E tu quanti Slam hai?

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E tu quanti Slam hai?

Alla vigilia del primo Slam dell’anno si rinnova la Grande Battaglia per il primato nella speciale classifica degli Slam ma a Melbourne il favorito è sempre Nole

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Roger Federer - Australian Open 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)
 

La gara a chi avrà più Slam a fine carriera tra Djokovic, Nadal e Federer è aperta e tra qualche anno sapremo il vincitore di un record che probabilmente rimarrà imbattuto per molto tempo. Negli ultimi tre anni i big three hanno dominato di nuovo come non accadeva dal 2012. Nadal ha vinto 5 Slam, Djokovic 4 e Federer 3. Ma negli ultimi sette Slam a vincere sono stati solo Nole e Rafa (4 a 3). Un fatto curioso è che nel 2017 Nadal e Federer si sono divisi due Slam a testa. Lo stesso è accaduto quest’anno tra Nadal e Djokovic. Nell’Era Open non era mai successo prima. Infatti l’ultima e unica altra volta nella storia del tennis era avvenuto nel 1967 quando Emerson aveva vinto in Australia e a Parigi mentre Newcombe aveva vinto Wimbledon e US Open.

Il Calendar Year Grand Slam nella storia di questo sport, ovvero dal 1905, primo anno in cui si sono disputati tutti e quattro i grandi tornei, è stato compiuto solo da due giocatori in tre occasioni. Donald Budge nel 1938 e Rod Laver nel 1962 e 1969. Solo Laver lo ha compiuto due volte. Solo Laver ha compiuto l’impresa nell’Era Open, ancorché in tempi in cui tre Slam su quattro si giocavano su erba. Dopo di allora abbiamo dovuto aspettare il 2016, quando Nole è diventato il primo tennista dal 1969 a detenere i quattro trofei simultaneamente. Né Federer né Nadal sono stati in grado di compiere quest’impresa, nonostante ci siano andati vicini un paio di volte. Federer nel 2006 e 2007, sconfitto solo in finale a Parigi da Nadal, e, vorremmo aggiungere anche nel 2009, sconfitto in due tirate finali al quinto set a Melbourne e New York. Nadal nel 2010, costretto al ritiro a Melbourne nei quarti e poi vincente nei successivi tre Slam.

In effetti nella storia del tennis nessun altro tennista, a parte Budge, Laver e Djokovic, è stato capace di vincere quattro Slam di fila, fossero questi nello stesso anno o in due anni successivi. Budge di Slam consecutivi ne vinse ben 6, aggiungendo Wimbledon e US Open del 1937 ai titoli dell’anno successivo, ma bisogna ammettere che erano altri tempi, Laver e Djokovic si sono fermati a quattro.

A questo punto, c’è un altro dato sugli Slam che però viene spesso sottovalutato e su cui vorremmo soffermarci. Ovvero quanti Slam un giocatore detiene degli ultimi quattro. Il sogno di ogni tennista è chiudere una stagione avendo vinto tutti e quattro i grandi tornei. Tutti si accontenterebbero di vincerne quattro di seguito a cavallo di due anni, a molti anche tre Slam su quattro non farebbero certo schifo. Questo dato aiuta a valutare periodi di dominio contro continuità ad alti livelli. Infatti c’è differenza tra un giocatore che vince quattro volte lo stesso Slam ed uno che vince quattro Slam di seguito. Il primo in quattro anni avrebbe 16 volte uno Slam su quattro e zero volte due, tre o quattro Slam su quattro. Il secondo invece avrebbe 2 volte uno, due e tre Slam su quattro e 1 volta quattro su quattro e 9 volte zero su quattro (in quattro anni). Il primo si potrebbe considerare continuo (16 volte con almeno uno Slam) ma non dominante, mentre il secondo si potrebbe considerare più dominante per un più breve periodo (7 volte con almeno uno slam e 9 senza).

Come detto quattro consecutivi è un traguardo riuscito solo a tre giocatori. Tre Slam consecutivi sono un’impresa relativamente più facile. Tuttavia solo otto giocatori ci sono riusciti in oltre cento anni di storia. Di questi otto tre li conosciamo bene e due di questi tre sono anche gli unici ad esserci riusciti due volte. Federer a cavallo tra 2005 e 2006 e poi a cavallo tra 2006 e 2007, Djokovic a cavallo tra 2011 e 2012 e poi a cavallo tra 2018 e 2019 mentre ci è riuscito ‘solo’ Nadal nel 2010. Gli altri cinque tennisti sono Jack Crawford (1933), Tony Trabert (1955), Lew Hoad (1956), Roy Emerson (a cavallo tra 1964 e 1965) e Pete Sampras (a cavallo tra 1993 e 1994).

Tre Slam nello stesso anno ma non consecutivi, invece, sono stati vinti da Fred Perry (1934), Ashley Cooper (1958), Roy Emerson (1964), Jimmy Connors (1974), Mats Wilander (1988) e ovviamente i soliti tre con Federer tre volte (2004, 2006 e 2007), Djokovic due (2011 e 2015) e Nadal una (2010).

Il primo della lista è Jack Crawford che fallì il Calendar Year Grand Slam nel 1933 perdendo la finale dell’US Open da Fred Perry. L’importanza della possibile impresa però non sfuggì all’occhio del giornalista che per l’occasione coniò il termine Grande Slam, mediandolo dal golf. Perry continuò vincendo tre dei quattro Slam dell’anno seguente. Gli sfuggì solo il Roland Garros, per mano del nostro De Stefani, nei quarti di finale. Nel 1938, come detto, ci fu il primo grande slam ad opera di Budge. Dopo di allora bisogna attendere quasi vent’anni, fino alla stagione dei grandi erbivori australiani, per assistere ad una serie di record ed imprese in successione. Nel 1955 Trabert fallisce all’Australian Open perdendo in semifinale da Rosewall ma si riscatta vincendo poi i successivi tre Slam. L’anno successivo tocca a Hoad vincere i primi tre Slam dell’anno per essere poi sconfitto sul più bello, in finale all’US Open, ancora da Rosewall.

Nel 1958 Cooper vince tre Slam ma non consecutivi, fallendo a Parigi. Nel 1962 Laver completa il Grande Slam da amatore e nel 1964 tocca a Emerson vincere tre Slam non consecutivi. Tre consecutivi Emerson li conquista tra il ‘64 e il ‘65, venendo fermato però a Parigi da Tony Roche in semifinale. Il 1968 vede l’apertura ai professionisti, il 1969 è l’anno dello Slam di Rod Laver e da quel momento ci vorranno più di vent’anni per trovare un altro tennista capace di vincere tre Slam consecutivi, sebbene Connors nel 1974 e Wilander nel 1988 ne vinsero tre non consecutivi nello stesso anno. Fu Sampras, a cavallo tra il 1993 ed il 1994 a vincere tre Slam in successione. Come è noto gli mancò sempre Parigi e nel 1994 fu fermato da Courier nei quarti. Questa breve panoramica dovrebbe rendere l’idea di quanto ardua sia l’impresa di vincere diversi Slam in un breve lasso di tempo.

Limitandoci all’Era Open, ecco la lista di tutti coloro che ad un dato momento hanno detenuto almeno tre Slam su quattro fino all’arrivo dei big three:

1968-1969: Laver (non consecutivi, da Wimbledon 1968 al Roland Garros 1969)
1969: Laver (consecutivi da Australian Open a Wimbledon 1969)
1969: Laver (consecutivi quattro su quattro)
1969: Laver (consecutivi da Roland Garros a US Open 1969)
1974: Connors (tutti nello stesso anno, non consecutivi)
1988: Wilander (tutti nello stesso anno, non consecutivi)
1993-1994: Sampras (consecutivi, da Wimbledon 1993 ad Australian Open 1994)*
1993-1994: Sampras (non consecutivi, da US Open 1993 a Wimbledon 1994)
1996-1997: Sampras (non consecutivi, da US Open 1996 a Wimbledon 1997)
1999-2000: Agassi (non consecutivi, da Roland Garros 1999 ad Australian Open 2000)
*Questa serie va contata due volte, una includendo il Roland Garros 1993 ed una includendo il Roland Garros 1994

