Australian Open: Barty fa felice Melbourne, Kvitova dura un set

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Australian Open: Barty fa felice Melbourne, Kvitova dura un set

Ashleigh vince un primo parziale tesissimo, poi dilaga. Petra tradita dal servizio. L’Australia non aveva una giocatrice in semifinale dal 1984

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Ashleigh Barty - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[1] A. Barty b. [7] P. Kvitova 7-6(6) 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Il secondo quarto di finale della parte alta del tabellone, attesissimo dagli appassionati locali, vede in campo l’australiana numero 1 WTA e campionessa del Roland Garros Ashleigh Barty, opposta all’infinito talento della ceca Petra Kvitova, 8 WTA, finalista qui l’anno scorso. Non che Barty manchi di talento, intendiamoci, il tasso tecnico della partita è potenzialmente altissimo. Precedenti, 4-3 Kvitova, ma Barty ha vinto gli ultimi tre match di fila. L’ultima vittoria di Petra, però, è stato il quarto di finale proprio nel 2019..

Un po’ come avvenuto nel match precedente tra Jabeur e Kenin, le ragazze sembrano abbastanza contratte all’inizio, con un’insolita difficoltà (per loro due, che di solito sono molto efficaci) nel gestire i propri turni di battuta. Tecnicamente, tutte le palle sopra la testa sono considerate colpi di “condizione fisica”, e sono le prime esecuzioni a soffrire in caso di stanchezza o tensione, nel caso della battuta anche il lancio di palla può diventare un problema. Barty e Kvitova basano molto del loro bel gioco d’attacco e variazioni sulla possibilità di comandare gli scambi a partire dal servizio, e oggi la cosa riesce male a tutte e due. Break e contro-break a zero tra secondo e terzo game, dopodichè per arrivare al 4-3 Ashleigh deve salvarsi da ben 5 palle break (tre consecutive), brava lei comunque, poche colpe di Petra, in un settimo game da 20 punti. Kvitova ne salva una, ma è costretta a battagliare anche lei sul filo del rasoio, ai vantaggi, per pareggiare 4-4.

 
Petra Kvitova – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Ancora vantaggi, ma meno rischi per Barty che sale 5-4, il gioco a tratti è bello con le accelerazioni di Petra che strappano applausi allo sportivissimo pubblico “aussie”, e le variazioni di Ashleigh che provocano autentici boati. Kvitova raggiunge l’avversaria sul 5-5, e qui la ragazza di casa si incarta in un paio di gratuiti in uscita dal servizio che le costano il 15-40. Sulla prima palla break è brava Barty, sulla seconda fallisce la risposta Petra, poco dopo siamo 6-5 per Ashleigh, e allo scoccare dell’ora di gioco si arriva a un giusto tie-break.

La prima a staccarsi, grazie a uno splendido drittone esterno, è la ceca, che sale 3-1, ma Barty, dopo uno scambio durissimo, la raggiunge. Brutto errore di dritto, sparato sotto il nastro da posizione favorevole, di Petra, altrettanto brutto il colpo che vola largo due metri all’australiana subito dopo, siamo 4-4. Provvidenziale per Ashleigh l’ace che la manda 5-4 (boato altissimo dello stadio), Kvitova non si fa impressionare e con dritto e servizio si prende un set-point. Lo fallisce con un gratuito, si cambia campo sul 6-6. La profondità del palleggio di Barty porta al set point dall’altra parte e un altro errore della ceca con lo slice di rovescio decreta la fine del parziale, la Rod Laver Arena festeggia, è passata un’ora e 9 minuti. Vola (senza cattiveria, ma con frustrazione) la racchetta di Petra. 19 vincenti, 28 errori Kvitova, 10/21 Ashleigh, ma la percentuale più significativa è in questo caso quella degli “unreturned serves”, che determinano l’efficacia della battuta: solo il 20% per Petra, un onesto 36% per Barty. Si è giocato troppo quando serviva la ceca, insomma.

Come spesso avviene dopo un set tirato, teso, giocato e vinto più di nervi che di qualità, quella che ne esce vincitrice si sblocca e prende il largo. In 20 minuti è 4-0 per Ashleigh, che lasia andare il braccio sia al servizio che in risposta, si vede che si è tolta dalle spalle una bella pressione. In questi giorni, qui a Melbourne, le aspettative mediatiche su di lei sono state altissime, come è del resto comprensibile quando una giocatrice di casa si presenta a uno Slam da favorita numero uno. Kvitova, con la forza della disperazione, da campionessa qual è, si mette a tirare al massimo senza margine di errore, e recupera uno dei due break.

Ashleigh Barty – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Ma ormai il divario nel punteggio e soprattutto nella convinzione agonistica è troppo ampio il doppio fallo che le costa un terzo break e manda Barty al servizio per il match sul 5-2 è praticamente la fine della contesa. Un ultimo sussulto di orgoglio per Kvitova, che si arrampica fino al 15-40 e due palle break, ben annullate da Ashleigh, e quando l’orologio del campo segna un’ora e 44 minuti l’ace esterno di Barty manda per la prima volta dopo 36 anni un’australiana in semifinale nello Slam di casa (l’ultima era stata Wendy Turnbull nel 1984, sconfitta da Chris Evert che poi vinse il torneo). Contro Sofia Kenin i precedenti sono 4-1, compresa una vittoria in di Ashleigh in Fed Cup lo scorso febbraio.

Casey dell’Acqua (ex compagna di doppio e mentore di Barty, l’ha convinta lei a ritornare a giocare quando a 18 anni aveva quasi smesso) scende in campo per congratulare Ashleigh, e prende il microfono a Jim Courier facendo lei l’intervista: “Incredibile, il primo set è stato decisivo, che bello. Il mio coach (Craig Tyzzer) è estremamente preciso, studia tutto, il gioco e le avversarie, mi dà i compiti a casa da studiare! Petra è una giocatrice fantastica e una persona deliziosa, un’avversaria tra le migliori, e adoro confrontarmi con lei. Sofia Kenin è migliorata tanto, ho avuto partite dure contro di lei, colpisce la palla benissimo, ma non vedo l’ora di tornare a giocare su questo splendido campo e dare tutto. Giocavo bene a cricket? Beh, relativamente, dai. Il golf? Devo descrivere il mio swing? Ma no, i giornali hanno scritto che Tiger Woods non ha preso un green e io sì? Non dovete credere a tutto quello che scrivono! Però mi piace giocare a golf, porto sempre le mazze con me quando posso”.

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Australian Open 2022: un convincente Sonego supera Querrey. Pesante ko per Fognini, perde Caruso

Il torinese vince in tre set. Netta sconfitta per il ligure contro Griekspoor: difendeva gli ottavi di finale. Il lucky loser siciliano non riesce a far partita contro Kecmanovic

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Lorenzo Sonego - Australian Open 2022 (Instagram - _federtennis)

La campagna italiana in Australia registra in tutto due vittorie e due sconfitte tra gli uomini (che si presentavano ai nastri di partenza con la cifra record di 10 giocatori) nella prima giornata dell’AO. Dopo la vittoria di Berrettini nella notte italiana, il risveglio sorride solo in parte ai tennisti azzurri. Nella mattinata di lunedì infatti sono arrivate le sconfitte di Fabio Fognini e Salvatore Caruso, mentre poco più tardi è arrivato il successo di Lorenzo Sonego.

FOGNINI SEMPRE PIÙ GIÙ – Quando un tennista in ascesa incontro un tennista in discesa, quello in discesa è un tennista sconfitto. Si potrebbe parafrasare così la celebre citazione del film “Per qualche dollaro in più” e in questo caso i due partecipanti alla contesa sono l’olandese 25enne Tallon Griekspoor, vincitore della cifra record di otto titoli Challenger la scorsa stagione, e l’italiano 34enne Fabio Fognini. I due si sono affrontati per la prima volta in questo primo turno di Australian Open dove l’olandese non è mai apparso veramente in difficoltà e ha vinto 6-1 6-4 6-4 in un’ora e 49 minuti. L’unico sussulto del tennista ligure c’è stato forse nel secondo set quando, già sotto di un break sul 3-2, ha avuto le uniche due palle break di tutto l’incontro ma Griekspoor attentissimo non ha lasciato rientrare in partita Fabio e gli ha chiuso definitivamente la porta in faccia.

Uno dei punti di forza del gioco di Fognini, oltre alla disinvoltura con il quale lascia andare il braccio, è la rapidità negli spostamenti che gli permette di trovarsi nel posto giusto nel momento dell’impatto sulla palla. Ebbene oggi proprio nei movimenti è emersa tutta la sua difficoltà nell’affrontare l’avversario, e se poi ci si aggiunge un servizio che nel momento del bisogno non è riuscito a dargli una mano ecco che arriva la sconfitta. Ovviamente non vanno tolti i meriti al n. 62 del mondo il quale oltre a servire benissimo sa anche variare con i colpi da fondo e probabilmente vale molto di più della sua classifica. Ora che avrà più chance di giocare a livello ATP non tarderà a dimostrarlo. Per l’ottava volta in carriera dunque Fognini lascia lo Slam australiano al primo turno e questa uscita pesa anche in termini di classifica perché lo scorso anno raggiunse gli ottavi di finale e dunque erano 180 i punti da difendere. Questo tesoretto gli verrà scalato nell’ultima settimana di febbraio (perché in quel periodo si giocò il torneo nel 2021) e dunque per Fognini, attualmente numero 32 del mondo, la sua permanenza tra i top 50 è sempre più a rischio. “Non potrei essere più felice, ho giocato un ottimo match contro un ottimo avversario”, ha detto Griekspoor, che al secondo turno affronterà Carreno Busta.

 

CARUSO LOTTA SOLO PER UN SET – Non riesce a sfruttare l’occasione concessagli dai giudici federali australiani Salvatore Caruso. Il tennista siciliano è stato ripescato dopo l’espulsione di Djokovic e si è presentato in campo contro un altro serbo, il n. 77 Miomir Kecmanovic il quale ha vinto 6-4 6-2 6-1 in un’ora e 57 minuti. Come si evince facilmente dal punteggio, l’incontro è rimasto sui binari dell’equilibrio solamente nel primo set quanto il n. 150 del mondo è riuscito a tenere testa al gioco più potente del suo avversario. Kecmanovic era passato avanti di un break ma grazie ad un paio di risposte fulminanti di rovescio, Caruso aveva trovato il contro-break nell’ottavo game riportandosi sul 4-4. Purtroppo però lo sforzo si è rivelato vano perché nel game successivo Salvatore ha perso di nuovo la battuta – complice anche un doppio fallo velenosissimo – e ha dovuto dire addio al set. La delusione a livello mentale per il parziale svanito evidentemente non è stata smaltita dall’italiano e il serbo ha preso il largo riuscendo a brekkarlo per tre volte nei rispettivi due set. Termina così dunque la quarta partecipazione di Caruso agli Australian Open e il tennista d’Avola si rallegrerà con un assegno da $90.000 (tasse escluse). “In questo torneo voglio fare bene anche per Novak – ha detto Kecmanovic nella conferenza stampa post gara, quando gli è stato chiesto cosa pensa del caso relativo al più noto compatriota -. Penso che la faccenda non sia stata gestita bene e che lo abbiano trattato in modo terribile. Non vedevo l’ora di giocare contro di lui sulla Rod Laver Arena, sarebbe stato un bel match contro quello che è il mio idolo. Se gli consiglierei di vaccinarsi? Sono un ragazzino rispetto a lui e non sono io a dovergli dare consigli”. Caruso, invece, ha commentato quanto accaduto con filosofia: “Mi sono preparato bene per questo match perchè sapevo di essere il primo lucky loser che sarebbe stato chiamato a partecipare in caso di un altro forfait. Niente di speciale. Poi la partita è andata male, ma questo è il tennis, ci sono giorni migliori e giorni peggiori”.

SONEGO-QUERREY BIS – Dodici mesi fa Lorenzo Sonego batté Sam Querrey al primo turno degli Australian Open per 7-5 6-4 6-4. Quest’anno il sorteggio li ha messi di nuovo uno di fronte all’altro e il tennista torinese ha trovato il modo di migliorarsi: infatti Sonego ha vinto anche questa volta per 7-5 6-3 6-3 in 2 ore e 17 minuti. Lo statunitense è noto per la sua grande efficienza al servizio ma oggi è stato il n. 26 del mondo a brillare con questo colpo: 0 turni di battuta persi e 9 palle break concesse, tutte annullate. Il primo set si è deciso sul 5-5 quando Querrey ha perso la battuta per la prima volta e questo gli è costato il parziale; il n. 110 del mondo ha lottato con le sue armi a disposizione ma la determinazione di Sonego, quando è in giornata, è difficile da scalfire e oggi l’azzurro è apparso carico e grintoso. Al prossimo turno per l’italiano c’è il vincente di Otte-Tseng.

QUI IL TABELLONE COMPLETO DELL’AUSTRALIAN OPEN MASCHILE 2022

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Ons Jabeur dà forfait agli Australian Open

Un problema alla schiena blocca la tennista tunisina testa di serie n. 9

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Ons Jabeur - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Aveva iniziato bene la stagione con due vittorie nel WTA 500 di Sydney, ma poi Ons Jabeur era stata costretta al ritiro a partita in corso nei quarti di finale contro Anett Kontaveit. Il problema patito durante quel match evidentemente non ha trovato una rapida soluzione e poche ore fa è arrivato l’annuncio da parte di Jabeur del ritiro dagli Australian Open 2022. La tennista tunisina, numero 10 del mondo e testa di serie n. 9 nello Slam, è una grande perdita per il torneo perché con le sue ineguagliabili doti tecniche, rappresenta una delle tenniste più spettacolari e variegate del circuito. Questo il messaggio integrale rilasciato dalla giocatrice sui social:

“Ciao a tutti, purtroppo mi devo ritirare dal primo turno odierno degli Australian Open. Mi sono infortunata alla schiena a Sydney la scorsa settimana. Ho provato di tutto per essere pronta e pensavo di essere pronta per giocare qui. Sfortunatamente, il dolore è ancora molto presente e giocare in queste condizioni potrebbe mettere a rischio la mia intera stagione. Ora mi riposerò e mi curerò per tornare il prima possibile. Grazie a tutti i miei fan per il loro aiuto e supporto, sperando di essere al 100% per il prossimo appuntamento.”

Il suo posto nel tabellone è stato preso dalla lucky loser romena Irina Maria Bara (26 anni, n. 134) e quindi è toccato a lei scendere in campo contro la spagnola Nuria Parrizas-Diaz. Quest’ultima, attuale n. 63 del mondo, ha approfittato del cambio avversaria e ha vinto così il suo primo incontro a livello Slam a 30 anni imponendosi sulla romena per 6-3 6-1.

 

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Australian Open, Nadal su Djokovic: “Non è l’unico ad aver sbagliato”

Il maiorchino chiude il discorso sul tema del momento: “A livello personale mi piacerebbe vederlo giocare, se è giusto o meno che ci sia è un’altra discussione di cui non voglio più parlarne”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Esordio vincente per Rafa Nadal in questa edizione degli Australian Open. Il maiorchino, alla prima partecipazione Slam dal Roland Garros 2021, batte agevolmente Marcos Giron per 6-1 6-4 6-2 con una buona prestazione. “Un buon inizio. Ho giocato un buon tennis là fuori oggi, non posso lamentarmi molto” ha sentenziato Rafa appena giunto in conferenza stampa. “Ho fatto le cose nel modo giusto, probabilmente molte cose meglio della scorsa settimana (conclusa con la vittoria all’ATP di Melbourne, ndr). Ora devo andare avanti, giorno per giorno. Oggi è stato un buon inizio. Domani giornata di allenamento.”

Come detto questa è la prima apparizione in uno Slam dopo oltre sei mesi e nel periodo di assenza dal tour lo spagnolo ha dovuto gestire un infortunio al piede sinistro. Lui però di esperienze di questo tipo ne ha a bizzeffe. Ogni ritorno in campo è diverso onestamente. Poi naturalmente, quando si invecchia un po’, tutti i rientri diventano più duri. Questo è stato particolarmente, beh, difficile perché non è solo un rientro da un infortunio, è un rientro in cui cerco di tornare nel circuito dopo quasi due anni dove non ho giocato molti eventi a causa del virus. Se ricordi nel 2020 ho giocato solo qui e ad Acapulco, poi solo a Roma, Roland Garros e Londra. Cinque eventi. Nel 2021 ho giocato qui e poi c’è stata la terra rossa, Monte-Carlo, Barcellona, ​​Madrid, Roma, Roland Garros. Washington, sì. Altri sette eventi. 12 eventi in due anni non sono molti. Se aggiungiamo che anche io non ho potuto allenarmi molto spesso, è davvero dura, no? Ma eccomi qui. Sono super felice di tutto il lavoro che abbiamo fatto per cercare di tornare. Siamo qui a goderci il tennis, e basta. Continuiamo a provarci”.

La difficile gestione degli infortuni deriva anche dalle diverse risposte che il corpo gli dà durante i periodi di pausa. Lo stesso Nadal ha affermato che le sue ginocchia non sono mai state meglio dopo il periodo di lockdown, mentre è stato proprio il problema al piede che gli si è ripresentato durante l’inattività. “Ho sempre avuto il problema al piede durante tutta la mia carriera tennistica e a volte soprattutto con il freddo ho sofferto molto. Ma ho potuto giocare senza molti limiti in termini in termini di competizione nei tornei. Dopo quel periodo di tempo [otto settimane di lockdown], tutto è cambiato e negli ultimi due anni non sono stato in grado di esercitarmi o di giocare nel modo giusto. Quindi spero di avere la possibilità di farlo più spesso.”

 

Dopo aver toccato tutti i vari temi che una conferenza stampa di un primo turno possa offrire, è stato affrontato l’elefante nella stanza e al numero 5 è stato chiesto direttamente se secondo lui Djokovic avrebbe dovuto giocare oppure no. La lucidità espressiva acquisita da Nadal (il quale negli ultimi giorni aveva affermato che l’Australian Open sarebbe stato un grande torneo con o senza Djokovic) non l’ha tradito neanche questa volta. “Sono abbastanza stanco di questa storia. Quasi una settimana fa, quando ha vinto in prima causa, è stato in grado di riavere il visto e di allenarsi. In quel caso ho detto che la giustizia ha fatto il suo corso. Se la giustizia dice che il suo visto è valido e può giocare qui, la giustizia ha parlato, quindi è la cosa più giusta, che si merita di giocare qui. Ieri la giustizia ha detto un’altra cosa. Non sarò mai contrario a ciò che dice la giustizia. Un altro discorso invece è quello in cui io credo personalmente e quella che credo sia la situazione ideale per me, no? La situazione ideale nel mondo dello sport è che i migliori giocatori siano in campo e giochino senza dubbio gli eventi più importanti. Questo è meglio per lo sport senza dubbio. Se Novak Djokovic gioca qui, è meglio per tutti, non c’è dubbio. Un’altra cosa è quello che è successo. Come ho detto all’inizio, non posso dire altro perché credo che la situazione sia molto chiara ora”.

Successivamente gli è stato chiesto se a livello personale sentisse la mancanza del rivale serbo. “Ho sempre avuto un grande rispetto e un ottimo rapporto con i miei rivali. Credo che la vita sia molto migliore quando si ha un buon rapporto con tutti, soprattutto negli spogliatoi. È stato così durante tutta la mia carriera tennistica, con alcune eccezioni molto rare in alcuni momenti. Questa è la mia filosofia, no? È meglio avere un buon rapporto con tutti perché così sei più felice. Con Novak, non abbiamo fatto eccezione. Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Sinceramente gli auguro tutto il meglio. Penso che la situazione sia stata un disastro nel suo complesso. Non è l’unico che probabilmente ha fatto le cose sbagliate in questo caso. Naturalmente, ci sono più responsabili in tutta questa terribile situazione a cui abbiamo assistito nelle ultime due settimane. Ma ovviamente anche lui è uno dei responsabili. Quindi, a livello personale, sì, mi sarebbe piaciuto vederlo giocare qui. Ma se è giusto o meno che stia giocando è un’altra discussione di cui non voglio più parlare.

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