Elina Svitolina aggiunge Marcos Baghdatis al suo team

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Elina Svitolina aggiunge Marcos Baghdatis al suo team

Appena cinque mesi dopo aver lasciato il tennis giocato, il cipriota affiancherà Andrew Battles sin dalla pre-season

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Elina Svitolina e Marcos Baghdatis (via Twitter, @marcosbaghdatis)

Elina Svitolina ha annunciato tramite il suo profilo Instagram un nuovo arrivo nel suo team. A cinque mesi di distanza dal suo ritiro dal tennis giocato, Marcos Baghdatis si aggiungerà al coaching staff della numero 6 del ranking WTA. Il cipriota ha chiuso la sua carriera a luglio sui campi di Wimbledon dopo la sconfitta in tre set contro Matteo Berrettini. Ora è pronto a tornare nel mondo della racchetta dopo una brevissima pausa. Lavorerà sin da subito al fianco di Andrew Bettles, allenatore di Svitolina da ormai tre stagioni.

La tennista ucraina quest’anno non ha vinto tornei pur andando vicino al colpo grosso alle Finals di Shenzhen, dove ha perso la finale contro Ashleigh Barty. Oltre all’ottimo risultato in terra cinese, Svitolina ha anche disputato due semifinali Slam, a Wimbledon e agli US Open. Ha accolto così Baghdatis con una storia su Instagram: “A partire da adesso Marcos farà parte del mio team nel ruolo di allenatore-consigliere, accanto al mio coach Andy Bettles. Sono molto felice di annunciare questa novità e sono convinta che la sua grande esperienza aggiunga valore al mio gioco. Con una squadra così forte mi sono posta obiettivi importanti per il 2020“.

Anche Baghdatis ha confermato la notizia tramite il suo profilo Twitter: “Sono davvero orgoglioso di annunciare il prossimo capitolo della mia vita e non vedo l’ora di allenare una grande atleta e una super tennista, la numero 6 della classifica WTA Elina Svitolina, lavorando al fianco di Andrew Bettles! Voglio ringraziare Elina per aver riposto la sua fiducia in me”.

 

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I tennisti italiani in quarantena. Fabbiano: “Negli USA virus sottovalutato”

Il tarantino e Filippo Baldi commentano lo stop del circuito fino al 7 giugno senza sapere in realtà quale sarà la data di ripresa

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Thomas Fabbiano US Open 2019 - Foto Luigi Serra

Il tennis è bloccato. Lo sport è bloccato. La vita di tutti i giorni è bloccata. E chissà quando si potrà tornare alla normalità, se così si potrà chiamare. Il Coronavirus ci costringe a fermarci e a stare isolati tra le mura di casa. Tutti scelgono di uccidere la noia alla propria maniera, con qualcosa che amano o fare o qualcosa che ancora non sanno fare. Anche Thomas Fabbiano e Filippo Baldi (numero 147 e numero 249 della classifica ATP) si sono fermati, assieme a tutti gli altri colleghi del Tour. Il tarantino ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno dove ha commentato lo stop del circuito fino al 7 giugno.

“Ero a Indian Wells con il mio preparatore fisico” ha raccontato. “Dovevo preparare le tourné americana, che prevedeva anche il Challenger di Phoenix e il Masters 1000 di Miami. Subito dopo l’annuncio della cancellazione di Indian Wells sono tornato in Italia, senza che la cancellazione dei torneo fosse ufficiale. Non sapevo sarebbe accaduto nei giorni successivi. Rimanere in America non mi sembrava una buona idea”.

Gli Stati Uniti sono attualmente la nazione con più contagiati al mondo (oltre 82.000 accertati) e Fabbiano ha evidenziato la poca prudenza del Paese nell’affrontare la diffusione del virus, che ha portato a numeri di contagio così drammatici: Si respirava un clima normalissimo, non c’era niente che faceva pensare a uno stop. Tuttavia il circolo è rimasto aperto anche dopo la cancellazione, tutti potevano continuare ad allenarsi. Lì ho notato che stavano sottovalutando il problema, anche rispetto alle misure adottate in Italia. Forse proprio questo mi ha spinto a tornare subito, non volevo rischiare”.

 

“Ricordo che stranamente quando siamo atterrati in Italia nessuno ci ha sottoposti a ulteriori controlli rispetto alle norme” ha puntualizzato però il tarantino, che ora sta rispettando la quarantena a Sanremo e si allena a casa, nonostante sia tra i tennisti che, secondo la FIT, possono scendere in campo per allenarsi, con le dovute precauzioni. “Ho deciso di non rischiare nulla e aspettare l’evolversi della situazione” ha detto nell’intervista.Si dovrebbe riprendere il 7 giugno e perciò c’è tempo per riprendere la forma fisica. In questo momento non penso che un tennista la possa vivere diversamente da un lavoratore che non può andare a lavorare. Il sacrificio vero è quello dei medici e degli infermieri”.

Anche Filippo Baldi resta a casa, a Palermo, città in cui si è trasferito a fine 2016 (Baldi è nato a Milano) per allenarsi con l’ex allenatore di Roberta Vinci, Francesco Cinà. Dalla Sicilia ha rilasciato un’intervista a ‘Il Giorno’. “Qui la situazione è un po’ meno grave rispetto al Nord” ha detto Baldi, originario proprio della Lombardia martoriata dal Covid-19. “Ho la sensazione però che gran parte della popolazione non abbia capito appieno la gravità della situazione. Io ero appena tornato da un Challenger in Francia, a Pau, e mi preparavo a partire per gli Stati Uniti per partecipare a un corso dell’ATP e poi a un Challenger in Ecuador. Poi è arrivato lo stop”.

Fermare tutto nell’immediato è stata una decisione corretta secondo Baldi, che non condivide però l’azione del Roland Garros: “Non si sa quando riprenderemo perché la situazione è in continua evoluzione e lo stop è ipotetico. ATP e ITF secondo me hanno agito correttamente, viviamo una situazione inedita. Tuttavia giocare due tornei dello Slam in cinque settimane, considerando il tre su cinque e il cambio di superficie, è sbagliato. Probabilmente non sarà un mio problema, ma ho sempre l’obiettivo di entrare nei tabelloni degli Slam”.

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Novak Djokovic dona un milione di euro per l’acquisto di respiratori

Anche il serbo e la moglie Jelena si uniscono agli sforzi di tutto il mondo in favore del proprio Paese: sempre difficile reperire le attrezzature mediche

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Appena dopo le notizie sugli aiuti concreti di Roger Federer e Rafa Nadal, arriva lesto Novak Djokovic a completare il noto trio, all’erta come (quasi) tutti in questi tempi di ben poco brio. Il numero 1 del mondo ha annunciato che donerà un milione di euro alla Serbia per l’acquisto di respiratori e altre attrezzature mediche in modo da aiutare le strutture sanitarie del Paese nella lotta al coronavirus.

Nella conferenza stampa di fronte ai media locali, dopo gli indispensabili ringraziamenti a chi è impegnato in prima linea, Nole spiega di aver deciso insieme a Jelena e alla sua fondazione di raccogliere “più informazioni possibile per capire quale fosse il modo migliore di donare risorse, conoscenze e denaro e come questo aiuto potesse avere davvero effetto sulla salute delle persone in tutta la Serbia”. Aiuti in questo senso sono arrivati dai genitori e dallo zio di Nole. “La nostra donazione è di un milione di euro per l’acquisto di respiratori e altre apparecchiature. I respiratori sono le attrezzature salvavita più necessarie. A giudicare dalle condizioni degli ospedali, ce n’è bisogno già oggi. Così, abbiamo deciso di donare un milione per i respiratori attraverso mio zio Goran, che possiede un influente rete di contatti sul mercato cinese, riuscendo a contattare direttamente il produttore. Mio padre e mia madre hanno molti amici in Europa, abbiamo trovato alcuni respiratori in Germania che compreremo e doneremo dove c’è più necessità”.

