Australian Open, il punto sugli ottavi. Stati Uniti a quota quattro, due gli esordienti

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Australian Open, il punto sugli ottavi. Stati Uniti a quota quattro, due gli esordienti

In Australia gli ottavi di finale sono serviti: ecco una panoramica geo-anagrafica dei protagonisti maschili e femminili. Comandano gli Stati Uniti con tre donne e un maschietto

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Ons Jabeur - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

A Melbourne sta per chiudersi la prima settimana del primo Slam stagionale e i tabelloni maschili e femminili si sono allineati al quarto turno. Se tutti i sedici tennisti ancora in gioco avevano già raggiunto gli ottavi almeno una volta nei tornei major, tra le donne ci sono due esordienti che rispondono ai nomi di Maria Sakkari e Ons Jabeur.

Nel tabellone femminile sono 12 le teste di serie in corsa (una in meno della passata edizione) e soltanto gli Stati Uniti possono vantare più di una rappresentante al quarto turno; sono in tre, comunque in calo rispetto al 2019 quando erano addirittura in cinque, ma nessuna di loro ce l’ha fatta a ripetersi quest’anno. Quest’anno è il turno di Riske, Kenin e Gauff, tutte all’esordio agli ottavi qui in Australia.

Le altre contendenti provengono da Cina, Grecia Tunisia, Australia, Estonia, Rep.Ceca, Russia, Germania, Romania, Belgio, Polonia, Olanda e Spagna; in calo troviamo la Rep. Ceca e la Russia dove pesano le assenze di Pliskova e Sharapova. Anagraficamente, osserviamo che l’età media è di 25.1 e a tenerla così bassa contribuisce soprattutto il duo a stelle e strisce composto da Gauff, 15 anni, e Kenin, 21, che si affronteranno proprio l’una contro l’altra nel prossimo turno, oltre alla 18enne polacca Iga Swiatek che giocherà il secondo ottavo negli ultimi quattro Slam disputati (ci era riuscita anche a Parigi).

 

[1] Barty vs [18] Riske
[22] Sakkari vs [7] Kvitova
Gauff vs [14] Kenin
Jabeur vs [27] Q. Wang

[28] Kontaveit vs Swiatek
[16] Mertens vs [4] Halep
Muguruza vs [9] Bertens
[17] Kerber vs [30] Pavlyuchenkova

La cinese Qiang Wang prosegue la sua striscia positiva negli Slam e dopo aver raggiunto per la prima volta i quarti a New York lo scorso agosto, ottiene il suo miglior piazzamento anche in Australia (primo ottavo a Melbourne). A raggiungere lo stesso risultato qui per la prima volta troviamo anche l’olandese Kiki Bertens, che forse in carriera si è svegliata un po’ tardi ma ora sta cercando di recuperare il tempo perduto.

IL TABELLONE MASCHILE – Spostandoci tra gli uomini invece le uniche due nazioni ad avere due rappresentanti sono la Svizzera e la Russia (entrambe in miglioramento rispetto allo scorso anno). Gli altri dodici sono un tedesco, un australiano, uno spagnolo, un austriaco, un francese, un italiano, uno statunitense, un ungherese, un canadese, un croato, un serbo e un argentino. Scende la Croazia che lo scorso anno oltre a Cilic poteva contare anche su Coric, e soprattutto la Spagna che nel 2019 ha potuto vantare tre giocatori agli ottavi: Nadal, Bautista e Carreno-Busta, quest’ultimo eliminato proprio da Nadal.

L’età media tra gli uomini è parecchio più alta – 28.7 – con ben sette giocatori su sedici oltre i 30 anni. Più esperienza vuol dire anche più teste di serie rispetto alle donne: sono in 13 infatti ad essere arrivati fino agli ottavi (comunque una in meno rispetto al 2019). Fucsovics e Sandgren sono i meno avvezzi a questi tipi di palcoscenici ma hanno una particolare predilezione per questo torneo, dove vantano il miglior risultato Slam della carriera: l’ungherese aveva raggiunto gli ottavi a Melbourne nel 2018 (sconfitto da Federer) mentre Sandgren, sempre quell’anno, aveva fatto ancora meglio raggiungendo i quarti dopo aver battuto Thiem. Ci auguriamo che Fognini, il suo prossimo avversario, possa impedirgli questa volta di ripetersi.

