insolito rispetto delle gerarchie è durato ben poco. E se da un lato è divertente assistere a delle sorprese, dall’altro una maggiore stabilità ai vertici – anche senza arrivare alle egemonie installate dai Fab Four nel tennis maschile – gioverebbe all’immagine del tennis femminile che l’ha persa invece proprio a causa dell’eccessiva turnazione nelle posizioni di maggior prestigio e rilievo. Se andaste dai meno appassionati del nostro sport e chiedeste loro chi sono le prime dieci tenniste del mondo, ma anche soltanto le prime cinque, sentireste pronunciare i nomi più disparati.

L’altro giorno Justine Henin – che sulla rentrée agonistica di Kim Cljisters mi aveva detto nel corso dell’incontro organizzato da Eurosport: “Non la capisco ma la rispetto…” prima di aggiungere al collega belga Yves Simon: ”Quando mio marito ha sentito la notizia mi ha detto: ‘Justine, a me non me lo fare questo scherzo eh’!” – “l’ideale per me, perché si torni a parlare di tennis femminile come una volta, sarebbe che nei grandi tornei arrivassero quasi sempre ai quarti le stesse sette giocatrici più una outsider. Quando in ogni Slam ogni volta cambia completamente lo scenario la gente resta disorientata, non capisce più chi sono davvero le vere campionesse”.

Un anno fa, quando qui aveva vinto il suo secondo Slam, pensai che Osaka sarebbe potuta diventare una leader, un personaggio carismatico. Non è stato così. Forse si dovrà attendere la futura e definitiva esplosione di Coco Gauff che già oggi fa parlare di sé più di qualunque altra top ten al di fuori di Serenona.

Naomi Osaka

IL PUNTO SUGLI UOMINI

La scelta di parlare prima delle donne è stata dovuta sia perché notoriamente sono… un vero gentiluomo, ma anche al fatto che i vari exploit di Raonic ai danni di Tsitsipas, del redivivo Cilic a spese di Bautista Agut dopo una furiosa battaglia di 5 set, di Sandgren – il giustiziere di Berrettini – sul connazionale Querrey sono arrivate in buona parte un po’ dopo e così ho potuto mettere nel frattempo un po’ di fieno in cascina, aspettando Fognini con Pella con qualche preoccupazione e – idem con patate – Federer con quel Millman che lo aveva battuto due anni fa all’US Open approfittando di una giornata di caldo spaventoso che, a sentir Federer l’altro giorno, “per poco non ci lascio la pelle”.

Beh, se temevo che Fognini potesse accusare il peso della fatica – due match consecutivi vinti 7-6 al quinto set con il nuovo tie-break a 10 è record – tutto mi sarei aspettato fuorché l’epico match cui hanno dato vita Roger Federer e John Millman. Oltre 4 ore di gioco, con un Federer decisamente sotto tono, costantemente a subire il tennis da fondocampo di Millman che spingeva sia di dritto sia di rovescio con una foga inaudita, e con lo svizzero che pareva proprio spacciato quando si è trovato sotto 8 punti a 4 nel tie-break cominciato subito patendo un mini-break nel primo punto. Sotto 3-0, poi 5-2, 7-4, 8-4 dopo un nuovo mini-break causato dall’ennesimo dritto sbagliato da Roger.

Sull’8-5 per Millman, l’uomo del mulino (l’ho già scritto e l’ho anche detto, ma mi piace l’idea dell’uomo del mulino che si batte come Don Chisciotte contro il testimonial del Mulino Bianco, perdonate la debolezza) ha due servizi a disposizione. Basta che ne tenga uno e va al triplo match point. Ma mentre a lui il braccio comincia a tremare un po’, quello di Federer – che fino al sesto punto del tie-break aveva commesso la bellezza di 82 errori gratuiti, improvvisamente sia pur remando e remando non sbaglia più. Sotto 8 a 4 infila una serie di 6 punti consecutivi e può sollevare le braccia al cielo con Mirka che non sembrava crederci più e pare sfinita anche lei dalle indicibili emozioni.

Chi ha visto la partita alla televisione si sarà a momenti infuriato per certi errori assolutamente non da Federer, ma alla fine si sarà ancora una volta persuaso che uno come lui non esiste. Si è salvato quando era sull’orlo del precipizio con la classe che ha, mentre il povero Millman non dimenticherà mai d’essere stato per cinque volte a 2 punti dalla vittoria più prestigiosa della carriera perché ottenuta davanti al suo pubblico e senza l’aiuto del caldo infernale di New York due anni fa e sicuramente non chiuderà occhio per chissà quante notti a venire.

Vedo che il nostro live ha “ispirato” 2.800 commenti! Not too bad direbbe Nole Djokovic, anche se il merito di questi va in gran parte alle 4 ore e passa di Federer-Millman. Non vale dire che con il tie-break tradizionale a 7 Millman lo avrebbe vinto 7-4 perché si è visto che gli ultimi punti sono quelli che possono far tremare un giocatore.. e l’altro no. Curioso semmai il ruggito della folla quando Millman ha conquistato il 7-4: molti devono aver creduto che la partita fosse finita. Millman aveva giocato ai limiti delle proprie possibilità fino al momento di chiudere, ma lì è…cascato l’asino, come mi diceva la mia vecchia professoressa di latino quando smarronavo nel fare una versione.

È facile vincere, se sei forte, quando giochi al meglio e sei in grande giornata, è difficile farlo quando invece sei in giornata no e ti trovi davanti un avversario super-ispirato che si esalta davanti alla propria folla. Già, per una volta Roger Federer si è trovato a giocare in uno stadio diviso a metà, ma è uscito vincitore anche in questa situazione che pareva davvero iper-compromessa pur giocando più male che bene. Pareva spesso lento, non riusciva ad uscire dalla diagonale dei rovesci, il servizio non era efficace come tante altre volte, e mi sa che anche queste Dunlop di cui tanti giocatori si sono lamentati (molto rapide quando nuove per i primissimi game ma ‘larghe e molli come arance‘, parole di Djokovic sposate da Fognini, Federer e altri) abbiano influito sul gioco che è stato di qualità modesta. Millman aveva più forza fisica (“Uno dei tennisti più fit, più preparati fisicamente del circuito” – aveva messo le mani avanti Roger) e riusciva a spingere anche le palle più pesanti. Roger non ci riusciva con altrettanta facilità. Molti suoi colpi sono finiti in rete, specie di dritto. 48 errori non forzati solo di quello che per solito è il suo colpo migliore!

Beh, questi conti sugli errori gratuiti non mi convincono, soprattutto dopo 4 ore di match. Quando è che un errore è non forzato? Se la palla arriva a 125 km l’ora o 135? Se sei lontano dalla palla? Lui mi metteva sotto pressione costringendomi a prendere dei rischi (per rovesciare la situazione, ndr). Mi conoscete, io non sono uno che si mette dietro e palleggia tutto il tempo. Cerco invece di riprendere il pallino del gioco e per questo motivo commetterò errori. Certo avrei voluto a volte fare qualche vincente in più, ma quel che è accaduto mostra anche quanto siano lenti questi campi. Lui non ha fatto neppure un solo serve&volley, io ne avrò fatti…quanti? 10? 5? È crazy, folle …se vieni a rete sbagli delle volée non contano, mentre gli errori di palleggio contano sempre. Ecco insomma…” (sottintende: quel che voglio dire a proposito degli errori gratuiti.

Alla fine comunque Roger si dice convinto di non aver giocato così male, è felice naturalmente di aver vinto quando le cose sembravano essersi messe così male. “Se io gioco a tennis è perché mi piace vincere i tornei, vincere più partite possibile, divertirmi sul campo… ma anche trovarmi parte di match epici come questo! Non devono essere per forza finali. Se il pubblico si entusiasma e partecipa con calore, se vivi una gran battaglia con il tuo avversario che ammiri e rispetti, è un gran bel feeling. Sono felice di aver vissuto questo match e credo che avrei provato la stessa cosa anche se l’avessi perso, a essere onesto”.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Questo match che avrà tenuto incollati al televisore milioni di spettatori in tutto il mondo ha finito per distogliere l’attenzione dalla partita vinta da Fabio Fognini che ha dominato in tre set Pella quasi che non ci avesse perso due volte su tre in precedenza (se non si conta quando nel 2010 lo batté in un challenger di Buenos Aires) e che non avesse dimostrato di soffrire i mancini. Per la verità Pella è un mancino abbastanza anomalo, perché gioca meglio di rovescio… quindi tutto sommato dovendo giocare sul dritto si gioca quasi come contro un destro, cioè nell’angolo dove i destri hanno il rovescio.

Fabio sa di avere più chance di raggiungere finalmente i quarti nove anni dopo quelli raggiunti a Parigi: “E lì, battuto Montanes in quella partita drammatica (furono cinque i match point annullati se non ricordo male …n.d.r) non riuscii a giocare i quarti contro Djokovic…stavolta mi piacerebbe giocarli. Ma devo battere Sandgren che…ricorderete lo scherzetto che mi ha fatto a Wimbledon lo scorso anno. Certo ho più chance con lui che con Djokovic e Berdych che trovai in ottavi qui (2014 il serbo, 2018 il ceco), ma Sandgren aveva battuto Matteo (7-5 al quinto al secondo turno), ha dato 3 set a zero a Querrey oggi e sì che Querrey serve molto bene…insomma vale molto più della classifica che ha. Potrei essere considerato il favorito per via della classifica, ma insomma lui mi ha battuto quando abbiamo giocato a Wimbledon su quel campo (il 14…molto angusto, un gran via vai, Fabio era furente con chi lo aveva programmato su quel campo anziché su uno di quelli più importanti dove erano finiti anche match di minore livello e ranking, ndr), quindi so già che sarà una partita dura”.

Resta il fatto che sarà una bella opportunità per questo nostro tennista che – con Camila Giorgi impegnata questo sabato contro Kerber – è rimasto il nostro unico, ultimo rappresentante. I nostri giovani avranno occasioni future, magari, ma intanto al momento il tennis italiano si appoggia ancora una volta sulle spalle del ligure che a maggio compierà 33 anni.

Chi vincerà fra Fognini e Sandgren, tipo simpatico con il quale ho parlato insieme a due colleghi americani: ”It will be fun to play Fognini again” – troverà il vincente di Federer-Fucsovics, l’ungherese che dopo aver dato tre set a zero al nostro imberbe Sinner, ha battuto ancor molto più facilmente uno dei cinque americani giunti al terzo turno, Tommy Paul.

Dopo quel che ho visto stasera Federer – prodigioso come tenuta fisica a 38 anni e mezzo a reggere quattro ore nelle quali ha corso più lui che Millman, ma recupererà in tempo? – dovrà stare molto attento. Fucsovics ha un gioco abbastanza simile a quello di Millman e più dell’australiano è capace di venirsi a prendere il punto anche a rete. Insomma se per Federer potrebbe essere un buon sentiero per raggiungere l’ennesima semifinale – probabilmente contro Djokovic che dovrebbe battere Schwartzman dopo aver intanto centrato la vittoria n.100 a Melbourne e poi il vincente di Cilic-Raonic – io credo che tutti i tre tennisti che si trovano nel quarto alto del tabellone con Federer, vale a dire Fognini e Sandgren, più Fucsovics probabilmente nutrono sogni di gloria. Per tutti la semifinale non è un miraggio. Ma un obiettivo possibile.

Intanto Fabio si è detto felicissimo per il risultato di…mio fratello Simone (Bolelli). In coppia con Paire il “Bole” ha battuto la testa di serie n.1 Herbert-Mahut.

Fabio Fognini – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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Australian Open

Un’altra notte magica per Federer all’Australian Open: un grande Millman cede dopo quattro ore

Lo svizzero recupera uno svantaggio di 8-4 nel super tie-break decisivo. Millman sontuoso da fondo campo cede sul più bello. Agli ottavi Fucsovics

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[3] R. Federer b. J. Millman 4-6 7-6(2) 6-4 4-6 7-6(8)

Roger Federer sapeva che affrontare John Millman sarebbe stato difficile nella notte australiana quasi come lo era stato in quella di New York e alla fine quasi alla una di notte si è chiuso un altro episodio della saga eterna dello svizzero. Come era successo allo US Open contro Dimitrov dopo 2 set e mezzo la benzina sembrava finita, la solidità di Millman unita alla capacità di anticipo davvero sorprendente ha portato Federer al limite. Ma alla fine quando sembrava spacciato, dopo quattro prodezze del suo avversario nel super tie-break decisivo, Federer ha tirato fuori quello che Rudy Tomjanovic diceva di non sottovalutare mai: il cuore dei campioni. Da 4-8 il sei volte campione di Melbourne infila 6 punti consecutivi e raggiunge gli ottavi di finale dopo 4h03.

