Evans snobba l'Olimpiade: "In quel periodo ci sono buoni tornei"

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Evans snobba l’Olimpiade: “In quel periodo ci sono buoni tornei”

Il numero uno di Gran Bretagna fa sapere di volersi concentrare sulla stagione del cemento americano. “I Giochi sono diversi da Davis e ATP Cup”

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Dan Evans - Davis Cup Finals 2019 a Madrid (via twitter, @the_LTA)

Ha fatto notizia in Gran Bretagna l’esplicita intenzione di Daniel Evans di rinunciare all’Olimpiade di Tokyo. Il numero 32 del mondo – che ha salutato l’Australian Open al secondo turno, perdendo in tre set dal giapponese Nishioka – ha annunciato infatti di volersi concentrare sulla stagione del cemento americano. “Non sono sicuro di voler andare a Tokyo“, è il suo pensiero raccolto a Melbourne dai media britannici. Con l’aggiunta di una particolare teoria: “Credo sia doveroso rappresentare il proprio Paese in Davis, in FED Cup o nella nuova ATP Cup, ma l’Olimpiade per me è un evento individuale“. Il torneo a cinque cerchi, lo ricordiamo, è in programma dal 24 luglio al 9 agosto e non mette in palio un prize money o punti validi per la classifica.

Il 29enne di Birmingham sembrava aver buttato via definitivamente la carriera, facendosi squalificare nel 2017 per uso di cocaina. Poi ha saputo riabilitarsi, diventando l’attuale numero uno di Gran Bretagna. Complici i guai di Sir Andy. “In quello stesso periodo della prossima estate ci saranno buoni tornei in cui andare a giocare – ha dichiarato -, devo pensare prima a me stesso“. Dando un’occhiata all’agenda, il riferimento potrebbe essere a Los Cabos e Atlanta, che precedono l’ATP 500 di Washington il cui inizio è programmato subito dopo la finale del torneo olimpico. Dal 2009, Evans ha collezionato 25 presenze in Davis con la Gran Bretagna, partecipando (ma non tra i finalisti) alla cavalcata vincente del 2015. Di recente, in assenza di Andy Murray, ha recitato da protagonista sia alle Davis Cup Finals di Madrid (KO in semifinale contro la Spagna di Nadal) sia in ATP Cup (tre vittorie in singolare su quattro incontri, Team GB eliminato ai quarti dall’Australia padrona di casa).

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Hai sempre sognato di mandare un SMS a Sharapova? Ora puoi

Dopo il successo della video-chiamata con i suoi fan, Maria mette a disposizione un numero cellulare dove mandarle direttamente dei messaggi: “Scrivetemi!”

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Poco più di un mese è passato dal ritiro dal tennis professionistico di Maria Sharapova – evento ormai sommerso da notizie ben più sconvolgenti – ma questo breve lasso di tempo ovviamente non ha intaccato la fama della campionessa Slam che continua ad essere seguita in ogni sua attività da milioni di fan. In segno di gratitudine, Masha non perde mai l’occasione per dimostrare la vicinanza al suo pubblico, nonostante i commenti delle sue colleghe l’abbiano sempre dipinta come una persona fredda e altezzosa, e in questo periodo di isolamento lo strumento più facile da usare per far ciò è ovviamente il computer.

La settimana scorsa Maria aveva organizzato una video-chiamata con i suoi fan e 150 persone avevano risposto all’appello avendo la possibilità di parlarle direttamente per due ore. Adesso invece, sull’onda dell’entusiasmo scaturito da quel pomeriggio passato in compagnia virtuale, la diretta interessata ha escogitato un altro metodo per restare vicina ai suoi tifosi. L’ex numero 1 del mondo ha pubblicato online un numero di telefono sul quale sarà possibile inviarle dei messaggi per “dirmi come state, farmi delle domande, o semplicemente salutarmi. Sono ben accette anche delle fantastiche ricette”. Insomma, Maria avrà sì lasciato il mondo del tennis, ma per fortuna la sua personalità esuberante non se n’è certo andata.

 

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Sinner e Piatti da Montemagno. Jannik ammette: “In campo faccio quello che mi sento”

Vi proponiamo la lunga intervista di Marco Montemagno alla giovane promessa altoatesina e al suo coach: “Jannik deve crescere e migliorare molto”

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La pausa forzata a causa del Coronavirus molti la stanno vivendo come un’occasione per tornare ad allenarsi fisicamente e restare in salute. Se però il tuo lavoro consiste già nel prenderti cura del tuo corpo, questo periodo lo si può utilizzare per ampliare le proprie conoscenze, o meglio ancora far ampliare la conoscenza che gli altri hanno di te. Questa è stata la scelta di Jannik Sinner e il suo coach Riccardo Piatti, che si sono fatti intervistare da una personalità totalmente estranea al mondo del tennis: Marco Montemagno (che in passato aveva intervistato anche Andrea Gaudenzi) Il 47enne residente a Brighton è un imprenditore media, intervistatore e public speaker con oltre 2 milioni di follower sui social, e nei suoi video pubblicati su Youtube si occupa principalmente di business e mondo digitale. La lunga intervista che ne è venuta fuori ha abbracciato tutti i temi principali della vita di un tennista.

Il giovane altoatesino ha preferito passare l’isolamento fuori dall’Italia, spiegando che sia lui che il suo team sono a Monaco, “in quarantena, con le stesse regole che ci sono in Italia. Sono in casa e mi sto concentrando tanto sul lavoro atletico. Facciamo quello che possiamo, ogni tanto come Roger, gioco contro il muro. Tenersi in forma è fondamentale. Noi giocatori giovani possiamo vivere questo come un momento in cui migliorare”.

Piatti ha poi aggiunto: “I giocatori, durante questo stop si dividono in tre fasce: i giovani lo possono vedere come una possibilità di crescita; i giocatori di livello intermedio possono perdere un po’ la motivazione in assenza dei tornei; i grandi come Federer, Nadal e Djokovic hanno l’esperienza per poter tornare al massimo. Per quanto riguarda Jannik, ho cercato di riempirgli la giornata, uno come lui è difficile da tener fermo, ha bisogno di muoversi. Il preparatore atletico sta nell’appartamento vicino al suo e ogni tanto ci vediamo in modo che lui possa continuare la sua preparazione. Deve crescere e migliorare molto: si può vedere che il fisico sta crescendo, i suoi pettorali stanno aumentando”.

 

Sinner comunque riesce a trovare qualcosa di positivo anche nel suo fisico “minuto” e lo vede come una fortuna dato che “in passato questo mi ha costretto ad imparare a giocare bene a tennis per poter vincere. Gli altri potevano contare sul gioco fisico, io dovevo trovare un’altra soluzione ed era quella di rubare il tempo, entrare sulla palla”. Per quanto riguarda la preparazione, Jannik ha poi ammesso: “Sono uno molto pignolo, non è sempre facile lavorare con me. In campo, cerco di ascoltare i suggerimenti, ma faccio sempre quello che mi sento. Mi danno molte informazioni, ma poi devo essere intelligente e non concentrarmi su quei dati perdendo tutto il resto”.

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Accadde Oggi

Accadde Oggi: un eroico Jim Courier trascina gli USA in Coppa Davis

In uno dei weekend di Coppa Davis più emozionanti di sempre, Jim Courier, numero 54 del mondo, resta in campo 8 ore per battere prima Tim Henman e poi Greg Rusedski nel singolare decisivo

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L’edizione del 1999 della Coppa Davis non è come tutte le altre: è l’edizione del centenario e il primo turno mette di fronte Gran Bretagna e Stati Uniti a Birmingham, si gioca in condizioni indoor. I padroni di casa si presentano con la formazione migliore formata da Tim Henman e Greg Rusedski mentre gli americani devono fare a meno di Pete Sampras e Andre Agassi e schierano in singolare Todd Martin e Jim Courier, quest’ultimo sceso al numero 54 delle classifiche mondiali. E proprio Courier firma una delle più straordinarie imprese della carriera vincendo in 5 set entrambi i singolari, incluso l’ultimo decisivo sul 2-2 contro Rusedski. Complessivamente rimane in campo per 7 ore e 58 minuti per portare i due punti agli USA.

Questi i risultati dei due match:

Venerdì 2 aprile 1999 – primo singolare
J. Courier b. T. Henman 7-6(2) 2-6 7-6(3) 6-7(10) 7-5

Domenica 4 aprile 1999 – singolare decisivo
J. Courier b. G. Rusedski 6-4 6-7(3) 6-3 1-6 8-6

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