[1] Nadal vs [23] Kyrgios
[10] Monfils vs [5] Thiem
[4] Medvedev vs [15] Wawrinka
[17] Rublev vs [7] A. Zverev

Sandgren vs [12] Fognini
[3] Federer vs Fucsovics
[32] Raonic vs Cilic
[2] Djokovic vs [14] Schwartzman

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Il piccolo Borg subito fuori a Bergamo: “Papà? Non ho mai visto una sua partita”

Una sconfitta contro Tseng segna l’esordio tra i professionisti di Leo Borg, figlio di Bjorn: “Mi ha detto di godermi l’attimo e divertirmi”. Vanni e Arnaboldi agli ottavi, eliminati Ocleppo e Vavassori. Mezzanotte di fuoco per Giustino

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Leo Borg - ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

Giornalisti. Telecamere. Troupe televisive. Elettricità nell’aria. Curiosità. Può bastare un cognome per scatenare tutto questo? Certo, se il soggetto in questione è Leo Borg, figlio del mitico Bjorn, vincitore di undici Slam tra gli anni 70 e 80, uno dei più grandi tennisti di sempre, un’icona, un idolo, un punto di riferimento per varie generazioni. Leo Borg non dimenticherà il Challenger di Bergamo (46.600€, Greenset), teatro del suo primo match da professionista, ancora prima di frequentare le forche caudine del circuito ITF, che peraltro diventeranno il suo habitat nei prossimi mesi. La permanenza agonistica di Leo al Pala Agnelli è durata 45 minuti, il tempo di incassare un severo 6-3 6-1 da Chun-Hsin Tseng, detto “Jason”, due anni più grande di lui ma già con notevole esperienza. Col suo pressing da fondo, un tennis ad alta intensità, il taiwanese ha soffocato le trame tutto sommato semplici di Borg, la cui gestualità ricorda quella del padre soltanto nelle fantasie degli appassionati meno giovani. Al contrario, la somiglianza fisica è impressionante. Osservandolo da vicino, si intuisce come mai lo abbiano scritturato per impersonare il padre nel film-cult “Borg vs. McEnroe”.

Il piccolo Borg gioca bene, è legittimo aspettarsi una discreta carriera. Fino a dove, non si sa. “Mi piacerebbe diventare numero 1” ha sussurrato nelle risposte-standard confezionate ai giornalisti nella conferenza stampa organizzata nella pancia del Pala Agnelli. Fatto inusuale per un ATP Challenger, necessario se il soggetto in questione – appunto – si chiama Borg. Leo compirà 17 anni il prossimo 15 maggio, ma è già abituato all’interesse di pubblico e appassionati. Nei suoi occhi di ghiaccio non brilla la luce della curiosità, semmai c’è la consapevolezza che questa routine durerà per tutta la carriera. E allora tanto vale abituarsi. Senza neanche passare dagli spogliatoi, giusto il tempo di cambiarsi la maglia e fare un paio di foto con due giovani raccattapalle, eccolo in mezzo a taccuini e telecamere. “È stata un’esperienza molto positiva, mi sono divertito e me la sono goduta. È stata una buona performance” ha detto, alludendo soprattutto al primo set, in cui un solo break ha fatto la differenza. Nel secondo, Tseng gli è scappato via.

PAPÀ? NON L’HO MAI VISTO GIOCARE” – “All’inizio è stato un po’ difficile gestire i paragoni con mio padre, ma adesso è tutto ok” dice, come a sviare qualsiasi discorso riguardante il papà-campione. “Certo che abbiamo parlato prima di questa partita – continua – mi ha detto di godermi l’attimo, di divertirmi e non pensare alla vittoria o alla sconfitta. Che poi sono i consigli di sempre, di un padre che sta a debita distanza da un progetto tecnico che trova sfogo presso la KLTK Academy di Stoccolma, laddove si trova la mitica Kungliga Tennishallen, storico impianto laddove papà si è imposto nel 1980. In Svezia è seguito da Rickard Billing, mentre in giro per il mondo c’è lo sguardo rassicurante di Marios Dimakos, tecnico greco dall’aspetto mite, empatico. Lo protegge senza opprimerlo, sembra davvero la persona giusta per accompagnarlo. 