CENTO DI QUESTI GIORNI – Non poteva esserci conclusione più elettrizzante per la centesima vittoria di Federer a Melbourne: giocatore di casa, spalti gremiti, rimonta improbabile. Eppure la partita era iniziata con un Federer molto negativo nel primo set, impreciso negli impatti sia di dritto che di rovescio ma capace comunque di recuperare un break di ritardo quando il guerriero australiano è andato a servire per il set sul 5-3. Eppure nel game successivo sul 4-5, Federer gioca un turno di servizio terribile, cedendo la battuta a zero. Tuttavia il set perso dà la prevedibile sveglia al mai domo 38enne di Basilea, che comincia a trovare meglio il suo gioco specialmente dal lato del rovescio.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Rimarrà sempre piuttosto drammatico il gioco di Federer quando costretto allo spostamento verso destra. Ci ritroviamo di fatto davanti a una situazione paradossale ma non insolita per il Federer ultima maniera: l’avversario che insiste a giocargli sul dritto, come era riuscito con successo a Tsitsipas nell’ottavo di finale dello scorso anno, sempre nella notte australiana. Roger e John infatti si conoscono benissimo, si allenano spesso insieme e dunque non ci sono segreti. Millman ha ancora in mente il successo a Flushing Meadows, non va mai fuori giri e ha la velocità di un motorino da 50cc. Atleticamente mostruoso tanto da far pensare che se tutti i tornei fossero giocati sulla lunga distanza, la sua classifica sarebbe ancora migliore. Federer che invece atleticamente è ben lontano dai giorni migliori come è logico che sia, si butta a rete il prima possibile raccogliendo a fine match 46 punti su 64 (72%).

Eppure nel momento decisivo del match due incredibili passanti dell’australiano sembravano aver posto fine alle speranze di vittoria del basilese. Questo però avverrà dopo 4 ore di gioco, prima Federer sembra poter chiudere in 4 set quando, dopo aver vinto il secondo al tie-break (vinto nettamente 7-2) e vinto il terzo per 6-4, si arriva al 3 pari nel quarto. E lì arriva il temuto calo atletico che riporta Federer fuori tempo sulla palla.

 
John Millman – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sembra a quel punto la fotocopia del match di Flushing Meadows contro Dimitrov, con Federer alle corde che subisce il break ad inizio quinto set e sembra pronto a gettare la spugna. E invece no, arriva l’immediato controbreak per il due pari. Millman avrà ancora due palle break sul 3 pari ma Federer si salva ancora. Si arriverà alla fine all’epilogo più giusto: il super tie-break dove Millman si porta subito avanti di un mini-break grazie all’ennesimo errore di dritto di Federer. Millman a questo punto entra in un luogo che non ha mai conosciuto: infila punti incredibili a ripetizione inclusi due passanti di dritto (il suo colpo debole) vincenti lontanissimo dal campo, il primo in corsa lungolinea, il secondo uno strettino incrociato su cui Federer non può arrivare.

Sembra finita e invece no, Federer recupera due mini-break grazie a due errori dell’australiano dopo scambi estenuanti, poi al servizio si porta sul 9-8 grazie a una smorzata delicatissima su cui Millman non riesce a controllare il recupero. E sul match point indovina la direzione dell’attacco avversario mettendo il passante di dritto nell’angolo rimasto sguarnito. A fine match Federer è apparso sollevato e molto generoso nei confronti del suo avversario: “Penso che John meritasse di vincere per gran parte di questo match. E poi aggiunge “Sono rimasto lì anche quando tutto sembrava non funzionare. Ci è voluta esperienza, pazienza ma anche un po’ di fortuna”.

Millman esce tra il boato della folla con la delusione negli occhi di chi pensava di averla vinta, di nuovo, contro la leggenda. Una leggenda che continua ad arricchirsi di capitoli. Ora agli ottavi c’è un Fucsovics apparso in forma smagliante. I due si affrontarono allo stesso turno qui due anni fa nel primo torneo dove l’ungherese si mise in luce. Sarà un altro giorno e un’altra storia di un libro lungo 21 anni e 100 vittorie.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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Australian Open

Australian Open, Fognini spedito agli ottavi

Fabio supera Pella in tre set e approda al quarto turno a Melbourne per la terza volta in carriera. Troverà Sandgren

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Fabio Fognini - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[12] F. Fognini b. [22] G. Pella 7-6(0) 6-2 6-3 (da Melbourne, il nostro inviato)

C’erano forti dubbi sulle condizioni fisiche di Fognini dopo i 10 set giocati in poco più di 24 ore e le quasi otto ore di tennis giocate nei primi due turni. Fabio aveva concluso il match con Thompson con i piedi a pezzi, era venuto in conferenza stampa quasi zoppicando e pareva davvero molto provato dopo le due maratone. A giudicare dalla prestazione con Guido Pella il giorno di pausa ha fatto il miracolo e Fognini si è presentato in grande spolvero all’appuntamento con questo match di terzo turno.

