Non è da Nadal subire dodici minibreak in tre tie-break

Editoriali del Direttore

Non è da Nadal subire dodici minibreak in tre tie-break

Dominic Thiem ha tremato, ma ha fatto 22 punti contro 13. Sarà lui il vincitore n.150 degli Slam? Djokovic vincendo l’Australian Open n.8 tornerebbe n.1. Federer non molla. Zverev: “Tutti i premi di mio padre andavano allo Stato, quindi se vinco io…”

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Rafael Nadal e Dominic Thiem - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Dodici minibreak subiti nelle fasi decisive: non è da Nadal, più lento del solito. La sconfitta di Rafa Nadal, che già all’US Open del 2018 aveva sofferto Dominic Thiem oltre ogni dire, vincendo 76 al quinto, è la notizia del giorno perché a) si tratta del k.o. del n.1 del mondo, b) perché non aveva mai perso 3 tiebreak in un solo scontro, per l’appunto come tre tiebreak aveva perso Roger Federer in finale a Wimbledon contro Djokovic, c) perché apre la strada a una semifinale di Slam Thiem-Zverev che per i due è la prima in assoluto sul cemento. Thiem ancora sul campo rispondendo a Jim Courier ha detto: C’è un po’ di differenza con Federer e Djokovic che giocheranno qui la loro quindicesima semifinale…!”.

Se Djokovic vincerà il torneo detronizzerà Nadal. Federer non aveva prenotato campi di allenamento. Se si è allenato ugualmente non lo so, ma chi lo ha incontrato lo ha visto sereno, rilassato e sorridente. Niente quindi lasciava pensare che avrebbe mollato la presa su Djokovic e il torneo. Di certo Nadal tiferà per lui. Quella vinta da Thiem è stata l’ennesima partita molto bella di questo Australian Open che ha riservato serate quasi incredibili a chi aveva comprato il biglietto per la sessione notturna. Quasi sempre sulla Rod Laver Arena, ma non solo.

C’è stato un Federer-Millman memorabile, con Federer che rimonta nel tiebreak finale a 10 punti da 4-8 per aggiudicarsi 6 punti di fila, c’è un Kyrgios-Khachanov che finisce 7-6 al quinto ancora 10-8 nel tiebreak finale, c’è un’altra maratona Nadal-Kyrgios che va avanti per 3h e 38 minuti e con Rafa che vince terzo e quarto set al tiebreak. In sessione diurna ecco che tocca a Federer contro Sandgren (che ci aveva dato il dispiacere di far fuori sia Berrettini sia Fognini dopo due gran lotte) e succede di tutto nell’arco di 4h e 3 minuti prima che Roger, annullati 7 matchpoint, mostri di avere 7 vite come i gatti. Infine – ma il torneo è tutt’altro che finito alla vigilia di due semifinali intriganti come quelle che ci attendono con Thiem-Zverev (6-2 per l’austriaco i precedenti) e il “classico” Djokovic-Federer al 50mo duello (26-23 per Novak su Roger) – l’ultima serata australiana offre uno straordinario duello al penultimo sangue di 4h ore e un quarto fra Thiem e Nadal, con Nadal che avrebbe potuto vincere il primo set per essere stato avanti di un break e aver servito per il set sul 5-3 con un setpoint.

Era avanti di un break anche nel secondo – leggi la cronaca di Vanni Gibertini – ma ha perso anche quello. Vince il terzo ed è indietro di un break nel quarto, dopo aver mancato lui 3 pallebreak per salire sul 2-0, ma a Thiem viene un incredibile braccino – da pollo… eh eh – quando serve per il match sul 5-4: un doppio fallo di fila, un dritto facile in rete e un altro dritto fuori (che non aveva praticamente mai sbagliato così facili in tutto il match in così rapida successione). Così sul 5 pari nel quarto la partita è riaperta. Molti si aspettano anzi che alla fine Rafa agguanti il quarti set e diventi il favorito nel quinto. Ma di nuovo Rafa perde il tie-break, per la terza volta come non gli era mai successo in tutta una vita.

Gli chiedo: “L’anno scorso abbiamo visto una grande finale, un match molto equilibrato e Federer lo ha perso perdendo tre tie-break. Oggi si è visto un altro grande match e tu hai perso tre tiebreak cosa che non accade spesso (in quel momento non sapevo ancora che non era mai accaduta). Puoi spiegarlo? Una coincidenza” (averli persi…). Rafa Nadal: “Come l’altro giorno non ho una grande spiegazione quando ho vinto due tiebreak contro Kyrgios, oggi non ce l’ho per i tie-break che ho perso. Probabilmente perché ha giocato meglio di me. Normalmente questa è la ragione per cui vinci o perdi i tiebreak”. Vabbè, io capisco non avesse, in quella situazione, gran voglia di rispondere.  A nessuno piace perdere. E venire a parlare con i giornalisti subito dopo aver perso un match di più di 4 ore e così importante. Però la sua risposta… la potrebbe dare per ogni partita, non solo per ogni tiebreak.

Domanda teorica: “Ci spieghi perché secondo te hai perso?” Risposta teorica: “Perché lui ha giocato meglio di me”. Grazie al cavolo, mi viene da dire. Pur capendo benissimo, ripeto ancora, che se a uno gli girano le scatole può non avere alcuna voglia di rispondere. Pochi minuti prima una collega inglese gli diceva di averlo visto oggi particolarmente agitato già sul campo (o irritato? Lei ha usato la parola agitated… che non si traduce esattamente in agitato…). Lui ha naturalmente negato di esserlo. Se non lo avessi visto così anch’io, durante il match e dopo, mi sarebbe piaciuto chiedergli se avesse una spiegazione su un dato che non può essere meramente statistico: nel primo tiebreak, vinto 7 punti a 3 da Thiem, ci sono stati 6 minibreak, nel secondo, vinto 7 a 4, i minibreak sono stati  ancora 6, nel terzo vinto 8 a 6, sono stati 7. 19 minibreak in 3 tie-break di complessivi 35 punti. Un’esagerazione. Ovviamente Rafa ne ha persi di più di Thiem: ben 12.

Al di là dei numeri che magari qualcuno di voi lettori proverà a spiegare in base alle sue conoscenze, la mia impressione è stata che Thiem fosse molto più agile e scattante, riuscisse a girare attorno alla palla per colpire di dritto anche nelle fasi finali del match, mentre Nadal in diverse occasioni mi è parso lento e in ritardo. Soprattutto quando, dopo essersi spostato molto sulla sua sinistra veniva preso d’infilata dal rovescio lungolinea di Thiem che lo sorprendeva sulla sua destra. Non poche anche le situazioni in cui Thiem lo attaccava dalla parte del dritto, con il suo dritto e Rafa arrivava troppo tardi per riuscire a uncinare la palla con la chele mancina e giocare il cross e allora tentava dei lungolinea che finivano troppo spesso in corridoio. Anche qualche volée in rete di Rafa mi è sembrata, a tratti però perché ne ha fatte anche di bellissime e straordinarie, frutto di un attimo di ritardo.

Queste, credetemi, erano osservazioni che mi venivano di fare mentre guardavo il match. Non sono frutto del senno di poi. Peraltro anche a queste occorre darci un peso relativo – e infatti io glielo do – perché il match si è deciso comunque su pochissime palle, anche se i tre tiebreak hanno visto Thiem fare 9 punti in più… che non sono pochi. Quante volte si è detto che i punti valgono quasi il doppio degli altri?

Ovviamente la sconfitta di Nadal è quella che fa titolo, però appunto anche il traguardo finalmente raggiunto da Sasha Zverev merita attenzione. Il tedesco figlio (e fratello) d’arte ha finalmente centrato una semifinale di Slam e non è detto che si fermi lì. Adesso è soprattutto tutta l’Australia a fare il tifo per lui, perché come ha detto e ribadito già sul campo, dovesse vincere lui questo Slam regalerebbe tutto il primo premio, oltre 4 milioni e 120.000 dollari australiani in beneficenza a chi ha perso case e terra per via degli incendi che hanno funestato questo continente. Nessun tennista ha mai promesso (e fatto) tanto. Intanto Sasha aveva subito garantito che avrebbe dato alla stessa causa 10.000 dollari per ogni turno passato…e così sono già 50.000. Vero che 50.000 dollari sono poco più che noccioline per uno che di soli premi ha già guadagnato a meno di 23 anni oltre 20 milioni di premi ufficiali (lordi, perché vanno detratte tasse, spese di viaggio per sé e il suo team… ma al contempo non figurano ingaggi per lucrose esibizioni, Laver Cup, federtedesca, sponsor), ma 4 milioni è invece tanta tanta roba anche per un ragazzo straricco come lui oggi e con un avvenire che promette tanti bei soldoni che lui, risiedendo a Montecarlo, non devolverà al fisco tedesco.

Sulle prime, quando Zverev annunciò il suo bellissimo proposito, i maligni si erano detti: “Bella forza, tanto è convinto di non poter vincere questo Slam, ha giocato male quasi tutto il 2019 – un solo torneo vinto – non ha brillato nell’ATP Cup, ha voluto fare il bel gesto certo che tanto non gli sarebbe costato nulla”.Con il passare dei giorni Sascha ha spiegato sempre meglio il perché del suo gesto al quale ormai mancano solo due vittorie perché lo possa mettere in pratica.Ma prima di riferire quel che ha detto anche oggi Sascha, con parole e concetti belli ed apprezzabili, vorrei ripercorrere un attimo le ragioni per le quali sembrava proprio che nei confronti di uno Slam Sasha Zverev nutrisse un vero complesso. E vi invito ad arrivare in fondo all’articolo perché in effetti lui aveva cominciato a farselo e ha spiegato tutto le sensazioni che provava.

Aveva cominciato a partecipare agli Slam quasi da enfant-prodige, anno 2015, perdendo al secondo turno a Wimbledon e al primo all’US Open. Ma aveva 18 anni, proprio come Sinner oggi per il quale si chiede ad alta voce di non avere fretta. Quindi era quasi inevitabile che perdesse presto.  Così come è chiaro che anche il 2016 dovesse essere interlocutorio: dall’inizio dell’anno nei 4 Majors infatti i risultati furono un primo turno, due terzi, un secondo.Nel 2017 era invece un po’ meno scontato che non potesse andare oltre un terzo, un primo, un ottavo (a Wimbledon) e un secondo. Infatti a maggio aveva già trionfato a Roma, ad agosto a Montreal (Canadian Open), insomma in due Masters 1000. Ma anche in altri tre tornei (Washington, Monaco e Montpellier). In un sacco di partite, negli Slam, si faceva trascinare al quinto anche da avversari piuttosto modesti, e lo sforzo – fisico certo ma anche psicologico – per recuperare dopo quelle maratone, finiva per costargli caro. Tuttavia per uno che chiudeva l’anno a n.4 del mondo, subito dietro i celeberrimi Fab 3 (Murray era alle prese con i suoi guai) – e che a un certo punto della stagione, il 6 novembre se n’era pure lasciato uno alle spalle avendo raggiunto il best ranking a n.3 – beh, pareva proprio che gli Slam fossero per lui un territorio maledetto. Ci si dimenticava tutti un po’ dei suoi 20 anni.

Anche nel 2018 Sasha vince un Masters 1000, Madrid, e fa un’altra finale, Miami, più un paio di semifinali. Soprattutto chiude vincendo le finali ATP a Londra: però, vallo a capire, negli Slam non va oltre – sempre nell’ordine del calendario – un terzo turno, un quarto di finale (finalmente, è il primo! Accade a Parigi), altri due terzi turni deludenti per chi nuovamente chiude l’anno da n.4… senza aver conquistato tutti i ricchi punti che distribuisce uno Slam. Buon per lui che ha rivinto Washington e Monaco, e ha fatto finale a Miami e Roma. Arriviamo all’anno scorso, un anno quasi disastroso, un solo torneo vinto e di modesta caratura, Ginevra, salvato appena dalla qualificazione all’ultimo tuffo (fino a Bercy non era certo) per le finali ATP di cui era il campione in carica. Arriva in semifinale, chiude l’anno a n.7 davanti a Matteo Berrettini per il quale chiudere a n.8 è come toccare il cielo con un dito.

Comincia il 2020 e nell’ATP Cup non brilla. Quel che è accaduto all’Australian Open, dove con Wawrinka ha perso il primo set del torneo prima di dominare Stan The Man nei tre set successivi, è storia di questi giorni.A fine match gli ho ricordato la profezia di Rafa (“Entro due anni Sascha farà bei risultati anche negli Slam…”) e poi gli ho chiesto quanto fosse impaziente di raggiungere la sua prima semifinale (al 19mo Slam…): Sì ero molto impaziente, forse anzi davo troppa attenzione agli Slam. Giocavo meglio a tutti gli altri tornei. Roma, Madrid, gli altri Masters 1000, le finali ATP. Gli Slam contavano troppo per me. Quest’anno sono venuto qui senza alcuna aspettativa, giocavo in modo orribile. All’Atp Cup, le settimane precedenti. Poi nel torneo è stato un processo con vari progressi. Spero di continuare in semifinale e magari in finale. Ma non giocherò contro gente che gioca peggio…”.

“Ci parli del tuo impegno a dare tutti i soldi del primo premio, eventualmente, in aiuto di chi ha sofferto per il fuoco che ha devastato l’Australia?”

I MIEI GENITORI IN UN PAESE COMUNISTA… IO NON SONO ROGER O LEBRON JAMES!

“I miei genitori sono cresciuti nell’Unione Sovietica, dove se eri un tennista professionista, come mio padre, dovevi dare i soldi che guadagnavi allo Stato se li facevi nel tuo Paese. E non avevano mai soldi. Ora che li abbiamo si potrebbe pensare che dovremmo tenerli per noi. Ma loro mi hanno sempre detto che i soldi dovrebbero servire a cambiare il mondo. Essere investiti in qualcosa di buono, e non per metterli in una banca senza farci niente. Naturalmente se vincessi 4 milioni sarebbe un sacco di soldi, non sono Roger o LeBron James. Tuttavia so che in questo Paese, questo bel Paese, c’è gente che ha perso la sua casa e ha bisogno di questi soldi. Dipendono da questi soldi per ricostruire le loro case, ricreare la natura che c’era, animali compresi. Credo siano soldi molto più utili a loro che a me”.

Il discorso di Sascha, super apprezzabile, mi ha fatto tornare in mente l’epoca in cui intervistai Andrei Chesnokov ex n.9 ATP, a Firenze (vinse il mio torneo nell’87, lo allenava una donna Tatiana Naumko, vinse anche Montecarlo e Montreal), quando sia lui sia Natalia Zvereva (finalista con Steffi Graf al Roland Garros 1988) giocavano ma non vedevano neppure i soldi che teoricamente guadagnavano. Non ci fosse stato un grande appassionato di tennis come Boris Yeltsin, presidente russo, che, spinto dal sempiterno capitano di tutte le squadre russe di Davis e Fed Cup, Shamil Tarpishev che aveva nominato ministro dallo sport, i loro soldi li prendeva tutti lo Stato comunista.

Al Roland Garros, quando nell’89 Chesnokov battè Wilander campione in carica, raccontò: “A Mosca io e la mia famiglia stiamo in una casa che è più piccola dell’hotel dove sto qui a Parigi”. Papà Zverev ha vissuto tutta quell’epoca. E lo ha raccontato a Sascha. Chiudo riportando una frase di Dominic Thiem che ovviamente si augura di “infrangere la barriera che fin qui ha visto vincere gli Slam ai soliti tre”, a proposito della sua amicizia con Zverev: “Sarà la prima volta che in una semifinale di Slam affronterò un giocatore più giovane di me. Siamo buoni amici, sono contento per lui e per il suo risultato in uno Slam. Non esistono segreti fra noi, abbiamo giocato così tante volte (6 su 8 volte ha vinto Dominic). È una sana rivalità. Sarà un altro match equilibrato, come sempre quando si affrontano due top-ten”.

Sono stato troppo lungo ancora una volta. Sulla tristezza di Garbine Muguruza, irriconoscibile rispetto ai primi tempi quando era sempre allegra, sorridente, estroversa, scriverò un’altra volta. 

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Editoriali del Direttore

Non credo che Serena Williams possa vincere il suo quarto Roland Garros, ma…

La caccia al 24° Slam di Court nella sua testa continua. Anche se fa freddo “e io lo odio! Mai vista la neve per metà della mia vita” e le palle sono pesanti. Ma se il maltempo l’aiutasse facendole disputare le sue partite sotto il tetto?

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Serena Williams - Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Tanti auguri Serena, buon compleanno davvero alla giocatrice più forte del terzo millennio e forse di sempre (anche se Gianni Clerici direbbe che lo è stata invece Suzanne Lenglen, La Divina).

Ieri Serena Williams ha compiuto 39 anni e ha detto, non per la prima volta: “Non avrei mai creduto di ritrovarmi a giocare ancora a 39 anni. E ora non so quando mi fermerò. Mi diverto ancora e finché mi diverto…”. Pareva di sentire riecheggiare le parole tante volte pronunciate da un suo coetaneo, tal Roger Federer.

Di certo, è la prima volta che Serena li festeggia a Parigi. E di certo è anche la prima volta dopo tantissimi anni che all’avvio di uno Slam non viene considerata fra le primissime favorite, nonostante all’appello manchi la campionessa in carica Barty, e le ultime due vincitrici dell’US Open Osaka e Andreescu (peraltro non fortissime sulla terra rossa).

 

Vero che la terra battuta non è mai stata la superficie prediletta – le spunta in buona parte l’altrimenti micidiale arma del servizio – tuttavia il suo non è un caso… Sampras! Sweet Pete non è mai andato oltre una semifinale a Parigi (1996). Serena ha vinto il Roland Garros tre volte (2002-2013-2015) ed è stata finalista nel 2016, semifinalista nel 2003, nei quarti altre cinque volte. Ai tre trionfi nel torneo di Port Auteuil si devono aggiungere altri 10 titoli conquistati sui campi rossi. Non sono così pochi.

Ma, oltre a dover sottolineare che sono comunque cinque anni che Serena non vince più al Roland Garros – nel 2015 è diventata la più anziana vincitrice del torneo con i suoi 33 anni e mezzo – quest’anno sembra esserci una favorita che sembra stagliarsi su tutte, Simona Halep, e varie altre, come Svitolina e Azarenka nel suo quarto (Vika l’ha battuta a New York), Muguruza e Kenin nell’altra metà, che sembrano avere le stesse chance di Serena se non di più, dopo aver visto che Serena si è fatta trascinare al terzo set da tutte le sue avversarie nel Kentucky e all’US Open prima di soccombere.

Potete, se ne avete voglia, ascoltare i motivi per cui Steve Flink e il sottoscritto ci siamo sbilanciati in sede di presentazione video del sorteggio a sostenere che ci sembra fortemente improbabile che Serena, certo appesantita dagli anni con l’handicap di una superficie ultra-pesante per via dell’umidità incalzante e di palle Wilson che perfino Nadal fa fatica a spingere, riesca a conquistare il suo quarto Roland Garros e il famoso 24° Slam. Cioè quello che le consentirebbe di eguagliare il record di Margaret Court e cancellare l’incubo che la perseguita ormai da nove tentativi falliti, incluse le quattro finali Slam perdute dopo la nascita della sua bambina e tutte perdute senza aver vinto un set.

Serena si è allenata in Francia da lunedì, alla tennis Academy del suo coach Patrick Mouratoglou nei pressi di Nizza, ma sulla terra rossa non gioca da un anno e mezzo, dal terzo turno del Roland Garros del maggio 2019, quando perse da Sofia Kenin (la sconfitta per lei più… prematura in uno Slam dal 2014).

Serena Williams – Roland Garros 2020 (da Twitter, @rolandgarros)

Per una qualsiasi altra giocatrice l’aver centrato quattro finali di Slam e perso soltanto in semifinale all’ultimo US Open avrebbe rappresentato un sogno. Per lei no. Ha vinto 23 Slam su 75 ai quali era iscritta, mica uno solo.

Una semifinale dovrebbe essere un buon risultato per me? Assolutamente no! Mi ritrovo in una posizione nella mia carriera nella quale non posso essere soddisfatta! Non voglio star seduta qui e dire: “Oh, sono felice! No, perché non lo sono!”.

Serena dovrà affrontare al primo turno Kristie Ahn, l’americana che si è distinta particolarmente in questo 2020 per la sua abilità nel movimentare i social, soprattutto Tik Tok, durante i mesi difficili del lockdown. “Non ho giocato alcun torneo di preparazione a questo, il che è inconsueto per me – ha detto ieri Serena a Parigi. Questo è stato un anno davvero inconsueto, raro. Ho cercato di fare tutta la riabilitazione possibile da Patrick, dopo il problema avuto alla caviglia a New York. Sono al 100 per 100 della condizione fisica ora? No, ma abbastanza per provarci. Non giocherei se non pensassi di essere competitiva e non conosco atleti che non competano se non sono al 100%. Se gioco bene posso ancora battere chiunque e più gioco e meglio dovrei riuscire a giocare”.

Insomma la caccia di Serena continua, anche se con questo freddo parigino lei non ha mai giocato. “Fra California e Florida, e nei vari tornei, non mi è mai capitato. Odio il freddo e per metà della mia vita…non ho mai visto la neve!”. Di certo il tempo, che prevede piogge ripetute, non sarà suo alleato… a meno che dovendosi lei esibire quasi sempre sotto il tetto dello Chatrier (sia pure un tetto con delle perdite…), non finisca per avvantaggiarsene.

P.S. A proposito di tetti “bucati”, qualcuno ricorda quello di Napoli per il match di Fed Cup Italia-Spagna?

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Editoriali del Direttore

Jannik Sinner è il favorito con il mancato sposo Goffin? Il belga: ”In allenamento mi batte sempre e a Rotterdam…”

“Vedo Sinner capace di vincere uno Slam, prima o poi…”. Il belga si è allenato con Berrettini. E Djokovic con Thiem

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Il programma del Day 1 a Parigi

C’era stato un risultato, fra i tanti a sorpresa registrati a Roma durante gli Internazionali d’Italia e dovuti a tante concause (transizione dal cemento made in USA, desuetudine agonistica, effetti Covid) che da noi in Italia era passato sotto silenzio pur essendomi apparso impronosticabile: il netto 6-2 6-2 inflitto a David Goffin da Marin Cilic.

Soltanto oggi sono in grado di interpretarlo meglio, alla luce di una notizia fornitami dall’amico e collega belga Yves Simon: il 19 settembre, cioè nel weekend del torneo di Roma, Goffin avrebbe dovuto sposarsi!

Soltanto una decina di giorni prima ha deciso, causa Covid-19 e l’impossibilità di fare il ricevimento che avrebbe voluto, di rinviare il matrimonio.

 

“A quel punto ho deciso di giocare a Roma…ma è stato un errore! Non ero preparato, né tennisticamente né mentalmente. Non ho voluto ripetere l’errore andando anche a Amburgo. Ho preferito allenarmi intensamente a Montecarlo…”.

-E l’hai fatto?

“Sì, ho giocato per cinque giorni con grande intensità, sulla terra rossa naturalmente, e mi sento adesso in forma e ottimamente preparato”.

-Temi Sinner?

“Lo conosco bene, ci siamo allenati diverse volte, sia a Monaco sia a Bordighera. E’ molto forte e sono convinto che sia un giocatore che prima o poi potrà vincere uno Slam. In allenamento mi batteva sempre, e lo ha fatto anche a Rotterdam in gara (76,75, 9 p. a 7p. il punteggio del tiebreak; si è giocato a febbraio 2020), però uno Slam è diverso: si gioca tre set su cinque, e vincere tre set per un giovane non è come vincerne due. Avete visto cosa è successo a Jannik all’US Open con Khachanov? E’ anche una questione di esperienza…”

Tutto vero, come vero che le condizioni climatiche, il freddo che ha costretto in questi giorni tutti i giocatori a indossare leggings – beh, in Francia li chiamano fuseaux, la traduzione italiana calzamaglia, ghette non mi persuade – le palle Wilson assai pesanti di cui si è lamentato Rafa Nadal, sembrerebbero poter favorire il tennis di Sinner al cospetto del “peso leggero” belga.

Questo sabato, alla vigilia del suo match delle 11 sul Chatrier, Goffin si è allenato sul campo Simonne Mathieu con Matteo Berrettini. Per carpirgli qualche segreto su Sinner? Sullo Chatrier hanno invece giocato insieme, curiosamente, Djokovic e Thiem. Vero che l’austriaco è capitato nella metà del tabellone di Nadal, ma fra 15 giorni Nole e Dominic potrebbero trovarsi contro in finale.

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Editoriali del Direttore

Roland Garros, avvio con il botto: Wawrinka-Murray, ma anche Thiem-Cilic e Sinner-Goffin

Per Thiem, nella metà di Nadal, un percorso di guerra. Rispetto a Rafa, dopo l’inizio in discesa, sta meglio Djokovic

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

IL TABELLONE MASCHILE
IL TABELLONE FEMMINILE


Tengo a precisare, a scanso di equivoci, di avere scritto questo articolo di commento al tabellone entro l’ora successiva al sorteggio. Si è deciso di ritardarne la pubblicazione per la mattina presto di venerdì per dare modo ai lettori di commentarlo senza che Ubitennis con il mio editoriale avesse già dato una sua impronta. Ora potrete verificare se alcuni dei commenti postati dai lettori coincidano più o meno, o addirittura per niente con quanto potete leggere in questo articolo. E sono curioso anch’io di vedere se il mio pensiero sarà stato condiviso o meno. Buona lettura (spero…).

Un sorteggio con il botto: Wawrinka-Murray al primo turno! Un ex campione del Roland Garros contro un ex finalista, lo svizzero ex n.3 contro lo scozzese ex n.1! Ma anche Thiem-Cilic, due che sono o sono stati n.3 del mondo, fra il finalista degli ultimi due anni e il croato quartofinalista nel 2017 e 2018, non è davvero da buttar via, anche se Cilic, 32 anni questo 28 settembre, non è più quello che ha vinto un US Open sei anni fa (2014).

E l’altro aspetto più significativo è che Thiem e Nadal, finalisti degli ultimi due anni si trovano nella stessa metà tabellone. Non solo: per Thiem al di là dell’ostacolo forse non così duro in Cilic, c’è un probabile Ruud al terzo turno e in ottavi teoricamente Wawrinka (più che Murray, ma non si sa mai: il Wawrinka visto con Musetti non è apparso irresistibile) per trovare poi magari Schwartzman più che Monfils. Insomma un vero percorso minato per l’austriaco, per arrivare a Nadal! Non mi pare si possa dire che abbia avuto fortuna.

E anche Nadal, che non si può davvero lamentare del suo tabellone fino ai quarti, poi però non sarà contento neppure lui di avere Thiem dalla sua parte, mentre non credo che tema un’eventuale quarto contro Zverev- Corre meno rischi di lui Djokovic, perché, a parte quel Bautista Agut che lui un po’ soffre (ma più sul cemento che sulla terra rossa, direi) e potrebbe trovare nei quarti se lo spagnolo esce dalla zona presidiata da Berrettini che rischierà a sua volta con Carreno Busta, secondo me difficilmente può perdere da Khachanov o Garin, e nemmeno dal n.4 Medvedev, dal n.13 Rublev, dal 9 Shapovalov

Semmai è Tsitsipas in buona giornata quello che gli può dare più noia, perché gli altri tre succitati sulla terra rossa sono troppo incostanti per metterlo in difficoltà sulla distanza dei tre su cinque. Vedrei il miglior Shapovalov capace di stappargli un set o forse due, ma non tre, almeno oggi. Tsitsipas farà bene però a stare attento a Krajinovic, così come Shapovalov non ha il match in tasca con Dimitrov al terzo turno. Da Medvedev-Fucsovics potrebbe scappar fuori la prima sorpresa, nel senso di un top-5 estromesso dal torneo anzitempo.

Per quanto riguarda gli italiani, beh è un peccato che Fognini non sia (probabilmente) nelle migliori condizioni, perché un tabellone migliore di questo non poteva capitargli. Kukushkin, poi un qualificato, poi un quartetto da cui potrebbe uscire Isner che sulla terra rossa a 34 anni non è troppo temibile, insomma arrivare a Nadal negli ottavi sarebbe un traguardo raggiungibilissimo. Di Berrettini ho accennato: al terzo turno dovrebbe arrivare senza problemi, poi troverebbe o Carreno Busta o Bautista Agut in ottavi e lì probabile disco rosso con Djokovic, contro il quale Matteo sarebbe più temibile sul cemento nonostante che anche Djokovic sui campi duri abbia dimostrato di essere un n.1.

Un primo turno durissimo, e uno dei match di cartello anche per chi non è italiano né belga, è Goffin-Sinner. Entrambi non possono dirsi fortunati. Goffin è certamente favorito, ma c’è partita. Anche in questo caso forse il “nostro” aveva più chances di fargli male sul “veloce” dove il suo dritto soffre meno. I due si conoscono benissimo, si sono allenati tante volte insieme sia a Montecarlo sia al Centro Piatti di Bordighera. Curiosamente più volte su campi in cemento che sulla terra rossa. L’amico giornalista Yves Simon mi ha detto che Goffin gli ha raccontato: “In allenamento con Jannik credo di non aver vinto quasi mai!”.

 

Chi viene fuori da quel duello può far parecchia strada. La testa di serie che presidia la zona è Paire… e più in là a livello di ottavi Zverev che sui campi rossi, anche se ha vinto Roma, non mi convince del tutto. Il tedesco però ha un buon tabellone, fino a Goffin (o Sinner?) non vedo proprio da chi possa perdere. Però Sascha non è ancora un tennista solidissimo, di nervi e prestazioni.

Dagli altri azzurri, più che al massimo un secondo o un terzo turno, non credo ci si possa attendere, perché al primo o al secondo si imbattono in teste di serie, anche se non fortissime. Per ora mi fermo qui. Un commento al tabellone femminile lo farò in un secondo momento, ma se dovessi scommettere su una finale dopo aver visto il tabellone punterei su Halep-Muguruza.

OTTAVI TEORICI

[1] N. Djokovic vs [15] K. Khachanov
[10] R. Bautista Agut vs [7] M. Berrettini
[4] D. Medvedev vs [13] A. Rublev
[9] D. Shapovalov vs [5] S. Tsitsipas

[8] G. Monfils vs [12] D. Schwartzman
[16] S. Wawrinka vs [3] Thiem
[6] A. Zverev vs [11] D. Goffin
[14] F. Fognini vs [2] R. Nadal

PRIMO TURNO PER GLI ITALIANI

[7] M. Berrettini vs V. Pospisil
[14] F. Fognini vs M. Kukushkin
L. Sonego vs qualificato
J. Sinner vs [11] D. Goffin
G. Mager vs [22] D. Lajovic
S. Travaglia vs P. Andujar
A. Seppi vs qualificato
S. Caruso vs G. Pella

Il tabellone maschile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

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