Come si installa il tennis dove non c'è? Il problema della Cina

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Come si installa il tennis dove non c’è? Il problema della Cina

Perché il tennis non prende piede in Cina? Questione di cultura del tempo libero: i soldi non possono risolvere tutto. L’esempio di Zhuhai

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Un cartello malinconico retto da un addetto malinconico durante il WTA Elite Trophy 2019
 
 

Uno dei fenomeni che ha caratterizzato maggiormente questo decennio di tennis che volge al termine, se teniamo da parte i soliti numeri da fantascienza dei tre fenomeni, è l’installazione quasi forzosa del tennis in luoghi in cui non era culturalmente presente, o quantomeno non in maniera sufficiente a giustificare gli investimenti effettuati. Forzosa dunque non per imposizione di legge ma, appunto, per logiche imposte dai capitali.

L’esempio più evidente è quello della Cina, dove in verità il processo di tennisizzazione era cominciato già nel decennio precedente, con le cinque edizioni delle ATP Finals disputate a Shanghai (2002 e 2005-2008), ovvero ben prima dei due Slam di Li Na (Roland Garros 2011 e Australian Open 2014) che hanno fornito un sostrato mediatico migliore alla causa. Il risultato, dopo quasi vent’anni di sforzi profusi e tornei tirati su dal nulla – attualmente ce ne sono tredici in calendario, quattro maschili e nove femminili – è stato incoraggiante sotto il profilo dei risultati sportivi solo nel circuito WTA. In top 100 sono comprese cinque giocatrici cinesi con altre cinque ragazze in top 200, due delle quali – le quasi omonime Xiyu e Xinyu Wang – hanno appena 18 anni. Scendendo fino alla posizione 400 del mondo, troviamo altre quattro tenniste che hanno 21 anni o meno.

Al maschile praticamente nulla si è mosso. In top 100 non c’è nessuno, il più alto in classifica è il 23enne Zhizhen Zhang, numero 138, che non sembra dotato di un talento abbagliante, e tra i primi 500 giocatori del mondo ci sono soltanto sei cinesi: l’1,2%, laddove la Cina contribuisce alla popolazione mondiale per quasi il 19%. Il primo under 21 è Jie Cui, n. 576, mentre per ritrovare il più giovane cinese di sempre a vincere un challenger, Yibing Wu, nonché campione dello US Open junior 2017, bisogna scendere sino alla posizione 857. Negli ultimi due anni la crescita del ragazzo che ha lavorato anche con Sven Groeneveld non ha fatto registrare altre tappe rilevanti, anche perché è stata ostacolata da qualche infortunio.

 

Il quadro sportivo maschile è dunque desolante, un po’ come il colpo d’occhio medio delle tribune dei tornei cinesi. Lo abbiamo toccato con mano a Zhuhai, dove eravamo davvero in pochi ad assistere all’edizione 2019 del WTA Elite Trophy. Nel corso del torneo abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere – a mezzo interprete – con Peter LV, Executive Director di Huafa Sports che organizza il torneo. La società è incardinata nel più grande Huafa Group e ha sede proprio nell’area di Hengqin, una sorta di isolotto (che dalla baia può invidiare a occhio nudo le infrastrutture del gioco d’azzardo legale di Macau) in cui sorge l’Hengqin International Tennis Center che ospita questo torneo e l’ATP 250 vinto a settembre da de Minaur nella sua prima edizione.

Parliamo di un impianto da 5000 posti, che nei sei giorni di torneo avrebbe potuto ospitare 30000 spettatori e ha raggiunto a malapena un terzo dell’obiettivo, in buona parte grazie alla finale. “Questo è il primo anno in cui organizziamo due tornei, l’ATP 250 e il WTA Elite Trophy. Quello maschile ha avuto un’ottima risposta di pubblico, occupando in media circa il 76% della capacità totale dell’impianto” ci ha detto Peter LV. In quel caso ha fatto la differenza la presenza di Andy Murray, oltre che – più in generale – l’appeal superiore del tennis maschile. “Andy ci ha aiutato molto, anche se ha confermato la sua presenza in ritardo, ad agosto. Fin quando giocherà a tennis proveremo a portarlo qui ogni anno“. L’ATP 250 di Zhuhai si disputerà almeno fino al 2023.

Quanto al torneo femminile, è il quinto anno che lo organizziamo e nei primi quattro abbiamo avuto approssimativamente l’80% del pubblico (Peter non ci fornisce il dettaglio delle cifre, ma basta scartabellare qualche vecchia foto per avere il sospetto che si tratti di un dato arrotondato per eccesso, ndr). Abbiamo notato che nei primi due giorni quest’anno non c’è stata molta gente, ma i biglietti sono stati venduti quasi tutti. Forse più di qualcuno non è venuto perché si tratta di giorni lavorativi“. La spiegazione del manager prosegue, sebbene in una direzione un po’ paradossale: “Quest’anno i prezzi dei biglietti sono anche diminuiti, il più economico costa 20 yuan (una cifra irrisoria, meno di tre euro, ndr) e probabilmente anche per questo la gente che ha acquistato i biglietti ha scelto di andare a lavorare piuttosto che assistere al torneo“.

Peter LV, Executive Director di Huafa Sports – WTA Elite Trophy 2019

UN PROBLEMA DI CULTURA

Quello che Peter LV non può ammettere apertamente, ma che invece appare piuttosto evidente accompagnando alle letture giuste qualche giorno di turismo a Zhuhai, ex villaggio di pescatori a cui sono bastati una trentina d’anni per trasformarsi in una città da oltre un milione e mezzo di abitanti, è che alla base degli impianti vuoti c’è una radicale differenza di cultura del tempo libero tra mondo occidentale e Cina. Lo si percepisce passeggiando in periferia come in centro, per esempio tra i viottoli della riproduzione del Palazzo d’Estate di Pechino (distrutto, quello originale, nel 1860) in cui il senso di identità nazionale viene massimizzato da balli e cortei celebrativi del settantennio della Repubblica Popolare Cinese, o anche solo preferendo un bus clamorosamente affollato (a Zhuhai non esistono biglietti: entri, infili il tuo bravo yuan in una cassetta di fianco all’autista e prendi posto) ai taxi che, per pochi spicci, ti scarrozzano anche per diversi chilometri di rigoroso silenzio… o gesti convulsi e divertiti, perché quasi nessuno parla inglese.

Si può ottenere qualche conferma interrogando le persone giuste tra coloro con i quali, appunto, ci si riesce a capire. Se il mondo occidentale è sostanzialmente orientato alla conquista del tempo libero, e il lavoro diventa un mezzo per ottenere la libertà di spendere nel modo migliore la risorsa più preziosa, che è appunto il tempo, nel mindset cinese il tempo libero è un punto molto più marginale nel radar della vita quotidiana. Quasi tutto assume i contorni del dovere, individuale o collettivo, e se questo costituisce un indubbio vantaggio nell’ottica dell’autorealizzazione, è invece un ostacolo quando si cerca di imboccare un paziente che non ha fame. Assistere a una partita di tennis, ovvero ammirare uno sforzo bello e appassionante ma tragicamente futile, oltre che ben poco declinabile in senso nazionalistico, semplicemente non viene percepito come necessario. 

E badate bene, non sembra una questione di soldi. Zhuhai per gli standard cinesi è una città piccola, ma la Cina meridionale è un’area ricca, moderna e densa di traffici commerciali (il mastodontico ponte di 55 km che collega Hong Kong, Zhuhai e Macao è costato oltre 6 miliardi e mezzo di euro). Inoltre la differenza tra salari europei e cinesi nei medesimi settori lavorativi si assottiglia anno dopo anno, e a parità di salario il potere d’acquisto in Cina è superiore perché la vita costa meno. Quindi sarebbe anacronistico ridurre tutto a una generica ‘percezione di povertà’ da parte del cittadino cinese, che non solo tende a diventare più ricco in rapporto al cittadino europeo ma anche a spendere più volentieri di prima: nel 2018 i cinesi hanno speso circa 100 miliardi di euro in prodotti di lusso, il 35% del totale mondiale del settore, e nonostante diversi articoli costino da loro più che da noi si stima che nel 2025 questa cifra toccherà i 150 miliardi. Possiamo sintetizzare dicendo che per cultura i cinesi preferiscono acquistare ‘cose’ – anche a costo di risparmiare per diversi mesi per potersele permettere – piuttosto che ‘esperienze’.

Nel caso specifico degli abitanti di Zhuhai, il fatto di aver già assistito a un torneo nello stesso impianto un mese prima non ha aiutato, oltre alla vicinanza geografica (un’oretta di viaggio, percorrendo il suddetto ponte) e temporale con le ‘vere’ Finals di Shenzhen, dove pure, pochi giorni più tardi, gli spalti non avrebbero pullulato di tifosi ed entusiasmi.

Steve Simon, CEO della WTA, e Peter LV – WTA Elite Trophy 2019

PROGETTI PER IL FUTURO

Il futuro del ‘Masterino’ femminile in terra cinese, per certo, è in bilico. Il WTA Elite Trophy ha infatti finito il suo corso a Zhuhai e potrebbe cambiare sede nel 2020. “Il torneo maschile sarà a Zhuhai per almeno cinque anni, quello femminile ha concluso le sue cinque edizioni e stiamo valutando se rinnovare l’accordo” ha detto Peter LV. “Se decideremo per il sì, sarà per lo stesso periodo delle Finals di Shenzhen, ovvero per altri nove anni“.

Il futuro – più in generale – del tennis in Cina dipenderà dalla capacità di gestire e processare le difficoltà esistenti. Abbiamo elencato una serie di motivi per cui il tennis fatica a diffondersi, ma guai a sottovalutare (in un arco temporale sufficientemente ampio) un paese che può contare su tali risorse, economiche e demografiche. Su questo Peter LV si fa ambasciatore dei progetti per il futuro, quantomeno per l’area di competenza della sua Huafa Sports: “Quello che abbiamo in mente è una serie di programmi. Dopo questo torneo inizieremo a stendere un business plan concreto per i prossimi cinque anni per coinvolgere un numero maggiore di persone, a dispetto dei limiti imposti dalla popolazione della città. Sappiamo che il tennis è ancora uno sport di nicchia in Cina e vogliamo incoraggiare e promuoverne la pratica nella comunità, a partire dalle scuole. Provvederemo a organizzare programmi di avviamento e fornire campi gratuiti non solo per i più giovani ma anche per gli adulti. Vogliamo assicurarci che questo sport arrivi a meritare maggiore attenzione in Cina“.

L’abolizione della politica del figlio unico gioca a favore della diversificazione delle carriere e dunque dell’allargamento della base dei praticanti, poiché è verosimile credere che nel periodo in cui la norma è stata in vigore – dal 2002 al 2013 – ogni famiglia abbia preferito indirizzare l’unico figlio verso carriere con prospettive di guadagno e realizzazione più sicure. E per una serie di motivi che sarebbe ridondante illustrare, quella tennistica va ascritta piuttosto alla categoria delle lotterie.

La Cina tennistica non ha dunque fatto troppi progressi in questo decennio, ma fino a quando ATP e soprattutto WTA continueranno ad accettare di vendere messe nel desert… ehm, organizzare così tanti tornei sul suolo cinese, le possibilità che il meccanismo possa oliarsi e addirittura sbloccarsi esistono. Sebbene, come abbiamo illustrato, questo processo non possa prescindere da certe modifiche culturali.

Sarà stato un torneo tristanzuolo il WTA Elite Trophy 2019, ma che bellezza Karolina

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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Wimbledon, prosegue la favola di Maria: battuta Ostapenko dopo due match point annullati. Ai quarti anche Bouzkova e Niemeier

La lettone butta via una grande occasione. Ai quarti derby tedesco Maria-Niemeier

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Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Tatjana Maria continua a sognare. La giocatrice tedesca, che negli ultimi 9 Slam giocati non aveva mai superato il primo turno o le qualificazioni, è nei quarti di finale di Wimbledon dopo aver battuto Jelena Ostapenko in tre set (5-7 7-5 7-5). La lettone ha anche avuto due match point sul 7-5 5-4, ma Maria è stata fredda nell’annullarli con due prime vincenti. L’incontro è stato gradevole nel corso del primo set anche in virtù dello scontro tra due stili molto diversi: la costante – e in alcuni casi scriteriata – ricerca del vincente di Ostapenko contro i back di dritto e di rovescio di Maria. Nel secondo e nel terzo, però, la quantità di errori della lettone si è alzata notevolmente e allora la tedesca ha intelligentemente optato per una strategia sempre più attendista, costringendo l’avversaria a spingere su palle basse e senza peso. Al prossimo turno sarà un inedito derby tedesco con Niemeier: due giocatrici – mai affrontatesi – a cavallo della top 100 che giocheranno martedì il match più importante della loro carriera. In palio c’è la semifinale a Wimbledon.

Il match si apre a suon di parziali: il primo è della tedesca che, dopo aver perso il primo gioco, infila 15 punti dei successivi 20. Ciò però non le vale il doppio break per colpa di un paio di brutti errori in lunghezza con il dritto. Ne approfitta per mettersi in partita la lettone che mette a segno un parziale di 12-3. La campionessa al Roland Garros del 2017 trova la pazienza e il timing per spingere senza esagerare sulle variazioni in back della tedesca e si porta così sul 4-3. Dopo l’alternarsi degli strappi nella prima parte del set, la volata finale è più regolare e infatti si va molto vicini al tie-break. Maria ha una palla per il 6-6 ma la prima non l’aiuta nel tentativo di arginare la spinta costante di Ostapenko. Commette poi un doppio fallo rilevato dalla sola Jelena che si ferma per chiamare il falco: la lettone vince la scommessa e poi mette il punto esclamativo con il dritto che le vale il 7-5 dopo 40 minuti.

Il secondo set si apre sulla scia di come era finito il primo. Ostapenko, a mente libera dopo essersi scrollata di dosso la tensione del primo parziale, si porta sul 3-0 in 10 minuti. Maria, però, rimane mentalmente nel match in attesa di un calo dell’avversaria. Gli errori di Jelena, in effetti, arrivano sul 4-2 in suo favore e la tedesca brekka. Sul 5-4 per Ostapenko, Tatjana deve però servire per rimanere nel match ed è la sua battuta a fare il bello e il cattivo tempo: sulla seconda della tedesca Jelena non ha problemi ad aggredire, ma quando la prima entra fa male. Proprio con due prime pesanti la numero 103 del mondo annulla altrettanti match point e nel gioco successivo brekka anche. Con freddezza invidiabile, Maria chiude poi il set tenendo a zero il servizio.

 

Anche in avvio di terzo set Ostapenko parte bene ma poi sul 2-0 in suo favore si blocca, sbagliando tutto il possibile e anche qualcosa di più. La lettone fa sempre più fatica a piegarsi sui colpi senza peso in back della tedesca. È comunque la numero 17 del mondo ad avere in mano le sorti della partita rimanendo in grado di tirare fuori vincenti non scontati. Maria, invece, è attendista, chiama spesso a rete l’avversaria e prova a farle giocare sempre un colpo in più. È questo il copione del punto che dà alla tedesca il break per poter servire per il match: Ostapenko sbaglia uno smash ed è 5-4. Maria, però, tentenna e parte con un doppio fallo. La lettone, invece, deresponsabilizzata dal punteggio, si lascia andare e rientra nel match. Ma Maria continua a crederci, mentre Jelena torna a sbagliare: chiuderà con 57 non forzati. Questa volta la 34enne tedesca non trema e sfrutta il crescente nervosismo di Ostapenko (senza challenge ma convinta che la palla che ha dato il break del 6-5 all’avversaria fosse fuori) per mettere la parola fine su questa partita, ma non sul suo sogno. Prima di questo Wimbledon, solo una volta era arrivata al terzo turno in uno Slam: nel 2015, proprio ai Championships.

BOUZKOVA E NIEMEIER OK – Primo quarto Slam in carriera anche per Maria Bouzkova, che ha battuto Caroline Garcia 7-5 6-2. Per lei una cavalcata senza macchia: per lei sono otto i set consecutivi vinti dopo aver perso il primo del suo torneo contro Danielle Collins. In tre occasioni su quattro ha battuto giocatrici davanti a lei nel ranking. E dire che nei precedenti 13 Slam non aveva mai oltrepassato il secondo turno. Una ceca ha raggiunto i quarti di Wimbledon in ciascuna delle precedenti tre edizioni. Ora per lei c’è la vincente di Jabeur-Mertens.

Se Bouzkova è l’outsider che sta giocando il miglior torneo della carriera, la 22enne tedesca Jule Niemeier è la giovane emergente che si sta proponendo come possibile protagonista del tennis femminile. Jule ha centrato anch’essa il suo primo quarto Slam cancellando le ultime speranze britanniche nel tabellone femminile: sconfitta Heather Watson con un secco 6-2 6-4. Al suo battesimo sul Centre Court, Niemeier ha mostrato grande personalità vincendo cinque game di fila per vincere il primo set, e sei degli ultimi otto nel secondo set, dopo essere stata sotto 2-0. Ora per lei c’è il derby tedesco contro Maria.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Kyrgios-Tsitsipas, che show, sul campo e fuori. Sinner ha in Alcaraz un test il cui esito non finisce stasera

Può perdere ma deve lottare quasi alla pari, altrimenti potrebbe nascerne un complesso. Chi ha ragione fra Kyrgios e Tsitsipas che lo accusa di bullismo?

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

Che sabato a Wimbledon! Kyrgios-Tsitsipas è stato uno dei match più belli, divertenti e eccitanti che ho visto in tempi recenti. E ciò al di là di tutti gli episodi che lo hanno reso ancora più “entertaining” sul campo e certamente unico anche nelle conferenze stampa dei due protagonisti che non se le sono davvero mandate a dire dietro le spalle.

E oggi ci aspetta una domenica con Sinner-Alcaraz match clou, sempre pernici!

Forse molte delle cose che scriverò qui le ho già dette nei vari video che faccio ogni sera e che non riesco a finire prima di mezzanotte

 

Vari? Sì, vari. Uno per Ubitennis.com, uno in inglese per Ubitennis.net (e da stasera dovrebbe arrivare il mio amico, collega e Hall of Famer Steve Flink con il quale quello inglese lo faremo insieme come vuole tradizione ultradecennale), uno per Instagram che deve chiudersi in meno di un minuto, un quarto video per l’ultimo nato TikTok che i miei collaboratori mi hanno persuaso a fare per “svecchiare” un po’ la nostra audience. Lì si dovrebbero fare video corti, ma la mia natura ci fa a cazzotti. Voglio sempre dire più cose e la sintesi non è mai stata il mio forte.

Come diceva Voltaire “scusate se sono stato troppo prolisso e ho scritto troppo a lungo ma non avevo abbastanza tempo”. Per la sintesi ci vuole quel tempo che non ho mai, e quella lucidità che dopo mezzanotte avendo la sveglia alle 8 per due mattine di fila è dura avere.

Questa domenica a Roehampton c’era la riunione annuale dell’International Club di cui sono segretario onorario per l’IC italiano presieduto da Marco Gilardelli, lunedì mattina invece per la riunione dell’Hall Of Fame all’interno della quale sono membro dell’Enshrinement Committee che esamina i nomi dei candidati alle nomination per i due tennisti che verranno inseriti nella Hall of Fame dell’anno prossimo.

Finendo di scrivere intorno alle due e mezzo e arrivando a casa alle 3 è dura svegliarsi e restare lucido, soprattutto alla mia età. Meno male che ho lo scooter Piaggio, un MP3 500 a tre ruote  per muovermi quando voglio e per evitare il traffico spaventoso la mattina.

Bene, dette tutte queste cose che non fregano nulla a nessuno ma almeno non le ho già dette nei video…, ribadirò di aver visto un grandissimo Nadal che ha dominato Sonego per due set e mezzo e forse non l’ha più fatto come prima quando io mi ero spostato sul campo n.1 per vedere Kyrgios-Tsitsipas, match a dir poco superbo. 

Non ho visto che in un video che abbiamo pubblicato sui social il brutto episodio di Rafa Nadal che ha catechizzato Sonego per il “grunting” prolungato invece di rivolgersi semmai all’arbitro. È stato brutto che, quasi fosse un maestro alle prese con uno scolaretto, che lo abbia fatto dopo aver subito l’unico break del match, ritrovandosi sul 4 pari con Lorenzo. Vero che dopo Rafa si è scusato, sia con Lorenzo che più tardi in conferenza stampa, però è stato un brutto esempio di arroganza che avrebbe dovuto risparmiarsi. Nel calore dell’agone anche lui si è lasciato trascinare.

In precedenza era accaduto che Iga Swiatek aveva dimostrato la sua erbasincrasia, interrompendo la striscia di 37 vittorie consecutive con le quali aveva eguagliato Martina Hingis, prendendo una sonora lezione da quella Cornet che non si è mai ben capito di che pasta sia fatta. Ogni tanto la francesina con il nasino all’insù fa grande exploit, di certo le manca continuità. Ma non si batte Serena Williams tre volte, e una qui a Wimbledon, se non si ha talento e armi tecniche interessanti. La Swiatek mi ha deluso non per la sconfitta in sé, ma perché chi perde 6-4 il primo set deve cercare di reagire invece di lasciarsi seppellire da un 6-2 nel secondo set senza provare a fare niente di diverso.

Forse la “striscia” le sarà pesata mentalmente. Più scusabile, perché ha solo 18 anni, Coco Gauff finalista al Roland Garros, anche se lei pure è uscita di scena nel secondo e nel terzo set dopo aver vinto il primo sulla Anisimova. Ma fare tre soli game fra secondo e terzo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak,  mi sembra tipico di certi incontri femminili. Battuta anche la Pegula dalla Martic di cui ricordo sempre quell’anno in cui rimediò 3 sconfitte al primo turno in 3 Slam facendo un solo game (allo US Open perse al primo turno di quali), ma incassò quasi 100.000 dollari da quelle 4 sconfitte al primo turno e questo le consentì di potersi mantenere con l’attività agonistica e tornare su nel ranking dopo che era scesa a seguito di vari infortuni.

Mi dispiace che le polemiche incrociate post match fra Tsitsipas e Kyrgios faranno passare in secondo piano la straordinaria qualità del loro duello. Chissà se riuscirò a vedere un altro match così in questi championships. Ci fosse la finale Djokovic Nadal si vedrebbe certo grande spettacolo, ma tuttavia ben diverso.

Forse un altro match con Kyrgios in campo potrebbe offrirlo… ma l’australiano che ha giocato da fenomeno ieri sera potrebbe benissimo sciogliersi come neve al sole davanti a Nakashima al prossimo turno. Mentre de Minaur e Garin (che non smetterà mai di ringraziare il Covid che ha costretto al ritiro quel Berrettini contro il quale avrebbe quasi certamente perso al primo turno) non mi sembrano pericolosi come il miglior Nakashima per questo Kyrgios.

Non serve che io replichi le cronache già scritte. Non ho visto se la palla tirata in tribuna da Tsitsipas a fine secondo set abbia effettivamente colpito una spettatrice come ho sentito dire. Se così fosse il supertalentuoso e superinsopportabile Kyrgios non avrebbe avuto torto a pretendere la squalifica del greco.

Che il “colpito” sia – anche se casualmente – uno spettatore o un giudice di linea (come accadde con Djokovic e la giudice di linea all’US open, o con Pescosolido e una spettatrice di prima fila cui tanti anni fa a Sydney rimbalzò addosso la sua racchetta), niente cambia. Il regolamento parla chiaro. Non ci vuole dolo o premeditazione. È un caso colposo, ma di colpa cosciente. Non si tirano pallate e se si colpisce qualcuno, anche di rimbalzo e senza far male, si è fuori.

Ripeto: io non ho visto dove è finita quella palla. Ciò detto io condivido quel che dice Tsitsipas – che magari non è il massimo della simpatia quando si esprime con quell’aria ieratica da predicatore illuminato – quando dice che Kyrgios in campo è insopportabile, non sta zitto un secondo, distrae chiunque voglia giocare un match corretto di tennis senza sentirsi magari gridare – come Nick ha fatto a bellaposta per sfotterlo – “good shot!” dopo un’orribile steccata di rovescio.

Che poi Kyrgios anche dopo il match sottolinei che Tsitsipas con lui perde gli incontri importanti ed è un cattivo perdente, beh aggiunge pepe alla vicenda, ma non dovrebbe essere preso sul serio.

Certo è che dai tempi in cui fu espulso McEnroe dall’Australian Open, gli officials non hanno mai mostrato grande coraggio nell’intervenire a sedare gli eccessi di maleducazione. Anche perché quando negli anni 70 qualcuno lo fece poi l’ATP quasi lo punì. Accade in match di Nastase, dello stesso McEnroe… e del resto basta ricordare – per risalire a tempi più recenti – che quando Carlos Bernardes richiamò Rafa Nadal per le sue perdite di tempo con i “time-warnings” a San Paolo – se non erro – alla fine invece di catechizzare Nadal fu deciso che era meglio che Bernardes non arbitrasse più Nadal. L’arbitro brasiliano fu messo nel… Purgatorio.

Tsitsipas, ieri non esente da critiche (“Ma mi  ha provocato… ”), ha sollecitato una class-action di più giocatori per mettere fine al “Bullismo” di Kyrgios.

Io dubito che succederà mai qualcosa del genere. Il punto è che “the show must go on” e pochi tennisti sanno offrire oggi lo show di cui è capace Nick Kyrgios. Basterebbe guardare alcuni highlights del match, compreso il modo in cui ha salvato un setpoint nel quarto set sul 5-4 e sulla risposta missile di Tsitsipas e poi anche come ha trasformato il matchpoint inventandosi un approccio smorzato e tagliato di rovescio per entusiasmare qualsiasi appassionato di tennis.

Chi mi piace di più fra Kyrgios e Tsitsipas? ovviamente sono gusti personali. Beh, come tennis mi piace più quello di Kyrgios. Come simpatia direi che entrambi lasciano abbastanza a desiderare per via di certi atteggiamenti dei quali non riescono a fare  a meno. Se invece dovessi scegliere fra chi dei  due vorrei avere avuto come figlio sono all’antica e non ho dubbi nello scegliere Tsitsipas. Però ho la presunzione che se mi fosse nato un Nick Kyrgios, per quanto matto la sua parte, sarei riuscito a educarlo meglio anche vivendo a Canberra.

Oggi l’attesissimo duello fra Alcaraz e Sinner, i due giovani più interessanti dell’ultima generazione, promette tutt’altro genere di spettacolo. Ma ugualmente meritevole d’essere visto. Alcaraz è il favorito per quasi tutti gli addetti ai lavori, ma la solida prestazione di Sinner contro Isner ha assai ben impressionato. 

Io mi auguro solo che ci sia battaglia, quella che purtroppo non c’è stata fra Sonego e Nadal essendo apparso subito troppo netto il divario. La risposta di Sinner ha arginato il servizio di Isner che in precedenza aveva servito 90 ace. Oggi dovrà arginare quella di Alcaraz che ne ha servito 42. Però contro Alcaraz Jannik non vincerà tutti gli scambi prolungati come gli è capitato contro Isner. 

Resto curioso, molto curioso, di vedere come Sinner uscirà da questo test che potrebbe avere ripercussioni psicologiche importanti per una rivalità destinata a durare nel tempo. Una gara molto combattuta lascerà speranze a entrambi di rovesciare in futuro l’esito negativo del duello di stasera. Se invece uno dei due vincesse assai nettamente, e sembra avere più chances a questo riguardo Alcaraz piuttosto che Sinner, le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.

Intanto mentre Nadal prosegue nel suo tentativo di raggiungere il Grande Slam, Novak Djokovic contro la rivelazione olandese Van Rijthoven (ancora imbattuto sull’erba e vittorioso a s’Hertogenbosch su Medvedev) scenderà sul centre court sapendo che in caso di vittoria dovrà affrontare chi, prima di lui, ha calcato la stessa erbetta del centre court, o Alcaraz o Sinner.

Le teste di serie che non ci sono più:

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreño Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini
3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)


Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)
5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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