Adesso torneranno in Svezia, poi di nuovo da queste parti per giocare un altro Challenger, a Pau, laddove usufruirà di una seconda wild card. “Credo che nel 2020 combinerò l’attività junior e professionistica. Tornerò a giocare tornei giovanili, ma spero di fare anche qualche punto ATP, giocando nei tornei Challenger e negli ITF. Quando gli si chiede cosa ha imparato da questa esperienza, risponde sicuro: “Che non sono troppo distante da questo livello”. Avrà tante altre occasioni, anche se non sembra baciato da chissà quale talento. Di lui colpisce la freddezza, una maturità inusuale per un ragazzo della sua età. Il ghiaccio si scioglie appena quando gli fanno il nome della madre, Patricia Ostfield, che – dice la leggenda – si mise a piangere quando Leo decise di giocare a tennis. “Avevo 6 anni, sinceramente non ricordo – dice, con l’occhio finalmente vispo – però adesso è super-contenta di quello che faccio e mi ripete di divertirmi”.

Leo Borg – ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

Quanto al padre, sostiene di non averlo mai visto giocare. In tutta la mia vita non è mai capitato di cercarlo su Youtube o rivedere una sua vecchia partita. Al contrario, non ha dubbi nell’individuare il suo idolo in Rafael Nadal, per lo spirito con cui scende in campo e “la capacità di combattere su ogni palla”. All’inizio sembrava un po’ scocciato all’idea di rispondere a tante domande, ma col passare dei minuti si è sciolto, sia pur rifugiandosi sui 2-3 concetti che ripete più volte, figli del desiderio di non fornire assist per approfondimenti e domande più o meno imbarazzanti. Ci vorranno ancora parecchi anni prima che possa abbassare le difese. Probabilmente dovrà rendersi conto quali sono i suoi limiti. Per ora è giusto che continui a sognare.

FIGLI D’ARTE KO: ELIMINATO ANCHE OCLEPPO – A proposito di figli d’arte, nell’immediato c’erano più aspettative per Julian Ocleppo, figlio di Gianni, ex numero 30 ATP, che peraltro ha affrontato due volte Bjorn Borg nel circuito (Amburgo 1979 e Milano 1981, sempre mettendolo in difficoltà). Reduce dal miglior risultato in carriera, la semifinale al Challenger di Bangalore, il piemontese si è arreso al ceco Pavel Nejedly in una brutta partita, figlia del lungo viaggio dall’India. Troppi errori e una condotta tattica non troppo lucida, almeno nel primo set, hanno infiocchettato il 6-2 6-4 per Nejedly (che aveva perso nelle qualificazioni ed era stato ripescato grazie al forfait di Nedovyesov). Sotto 6-2 e 3-0, con due break di svantaggio, Ocleppo capiva che il ceco faticava al momento di spingere con il dritto. Recuperava fino al 3-3, poi però perdeva il servizio per la quinta volta e non c’era più spazio per recuperare. Peccato, perché Ocleppo avrebbe avuto le qualità per andare avanti. 

Chi ha già centrato un posto negli ottavi è Luca Vanni: confermando le buone sensazioni della prima giornata, ha tenuto a distanza il talentuoso Tristane Lamasine, semifinalista nel 2019. Vanni è stato impeccabile fino al 6-3 4-2, poi ha cancellato l’unico momento di distrazione (controbreak e aggancio sul 4-4), infilando l’allungo decisivo che gli garantisce un giorno di riposo prima di sfidare il vincente di Galovic-Couacaud. È terminata l’avventura di Andrea Vavassori: alla seconda maratona consecutiva, il torinese si è arreso a un giocatore fresco ed esplosivo come il ceco Zdenek Kolar: un break al terzo game del set decisivo gli era fatale, ma i rimpianti sono soprattutto per il primo set: Vavassori aveva servito sul 5-4 e si era trovato a due punti dal set, ma non è riuscito a chiudere. Lo sforzo per rimettere in sesto la partita, poi, gli è costato nel terzo. Il tennis di Vavassori è molto elegante ma dispendioso, inoltre manca di un pizzico di “punch” da fondocampo. Quando si trova a palleggiare, è spesso costretto sulla difensiva. Negli ottavi, dunque, ci va Kolar.  

Manco a farlo apposta, la seconda giornata è terminata allo stesso orario del giorno precedente: le 23.49. Nessuno l’avrebbe immaginato, quando Lorenzo Giustino e Nino Serdarusic sono scesi in campo qualche minuto prima delle 21. Invece è venuta fuori una battaglia furibonda, vinta al fotofinish dall’azzurro col punteggio di 6-7 6-3 7-6, un’altalena di emozioni comprensiva di quattro matchpoint annullati da Giustino, che ha preservato in extremis lo status di prima testa di serie. I circa 200 spettatori rimasti fino all’ultimo sono tornati a casa soddisfatti, poiché hanno assistito a scambi al fulmicotone e tante soluzioni interessanti. Davvero un bello spettacolo, grazie ai campi in Greenset che hanno reso ancora più giocabile il fondo del Pala Agnelli. Giustino ha perso un primo set infinito, in cui aveva recuperato un break di svantaggio e vinto un game-maratona di 18 punti, seguito da un tie-break in cui ha sciupato tre setpoint.

Lorenzo Giustino – ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

Il secondo filava via liscio, mentre il terzo era una battaglia: forte della sua potenza, Serdarusic cercava di comandare con il dritto, mentre Giustino (i cui fondamentali sono decisamente più equilibrati) gli cercava il rovescio, accettando un match di corsa e sacrificio. Si arrivava al 6-5 Serdarusic, quando l’italiano gli annullava un primo matchpoint con un passante di rovescio al termine di uno scambio di oltre 20 colpi. Il tie-break era ancora più emozionante: avanti 3-1, Giustino commetteva due gravi ingenuità che regalavano il sorpasso a Serdarusic, accompagnato a Bergamo da Goran Prpic, ex grande giocatore croato degli anni 80-90. Sul 6-4, il croato aveva due matchpoint consecutivi. Nel momento del bisogno, Giustino alzava il livello e se la cavava per un soffio (un pizzico di fortuna sul punto del 6-6, con un pallonetto di Serdaruric fuori di pochi centimetri), poi intascava gli ultimi tre punti e tirava un bel sospiro di sollievo. Negli ottavi, giovedì, sfiderà il giovane francese Hugo Gaston, classe 2000. 

In precedenza, aveva dato una gioia al pubblico il lombardo Andrea Arnaboldi. Nell’ultimo match della sessione pomeridiana, ha superato in rimonta il temibile Constant Lestienne, che un paio d’anni fa gli aveva dato una delle più grandi delusioni della sua carriera, battendolo nell’ultimo atto a Portorose (fino a oggi, unica finale Challenger per “Arna”). Lestienne gioca un tennis strano, inusuale, in cui alterna palle potenti e colpi senza peso, con rotazioni atipiche e improvvise palle corte. È difficile trovare il giusto ritmo contro di lui, anche se non è dotato di particolare potenza. Arnaboldi ha avuto bisogno di un set per prendere le misure, poi ha trovato il suo miglior tennis in svantaggio di un set e un break. A quel punto ha intascato cinque giochi di fila, peraltro con una serie di giocate molto spettacolari. 

 
Andrea Arnaboldi – ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

È stato un match ad alto tasso tecnico, lontano dai ritmi forsennati del power-tennis odierno. Un Arnaboldi in gran spolvero volava sul 4-1, poi bastava un attimo di deconcentrazione per rimettere in partita il francese. Sulla palla break, il giudice di sedia Nicholas Stellabotte dava per buona una risposta di Lestienne, valutata “out” da Arnaboldi. L’azzurro la prendeva malissimo, ma era eccezionale nel rimanere concentrato e strappare ancora una volta il servizio a Lestienne. Il matchpoint, chiuso da una volèe a campo aperto dopo uno scambio infinito, profumava di liberazione. Per un posto nei quarti se la vedrà con Zdenek Kolar, giustiziere di Vavassori. Tra i due non ci sono precedenti.

Ufficio stampa ATP Challenger Bergamo

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ATP Delray Beach: forfait per Kyrgios ed Edmund, Sock torna alla vittoria

Un infortunio al polso destro ferma l’australiano, influenza per il britannico. Sock ritrova il successo contro Albot e chiude il lacrime

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Jack Sock - Delray Beach Open 2020 (foto Twitter @DelrayBeachOpen)

Forfait pesanti quelli che hanno colpito il Delray Beach Open by Vitacost.com nella giornata di martedì. La testa di serie n.1, Nick Kyrgios, ha dovuto rinunciare al torneo a causa di un infortunio al polso destro. La rinuncia è arrivata poco prima del suo debutto contro il suo grande amico Tommy Paul, che ha così finito per affrontare e battere il lucky loser venezuelano Daniel Elahi Galan.

Ritiro anche per Kyle Edmund, recente vincitore del New York Open, al quale un attacco influenzale ha impedito di scendere in campo, permettendo così al lucky loser Denis Istomin di affrontare la testa di serie n.2 Milos Raonic, racimolando però la miseria di quattro giochi. Ricordiamo che lunedì si erano già ritirati il nostro Andreas Seppi e l’americano Tennys Sandgren.

La maggiore sorpresa della giornata è stata l’eliminazione della testa di serie n.3, lo statunitense Taylor Fritz, per mano del qualificato britannico Cameron Norrie.

 

Da segnalare infine il ritorno alla vittoria in un match ufficiale di Jack Sock, che non vinceva una partita (se si eccettua il match della Laver Cup contro Fognini) in singolare dal Masters 1000 di Parigi Bercy del 2018 nel quale raggiunse i quarti di finale. Sock, che attualmente non ha ranking ed è entrato nel torneo grazie a una wild card, ha superato in tre set Radu Albot, n. 51 ATP e testa di serie n.8 ma al rientro dopo una serie di infortuni, annullando un match point sul 5-6 del set decisivo e poi dominando il tie-break finale. L’americano, che ha terminato in lacrime la sua prestazione, affronterà al secondo turno il connazionale Steve Johnson.

I risultati completi:

T. Paul b. [LL] D. Galan 6-2 6-4
M. Kecmanovic b. J. Thompson 6-2 0-0 rit.
[6] U. Humbert b. [LL] S. Kozlov 6-7(5) 6-3 6-1
[Q] C. Norrie b. [3] T. Fritz 6-4 6-7(4) 6-4
[Q] N. Rubin b. J. Jung 6-3 4-3 rit.
[4] R. Opelka b. [Q] E. Gulbis 6-7(5) 6-4 7-6(4)
[WC] J. Sock b. [8] R. Albot 3-6 6-3 7-6(2)
S. Johnson b. H. Laaksonen 7-6(5) 6-4
C. Stebe b. [LL] B. Tomic 6-2 3-6 6-2
[2] M. Raonic b. [LL] D. Istomin 6-2 6-2

Il tabellone aggiornato

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Matteo Berrettini si ritira anche da Acapulco

Coach Santopadre tranquillizza: “Siamo vicini alla soluzione”. Resta a rischio la Coppa Davis a Cagliari

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Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Un altro stop sulla strada di Matteo Berrettini, che si è cancellato anche dal torneo ATP 500 di Acapulco in programma dal 24 al 29 febbraio. C’è bisogno ancora di tempo, evidentemente, per recuperare dal guaio fisico – che interessa la zona compresa tra addominali, pube e adduttori come ha spiegato lo stesso Matteo – patito per la prima volta durante le Finals di Coppa Davis e che l’ha costretto a iniziare il 2020 con il freno a mano tirato (l’azzurro ha giocato soltanto due turni all’Australian Open, dove è stato sconfitto da Sandgren).

Matteo ancora arranca un po’, ma è in ripresa – ha confermato a Ubitennis coach Vincenzo Santopadre -, andiamo sempre molto cauti perché il nostro obiettivo è che la stagione possa essere lunga e senza interruzioni dal momento in cui ripartirà. Ci avviciniamo alla soluzione del problema, ma serve attenzione“. Insieme a Berrettini, si è chiamato fuori dal torneo sul cemento messicano anche Lucas Pouille: al loro posto, spazio in main draw al fresco campione di New York Kyle Edmund e a un altro azzurro, Stefano Travaglia.

DAVIS IN DUBBIO – La prudenza esplicitata da Santopadre non è mai mancata nel gestire una problematica che ha complicato il nuovo anno del numero otto del mondo. Berrettini ha annunciato qualche giorno fa il ritiro dal tabellone di Rio, dopo aver saltato anche Buenos Aires e – nei primissimi giorni di gennaio – la ATP Cup. Nella sostanza, sono state cancellate dalla sua programmazione tre settimane di tennis, nelle quali avrebbe potuto accumulare punti in avvicinamento al Sunshine Double. A forte rischio, a questo punto, anche la partecipazione alla sfida di Coppa Davis contro la Corea del Sud in programma a Cagliari il 6 e 7 marzo. Vediamo come procede il recupero“, ha dichiarato nello specifico il tecnico romano. Le probabilità non sembrano altissime, visto che sarebbero gli unici due giorni su terra prima di un mese sul cemento.

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