Caos Roland Garros, Giudicelli chiarisce: ATP, WTA, ITF e anche Nadal sapevano

Focus

Caos Roland Garros, Giudicelli chiarisce: ATP, WTA, ITF e anche Nadal sapevano

Mettendo in ordine le dichiarazioni di Giudicelli, emerge un quadro differente. Gli altri tornei non erano stati informati, ma ATP e WTA sapevano, come anche Nadal (solo lui, tra i giocatori?)

Pubblicato

il

Rafa Nadal - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

La scelta del Roland Garros di far slittare il torneo in autunno a causa dell’emergenza Coronavirus ha generato un vero e proprio terremoto nel mondo del tennis. Tra i tanti dubbi e le tante proteste, spiccano le parole di Vasek Pospisil a L’Equipe. Il canadese ha definito arrogante, egoista e irresponsabile la decisione degli organizzatori dell’Open di Francia: stando alle prime ricostruzioni, non ci sarebbero state consultazioni in corso d’opera con ATP, WTA e giocatori, che hanno appreso la notizia solo sui social, al pari di giornalisti e appassionati.

Il presidente della federazione francese e vicepresidente dell’ITF, Bernard Giudicelli, sta provando però a far passare un messaggio diverso. In un tweet pubblicato dal giornalista francese Eric Salliot, collaboratore di RMC Sport – la divisione sportiva di Radio Montecarlo – e fonte parecchio autorevole sulle vicende del tennis francese, si legge un virgolettato di Giudicelli che sembra avere l’intento di alleggerire la posizione dello Slam francese. “L’ATP non se l’aspettava. Bisognava prendere questa decisione nel nome del maggiore interesse del torneo. Non potevamo spazzare via la stagione sulla terra. Sarà un autunno caldo. Guy Forget ha chiamato Nadal”.

Nel breve trafiletto reso pubblico da Salliot non è specificato quando è effettivamente avvenuto il contatto telefonico tra Nadal e il direttore del torneo, ma perché la dichiarazione abbia un senso si deve dedurre che sia stato precedente alla comunicazione pubblica. Il punto è che Giudicelli ha citato il solo Nadal, membro ma non presidente del consiglio dei giocatori (ruolo ricoperto da Djokovic): se davvero non sono stati consultati altri tennisti prima di prendere una decisione, la protesta dei giocatori potrebbe persino acquisire una ragione in più. Già la scorsa settimana ci sono stati segni di insofferenza da parte di Taro Daniel e Noah Rubin, critici nei confronti della gestione di tempistiche e comunicazione del rinvio del Miami Open; diversi giocatori, tra cui Djokovic e Nadal, avevano già fatto ritorno a casa diverse ore prima della comunicazione ufficiale, destando i dubbi del resto dei tennisti ancora fermi negli Stati Uniti in attesa di notizie certe.

Se tra i giocatori l’unico contatto confermato sembra quello con Nadal, in un’intervista telefonica lo stesso Giudicelli ha assicurato di aver informato della sua decisione i presidenti di ATP, WTA e ITF, rispettivamente Andrea Gaudenzi, Steve Simon e David Haggerty. Una dichiarazione che potete ascoltare dalla sua viva voce in questo audio pubblicato da Tennisactu, che in un certo senso smentisce le prime ricostruzioni secondo cui la decisione sarebbe stata presa senza la minima concertazione.

La prova del nove la avremo quando (e se) i tre presidenti succitati si esporranno pubblicamente. Per il momento, se prendiamo per buona la versione di Giudicelli (il condizionale è d’obbligo: conosciamo i suoi trascorsi) le proteste dei giocatori dovrebbero rivolgersi anche all’ATP stessa, la quale – se al corrente di ciò che stava per decidere la Federtennis francese – avrebbe dovuto incaricarsi di informare i giocatori, essendo per definizione statutaria l’associazione che tutela l’interesse dei tennisti.

Intanto il fiume di parole di Giudicelli ha più o meno chiarito anche un altro aspetto: l’ideatore della Laver Cup Tony Godsick, nonché manager di Federer, era stato ‘avvisato ma non consultato’. In sintesi estrema: Nadal sapeva, perché glielo aveva detto Forget, e verosimilmente anche Federer tramite Godsick (nell’audio, la risposta a questa domanda comincia attorno al minuto 1:30). Gli altri giocatori, chissà: a giudicare dalla mole di tweet di protesta, sembrerebbe proprio di no.

I prossimi giorni, forse ancor di più le prossime settimane, saranno utili per fare luce su come sono andate realmente le cose. Non deve però stupire l’accavallarsi di anomalie, omissioni e mezze frasi in un contesto che è pienamente emergenziale, e all’interno del quale le parti in causa – ATP, WTA, ITF, i quattro Slam e i giocatori stessi – non vantavano una grande fluidità comunicativa già prima che intervenisse il tragico evento della pandemia a complicare le cose.

Continua a leggere
Commenti

ATP

Il Mutua Madrid Open non si giocherà nel 2020. E adesso?

L’annuncio sarebbe stato dato da Novak Djokovic nella chat dei rappresentanti dei giocatori.

Pubblicato

il

Dopo mesi di speranze e tanto lavoro per salvare il salvabile, tutto sembra essere crollato nel breve volgere di pochi giorni per il Mutua Madrid Open. Dopo che alla fine della settimana scorsa il Governo della Comunidad de Madrid aveva chiesto agli organizzatori del combined spagnolo di non disputare il proprio evento a causa del recente aumento di casi di coronavirus in Spagna e nella regione della Capitale iberica, sembra che sia imminente l’annuncio ufficiale della cancellazione del torneo da parte della Super Slam LTD, la società di management di Ion Tiriac che detiene i diritti dell’evento.

Secondo le testate spagnole Marca e ABC, il presidente del Consiglio dei Giocatori dell’ATP, Novak Djokovic, avrebbe comunicato ai suoi colleghi membri sul loro gruppo WhatsApp che il torneo non si disputerà e che la conferma ufficiale arriverà nelle prossime ore.

Il torneo, inizialmente previsto nella prima settimana di maggio, era stato spostato immediatamente dopo la conclusione dello US Open dal 12 al 20 settembre.

 

In aggiornamento…

Continua a leggere

Flash

La tennista positiva a Palermo non è uno shock, è solo la nuova normalità

Il tennis in regime di COVID-19 sarà così: servono rigidi protocolli per isolare chi è positivo al coronavirus, ma è corretto provare a giocare. Perché non sappiamo quanto durerà questa situazione

Pubblicato

il

Si parla di ‘partenza shock’ per il Ladies Open 2020 (titolano così La Gazzetta dello Sport e anche Palermo Today), Tuttosport è un po’ più morigerato e scrive ‘a Palermo è subito Covid‘, che può assomigliare alla tag-line o addirittura al titolo di una commedia. La giornata di sabato, che doveva essere dedicata ai primi match di qualificazione e al sorteggio del tabellone principale, è stata archiviata in realtà come la giornata della prima positività di una giocatrice nel contesto di un torneo ufficiale.

Sull’identità di questa giocatrice l’organizzazione del torneo di Palermo non ha fatto luce né sui canali social né a mezzo comunicato stampa, ma avendo informato del suo trasferimento in una struttura adibita alla raccolta di pazienti asintomatici – e implicitamente confermato la sua esclusione dal torneo – non è stato troppo difficile capire che si trattava della bulgara Viktoriya Tomova, l’unica giocatrice il cui nome sia scomparso dai tabelloni nella giornata di sabato.

Tralasciando il difetto di comunicazione (a che pro nascondere un nome che sarebbe venuto fuori meno di un’ora dopo, e continuare a non comunicarlo anche dopo?), non siamo – forse meglio dire ‘sono’: non amo utilizzare la prima persona, ma in questo caso sarebbe preferibile poiché ognuno in redazione ha la sua opinione – d’accordo con chi si riferisce al Ladies Open come ci si riferirebbe a un paziente malaticcio, appena entrato in ospedale. Quello che ci si attendeva da un torneo di tennis organizzato in regime di pandemia è esattamente questo, è la nuova normalità, ovvero che venissero stabiliti e poi rispettati determinati protocolli sanitari per identificare e isolare eventuali giocatori o membri dello staff positivi.

 

Tra main draw e qualificazioni, ci sono circa sessanta giocatrici che rappresentano ventidue nazioni diverse. Non è dato sapere quante di loro siano arrivate a Palermo senza aver mai effettuato un tampone o un test sierologico, ma è facile immaginare che ce ne sia più di qualcuna. Si aggiunga che si tratta del primo torneo ufficiale dopo i cinque mesi di stop, e quindi da un punto di vista strettamente lavorativo le tenniste non si erano mai trovate di fronte all’obbligo di testarsi prima di atterrare a Palermo. Onestamente, era piuttosto semplice immaginare che sarebbe emersa una positività.

Se siamo d’accordo sul fatto che questo scenario non è uno ‘shock’, e non dovrebbe sorprendere proprio nessuno, allora possiamo interrogarci sull’opportunità di giocare in queste condizioni. Siamo ancora nel campo delle opinioni ed esprimerò la mia: sì, è giusto provarci. In linea di principio non sono d’accordo con Kyrgios, sebbene in questo momento non abbia senso esprimere pareri assolutistici perché la situazione di ogni Paese è differente, perché siamo andati ben oltre la fase di contenimento del coronavirus. Dove la situazione sanitaria e i regolamenti nazionali lo consentono è giusto provare a giocare perché ci troviamo nel pieno della convivenza con il virus e non sappiamo per quanto tempo ancora ci toccherà rispettare queste precauzioni.

Se fossero solo pochi mesi forse varrebbe la pena attendere, ma la scienza non è in grado di darci questa certezza. Così come si sta provando a ripartire in ogni settore, adeguandosi alla nuova normalità o addirittura reinventandosi, così deve fare il tennis. Mettere al primo posto la sicurezza di atleti e addetti ai lavori, giocare a porte chiuse se non è sicuro ospitare i tifosi, ma con il dovere di provarci. Che non sia obbligo, perché la struttura organizzativa del tennis addossa l’intero rischio d’impresa sulle spalle degli organizzatori dei tornei, i quali sono costretti a decidere se giocare o meno sulla base del crudele parere di una calcolatrice. Senza tifosi e senza merchandising conviene imbarcarsi in questa avventura?

Quasi tutti i tornei di rango inferiore ai Masters 1000 ci hanno rinunciato, con poche eccezioni: l’ATP 250 di Kitzbuhel – sospinto dal direttore Alex Antonitsch – unico nel calendario maschile, Praga, Lexington (che fu Washington) e appunto Palermo in quello femminile. Da questo punto di vista Oliviero Palma, direttore del torneo siciliano, merita un plauso. Sicuro di organizzare un evento in perdita, a cui è stato concesso di incassare appena 40.000 euro dalla vendita dei biglietti in tutta la settimana, e forse sfavorito dal successivo inserimento in calendario di Praga, è andato avanti con i mezzi di cui dispone.

Non sono mancate e non stanno mancando le critiche. L’allenatore di Elena Rybakina, Stefano Vukov, che già un mese fa aveva duramente accusato la WTA di non avere a cuore la salute delle giocatrici acconsentendo alla ripresa del tennis negli Stati Uniti, se l’è presa anche con il torneo di Palermo che sta svolgendo i tamponi in strada e dunque in ambiente non abbastanza protetto. Ha inoltre rilevato che nell’albergo in cui soggiornano le giocatrici, lo stesso in cui hanno trascorso in isolamento le 24 ore tra lo svolgimento del test e la comunicazione dell’esito, ci sono anche altri ospiti. Come ha fatto notare il giornalista britannico Mike Dickson, che nonostante la sostanziale chiusura del torneo ai media è a Palermo per seguire il torneo (nessuna irregolarità, il torneo non ha accreditato giornalisti ma ha predisposto degli spazi separati perché alcuni ‘ospiti’ possano sedere sugli spalti), semplicemente i mezzi del WTA International di Palermo non consentono di prenotare un intero hotel in alta stagione, specie con la certezza di un bilancio in rosso (la perdita massima sostenibile è stata stimata in 80.000 euro) e quindi nessun margine operativo.

