Australian Open, Zverev non fa sconti nemmeno a Rublev: ancora tre set a zero

ATP

Australian Open, Zverev non fa sconti nemmeno a Rublev: ancora tre set a zero

Inavvicinabile al servizio, Sascha conquista il suo primo quarto a Melbourne. Troverà Stan Wawrinka

Pubblicato

il

Alexander Zverev - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

A. Zverev b. A. Rublev 6-4 6-4 6-4

Si ferma a 15 la striscia di incontri vinti da Andrey Rublev tra la fine della scorsa stagione e lo sfolgorate inizio di 2020. A mettersi di traverso sulla strada di un’imbattibilità iniziata alle Finali della Caja Mágica e proseguita con i titoli di Doha e Adelaide, è arrivato come previsto Alexander Zverev, imponendosi con un triplo 6-4. Sascha era “previsto” nel senso che, seguendo con il dito la sua posizione nel tabellone, si arrivava all’incrocio con il russo. Meno scontato era l’effettivo manifestarsi di Sascha che, invece, si presenta vantando addirittura un percorso netto, come nette sono le sue vittorie nei tre precedenti con Andrey.

A dispetto del freschissimo best ranking di quest’ultimo (n. 16 ATP) e delle mai esaltanti prestazioni Slam dell’odierno avversario, è Zverev a prevalere, guadagnandosi i suoi primi quarti di finale a Melbourne grazie soprattutto a un’impressionante (stavolta in senso positivo) prestazione al servizio, con 9 punti ceduti in un’ora e 37 minuti di duello. Restano, per Rublev, il fantastico inizio di stagione, la consapevolezza del suo livello attuale con una finestra spalancata sul futuro e, forse, il dubbio di essere arrivato con troppi incontri nelle gambe alla seconda settimana dell’Australian Open. Sascha, viceversa, aveva iniziato l’anno da dove aveva lasciato (a parte la breve ma fondamentale parentesi di fiducia dopo la Laver Cup a salvargli la stagione), perdendo i tre incontri all’ATP Cup durante i quali sono tornati i doppi falli (Non ero sicuro di vincere un match qui a Melbourne”, dirà alla fine riferendosi alla sua deludente prova con la maglia tedesca), ma questo risultato lo mette in condizione di giocarsi, contro Stan Wawrinka, la possibilità di un posto in semifinale che può anche significare la già tanto attesa svolta a livello Major.

IL MATCH – I primi sei giochi seguono il servizio, con chi ribatte pressoché incapace di conquistare punti contro la prima avversaria, poi Rublev cede: dopo un dritto troppo precipitoso (perfino per lui) e un doppio fallo, costruisce con intelligenza il punto successivo costringendo Zverev sul dritto per poi guadagnare campo cambiando direzione, ma l’attacco è timido e la volée smorzata inguardabile. A ribadire il concetto “tocco, questo sconosciuto”, prova un drop shot che manda in vantaggio lo spettatore Sascha, al quale non resta che tenere due turni di battuta con tutta la serenità permessa dall’81% di prime in campo. Sempre in difesa, anche quando la rispostona di rovescio gli procura una palla comoda su cui (non) entrare con il dritto, il ventiduenne di Amburgo mette subito la testa avanti nel secondo parziale. Non si gioca molto sui turni di battuta tedeschi, tra ace e grande attenzione quando lo scambio parte.

Rublev torna in carreggiata continuando a pestare girando attorno alla palla con il dritto, vuole proprio spaccare quell’arancia (qui non è il caso di usare il termine “gattino arruffato” riferendosi al feltro che, dopo qualche gioco, assumerebbe il volume di una capigliatura anni ’80), ma senza la continuità e la lucidità che lo hanno reso imbattibile fino all’altro ieri: era prevedibile risentire del sedicesimo incontro in meno di tre settimane. Sascha si concede un paio di smorzate, isole di variazioni in un confronto che non fa della creatività il proprio punto di forza, che gli riescono anche bene, rilassato com’è dall’efficacia di un servizio con cui perde due punti in tutto il secondo set, uno con un doppio errore – giusto per ricordargli che il problema è sempre in agguato – e va a riscuotere un altro 6-4.

Alexander Zverev – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Andrey se la ride per una seconda palla colpita con la parte superiore del telaio che sorvola abbondantemente l’avversario, ma ritrova subito il timing per annullare quell’occasione di break al quinto gioco dal sapore di match point. Si inguaia ancora pochi minuti dopo, Rublev, e Zverev ne approfitta per mettere a segno una spettacolare volée che vale la quarta opportunità del penultimo passo verso il turno successivo; comanda anche lo scambio con i suoi piedoni vicino alla riga di fondo, ma viene tradito dall’insicurezza del dritto. Ci vorrebbe però un mezzo miracolo per far girare il match e Sascha non sembra affatto intenzionato a metterci del suo. Bravo di nuovo a contenere l’esuberanza viepiù calante dell’avversario, lo supera finalmente al nono gioco. Non trema al momento di chiudere, andando a rete per prendersi l’ultimo punto, quello che lo manda per la prima volta ai quarti: è il secondo Zverev a riuscirci, dopo il fratello Mischa nel 2017, all’epoca autore dell’eliminazione del numero 1 del mondo Andy Murray agli ottavi – solo tre anni fa, ma sembrano altri tempi.

Bello l’abbraccio a rete con il coetaneo e amico Andrey al quale assicura che “giocheremo tanti altri grandi match”, convinto che diventerà top 15 o top 10 prestissimo (adesso è virtualmente 15°, insidiato però da Raonic e… Sandgren). Quello che ha davvero impressionato quest’oggi è stata la sicurezza mostrata in campo da Sascha. Certo, oltre ad arrivare agli ottavi con un percorso netto (e rimasto tale), ha potuto contare su un servizio che ha funzionato alla grande. con zero palle break concesse, 11 ace contro tre doppi falli e una seconda che di media viaggiava 24 kmh più veloce di quella dell’altro, ma a monte c’è quello che era mancato per quasi tutto il 2019.

Mio padre è felice, il mio team è felice la mia ragazza è felice (spero). Ciò rende la vita molto più facile e, si sa, giochi bene quando ti senti bene fuori dal campo. Al prossimo turno, dicevamo, lo aspetta Wawrinka, campione dell’edizione 2014 e oggi vincitore di Daniil Medvedev, alla faccia delle quote che lo davano nettamente sfavorito. Sascha lo ha battuto nei due precedenti confronti, però questo sarà il primo a livello Slam e Stan pare aver indossato i calzoncini da “The Man”.

 

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

Continua a leggere
Commenti

ATP

Si ferma in finale la corsa di Mager, Garin è il campione di Rio de Janeiro

Gianluca Mager ha avuto chance in entrambi i set, ma è stato Cristian Garin a sollevare il trofeo. Best ranking per entrambi la settimana prossima

Pubblicato

il

Cristian Garin con Gustavo Kuerten alla premiazione di Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

[3] C. Garin b. [Q] G. Mager 7-6(3) 7-5

Si è chiusa con una sconfitta la settimana magica di Gianluca Mager, ma ci sono tutti i motivi per essere soddisfatti di questo torneo che probabilmente segnerà uno spartiacque nella carriera del 25enne di Sanremo. Partito dalle qualificazioni ha infilato due scalpi di assoluto prestigio (Ruud e Thiem sulla terra sono vittorie di cui andare fieri, anche se nessuno dei due era al meglio della condizione) ed ha portato a casa 320 punti (300 per la finale più 20 per la qualificazione) che lo proiettano al 77° posto della classifica ATP, con la pressoché matematica certezza di entrare in tabellone in tutti i rimanenti tornei dello Slam di quest’anno, oltre ad una chance di giocarsi un posto alle Olimpiadi di Tokyo.

Che Mager potesse partire piuttosto lentamente dopo la grande battaglia vinta in semifinale solo poche ore prima era tutto sommato piuttosto prevedibile, quindi in pochi hanno battuto ciglio quando il ragazzo di Sanremo è andato subito sotto 2-0 contro un avversario che aveva invece chiuso molto velocemente il suo impegno precedente contro Borna Coric. Un po’ meno prevedibile era che il buon Gianluca, una volta presa coscienza della sua presenza in finale, rimontasse da 1-3 a 4-3 e si procurasse addirittura due palle break per il 5-3, principalmente grazie alle sue accelerazioni di rovescio che con quella preparazione così lineare e così minima mascherano meravigliosamente la traiettoria dei colpi.

 

Svanite le tre opportunità per andare a servire per il set, si è arrivati abbastanza tranquillamente al tie-break, nel quale Mager, forse sentendo di dover fare qualcosa di più, ha commesso almeno tre errori non forzati che gli sono costati il set con il punteggio di 7 punti a 3 in 50 minuti.

Gianluca Mager – Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Dopo aver perso il primo tie-break del torneo (in precedenza il ligure era a 4 su 4), Mager ha chiesto l’intervento del fisioterapista per farsi massaggiare l’inguine dalla parte della coscia destra, e c’è da chiedersi che mani abbia quel fisioterapista perché Gianluca è riuscito a infilare una striscia di 10 punti consecutivi che lo ha portato in vantaggio per 3-1 con un break ottenuto a zero in grande stile. La pressione di Garin però iniziava ad aumentare: sul 3-2 Mager si salvava dallo 0-40, ma al momento di servire per il set sul 5-4 tre risposte vincenti di Garin rimettevano il set in parità. Il cileno continuava a spingere, e questa volta il serbatoio di Gianluca appariva davvero vuoto: con niente da opporre alla pressione dell’avversario, Mager subiva un parziale di 16 punti a 2 che chiudeva il match dopo 1 ora e 35 minuti.

Prosegue così la striscia di nove vittorie consecutive sulla terra battuta di Cristian Garin, che conquista così il suo secondo titolo dell’anno (il quarto in totale, e il secondo battendo un italiano in finale avendo sconfitto Berrettini a Monaco lo scorso anno) dopo quello di Cordoba due settimane fa e si appresta ad andare nella sua Santiago del Cile per continuare questa cavalcata. Ci arriverà con il nuovo best ranking di n.18 e addirittura come n.4 della Race to London, per far sognare tutti i suoi compatrioti e che sperano di rinverdire i fasti di Nicolas Massu e Fernando Gonzalez alle Olimpiadi di Atene 2004.

Leggi qui la storia di Gianluca Mager

Continua a leggere

ATP

Non sempre piove sul bagnato: a Rio è stato il carnevale di Gianluca Mager

L’azzurro supera Balazs al terzo set dopo l’interruzione per pioggia di ieri e raggiunge la prima finale ATP in carriera. Qui vi raccontiamo la sua storia

Pubblicato

il

Gianluca Mager - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Il Rio Open 2020 verrà sicuramente ricordato come il torneo di Gianluca Mager, classe 1994, presentatosi sulla terra brasiliana con una sola vittoria a livello ATP e una classifica da numero 128 del ranking e capace di stupire tutti superando nei quarti di finale il numero 4 del mondo, Dominic Thiem. Una vittoria ancora più importante e degna di nota, perché maturata in due giorni a causa della pioggia insistente che ha costretto gli organizzatori a rinviare il programma di gioco quando l’azzurro era in vantaggio di un set e di un break. Mager però non si è fatto sopraffare dalle emozioni e ha portato a casa la vittoria più importante della carriera, ripetendosi poi – sempre in due atti ma questa volta in tre set – contro Attila Balazs, già battuto nelle qualificazioni, per raggiungere la prima finale in carriera (e un best ranking di numero 77).

Una carriera scelta e intrapresa con pieno coinvolgimento solo a diciotto anni, quindi piuttosto tardi rispetto agli standard degli altri colleghi professionisti. Fino alla maggiore età Gianluca – che ha preso in mano la racchetta a Sanremo quando aveva sette anni – giocava a tennis per divertirsi, tant’è che il suo nome non è mai apparso nelle classifiche ITF degli juniores, e anzi aveva rischiato di compromettere sul nascere la sua carriera a causa di uno sfortunato episodio. A 16 anni, fu infatti squalificato per quattro mesi per aver fumato marijuana ad una festa, lui che all’epoca ancora non giocava tornei professionistici.

Se il nativo di Sanremo ha poi deciso di cambiare idea e di fare della propria passione un lavoro, molti meriti vanno dati a Diego Nargiso che, stregato dal suo potenziale, lo ha spronato a dare il massimo, di nuovo, come prima e più di prima. “Grazie a lui ho ritrovato la passione per il tennis, la voglia di vincere e tutto il resto“, ha ammesso lo stesso Mager in una vecchia intervista apparsa su ‘Il Tennis Italiano’. Non va inoltre sottovalutato l’aiuto della Federazione che lo ha ospitato da fine 2016 e per alcuni mesi del 2017 nel centro federale di Tirrenia, nell’ambito del progetto “Over 18” curato da Umberto Rianna (e che ha coinvolto tra gli altri anche Lorenzo Sonego e Matteo Berrettini).

 

I primi punti ATP arrivano nel luglio 2013 e nei tre-quattro anni successivi la sua attività si limita quasi totalmente ai Futures, con quattro titoli e la soddisfazione di sconfiggere un futuro top 10 e finalista Slam come Daniil Medvedev. Nel 2017 esordisce a livello ATP grazie ad una wild card concessagli dagli organizzatori degli Internazionali d’Italia, ma i crampi gli impediscono di terminare il proprio match contro Aljaz Bedene. Ottiene qualche buon risultato nei Challenger, ma, nonostante l’ottimo servizio e un bel drittone carico, la sua dimensione a cavallo tra il 2017 e il 2018 sembra essere ancora quella di giocatore da Futures.

Il salto di qualità arriva nel 2019 che lo vede sempre più continuo e sempre più protagonista a livello Challenger. La sua bacheca si arricchisce di ben tre titoli, equamente distribuiti durante l’anno, a testimonianza dell’ottima condizione raggiunta: Koblenz a gennaio, Barletta ad aprile e Biella a settembre. A fine stagione Mager centra anche la prima vittoria in un torneo ATP, a Stoccolma contro Pablo Andujar, non certo uno specialista del veloce indoor, ma pur sempre un ex top 40 con quattro trofei ATP all’attivo. Evidenti sembrano i miglioramenti in risposta, che assieme al gioco di volo costituisce una fase del gioco in cui Gianluca si porta dietro i maggiori difetti. In prima linea ci sono il gran servizio e un ottimo dritto carico, con il quale ama prendere in mano l’iniziativa e spesso chiudere il punto. Lo aiuta un fisico piuttosto strutturato, perché Gianluca guarda tutti dall’alto dei suoi 188 centimetri nonostante sulle sue doti fisiche non abbia mai creduto di poter fare grande affidamento (‘dal punto di vista fisico mi sento piuttosto scarso!‘, ebbe a dire nella già citata intervista del 2013).

Gianluca Mager (foto Francesco Peluso)

SETTIMANA SPECIALE – Con questa nuova consapevolezza, il venticinquenne azzurro ha iniziato l’anno senza trovare grandi risultati, ma comunque fiducioso. Attualmente nel suo team ci sono Flavio Cipolla (che allena anche Giannessi) e Matteo Civarolo, che lo seguono nei tornei insieme alla ragazza di Gianluca, Valentine Confalonieri, a sua volta ex tennista professionista. Proprio Civarolo, alla vigilia della sfida contro Thiem, non si è detto sorpreso delle prestazioni del proprio pupillo. “Sinceramente me l’aspettavo“, ha dichiarato a RivieraSport. “Vedendo il livello espresso da Gianluca nei primi tornei dell’anno, soprattutto con Purcell all’Australian Open e con Cuevas a Cordoba. Quelli sono stati due match persi per pochi punti, ma giocati alla grande“. Era solo questione di tempo insomma.

Il carattere di Mager si è fatto vedere anche nella ripresa del match contro Attila Balazs, curiosamente già affrontato e battuto dall’azzurro nelle qualificazioni proprio qui a Rio. La partita, interrotta ieri sul punteggio di 7-6 3-3 in suo favore, non ha brillato per la qualità di gioco e si è maledettamente complicata per Mager, che si è trovato sotto di un break nel terzo set dopo aver perso il secondo 6-4. Il tennista italiano è però stato bravissimo a rimanere attaccato al match, aiutato anche dall’avversario che gli ha regalato il contro-break con due doppi falli. Il capolavoro di Mager è stato il tie-break decisivo (il quinto vinto nel torneo su cinque disputati), dominato 7 punti a 2 grazie ad una ritrovata brillantezza e scioltezza nei colpi.

Dopo poche ore, Gianluca è tornato in campo per disputare la finale contro Christian Garin, che ha superato 6-4 7-5 Borna Coric. Una partita, la più importante della sua carriera, che andava presa con spensieratezza e con la sicurezza di avere molte carte da giocare. Purtroppo Garin ha prevalso in due set, vanificando il vantaggio di 4-2 che il sanremese si era costruito nel secondo set e che sembrava una buona base per portare la partita al terzo. Comunque vada da le cose cambieranno per Mager, perché il suo nuovo ranking potrebbe inevitabilmente influenzare le scelte di programmazione dei prossimi mesi.

Continua a leggere

ATP

Tsitsipas perfetto, è bis a Marsiglia. Altra finale persa da Auger-Aliassime

MARSIGLIA – Tsitsipas brillante e solidissimo, difende il titolo a Marsiglia salendo a quota sei. Sono invece cinque (su cinque giocate!) le finali perse da Auger-Aliassime

Pubblicato

il

Stefanos Tsitsipas con il trofeo - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Da Marsiglia, la nostra inviata

[1] S. Tsitsipas b. [7] F. Auger-Aliassime 6-3 6-4

Il Centrale del Palais des Sport mostra il suo volto più giovane per la finale della 28° edizione dell’Open13 di Marsiglia. Stefanos e Felix, generosissimi, battagliano senza esclusioni di colpi dimostrando di possedere un bagaglio tecnico adatto ai piani alti della classifica (quanto alti per Felix lo dirà il tempo), con una differenza piuttosto sostanziale; per il momento, il più forte è Stefanos Tsitsipas. Nonostante l’aggressività e l’esplosività di Felix, il greco è solidissimo, in controllo, da fondo e in avanzamento, sbaglia poco e rischia ancor meno. Dopo un’ora e 26 minuti, il n. 6 del mondo difende con successo il titolo dello scorso anno. Per il greco si tratta del sesto trofeo in carriera, il secondo, appunto, all’Open13. Non solo. Negli ultimi sette match del torneo non ha perso un solo set. Comincia invece ad assumere dimensioni ragguardevoli lo score nelle finali del canadese, che ne ha giocate cinque e le ha perse tutte, senza mai conquistare neanche un set. Auger-Aliassime va comunque applaudito per l’atteggiamento in campo e per la buona qualità di gioco, che ha soddisfatto tifosi e direttore del torneo in primis.

 

TSITSIPAS IN CONTROLLO – Fin dai primi punti, Aliassime appare solido con entrambi i fondamentali e si mostra pronto ad avanzare appena possibile per prendere il tempo all’avversario; infatti chiude il suo primo game a 15 con una stop volley di rovescio da manuale. Anche il greco non scherza prendendo subito la rete per chiudere con una splendida volée, questa volta di dritto. Il tennis è brillante sin dai primi scambi: da parte di entrambi c’è una costruzione solida del punto da fondo che lascia spazio alla chiusura in avanzamento. Tsitsipas si porta ancora avanti sul 2-1, Aliassime deve affrontare le prime due palle break del match ma le annulla entrambe con altrettanti servizi vincenti. Un paio di punti più tardi va ancora fuori giri con il dritto e gli tocca affrontarne una terza. È quella giusta per il greco, che sfrutta un errore da fondo di Felix. Tsitsipas avanza sul 3-1. Ora Auger-Aliassime sembra non trovare più le misure, incalzato dal pressing incisivo e solidissimo del n. 6 del mondo che allunga il passo sul 4-1.  

Felix Auger-Aliassime – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Félix spinge e spinge ancora, ma Stefanos prende tutto, impatta benissimo e, alla fine, è quasi sempre il canadese a sbagliare. Pressato dall’avversario, gli concede ancora una chance di break che però annulla subito con l’ennesimo servizio poderoso. Fa davvero fatica Aliassime in questa fase del match per tenere la battuta, anche se poi accorcia le distanze sul 2-4. Stefanos invece va di fretta e corre sul 5-2, il gioiello di Tennis Canada si difende con le unghie e con i denti e si arrampica sul 3-5. Ora è il n. 6 del mondo a concedere due possibilità all’avversario per riaprire il set; le annulla entrambe e ne cancella una terza spingendo di dritto per poi guadagnarsi il set point. Il pubblico è accesissimo, senza essere particolarmente schierato. Dopo 39 minuti di gioco, con l’ennesima fucilata di dritto, il campione uscente agguanta il primo set per 6-3 e, dagli spalti, si diffondono le note del Sirtaki.

TSITSIPAS DOMINA – Riparte deciso Aliassime ad inizio secondo set, aggiudicandosi il proprio servizio. Il greco comunque continua a deliziare il pubblico con soluzioni intraprendenti e brillanti, a rete e da fondo, per impattare sull’1-1. In perfetto controllo anche Tsitsipas che ora ha tre palle break; Felix ne cancella due con dei servizi ad hoc e la terza con uno smash che questa volta funziona (il precedente era finito quasi sugli spalti). Tuttavia un errore commesso a rete per eccessiva fretta crea il primo squilibrio del set. Il greco sale così 3-2 e servizio, ma subito dopo concede tre occasioni di contro-break. Questa volta è Stefanos a sparacchiare di dritto e si torna in parità sul 3-3. C’è grande instabilità in questo momento del match, ma il terzo break consecutivo – conquistato questa volta da Tsitsipas – ha un seguito positivo per chi lo ha firmato, che approfitta ancora dei troppi errori a rete da parte di Aliassime, che creano lo scollamento definitivo tra i due giocatori. Alla fine Tsitsipas è più concreto, più centrato quando conta e gli basta il primo dei due match point per confermarsi campione a Marsiglia.

Stefanos Tsitsipas – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Tsitsipas adesso farà qualche chilometro verso est per andare a onorare la seconda testa di serie a Dubai. La sua difesa della finale raggiunta lo scorso anno comincerà contro Carreño Busta, un esordio molto complicato. Auger-Aliassime si trasferirà invece in America per affrontare un qualificato ad Acapulco.

Se questa è vittoria è più dolece della prima? Sì, lo è, perché è la seconda di seguito, è stato molto più difficile” conferma Stefanos ai giornalisti. Lui [Felix] ha gocato un ottimo tennis, aggressivo. Ho cercato di stare sempre nel match; ho avuto un ottimo inizio e anche durante il secondo set, mentalmente stavo bene, pensavo che dovevo fare le cose come si deve. Ho continuato a lottare in ogni singolo punto“. Un commento sulla qualità del torneo quest’anno? “C’erano ottimi giocatori, e sono molto orgoglioso di quello che ho fatto. Rispetto al mio avversario oggi sono stato molto incisivo e in alcuni punti ho saputo essere particolarmente concentrato e aggressivo“.

Stefanos ha giocato alla grande” ammette Felix. “Io ho giocato bene, fisicamente stavo bene, ma lui ha alzato tanto il livello. Purtroppo non ho sempre servito bene e questa è stata la più grossa difficoltà dell’incontro per me. Lui oggi ha difeso in modo eccellente, meglio rispetto a quando giocavamo da junior, per esempio. È migliorato molto, anche rispetto all’anno scorso, ti mette in difficoltà con il gioco di volo; sul piano della difesa e del fisico è migliorato, e ha servito benissimo. Era preciso in quello che faceva, anche rispetto all’anno scorso, oggi non è più lo stesso giocatore“.

Qual è la sensazione di aver disputato la quinta finale e di non riuscire ancora a vincere un titolo? “Essere qui e disputare una finale è magnifico ma, certo, ho un po’ di frustrazione e delusione ma bisogna attraversare queste fasi e superarle. Certo perdere ogni volta in finale è pesante, ma è necessario analizzare bene la situazione e counque cerco di non farne un dramma. Certo, c’è un piccolo dubbio che ti fa dire “quando ce la farò?”. In complesso mi sento molto bene fisicamente e ora vado ad Acapulco. Adoro giocare, mi sento bene, è la prima volta per me in Messico. La rivalità con Stefanos? Giocando insieme diventiamo giocatori migliori, come ha detto Stefanos in campo. È una “rivalità” che ci fa migliorare a vicenda e continuerà a farlo anche in futuro“.

Il tabellone completo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement