ATP Doha: Moutet eroe di giornata batte Verdasco e Wawrinka, finale con Rublev

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ATP Doha: Moutet eroe di giornata batte Verdasco e Wawrinka, finale con Rublev

Il giovane qualificato francese vive la giornata più bella della carriera: in un solo giorno elimina due veterani di alto livello e sfiderà il russo per il titolo

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Turno doppio nel deserto qatariota; quarti di finale e semi tutto in un unico venerdì, a causa della pioggia di ieri che ha scombinato i piani di organizzatori non abituatissimi a fare i conti con le bizze del meteo. Nuvole gonfie d’acqua comunque utili a regalare l’unico imprevisto del pre-weekend, visto che il campo, alla fin fine, ospiterà domani la finale tra le prime due teste di serie in gara.

Stan Wawrinka e Andrey Rublev erano i più attesi: non avevano ceduto set per tutto l’arco della settimana e Il diafano moscovita, ripreso senza cali di concentrazione il discorso mai davvero iniziato con Pierugo Herbert, ha prima disinnescato il serve and volley fin troppo pervicace dell’alsaziano in mattinata, poi, in una sfida di nuova generazione dal pronostico in apparenza non chiusissimo, ha inteso togliere a Miomir Kecmanovic molte sicurezze sulle proprie doti tennistiche: minuti di gara, cinquantaquattro; punti vinti dal serbo in risposta alla prima di servizio, due; palle break salvate da Rublev, zero. Ci si aspettava un tantino più di lotta, e invece. Andrey giocherà la seconda finale della carriera a Doha dopo aver ceduto quella dell’edizione 2018 a Gael Monfils.

Battuto senza sudare Aljaz Bedene nei quarti di finale, Wawrinka ha sprecato un set di vantaggio contro il qualificato francese Corentin Moutet , il quale, alla prima semifinale maggiore in carriera, era giunto in semi sopravvivendo al secondo quarto di finale della vita, vinto al terzo set stamane contro Nando Verdasco. Partito freddo, Stanimal ha subito concesso tre palle break consecutive al difensore parigino, ma, salvatosi e presto in grado di affibbiare le consuete manate da fondocampo, ha preso il controllo assoluto della lotta: un servizio strappato nel quarto gioco del primo e 6-3 per chiudere. Ma Stan non riesce a prendere il largo nel secondo finendo per pagare a caro prezzo un passaggio a vuoto sempre più frequente in quest’ultima fase della carriera: perso il servizio nel dodicesimo gioco del secondo, Wawrinka ha poi ceduto il servizio anche nel primo turno di battuta del terzo. Un break che non riuscirà più a recuperare. Grande delusione per Stan che si era presentato in Qatar da favorito dopo la rinuncia della Svizzera all’ATP Cup in Australia.

 

Il tabellone completo

Risultati

Quarti di finale:

[2] A. Rublev b. P-H. Herbert 6-4 6-3
[Q] C. Moutet b. F. Verdasco 6-4 4-6 6-4
[1] S. Wawrinka b. A. Bedene 6-3 6-4

Semifinali:

[2] A. Rublev b. M. Kecmanovic 6-3 6-1
[Q] C. Moutet b. [1] S. Wawrinka 3-6 7-5 6-3


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Australian Open: Sinner perde una brutta partita tra vento ed errori

Grandi meriti di Marton Fucsovics, che vince di esperienza. Tanti gratuiti di entrambi, condizioni di gioco difficilissime

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M. Fucsovics b. J. Sinner 6-4 6-4 6-3 (da Melbourne, il nostro inviato)

Durissima, oggi, giocare sui campi esterni dell’Australian Open. Sul numero 22, uno dei più esposti sul lato sud dell’impianto di Melbourne Park, il giovane azzurro Jannik Sinner e il roccioso, esperto ungherese Marton Fucsovics (quasi 28enne, 67 ATP, best ranking di 31), hanno avuto entrambi grandi difficoltà a gestire un vento tremendo. Non tanto per intensità, anche se si arrivava a velocità sui 60 kmh (ma sarò io, che vivo a Trieste e conosco la bora, che non mi impressiono granché), quanto per l’imprevedibilità e l’incostanza delle raffiche.

Nel primo set, ben descritto dalle brutte statistiche sia di Marton (10 vincenti e 20 errori) che di Jannik (4-15), è l’ungherese a staccarsi e a salire 3-1 con un break al terzo game. Sinner reagisce, e pareggia 3-3, ma poi cede subito la battuta una seconda volta, commettendo tre errori di dritto e alla fine affossando un passante di rovescio. Dal lato destro del campo rispetto all’arbitro l’impressione è che si faccia particolare fatica, almeno un paio di palla malamente chiuse sotto il nastro dall’azzurro ne sono un’indicazione. In 50 minuti Marton chiude il parziale 6-4, tecnicamente il match è ingiudicabile, si vedono alcuni buoni scambi in pressione, ma troppo spesso la vicenda viene risolta dai colpi d’aria.

Break e controbreak all’inizio del secondo set, con momenti di autentico “ciapanò” per tutti e due, poi Fucsovics e Sinner procedono appaiati fino al 3-3. Nel fatidico (per luogo comune non del tutto vero statisticamente, in effetti) settimo game, Yannik si incarta in un’orribile sequenza di doppio fallo, gratuito di dritto, di rovescio, e attacco poco sensato punito dal passante avversario, cedendo il servizio per la quarta volta. Anche dall’angolo italiano non arrivano grandi suggerimenti, c’è poco da fare, bisogna solo tenere la palla in campo e gestire le condizioni avverse. Onestamente, in questa fase i 10 anni di esperienza nel circuito in più di Marton si vedono tutti, è molto bravo l’ungherese a difendersi con intelligenza e attaccare nei momenti giusti senza però cercare le righe, siamo 5-3.

Dalla tribunetta laterale (con una tettoia che a momenti pare aver voglia di volare via) si capisce che i colpi di Sinner, più filanti e arrischiati, stanno soffrendo tanto, ci vuole precisione per impattare con pulizia come piace a Jannik. Arriva un’altra palla break per Fucsovics, che è anche un set point, ma per fortuna l’ungherese la fallisce. Il rovescio largo di Sinner porta un secondo set-point, Marton sbaglia a sua volta, e alla fine l’italiano accorcia sul 4-5. Con autorità, tenendo a zero e chiudendo con l’ace esterno, Fucsovics si prende il 6-4 e il vantaggio di 2 set a zero, meritato. Siamo a un’ora e 33 minuti di match.

“Lui ha giocato meglio di me, ha fatto le cose giuste, ha meritato di vincere. Non so cosa avrei potuto fare di più, magari spostarlo, cercare meglio il mio gioco, andare più a rete. Servizio e risposta son cose fondamentali che oggi lui ha fatto meglio di me”

 

Per dare un’idea del tipo di partita a cui sto assistendo, le statistiche ora registrano un pessimo score di 18 vincenti e 31 errori di Marton, e un tremendo 8-29 di Jannik, male male insomma. Purtroppo (dal punto di vista “nostro”), va semplicemente accettato che adesso come adesso un tipo come Fucsovics è più forte ed esperto di Sinner, e sinceramente ci sta. Esattamente il concetto che ama esprimere Riccardo Piatti, il percorso di crescita passa anche e soprattutto attraverso momentacci come questo.

“La cosa buona è che ho sbagliato in lunghezza, ci provavo, ma non sentivo i colpi oggi. Devo imparare queste cose, magari variare e sporcare di più la palla. Ho sempre preso i break dalla stessa parte, controvento, devo capire come gestire quella situazione, ho anche messo due rovesci in rete male”

Non è ancora finita, però, il pubblico italiano ci crede incitando Jannik, e l’azzurro li ripaga brekkando Marton al secondo game del terzo set (palla letteralmente tolta dalla racchetta dell’ungherese da un refolo inaspettato), e salendo 2-0. Bravo Sinner ad annullare a rete una palla dell’immediato contro-break, ma il rovescio continua a scappargli (19 gratuiti solo con quel fondamentale finora), ne arriva una seconda, e qui Jannik si riscatta mettendolo all’incrocio. Che rischi, però. Altri due erroracci costano una terza opportunità di controbreak, e qui il rovescio in rete di Sinner decreta la fine del game e della sua racchetta, spaccata per comprensibile frustrazione. 2-1, e poco dopo 2-2, giustamente Fucsovics non vuole allungare la contesa, ed è molto bravo ad approfittare con mestiere delle incertezze avversarie (in questo momento siamo a 40 errori dell’italiano, in neanche 2 set e mezzo). Il game sul 3-3 è di nuovo fatale a Sinner, che si fa rimontare da 40-0 e perde la battuta: siamo ai titoli di coda, poco dopo, avanti 5-3, Marton approfitta dello scoramento dell’azzurro, lo brekka ancora, e chiude in 2 ore e 16 minuti.

“Non stiamo qui a parlare del vento, lui ha fatto meglio di me. Devo imparare a battere questi giocatori, quelli solidi, i 40, 50, 60 del mondo, pian piano. Poi se perdi contro un top-20 ci sta, la cosa importante adesso per me è iniziare a battere quelli subito davanti a me, ma ci vuole tempo per arrivarci”

Il tabellino finale delle statistiche recita Sinner 16 vincenti, 47 errori (22-35 Fucsovic), 7 break a 3 per l’ungherese, poco altro da aggiungere insomma. Andrea Volpini, il “vice” di Piatti che segue sempre Jannik, cerca giustamente di vedere i lati positivi: “Condizioni dure. Il filo della partita nonostante tutto era molto sottile, avrebbe potuto girare, in fin dei conti l’ha brekkato in tutti i set, ma certo da qui a ribaltarla e vincerla ce ne passa, vento o non vento“. Non sono mai stato meno contento di un pronostico azzeccato (avevo dato Fucsovics nettamente favorito durante la diretta Facebook di Ubitennis di ieri), ma come detto, un percorso di crescita verso l’eccellenza del tennis deve passare anche attraverso queste sconfitte. I giocatori solidi come Fucsovics sono un banco di prova che va affrontato, subìto, e prima o poi superato, giusto così.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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La notte dell’Australian Open è fatale a Cecchinato e Cocciaretto

Niente da fare la giovane Elisabetta, che regala comunque qualche buon colpo al cospetto di Kerber. Buio pesto per Ceck, che incappa nell’ottava sconfitta Slam di fila contro Zverev

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Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

[7] A. Zverev b. M. Cecchinato 6-4 7-6(4) 6-3 (da Melbourne, il nostro inviato Vanni Gibertini)

Sin dall’inizio si percepiva che la posta in palio fosse piuttosto pesante, questo nonostante il match fosse un primo turno. Entrambi i giocatori vengono da periodi piuttosto complicati: Zverev è in pieno tentativo di recupero, dopo una off season di fatto saltata a causa delle esibizioni giocate con Federer in Sud America e in Cina e di un’operazione agli occhi cui si era sottoposto in dicembre a New York, mentre Cecchinato è alla ricerca di un risultato di prestigio per lanciare la stagione 2020 dopo un 2019 estremamente deludente.

Il tedesco era reduce da sette ore di allenamenti giornalieri nel corso della settimana precedente per infilare tutta la preparazione invernale nel periodo pre-Australian Open e rimettere insieme il suo servizio così fragorosamente deflagratosi durante la ATP Cup. Un brutto doppio fallo sul 2-3 faceva riaffiorare sinistri presagi per Zverev, che concedeva il primo break dell’incontro, peraltro siglato da un magnifico passante di rovescio di Cecchinato. Ma anche Zverev è capace di tirare rovesci e il break rientrava subito facendo subito aumentare il nervosismo dell’azzurro, che quando commetteva l’errore gratuito per mandare il tedesco a palla break, si faceva ammonire per un lancio di racchetta molto simile a quello contestato da Shapovalov nella giornata precedente (e anche questo senza rottura). Il break arrivava pochi minuti più tardi, figlio di altri errori portati dalla poca lucidità: simbolico uno smash al volo su una palla difficilissima tirato sul gancio della rete.

 

Nonostante la delusione per un primo set pasticciato nel frangente decisivo, Cecchinato non si scomponeva, limitava gli errori, che peraltro arrivavano anche da parte di Zverev, e manteneva il comando del punteggio dopo aver iniziato a servire per primo. Con uno splendido game fatto di accelerazioni e slice a fil di rete allungava sul 5-3 e andava a servire per il set, ma subiva la reazione di Zverev che a specchio si riprendeva immediatamente il controbreak. La battaglia da fondocampo era entusiasmante: l’italiano aveva un colpo in più per finire il punto, la smorzata, ma non era sufficientemente incisivo negli affondi quando doveva avanzare. Il tie-break era la logica conclusione: due gratuiti da fondo mandavano Zverev sul 4-2, un punto più tardi Cecchinato evitava di andare sotto 2-6 con una magia in controsmorzata, ma sui suoi due servizi sul 5-4 Zverev non falliva e dopo 1 ora e 38 minuti si issava sul punteggio di due set a zero.

Nell’ intervallo tra i set atmosfera nella Margaret Court Arena veniva scaldata da una delle canzoni australiane più famose, “You’re The Voice” di John Farnham, anche se la temperatura era pressoché perfetta per giocare a tennis. Il terzo set cominciava come gli altri due, con Cecchinato a guadagnare un break di vantaggio e a cederlo appena dopo. E di nuovo, come negli altri set, era Zverev a trovare l’allungo vincente, sul 5-3, effettuando un paio di bei recuperi su altrettante smorzate di Cecchinato. Due ore e 23 minuti di tennis più che piacevole, ma che alla fine nonostante i vantaggi iniziali in tutti e tre i set di Marco, hanno premiato il giocatore con maggiore capacità di sfruttare la spinta da metà campo sulle palle più corte dell’avversario.

Per Zverev il secondo turno contro il vincente tra Ruud e Gerasimov (partita conclusa al quinto set), mentre per Cecchinato c’è l’inizio della tournée sudamericana nella quale difende la vittoria di Buenos Aires e per la quale passa la strada verso il ritorno alle posizioni di classifica cui è più abituato.

[17] A. Kerber b. [Q] E. Cocciaretto 6-2 6-2 (Michelangelo Sottili)

Diciottesima del ranking dopo aver iniziato il 2019 al secondo posto, con un incerto avvio di stagione e i deludenti risultati raccolti negli ultimi Slam, Angelique Kerber è ancora troppo forte per Elisabetta Cocciaretto, che resiste però un’ora e ventidue minuti prima di arrendersi con un doppio 6-2 alla campionessa di Melbourne 2016. Sconfitta che nulla toglie alla diciottenne (per qualche giorno ancora) e al suo splendido percorso nel tabellone cadetto che l’ha portata a ridosso delle prime 150.

Inizia subito in salita il match di Elisabetta, che cede il servizio in apertura dopo un game fiume. Resta in scia, ma di nuovo Angie le strappa la battuta. Cerca di tenere in campo un’altra percentuale di prime, la marchigiana, peraltro senza una gran percentuale di trasformazione, mentre sulla seconda va prevedibilmente in grande difficoltà. La differenza di categoria è evidente e, se Cocciaretto sembra spesso in grado di tenere lo scambio e piazza diverse buone accelerazioni, alla fine i giochi sono quasi tutti appannaggio di Kerber. Costretta a giocare sopra ritmo, la nostra commette inevitabilmente anche molti errori non forzati (36 contro i 14 di Angie), ma riesce spesso a sfondare il muro di Brema, con quei 32 vincenti che quasi doppiano quelli dell’avversaria. Il vero solco è scavato dagli errori forzati, tipico di quando si affronta un avversario di livello superiore che non fa della ricerca del winner a ogni costo la sua filosofia di gioco.

Tra i due set, c’è anche un MTO per Elisabetta che si fa trattare la coscia destra, già fasciata all’ingresso in campo un problema che si amplifica contro una che muove bene la palla come la tedesca. Kerber si avvia inarrestabile verso la vittoria, fino ai due match point che significano anche il bagel, ma Elisabetta non ci sta: va bene la pluri-vincitrice Slam contro l’esordiente, passi l’ex numero 1 del mondo contro la giovanissima qualificata, ma quando è troppo è troppo, e “Coccia” muove il punteggio brekkando Angie per la prima volta, poi accorcia tenendo a zero la battuta. Kerber non è lì per (farsi) scherzare, torna a far valere il servizio mancino e chiude con un altro 6-2.

“Penso che avrà un grande futuro” dice Angelique con il sorriso della vittoria riguardo all’avversaria. “Ogni anno che torno mi sento sempre più vecchia con tutte queste nuove giocatrici” scherza la neo-trentaduenne che, al prossimo turno, è attesa dalla wild card di Brisbane Priscilla Hon.

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Australian Open: Nadal, buona la prima

Il numero 1 del mondo supera un volitivo Dellien in due ore di gioco e ora attende Delbonis o Sousa: “L’unica cosa che vuoi nel primo turno è vincere in tre set. Sono contento”

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Rafa Nadal - Australian Open 2020 (via Twitter, @ATPTour)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

Inizio di Australian Open molto comodo nel punteggio, ma un pizzico meno nell’andamento della partita, per il numero uno del mondo e finalista in carica Rafael Nadal. Lo spagnolo ha sconfitto 6-2 6-3 6-0 il numero 73 del mondo Hugo Dellien e si è guadagnato un secondo turno appena un pizzico più complesso contro il vincitore della sfida tra Delbonis e Sousa.

Il primo set si conclude con un 6-2 anomalo perché matura al termine di cinquantatré minuti di gioco. Nadal si porta avanti 5-0 ma al prezzo di quattro game molto lunghi, nel corso dei quali Dellien recita la parte dello sfidante volitivo ma poco efficace. I colpi in manovra sono aggredibili e il suo impianto di gioco non può reggere all’urto di Rafa, eppure il boliviano rende la partita gradevole tentando spesso la soluzione del dritto in salto, subito eletto a elemento di interesse dagli slowmo della regia. Rafa si scrolla di dosso un po’ di ruggine nel game che vale a Dellien il 5-1; al boliviano il punto della bandiera, a Rafa un posto negli highlights con dritto prepotente e bella volée dorsale. Poi, stranamente, Nadal si distrae e quasi dal nulla cede il servizio a Dellien che restituisce immediatamente il favore e quindi l’intero set.

Nel secondo set non succede moltissimo fino allo scambio di break di fine parziale, quando Nadal è costretto a prendersi due volte di fila il servizio avversario per aver regalato il suo, nel mezzo, con un attacco un po’ troppo avventato. Nel terzo succede ancor meno, ed eccezione del cambio di maglietta di Dellien e di un notevolissimo passante in back di Nadal che riesce a coinvolgere il pubblico numeroso ma un po’ assopito (sono le 16:30, per qualcuno potrebbe essere orario di siesta); la benzina del boliviano però è ormai finita e l’esito dell’ultimo set non può che essere un bagel che fissa il tempo di gioco totale a due ore e quattro minuti di gioco.

 

I primi cinque game sono stati molto duri nonostante li abbia vinti. Lui è un grande lottatore e ha una grande storia alle spalle; spero possa fare bene quest’anno perché è un bravo ragazzo” dice Rafa al microfono retto da Jim Courier a fine partita. “L’unica cosa che vuoi nel primo round è vincere in tre set e sono contento di esserci riuscito. L’anno scorso ho finito tardi con la Davis e quest’anno ho iniziato presto per l’ATP Cup, dopo la quale mi sono preso qualche giorno per rialzare l’intensità degli allenamenti“. Così come dovrà crescere l’intensità delle prestazioni di Nadal nel corso dei prossimi giorni. Il secondo turno non dovrebbe rivelarsi troppo probante e forse neanche il terzo, dal momento che lo sfidante designato Carreno Busta appare in un momento di scarsa vena. Uno sguardo ottimistico potrebbe quindi rivolgersi già agli ottavi, dove un affascinante orizzonte suggerisce i nomi di Khachanov e soprattutto Kyrgios.

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