Oliviero Palma ci ha anche raccontato di aver rifiutato dei contributi pubblici per l’organizzazione del torneo, un gesto apprezzabile e neanche così scontato, e ha specificato che la WTA è venuta in soccorso del torneo solo accordando uno sconto sul montepremi del 18%, (quest’anno le singolariste si divideranno 163.000 euro, mentre il montepremi totale ammonta a circa 190.000 €). Intanto, pochi che siano, il torneo di Palermo consentirà alle semifinaliste di portare a casa poco più di 6.000 euro, alla finalista di vincerne circa 11.000 e alla vincitrice di lasciare la Sicilia con un assegno da 20.161 euro e 280 punti. Anche solo per aver fatto ripartire una macchina ferma da cinque mesi – e impantanata nel fango, mica ferma nel parcheggio di un centro commerciale – Palermo merita la nostra considerazione.

Giulia Gatto-Monticone ha servito la prima palla del torneo di qualificazione, anche se il punto (e poi la partita) l’ha vinto Martina Trevisan. Lunedì si giocherà il primo quindici del tabellone principale. Il torneo lo vincerà forse la prima favorita Petra Martic, una di quelle a cui con le dovute proporzioni potrebbe applicarsi la massima di Rosewall su Pietrangeli (se finissimo tutti per mesi su un’isola deserta e poi ci dessero delle racchette per giocare, quel torneo lo vincerebbe Pietrangeli) vista la qualità del braccio in questione. In realtà, in regime di CovidTennis, le giocatrici hanno avuto tutto il tempo di allenarsi e probabilmente la contesa si deciderà su altri fattori: chi sopporterà meglio il caldo, chi si adeguerà meglio all’assenza di un vero contorno al torneo. Intanto, è già bello parlarne.

Continua a leggere

Racconti

Uno contro tutti: Moya, Rafter, Kafelnikov e Agassi nell’ultima fase del regno di Sampras

Oggi introduciamo ben tre nuovi numeri uno, che insieme ad Agassi si insediano nella terza e ultima fase del regno di Pete Sampras, che si conclude nel novembre del 2000

Pubblicato

il

Yevgeny Kafelnikov

Il 24 agosto 1998, alla vigilia degli US Open, Pete Sampras torna in vetta al ranking per la sesta volta. La sua estate di preparazione al major di casa non è stata memorabile: tre tornei e nessun titolo con lo scivolone finale a New Haven dove, forse poco motivato, si è arreso al terzo turno all’indiano Leander Paes, uno che farà fortuna nei doppi, specialità nella quale collezionerà ben 18 slam in carriera. Tuttavia, a New York il favorito è Pete che infatti arriva in semifinale lasciando per strada un solo set. Qui però deve vedersela con un australiano che ha l’attacco nel sangue e che l’ha sconfitto di recente nella finale di Cincinnati recuperandogli un set: Patrick Rafter. Degno erede della scuola dei canguri, Rafter a Flushing Meadows è il campione in carica avendo vinto il titolo non senza sorpresa nel 1997 battendo in finale l’anglo-canadese Greg Rusedski. Sampras e Rafter non si amano molto e sono alla sfida diretta numero 11. Delle dieci precedenti, l’australiano ha vinto la prima (tre tie-break nei quarti a Indianapolis nel 1993) e appunto l’ultima, a Cincinnati; in mezzo otto successi del numero 1, di cui un paio sofferti. 

Sulla lunga distanza parrebbe che Pete dovesse essere favorito e invece, pur in vantaggio due set a uno, alla fine è Rafter a prevalere 6-7 6-4 2-6 6-4 6-3 e continuare il suo cammino verso il secondo titolo degli US Open consecutivo (in finale regolerà il connazionale Mark Philippoussis). Ben saldo in testa alla classifica ATP, Sampras chiuderà la stagione al n°1 per la sesta volta consecutiva (un record tuttora ineguagliato) ma fino al termine della stagione dovrà accontentarsi di un solo titolo (Vienna) e rimedierà ben cinque sconfitte. Di queste, la più cocente e imprevedibile sarà proprio l’ultima, patita per mano dello spagnolo Alex Corretja nella semifinale dell’ATP World Tour Championship ad Hannover. Considerato a giusta ragione un terraiolo (anche in virtù della vittoria a Roma nel 1997 e della finale persa con Moya al Roland Garros nel giugno scorso), Corretja ha saputo adattare il suo tennis al duro tanto che, nella stagione in corso, ha vinto più tornei sul veloce (Dubai, Indianapolis e Lione) che sulla terra (Gstaad). Nessuno però lo ritiene in grado di fare il colpaccio nel torneo dei Maestri; invece, recuperando da 0-2, Alex mette a segno la vittoria più prestigiosa vendicandosi di Moya e succedendo nell’albo d’oro proprio a Sampras.

Bisognoso di riposo dopo l’intensa attività di fine 1998, il n°1 salta gli Australian Open e inizia la stagione direttamente a San Josè, dove supera tre turni prima di dare forfait in semifinale. A Scottsdale, Sampras perde al secondo turno contro il connazionale Gambill mentre al debutto nel Super 9 di Indian Wells sono due spagnoli a rendergli amara la trasferta californiana: Felix Mantilla, che lo batte al debutto, e Carlos Moya, che conquista la finale e con essa la prima posizione mondiale. Il regno dell’iberico durerà appena due settimane e si chiuderà in Florida il 28 marzo. A Key Biscayne Carlos cede al terzo turno a Grosjean mentre a Sampras basta spingersi fino ai quarti (dove a batterlo, tanto per cambiare, è Richard Krajicek) per ridiventare re del mondo. I carnefici dei due che lottano per la vetta del ranking si giocheranno il titolo in finale e a prevalere sarà l’olandese.

 
Carlos Moya – Australian Open 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

Questo però è un Sampras a scartamento ridotto, desideroso solo di approdare la sua isola sicura, fatta di erba sotto i piedi. Nelle cinque settimane in cui siede di nuovo sul trono, Pete non gioca nemmeno un incontro e così il russo Yevgeny Kafelnikov – che nello stesso periodo colleziona ben quattro sconfitte consecutive a Estoril (Pavel), Barcellona (Squillari), Monte Carlo (Ljubicic) e Praga (Fromberg) – diventa numero uno del mondo. Ancora una volta il meccanismo di attribuzione dei punti mostra il suo lato debole e non mancano le giuste perplessità sull’investitura del “Principe di Sochi”, uomo da due Slam in bacheca (Roland Garros 1996 e Australian Open nella stagione in corso) che inquina le sue sei settimane da re con numeri assai poco lusinghieri: il terzo turno a Roma, battuto da Kuerten, e la semifinale a St.Polten (sconfitto da Zabaleta) sono l’antipasto della rovinosa caduta al secondo turno di Parigi, dove lo slovacco Dominik Hrbaty gli lascia appena nove giochi (6-4 6-1 6-4) e inaugura il suo positivo bilancio contro i numeri 1 in carriera, che si chiuderà con 4 vittorie e 3 sconfitte. Eliminato al primo turno anche al Queen’s (da Sargsian), il 16° numero 1 della storia chiude mestamente la sua esperienza e cede di nuovo lo scettro a Sampras.

Sui prati, Sampras ritrova vigore e motivazioni e la doppietta londinese Queen’s-Wimbledon ne legittima il ruolo di sovrano ma ancora una volta il computer ha un punto di vista diverso e il giorno dopo la finale dei Championships, nonostante Pete abbia battuto Agassi in tre set al termine di una prestazione maiuscola (lui stesso definirà quello come “il miglior match della mia carriera”), sarà proprio Andre a scalzarlo dal trono. Nei tre anni e mezzo trascorsi dall’ultima volta che si era seduto lì (era l’11 febbraio 1996), Agassi è stato sulle montagne russe: ha vinto l’oro olimpico ad Atlanta, è stato 141 al mondo alla fine del 1997, è ripartito dai challenger per ritrovare punti e fiducia, è rientrato in Top-10 nel 1998 e infine ha concluso il Career Grand Slam vincendo il Roland Garros nel 1999. Il cervellone elettronico però, non ancora pago, scombussola di nuovo le idee agli appassionati e il 26 luglio, ovvero il giorno in cui inizia il torneo di Los Angeles, retrocede Agassi al n°3 alle spalle di Sampras e del 17° numero 1 della storia, l’australiano Patrick Rafter. 

Patrick Rafter

Campione degli US Open nel biennio 97-98, Rafter si insedia a palazzo reale senza aver giocato e sarà l’unico leader ATP a non disputare nemmeno un incontro come tale; il suo regno durerà infatti una sola settimana, durante la quale Pat non scenderà in campo. Il 2 agosto è Sampras a prendere il suo posto, giusto in tempo per fare suo il torneo di Cincinnati e ritirarsi a Indianapolis contro Vincent Spadea, infortunio che lo terrà lontano dalle scene per diversi mesi e gli farà saltare gli US Open. In assenza del numero 1, a New York il favorito è Agassi che infatti vince il torneo battendo in finale Todd Martin e inaugura la sua quarta vita da re, la più duratura. Dal 13 settembre 1999 al 10 settembre 2000, Andre terrà il bastone del comando per un anno esatto. Il suo finale di stagione è contrassegnato da un solo titolo (Bercy, dove diventa il primo e unico tennista campione dei due eventi parigini nello stesso anno) e ben quattro sconfitte, l’ultima delle quali nella finale dell’ATP World Tour Championship contro Sampras.

La sensazione è che Pete, nonostante tutto, sia ancora il migliore di tutti ma a salvare Agassi, stranamente, è quella continuità che in carriera non ha mai avuto. Così, chiuso il 1999 in testa al ranking, Agassi inaugura il nuovo millennio conquistando gli Australian Open a spese dei due che lo seguono nel ranking (Sampras, n°3, in semifinale e Kafelnikov, n°2, in finale) e niente fa presagire ciò che avverrà nel resto dell’anno, ovvero che quello rimarrà il suo unico titolo del 2000. Fino al Roland Garros, Andre eccelle solo in Davis (quattro vittorie su quattro) mentre nei tornei ATP rimedia diverse battute d’arresto fino al Roland Garros, dove è chiamato a difendere il titolo. Qui, dopo l’agile debutto contro Dupuis, incappa al secondo turno in Karol “Gattino” Kucera, slovacco allievo di “Gattone” Mecir, del quale replica per sommi capi il gioco. Agassi è avanti di un set e serve per il secondo sul 5-4 ma dal 15 pari in poi entra in un tunnel che lo conduce ben presto negli spogliatoi; con un parziale incredibile di 15 giochi a 1 Kucera accede al turno successivo (2-6 7-5 6-1 6-0) non senza meraviglia: “Aveva il match in mano e d’un tratto ci siamo trovati un set pari; quella è stata un’iniezione di fiducia per me” dirà lo slovacco in conferenza stampa dopo la sua terza vittoria in carriera contro il n°1 del mondo. E non sarà l’ultima.

Dopo l’ostilità della terra, pure l’erba si dimostra nemica di Andre Agassi. Al Queen’s è costretto a ritirarsi al secondo turno contro Gianluca Pozzi mentre a Wimbledon, dopo essersi salvato di un soffio con Todd Martin (10-8 al quinto), arriva in semifinale e gioca una bella partita contro Patrick Rafter, che però l’australiano fa sua 6-4 al quinto qualificandosi per la finale in cui soccomberà a Pete Sampras. Nei due Super 9 americani la presenza di Agassi è quasi impalpabile (fuori al primo turno in Canada per mano di Jerome Golmard e costretto al ritiro nel secondo match a Cincinnati contro Fernando Vicente; Washington potrebbe essere la città del riscatto ma in finale Andre si fa sorprendere da Corretja e così allo US Open arriva la cambiale più grossa, quella che gli costa la poltrona. Un debutto agevole con Kevin Kim non fa testo perché al secondo turno il francese Arnaud Clement lo domina 6-3 6-2 6-4 e di fatto riconsegna la corona a Pete Sampras, che perderà in finale contro il russo Marat Safin.

Malmesso fisicamente, Pete si prende qualche settimana di riposo e sceglie di rientrare direttamente alla Masters Cup di Lisbona ma a quel tempo non sarà più lui il padrone delle ferriere. Il suo lungo regno, iniziato il 12 aprile 1993, si conclude il 19 novembre del 2000 ma del suo successore parleremo nella prossima puntata.

Questa la chiudiamo con le cifre di Sampras, che sono rilevanti: 286 settimane da n°1 (16 più di Lendl, record) con un bilancio di 335 incontri vinti e 64 persi (82,9%) in 100 tornei, di cui 36 vinti. Soprattutto, primato a cui Pete tiene particolarmente, sei stagioni consecutive chiuse in vetta al ranking. E poco importa se in tutto questo tempo altri sei colleghi hanno indossato la corona.


TABELLA SCONFITTE N.1 ATP – SEDICESIMA PARTE

ANNONUMERO 1AVVERSARIOSCORETORNEOSUP.
1998SAMPRAS, PETERAFTER, PATRICK76 46 62 46 36US OPENH
1998SAMPRAS, PETEFERREIRA, WAYNE64 67 36BASILEAS
1998SAMPRAS, PETEKRAJICEK, RICHARD76 46 67STOCCARDA INDOORH
1998SAMPRAS, PETERUSEDSKI, GREG46 67 36PARIGI BERCYS
1998SAMPRAS, PETESTOLTENBERG, JASON67 64 46STOCCOLMAH
1998SAMPRAS, PETECORRETJA, ALEX64 36 67MASTERS H
1999SAMPRAS, PETEGAMBILL, JAN-MICHAEL64 36 46SCOTTSDALEH
1999SAMPRAS, PETEMANTILLA, FELIX67 63 36INDIAN WELLSH
1999MOYA, CARLOSGROSJEAN, SEBASTIEN63 46 67MIAMIH
1999KAFELNIKOV, YEVGENYKUERTEN, GUSTAVO57 16ROMAC
1999KAFELNIKOV, YEVGENYZABALETA, MARIANO57 36ST.POLTENC
1999KAFELNIKOV, YEVGENYHRBATY, DOMINIK46 16 46ROLAND GARROSC
1999KAFELNIKOV, YEVGENYSARGSIAN, SARGIS63 36 36QUEEN’SG
1999SAMPRAS, PETESPADEA, VINCENT46 63 RIT.INDIANAPOLISH
1999AGASSI, ANDREHAAS, TOMMY06 76 46GRAND SLAM CUPH
1999AGASSI, ANDREKUCERA, KAROL46 57BASILEAS
1999AGASSI, ANDREENQVIST, THOMAS36 64 06STOCCARDA INDOORH
1999AGASSI, ANDRESAMPRAS, PETE16 57 46MASTERS H
2000AGASSI, ANDRECLAVET, FRANCISCO16 26SCOTTSDALEH
2000AGASSI, ANDREARAZI, HICHAM36 63 36INDIAN WELLSH
2000AGASSI, ANDREKUERTEN, GUSTAVO16 46MIAMIH
2000AGASSI, ANDREVANEK, JIRI46 RIT.ATLANTA C
2000AGASSI, ANDREHRBATY, DOMINIK46 46ROMAC
2000AGASSI, ANDREKUCERA, KAROL62 57 16 06ROLAND GARROSC
2000AGASSI, ANDREPOZZI, GIANLUCA64 23 RIT.QUEEN’SG
2000AGASSI, ANDRERAFTER, PATRICK57 64 57 64 36WIMBLEDONG
2000AGASSI, ANDREGOLMARD, JEROME67 67CANADA OPENH
2000AGASSI, ANDREVICENTE, FERNANDO63 36 01 RIT.CINCINNATIH
2000AGASSI, ANDRECORRETJA, ALEX26 36WASHINGTONH
2000AGASSI, ANDRECLEMENT, ARNAUD36 26 46US OPENH

Uno contro tutti: Nastase e Newcombe
Uno contro tutti: Connors
Uno contro tutti: Borg e ancora Connors
Uno contro tutti: Bjorn Borg
Uno contro tutti: da Borg a McEnroe
Uno contro tutti: Lendl
Uno contro tutti: McEnroe e il duello per la vetta con Lendl
Uno contro tutti: le 157 settimane in vetta di Ivan Lendl
Uno contro tutti: Mats Wilander
Uno contro tutti: Lendl al tramonto e l’ultima semifinale a Wimbledon
Uno contro tutti: la prima volta in vetta di Edberg, Becker e Courier
Uno contro tutti: sale sul trono Jim Courier
Uno contro tutti: il biennio 1993-1994, da Jim Courier a Pete Sampras
Uno contro tutti: Agassi e Muster interrompono il dominio di Sampras
Uno contro tutti: la seconda parte del regno di Sampras, Rios re senza corona

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement