I numeri della settimana: segnali dal futuro

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I numeri della settimana: segnali dal futuro

I tornei ATP della scorsa settimana hanno messo in mostra tanti giovani di primo livello oltre al mircolo di Gianluca Mager in Brasile

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5- i tennisti non ancora ventenni ad aver vinto la scorsa settimana almeno una partita. Tra questi, chi ha fatto meglio è stato Felix Auger-Aliassime, che a Marsiglia ha perso la quinta finale (su altrettante giocate) a livello ATP. Un piazzamento raggiunto dal canadese annullando cinque match point complessivi nelle partite giocate contro Travaglia e Herbert e che gli ha permesso di confermarsi saldamente nella top 20. Una settimana fa, oltre al nostro Jannik Sinner – a Marsiglia, pur senza brillare, bravo a confermare quanto di buono fatto vedere a Rotterdam, sconfiggendo il 102 ATP Gombos, per poi strappare un set al quinto giocatore al mondo, Medvedev – tre tennisti molto giovani si sono imposti a livello ATP. Il più “anziano” è il brasiliano Thiago Seyboth Wild, giocatore che compie 20 anni il prossimo 10 marzo: l’ex numero 8 juniores e vincitore della versione cadetta degli US Open nel 2018 (quando in finale sconfisse il nostro Musetti) ha vinto nell’ATP 500 di Rio la sua seconda partita nel circuito maggiore, sconfiggendo Davidovich Fokina, quinto top 100 superato nella sua giovane carriera, già impreziosita qualche mese fa dalla vittoria del primo Challenger. A Delray Beach, invece, dove proprio la scorsa settimana iniziava la sua collaborazione con l’ex numero 4 del mondo e campione di Wimbledon, Pat Cash, Brandon Nakashima ha vinto le sue due prime partite a livello ATP.

Il tennista nato a San Diego tredici giorni prima di Sinner (agosto 2001) è stato capace di onorare la wild card concessagli dagli organizzatori arrivando ai quarti, dove è stato a tre punti dalla vittoria anche nel match con Nishioka. Fattosi notare nelle ultime settimane per essersi imposto su giocatori in difficoltà ma dal passato nobile come Tomic e Harrison – oltre che per una vittoria sfiorata con Tiafoe e due semi e la vittoria di un torneo a livello Challenger – a Delray Beach si è imposto all’attenzione generale con due vittorie archiviate senza perdere set contro Vesely e Norrie, primi top 100 da lui sconfitti in carriera. A Rio si è poi avuta la grande sorpresa della partita vinta, in un match durato quasi quattro ore, da Carlos Alcaraz, tennista nato a Murcia il 5 maggio 2003 e capace di vincere le sue prime partite a livello Challenger già nel marzo scorso (quando sconfiggeva Sinner e poi il primo tennista nella top 150, Martinez) e poi, lo scorso settembre nel Challenger di Siviglia, di divenire il più giovane tennista dai tempi di Auger-Aliassime nel 2015 a raggiungere i quarti di finale in un torneo di questa categoria. Il sedicenne spagnolo dopo aver sconfitto (7-6 4-6 7-6) Ramos Vinolas, 41 ATP, ha inscenato una nuova lotta al terzo set in ottavi, ma si è poi arreso contro Federico Coria.

6- i tennisti italiani nella top 100 della Race di questa settimana, con uno solo, Gianluca Mager, presente tra i primi 40. L’ottimo risultato del nostro movimento maschile, capace di piazzare nella classifica ufficiale, come gli Stati Uniti, otto tennisti tra i primi cento al mondo – solo Spagna, con 9 rappresentanti, e Francia, con 12, fanno meglio – non smentisce quello che è stato un brutto inizio di 2020 per i nostri giocatori. Se la trasferta australiana generalmente non ci ha mai portato fortuna, maggiori soddisfazioni si potevano attendere dalle prime tre settimane di terra battuta sudamericana e dall’indoor europeo. Influiscono senz’altro le difficili condizioni fisiche dei nostri due migliori giocatori: Berrettini -quest’anno sin qui in campo solo in due partite ufficiali per i problemi alla zona compresa tra addominali, pube e adduttori – e Fognini, il quale dopo gli ottavi raggiunti a Melbourne ha giocato (in non perfette condizioni fisiche) solo il primo turno di Rotterdam e di Dubai.

Un rendimento deludente, rispetto alle attuali potenzialità dei nostri giocatori, come mostra in maniera inequivocabile il differenziale negativo tra la Race e la classifica ufficiale delle ultime 52 settimane. Quando febbraio è al termine, i tennisti italiani hanno raccolto nel 2020 solo due finali (Seppi all’ATP 250 di New York e Mager a Rio) e tre quarti (Sonego, che con questo piazzamento nella capitale brasiliana ha interrotto una serie di 11 sconfitte consecutive, Marcora a Pune e Sinner a Rotterdam). Il bilancio complessivo dei tennisti italiani nei tabelloni principali, fermo alla settimana scorsa, indica 28 vittorie e 43 sconfitte ed è negativo, anche più del fisiologico handicap dovuto ai tanti nostri giocatori intorno alla centesima posizione (nel dettaglio, Berrettini ha 1 partita vinta e 1 persa, Fognini 4-5, Sonego 2-6, Sinner 3-5, Mager 5-2, Travaglia 2-4, Marcora 2-1, Seppi 6-3, Caruso 1-4, Cecchinato 1-6, Lorenzi 1-2, Gaio 0-2, Fabbiano 0-1, Giustino 0-1).

24- la media dell’età dei dodici semifinalisti dei tre tornei ATP (Marsiglia, Delray Beach, Rio De Janeiro) programmati la scorsa settimana. In una Race che vede ai primi venti posti sette giocatori che ancora devono compiere 24 anni, è stata confermata la tendenza dei tornei meno importanti di manifestare le avvisaglie di un ricambio generazionale. Un dato che sarebbe stato ancora più rilevante senza la meritata presenza a Marsiglia tra i migliori di Gilles Simon, tornato, nel torneo vinto in passato due volte (2007 e 2015) a sconfiggere un top 5, Daniil Medvedev, a tre anni e mezzo dall’ultima volta in cui c’era riuscito (Shanghai 2016 contro Wawrinka). Oltre al ventinovenne Raonic, incapace di sfruttare un match point nella sua semifinale a Delray Beach contro Opelka, tra i dodici tennisti a fare meglio la scorsa settimana, c’erano solo altri due giocatori ad aver compiuto i 25 anni. Il primo è il semifinalista di Rio, Attila Balazs, che, dopo una carriera vissuta nel purgatorio dei Challenger (con l’unica eccezione rappresentata dalla semifinale raggiunta a Bucarest nel 2012) l’anno scorso a Umago, salvando sette match point nel primo turno contro Galovic, divenne il primo ungherese a raggiungere una finale ATP dal 1984, quando a riuscirci fu Taroczy.

Il secondo è invece il nostro Gianluca Mager, da sempre valutato dagli addetti ai lavori come tennista tecnicamente meritevole di giocare nel circuito maggiore, ma che, a 25 anni compiuti lo scorso dicembre, aveva dato la prima svolta alla carriera solo l’anno scorso, vincendo tre Challenger. Mager era però ancora incapace di imporsi a livello ATP: la prima partita vinta nel circuito maggiore è arrivata contro il modesto Ficovich solo un paio di settimane fa, a Cordoba. Proprio nel torneo della città argentina Mager aveva dato segnali molto incoraggianti sfiorando nel turno successivo la vittoria contro Cuevas, ma nemmeno lui poteva immaginare di -partendo dalle quali – arrivare in semifinale in un ATP 500 senza perdere nemmeno un set. Un risultato arrivato non solo con vittorie contro specialisti fuori dalla top 100 come Collarini e Domingues, ma anche avendo la meglio su un fresco vincitore di un torneo ATP (Buenos Aires) sul rosso, Cristian Ruud, e sul 4 ATP (virtuale numero 2 del mondo sulla terra), Dominic Thiem. La finale conquistata con il successo in rimonta in semifinale su Balazs, e giocata contro un altro tennista giovane, il ventitreenne e scatenato Garin di questo periodo -giunto domenica scorsa alla nona vittoria consecutiva e al secondo titolo di fila dopo quello di Cordoba, successi grazie ai quali è balzato al quarto posto della Race – è stata comunque combattuta ed equilibrata, sebbene persa. Tra due under 21 è stata invece disputata la finale vinta da Tsitsipas a Marsiglia su Auger-Aliassime, con il greco per la seconda volta consecutiva vincitore del torneo francese senza perdere nemmeno un set e capace di dare una svolta a un 2020 sin qui mediocre (tre sole partite vinte).

Infine, a Delray Beach, lo sfortunato -perse quando era al best ranking di 58 ATP quasi un anno tra il 2017 e il 2018, per un’operazione al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro- classe’95 Nishioka ha confermato, dopo il primo terzo turno raggiunto in uno Slam il mese scorso a Melbourne, di stare vivendo il miglior momento della carriera raggiungendo la seconda finale nel circuito maggiore (dopo il successo a ottobre 2018 a Shenzhen) e con essa, per la prima volta, ha guadagnato l’accesso nella top 50. Nell’ultimo atto del torneo giocato in Florida il giapponese si è però arreso a Opelka, che a 22 anni ha messo nella propria bacheca il secondo titolo della carriera (dopo quello di New York dell’anno scorso) garantendosi anche il rientro nella top 40.

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ATP

Berrettini, com’è duro il rientro. Davidovich passa in due set: “La condizione non c’è ancora ma arriverà”

In coda a due mesi di stop Matteo ha esibito una condizione imperfetta, ma sono molti i meriti di un ottimo spagnolo. “L’infortunio adesso è alle spalle, posso fare bene già sul rosso”

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A. Davidovich Fokina b. [8] M. Berrettini 7-5 6-3

Del resto cinquantasette giorni di lontananza dai campi si fanno sentire. È stato un rientro amaro per Matteo Berrettini, tornato a giocare un match di singolare nel Tour dopo il fastidioso problema agli addominali che gli aveva negato l’ottavo all’ultimo Open d’Australia contro Stefanos Tsitsipas. Amaro ma comprensibile, la ruggine c’è e prima o poi bisognava toglierla, certo è che in queste condizioni Matteo avrebbe sperato che a tenerlo a battesimo fosse un avversario più tenero del Davidovich Fokina visto oggi, o perlomeno una versione più morbida dello stesso Alejandro.

Il buon torneo di doppio giocato la scorsa settimana a Cagliari in compagnia del fratello Jacopo ha rappresentato un utile riscaldamento, ma non un attendibile quadro sullo stato fisico del numero uno italiano, comprensibilmente ancora lontano dal luccicare. Il rivale, attraversante un incoraggiante momento di forma, era per giunta un tipetto ostico, rapace, dinamico, perfetto per fare le analisi del sangue a un lungodegente tuttora in fase riabilitativa. È iniziata male, e la fiducia non arriva come il sole tornato a splendere sulla terrazza del Principato. Il dritto, l’arma irrinunciabile, la chiave che insieme al servizione aveva aperto al romano addirittura le porte della top ten, ci ha messo un po’ prima di uscire dagli spogliatoi, non sufficientemente in fretta per evitare il break del secondo gioco, germogliato appunto su tre errori commessi dal Nostro sul lato destro.

 

I meriti di Fokina, all’inizio come alla fine e in mezzo, per tutta la durata dell’incontro, vanno comunque presi in considerazione. Ricordato come un nervoso picchiatore senza paracadute negli anni della tarda adolescenza, il giocatore si è evoluto insieme all’uomo. Conscio della forma non ancora scintillante dell’italiano, il numero cinquantotto ATP ha da subito alzato i ritmi, costringendo Berrettini a restare in scia e provocandone i molti errori dovuti a una ricerca della palla macchinosa alquanto. In particolare, lo spagnolo di ascendenze russe ha mirato l’angolo sinistro di Matteo, pizzicandolo sovente dalla parte opposta con il colpo successivo: tale strategia ha pagato enormi dividendi in termini di punti, specie quando il top ten ha provato a reagire con lo sventaglio di dritto. Il fiato carente e gli appoggi difficoltosi nelle corse verso destra hanno segnato grandi tratti dell’incontro, ma la mano, quella non è andata in clinica sul finire dell’inverno.

Di tocco, due palle corte al bacio, Berrettini ha rimontato un pericolosissimo zerotrenta nel sesto gioco riuscendo a restare attaccato al set, prima o poi uno spiraglio l’avversario l’avrebbe concesso. Puntuale, nel game successivo, Davidovich con il dritto ha regalato la prima palla break, e ceduto il servizio subito dopo con un doppio fallo. Nella volata finale, comunque in linea di massima costretto a rincorrere punti e partita, Berrettini si è più volte trovato a due punti dal baratro, salvandosi nel decimo gioco dal trenta pari grazie a un ace e a un servizio vincente, ma non nel dodicesimo, valevole il tie break, perso da quaranta-qundici con show di Fokina, strepitoso nel pallonetto in recupero per il set point poi incassato ringraziando l’ennesimo errore di dritto di Matteo.

Il set quasi riacchiappato dopo tanta sofferenza eppure sfuggito ha segnato inevitabilmente la seconda parte della contesa, definita da due momenti cardine tra il sesto e il settimo gioco. Dal sesto, soprattutto, durato dieci minuti e perso da Matteo nonostante due palle per il tre pari sprecate e tre per il break Spagna cancellate. Lo spagnolo è stato entusiasmante nel meritarsene una quarta, con un nuovo, strepitoso pallonetto in recupero e una sublime chiusura con il rovescio lungo la linea pochi colpi dopo; chance convertita con la collaborazione del romano, il quale non ha potuto esimersi dall’esclamare un autoironico “bravo” quando l’ennesimo dritto in rete ha sancito il pesantissimo due a quattro. Berrettini avrebbe anche avuto due chance per rimediare in risposta nel game seguente, ma Fokina è stato molto bravo a non perdere né calma né aggressività, per condurre in porto una vittoria meritata e guadagnarsi un terzo round apertissimo contro Popyrin o Pouille.

È stata una partita complicata – ha detto Matteo nella conferenza stampa post-match – lui ha giocato bene, è stato intelligente e ha fatto le cose giuste al momento giusto, niente da dire. La condizione al momento non è perfetta, ma ci arriveremo, non sto giocando per prepararmi all’erba o al cemento, ci sono ancora tanti tornei sulla terra e penso di poter crescere“. Forse avrebbe aiutato giocare anche il singolare a Cagliari la scorsa settimana? “Con i se e con i ma non sono abituato a ragionare. Ho condiviso la scelta con il mio team, pensavamo che il doppio potesse essere un buon avvicinamento, anche perché avevo messo ancora pochi allenamenti nelle gambe, provato troppo poco il servizio“. Nel frattempo c’è una classifica da difendere, un ranking che a qualcuno potrebbe dare le vertigini. “Non a me, penso di avere il tennis per stare a questo livello, e di averlo dimostrato. Certo non posso pensare di essere costantemente al massimo e nemmeno penso sia giusto chiedermelo. Intanto i presupposti per fare bene ci sono, fisicamente mi sono sentito bene, dall’infortunio ho recuperato“. Che poi sarebbe la cosa più importante, se ce n’è una.

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ATP

Sonego si conferma a Montecarlo: Fucsovics regolato in due set, adesso la sfida a Zverev

Il 24enne torinese supera il primo ostacolo nel Principato. Fucsovics si lamenta per il grunting di Sonego, l’italiano replica: “Ha cercato di condizionarmi, non è piacevole. Non faccio niente per dare fastidio all’avversario”

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Lorenzo Sonego - ATP Cagliari 2021

L. Sonego b. M. Fucsovics 6-3 6-4

Lorenzo Sonego è pronto per fare bene anche a Montecarlo. Dopo il titolo conquistato a Cagliari domenica, il 24enne torinese parte ottimamente nel Masters 1000 del Principato superando Marton Fucsovics al primo turno (6-3 6-4). L’azzurro dimostra un’ottima capacità di adattamento alle diverse condizioni e mette in mostra una maggior capacità di stare sempre dentro al match – anzitutto a livello mentale – rispetto al magiaro numero 40 del mondo. Sonego così avanza al secondo turno: affronterà domani Alexander Zverev sul Ranieri III e per il tedesco non sarà una passeggiata.

LA CRONACA – Sonego si presenta sul Court 9 con la stessa mascherina color granata vista a Cagliari: nel primo set a spezzare per primo l’equilibrio è Fucsovics, che gioca in modo aggressivo e sale 2-3 e servizio. Ma dopo il cambio di campo per l’ungherese la luce si spegne: tre errori gratuiti consegnano a Sonego lo 0-40. L’ungherese spesso cerca di venire a rete per accorciare gli scambi: così Marton arriva 40-40, ma poi un errore di diritto dell’ungherese vale il contro-break (3-3). Da lì Sonego prende il sopravvento, giocando con solidità e pazienza. Nell’ottavo game si arriva a parità sul servizio di Fucsovics e Lorenzo ha una palla per andare a servire per il primo set quando un diritto dell’avversario finisce lungo. Il magiaro salva questa e un’altra palla break. “Stai attivo su ‘ste gambe”, si dice Sonego: detto-fatto, perché alla terza Lorenzo strappa il servizio all’avversario grazie a un ottimo passante in corsa col diritto. Bravo e fortunato l’azzurro, visto che Fucsovics era stato costretto a scendere a rete a causa di una deviazione del nastro. Sonego va a servire per la prima partita e non spreca l’occasione grazie anche a un punto spettacolare, in cui Lorenzo si difende sul pressing di Fucsovics mettendo un miracoloso recupero di rovescio negli ultimi centimetri di campo per poi chiudere a rete su uno strano passante-tweener dell’ungherese. È 6-3, parziale meritato per il giocatore più solido e continuo.

 

Lorenzo ha l’occasione di allungare già ad inizio secondo set, quando Fucsovics sparacchia fuori un rovescio permettendogli di salire 15-40. Marton però scende a rete per salvare le due palle break; poi, dopo un punto durissimo, piazza un’accelerazione di diritto sulla riga e una prima vincente per tenere il servizio. Nel secondo game è Sonego a soffrire sul suo servizio: cancella una palla break, poi detta i tempi del gioco e va a prendersi l’1-1 raccogliendo a rete i frutti di un ottimo diritto inside-in dalla parte sinistra. La storia si ripete anche nel quarto gioco: Sonego concede due palle break, ma si difende bene e alla fine è Fucsovics a sbagliare per primo (2-2). Qui il magiaro perde lucidità e si innervosisce, iniziando a borbottare ad ogni punto. E nel quinto game pensa bene di fare un doppio fallo sul 30-30. Marton salva la prima palla break chiudendo a rete una volèe di rovescio dopo un’accelerazione col dritto, ma poi commette un altro errore e regala a Sonego un’altra possibilità di allungare.

La frustrazione si impadronisce di Fucsovics, che va a parlare con il giudice di sedia lamentandosi per un presunto atteggiamento irritante di Sonego. Poi sbaglia, cede il servizio (4-2) e scaraventa la pallina fuori dal Country Club. Sonego ha la partita in mano e resta concentrato: si trova sotto 0-30, ma tiene il servizio andandosi a prendere il 4-2 con una morbida volee di rovescio. Sempre presente con la testa e bravo a mantenere un’intensità costante, a differenza dell’avversario, Sonego approfitta delle possibilità che gli vengono concesse e prova a chiudere la partita già sul servizio dell’avversario sul 5-3. Ci va vicino perché arriva al match point dopo due erroracci a rete di Fucsovics, il quale però resta aggrappato al match (5-4). Sul suo servizio, però, Sonego non ha indugi e chiude il match con un passante vincente di diritto, a coronare una prestazione solida e convincente che gli vale la quinta vittoria consecutiva a livello ATP.

LE PAROLE – Pochi minuti dopo il match Sonego ha parlato in conferenza stampa: “Fisicamente sto bene, sono arrivato ieri e sono riuscito ad allenarmi poco per la pioggia ma comunque mi sento bene, e questo è importante – sono state le sue parole sul match -. Le condizioni di gioco? La terra è più veloce rispetto a Cagliari, poi oggi si giocava su un campo molto stretto. All’inizio ho fatto un po’ di fatica ad adattarmi, poi col passare del tempo è andata sempre meglio”. Sulle lamentele di Fucsovics: Oggi ha iniziato a lamentarsi dalla fine del primo set, diceva che facevo dei versi in ritardo, non so perché, e si lamentava con l’arbitro. Ha cercato di condizionarmi e questo non è piacevole perché io non faccio mai niente in campo per dare fastidio all’avversario. Sono comunque contento di aver vinto la partita”.

Sul suo “grunting”, Lorenzo specifica: “Mi viene naturale farlo, è così da quando sono piccolo”. La testa, ora, va alla sfida con Zverev: “Sarà una partita dura, è un giocatore tosto e abituato a giocare certe partite. Io però sto giocando bene e sono in fiducia. Devo giocare il mio tennis, avere le idee chiare ed essere sempre lì con la testa: come avete visto nelle ultime partite, se l’attitudine è buona durante tutto il match qualcosa di buono può succedere. Anche perché ora che mi conoscono tutti è più difficile ottenere risultati, perché nessuno mi sottovaluta, quindi è necessario giocare tutte le partite col coltello tra i denti”.    

Il tabellone completo di Montecarlo

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ATP

ATP Montecarlo, Fognini batte Kecmanovic a suon di vincenti

Ottima prova di Fabio che offre sprazzi del suo miglior tennis e guadagna il secondo turno contro Jordan Thompson

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[15] F. Fognini b. M. Kecmanovic 6-2 7-5

Contro Miomir Kecmanovic, Fabio Fognini inizia la difesa del titolo monegasco mettendo a segno una vittoria in due set più che convincente sotto ogni aspetto – tecnico, atletico e anche caratteriale. Perché, dopo un primo parziale filato via liscio in un quasi-show azzurro, Fognini ha saputo venire a capo della reazione di Kecmanovic che si è confermato un ottimo banco di prova: ha un livello piuttosto costante, si muove bene, non fa sciocchezze, sulla terra portegna di febbraio ha battuto Monteiro e Djere; insomma il giocatore contro cui Fabio sbatterebbe malamente contro in una giornata no, ma che arriverebbe a surclassare dopo essersi alzato dalla parte giusta del letto. Come detto, per oltre un set abbiamo assistito alla seconda versione, che peraltro avremmo volentieri continuato ad apprezzare fino alla fine, ma le difficoltà che è riuscito a creargli il serbo salendo di livello e il superamento di quelle situazioni negative di cui a volte Fognini resta prigioniero rendono forse anche migliore un risultato che non può che far bene al n. 18 del mondo, dopo un inizio di stagione caratterizzato da alti e bassi con sette vittorie e altrettante sconfitte – curiosamente. lo stesso bilancio di Kecmanovic. Picchi di assoluto valore come nelle vittorie contro Carreño Busta e de Minaur si sono alternati a prestazioni decisamente negative nelle sconfitte subite da Novak in ATP Cup e a Marbella da un Munar peraltro poi finalista.

IL MATCH – Kecmanovic sceglie di rispondere e fa suo il primo gioco approfittando di una partenza lenta di Fognini che riesce subito a pareggiare. Il passante di dritto che nel primo gioco gli era rimasto sul nastro fa ora il suo abituale dovere, prontamente seguito dal vincente lungolinea di rovescio dopo l’apertura di campo incrociata. Tranquillizzato dal servizio tenuto, dal successivo game di risposta Fabio insegna e disegna tennis, dando l’impressione che la metà campo serba sia di alcuni metri più larga. Con circa il 50% di prime, il servizio non gli regala punti diretti; tuttavia, questo aspetto negativo è annullato perché lo stesso problema affligge anche Kecmanovic e quando si entra nello scambio – praticamente sempre – il divario con il n. 47 è quello che dice la classifica. Forse un po’ di tensione al momento di chiudere un set si risolve prima in un paio di errori che costano il break sul 5-1 e poi in un errore in risposta sul primo set point, ma Fognini si rifà alla grande piazzando due vincenti che gli valgono il parziale. 12 unforced per entrambi, ma per Fogna c’è anche lo stesso numero di vincenti contro gli zero di Miomir. D’altra parte, la sua prima viaggia all’identica velocità di quella azzurra e non gli offre neanche una risposta da attaccare comodamente.

 

È bravo il taggiasco a non far scendere la concentrazione a inizio secondo set e, mentre Kecmanovic non vince il punto neanche mandando tre colpi consecutivi agli incroci delle righe, il nostro chiude a rete il puntazzo del 2-0. Quando la dolce discesa sembra continuare, un doppio fallo e il primo vincente rimettono in corsa il ventunenne di Belgrado che opera il sorpasso al settimo gioco, approfittando di un fallo di piede sulla seconda e prendendosi un punto pesante dopo una strenua difesa. Sale così in fiducia e si fa più aggressivo soprattutto a inizio scambio, ma Fabio riesce a mantenere la calma nonostante sfumino due opportunità del pareggio; se ne procura quindi una terza che trasforma piazzando nel pochissimo spazio a disposizione il contropiede vincente. Lancio di racchetta dopo aver mancato una chiusura di dritto abbastanza comoda e situazione che si replica quasi identica al punto successivo (lancio solo accennato) per un game che rischia di volare via. “Rema, rema” urla dopo essere rientrato nel punteggio. La lotta spalla a spalla termina quando Kecmanovic serve sotto 5-6: Fognini incassa due errori dell’altro, rovescia l’inerzia del punto con una difesa dei giorni migliori e chiude al secondo match point dopo un’ora e 25 minuti con una risposta pesantissima. 27 vincenti a 4, 19 di dritto (compresi ovviamente smash e volée), scambi tra i cinque e i nove colpi dominati 29 a 15. Al prossimo turno troverà Jordan Thompson, già battuto all’Australian Open 2020 e non certo un amante della terra battuta.

LE PAROLE DI FABIO – “È stato difficile, venire qui con un po’ di pressione” dice a caldo ai microfoni di Tennis TV. “Sono contento perché la scorsa settimana ho fatto una bruttissima performance. Ora ho voltato pagina, sono contento di essere al secondo turno. Lui ha cominciato meglio di me, solido e stava servendo bene, poi ho meritato la vittoria. Qui ho fatto la miglior performance della mia carriera, vivo e sono nato qui vicino e questo torneo sarà sempre nel mio cuore. Sfortunatamente non c’è pubblico, perché credo che questo torneo, con il mare alle spalle e la gente sugli spalti, sia uno dei più belli del mondo.”

In conferenza stampa, Fognini ridacchia quando vede il Direttore Scanagatta prendere la parola. La domanda è a proposito della positività al Covid-19 di Daniil Medvedev, costretto quindi a rinunciare al torneo. Sinceramente non me ne frega più di tanto replica secco Fabio, non sappiamo quanto condizionato dal suo rapporto non proprio idilliaco con l’interlocutore. “Sfortunato, sì” elabora poi. “Spero che non abbia una reazione grave, perché io ho avuto il Covid ed è molto noioso. Per il resto, gli auguro una pronta guarigione perché se lo merita. Riguardo a eventuali contatti con il moscovita, Fognini rassicura: “L’ho visto una volta che andava in palestra e basta”.

La differenza rispetto all’incontro con Munar è presto spiegata: “Semplicemente a Marbella ho fatto schifo, poi tutte le volte ci metto un po’ di tempo ad adattarmi alla superficie. Per il resto, sono molto tranquillo. Monte Carlo è uno dei miei tornei preferiti. Ho giocato bene, sono contento soprattutto di come sono stato in campo. Ho un’altra opportunità domani perché, se rimango così in campo, il gioco è tutta una conseguenza”.
Sul prossimo avversario, Thompson, non si fa troppi problemi: “Io guardo me stesso, non mi interesso degli altri. Se sto come adesso, come atteggiamento, se sto bene, so che posso battere chiunque. Voglio ancora giocare partite nei grandi tornei, quello che mi interessa di più da qua alla fine della mia carriera.

Il tabellone aggiornato con tutti i risultati

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