C’è da dire che il match-up in questo specifico frangente era decisamente a suo favore: i colpi di Pella, per quanto anomali in quanto mancini, non hanno la pesantezza per togliere l’iniziativa a Fognini, che riesce piuttosto bene a colpire parabole arcuate e trasformarle in colpi vincenti (chiedere a Rafael Nadal per informazioni). In ogni modo, l’argentino è pur sempre il n.25 della classifica mondiale e non è tipo che lasci andare una partita fino a che non è finita, quindi deve comunque essere battuto. E Fognini l’ha fatto in maniera chiara e convincente, rimanendo in campo poco più di due ore e senza sprecare troppe energie.

 

L’inizio del match è piuttosto soporifero: dopo la battaglia tra Bautista Agut e Cilic, la Melbourne Arena si è quasi svuotata a causa principalmente dell’ora di cena, e quindi i primi game si giocano davanti a pochi intimi. In avvio Fognini è un po’ lento a uscire dai blocchi, deve salvarsi dal 15-40 sul suo primo turno di battuta ma riesce a non far scappare via Pella subito nel punteggio. L’argentino tenta di lavorare Fognini ai fianchi utilizzando la sua traiettoria alta e arrotata sulla diagonale del suo diritto, ma Fabio non ne è troppo infastidito in quanto colpisce bene la palla in ascesa. Pella annulla bene una palla break sul 3-3, ma poi i servizi dettano legge fino al 6-6, dove però Fognini mette una marcia in più, infila quattro colpi vincenti e si aggiudica il tie-break per 7 punti a 0 in 50 minuti.

Nell’intervallo tra i set Pella si fa curare un’escoriazione alla mano sinistra mentre in tribuna una tifosa di Fognini viene intervistata mentre si gode la partita lavorando a maglia. A parte il colpo di manopola dell’azzurro nel tie-break, la partita è in sostanziale equilibrio, ma Pella ha davvero poche armi per condurre il gioco: Fognini riesce a controllare con ragionevole agio gli scambi da fondocampo per poi piazzare la zampata vincente. Lo fa nel sesto game, quando con uno splendido lob liftato conquista il break, e poi allunga fino a chiudere il set con tre magnifici vincenti che scaldano lo sparuto pubblico presente.

Nel Grand Slam Oval appena fuori alla Melbourne Arena i DJ alzano i battiti della musica per lanciare il weekend, e Fognini sembra ansioso di raggiungerli: il male ai piedi di due giorni prima sembra un ricordo, o forse il giorno di riposo ha soltanto fatto il suo dovere (Fabio non si è allenato giovedì). I servizi perdono rilevanza, ci sono ben cinque break consecutivi, Pella prova la via della rete, ma non è il suo pane, e sembra anche che la gamba sinistra gli dia noia. Fognini mette a segno qualche colpo dei suoi, con una volée smorzata in allungo arriva al match point sul 5-3 e chiude due punti più tardi dopo due ore e 9 minuti di gioco.

Il ligure raggiunge così il quarto turno dell’Australian Open per la terza volta in carriera e affronterà al prossimo turno l’americano Tennys Sandgren, n. 100 della classifica ATP ma quartofinalista in questo torneo due anni fa, che dopo aver eliminato il nostro Berrettini si è liberato in tre set anche del connazionale Sam Querrey. I precedenti tra i due vedono Sandgren in vantaggio per 2 vittorie a 1, con l’ultimo confronto che risale al terzo turno scorso torneo di Wimbledon quando Fognini fece parlare di sé per i qualche commento sulle bombe che avrebbero dovuto distruggere il campo 14.

Con questo piazzamento Fognini guadagna un posto in classifica risalendo al n.11 virtuale, e vincendo contro Sandgren potrebbe teoricamente ritornare nei Top 10, anche se dipenderà molto dagli altri risultati dei giocatori ancora in gara.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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