Thiem, il sottile equilibrio da centrare contro Djokovic: "Tempi duri per noi giovani"

Interviste

Thiem, il sottile equilibrio da centrare contro Djokovic: “Tempi duri per noi giovani”

L’austriaco, alla prima finale Slam sul veloce, non si lamenta del giorno di riposo in meno: “Ci sono svantaggi ma anche vantaggi. Sento di avere grande esperienza”

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Alla prima semifinale Slam sul duro, da favorito ma contro un avversario dal servizio ritrovato e mai a questi livelli in un Major, Dominic Thiem ha superato l’esame, conquistando la possibilità di quel primo titolo per lui e per chiunque nato dopo il 1988. In una vittoria tirata, con due tie-break, altrettanti set point annullati nel terzo parziale, ci deve essere stato un momento chiave, qualcosa fatto meglio nei momenti decisivi.

Credo che non ci sia stato un solo momento chiave, ma due o tre risponde a Ubaldo. “Succede quando due giocatori sono in buona forma in una semifinale di uno Slam. Sono i piccolissimi dettagli a decidere. Ecco quello che è successo oggi. Il primo momento chiave per me è stato quando ho battuto sul 5-4 per il secondo set e lui ha messo a segno il punto del torneo dai teloni, il passante con lo smash. Ho salvato due palle break e ho chiuso. Il secondo momento chiave è stato sul 4-5 del terzo quando ho annullato due set point. Ero avanti di un break, un’ottima occasione di farne un altro. Stavo mettendo tanta energia in quel game, andare avanti di un doppio break. Lui si è salvato, ha contro-brekkato e quasi vince il set. Se sei un set pari, il terzo è davvero decisivo. Quelli sono stati i due grossi momenti chiave. Nel quarto, lui ha servito alla grande, non avevo possibilità di strappargli la battuta. Era chiaro che si sarebbe deciso al tie-break. lì. Per fortuna, lui mi ha dato un paio di punti più facili e l’ho chiusa”.

Che il tema tattico del match sia stato un Thiem più propositivo, in modo ancora più evidente nei momenti decisivi, sembra fuori discussione. Significa che è stato più coraggioso, come sostiene il direttore? “Non direi così. Forse, un paio di punti nel tie-break del quarto me li sono andati a prendere. Avrei anche potuto sbagliarli. Sono stato coraggioso ma anche fortunato per aver tirato quei colpi.

 

Una domanda fatta a Zverev che, naturalmente, aveva consigliato di porla al diretto interessato, riguarda le condizioni fisiche dell’austriaco e del giorno di riposo in meno rispetto all’altro finalista, Novak Djokovic. Lontano dal dare una risposta netta come nel caso coraggio/fortuna, Dominic riesce a scovare aspetti positivi. Ci sono svantaggi ma anche vantaggi. Penso che sia un po’ una sfida avere sempre un giorno di riposo e poi, all’improvviso, due. Di sicuro, io ho meno tempo per recuperare. Ma, con l’adrenalina e tutto quanto, andrà bene. Ho giocato due incontri intensissimi, contro Rafa e ora contro Sascha, e certamente li sentirò, soprattutto domani. Ma mi sottoporrò a un bel trattamento domani e tirerò qualche colpo in scioltezza per cercare ovviamente di essere al 100% domenica sera”.

Con all’attivo due finali a Parigi e una percentuale di vittorie sul rosso ben più alta rispetto alle altre superfici, Thiem è progressivamente migliorato sul duro, dove ha vinto il suo primo titolo pesante. Ma cosa è cambiato nel suo gioco? “Prima di tutto, Indian Wells. Quella vittoria mi ha dato conforto e tanta fiducia perché finalmente ho vinto il mio Masters 1000 sul duro. Là, nel deserto, è piuttosto simile alla terra. È perfetto per il mio gioco, le palle rimbalzano così alte. Poi penso allo scorso autunno in Asia e alla stagione indoor, ho fatto un enorme passo avanti. Credo di aver sviluppato il mio gioco nella direzione giusta. Sono diventato più aggressivo sul veloce, ho iniziato a servire in maniera più intelligente e a rispondere meglio. Ciò mi ha anche dato tanta fiducia per quest’anno e per l’Australia perché, mi sono detto, posso essere in finale a Londra, perché non anche in una finale Slam sul duro? Da allora, so che sto giocando molto bene sulle superfici più veloci”.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Un classico del tennis è la grande vittoria contro un big (che, in quest’epoca, significa uno dei Big 3) seguita dal crollo al turno successivo per un misto di appagamento e spossatezza soprattutto mentale. Qual è il trucco per rimettere insieme un’altra prestazione di grande livello? “Già, credo che contro Rafa sia stato l’incontro più intenso. Non ti regala punti. Devi vincere ogni singolo punto in quei match. Ciò è durissimo dal punto di vista fisico e mentale. Due o tre anni fa, io stesso avevo problemi quando battevo uno dei grandi [‘big guy’ nell’originale, ndr]. Quasi sempre perdevo l’incontro successivo. Ma con l’esperienza e affrontando la situazione più volte, sono migliorato. Anche oggi, all’inizio, ho avuto problemi. Non sono subito entrato ‘in the zone’ come contro Rafa. Ci è voluto un po’, venti o trenta minuti, ma immagino sia normale. Devi solo lottare e stare appieno nel match”.

