Asics Gel Resolution 8, leggeri e veloci in campo come Monfils

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Asics Gel Resolution 8, leggeri e veloci in campo come Monfils

Recensione e test della Gel Resolution 8 di Asics, un modello storico che non finisce mai di migliorarsi.

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Se ci ha messo mani lui, nel senso di aiuto nella progettazione, allora c’è da stare tranquilli. La nuova Asics Gel-Resolution, giunta alla versione 8, è il frutto di una collaborazione fra Gael Monfils, uno dei meglio dotati fisicamente nel circuito ATP, e il team di ingegneri del colosso giapponese. Quello che ne è venuto fuori è una scarpa che ingloba due nuove tecnologie, DYNAWALL ™ e DYNAWRAP ™, che altro non fanno che aumentarne la flessibilità migliorando di molto la stabilità, due fattori che sono decisivi nella scelta del modello per tutti ma ancora di più per chi staziona a fondo campo durante le sue partite.

DYNAWALL è la tecnologia che garantisce un equilibrio maggiore fra stabilità e flessibilità mentre DYNAWRAP consiste in un sistema di inserti che culla il piede e utilizza lo slancio del giocatore per mantenere un ottima calzata della suola, che massimizza l’area di contatto in zone cruciali per la frenata, riducendone l’attrito. In cosa si traduce questo? Che la Gel Resolution 8 ha una capacità frenante maggiore del 7,2% rispetto alla versione 7.

Il centro di ricerca Asics ha lavorato molto pensando al prodotto migliore per i tennisti che pretendono il massimo dalle scarpe. Gente proprio come Gael Monfils, che costringe le scarpe a sollecitazioni estreme e lunghe, derivanti proprio da un tipo di gioco che si sviluppa prevalentemente da fondocampo, con continui cambi di direzione, frenate e scatti, movimenti che richiedono stabilità e flessibilità al top.

 

Test In campo

Sono diverse le novità di Asics nella Resolution mettendo a paragone la versione 7 con la 8. Si tratta di un modello storico e quindi il livello di attenzione verso queste novità è molto alto. Fin dalla calzata, la tecnologia Dynawrap inserita nell’allacciatura mette rapidamente in sicurezza il piede. È come se allacciaste la cintura di sicurezza che mette veramente al riparo il piede, comodo e funzionale sia per chi ha la pianta del piede larga o stretta. Anche la punta della scarpa, nella parte superiore, è stata revisionata. Non c’è più lo schema a lisca di pesce, ma una specie di ragnatela fatta di un materiale che rende la torsione sull’avampiede più flessibile. Tenendole in mano e provando a torcerle in quella zona, la flessione è molto più agevolata con la Gel Resolution 8. E anche in campo ne abbiamo la sensazione, perché gli scatti sono “agevolati” anche da questa innovazione.

Leggera e stabile allo stesso tempo, la Gel Resolution 8 abbisogna di un paio d’ore di gioco per trovare la giusta forma intorno al piede e consentire di farsi apprezzare al meglio. Proprio nelle sollecitazioni estreme e continue, la Resolution 8 dà il meglio. La suola in Ahar è stata divisa in due parti, ha un numero di punti di contatto col terreno maggiore, ne conseguono zone pivotali maggiori per cambi di direzione con ritardo zero. Anche perché, come già specificato sopra, proprio a paragone con la Resoluzion 7 il tempo di frenata è ridotto.  

A livello di comfort il sistema Gel è la solita garanzia. L’inserto in FlyFloam nell’intersuola è un materiale leggero e aiuta a migliorare la stabilità insieme alla tecnologia Dynawall, visibile esternamente (specie nel modello chiaro della scarpa) e che riveste la scarpa dalla punta al tacco. Uno dei fattori sui quali Asics ha lavorato molto dopo i feedback sulla verisone 7 di questo modello è proprio la stabilità: con la Resolution 8 il problema è stato decisamente risolto. La scarpa forma una sorta di unicum con il piede, comodità, sicurezza e stabilità sono ai massimi livelli.  

Conclusione

Siamo rimasti veramente impressionati dalla qualità di questa versione della Resolution. È senza dubbio una delle top choice del 2020, anche dal punto di vista estetico.