Per Djokovic, la soddisfazione di essere il detentore di tutti e quattro gli Slam, raggiunta dopo il Roland Garros del 2016 fu di breve durata. Infatti, solo tre settimane dopo, la sconfitta con Querrey a Wimbledon lo riportava nel regno di quelli con ‘solo’ tre degli ultimi quattro Slam. Regno in cui Federer e Nadal gli fanno compagnia. Prendendoli insieme i tre hanno tre strisce in cui si sono spartiti tutti gli Slam.

La prima, impressionante, dall’Australian Open 2006 (in cui Federer prese la corona di Safin) fino all’US Open 2009, quando Del Potro si intromise nel loro dominio). Quindici Slam consecutivi divisi tra loro tre, di cui ad onor del vero, Djokovic ne vinse solo uno. La seconda, di otto Slam, dall’US Open 2010, quando Del Potro consegnò la corona a Nadal, all’US Open 2012, quando finalmente venne anche il turno di Murray. E la terza, tanto inaspettata quanto incredibile, di nove Slam, dall’US Open 2017, quando Federer e Nadal si spartirono due Slam a testa, fino all’US Open 2019. E questa potrebbe estendersi ancora nel 2020, visto che Djokovic sarà il naturale favorito a Melbourne.

E singolarmente? Andiamo ora ad indagare il dato di quante volte i big three abbiano detenuto uno, due, tre o quattro degli Slam dei dodici mesi precedenti. Djokovic è l’unico ad aver avuto in mano tutti e quattro i trofei allo stesso tempo, ma, come si è detto, è durato una sola volta. Il serbo ha tenuto in mano tre trofei su quattro per 9 volte, contro le 4 di Nadal e le impressionanti 11 di Federer. Tuttavia l’ultima volta che lo svizzero ha detenuto tre titoli simultaneamente è stato nel 2010 (dopo l’Australian Open), Nadal nel 2011 mentre Djokovic quest’anno. E due tornei dello Slam su quattro simultaneamente? Per Federe 16 volte, Nadal 13 e Djokovic 7. E uno su quattro? Federer e Djokovic 15 volte, mentre Nadal 32, derivanti dal dominio dello spagnolo a Parigi anche negli anni in cui gli altri Slam sono stati avari per lui.

Riassumendo ecco di seguito quante volte i tre campioni hanno detenuto 1, 2, 3 o 4 degli Slam giocati nei precedenti dodici mesi**:

  1 Slam su 4 2 Slam su 4 3 Slam su 4 4 Slam su 4 Totale
Djokovic 15 7 9 1 32
Nadal 32 13 4 0 49
Federer 15 16 11 0 42

**Se, per ipotesi, Nadal e Djokovic non dovessero più vincere uno Slam il computo di Djokovic diventerebbe 17, 7, 9, 1 e quello di Nadal diventerebbe 34, 14, 4, 0

Per confronto ecco gli altri campioni dell’Era Open (per Laver abbiamo incluso tra parentesi i dati su tutta la carriera, anche se non bisogna dimenticare che alcuni anni non giocò gli Slam in quanto professionista):

 
  1 Slam su 4 2 Slam su 4 3 Slam su 4 4 Slam su 4 Totale
Laver 3 (10) 2 (4) 3 (6) 1 (2) 9 (22)
Connors 17 6 1 0 24
Borg 18 13 0 0 31
McEnroe 14 7 0 0 21
Lendl 16 8 0 0 24
Wilander*** 13 6 1 0 20
Sampras 28 8 4 0 40
Agassi 17 6 1 0 24

***Tra il 1977 ed il 1986 l’Open d’Australia si è disputato in dicembre. Per tenere l’ordine cronologico si sono quindi contate le edizioni di dicembre come appartenenti al gennaio successivo. L’unico giocatore interessato è Wilander, vincitore in due occasioni durante questo lasso di tempo, per cui si è contata l’edizione del dicembre 1983 come gennaio 1984 e quella del dicembre 1984 come gennaio 1985

Nadal solo 4 volte ha detenuto tre Slam su quattro, ma questo dato è ampiamente compensato dalle 32 volte che ha detenuto almeno uno Slam su quattro, più di chiunque altro. Dall’altro lato invece Federer e Djokovic sono inclini a concentrare le vittorie in intervalli di tempo più brevi, magari alternati a periodi di digiuno. Djokovic, come detto, è l’unico dei tre ad avere detenuto tutti e quattro gli Slam simultaneamente e le 9 volte in cui ne ha detenuti tre lo mettono secondo, dietro a Federer che per ben 11 volte ha detenuto tre Slam su quattro. Terzi a pari merito Nadal e Sampras.

Quali di queste serie si allungheranno nel 2020? Sarà Nadal in grado di vincere di nuovo a Parigi? E Federer, alla soglia dei quarant’anni, saprà vincere un altro Slam prima dell’addio? Ed il dominio di Djokovic in Australia si estenderà ulteriormente? O forse il 2020 segnerà finalmente l’arrivo di nomi nuovi?

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ATP

ATP Cordoba, Cecchinato supera per la prima volta Bagnis e accede agli ottavi

Marco Cecchinato si fa riprendere al momento di chiudere, ma riesce comunque a far suo il match in due set. Al prossimo turno Federico Coria

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Marco Cecchinato - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

M. Cecchinato b. F. Bagnis 6-2 7-6(4)

Dopo tre sconfitte in altrettanti scontri diretti, Marco Cecchinato coglie la prima vittoria nei confronti di Facundo Bagnis. L’italiano ci aveva perso due volte tra il 2014 e il 2015, e l’ultima volta due anni or sono a Santiago per 6-3 al terzo. Anche nel mercoledì del Cordoba Open come nelle altre occasioni la superficie era la prediletta dai due, e l’l’azzurro ha prevalso approfittando anche di una prestazione senza mordente di Bagnis.

Il primo set scorre inaspettatamente veloce; l’argentino non riesce a fare male con i suoi colpi di rimbalzo troppo corti per impensierire il trentenne palermitano, il quale guida gli scambi con il dritto e aggredisce la seconda palla con buoni dividendi. Ottiene il break al terzo gioco costringendo Bagnis ad un dritto che cade ben oltre la linea di fondo; nel settimo gioco inizia con una palla corta di dritto per chiudere il game in quattro punti. Nel game successivo l’italiano centra il primo traguardo.

 

Nel secondo set il trentatreenne di Rosario aggiusta la consistenza del servizio e si assiste a degli scambi più equilibrati e agonisticamente consistenti. Il momento più importante della frazione si ha nel secondo gioco: Bagnis si procura due palle break, che però non trasforma, complice un ace e un dritto fuori misura.

Cecchinato si salva e si arriva al sesto gioco, dove il padrone di casa ritorna agli umili standard del primo set, cedendo il game a zero con il suggello di un doppio errore sullo 0-40. Marco ringrazia e arriva due volte a match point nel nono gioco, ma il sudamericano ne esce indenne con bravura.

È comunque un Cecchinato più falloso e meno intraprendente; il pensiero delle occasioni perdute probabilmente lo condiziona e lo spinge a lasciare l’iniziativa al rivale, che con l’aiuto di qualche errore dell’italiano strappa finalmente, all’ultima chance, il servizio allo sfidante.

I contendenti arrivano così al tie-break, e i primi cinque punti sono dell’azzurro, che osa di più e chiama a rete il mancino rivale, costringendolo all’errore nella volée. Sul cinque a zero un doppio fallo di Ceck rianima l’avversario, che sul 5-4 sbaglia però un dritto. Un altro errore nel punto successivo chiude la contesa.

Per Cecchinato ora l’appuntamento è con un altro argentino, il sesto del seeding Federico Coria, contro il quale ha perso l’unica sfida a livello di main draw ATP, ma è 2-2 complessivamente.

“Ero un po’ teso alla fine perché sono i primi match dell’anno e ho bisogno di trovare fiducia” ha spiegato Ceck dopo la vittoria.”È stato il primo incontro sulla terra battuta dopo tre mesi, devo ritrovare il feeling con la superficie, ma sono molto contento del risultato. Voglio rimanere concentrato su ogni partita, sto lavorando sodo, mi alleno parecchio ogni giorno e penso a fare un passo alla volta”.

Danilo Gori

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI CORDOBA

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ATP

ATP Montpellier: Bublik spacca tre racchette e perde con Barrere. Il diciottenne Fils domina Bautista e vola ai quarti

Alexander Bublik scatena la sua frustrazione a pochi punti dalla sconfitta. Exploit del classe 2004 Arthur Fils che batte Bautista Agut in due set

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Alexander Bublik, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Scott Davis

G. Barrere b. [6] A. Bublik 6-4 6-7(12) 7-6(3)

La giornata non troppo felice dell’Open Sud de France di Montpellier viene movimentata da uno dei personaggi più “rock” del circuito: Alexander Bublik. Il detentore del titolo (sconfisse in finale Zverev 6-4 6-3) si presenta con le migliori intenzioni, nonostante un solo campione nella storia del torneo sia riuscito sinora a replicare nell’edizione successiva, e cioè Richard Gasquet nel 2016, in finale contro Paul-Henri Mathieu. Ebbene, “Ritchie” rimarrà per quest’anno ancora l’unico nell’intento, in quanto dopo due ore e mezza di contesa dura ed equilibratissima, a prevalere è stato il francese.

Il primo set vede due contendenti non troppo precisi con la prima palla (48% e 53%, con leggera prevalenza del kazako) ma con percentuali di conversione intorno al novanta per cento per entrambi. Bublik cancella due palle break nel secondo gioco, poi pochi sussulti fino al decimo, quando il numero sei del tabellone perde qualche volta di troppo il comando del gioco, facendosi aggredire sulla seconda; al primo set point Barrere fa sua la frazione.

 

Nel secondo set la posizione di vantaggio al servizio è tale che in una sola occasione, all’undicesimo gioco, si va oltre i sei punti. Bublik serve nove ace e si presenta al tie-break con le spalle al muro. Nei primi dodici punti solo una volta a testa i due ottengono un break; il francese sale tre volte a match-point, il kazako per quattro volte, a un passo dalla vittoria di frazione, viene ripreso. Ma la quinta è quella buona, e dopo un’ora e un minuto si chiude un set assai avvincente.

Nel set decisivo si allenta la letalità delle battute, ma non ci sono occasioni per il break, fino a quando nel sesto gioco per la prima volta Bublik strappa il servizio allo sfidante; potrebbe sembrare fatta, ma nel game successivo il ventottenne di Charenton le-Pont rischia in risposta e forza al momento giusto le difese di Bublik: è contro-break.

Il francese deve salvare un’altra chance per l’avversario nel gioco successivo, ma esce dalla trappola e si arriva al secondo jeu decisif. E d’incanto crolla l’equilibrio: Barrere si prende i primi sei punti. Al cambio di campo Bublik perde la testa: spacca la racchetta colpendo cinque volte il terreno, poi si reca verso la propria sedia e ne rompe allo stesso modo altre due. Il pubblico lo copre di ululati; lui annulla tre palle del match, ma lì si deve arrendere.

Reazione smodata la sua, con echi sanremesi di Blanco, il quale lo scorso anno cantava “Brividi”, ma ci ha fatto rabbrividire ieri sera sfasciando tutti i fiori. Bublik ha rotto solo cose sue, quindi il danno è autoinflitto, ma la magra rimane la stessa. Gregoire Barrere vince e si prepara ad affrontare domani il georgiano Basilashvili.

GLI ALTRI MATCH – Problemi non solo per Marton Fucsovics, che ha dato forfait prima della sfida con Jannik Sinner. Ugo Humbert è costretto al ritiro in seguito a una brutta caduta nel corso del tie-break del secondo set dopo aver vinti il primo parziale contro Alejandro Davidovich Fokina. Il francese rimane in campo giusto per concludere il parziale, poi deve arrendersi tra le lacrime sul punteggio di 1-6 7-6(2).

Chi ha motivo di sorridere è invece Arthur Fils, classe 2004, che al primo turno aveva messo a segno il suo primo successo nel Tour ai danni di Gasquet. Il teenager francese ha impressionato dominando Roberto Bautista Agut per 6-3 6-4. Ai quarti troverà il vincente fra Davidovich e Halys.

Danilo Gori

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI MONTPELLIER

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Flash

WTA Abu Dhabi: Ostapenko dura un set, primo quarto nel 2023 per Zheng. Avanti anche Kudermetova e Bencic, si ritira Kontaveit

La 2002 cinese guadagna tre posizioni nella classifica live e si avvicina al best ranking. Kudermetova ok su Mertens, Bencic fatica ma doma Kostyuk in due set. Anett perderà una decina di posizioni in classifica

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Qinwen Zheng - WTA Abu Dhabi 2023 (foto: twitter @wta)

Q. Zheng b. [5] J. Ostapenko 7-6(10) 6-1

Sono Qinwen Zheng, Veronika Kudermetova e Belinda Bencic (in quest’ordine) le prime giocatrici a qualificarsi per i quarti di finale del Mubadala Abu Dhabi Open, WTA500 in corso sui campi in cemento degli Emirati Arabi Uniti. La giovane cinese scala tre posizioni nel ranking live (al momento è n°26) e si porta ad una sola posizione dal suo best ranking di n°25. Niente da fare per Jelena Ostapenko, che perde un primo set giocato probabilmente meglio e crolla alla distanza. Kudermetova non ha grossi problemi contro Elise Mertens, se non al momento di chiudere il match, mentre Bencic rischia di essere trascinata al terzo da Marta Kostyuk, che però si spegne sul più bello.

IL MATCH – Nel primo incontro in programma al Mubadala Abu Dhabi Open Jelena Ostapenko parte decisamente meglio rispetto a Qinwen Zheng, conquistando tutti i pimi dieci punti dell’incontro e portandosi subito sul 3-0, pur annullando un break point nel terzo gioco. Nel game successivo, tuttavia, è proprio la lettone ad avere altre due chance (non consecutive) per il doppio break di vantaggio, ben cancellate però dalla cinese, che si mantiene in scia. La partita inizia a cambiare volto e la n°12 del mondo, dal 4-1 sopra, vede la sua avversaria prima avvicinarsi e poi superarla. La 20enne di Shiyan trova il primo break della sua partita nel settimo game, impatta sul 4-4 e fa ancora la differenza in risposta, conquistando il quarto gioco di fila e portandosi a servire per il set.

 

Ostapenko è però brava in questa situazione a non lasciar andare un parziale dove nel bene e nel male ha sempre dominato, rimontando da 30-15 e operando l’aggancio: 5-5. Sembra tutto indirizzato verso il tie-break – che effettivamente sarà il culmine della prima frazione – ma prima Zheng è chiamata a salvare un set point sotto 5-6. Il tie-break ricalca di fatto l’andamento del primo set, con la testa di serie n°5 che parte in vantaggio (2-0), viene raggiunta e superata ma, al momento di chiudere il set sul 5-4 e due servizi a disposizione, la cinese li perde entrambi. La lettone ha così un nuovo set point sul 6-5, che non sfrutta, così come accade con quello sul 7-6. Si va ad oltranza e soltanto la n°29 WTA riesce a portarsi ad un punto dal chiudere il parziale, in ben quattro occasioni. L’ultima è finalmente quella buona, con cui chiude 12-10 il tie-break di un primo set a dir poco altalenante.

Il secondo set assume tutta un’altra piega rispetto al primo, con la vincitrice del Roland Garros 2017 che, perso il primo turno di servizio dopo 18 punti giocati, di fatto molla la partita. Zheng ringrazia, conferma l’allungo e trova un ulteriore break nel quarto game, difendendosi ai vantaggi e salendo sul 5-0. Ostapenko riesce quantomeno ad evitare il bagel, ma dopo quasi due ore è costretta ad arrendersi. Finisce 7-6(10) 6-1 in favore della giovane cinese, che approda così al suo primo quarto di finale in stagione, dove troverà una fra la n°1 del seeding Daria Kasatkina e la svizzera Jil Teichmann.

GLI ALTRI INCONTRI – A seguire sono scese in campo Veronika Kudermetova ed Elise Mertens, anche se quest’ultima è sembrata arrivare un po’ in ritardo all’appuntamento con il match. I primi quattro game, infatti, sono finiti tutti nelle mani della russa, che nel primo parziale ha vinto l’89% dei punti con la prima di servizio. Avanti 5-1 la n°11 del mondo ha trovato un terzo break, archiviando 6-1 un set dominato e garantendosi la possibilità di servire per prima nel secondo. Sull’1-1 è finalmente arrivata la reazione della belga, che ha strappato a zero il servizio alla sua rivale, ma poco dopo si è vista costretta a restituire immediatamente il break.

Dall’1-2 Kudermetova ha infilato un nuovo parziale di quattro giochi di seguito, portandosi sul 5-2 dopo aver annullato tre break point nel settimo game. La 25enne di Kazan ha faticato più del previsto al momento di chiudere, cedendo la battuta sul 5-3 e mancando due match point in altrettanti turni di risposta. Alla fine, però, al terzo tentativo la russa si è imposta 6-1 7-5, approdando ai quarti di finale. Qui potrebbe dar vita ad un derby russo contro Liudmila Samsonova, se la n°8 del seeding riuscirà a sconfiggere Barbora Krejcikova.

Match ben più combattuto quello tra Belinda Bencic e Marta Kostyuk. La svizzera, autrice di un ottimo primo set, si fa bastare il break conquistato nel settimo game dopo aver concesso appena un punto nei primi tre turni di battuta. L’ucraina paga caro l’unico strappo del set, chiuso 6-4 dalla n°9 WTA, che parte meglio anche nel secondo parziale. Un break in apertura sembra consegnarle le chiavi dell’incontro, ma dallo 0-2 la n°57 del ranking vince cinque dei successivi sei game, trovando due break e portandosi sul 5-3 e servizio.

Al momento di approdare al set decisivo, tuttavia, nel momento migliore della sua partita Kostyuk commette un grave doppio fallo che regala due break point alla sua avversaria. Bencic non si fa scappare l’occasione e conquista tutti gli ultimi quattro giochi della partita, imponendosi 6-4 7-5 e negando ancora all’ucraina la vittoria contro una top10, contro cui ha un bilancio di 0-12.

Nell’ultimo incontro di giornata, Anett Kontaveit è costretta al ritiro contro la qualificata Shelby Rogers. 4-6 6-3 4-1 il punteggio a favore della statunitense. Sotto 0-3 nel terzo set, Anett, n. 18 WTA, ha chiesto un MTO durante il quale ha ricevuto un trattamento alla schiena. Non riesce quindi a difendere i 500 punti del trofeo di San Pietroburgo e perderà almeno 9 posizioni, lei che è stata la seconda giocatrice del mondo lo scorso giugno. Vola invece ai quarti Rogers, che affronterà la n. 2 del seeding Belinda Bencic.

Il tabellone completo del WTA500 di Abu Dhabi

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