Tutto quanto fatto per arrivare fin qui è chiaro, adesso manca l’ultimo, enorme passo: battere il sette volte campione di Melbourne. La soluzione è semplice, in teoria. “Penso che dovrò tenere un buon equilibrio. Di sicuro, dovrò rischiare molto, tirare al massimo molti colpi. Allo stesso tempo, non troppo. È una linea molto sottile. Nell’ultima sfida con lui, a Londra, ho centrato perfettamente quella linea. Darò certamente un’occhiata a quel match, a come ho giocato, per cercare di ripeterlo. Ma lui è senza dubbio il favorito. Ha vinto sette titoli qui, mai perso una finale, va per l’ottavo. Io mi sento bene in campo, sto giocando un ottimo tennis. Cercherò di essere al meglio domenica”.

Gli ricordano che nell’intervista sul campo ha scherzato sul fatto di trovarsi sempre davanti il Re degli Slam (Rafa a Parigi e Nole qui) e se può portare qui qualcosa dell’esperienza fatta al Roland Garros. “Giochiamo in tempi difficili, noi giovani. Dobbiamo sempre battere queste incredibili leggende. Ma credo sia una situazione completamente differente. Sì, Rafa ha vinto dodici volte a Parigi, Nole sette qui. Un risultato incredibile. Ma io cerco di prendere la mia esperienza delle ultimi due finali Slam, tento di migliorarmi ancora di più. Penso di averlo fatto tra il ’18 e il ’19 a Parigi e anche di più adesso. Ora ho la sensazione di avere grande esperienza. Sento di poter davvero tenere un livello alto per le due settimane, cosa che magari non è successa alla mia prima finale. Ecco cosa mi porto. Voglio dire, cercare di essere totalmente concentrato fin da subito”.

Thiem è sotto 4-6 nei precedenti contro Djokovic, ma le quattro vittorie sono arrivate nelle ultime cinque sfide e ha già battuto il campione serbo a livello Slam. Questo gli consentirà di insinuarsi nella sua mente almeno un po’? “Sì, è vero, ma non credo conti tantissimo. Qui, lui è nella sua zona di comfort. Gioca il suo miglior tennis in Australia da moltissimi anni. Mi aspetto lo stesso in finale. Tutto ciò che posso fare è dare il mio meglio ancora una volta, giocare di nuovo del gran tennis e studiarmi gli ultimi nostri incontri a Parigi e Londra e cercare di replicare quanto di buono ho fatto in quelle occasioni”.

IL VIDEO COMPLETO DELLA CONFERENZA STAMPA

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“Boicottare il Roland Garros? No, mai gli Slam!”

“256 tennisti devono dare priorità agli Slam che garantiscono 50.000 euro a chi perde al primo turno. Wimbledon? Difficile si giochi: è decisivo il tipo di assicurazione che ha”. Parla il famoso giornalista di Sports Illustrated Jon Wertheim, intervistato dal direttore Scanagatta

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Jon Wertheim (a sinistra), intervistato a Wimbledon

Il Direttore ci ha preso gusto: se isolamento forzato deve essere, che possano beneficiarne anche i lettori! Dopo la video-chiacchierata con Ray Moore, Ubaldo ha parlato anche con Jon Wertheim, giornalista tra i più stimati in ambito tennistico, opinionista di punta di Tennis Channel, executive editor di Sports Illustrated, autore di cinque libri di successo, fra cui “Strokes of Genius” ispirato a Federer e Nadal (in copertina) e con quelli che lui considera i migliori match di sempre

Proprio da cosa è cambiato nelle dinamiche lavorative della rivista sportiva più famosa del mondo è partita l’intervista, di cui vi riportiamo in forma testuale (e tradotti) i principali estratti.

