Stavolta Rafa elogia Kyrgios, che si smentisce il giusto. Con un pensiero a Kobe

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Stavolta Rafa elogia Kyrgios, che si smentisce il giusto. Con un pensiero a Kobe

Nadal non ha obiezioni: “Ha dato il suo meglio per tutta la partita, quando il suo atteggiamento è questo può giocarsela con chiunque”. Ma Nick: “Lo sapevo già e mi interessa di più essere cresciuto come essere umano. Bryant per sempre un esempio”

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Rafa Nadal supera lo scoglio, anche psicologico, rappresentato dal nemico giurato Nick Kyrgios e attracca ai quarti di finale dello Slam australiano. Lo fa con una prova al solito sostanziosa e convincente, battendo un rivale che ha dato tutto concedendo poco alle digressioni extra campo. Stacca il pass, per giunta, imponendo lo stesso identico score dell’ultimo precedente andato in scena a Wimbledon: seitre, tresei, settesei, settesei; eppure, ascoltando Nick, ma anche Rafa se è per quello, la sfida dal punteggio identico è stata molto più combattuta sotto il cielo di Melbourne.

Mi sono sentito molto più vicino a lui stavolta rispetto al match di Londra – ha dichiarato Kyrgios -, perché ho giocato meglio e avuto molte più occasioni. Sul quattro pari al terzo sono riuscito ad arrivare un paio di volte ai vantaggi sul suo servizio, e se avessi vinto quel set credo avrei avuto molte chance di vincere la partita“. Il problema, e chi meglio di Nick può saperlo, è la ferocia con cui il mostro dall’altra parte del net gioca i punti da cornicione. “Lui è un campione, è ovvio, ha giocato molto bene, servito molto bene, usato lo slice e variato i colpi molto bene. In più, cosa fondamentale, ha interpretato i punti decisivi meglio di quanto abbia fatto io“. Chissà cosa sarebbe successo, qualora le condizioni fossero state più inclini alle sue preferenze… “Il campo era lento in modo snervante, soprattutto quando è calato il sole. Negli ultimi tre set la palla non viaggiava e io dovevo rischiare l’impossibile per fargli punto. Già normalmente è difficile, perché lui ti fa giocare sempre una palla in più, così è davvero troppo“.

Sia come sia, l’incontro è girato su non moltissimi game, anche se Rafa, avendo le sue ragioni, ha a lungo avuto la sensazione di avercelo sotto controllo, il match. “Ho governato i miei turni di battuta abbastanza serenamente e per lunghi tratti mi è sembrato di poter controllare piuttosto bene. Il problema è quando serve lui: è uno dei migliori battitori del circuito ma a differenza degli altri specialisti gioca benissimo anche da fondo, quindi ti mette sotto pressione per tutta la partita“. Soprattutto, e Rafa è costretto a commentare il fatto per l’ennesima volta, se l’unico obiettivo dell’australiano è vincere una partita di tennis. “Ho già risposto due giorni fa alla stessa domanda e non ho cambiato idea. Se riesce a pensare solo alla partita, proprio come ha fatto oggi, diventa molto pericoloso perché ha un talento enorme e può giocarsela con tutti, in qualsiasi torneo”.

 
Rafa Nadal – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La carineria viene riferita a Nick, il quale replica con modalità che non necessariamente stupiscono gli astanti. “Ringrazio Rafa, ma lo sapevo già. Lo so io e lo sanno tutti: il mio problema è mantenere un alto livello di concentrazione agonistica per più ore nella stessa partita e per più giorni nello stesso torneo. Ma ora mi sento motivato a proseguire su questa strada“. Soprattutto in un momento come questo, segnato da profondi rivolgimenti emozionali. “La situazione climatica e ambientale del mio Paese è ancora disastrosa, adesso l’attenzione si è spostata sul torneo e sembra che di problemi non ce ne siano più, invece poco è cambiato. Io ho provato e proverò a dare una mano per quanto sarò in grado di fare ma non per questo mi sento un eroe, mi sento solo molto triste“.

Perché l’atteggiamento di Kyrgios si può sezionare in mille modi e a volte se ne parla persino troppo, ma la sensibilità e il profondo istinto di solidarietà umana che permea il suo essere non dovrebbero essere in discussione. “Il periodo è nero. La notizia della morte di Kobe Bryant mi ha sconvolto. Non ho avuto il piacere di conoscerlo ma è stato un’icona dello sport, prima ancora che del basket. La pallacanestro è la mia vita, non passo una giornata intera senza guardare un match. Questa tremenda disgrazia mi ha dato un’ulteriore spinta per dare tutto me stesso in campo e credo che questa sensazione non mi abbandonerà“.

Nick Kyrgios con la canotta dei Lakers di Kobe Bryant – Australian Open 2020 (via Twitter, @atptour)

Rafa è ancora scottato dalle ultime vicende che lo legano al rivale appena battuto e non può concedere troppo agli elogi, ma le sue parole, oggi, hanno un altro sapore rispetto alle più recenti dichiarazioni in merito. “Io non ho mai avuto nulla contro Nick, contro il suo modo di essere imprevedibile e di interpretare le partite in modo inusuale. Ho avuto problemi con lui solo quando non ha reso giustizia al suo talento; quando con i suoi comportamenti non ha restituito una buona immagine del nostro sport. Ha il dovere di dare sempre il massimo, come ha fatto oggi, perché tutto il movimento ne gioverebbe. Io per primo mi diverto moltissimo a guardare le sue partite“. Kyrgios, com’è naturale, raccoglie fino a un certo punto. “Diventare un giocatore migliore non mi interessa, io voglio diventare un uomo migliore e credo che la strada sia quella giusta. Non avrei dovuto aver bisogno dei tremendi eventi sociali e umani che stiamo vivendo per diventarlo ma ognuno vive e segue il proprio percorso“. Che ci venga conservata una rivalità così.

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Djokovic dopo la vittoria agli Internazionali: “A Parigi dovrò cambiare marcia. Il clima renderà il torneo complicato”

Novak Djokovic valuta la sua settimana vittoriosa a Roma, rifiuta il ruolo di favorito a Parigi e parla del meteo che potrebbe avere un ruolo importante. L’ipotesi trasloco per gli Internazionali

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Novak Djokovic - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Grande soddisfazione naturalmente per Novak Djokovic dopo la sua quinta vittoria agli Internazionali BNL d’Italia, soprattutto dopo quello che era accaduto giusto due settimane prima a Flushing Meadows con la sua rocambolesca squalifica contro Carreno Busta. “Come avevo detto nella conferenza stampa di inizio torneo, ho avuto parecchi alti e bassi nei primi quattro o cinque giorni dopo quell’episodio. Ero in shock, come lo erano tanti altri. Tuttavia non è mai stato un problema per me superare le avversità nella vita e guardare avanti, ed è stato quello che ho fatto anche in questo caso. È stato molto utile avere un torneo subito dopo per poter tornare in campo ed eliminare qualunque traccia fosse rimasta di quel ricordo”.

Non è stata una vittoria schiacciante come altre volte gli è capitato nell’ultimo anno, ci sono stati momenti di difficoltà, match molto duri: “Non credo di aver giocato al meglio – ha ammesso il numero 1 del mondo – Non voglio sembrare arrogante, naturalmente, ma so di avere un altro paio di marce da poter utilizzare e spero di poter alzare il mio livello agli Internazionali di Francia, perché sarà necessario per arrivare in fondo al torneo. Ma è comunque stata una buona settimana, ho servito bene, e sono riuscito a trovare il mio gioco migliore nei momenti in cui serviva”.

Inevitabile la domanda su Rafael Nadal, che tutti credevano sarebbe stato il suo avversario in finale, e che invece è inciampato in Diego Schwartzman nei quarti di finale nel suo torneo di rientro dopo la pausa del circuito per il COVID-19: “A Parigi Rafa sarà sicuramente il giocatore con le più alte possibilità di essere in finale, anche se ovviamente non posso che augurarmi che non ci arrivi. Se c’è un torneo nel quale c’è un favorito d’obbligo, questo torneo è il Roland Garros e il favorito è Rafa”.

Anche le condizioni di gioco che al Bois de Boulogne saranno sostanzialmente diverse rispetto a quanto si trova durante la consueta data di maggio-giugno influenzeranno non poco i risultati del torneo, dice Djokovic: “Le condizioni a Parigi saranno diverse, un po’ come quelle trovate durante la finale oggi: pioggerellina, campo bagnato, rimbalzi bassi, abbastanza freddo. Inoltre il torneo potrebbe subire dei ritardi nel caso in cui si dovessero incontrare più giornate di pioggia consecutive. Speriamo di riuscire a finire in tempo. Da parte mia dovrò essere fisicamente preparato a gestire le interruzioni, eventualmente rimanere mezza giornata senza giocare, dato che ci sarà un solo campo con il tetto”.

 

Con questa affermazione il serbo ha anche consolidato la sua posizione in testa alla classifica ATP, superando questa settimana le 287 settimane al vertice di Pete Sampras e lanciandosi alla rincorsa del record delle 310 settimane di Federer che potrebbe raggiungere la prossima primavera: “Ovviamente ho ben presente la situazione, so di essere in una buona posizione per superare il record. Si tratta di uno dei miei principali obiettivi professionali in questo momento, insieme ovviamente con il numero di vittorie negli Slam e anche nei Masters 1000 naturalmente. Ma è meglio non guardare troppo lontano, non si sa mai cosa abbia in serbo il futuro…

La domanda di chiusura è stata a proposito di un possibile spostamento degli Internazionali ad un’altra località italiana. “Non sapevo nulla – ha detto Djokovic piuttosto sorpreso – l’anno prossimo ci saranno le ATP Finals a Torino, un’ottima novità per il torneo, che io ho sempre sostenuto dovrebbe essere più itinerante. Ma Roma è una location fantastica per questo torneo, l’impianto è splendido, c’è una grande storia, l’evento è molto popolare, viene sempre tanta gente. Sono sorpreso che si pensi a un trasloco”.  

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Halep: “Vincere a Roma è un sogno, qui iniziò la mia ascesa nel ranking”

La n. 2 del mondo è raggiante in conferenza stampa: “Sono contentissima, voglio solo sorridere”. E si proietta verso il Roland Garros: “Nessuna pressione. Voglio abituarmi ai campi e cercare di vincere ogni match”

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Simona Halep - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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L’edizione femminile degli Internazionali d’Italia purtroppo ha visto solo una finalista scendere in campo: Simona Halep si è trovata davanti una Karolina Pliskova infortunata che non le ha opposto grande resistenza. L’atteggiamento della romena in finale è stato comunque impeccabile come sempre. “La mia preparazione quando l’affronto è sempre la stessa, indipendentemente dalla superficie, perché lei ha un servizio fortissimo. Il suo dritto è incredibile, e anche il rovescio. Insomma ha tutti i colpi” ha detto la n. 2 del mondo in conferenza stampa. Qui è un po’ più veloce rispetto alla terra normale, per questo ha vinto lo scorso anno e si sente a suo agio. Oggi tutto quello che avevo in mente era di essere veloce, non darle il tempo di colpire e di farla muovere. E l’ho fatto molto bene”.

La soddisfazione che c’è nel vincere Roma per l’ex numero 1 del mondo va oltre il fatto di sollevare un semplice trofeo. “Finalmente l’ho vinto, amo questo torneo e ogni anno ho sempre giocato bene. Lo scorso anno no, ma quello precedente sì e in passato ho fatto due finali. L’inizio della mia ascesa nel ranking è stato qui nel 2013 quindi era davvero un sogno quello di vincere questo titolo. Sono davvero contenta che sia successo, ora voglio solo sorridere” ammette candidamente mentre si lascia andare ad uno dei suoi sorrisi più genuini. Purtroppo la bolla nella quale si trova non concede sconti e quindi anche i festeggiamenti sono ridotti all’osso: “Resterò nella mia stanza a godermi il trofeo. Lo userò per berci un po’ di Champagne, tutto qui. Sicuramente la celebrazione più noiosa di sempre”.

Un dettaglio da tenere in conto è che Simona non era presente per la trasferta newyorkese, a differenza di tutte le sue avversarie affrontate a Roma. La sua superiorità fisica è stata a tratti evidente e lei stessa sa chi deve ringraziare. “Vorrei menzionare i miei due allenatori, Arti (Apostu-Efremov) e Darren (Cahill), che mi hanno aiutato sotto l’aspetto fisico negli ultimi sei mesi. Sono stata molto ferrea con la programmazione, ho lavorato molto e sono migliorata tanto fisicamente quando ero a casa. Per questo riesco a correre e sentirmi in forma ad ogni incontro. Le mie gambe sono diventate più forti“.

 

Il Roland Garros è imminente e per una ex vincitrice come lei è inevitabile che questo rappresenti un obiettivo; tuttavia l’esperienza le ha insegnato come gestire la situazione. “Si tratta solo di un altro torneo, non mi metterò pressione. Ho giocato molto bene quest’anno, ho già vinto tre tornei e ho giocato moltissimo sulla terra. Sono in fiducia. Voglio solo andare lì, abituarmi di nuovo ai campi, all’atmosfera, e cercare di vincere ogni match che gioco. Ogni incontro è una battaglia quindi vedremo cosa accadrà”.

La pressione, che negli sport ha un ruolo decisivo, quest’anno ha un’ulteriore componente e corrisponde al fattore COVID. A Parigi già diversi tennisti sono risultati positivi (con conseguenze che hanno coinvolto più persone) e questo non può che far aumentare le precauzioni da parte degli altri contendenti. “Sì, ho sentito la notizia prima della partita e ovviamente mi preoccupa” ha commentato Halep.Ma sono sicura che verranno prese le contromisure e sarà sicuro abbastanza per permetterci di giocare“.

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Musetti: “Tutte queste attenzioni non mi fanno montare la testa, anzi… mi motivano”

Il 18enne azzurro sconfitto al terzo turno degli Internazionali di Roma da Koepfer: “Avevo un problema alla spalla che non mi permetteva di usare tutta la potenza”

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Lorenzo Musetti - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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Dopo cinque vittorie consecutive sulla terra di Roma (qualificazioni incluse) Lorenzo Musetti è costretto a salutare la capitale dopo una netta sconfitta subita per mano del tedesco Dominik Koepfer. “Ovviamente oggi in campo non ho giocato al meglio, ero un po’ stanco” ha ammesso il 18enne in conferenza post-match. “Avevo giocato parecchio in queste settimane e inoltre avevo un problema alla spalla che non mi permetteva di usare tutta la potenza che volevo. Ma comunque porto con me una grande esperienza e credo che nelle prossime settimane giocherò con maggior fiducia nelle mie armi e in me stesso”.

La storia più interessante di quest’edizione degli Internazionali per il tennis italiano è stata seguire l’andamento della coppia Sinner-Musetti. I due teenager hanno entrambi raggiunto il terzo turno con prestazioni convincenti, e pochi giorni fa Jannik aveva parlato positivamente del collega dicendo addirittura che “potenzialmente è più forte di me”. Adesso è toccato a Musetti ricambiare i complimenti: “Jannik lo scorso anno ha fatto una stagione fantastica. Ci motiviamo a vicenda e anche qui ci diamo la spinta per giocare meglio ed essere più professionali in generale. Lui è molto umile e un grande lavoratore, si merita tutto quello che ha fatto finora. L’ho ringraziato personalmente per le belle parole ma credo che al momento lui sia più avanti sia di ranking che come costanza e solidità di gioco“.

Tuttavia c’è una cosa sulla quale i due giovani tennisti vanno d’accordo. Ha ragione Jannik quando parla di lavorare sul fisico perché noi siamo ancora dei ragazzi, non siamo ancora sviluppati al 100% ha affermato Musetti. “Il mio avversario di oggi era alla quinta partita ed era stato più volte al terzo ma era comunque fresco come una rosa, quindi sicuramente c’è tanto da migliorare fisicamente. Credo anche che il tempo e l’età siano dalla nostra parte. C’è solo da lavorare duro e crescere di giorno in giorno”.

 

Giocare su un palcoscenico così prestigioso inevitabilmente attira gli occhi anche di altri top player, tanto che non sono mancate attenzioni di primissimo piano.I complimenti di Nadal, che è stato molto umile e tranquillo nel farmeli, mi hanno fatto molto piacere. Mentre con Djokovic avevo già avuto la possibilità di giocarci in allenamento a Melbourne e conoscere il suo team; oggi mi ha fatto piacere averlo sugli spalti anche se non ha visto una bella partita. Tutte queste attenzioni non mi fanno montare la testa, anzi mi motivano“.

Questo exploit romano non ha cambiato di molti i piani di Musetti: giocare il più possibile ad ogni livello. “Molto probabilmente la prossima settimana giocherò a Forlì (Challenger 100) grazie ad una wild card, poi una settimana di stop. Dopo giocherò a Parma (Challenger 125) e in Sardegna (ATP 250). L’obiettivo è giocare quasi tutte le settimane per fare più partite, ma ovviamente una settimana di riposo dovrò prendermela anche perché la spalla ne ha bisogno”.

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