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String Project Armour, la scelta agonistica per il controllo di palla

Recensione e test della corda String Project Armour, la scelta degli agonisti che non vogliono rinunciare alla morbidezza e al confort di gioco

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Corde morbidi, che non affaticano il braccio e che richiedono tensioni basse per rendere al meglio specie in termini di potenza. Ognuno può trovare la corda più giusta per il proprio gioco in casa String Project, sempre conservando però le caratteristiche di comfort di gioco e tutela del braccio. La Armour è la corda più “dura” del roster, quella che è più orientata al controllo di palla e che quindi si rivolge a quel giocatore che vuole conservare nella corda tutte quelle prerogative chiave del brand, morbidezza, elasticità, comfort di gioco, focalizzandosi però sull’aspetto del controllo dei propri colpi. Armour esiste in due versioni, con calibro 1,25 millimetri e anche una versione da 1,32 millimetri, indicata per gli “spaccacorde”, e cioè per quei giocatori che non hanno problemi nel generare swing decisi e che cercano una corda ancora più dura del normale.

In campo

Il calibro da 1,25 quello più comune per l’agonista che deve cercare un delicato equilibrio fra caratteristiche di durata, tenuta di tensione, prestazioni e comfort di gioco. Armour è la corda più agonistica di String Project, e in campo ci ritroviamo subito con la descrizione della casa madre: lo snap back (il tempo in cui le corde tornano alla posizione iniziale dopo l’impatto) è buono, gli impatti con la palla nei colpi da fondocampo sono decisi, c’è ottima connessione con la palla che segue con precisione le indicazioni dello swing. Il controllo quindi, questa è la caratteristica principale della Armour, specie rispetto alla Armour Soft, una sorta di versione depotenziata, più morbida, per quei giocatori da club (magari di categoria over) in cerca di una corda dal grande potenziale ma che non stressi troppo il braccio.

A livello di caratteristiche ricorda un po’ la Magic (per lo snap back) ma riesce a essere molto performante anche a livello di rotazioni generate, e qui il rimando è d’obbligo alla Hexa, la soluzione String Project indicata a chi cerca spin. Armour è più consistente agli impatti rispetto alle due, si percepisce nel palleggio ma anche nei colpi di volo come gli impatti siano decisi, stabili, come come ci si aspetterebbe da una corda molto ben solida. La potenza non è molta, ma questo non ci sorprende. Abbiamo sul telaio una corda che è indicata per chi è capace di colpire con decisione la pallina, non per chi ha swing ancora incerti e discontinui. Anche qui, come consigliato, si lasciano preferire tensioni basse, come durata siamo vicino alle 10 ore di gioco, a seconda del livello ovviamente.

 

Conclusioni

Armour si rivolge a quel tennista agonista, inteso come giocatore in campo molto di frequente, che cerca una corda con grande controllo di palla. I giocatori che colpiscono la palla con decisione e che soprattutto non hanno problemi nel generare velocità di palla e che cercano una corda che valorizzi il controllo più dello spin o della “potenza gratuita” possono trovare in questa Armour un’ottima alleata per le prestazioni in campo.

Le corde sono state testate su:

  • Donnay Formula Unibody (16×19) – tensione 21/22Kg
  • Wilson Blade 98 v7 (16×19) – tensione 22/23Kg
  • Donnay Pro One Unibody (16×19) – tensione 21/22Kg
  • Toalson S-Mach 310 gr (16×19) – tensione 21/22 Kg

www.stringproject.com

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String Projeck Keen, la corda gentile per il massimo del feeling

La corda String Project Keen è la soluzione ideale per quei giocatori in cerca del massimo feeling con la palla durante gli impatti

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La corda Keen di String Project, un marchio che sta prendendo sempre più spazio nei circoli tennis italiani come scelta dei giocatori, è il monofilamento più sottile dell’azienda. È disponibile nei calibiri 1,13 e 1,18 millimetri, ma sgombriamo subito il campo da equivoci: il piccolo calibro di questo corda non vuol dire che sia poco resistente. Keen mescola infatti ben cinque materiali a livello di composizione e il risultato finale è una corda solida, resistente quindi, ma che nasce per esaltare il feeling di gioco, e cioè il contatto con la palla durante gli impatti. Keen vuole rimanere morbida in ogni circostanza, ed è per questo che ha ridotto il calibro così da sentire quanto più possibile il contatto con la pallina. Vien da sé che una corda del genere si rivolge principalmente come partner di una racchetta votata al controllo di palla, sebbene la casa dichiari di non essere avara né di potenza né di rotazioni. La corda è colorata di un blu molto acceso, una soluzione aggressiva che si sposa benissimo con telai scuri.

In campo

La corda si fa sentire subito per le ottime qualità di tocco, e cioè di contatto con la palla durante gli impatti. Bastano pochi minuti di gioco per avere subito le prime sensazioni positive: la morbidezza degli impatti unita alla sensazione di avere il pieno controllo di palla è subito il primo risultato. Su un telaio molto orientato al controllo di palla come la Wilson Blade, la corda rende molto meglio rispetto a modelli profile. Sulla Donnay Pro One 2020, il telaio di Donnay che si rivolge a giocatori avanzati per offrire il massimo del comfort, forma un’ottima accoppiata esaltando ancora di più le doti di morbidezza del telaio. La forma della corda è tonda, sempre in ottica di premiare il feeling con la palla, che in effetti è morbido, come se fosse soffuso. La palla esce in maniera molto pulita dal piatto corde e la sensazione è veramente di un dwell time – il tempo di durata dell’impatto corde/palla – prolungato, piacevole sempre e in ogni circostanza, sia che si colpisca un backspin di rovescio in maniera delicata sia che si cerchi la soluzione piatta o il dritto arrotato. Specie con telai dal profilo classico (Pro One, Blade, Vcore), il match con questa Keen risulta azzeccatissimo. Il piccolo calibro funziona meglio con tensioni basse ma anche qui il consiglio è sempre quello di trovare la tensione giusta a seconda del telaio che si adopera. Sulla Blade siamo scesi di qualche chilo rispetto ai 23/24 canonici e con una tensione di 21/22Kg abbiamo avuto il feeling migliore. Mai però c’è stata la sensazione di impatti duri con tutti i telai oggetto del test. Prerogativa di String Project è infatti quello di produrre corde Arm Friendly, amiche del braccio, e anche la Keen non fa eccezione. Da fondo campo, specie su telai dal profilo fisso, la palla finisce dove vogliamo con ottimo comfort di gioco; non trascurabile anche la quantità di spin che questa Keen riesce a facilitare, ma di certo non c’è lo spin di una corda che nasce per le rotazioni (per quello c’è già la soluzione in casa: String Project Hexa). E quindi le rotazioni di copertura per la profondità dei colpi sono la soluzione migliore, così come lo slice in battuta e il colpo piatto, sia al volo che di rimbalzo, decisamente la soluzione migliore con la Keen.

Conclusioni

Un prodotto che ha nel feeling con la palla la sua caratteristica principe, che mantiene molto bene la tensione e che risulta anche potente, buona la resa anche sulle rotazioni, Keen è decisamente una scelta da tenere in considerazioni se si gioca con una racchetta esigente e che quindi abbisogna di una corda morbida per bilanciare la durezza del telaio.

 

 Le corde sono state testate su:

  • Donnay Formula (16×19), calibro 1,18 – tensione 21/22Kg
  • Wilson Blade 98 v7 (16×19), calibro 1,18 – tensione 22/23Kg
  • Donnay Pro One (16×19), calibro 1,18 – tensione 21/22Kg
  • Yonex Vcore 97 310 gr (16×19), calibro 1,18 – tensione 20/21 Kg

www.stringproject.com

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Dunlop FX 500 LS, una potenza che puoi sentire

Test in campo della FX 500 LS di Dunlop, il modello della linea FX 500 che coniuga al meglio potenza e controllo, una scelta top fra i modelli pesanti 285 grammi

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Sono ben cinque i modelli della nuova linea LS di Dunlop, un brand sempre più in rilancio nel tennis grazie agli investimenti dei giapponesi Sumitono. Una sintesi brutale tanto efficace: se la linea CX è quella deputata a soddisfare le esigenze dei tennisti in cerca di controllo di palla, questa linea FX è destinata invece a chi è in cerca di potenza.

“Power you can feel” è il motto, e cioè una potenza che potete sentire giocando con questa serie FX, che mira a intaccare quel segmento di mercato dominato dalla Babolat Pure Drive, e cioè una racchetta capace di soddisfare tutte le esigenze del tennista medio, quello che cerca un telaio dalla buona potenza gratuita e capace di avere un buon controllo, poche vibrazioni in ritorno dagli impatti e una maneggevolezza efficace per il gioco di volo. Proprio per questo la linea FX è presentata in svariati modelli, dal più “agonistico” piatto 98 pollici pesante 305 grammi senza corde al “padellone” di 107 pollici pesante 265 grammi, ideale per i giocatori un po’ agée.

Esteticamente, la linea FX si presenta con una colorazione che ha nel nero il predominio, con un blu chiaro a sposarsi perfettamente in una estetica aggressiva. A livello di tecnologie utilizzate troviamo la Flex Touch Resin, materiale inserito nella zona degli steli che incrementa la flessione del telaio e l’assorbimento delle vibrazioni, il Power Boost Grove che situato sotto i grommet aiuta gli spostamenti delle corde per facilitare la spinta della palla, il sistema Power Grid Stringh Tech, e cioè lo schema d’incordatura che prevede una zona più fitta in prossimità del centro e più rada nella parte superiore del piatto corde, zona di frequente impatto da parte dei giocatori moderni.

 

La versione LS oggetto di questo test è quella pesante 285 grammi, il modello della serie FX che meglio degli altri riesce a coniugare le doti di potenza e controllo (“feeling”) che Dunlop cerca con questa serie di racchette, e quindi quella che dovrebbe diventare il best seller della linea assieme al modello pesante 205 grammi piatto 98, quello indicato per i giocatori più sicuri dei propri colpi. accentua ancora di più le doti di maneggevolezza.

FX 500 LS, caratteristiche:

Schema incordatura 16X19
Peso 285 grammi
Piatto corde 100 pollici
Profilo 23-26-23
Bilanciamento 32 cm
Rigidità RA 71
Lunghezza 68,6 cm

In campo

Abituati a maneggiare pesi ben maggiori, e quindi a ottenere velocità di palla consistenti a seguito di swing assestati e decisi, ci ha impressionato rapidamente la “potenza gratuita” di questo telaio: la palla fila via rapidamente, esce molto bene dal piatto corde tanto che non sembra di avere in mano un telaio pesante 285 grammi.

Non è una racchetta che nasce per facilitare lo spin questa FX 500, e infatti le soluzioni migliori sono quelle nel quale il topspin è limitato alla chiusura del colpo per controllarne la profondità da fondo campo. Si può lavorare per accentuare la possibilità di ottenere più spin a livello di scelta delle corde. Esce molto bene però la palla con il backspin: tagliandola sotto con il rovescio il colpo rimane lungo con poca fatica.

Dopo svariate ore di gioco emerge l’ottimo bilanciamento fra potenza e controllo con poco spin. Si tratta di una racchetta che rimane ovviamente leggera in braccio e quindi molto maneggevole nel gioco di volo, dove gli impatti sono decisi e in tutta l’ampiezza del piatto corde, merito anche del sistema d’incordatura che differenzia la larghezza delle maglie nelle varie zone del piatto, una racchetta che non rimane né troppo leggera né troppo pesante e che negli impatti al volo lascia sempre una sensazione di solidità del telaio.  Anche nei colpi sopra la testa, tanto negli smash quanto nel servizio, la FX LS si fa notare per le caratteristiche principali: potenza e controllo, che ritroviamo anche quando impattiamo al servizio. Meglio le soluzioni slice che quelle con il kick, che va accentuato molto in fase di gesto. Altro pregio: anche non centrando perfettamente la palla nello sweet pot, il risultato in uscita è notevole.

Conclusioni

La linea FX di Dunlop è, in generale, perfetta per i giocatori intermedi, che possono trovare la versione più adatta alle loro esigenze scegliendo dall’ampia gamma di modelli proposti. Gli agonisti potranno avere nella FX 500 la compagna perfetta per un gioco più pressante da fondo campo, chi vuole 20 grammi in meno da reggere in braccio sposerà la scelta della versione LS, un ottimo compromesso di potenza e controllo con un peso sui 300 grammi che esalta le doti di maneggevolezza e che non stanca il braccio neanche dopo due ore di gioco.

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