Djokovic: "Federer era infortunato, lo rispetto per aver dato il massimo"

Interviste

Djokovic: “Federer era infortunato, lo rispetto per aver dato il massimo”

Il serbo concede, con grande sportività, alcune attenuanti fisiche al suo avversario. “Sto cercando di fare il massimo per prolungare il più possibile il mio predominio negli Slam, ma presto avremo un nuovo campione”

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Roger Federer e Novak Djokovic - Austrlian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Di seguito, la traduzione integrale della conferenza stampa di Novak Djokovic dopo la sua vittoria in semifinale contro Roger Federer (7-6 6-4 6-3) che gli è valsa la conquista dell’ottava finale all’Australian Open.

Sei abituato alle grandi battaglie con lui. Quanto è difficile per te affrontare la partita senza sapere in quale condizione di forma sarà (Roger, ndr)?
Ho provato a concentrarmi su me stesso, dare priorità alle mie cose piuttosto che pensare a come lui si sentisse, si muovesse o giocasse. Ma è più facile dirlo che farlo. Quando sono entrato in campo, stavo prestando troppa attenzione ai suoi movimenti. Non ero nel giusto equilibrio, non stavo eseguendo i colpi nel modo in cui avrei voluto. Ne è derivato uno svantaggio di 4-1 40-40. Sono stato fortunato a servire bene in quei momenti; penso che durante tutto il match sia stato il mio colpo migliore. Mi ha tolto dai guai diverse volte. Dopo aver vinto il primo set, che era cruciale, penso di essermi rilassato e ho iniziato a colpire meglio. Mi sono sentito di più in controllo della partita nel secondo e terzo set. Non è mai facile giocare contro Roger. Ovviamente lui aveva dolore, potevi vederlo dai suoi movimenti. Grande rispetto per lui per aver aver dato il massimo. Doo aver perso il primo set ha chiesto un medical time out, è tornato ed è andato fino in fondo. Merita davvero rispetto, è un peccato che non fosse al suo meglio. Credo che abbia giocato comunque bene, è venuto a rete e ha tentato di mischiare le carte. Non so esattamente che tipo di infortunio sia, ma quando senti un po’ di dolore colpisci persino con maggiore convinzione. All’inizio ero un po’ teso, ma vincere il primo set è stata la chiave, il punto di svolta

Andando verso la finale, sei esattamente dove volevi essere in termini di gioco e di condizione fisica?
Sì, sono soddisfatto del modo in cui mi sento e sto giocando. L’ATP Cup è andata molto bene per me, ho passato parecchie ore in campo tra singolo e doppio, è stata un’ottima preparazione per l’Australian Open e mi ha dato molta energia positiva. Ho perso solo un set prima della finale e adesso ho due giorni di riposo, che è davvero una gran cosa. Mi dà più tempo per recuperare tutte le energie necessarie per la finale.

 

Ci stupisce che Federer abbia giocato più di 20 anni senza mai ritirarsi in una partita. Da giocatore, come vedi questa cosa?
Rispetto, è tutto quello che posso dire. Nel corso della mia carriera io mi sono ritirato, so come ci si sente quando hai dolore sul campo. Conosco i pensieri che attraversano la mente, sul continuare a giocare o meno, col rischio che le cose possano peggiorare. Solo il giocatore sa cosa sta passando in quel momento. Ovviamente è difficile paragonare gli infortuni, ma è impressionante il fatto che non si sia ritirato una singola volta in tutta la carriera. Grande rispetto per questo.

Adesso due giovani nell’altra semifinale. Ovviamente Dominic Thiem ha un buon bilancio nei confronti diretti con i Big 3 negli ultimi dodici mesi. Cosa ne pensi dei progressi di Zverev? Chi ti aspetti in finale?
Domini ha vinto il nostro ultimo confronto diretto a Londra e ha giocato un match pazzesco contro Rafa l’altra notte. L’ho visto. Sicuramente uno dei migliori giocatori del mondo e merita di essere dov’è. Sembra che abbia migliorato parecchio il suo gioco sui campi veloci, perché ha un tennis più adatto alle superfici lente. Ma vincere Indian Wells lo scorso anno, battendo Roger in finale, probabilmente gli ha dato fiducia nella possibilità di vincere grandi tornei anche sulle altre superfici. Alex non ha iniiato l’anno molto bene. Ho visto le sue partite e mi sono allenato con lui a Brisbane durante l’ATP Cup, non aveva le migliori sensazioni sul campo. È impressionante il modo in cui ha giocato sinora in questo torneo, è la prima semifinale Slam della sua carriera e sono sicuro che è molto motivato a fare anche il passo successivo. Sarà una bella partita da guardare.

Quanto sei impressionato dai progressi di Thiem nell’ultimo anno? Rappresenta la più grande minaccia della nuova generazione?
Non credo faccia più parte della nuova generazione, è nel circuito da molti anni. Adesso è un top 5 affermato, ha giocato un paio di finali Slam, ha vinto un Masters 1000, ha giocato la finale alle Finals. È solo questione di trovare la partita giusta che può dargli un titolo Slam perché ha sicuramente il gioco per farlo. E adesso ha anche l’esperienza e la forza. migliorato senza dubbio sul veloce negli ultimi dodici mesi e i risultati lo dimostrano.

L’hai visto giocare meglio di come ha giocato ieri sera?
L’ho visto giocare bene sul cemento in diverse condizioni. È diverso affrontare Rafa o Roger, che sta vicino alla iga e toglie tempo a Dominic. Ma è stata una partita incredibile, entrambi hanno lottato alla grande. Congratulazioni a lui.

La tua prestazione dodici mesi fa venne descritta come ‘perfetta’. Senti di poter raggiungere di nuovo la perfezione in questa finale? Come giudichi il tuo gioco quest’anno rispetto al 2019?
Niente è davvero la perfezione. Provi ad avvicinarti il più possibile. La prestazione dello scorso anno è stata probabilmente la mia migliore in una finale Slam contro Rafa, che era in forma. Quest’anno avrò un avversario diverso, quindi sarà una partita diversa con una preparazione diversa. La differenza tra affrontare Dominic e Zverev è piuttosto grande. Rovescio a una mano, molto topspin, tanta potenza nei colpi da parte di Dominic, uno dei migliori servizi per Zverev. Mi preparerà per la partita e spero di essere in grado di rendere come ho sempre fatto in finale all’Australian Open.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Il tuo coach Goran è stato inserito di recente nella Hall of Fame del tennis. Cosa ha portato dalla tua parte, energia positiva e ispirazione?
Sono molto felice di vederlo entrare nella Hall of Fame quest’anno. È stato un mentore per me per molti anni. L’ho visto giocare, ovviamente, quando stava finendo la sua carriera. Negli ultimi sette-otto anni l’ho visto allenare diversi giocatori. È una brava persona, parliamo la stessa lingua e veniamo da culture simili. È stato uno dei miei idoli, ho condiviso molti bei momenti con lui durante la mia crescita come tennista. Averlo nel mio box è un grande onore e un grande piacere. Ovviamente porta con sé un modo di allenare diverso da quello di marian, ma stanno lavorando in grande sinergia. Si completano a vicenda. La filosofia di Goran è sempre stata ‘meno è meglio’, dare le informazioni giuste al giocatore e poi capire come un giocatore può beneficiarne. Gli piace semplificare le cose e funziona.

Cosa ne pensi delle proteste che John McEnroe e Martina Navratilova hanno fatto un paio di giorni fa a proposito della Margaret Court Arena? Cosa indica il fatto che i giocatori che si scagliano contro questa cosa sono over 60?
Ho visto la foto dello striscione. Ad essere onesti non mi sono informato molto sulla storia. So cosa ha detto Margaret Court e c’è un’ovvia divergenza di opinioni. Margaret è una grande campionessa, un’eroina qui in Australia e nel mondo. Una delle giocatrici più importanti della storia del tennis femminili. Ovviamente, quando dice cose come quelle che ha detto ha un grande impatto. Ovviamente non sono d’accordo con quello che ha detto e non penso fosse la cosa giusta da dire. Ma probabilmente ha le sue ragioni e dobbiamo rispettare il fatto che abbia un’opinione diversa. Rispetto all’iniziativa di John e Martina, non posso dire molto perché non sono molto informato su quello che stanno cercando di fare. Capisco che molte persone si siano sentite offese dalle dichiarazioni (di Court, ndr).

Molte persone dicono che l’esperienza aiuta i giocatori ed è un grosso vantaggio. Quando hai vinto questo torneo per la prima volta eri un ventenne senza molta esperienza. Qual è il vantaggio di non avere esperienza?
Penso che l’esperienza porti più vantaggi che svantaggi. Penso sia meglio arrivare a una finale Slam con esperienza alle spalle. Allo stesso tempo, se non hai esperienza magari non hai aspettative e non senti la pressione di dover vincere. Ma immagino che quando sei un top player, prendi per esempio Zverev, che non ha mai giocato una finale Slam, comunque ci si aspetta da tempo che tu arrivi in finale. Le persone parlano di lui. Dominic ci è arrivato un paio di volte. I giovani stanno salendo alla ribalta e provando a sfidare noi ‘vecchietti’ nelle finali degli Slam. Sta già accadendo. Avremo Dominic o Sascha in finale, è inevitabile che succederà ancora più di frequente in futuro e credo sia una cosa buona per lo sport. Sto cercando di fare il massimo per prolungare il più possibile il mio predominio negli Slam, e sono sicuro che Roger e Rafa siano d’accordo. Ma succederà. Non so se quest’anno o il prossimo anno avremo un nuovo campione Slam, ma succederà molto presto. Perché no? È un bene per il tennis, certamente abbiamo bisogno di nuovi campioni.

IL VIDEO COMPLETO DELLA CONFERENZA STAMPA

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“Boicottare il Roland Garros? No, mai gli Slam!”

“256 tennisti devono dare priorità agli Slam che garantiscono 50.000 euro a chi perde al primo turno. Wimbledon? Difficile si giochi: è decisivo il tipo di assicurazione che ha”. Parla il famoso giornalista di Sports Illustrated Jon Wertheim, intervistato dal direttore Scanagatta

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Jon Wertheim (a sinistra), intervistato a Wimbledon

Il Direttore ci ha preso gusto: se isolamento forzato deve essere, che possano beneficiarne anche i lettori! Dopo la video-chiacchierata con Ray Moore, Ubaldo ha parlato anche con Jon Wertheim, giornalista tra i più stimati in ambito tennistico, opinionista di punta di Tennis Channel, executive editor di Sports Illustrated, autore di cinque libri di successo, fra cui “Strokes of Genius” ispirato a Federer e Nadal (in copertina) e con quelli che lui considera i migliori match di sempre

Proprio da cosa è cambiato nelle dinamiche lavorative della rivista sportiva più famosa del mondo è partita l’intervista, di cui vi riportiamo in forma testuale (e tradotti) i principali estratti.

SPORTS ILLUSTRATED – “Essere un media sportivo senza sport è una grande sfida! Il numero dei collaboratori non è cambiato molto, c’è stato più che altro uno spostamento di risorse verso i contenuti digitali. Questo è un momento che stimola la creatività. Del resto, nessuno era preparato ad affrontare una situazione di questo tipo, è un territorio nuovo: a tutti manca lo sport, ma stiamo anche realizzando che non si tratta di una priorità“.

 

TENNIS VS SPORT DI SQUADRA – Ubaldo apre la questione: gestire le implicazioni di questa pausa è più complicato per i tennisti, che oltre a non avere una squadra alle spalle… hanno addirittura una squadra da sostenere (allenatore, fisioterapista, medico). “Innanzitutto c’è differenza tra i grandi giocatori e coloro che invece stanno iniziando a preoccuparsi della loro situazione economica. Il tennis, inoltre, è uno sport molto globale e il fatto che si giochi in così tanti paesi lo rende più suscettibile a una pandemia“.

FONDO DI SOSTEGNO – Wertheim lancia un’idea per redistribuire le risorse verso i tennisti con meno introiti: “ATP e WTA potrebbero rinunciare agli incassi delle Finals, che di solito vanno ai due circuiti, e i top player potrebbero fare lo stesso con una parte dei montepremi“. Il direttore menziona l’esempio dei commissioner di alcuni sport americani che hanno accettato di ridurre il loro salario (è il caso di Adam Silver, a capo dell’NBA) e suggerisce che chi sta ai vertici degli organi di governance del tennis potrebbe fare lo stesso. “Però c’è una relazione diversa tra tour e atleti“, fa notare Jon Wertheim,

CAOS ROLAND GARROS? – “Sarebbe bello se tutti i giocatori raggiungessero un accordo su come affrontare la questione. Sono 256 giocatori che potranno guadagnare un minimo di 50000 dollari a testa. Boicottarlo? No. Se fossi un giocatore sarei più felice del fatto che si giochi il French Open che irritato per la mancanza di comunicazione o per il fatto che un paio di tornei possano essere sopraffatti. Magari Federer potrebbe dire: ‘È troppo avanti nella stagione ed è su terra’. Ma penso che tutti i giocatori saranno felici di avere questa opportunità nel 2020”.

Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

LAVER CUP – “Tutti amiamo la Laver Cup e amiamo Roger. Ma parliamo di un evento a inviti, aperto solo a otto giocatori e nessuna donna. Mi dispiace per la Laver Cup e capisco che Tony possa essere deluso. Ma se confronti un major con un torneo a inviti… le cose più importanti prima di tutto. Non c’è proprio paragone”.

WIMBLEDON – “Sarei curioso di leggere la loro polizza di assicurazione. So che non sono interessati a giocare a porte chiuse, senza pubblico non vogliono giocare. Se organizzi un evento senza pubblico, puoi usufruire dell’assicurazione? Credo che questa sia la domanda per gran parte di questi tornei. Guardando alla situazione in Gran Bretagna, penso che sia molto complicato che si giochi. Le due settimane che si sono liberate dopo la cancellazione delle Olimpiadi potrebbero aiutare, ma non sono ottimista purtroppo”.

Jon Wertheim (a sinistra), intervistato a Wimbledon

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Interviste

“Wimbledon non si farà. E nemmeno il Roland Garros nelle nuove date”

Dirk Hordoff, vice presidente della federtennis tedesca, rivela a L’Equipe la decisione di cancellare Wimbledon. L’ATP e tutto il tennis contro Il Roland Garros. La decisione di “Napoleone” Giudicelli sarà la sua Waterloo

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I grounds di Wimbledon (foto AELTC/Chris Raphael)

Il vice presidente della Federazione tedesca di tennis Dirk Hordoff, non è nuovo a dichiarazioni bomba alla stampa: ricordiamo infatti che poco più di un anno fa aveva attaccato sulle pagine dei giornali il Transition Tour della ITF, quello che poi venne ribattezzato il World Tennis Tour e abbandonato dopo solamente pochi mesi.

Quest’oggi il membro del Consiglio dell’ITF ha fornito alcune anticipazioni al quotidiano francese l’Equipe secondo le quali il torneo di Wimbledon verrà cancellato nel 2020 a causa dell’emergenza Covid-19, e anche il Roland Garros non verrà disputato nelle nuove date (20 settembre – 4 ottobre) così celermente occupate dalla Federazione Francese.

L’edizione 2020 di Wimbledon sarà annullata?
Sì. I tornei sull’erba hanno già deciso di annullare tutti gli eventi, si attende l’annuncio di Wimbledon mercoledì prossimo. Non si tratta di voci: verrà annunciato l’annullamento del torneo. È senza dubbio l’unica decisione possibile. Non ci sarà uno spostamento. Si può giocare il Roland Garros a settembre-ottobre, ma non Wimbledon perché è troppo umido per poter giocare sull’erba. E inoltre, si discute di ricominciare a giocare in ottobre, ma non siamo sicuri.

 

E il Roland Garros? Avrà luogo nelle date annunciate tra il 20 settembre e il 4 ottobre?
No. I dirigenti dell’ATP e della WTA sono stati chiarissimi: il modo di agire del Roland Garros è stato inaccettabile. Wimbledon e lo US Open si sono uniti all’ATP per fare un comunicato comune contro l’iniziativa presa dai francesi. Non c’è nulla contro il Roland Garros, che è un torneo molto importante. Se c’è una possibilità che si possa giocare, saremo tutti contenti. Ma il loro modo di fare l’annuncio, l’assenza delle qualificazioni, le date… Se tutti cominciano ad agire in questo modo, il tennis è morto. Non è il tradizionale modo di fare dei francesi, che solitamente si basano sulla solidarietà e sull’unità. È invece il modo di fare del presidente Bernard Giudicelli, è disgustoso. Per il tennis e per la Francia. Sono sicuro che si sia fatto prendere dal panico a causa delle imminenti elezioni (per la presidenza FFT nel febbraio 2021). Ha cercato di segnare qualche punto contro il suo avversario Gilles Moretton. Oggi l’idea è di provare a fare il Roland Garros in ottobre, e di avere una breve stagione sulla terra battuta prima.

L’ATP può veramente mettere in atto la sua minaccia e togliere i punti al Roland Garros?
Non è una minaccia: l’ATP l’ha comunicato al Roland Garros e alla FFT: ‘Se continuate con questa idea, non vi assegneremo punti per la classifica’. E non finirà con l’edizione di quest’anno: niente punti non solo questa stagione ma anche la prossima. Non mi piacciono le guerre, ma non rimane altro da fare che combattere in questo momento. È una follia. Bisogna preoccuparsi soprattutto di sconfiggere il virus, di salvaguardare la salute della popolazione, bisogna smetterla con questi giochini del gatto con il topo all’interno della nostra organizzazione. Bisogna fare quello che è meglio per il tennis. Andrea Gaudenzi (il nuovo presidente dell’ATP) vuole mettere d’accordo tutti quanti, è questo il suo obiettivo. Ma non è il caso di preoccuparsi per lui, è molto forte, è tranquillamente capace di dar seguito alla minaccia e togliere i punti al Roland Garros. L’ATP è stata chiarissima.

Sembra che lei consideri Giudicelli come il principale responsabile della situazione.
Bernard sa di aver commesso un grosso errore. Pensava di poterla scampare, ma non ha alcun supporto. Sperava di avere l’ITF dalla sua parte, è per quello che ha eliminato le qualificazioni, per dare un contentino a David Haggerty (il presidente ITF) e alla sua Coppa Davis. Ma le cose non funzionano così. Non è una persona molto intelligente. Ieri (sabato) un dirigente mi ha detto: ‘Quello che ha fatto sarà la sua Waterloo’. Prima di annunciare lo spostamento del torneo a settembre, aveva tenuto una conference call con il management di ATP e WTA, e credo fosse presente anche Haggerty. Tutti gli hanno detto: ‘Non puoi fare una cosa del genere. Troveremo una data, troveremo una soluzione, ma dobbiamo farlo tutti insieme’. E durante questa conversazione ha premuto il pulsante per pubblicare il suo comunicato stampa per annunciare lo spostamento di data. Nel bel mezzo della discussione! Steve Simon (CEO della WTA) gli ha urlato contro… Il Roland Garros merita tutto il nostro rispetto, nessuno lo mette in discussione, tutti vogliono che si svolga, ma non puoi fare una cosa del genere. Stiamo tutti parlando di date, ma non si può fare che chi primo arriva meglio alloggia. Non si può fare un calendario in questo modo.

Il Roland Garros ha la forza per poter vincere questo braccio di ferro?
Credo che la Federazione Francese sia perfettamente consapevole della situazione. Sa di essersi messa contro tutto il mondo del tennis, compresi i giocatori. Non ha alcuna chance di vincere questa battaglia. Non si può vincere da soli contro tutti. Questo modo di pensare e di agire (quello di Giudicelli) non fa parte dei valori della Francia o di un Paese europeo. Non si può lavorare così. Bisogna avere rispetto reciproco, essere consapevoli che si fa parte di una comunità, non essere egoisti e non pensare solamente ai propri interessi.

Lei come si immagina il resto della stagione?
Andrea (Gaudenzi) l’ha sempre detto: i tornei più importanti sono quelli del Grande Slam. Facciamo del nostro meglio perché si giochino. Poi i Masters 1000. Poi vedremo. Ma al momento non si può sapere quando la stagione potrà riprendere. Non sappiamo se potremo giocare ancora a tennis nel 2020. Secondo me, se non si trova un vaccino o una cura, la stagione è finita. Vi immaginate la gente viaggiare da una parte all’altra del mondo per andare ai tornei di tennis? Gli spettatori, i giocatori, gli allenatori, i fisioterapisti, gli arbitri… Al momento ci sono cose più importanti del tennis. Per lo US Open, bisogna vedere come sarà la situazione a New York. Ma non ho delle buone sensazioni. Si può sperare in una stagione sulla terra battuta nelle date successive a quelle dello US Open. Forse all’inizio di settembre, oppure a metà settembre, forse in ottobre. Ma è impossibile sapere ora cosa accadrà.

Il tennis è in pericolo dal punto di vista economico?
Il mondo intero è in pericolo dal punto di vista economico. Al momento non si sa quale danno verrà provocato all’economia mondiale da questa epidemia. E il tennis fa parte dell’economia mondiale. Ma se vuole la mia opinione, non credo che un giocatore nei primi 100 possa avere problemi di sopravvivenza. Forse alcuni dovranno vendere la propria Mercedes e comprare una Peugeot! Ma nessuno avrà problemi seri. Da una decina d’anni a questa parte il tennis sta molto bene, i prize money non fanno che aumentare. Mi ricordo, quando Reiner Schuettler ha disputato il Roland Garros per l’ultima volta, nove anni fa, ha vinto 13.000 euro. Oggi il premio più basso è 40.000 o 50.000 euro. I premi sono aumentati talmente tanto che i giocatori sono portati a pensare che non possa essere altrimenti. Il tennis sopravviverà. Tuttavia ci potranno essere dei problemi con alcune aziende che non vorranno più sponsorizzare i tornei per concentrarsi sul benessere dei propri dipendenti. L’economia del tennis cambierà dopo la crisi. Non so come, ma sarà diversa.

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Focus

Video-intervista a Santopadre: “Berrettini, uno stop forzato che forse non nuoce”

L’allenatore di Matteo: “Lui è a Boca Raton a casa di Ajla Tomljanovic. Non è necessario giocare a tennis ora. Prossimi tornei? Cambiano i piani. Se prima di Wimbledon… Oggi tennisti più uniti, ma il Roland Garros ha la forza d’uno Slam”

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Vincenzo Santopadre e Matteo Berrettini - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Ho approfittato della consueta disponibilità di Vincenzo Santopadre, allenatore di Matteo Berrettini, per condurre una video-intervista con uno dei molti quarantenati forzati del mondo del tennis. Uno di quelli che può raccontarci le cose più interessanti, tra l’altro, da coach del numero uno d’Italia. Santopadre si trova a Roma, dove è rientrato dagli Stati Uniti dopo la cancellazione del Sunshine Double, a differenza di Berrettini che è rimasto ad allenarsi a Boca Raton, in Florida, assieme alla sua ragazza Ajla Tomljanovic.

Purtroppo alcuni capricci della mia connessione internet – ma guai a lamentarsi, vista la situazione in cui ci troviamo – mi hanno costretto a interrompere la comunicazione in video e a riprenderla soltanto via audio. Ma non preoccupatevi, per chi vuole ascoltare per intero la nostra conversazione vi forniamo entrambe le registrazioni.

LA VIDEO-INTERVISTA (PARTE 1)

 

Nella prima parte della nostra chiacchierata, Vincenzo mi ha raccontato un po’ nel dettaglio come si sono svolti i fatti a Indian Wells, dove l’atmosfera è sempre stata un po’ surreale e a un certo punto – dice proprio così! – tutti hanno cominciato a darsela a game levate. Ma non vi anticipo troppo, lo ascolterete direttamente dalle nostri voci.

L’AUDIO-INTERVISTA (PARTE 2)

La seconda parte è un po’ più lunga ma vale la pena ascoltarla per intero. Dopo averci un po’ aggiornato sulla situazione effettiva degli allenamenti di Matteo – che sta incontrando sempre maggiori difficoltà, perché le accademia in Florida stanno chiudendo – Vincenzo ha fatto luce sull’attuale composizione del team, dandoci anche qualche delucidazione su chi segue Tomljanovic.

Quanto alle conseguenze dell’assenza forzata dai campi, Santopadre ha detto: “Fermarsi adesso non è detto che sia un male. Matteo stava sicuramente recuperando, ma a Indian Wells e Miami non sarebbe comunque stato al massimo della condizione“. Io gli ho suggerito ‘non tutti sono Federer!’ – che tornano dopo sette mesi e vincono uno Slam – e lui mi ha dato ragione ridendo. In generale, la prospettiva è sempre quella del lungo termine, ovvero ‘allungare la sua carriera il più possibile, non guardiamo a breve termine‘. Così come la scelta di alternare le programmazioni di anno in anno anno è un po’ come ‘andare al ristorante‘, dove non si prende sempre lo stesso piatto: lo scorso anno Matteo ha giocato indoor a febbraio, quest’anno, senza infortunio, avrebbe giocato in Sud America. Così si costruisce un giocatore completo.

In chiusura, abbiamo parlato anche di Roland Garros, giocatori e rapporti di forza tra tornei. Ma non posso anticiparvi proprio tutto tutto, quindi ascoltate!

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