SPORTS ILLUSTRATED – “Essere un media sportivo senza sport è una grande sfida! Il numero dei collaboratori non è cambiato molto, c’è stato più che altro uno spostamento di risorse verso i contenuti digitali. Questo è un momento che stimola la creatività. Del resto, nessuno era preparato ad affrontare una situazione di questo tipo, è un territorio nuovo: a tutti manca lo sport, ma stiamo anche realizzando che non si tratta di una priorità“.

 

TENNIS VS SPORT DI SQUADRA – Ubaldo apre la questione: gestire le implicazioni di questa pausa è più complicato per i tennisti, che oltre a non avere una squadra alle spalle… hanno addirittura una squadra da sostenere (allenatore, fisioterapista, medico). “Innanzitutto c’è differenza tra i grandi giocatori e coloro che invece stanno iniziando a preoccuparsi della loro situazione economica. Il tennis, inoltre, è uno sport molto globale e il fatto che si giochi in così tanti paesi lo rende più suscettibile a una pandemia“.

FONDO DI SOSTEGNO – Wertheim lancia un’idea per redistribuire le risorse verso i tennisti con meno introiti: “ATP e WTA potrebbero rinunciare agli incassi delle Finals, che di solito vanno ai due circuiti, e i top player potrebbero fare lo stesso con una parte dei montepremi“. Il direttore menziona l’esempio dei commissioner di alcuni sport americani che hanno accettato di ridurre il loro salario (è il caso di Adam Silver, a capo dell’NBA) e suggerisce che chi sta ai vertici degli organi di governance del tennis potrebbe fare lo stesso. “Però c’è una relazione diversa tra tour e atleti“, fa notare Jon Wertheim,

CAOS ROLAND GARROS? – “Sarebbe bello se tutti i giocatori raggiungessero un accordo su come affrontare la questione. Sono 256 giocatori che potranno guadagnare un minimo di 50000 dollari a testa. Boicottarlo? No. Se fossi un giocatore sarei più felice del fatto che si giochi il French Open che irritato per la mancanza di comunicazione o per il fatto che un paio di tornei possano essere sopraffatti. Magari Federer potrebbe dire: ‘È troppo avanti nella stagione ed è su terra’. Ma penso che tutti i giocatori saranno felici di avere questa opportunità nel 2020”.

Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

LAVER CUP – “Tutti amiamo la Laver Cup e amiamo Roger. Ma parliamo di un evento a inviti, aperto solo a otto giocatori e nessuna donna. Mi dispiace per la Laver Cup e capisco che Tony possa essere deluso. Ma se confronti un major con un torneo a inviti… le cose più importanti prima di tutto. Non c’è proprio paragone”.

WIMBLEDON – “Sarei curioso di leggere la loro polizza di assicurazione. So che non sono interessati a giocare a porte chiuse, senza pubblico non vogliono giocare. Se organizzi un evento senza pubblico, puoi usufruire dell’assicurazione? Credo che questa sia la domanda per gran parte di questi tornei. Guardando alla situazione in Gran Bretagna, penso che sia molto complicato che si giochi. Le due settimane che si sono liberate dopo la cancellazione delle Olimpiadi potrebbero aiutare, ma non sono ottimista purtroppo”.

Jon Wertheim (a sinistra), intervistato a Wimbledon

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Focus

Borna Coric, tra terremoto e epidemia: “Tennis? Palleggio contro il muro”

Il tennista croato, da una decina di giorni rientrato a Zagabria, ha raccontato come ha vissuto il sisma di domenica (“Ho solo una parola, terrore”) e come stia cercando di organizzarsi per allenarsi con il lockdown dovuto al coronavirus (“Per adesso in casa e sul terrazzo, ma fuori fa freddo. Sto cercando una soluzione”)

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Borna Coric - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Šta još?” (“Cos’altro?” in croato, ndr) hanno detto terrorizzati diversi cittadini di Zagabria domenica mattina, dopo essere stati costretti ad uscire in strada dal terremoto che ha colpito la capitale croata in piena fase di “lockdown” del Paese a causa dell’epidemia di coronavirus. Tra loro c’era il tennista croato Borna Coric, rientrato da un decina di giorni nella capitale croata, sua città natale, dagli Stati Uniti, in seguito all’annullamento dei tornei di Indian Wells e Miami. Il n. 1 croato, contattato telefonicamente da un giornale locale, ha spiegato così cos’ha provato. “Uh, è stato veramente stressante. Io mi sono svegliato poco prima del terremoto, avevo dormito male. Probabilmente non ho ancora superato il jetlag. Non ho altre parole per descrivere la sensazione che ho provato se non una, terrore. In casa cadeva letteralmente tutto per terra, sono uscito fuori in strada e la prima cosa che ho fatto è stata andare dai miei genitori per vedere se era tutto a posto. Dopo ho preferito passato qualche ora in auto.Non scontato averlo potuto fare, considerato che il suo preparatore fisico Pero Kuterovac, che vive anche lui a Zagabria, gli ha raccontato di essersi ritrovato con l’auto distrutta dai detriti caduti dalle case.

A Borna è poi stato chiesto come sta vivendo questo periodo di isolamento. A sentire le sue parole, la situazione di uno dei migliori tennisti al mondo under 25 non è assolutamente diversa in questo momento da quella di tanti altri ragazzi della sua età che vivono da soli. “Praticamente sto sempre in appartamento, non sono mai uscito. Mia mamma è venuta a trovarmi diverse volte, anche perché non me la cavo proprio bene nei lavori di casa, soprattutto in cucina”.

In attesa, come tutti, di poter tornare al più presto alla normalità, Coric sta ovviamente cercando di capire come poter allenarsi al meglio, nel frattempo. “Sì, è così. Sto pensando a cosa fare e come. Vorrei provare ad andare via da Zagabria, trovare un posto a Zara o a Spalato, dove ci sono delle condizioni migliori per mantenere la condizione, dove potrei anche eventualmente allenarmi in campo. Naturalmente Kuterovac mi ha mandato il programma di allenamenti adattato a questa situazione, lavoro in casa o sul terrazzo, ma fuori fa freddo. Faccio quello che posso e come posso, e nel modo migliore che posso. È quello che dovremmo fare tutti, rischiando il meno possibile. Non è semplice, chiaro”.

 

I piani di Borna sono resi ancora più complicati dalle recenti disposizioni del governo croato per contenere la diffusione del coronavirus, che vietano gli spostamenti da una città all’altra del paese. “Proprio per questo motivo passo molto tempo al telefono. Guardo, seguo, sono informato su tutto. Sono in contatto con Borna Gojo (altro giocatore croato, attuale n. 279 ATP, ndr) per andare a stare insieme da qualche parte per poter allenarci, ad esempio in una casa più grande dove poter aver delle condizioni normali da questo punto di vista. Ma adesso è veramente tutto un casino…”.

L’intervista telefonica è stata l’occasione per chiedere delle condizioni del polso sinistro del 23enne tennista zagabrese, che aveva iniziato a dargli problemi ai primi di febbraio e non gli ha permesso di esprimersi al meglio nella tournée sudamericana sulla terra battuta del mese scorso (eliminato all’esordio all’ATP 250 di Buenos Aires, mentre nell’ATP 500 di Rio è arrivato comunque in semifinale, sconfitto dal cileno Garin).

Non so cosa dire, penso che non sia ancora al 100%. La fortuna nella sfortuna è che i tornei negli USA sono stati annullati, perché non sarei stato in grado di giocare il mio miglior tennis. Anche durante gli allenamenti a Indian Wells non ero soddisfatto: sentivo dolore, non giocavo bene. Poi è arrivata la notizia che il torneo era annullato, ricordo di aver pensato “Cosa faccio adesso?”, mi sono passate per la testa cento cose. Di solito sono molto ben organizzato, ma questa è una esperienza del tutto nuova. Non solo per me. Non è piacevole, ma dobbiamo organizzarci e gestirla. Tornando al polso, come dicevo non posso dire niente di certo, perché a tennis ho giocato solo contro il muro dell’appartamento…“.

Schietto come sempre, Borna non ha risparmiato critiche ai dirigenti del Roland Garros per lo spostamento del torneo in autunno, sottolineando però, come sostengono in molti, che il problema del tennis professionistico maschile è più ampio. ”Una cosa fatta veramente male. Non ho problemi riguardo al fatto che il torneo si sposti, sappiamo tutti cos’è il Roland Garros, ma il modo non andava bene. Nel tennis abbiamo sicuramente bisogno di molta, molta più comunicazione. E di cambiare mentalità. Dall’altra parte, se loro non avessero scelto quella data, l’avrebbe presa qualcun altro. Vedremo come andrà a finire”.

Al vincitore di Halle 2018, dove batté a sorpresa in finale Roger Federer, viene chiesta una opinione sulla possibilità di tornare effettivamente a giocare sull’erba dall’8 giugno, quando scadrà la sospensione dell’attività professionistica decisa congiuntamente da ATP e WTA. Anche in questo caso, il n. 33 del ranking ha risposto molto francamente. “Penso che in generale parliamo troppo di cose di cui non sappiamo niente o comunque molto poco. Fino a due mesi fa pochi parlavano del coronavirus. Io non ho la competenza per parlare di questo. Naturale che vorrei che andasse così e spero che accada. Sono abituato a tutt’altro, allo spostarmi di giorno in giorno, al giocare tornei una settimana dopo l’altra… Ora sono a casa, disteso, lancio la pallina contro il muro. Quando vedo la situazione drammatica che c’è in Europa, resto senza parole e quello che penso io non è importante. Ci sono persone preparate e preposte a questo, sono quelle che dobbiamo ascoltare e comportarci in base alle loro indicazioni”.

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Focus

Video-intervista a Santopadre: “Berrettini, uno stop forzato che forse non nuoce”

L’allenatore di Matteo: “Lui è a Boca Raton a casa di Ajla Tomljanovic. Non è necessario giocare a tennis ora. Prossimi tornei? Cambiano i piani. Se prima di Wimbledon… Oggi tennisti più uniti, ma il Roland Garros ha la forza d’uno Slam”

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Vincenzo Santopadre e Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Ho approfittato della consueta disponibilità di Vincenzo Santopadre, allenatore di Matteo Berrettini, per condurre una video-intervista con uno dei molti quarantenati forzati del mondo del tennis. Uno di quelli che può raccontarci le cose più interessanti, tra l’altro, da coach del numero uno d’Italia. Santopadre si trova a Roma, dove è rientrato dagli Stati Uniti dopo la cancellazione del Sunshine Double, a differenza di Berrettini che è rimasto ad allenarsi a Boca Raton, in Florida, assieme alla sua ragazza Ajla Tomljanovic.

Purtroppo alcuni capricci della mia connessione internet – ma guai a lamentarsi, vista la situazione in cui ci troviamo – mi hanno costretto a interrompere la comunicazione in video e a riprenderla soltanto via audio. Ma non preoccupatevi, per chi vuole ascoltare per intero la nostra conversazione vi forniamo entrambe le registrazioni.

LA VIDEO-INTERVISTA (PARTE 1)

 

Nella prima parte della nostra chiacchierata, Vincenzo mi ha raccontato un po’ nel dettaglio come si sono svolti i fatti a Indian Wells, dove l’atmosfera è sempre stata un po’ surreale e a un certo punto – dice proprio così! – tutti hanno cominciato a darsela a game levate. Ma non vi anticipo troppo, lo ascolterete direttamente dalle nostri voci.

L’AUDIO-INTERVISTA (PARTE 2)

La seconda parte è un po’ più lunga ma vale la pena ascoltarla per intero. Dopo averci un po’ aggiornato sulla situazione effettiva degli allenamenti di Matteo – che sta incontrando sempre maggiori difficoltà, perché le accademia in Florida stanno chiudendo – Vincenzo ha fatto luce sull’attuale composizione del team, dandoci anche qualche delucidazione su chi segue Tomljanovic.

Quanto alle conseguenze dell’assenza forzata dai campi, Santopadre ha detto: “Fermarsi adesso non è detto che sia un male. Matteo stava sicuramente recuperando, ma a Indian Wells e Miami non sarebbe comunque stato al massimo della condizione“. Io gli ho suggerito ‘non tutti sono Federer!’ – che tornano dopo sette mesi e vincono uno Slam – e lui mi ha dato ragione ridendo. In generale, la prospettiva è sempre quella del lungo termine, ovvero ‘allungare la sua carriera il più possibile, non guardiamo a breve termine‘. Così come la scelta di alternare le programmazioni di anno in anno anno è un po’ come ‘andare al ristorante‘, dove non si prende sempre lo stesso piatto: lo scorso anno Matteo ha giocato indoor a febbraio, quest’anno, senza infortunio, avrebbe giocato in Sud America. Così si costruisce un giocatore completo.

In chiusura, abbiamo parlato anche di Roland Garros, giocatori e rapporti di forza tra tornei. Ma non posso anticiparvi proprio tutto tutto, quindi ascoltate!

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