Indian Wells 2020, l'entry list maschile

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Indian Wells 2020, l’entry list maschile

Quattro italiani in lista per il primo Masters 1000 della stagione, poco fuori Cecchinato e Sinner. Guidano Nadal, Djokovic e Federer. Cut-off al numero 75, dentro con il ranking protetto anche Anderson e Dolgopolov

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Dominic Thiem - Indian Wells 2019

Manca poco più di un mese all’inizio del torneo di Indian Wells, primo Masters 1000 della stagione, di cui è stata diramata l’entry list. Ovviamente presenti tutti i primi della classe. In testa Rafael Nadal e Novak Djokovic, che proverà a estendere il suo dominio sul circuito in questo inizio di 2020. Seguono a ruota Roger Federer, finalista in California lo scorso anno, e il campione in carica Dominic Thiem che intende dare seguito all’ottimo Australian Open disputato, magari bissando il successo del 2019. Punteranno al bersaglio grosso anche i giovani rampanti che affollano al top 10: Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, Alexander Zverev e il nostro Matteo Berrettini.

Nutrita anche la truppa italiana che al momento conta quattro tennisti direttamente ammessi in tabellone. Oltre al già citato Berrettini, saranno della partita anche Fabio Fognini, Lorenzo Sonego e Stefano Travaglia. Appena due posti fuori dal “taglio” troviamo Marco Cecchinato, che quindi potrebbe avere buone possibilità di entrare sfruttando qualche forfait dell’ultimo minuto. Un po’ più indietro nella lista degli alternates si legge il nome di Jannik Sinner e di Andreas Seppi. Nell’entry list si possono notare un paio di graditi e curiosi ritorni, quelli di Alexander Dolgopolov (al momento privo di classifica) e di Yen-Hsun Lu (al momento numero 967), entrambi ammessi in virtù del ranking protetto.

(clicca per ingrandire)

L’entry list maschile aggiornata

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ATP Delray Beach: forfait per Kyrgios ed Edmund, Sock torna alla vittoria

Un infortunio al polso destro ferma l’australiano, influenza per il britannico. Sock ritrova il successo contro Albot e chiude il lacrime

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Jack Sock - Delray Beach Open 2020 (foto Twitter @DelrayBeachOpen)

Forfait pesanti quelli che hanno colpito il Delray Beach Open by Vitacost.com nella giornata di martedì. La testa di serie n.1, Nick Kyrgios, ha dovuto rinunciare al torneo a causa di un infortunio al polso destro. La rinuncia è arrivata poco prima del suo debutto contro il suo grande amico Tommy Paul, che ha così finito per affrontare e battere il lucky loser venezuelano Daniel Elahi Galan.

Ritiro anche per Kyle Edmund, recente vincitore del New York Open, al quale un attacco influenzale ha impedito di scendere in campo, permettendo così al lucky loser Denis Istomin di affrontare la testa di serie n.2 Milos Raonic, racimolando però la miseria di quattro giochi. Ricordiamo che lunedì si erano già ritirati il nostro Andreas Seppi e l’americano Tennys Sandgren.

La maggiore sorpresa della giornata è stata l’eliminazione della testa di serie n.3, lo statunitense Taylor Fritz, per mano del qualificato britannico Cameron Norrie.

 

Da segnalare infine il ritorno alla vittoria in un match ufficiale di Jack Sock, che non vinceva una partita (se si eccettua il match della Laver Cup contro Fognini) in singolare dal Masters 1000 di Parigi Bercy del 2018 nel quale raggiunse i quarti di finale. Sock, che attualmente non ha ranking ed è entrato nel torneo grazie a una wild card, ha superato in tre set Radu Albot, n. 51 ATP e testa di serie n.8 ma al rientro dopo una serie di infortuni, annullando un match point sul 5-6 del set decisivo e poi dominando il tie-break finale. L’americano, che ha terminato in lacrime la sua prestazione, affronterà al secondo turno il connazionale Steve Johnson.

I risultati completi:

T. Paul b. [LL] D. Galan 6-2 6-4
M. Kecmanovic b. J. Thompson 6-2 0-0 rit.
[6] U. Humbert b. [LL] S. Kozlov 6-7(5) 6-3 6-1
[Q] C. Norrie b. [3] T. Fritz 6-4 6-7(4) 6-4
[Q] N. Rubin b. J. Jung 6-3 4-3 rit.
[4] R. Opelka b. [Q] E. Gulbis 6-7(5) 6-4 7-6(4)
[WC] J. Sock b. [8] R. Albot 3-6 6-3 7-6(2)
S. Johnson b. H. Laaksonen 7-6(5) 6-4
C. Stebe b. [LL] B. Tomic 6-2 3-6 6-2
[2] M. Raonic b. [LL] D. Istomin 6-2 6-2

Il tabellone aggiornato

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Matteo Berrettini si ritira anche da Acapulco

Coach Santopadre tranquillizza: “Siamo vicini alla soluzione”. Resta a rischio la Coppa Davis a Cagliari

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Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Un altro stop sulla strada di Matteo Berrettini, che si è cancellato anche dal torneo ATP 500 di Acapulco in programma dal 24 al 29 febbraio. C’è bisogno ancora di tempo, evidentemente, per recuperare dal guaio fisico – che interessa la zona compresa tra addominali, pube e adduttori come ha spiegato lo stesso Matteo – patito per la prima volta durante le Finals di Coppa Davis e che l’ha costretto a iniziare il 2020 con il freno a mano tirato (l’azzurro ha giocato soltanto due turni all’Australian Open, dove è stato sconfitto da Sandgren).

Matteo ancora arranca un po’, ma è in ripresa – ha confermato a Ubitennis coach Vincenzo Santopadre -, andiamo sempre molto cauti perché il nostro obiettivo è che la stagione possa essere lunga e senza interruzioni dal momento in cui ripartirà. Ci avviciniamo alla soluzione del problema, ma serve attenzione“. Insieme a Berrettini, si è chiamato fuori dal torneo sul cemento messicano anche Lucas Pouille: al loro posto, spazio in main draw al fresco campione di New York Kyle Edmund e a un altro azzurro, Stefano Travaglia.

DAVIS IN DUBBIO – La prudenza esplicitata da Santopadre non è mai mancata nel gestire una problematica che ha complicato il nuovo anno del numero otto del mondo. Berrettini ha annunciato qualche giorno fa il ritiro dal tabellone di Rio, dopo aver saltato anche Buenos Aires e – nei primissimi giorni di gennaio – la ATP Cup. Nella sostanza, sono state cancellate dalla sua programmazione tre settimane di tennis, nelle quali avrebbe potuto accumulare punti in avvicinamento al Sunshine Double. A forte rischio, a questo punto, anche la partecipazione alla sfida di Coppa Davis contro la Corea del Sud in programma a Cagliari il 6 e 7 marzo. Vediamo come procede il recupero“, ha dichiarato nello specifico il tecnico romano. Le probabilità non sembrano altissime, visto che sarebbero gli unici due giorni su terra prima di un mese sul cemento.

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Darren Cahill spinge per l’espansione del coaching: “Questo sport si deve evolvere”

A Dubai, per la prima volta nella storia, i coach stanno comunicando con le loro assistite da bordo campo. “Normalmente sono per le tradizioni, ma questa era una regola anacronistica”. La riforma attraversa al momento una fase sperimentale

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Il torneo di Dubai 2020 è destinato a passare alla storia e non soltanto per le imprese sportive che certamente si verificheranno da qui a sabato. I Campionati degli Emirati Arabi stanno testando, primi nella storia, il coaching dagli spalti, infrangendo uno tra i tabù più longevi dell’epopea della racchetta. “Si tratta di un processo che abbiamo discusso a lungo e che ritenevamo opportuno mettere alla prova“, ha dichiarato il gran capo della WTA Steve Simon. “Continueremo a consentire gli interventi in campo degli allenatori, ma amplieremo il loro raggio d’azione alle tribune, poiché riteniamo che sia la cosa migliore da fare per tutti e che l’apertura avrà ripercussioni positive sulle prestazioni delle giocatrici e sullo spettacolo in genere“. La modifica regolamentare verrà sperimentata per l’intera stagione 2020 in tutti tornei WTA Premier e International.

Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona Darren Cahill, mentore di Simona Halep e influentissimo nel circuito per autorità e successi ottenuti. “Quando si parla di tennis spesso vengo accusato di essere un conservatore, perché di fronte alle ipotesi di riforma, e negli ultimi tempi ne abbiamo viste tante, tendo sempre a schierarmi dalla parte della tradizione. Questa volta no, è diverso. Sono convinto del fatto che il coaching dalle tribune potrà essere determinante per le tenniste e vi dico una cosa: vi si farà ricorso il minimo indispensabile. Adesso si parla molto spesso, di nascosto, proprio perché è proibito. Cancellata la voglia di trasgredire, rimarranno le poche parole che un’atleta vuole sentirsi dire nei momenti di tensione e per l’andamento delle partite non ci saranno controindicazioni“.

Dopotutto, alcune volte il diavolo non è brutto come lo si tende a dipingere. “Fino a pochi anni fa nessuno pensava che sarebbe stato introdotto il tie break al dieci sul sei pari nei set decisivi dell’Open d’Australia, eppure adesso i match si concludono in quel modo con grandi benefici per lo spettacolo, grazie alla suspense che un arrivo in volata di quel tipo garantisce“.

 

Anche Artemon Apostu-Efremov, il coach che con Cahill divide la panchina di Halep, è ampiamente a favore della norma sperimentale. “Anzi, secondo me siamo già in ritardo, avremmo dovuto introdurla molti anni fa, quando nel 2008 è stato deciso di consentire agli allenatori di entrare in campo per parlare alle giocatrici. Noi coach passiamo con loro una quantità enorme di tempo durante l’anno ed è bizzarro il fatto di non poterci parlare proprio quando è più importante. Spero che in futuro ci sia data la possibilità di sedere accanto a loro durante l’intero corso dei match, proprio come accade in Davis e in Fed Cup“.

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