Lo stop di Federer non avvicina l'addio, ma lo allontana: mirino su Wimbledon e Olimpiadi

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Lo stop di Federer non avvicina l’addio, ma lo allontana: mirino su Wimbledon e Olimpiadi

Il secondo intervento chirurgico della carriera dello svizzero potrebbe far pensare a un imminente ritiro. La carriera di Re Roger ci insegna ben altro

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Roger Federer a Cape Town per il Match in Africa (via Twitter, @rogerfederer)

Da ventiquattro ore il mondo del tennis ha avuto modo di dedicarsi a un’unica grande preoccupazione, che riguarda l’infortunio di Roger Federer. “Il mio ginocchio destro mi ha dato fastidio per diverso tempo” ha detto lo svizzero in un post social. “Ho sperato il dolore potesse andare via, ma dopo esami e discussioni con il mio team ho deciso di sottopormi a un’operazione di artroscopia ieri in Svizzera“. 

L’operazione terrà Federer lontano dal campo dai tornei per quasi quattro mesi. Innanzitutto il forfait a Dubai, Indian Wells e Miami. Poi niente stagione sul rosso, ovvero niente Roland Garros, perché nonostante le infondate supposizioni delle scorse settimane (smentite prontamente dalle persone vicine allo svizzero) Federer non sembrava avere intenzione di giocare altri tornei sulla terra battuta al di fuori dello Slam parigino. La parentesi dello scorso anno, quando lo svizzero giocò sia Madrid che Roma prima di Parigi, rimarrà dunque un caso isolato in una fase di carriera in cui conta di più la freschezza fisica negli Slam, soprattutto quelli in cui il venti volte campione ha ancora concrete chance di vittoria.

LE PAROLE DI ANNACONE E UN DUBBIO: TROPPE ESIBIZIONI?

 

Già, il fisico. Roger è ottimista (come sempre) sul suo recupero. Ha scritto che tornerà sull’erba e molto probabilmente sarà così. I grossi dubbi riguardano però le sue possibilità di tornare a giocare a livello di un top 4, come ha fatto per la quasi totalità dei tornei da lui disputati negli ultimi due anni. Tornare in forma dopo uno stop a 38 anni potrebbe richiedere più tempo del previsto. L’ex allenatore di Federer, Paul Annacone, contattato telefonicamente da Christopher Clarey del New York Times, la pensa così: “Nella mia esperienza, man mano che si invecchia, è una sfida sempre più dura recuperare da un qualche infortunio. Ma questi giocatori, i più grandi di tutti i tempi, sono anomali, fuori dalla norma. Perciò provare a pronosticare ciò che accadrà è sempre un rischio, che sia a loro favore o contro. Già nel 2010, quando ho iniziato ad allenare Federer, le persone si chiedevano quando si sarebbe ritirato”.

Tutto ciò che possiamo fare è guardare allo storico di Federer, e in particolare al precedente della stagione 2016, nella quale ha subito la prima (e fino a pochi giorni fa unica) operazione chirurgica della sua carriera. Si infortunò in gennaio, e dopo l’eliminazione in semifinale all’Australian Open per mano di Djokovic (situazione che si è riproposta quest’anno) optò per l’artroscopia al ginocchio sinistro il mese successivo. L’intervento chirurgico, poco invasivo, ha dei tempi di recupero che variano a seconda dell’operazione, ma nella maggior parte dei casi sono necessari circa 20-30 giorni per riprendere l’attività sportiva; più di rado si arriva a due mesi di convalescenza.

Nel 2016, Federer rientrò in campo a Montecarlo dopo due mesi di pausa, iniziando però ad avvertire fastidi alla schiena causati, con tutta probabilità, da una preparazione non sufficiente. Dopo il torneo di Roma decise di saltare il Roland Garros, interrompendo una striscia di 65 Slam disputati consecutivamente, per poi tornare sull’erba di Stoccarda, Halle e Wimbledon. I cinque set giocati ai Championships nei quarti e nella semifinale (sconfitta dolorosa con Raonic) costrinsero Federer a saltare il resto della stagione, compresi i Giochi Olimpici a Rio. Il ginocchio aveva bisogno di un ulteriore periodo di riposo. Ciò che riuscì a dimostrare nel 2017 al rientro in campo è noto ai più: la vittoria all’Australian Open, quasi da outsider, e il bis a Wimbledon pochi mesi dopo.

“Non parla spesso dei suoi infortuni, perciò non sai mai quanto sia in salute” ha detto ancora Annacone. “Diamo per scontato che sia generalmente a posto, ma gioca spesso con il dolore”. Le sue parole fanno tornare in mente la sfida con Sandgren ai quarti dell’ultimo Open d’Australia, vinta in modo rocambolesco dopo sette match point annullati. Ma spesso a Roger è andata diversamente, come ad esempio al terzo turno di Roma nel 2016, quando si presentò in campo con la schiena completamente bloccata e perse in due set contro Dominic Thiem. Quel match con Sandgren è stato per Federer un campanello d’allarme, confermato dalla scarsa mobilità in semifinale contro Djokovic. Una partita che lo svizzero ha rischiato addirittura di non giocare, salvo poi presentarsi comunque in campo e portare a termine il compito per rispetto del pubblico e dell’avversario, che dopo la stretta di mano gli ha infatti dedicato il giusto tributo.

Nel “Match in Africa” giocato contro Nadal, tuttavia, non si è notato nulla di anomalo. Forse perché si trattava di un’esibizione, forse per l’enorme desiderio di giocare di fronte al pubblico del Sudafrica, il fastidio al ginocchio destro quel giorno non è stato protagonista. A proposito di esibizioni, non è neanche del tutto da escludere che tra le possibili cause dell’infortunio ci possa essere anche il dispendioso Tour in Sud America (che Federer non completerà, poiché non potrà giocare l’esibizione di Bogotà che doveva essere recuperata tra Indian Wells e Miami). A cavallo tra 2019 e 2020 Roger non si è concesso una tregua prolungata, che probabilmente lo avrebbe aiutato a preparare al meglio la nuova stagione. Come nel 2012, la voglia di accontentare i tifosi che vivono in paesi che non hanno la fortuna di vederlo giocare spesso ha prevalso sul buon senso. E le ripercussioni sul fisico, come nel 2013, ci sono state.

Roger Federer – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

CLASSIFICA E TESTA DI SERIE A WIMBLEDON

Al momento del rientro, uno dei principali motivi di interesse sarà valutare la sua nuova posizione in classifica poiché Federer perderà oltre 3000 punti. È quasi certo che Roger resterà in top 10 anche dopo la stagione su terra, ma sarà interessante capire quale testa di serie gli verrà assegnata a Wimbledon, dove vige un sistema unico per stabilire il seeding. Facendo un po’ di calcoli e dando per scontata la sua partecipazione ad Halle, risultano comunque basse le probabilità di vedere Federer tra le prime quattro teste di serie a Londra. Roger si presenterà alla compilazione dei tabelloni di Wimbledon con un ammontare di punti che potrà variare tra un minimo di 5025 e un massimo di 6425 (qualora dovesse partecipare e vincere i tornei di Stoccarda e Halle).

Si parte da una base di 3450 punti (ottenuta privando il suo bottino attuale di tutti i punti che difende prima di Wimbledon) e si aggiungono i 1575 punti certamente assegnati dall’algoritmo verde, composti dei 1200 ereditati dalla finale di Wimbledon 2019 e del 75% dei punti ottenuti (500) con la vittoria ad Halle 2019. Il resto dipenderà dal risultato ottenuto a Stoccarda e Halle, dal momento che l’algoritmo consente di accludere il 100% dei punti guadagnati nei dodici mesi precedenti ai Championships; in buona sostanza, ogni risultato ottenuto sull’erba in preparazione a Wimbledon vale doppio in ottica seeding.

Secondo una stima piuttosto realistica, Federer avrà probabilmente la quinta o la sesta testa di serie, più difficilmente uno slot tra 7° e 8°. Tuttavia, per quanto poco probabile, non è del tutto impossibile che possa rientrare tra i primi quattro del seeding. Servirà (almeno) confermare il titolo di Halle e una grossa mano da parte di Thiem, peraltro vicinissimo a superarlo in classifica già questa settimana. L’austriaco difende più di 3000 punti da qui a Wimbledon e non riceverà alcun bonus rilevante dall’algoritmo. Dovrà fare bene soprattutto a Indian Wells e al Roland Garros (2200 punti da difendere tra i due tornei) per non dare alcuna possibilità allo svizzero di ottenere il vantaggio più importante che consegue alla quarta testa di serie: evitare Nadal e soprattutto Djokovic prima della semifinale.

CONCLUSIONI – Insomma, la scelta di Federer è stata sorprendente ma sotto il profilo del pragmatismo appare corretta: è come se ci avesse detto “ancora non mi basta”. Secondo Annacone “può ancora vincere Wimbledon” e lo stesso svizzero, dopo la sconfitta con Djokovic in Australia, ha affermato di sentirsi ancora in grado di vincere un titolo Major. Quindi perché rischiare di andare in campo con il dolore al ginocchio, in una fase di stagione comunque poco favorevole, quando può invece riposare e sperare di tornare al meglio della forma fisica come tre anni fa? Wimbledon, le Olimpiadi (saltate nel 2016) e – perché no – gli US Open sono i tre grandi obiettivi della seconda parte del suo 2020, tornei nei quali servirà la versione 2017 di Roger Federer per aggiungere il capitolo più bello, forse quello conclusivo, alla sua leggenda.

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ATP

L’ATP conferma il nuovo calendario “provvisorio”. Djokovic, Nadal e Thiem già alle Finals

Gaudenzi conferma il nuovo assetto previsto per l’autunno con la consapevolezza che tutto può ancora cambiare. Il calendario resta un Work in Progress

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L’avevamo anticipato nella serata di giovedì ed ora è ufficiale. L’ATP ha creato un nuovo calendario per l’autunno del tennis nella travagliata stagione 2020. Ha inoltre confermato l’intenzione di riportare il pubblico, seppur in maniera contingentata alla O2 Arena di Londra per le Finals se la situazione sanitaria lo permettera in UK a metà novembre:

Il tennis sta cominciando a prendere la via del ritorno e sebbene dobbiamo prima di tutto salvaguardare la salute e la sicurezza di tutti coloro che sono coinvolti, abbiamo la speranza di poter mantenere queste possibilità di gioco così da offrire un grande finale di stagione. Vorrei elogiare i tornei per il loro continuo impegno, la loro flessibilità e il loro dispiego di forze per trovare soluzioni adatte a lavorare in circostanze impegnative come queste”
Queste le parole di Andrea Gaudenzi, presidente ATP nel comunicato ufficiale.

La bozza del nuovo calendario, ora ufficiale

ATP che continua in ogni caso a tenersi aperta ogni strada, inclusa quella di offrire licenze limitate a un anno per aggiungere altri tornei per quel che resta di questa stagione 2020. Ciò ovviamente indica che il calendario sia al momento da considerarsi puramente indicativo in quanto sarà poi soggetto alla situazione sanitaria, e alle normative di viaggio internazionale in vigore in ciascuno dei Paesi dove si dovrà giocare in quel momento

 

La nuova bozza conferma anche la cancellazione sicura delle Next Gen ATP Finals in programma a Milano, come d’altronde era apparso subito prevedibile già nei mesi passati.

Ci saranno invece le Finals dei “grandi” quelle in programma a Londra e a causa della riforma del ranking che tiene conto dei risultati degli ultimi 22 mesi (esclusi i punti delle Finals 2019), tre giocatori sono già fin da ora certi di parteciparvi: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Dominic Thiem ovvero i primi tre della classifica mondiale.

Sarà l’ultimo anno alla O2 Arena, dove si gioca dal 2009. Dal 2021 al 2025 la grande kermesse si sposterà a Torino: sarà la prima volta che si giocherà in Italia.

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WTA

WTA Praga: Halep facile, Mertens soffre con Bouchard

Due game lasciati alla Lucky Loser Frech per Simona. Sfortunata Bogdan che si ritira avanti nel punteggio contro Krystina Pliskova

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I quarti di finale del torneo di Praga registrano la conferma del loro status di favorite da parte delle sole due teste di serie rimaste dopo l’uscita della n. 2 Petra Martic che, già in non ottimali condizioni fisiche in quel di Palermo, ci saremmo aspettati aggiungersi alla lista dei forfait. Halep passeggia mentre Mertens fatica anche per la diversa caratura delle avversarie, Begu e Kung impiegano due ore e mezza per terminare il loro ottavo di finale sospeso giovedì con somma gioia (vedremo se giustificata) di Sorribes Tormo che attendeva la vincitrice e la Pliskova mancina “rompe” la… dirompente avversaria (involontariamente).

HALEP SENZA PROBLEMI – Dopo le battaglie dei primi due turni, Simona Halep non fatica più del previsto contro la lucky loser Magdalena Frech, n. 174 WTA, e guadagna la semifinale in poco più di un’ora. Dopo lo scambio di break in apertura, entrambi da ascrivere ad Halep, la numero 2 del mondo impone il suo ritmo indubbiamente superiore e procede veloce verso la conquista del primo parziale. Un moto d’orgoglio di Frech rallenta in extremis la corsa rumena, ma il 6-2 è inevitabile. Quel vago equilibrio del finale di set continua all’inizio del secondo grazie alla generosità in difesa della ventiduenne polacca; gli sforzi non pagano in termini di punteggio e allora l’incontro fugge via in un attimo verso il 6-0. Un’ora di allenamento agonistico per una Halep forse fin troppo soddisfatta di quanto espresso in questa occasione non certo irta di difficoltà. In ogni caso, la favorita si prende un posto fra le prime quattro al torneo del rientro, aspettando la vincitrice fra Sorribes Tormo e Begu.

MERTENS PER SBAGLIO – Questa settimana, Eugenie Bouchard sembra aver ritrovato una qualche parvenza del suo miglior gioco, ma cede a Elise Mertens un incontro che era decisamente girato in suo favore. Vinto un primo parziale ben giocato da entrambe, infatti, la belga si assopisce vistosamente, ma è “costretta” ad approfittare dell’improvvida sveglia suonata suo malgrado da Genie. La canadese, attualmente n. 330 della classifica, era alla ricerca della terza vittoria consecutiva in un torneo, evento che non si verifica dall’ottobre 2018 in Lussemburgo (ne vinse addirittura sei in quell’occasione, arrivando in semifinale partendo dalle qualificazioni). D’altra parte, non è facile rimanere concentrati sul tennis dopo la causa contro la USTA durata oltre due anni e l’attività sui social media, quindi non aveva meravigliato la striscia di 13 incontri persi dello scorso anno. Se invece riuscirà a mantenere viva la fiamma riaccesa in questi giorni, potrà tornare a togliersi delle soddisfazioni anche sul rettangolo di gioco.

 

Dotata di un’intelligenza tattica fastidiosa (per l’avversaria), Elise non ha punti deboli nel suo arsenale a cui ricorre non per sfoggio bensì per scelta puntuale. Bouchard spinge come sa nel tentativo, spesso fruttuoso, di sfondare da entrambi i lati; si salva con il servizio al quarto gioco e sorpassa in quello successivo grazie anche a un paio di disattenzioni di Mertens, che tuttavia alza prontamente il livello e rimette a posto il punteggio. Come nei giorni precedenti, il timing sui colpi a rimbalzo di Eugenie è davvero ottimo, ma svanisce nel momento meno opportuno, vale a dire quando serve per restare nel set, e il parziale va alla numero 3 del seeding. L’equilibrio è dimostrato non solo dalle percentuali simili delle due (con la canadese che ha ovviamente numeri più alti sia nei vincenti sia negli unforced), bensì anche da quanto poco basti alla favorita, in termini di imperfezioni, per andare sotto nel punteggio. A differenza di quanto accaduto in precedenza, però, la maggiore aggressività belga per tentare di riprendersi subito il break in apertura non si concretizza anche per meriti canadesi e Genie vola sul 4-0 inaspettatamente indisturbata per poi chiudere 6-1 di fronte al fantasma di Mertens.

Elise scompare dal campo anche in senso letterale prima dell’inizio della partita finale, mentre l’avversaria scalpita, preoccupata che non svanisca pure l’inerzia a lei favorevole; e, in effetti, non appare più così centrata alla ripresa delle ostilità. Ma la ventiquattrenne di Leuven è ancora poco lucida, come dimostrano gli inusuali errori in manovra e le indecisioni a rete, eppure si tiene attaccata nel punteggio e, dal nulla, allunga al quinto game – o, meglio, le lascia gratuitamente strada Bouchard che incassa anche un warning, perché subire un break quando l’avversaria quasi non la butta di là merita almeno una palla scagliata fuori dal circolo. Mertens si affida al servizio per tenere il vantaggio, annulla una palla del 4 pari e raggiunge in semifinale Kristyna Pliskova, che non ha certo faticato per superare Ana Bogdan

LA SFORTUNA DI ANA – Il colpo che fa la differenza è il rovescio con cui Ana Bogdan potrebbe chiudere un primo set dominato contro Kristyna Pliskova; la palla finisce in corridoio e, un minuto dopo, invece di essere seduta sotto la sedia di Marija Cicak in attesa di riprendere da dove aveva terminato, si ritrova a correre cercando di raggiungere la smorzata giocata dall’avversaria in risposta alla seconda di servizio. Un attimo prima di raggiungerla, si tocca la parte posteriore della coscia sinistra già protetta da una fasciatura: impossibilitata a riprendere il gioco, il suo quarto di finale finisce lì.

Risultati:

quarti di finale

K. Pliskova b. A. Bogdan 2-5 rit.
[3] E. Mertens b. [WC] E. Bouchard 6-4 1-6 6-4
[1] S. Halep b. [LL] M. Frech 6-2 6-0
S. Sorribes Tormo v. I. Begu

ottavi di finale
I. Begu b. [LL] L. Kung 6-7(3) 7-5 7-6(7)

Il tabellone completo

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ATP

Il nuovo calendario ATP 2020: Amburgo prima di Parigi, si chiude con le Finals

San Pietroburgo promosso ad ATP 500, il Masters a Londra dal 15 novembre

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O2 Arena - Londra, ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Non c’è ancora l’ufficialità ma l’ATP sembra aver pronto il calendario per l’autunno 2020 che dovrebbe portare fino alle Finals di Londra a metà novembre. Le indiscrezioni raccolte parlano dell’inserimento del torneo ATP 500 Amburgo nella settimana antecedente al Roland Garros, dopo l’anticipo di Roma al 14 settembre. Saltato completamente lo swing cinese, si giocherà indoor in Europa con San Pietroburgo che viene promosso ad ATP 500 dopo la cancellazione di Basilea.

Questo il calendario nel dettaglio:

22/08: ATP Masters 1000 Western&Southern Open (New York)
31/08: US Open
07/09: ATP 250 Kitzbuhel
14/09: ATP Masters 1000 Roma
21/09: ATP 500 Amburgo
27/09: Roland Garros
12/10: ATP 500 San Pietroburgo
19/10: ATP 250 Anversa e ATP 250 Mosca
26/10: ATP 500 Vienna
02/11: ATP Masters 1000 Parigi-Bercy
09/11: ATP 250 Sofia
15/11: ATP Finals (Londra)

 

La classifica ATP al momento ancora congelata, tornerà a muoversi lunedì 31 agosto dopo la conclusione del Masters 1000 di Cincinnati che si giocherà a Flushing Meadows.

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