Come a Wimbledon: Nadal elimina Kyrgios dall'Australian Open

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Come a Wimbledon: Nadal elimina Kyrgios dall’Australian Open

MELBOURNE – Una bella partita, a tratti molto intensa, viene vinta dal giocatore più solido. Nick sciupa un paio di occasioni cruciali, ma non può avere troppi rimpianti

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Rafa Nadal - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

[1] R. Nadal b. [23] N. Kyrgios 6-3 3-6 7-6(6) 7-6(4) (da Melbourne, il nostro inviato)

Ci si aspettava spettacolo, e spettacolo è stato. Gli australiani volevano Kyrgios vincitore, ma sono rimasti delusi. Nel match fotocopia dello scorso Wimbledon (stesso punteggio) ancora una volta è stato Rafael Nadal a dimostrarsi più concreto nei due tie-break finali, mentre Kyrgios non ha saputo sfuggire ai dettami del suo tennis ad alto rischio che gli sono costati due punti cruciali nei momenti decisivi della partita. Un match di ottima qualità (64 vincenti e 27 gratuiti per Nadal, 50 vincenti e 43 gratuiti per Kyrgios) che non ha deluso le grandi aspettative e ha confermato come il match-up tra questi due grandi giocatori può riservare ancora tante soddisfazioni agli appassionati di tennis.

C’è molta emozione all’inizio della partita, con lo stadio pieno (fatta eccezione per i soliti posti migliori, quelli venduti ai clienti corporate che preferiscono a rimanere nelle suite a mangiare gamberoni) e la tragica morte di Kobe Bryant avvenuta solo poche ore prima. Kyrgios non riesce a trattenere le lacrime all’ingresso in campo e si scalda con la maglia numero 8 dei Lakers.

 
Nick Kyrgios con la canotta dei Lakers di Kobe Bryant – Australian Open 2020 (via Twitter, @atptour)

Nadal prende controllo degli scambi da fondo sin dall’inizio e man mano che i giochi passano non fa altro che stringere la presa. Due doppi falli nel suo primo turno di battuta lo costringono ai vantaggi, ma da quel momento in poi cede solamente due punti nei restanti quattro game di servizio. Il maiorchino alterna colpi in palleggio a parabola alta con fendenti più piatti e veloci, soprattutto con il rovescio incrociato a mandare Kyrgios fuori dal campo dalla sua parte destra. Il pubblico, ovviamente tutto per Nick, prova a entrare nel match ma viene gelato dal break al quarto gioco che l’australiano subisce commettendo ben sei errori gratuiti. Dalle tribune si sente ripetutamente “Acuerdate de Acapulco” (ricordati di Acapulco, l’ultima sconfitta Kyrgios contro Nadal), ma lo spagnolo non si fa distrarre e va avanti per la sua strada chiudendo il set per 6-3 in 36 minuti. Kyrgios, verso la fine del primo parziale, comincia ad adottare il serve and volley con una frequenza più sostenuta, ma non ne cava fuori un ragno dal buco.

In apertura di secondo parziale deve fronteggiare due palle break molto delicate, che annulla con coraggio. Data la posizione di Nadal in risposta, come di consueto molto lontana dalla riga di fondo, la scelta della traiettoria cade sempre più spesso su un colpo esterno e questo crea qualche bella apertura per l’australiano. La partita inizia a cambiare direzione nel quarto game, quando tre errori gratuiti di Nadal, due di diritto e uno di rovescio, propiziano il break che Kyrgios sigilla con un passante di diritto lungolinea che fa esplodere i 15.000 infreddoliti della Rod Laver Arena. Nadal sembra regredire in scambi in diagonale sul diritto di Kyrgios che però creano il ritmo ideale per il giocatore di Canberra, il quale al servizio non si guarda più indietro e chiude il set perdendo solo tre punti nei successivi tre turni di battuta (uno dei quali con un doppio fallo). La folla australiana sembra ringalluzzita dall’esito del secondo parziale e ricomincia a farsi sentire, anche in maniera molesta, tanto che il giudice di sedia James Keothavong chiede che gli spettatori, per rispetto ai giocatori, si tengano le proprie opinioni per sé. Mai consiglio fu più riutilizzabile.