Djokovic ha poi concluso ringraziando la Repubblica Cinese “per l’aiuto disinteressato alla Serbia non solo in questa occasione e non solo in termini di risorse ma anche di medici, arrivati a dozzine portando grande esperienza nel gestire situazioni complesse”.

 

Con un post su Instagram, è la stessa moglie di Novak, Jelena, a chiarire le difficoltà incontrate, iniziando dal tempo impiegato per analizzare la situazione: “Non è facile per nessuno trovare risposte certe, considerato che le informazioni cambiano ogni momento. I costi delle forniture mediche oscillano notevolmente, la disponibilità è scarsa, le spedizioni richiedono tempo, il trasporto è impegnativo e imparare a usare le nuove attrezzature richiede tempo e pratica. Novak ha usato tutta la sua credibilità e i suoi contatti per cercare scrupolosamente informazioni necessarie, assistenza e accesso alle attrezzature”.

Jelena informa infine anche che apriranno “un fondo di emergenza separato alla Novak Djokovic Foundation per tutti coloro in grado di donare e unirsi a noi nella crisi”.

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Today, Novak and I had an unconventional press conference with the media to announce we will donate 1,000,000€ via our Novak Djokovic Foundation to help purchase respirators and necessary medical equipment for hospitals in Serbia. We took time to carefully analyze the situation on how to best support the Serbian people, which is why we are just now announcing this news. It’s not easy for anyone to come out with definite answers in public as information is changing daily from one moment to another. The costs of medical equipment are fluctuating in high ranges, availability is low, the delivery takes time, transportation of the equipment is challenging, and learning how to use new equipment takes time and practice (which our dedicated doctors and nurses don’t have as patients numbers are surging). Novak has used all his credibility and contacts to reach far and wide to gather necessary information, guidance, and access to equipment. We have received countless phone calls and emails from all over the world – people are interested in helping but do not know how and where. We will open a separate emergency fund at NDF for all of those who are able to donate and join us in this crisis. I am confident that our team can once again step up and answer to this emergency with integrity, which is why Novak and I are using our platform for good to reach ones in need. Please visit @novakfoundation and novakdjokovicfoundation.org as we share updates. Stay safe. ❤️ @djokernole

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Coronavirus, i dati italiani aggiornati al 27 marzo. Il giorno più nero, quasi 1000 morti

Bollettino molto negativo: 919 morti nelle ultime ventiquattro ore, il totale sale a 9134. 5909 nuovi contagi e 120 nuovi ricoveri in terapia intensiva

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In leggero anticipo rispetto all’orario consueto, per via dell’indulgenza plenaria del Papa prevista alle 18, la Protezione Civile italiana ha comunicato i dati aggiornati al 27 marzo sull’epidemia italiana di COVID-19.

Si tratta purtroppo di un bollettino molto negativo, che fa registrare il più alto numero di decessi giornalieri dall’inizio dell’emergenza sanitaria: 919. A questi si aggiungono 50 pazienti deceduti ieri in Piemonte e non ancora inseriti nel computo totale, che sale così 9134.

Nelle ultime ventiquattro ore sono state confermate 5909 nuove positività, un dato che porta il numero totale delle persone colpite a 86498, un dato superiore persino a quello della Cina (ferma a 81340 contagi) e inferiore soltanto a quello degli Stati Uniti, che negli ultimi giorni hanno registrato un significato aumento dei casi. I pazienti con infezione attualmente attiva in Italia sono 66414 (4401 più di ieri), 3732 dei quali sono ricoverati in terapia intensiva (+120 rispetto a ieri).

 

La regione più colpita è sempre la Lombardia, che oggi registra 541 nuovi decessi – quasi il 60% del totale nazionale. Diventano 5402 in totale. Nella regione lombarda sono state registrate anche 2409 nuove positività (aumento leggermente inferiore a quello di ieri, +2543): il totale sale a 37298 casi confermati dall’inizio dell’epidemia.

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