La temperatura dell’aria è freschina, ma quella in campo sale perché Kyrgios fa il Kyrgios e tira fuori qualche esecuzione “riempipista”, anche se la scelta dei colpi talvolta lascia a desiderare. I palleggi ora sono molto più a viso aperto e gli scambi diventano spettacolari. C’è una sola palla break nel parziale, e la deve affrontare Kyrgios all’ottavo game. Curiosamente, i guai alla battuta in quel gioco cominciano quando Nick prova una prima di servizio dal basso e la mette in rete. La palla break è cancellata da una palla corta, ma da quel momento, Nadal prende a cercare la via della rete più spesso, anche perché nota come la scelta della direzione dei passanti Kyrgios non sia del tutto impeccabile. I suoi colpi infatti, o sono raggi laser che a stento si vedono, altrimenti risultano agevolmente controllabili a rete. Nel tie-break, durato 10 minuti, Nadal va in vantaggio 2-0 grazie a un gratuito di diritto dell’avversario, avanza fino al 4-1 poi sul 5-3 mette in rete un diritto anche lui rimettendo la vicenda in parità. Poi arriva la follia di Kyrgios: sul 5-5 l’australiano commette un doppio fallo scagliando la prima a 224 km/h e la seconda a 217. Sul set point Nadal restituisce il doppio fallo, ma dopo il cambio di campo si porta 7-6 con una bella volée di rovescio e poi incassa il gratuito di diritto che lo manda avanti per 2 set a 1 dopo 2 ore e 34 minuti.

Inevitabile a questo punto fare l’ovvio parallelo con la partita giocata a Wimbledon lo scorso anno al secondo turno, dato che l’anticipazione intorno all’evento era stata ugualmente spasmodica e il punteggio dei primi tre set era stato quasi identico (se non per il risultato del tie-break). Qui a Melbourne però Nick sente il contraccolpo di un set perso maluccio, e dall’1-0 0-15 perde 13 punti consecutivi e si trova di colpo dietro il pallino a inseguire. Nadal “verticalizza” il suo gioco, va a prendersi più punti a rete e sembra avere più energia dei due per poter arrivare a tagliare il traguardo per primo. Però qualcosa sembra non quadrare, la serata non sembra essere pronta a finire. Anche i gabbiani che da ore volteggiano incessantemente sulla Rod Laver Arena si accovacciano sul tetto a guardare il game in cui Nadal serve per il match sul 5-4. Kyrgios prova ad aumentare i giri, Nadal tentenna, commette un errore di diritto, poi un doppio fallo e sulla seconda palla break la progressione di tre diritti dell’australiano perfeziona il 5-5. Tre minuti più tardi è però lui a trovarsi 15-40, ma questa volta il break non arriva, perché “San servizio” arriva in soccorso, e Nadal chiude il game con un insolito errore di rovescio nel palleggio.

Si giunge così al tie-break, dove il livello di tensione si alza in modo assai preventivabile. Scambio di break immediato, poi per cinque punti si procede seguendo i servizi; è però evidente come in campo ci sia un giocatore che deve scalare una montagna, e forse non ha tutte le energie per farlo, e un altro che vede il traguardo a pochi passi e può permettersi l’ultimo sforzo per tagliarlo. Kyrgios conclude uno splendido scambio con una palla corta scellerata che consegna break e vantaggio decisivo a Nadal, a cui anni di esperienza hanno consegnato l’abilità di non voltarsi più indietro. La partita più attesa del torneo – finora – finisce così, secondo pronostico, con le braccia di Nadal al cielo per la conquista del 41esimo quarto Slam, dodicesimo qui a Melbourne.

LE PAROLE DI RAFA – “È stato un giorno particolare per lo sport, si. Cosa posso dire, mi sveglio stamattina e vedo questa terribile notizia, tristissimo, era uno dei grandi della storia dello sport” dice Nadal al microfono retto da John McEnroe riferendosi, ovviamente, alla tragica scomparsa di Kobe Bryant. “Non ho mai passato tempo con lui ma l’ho incontrato, il mio amico Pau Gasol ha giocato con lui, e mi diceva che il suo spirito sportivo era incredibile, rimarrà nei nostri cuori e nelle nostre anime per sempre“.

Parlando della partita appena conclusa: “Beh, è stata dura, fin dall’inizio, contro Nick non sei mai in controllo del match, basta un nulla e lui ti scappa via, si gioca su pochissime palle. Ho cercato di ritrovarmi mentalmente dopo quel game teso, sul 5-4. Quando Nick gioca con attitudine positiva come oggi, è in grado di dare tanto in campo e al nostro sport, è uno dei più grandi talenti che abbiamo mai avuto, a me è piaciuto li Kyrgios di questo torneo”. 

McEnroe chiede a Rafa il perché di una posizione tanto arretrata in risposta e lo spagnolo gli risponde per le rime: “E tu, quando giocavi?” per scatenare le risate di John e del pubblico. “Beh, Nick ha un servizio pazzesco, prende tutti gli angoli, e può tirare anche la seconda, io cerco di togliergli punti di riferimento al secondo servizio e darmi tempo per rimettere palle in campo e poi giocarmela aggressivo sullo scambio, ma anche così, brekkarlo è difficilissimo“. La chiusura è per il pubblico e per il prossimo avversario, Thiem: “Grazie del sostegno amo l’Australia, ne capite di sport, e del rispetto, grazie davvero. I miei record? Sono solo contento di aver vinto un’altra partita stasera! Thiem, tra due giorni… sarà durissima, ci conosciamo bene, siamo amici sul tour, lui colpisce la palla così forte, ma io mi sento bene, credo che la mia strada nel torneo sia quella giusta“.

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Si ferma in finale la corsa di Mager, Garin è il campione di Rio de Janeiro

Gianluca Mager ha avuto chance in entrambi i set, ma è stato Cristian Garin a sollevare il trofeo. Best ranking per entrambi la settimana prossima

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Cristian Garin con Gustavo Kuerten alla premiazione di Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

[3] C. Garin b. [Q] G. Mager 7-6(3) 7-5

Si è chiusa con una sconfitta la settimana magica di Gianluca Mager, ma ci sono tutti i motivi per essere soddisfatti di questo torneo che probabilmente segnerà uno spartiacque nella carriera del 25enne di Sanremo. Partito dalle qualificazioni ha infilato due scalpi di assoluto prestigio (Ruud e Thiem sulla terra sono vittorie di cui andare fieri, anche se nessuno dei due era al meglio della condizione) ed ha portato a casa 320 punti (300 per la finale più 20 per la qualificazione) che lo proiettano al 77° posto della classifica ATP, con la pressoché matematica certezza di entrare in tabellone in tutti i rimanenti tornei dello Slam di quest’anno, oltre ad una chance di giocarsi un posto alle Olimpiadi di Tokyo.

Che Mager potesse partire piuttosto lentamente dopo la grande battaglia vinta in semifinale solo poche ore prima era tutto sommato piuttosto prevedibile, quindi in pochi hanno battuto ciglio quando il ragazzo di Sanremo è andato subito sotto 2-0 contro un avversario che aveva invece chiuso molto velocemente il suo impegno precedente contro Borna Coric. Un po’ meno prevedibile era che il buon Gianluca, una volta presa coscienza della sua presenza in finale, rimontasse da 1-3 a 4-3 e si procurasse addirittura due palle break per il 5-3, principalmente grazie alle sue accelerazioni di rovescio che con quella preparazione così lineare e così minima mascherano meravigliosamente la traiettoria dei colpi.

 

Svanite le tre opportunità per andare a servire per il set, si è arrivati abbastanza tranquillamente al tie-break, nel quale Mager, forse sentendo di dover fare qualcosa di più, ha commesso almeno tre errori non forzati che gli sono costati il set con il punteggio di 7 punti a 3 in 50 minuti.

Gianluca Mager – Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Dopo aver perso il primo tie-break del torneo (in precedenza il ligure era a 4 su 4), Mager ha chiesto l’intervento del fisioterapista per farsi massaggiare l’inguine dalla parte della coscia destra, e c’è da chiedersi che mani abbia quel fisioterapista perché Gianluca è riuscito a infilare una striscia di 10 punti consecutivi che lo ha portato in vantaggio per 3-1 con un break ottenuto a zero in grande stile. La pressione di Garin però iniziava ad aumentare: sul 3-2 Mager si salvava dallo 0-40, ma al momento di servire per il set sul 5-4 tre risposte vincenti di Garin rimettevano il set in parità. Il cileno continuava a spingere, e questa volta il serbatoio di Gianluca appariva davvero vuoto: con niente da opporre alla pressione dell’avversario, Mager subiva un parziale di 16 punti a 2 che chiudeva il match dopo 1 ora e 35 minuti.

Prosegue così la striscia di nove vittorie consecutive sulla terra battuta di Cristian Garin, che conquista così il suo secondo titolo dell’anno (il quarto in totale, e il secondo battendo un italiano in finale avendo sconfitto Berrettini a Monaco lo scorso anno) dopo quello di Cordoba due settimane fa e si appresta ad andare nella sua Santiago del Cile per continuare questa cavalcata. Ci arriverà con il nuovo best ranking di n.18 e addirittura come n.4 della Race to London, per far sognare tutti i suoi compatrioti e che sperano di rinverdire i fasti di Nicolas Massu e Fernando Gonzalez alle Olimpiadi di Atene 2004.

Leggi qui la storia di Gianluca Mager

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Non sempre piove sul bagnato: a Rio è stato il carnevale di Gianluca Mager

L’azzurro supera Balazs al terzo set dopo l’interruzione per pioggia di ieri e raggiunge la prima finale ATP in carriera. Qui vi raccontiamo la sua storia

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Gianluca Mager - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Il Rio Open 2020 verrà sicuramente ricordato come il torneo di Gianluca Mager, classe 1994, presentatosi sulla terra brasiliana con una sola vittoria a livello ATP e una classifica da numero 128 del ranking e capace di stupire tutti superando nei quarti di finale il numero 4 del mondo, Dominic Thiem. Una vittoria ancora più importante e degna di nota, perché maturata in due giorni a causa della pioggia insistente che ha costretto gli organizzatori a rinviare il programma di gioco quando l’azzurro era in vantaggio di un set e di un break. Mager però non si è fatto sopraffare dalle emozioni e ha portato a casa la vittoria più importante della carriera, ripetendosi poi – sempre in due atti ma questa volta in tre set – contro Attila Balazs, già battuto nelle qualificazioni, per raggiungere la prima finale in carriera (e un best ranking di numero 77).

Una carriera scelta e intrapresa con pieno coinvolgimento solo a diciotto anni, quindi piuttosto tardi rispetto agli standard degli altri colleghi professionisti. Fino alla maggiore età Gianluca – che ha preso in mano la racchetta a Sanremo quando aveva sette anni – giocava a tennis per divertirsi, tant’è che il suo nome non è mai apparso nelle classifiche ITF degli juniores, e anzi aveva rischiato di compromettere sul nascere la sua carriera a causa di uno sfortunato episodio. A 16 anni, fu infatti squalificato per quattro mesi per aver fumato marijuana ad una festa, lui che all’epoca ancora non giocava tornei professionistici.

Se il nativo di Sanremo ha poi deciso di cambiare idea e di fare della propria passione un lavoro, molti meriti vanno dati a Diego Nargiso che, stregato dal suo potenziale, lo ha spronato a dare il massimo, di nuovo, come prima e più di prima. “Grazie a lui ho ritrovato la passione per il tennis, la voglia di vincere e tutto il resto“, ha ammesso lo stesso Mager in una vecchia intervista apparsa su ‘Il Tennis Italiano’. Non va inoltre sottovalutato l’aiuto della Federazione che lo ha ospitato da fine 2016 e per alcuni mesi del 2017 nel centro federale di Tirrenia, nell’ambito del progetto “Over 18” curato da Umberto Rianna (e che ha coinvolto tra gli altri anche Lorenzo Sonego e Matteo Berrettini).

 

I primi punti ATP arrivano nel luglio 2013 e nei tre-quattro anni successivi la sua attività si limita quasi totalmente ai Futures, con quattro titoli e la soddisfazione di sconfiggere un futuro top 10 e finalista Slam come Daniil Medvedev. Nel 2017 esordisce a livello ATP grazie ad una wild card concessagli dagli organizzatori degli Internazionali d’Italia, ma i crampi gli impediscono di terminare il proprio match contro Aljaz Bedene. Ottiene qualche buon risultato nei Challenger, ma, nonostante l’ottimo servizio e un bel drittone carico, la sua dimensione a cavallo tra il 2017 e il 2018 sembra essere ancora quella di giocatore da Futures.

Il salto di qualità arriva nel 2019 che lo vede sempre più continuo e sempre più protagonista a livello Challenger. La sua bacheca si arricchisce di ben tre titoli, equamente distribuiti durante l’anno, a testimonianza dell’ottima condizione raggiunta: Koblenz a gennaio, Barletta ad aprile e Biella a settembre. A fine stagione Mager centra anche la prima vittoria in un torneo ATP, a Stoccolma contro Pablo Andujar, non certo uno specialista del veloce indoor, ma pur sempre un ex top 40 con quattro trofei ATP all’attivo. Evidenti sembrano i miglioramenti in risposta, che assieme al gioco di volo costituisce una fase del gioco in cui Gianluca si porta dietro i maggiori difetti. In prima linea ci sono il gran servizio e un ottimo dritto carico, con il quale ama prendere in mano l’iniziativa e spesso chiudere il punto. Lo aiuta un fisico piuttosto strutturato, perché Gianluca guarda tutti dall’alto dei suoi 188 centimetri nonostante sulle sue doti fisiche non abbia mai creduto di poter fare grande affidamento (‘dal punto di vista fisico mi sento piuttosto scarso!‘, ebbe a dire nella già citata intervista del 2013).

Gianluca Mager (foto Francesco Peluso)

SETTIMANA SPECIALE – Con questa nuova consapevolezza, il venticinquenne azzurro ha iniziato l’anno senza trovare grandi risultati, ma comunque fiducioso. Attualmente nel suo team ci sono Flavio Cipolla (che allena anche Giannessi) e Matteo Civarolo, che lo seguono nei tornei insieme alla ragazza di Gianluca, Valentine Confalonieri, a sua volta ex tennista professionista. Proprio Civarolo, alla vigilia della sfida contro Thiem, non si è detto sorpreso delle prestazioni del proprio pupillo. “Sinceramente me l’aspettavo“, ha dichiarato a RivieraSport. “Vedendo il livello espresso da Gianluca nei primi tornei dell’anno, soprattutto con Purcell all’Australian Open e con Cuevas a Cordoba. Quelli sono stati due match persi per pochi punti, ma giocati alla grande“. Era solo questione di tempo insomma.

Il carattere di Mager si è fatto vedere anche nella ripresa del match contro Attila Balazs, curiosamente già affrontato e battuto dall’azzurro nelle qualificazioni proprio qui a Rio. La partita, interrotta ieri sul punteggio di 7-6 3-3 in suo favore, non ha brillato per la qualità di gioco e si è maledettamente complicata per Mager, che si è trovato sotto di un break nel terzo set dopo aver perso il secondo 6-4. Il tennista italiano è però stato bravissimo a rimanere attaccato al match, aiutato anche dall’avversario che gli ha regalato il contro-break con due doppi falli. Il capolavoro di Mager è stato il tie-break decisivo (il quinto vinto nel torneo su cinque disputati), dominato 7 punti a 2 grazie ad una ritrovata brillantezza e scioltezza nei colpi.

Dopo poche ore, Gianluca è tornato in campo per disputare la finale contro Christian Garin, che ha superato 6-4 7-5 Borna Coric. Una partita, la più importante della sua carriera, che andava presa con spensieratezza e con la sicurezza di avere molte carte da giocare. Purtroppo Garin ha prevalso in due set, vanificando il vantaggio di 4-2 che il sanremese si era costruito nel secondo set e che sembrava una buona base per portare la partita al terzo. Comunque vada da le cose cambieranno per Mager, perché il suo nuovo ranking potrebbe inevitabilmente influenzare le scelte di programmazione dei prossimi mesi.

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Tsitsipas perfetto, è bis a Marsiglia. Altra finale persa da Auger-Aliassime

MARSIGLIA – Tsitsipas brillante e solidissimo, difende il titolo a Marsiglia salendo a quota sei. Sono invece cinque (su cinque giocate!) le finali perse da Auger-Aliassime

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Stefanos Tsitsipas con il trofeo - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Da Marsiglia, la nostra inviata

[1] S. Tsitsipas b. [7] F. Auger-Aliassime 6-3 6-4

Il Centrale del Palais des Sport mostra il suo volto più giovane per la finale della 28° edizione dell’Open13 di Marsiglia. Stefanos e Felix, generosissimi, battagliano senza esclusioni di colpi dimostrando di possedere un bagaglio tecnico adatto ai piani alti della classifica (quanto alti per Felix lo dirà il tempo), con una differenza piuttosto sostanziale; per il momento, il più forte è Stefanos Tsitsipas. Nonostante l’aggressività e l’esplosività di Felix, il greco è solidissimo, in controllo, da fondo e in avanzamento, sbaglia poco e rischia ancor meno. Dopo un’ora e 26 minuti, il n. 6 del mondo difende con successo il titolo dello scorso anno. Per il greco si tratta del sesto trofeo in carriera, il secondo, appunto, all’Open13. Non solo. Negli ultimi sette match del torneo non ha perso un solo set. Comincia invece ad assumere dimensioni ragguardevoli lo score nelle finali del canadese, che ne ha giocate cinque e le ha perse tutte, senza mai conquistare neanche un set. Auger-Aliassime va comunque applaudito per l’atteggiamento in campo e per la buona qualità di gioco, che ha soddisfatto tifosi e direttore del torneo in primis.

 

TSITSIPAS IN CONTROLLO – Fin dai primi punti, Aliassime appare solido con entrambi i fondamentali e si mostra pronto ad avanzare appena possibile per prendere il tempo all’avversario; infatti chiude il suo primo game a 15 con una stop volley di rovescio da manuale. Anche il greco non scherza prendendo subito la rete per chiudere con una splendida volée, questa volta di dritto. Il tennis è brillante sin dai primi scambi: da parte di entrambi c’è una costruzione solida del punto da fondo che lascia spazio alla chiusura in avanzamento. Tsitsipas si porta ancora avanti sul 2-1, Aliassime deve affrontare le prime due palle break del match ma le annulla entrambe con altrettanti servizi vincenti. Un paio di punti più tardi va ancora fuori giri con il dritto e gli tocca affrontarne una terza. È quella giusta per il greco, che sfrutta un errore da fondo di Felix. Tsitsipas avanza sul 3-1. Ora Auger-Aliassime sembra non trovare più le misure, incalzato dal pressing incisivo e solidissimo del n. 6 del mondo che allunga il passo sul 4-1.  

Felix Auger-Aliassime – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Félix spinge e spinge ancora, ma Stefanos prende tutto, impatta benissimo e, alla fine, è quasi sempre il canadese a sbagliare. Pressato dall’avversario, gli concede ancora una chance di break che però annulla subito con l’ennesimo servizio poderoso. Fa davvero fatica Aliassime in questa fase del match per tenere la battuta, anche se poi accorcia le distanze sul 2-4. Stefanos invece va di fretta e corre sul 5-2, il gioiello di Tennis Canada si difende con le unghie e con i denti e si arrampica sul 3-5. Ora è il n. 6 del mondo a concedere due possibilità all’avversario per riaprire il set; le annulla entrambe e ne cancella una terza spingendo di dritto per poi guadagnarsi il set point. Il pubblico è accesissimo, senza essere particolarmente schierato. Dopo 39 minuti di gioco, con l’ennesima fucilata di dritto, il campione uscente agguanta il primo set per 6-3 e, dagli spalti, si diffondono le note del Sirtaki.

TSITSIPAS DOMINA – Riparte deciso Aliassime ad inizio secondo set, aggiudicandosi il proprio servizio. Il greco comunque continua a deliziare il pubblico con soluzioni intraprendenti e brillanti, a rete e da fondo, per impattare sull’1-1. In perfetto controllo anche Tsitsipas che ora ha tre palle break; Felix ne cancella due con dei servizi ad hoc e la terza con uno smash che questa volta funziona (il precedente era finito quasi sugli spalti). Tuttavia un errore commesso a rete per eccessiva fretta crea il primo squilibrio del set. Il greco sale così 3-2 e servizio, ma subito dopo concede tre occasioni di contro-break. Questa volta è Stefanos a sparacchiare di dritto e si torna in parità sul 3-3. C’è grande instabilità in questo momento del match, ma il terzo break consecutivo – conquistato questa volta da Tsitsipas – ha un seguito positivo per chi lo ha firmato, che approfitta ancora dei troppi errori a rete da parte di Aliassime, che creano lo scollamento definitivo tra i due giocatori. Alla fine Tsitsipas è più concreto, più centrato quando conta e gli basta il primo dei due match point per confermarsi campione a Marsiglia.

Stefanos Tsitsipas – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Tsitsipas adesso farà qualche chilometro verso est per andare a onorare la seconda testa di serie a Dubai. La sua difesa della finale raggiunta lo scorso anno comincerà contro Carreño Busta, un esordio molto complicato. Auger-Aliassime si trasferirà invece in America per affrontare un qualificato ad Acapulco.

Se questa è vittoria è più dolece della prima? Sì, lo è, perché è la seconda di seguito, è stato molto più difficile” conferma Stefanos ai giornalisti. Lui [Felix] ha gocato un ottimo tennis, aggressivo. Ho cercato di stare sempre nel match; ho avuto un ottimo inizio e anche durante il secondo set, mentalmente stavo bene, pensavo che dovevo fare le cose come si deve. Ho continuato a lottare in ogni singolo punto“. Un commento sulla qualità del torneo quest’anno? “C’erano ottimi giocatori, e sono molto orgoglioso di quello che ho fatto. Rispetto al mio avversario oggi sono stato molto incisivo e in alcuni punti ho saputo essere particolarmente concentrato e aggressivo“.

Stefanos ha giocato alla grande” ammette Felix. “Io ho giocato bene, fisicamente stavo bene, ma lui ha alzato tanto il livello. Purtroppo non ho sempre servito bene e questa è stata la più grossa difficoltà dell’incontro per me. Lui oggi ha difeso in modo eccellente, meglio rispetto a quando giocavamo da junior, per esempio. È migliorato molto, anche rispetto all’anno scorso, ti mette in difficoltà con il gioco di volo; sul piano della difesa e del fisico è migliorato, e ha servito benissimo. Era preciso in quello che faceva, anche rispetto all’anno scorso, oggi non è più lo stesso giocatore“.

Qual è la sensazione di aver disputato la quinta finale e di non riuscire ancora a vincere un titolo? “Essere qui e disputare una finale è magnifico ma, certo, ho un po’ di frustrazione e delusione ma bisogna attraversare queste fasi e superarle. Certo perdere ogni volta in finale è pesante, ma è necessario analizzare bene la situazione e counque cerco di non farne un dramma. Certo, c’è un piccolo dubbio che ti fa dire “quando ce la farò?”. In complesso mi sento molto bene fisicamente e ora vado ad Acapulco. Adoro giocare, mi sento bene, è la prima volta per me in Messico. La rivalità con Stefanos? Giocando insieme diventiamo giocatori migliori, come ha detto Stefanos in campo. È una “rivalità” che ci fa migliorare a vicenda e continuerà a farlo anche in futuro“.

Il tabellone completo

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