Il coronavirus ha fermato anche il tennis collegiale

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Il coronavirus ha fermato anche il tennis collegiale

L’emergenza sanitaria ha troncato i sogni di tanti studenti americani con la racchetta

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L'immagine celebrativa realizzata per Brett Masi, quando è tornato come coach all'Università della California del Sud

La sospensione della stagione di tennis non ha lasciato strascichi profondi solo a livello professionistico, ma ha danneggiato anche lo svolgimento del tennis collegiale, diffuso soprattutto negli Stati Uniti dove permette di svolgere l’attività agonistica anche durante gli studi universitari. Tennis.com si è servito del punto di vista degli allenatori e dei giocatori per analizzare gli effetti della cancellazione della stagione agonistica, disposta meno di un mese fa.

L’articolo originale di Steve Tignor è reperibile qui. Di seguito vi proponiamo una traduzione.


Brett Masi si ritrova spesso a ipotizzare cosa starebbe facendo adesso, con la sua squadra di tennis dell’Università della California del Sud (USC), se non fosse scoppiata l’emergenza Coronavirus.

 

Avremmo dovuto giocare con Baylor la settimana scorsa, e in casa con Stanford e Cal (Università di Berkeley, ndr) l’ultimo weekend,” dice Masi, “Ogni tanto penso – saremmo in vantaggio 1-0 nel doppio? Chi avrebbe giocato il singolare ora?. Stavamo giocando così bene. Ora la sensazione è quella di aver perso tutto“.

I Trojans (il nome delle squadre sportive di USC, ndr) allenati da Masi hanno fatto abbastanza bene da conquistare il primo posto nella classifica maschile dell’Intercollegiate Tennis Association (ITA). A febbraio, USC aveva vinto il titolo nazionale indoor dell’ITA a Madison, Wisconsin, ed era in vantaggio 13-1 nei tie contro le altre scuole. La squadra era guidata dal n°1 dello stato in singolare, Daniel Cukierman, seguito dal 15° classificato Mor Bulis e dal numero 24 Brandon Holt (il figlio più giovane di Tracy Austin, ex campionessa di tennis).

Nonostante tutti questi successi, quello che Masi ama di più nei suoi giocatori non è il talento. “La cosa veramente bella è stato vedere quanto fossero uniti” dice Masi. “Si era creato un gruppo vero, dove tutti si davano la carica a vicenda“.

Cosa può chiedere di più un allenatore? Masi, la scorsa estate, ha preso il posto di Peter Smith – che aveva guidato la squadra maschile in cinque campionati nazionali e a 16 presenze in Division I della NCAA (in 17 anni da allenatore). Masi era stato assistente di Smith per quattro anni e aveva trascorso l’ultimo decennio come capo allenatore presso l’Università di San Diego. Per Masi allenare USC non ha significato solo il ritorno a casa, ma anche il raggiungimento di di un traguardo ambito. USC è una potenza storica nel tennis universitario maschile, con un record di 21 titoli NCAA. E con una schiera di giocatori All-Star reclutati da Smith – tra cui due suoi figli, Riley e Colter – la speranza era raggiungere quota 22 in primavera.

Niente è come essere un Trojan“, dice Masi. “Per me è stato emotivamente difficile prendere il posto di Peter (Smith, ndr), eravamo molto amici. Ma è stato emozionante tornare di nuovo all’USC, nel sud della California, nel PAC-12 (la conference dell’NCAA di cui fa parte USC, ndr). Sapevo che la squadra era ottima; molti dei ragazzi non hanno mai perso più di un paio di partite“.

Masi dice di aver iniziato a capire la forza della sua squadra ai campionati nazionali indoor, dove ha eliminato TCU (Texas Christian University, ndr), Stanford, Michigan e Carolina del Nord per vincere il titolo, nonostante un’epidemia di influenza – un triste presagio, a raccontarla oggi – avesse debilitato la squadra. “È stato assurdo“, dice Masi. “Eravamo tutti malati, praticamente ci trascinavamo in giro. Holt aveva un quarto delle forze e riusciva a malapena a stare in campo, ma ha detto: “Fammi giocare in doppio”. E hanno battuto la squadra n.5 d’America“.

Sfortunatamente, Masi e il suo team non hanno potuto mettere alla prova fino in fondo la loro resilienza: tre settimane fa, e nel giro di poche ore, la stagione del tennis collegiale è finita per tutti. “È successo tutto così rapidamente“, dice Masi.


La squadra di USC, in quel momento, era pronta a fare le valigie per andare in trasferta ad UCLA e sfidare gli storici rivali cittadini: lo svolgimento della partita era già prevista a porte chiuse. “Sarebbe stato veramente strano per la nostra rivalità” dice Masi. Pochi minuti dopo la partenza, Masi ha ricevuto una chiamata dall’allenatore di UCLA Billy Martin: la partita era stata cancellata. Un minuto dopo Martin l’ha richiamato dicendogli che l’intera conference era stata cancellata. Poco più tardi nel pomeriggio, ancora confuso dal vortice delle notizie, Masi aveva ricevuto la notizia della cancellazione dell’intera stagione. Al posto del solito discorso motivazionale pre-partita, gli è toccato comunicare questo ai suoi ragazzi.

Quando succedono cose come queste non sai come reagire” dice Masi. “Ancora non sono riuscito a digerire la notizia. Mi sono seduto con la squadra e abbiamo parlato di quanto ognuno significasse per l’altro, di quanto ci sarebbero mancate le partite e gli allenamenti delle 6.30“.

Un mese dopo, tutti hanno però compreso la gravità della situazione e quanto sia più importante della vittoria di una partita o di un campionato nazionale. “Tutti sembrano stare bene“, dice Masi, “Nessuno è depresso. Le vite di tutti sono cambiate molto al di là del tennis, e i problemi di tutti sono molto più grandi in questo momento, è questa la prospettiva da cui guardare la situazione“.

Tuttavia, Masi ammette di pensare ancora a quello che sarebbe potuto succedere ai Campionati PAC-12, che avrebbero dovuto svolgersi fino ad aprile. E a maggio penserà ai Campionati NCAA, che erano in programma a Stillwater, in Oklahoma, a metà mese.

Per ora, tutto ciò che Masi può fare è aspettare, anche se i suoi seniors (i giocatori al quarto anno di college, prossimi alla laurea, ndr) hanno ricevuto una buona notizia la scorsa settimana, quando la NCAA ha stabilito che sarebbero stati idonei a tornare a giocare nel 2021. “Se fosse possibile, rivorrei indietro tutta la mia squadra“, afferma Masi. “Eravamo carichi per i campionati NCAA. Mi piacerebbe scoprire se avremmo potuto farcela“.

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Stacanovista anche delle esibizioni: il 7 luglio si giocherà il ‘Thiem’s 7’ a Kitzbuhel

L’unico altro giocatore confermato è Monfils: ce ne saranno altri sei. La notizia arriva poche ore dopo la conferma della partecipazione all’esibizione di Berlino

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Il lupo perde il pelo ma non il vizio, a quanto pare. Non è stata sufficiente la più grande emergenza planetaria dai tempi delle guerre mondiali per far cambiare le abitudini di Dominic Thiem, uno che ha sempre colto tutte le possibilità di scendere in campo a tirare due palle. Che si tratti di torneo ufficiali o esibizioni, le uniche concesse in questo periodo di stop forzata, per il numero 3 del mondo sembra faccia poca differenza.

Il giocatore austriaco è già tornato in campo in Austria, per giocare una piccola esibizione a Sudstadt, e sembra avere tutte le intenzioni di recarsi a Berlino a metà luglio per giocare la doppia esibizione tra erba e cemento assieme a Kyrgios, Zverev e Sinner. A quanto pare non era abbastanza, perché Domi ha deciso di mettersi in proprio e prestare il nome a un’esibizione a Kitzbuhel, qualche giorno prima. Si chiamerà ‘Thiem’s 7‘ poiché vi prenderanno parte sette giocatori oltre a lui – uno dei quali sarà Gael Monfils – e si dovrebbe disputare dal 7 all’11 luglio sui campi di solito riservati alla disputa del Generali Open, di cui peraltro Thiem è campione in carica.

L’ATP 250 di Kitzbuhel per quest’anno è stato congelato, ma il direttore Alex Antonitsch sembra non aver ancora rinunciato alla prospettiva di riprogrammarlo in autunno. In assenza però di certezze su questo fronte, Herbert Günther e Markus Bodner – promoter del torneo – hanno deciso di coinvolgere Thiem nella promozione di questa esibizione di cui Wolfgang Thiem (papà di Dominic) sarà il direttore sportivo. Il prize money complessivo sarà di 330.000€, a fronte di un budget totale di circa 1 milione per l’organizzazione. Il vincitore del torneo porterà a casa 100.000 euro e dovrebbero esserci anche dei tifosi sugli spalti, sia in sessione diurna che in notturna: “Si giocherà di fronte a un pubblico limitato, ovviamente in conformità con le norme del governo federale austriaco che saranno valide a luglio“, ha dichiarato l’amministratore delegato del torneo Florian Zinnagl. Da metà giugno o al più da inizio luglio, la normativa austriaca dovrebbe consentire la presenza di 500 persone al massimo per gli eventi all’aperto. Il massimo campionato di calcio, pronto a ripartire tra qualche giorno, verrà invece concluso a porte chiuse.

 

A.S.

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Bresnik si scusa con Thiem

L’ex allenatore di Dominic ha ammesso di aver esagerato nei toni e nelle parole: “Ho sbagliato e detto cose molto stupide”

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Non tutte le relazioni, personali e professionali, si concludono in maniera pacifica, anzi. Quella tra Dominic Thiem e Gunter Bresnik decisamente non è una di quelle. Qualche mese fa infatti l’ex allenatore del numero tre del mondo aveva rilasciato dichiarazioni molto dure contro il suo pupillo di un tempo e la tensione non aveva fatto altro che aumentare dopo la risposta di Thiem. Di recente però, in un’intervista a Kronen Zeitung, Bresnik è sembrato intenzionato a seppellire l’ascia di guerra, ammettendo di aver esagerato.

Nel ripercorrere la storia professionale con Dominic, Bresnik sembra quasi volersi mettere in una posizione tale da aprire un piccolo spiraglio per una nuova collaborazione futura. “Thiem e io abbiamo formato un ottimo tandem e realizzato grandi cose, ma ha avuto alcuni brutti mesi a livello di gioco e di vittorie e abbiamo preso una decisione. La storia con Dominic fa molto male. Gli ho dato molti anni di lavoro e perdere sia lui che suo padre Wolfgang è stato molto difficile: suo padre non era solo un mio collega nella sua preparazione, ma era mio amico da molto tempo. Non ho dubbi che se la vita mi desse l’opportunità di poter allenare un giocatore come Thiem la coglierei di sicuro. Non accettare una proposta del genere sarebbe assurdo“.

Un tipo orgoglioso come Bresnik non può ovviamente assumersi tutte le responsabilità incondizionatamente e anche in questa occasione si mantiene un po’ sulla difensiva. “Non capisco cosa sia successo, ma la brutta relazione che abbiamo adesso non viene perché l’ho voluta io. Non ho mai avuto problemi con Thiem e i suoi genitori. Sembra che ogni volta che rilascio un’intervista e parlo di lui, si arrabbiano per quello che potrei dire. Speriamo che la nostra relazione migliori e che possiamo tornare ad avere una relazione basata sul rispetto“.

 

Un’ammissione di colpa però c’è ed è anche abbastanza plateale, come altrettanto plateale in negativo erano state le dichiarazioni di un paio di mesi fa, nelle quali Bresnik si arrogava quasi tutti i meriti dei successi di Thiem. “Non ho alcun problema a dire che ho sbagliato e che ho fatto alcune affermazioni molto stupide. Con commenti del genere non ho migliorato nulla. Al contrario, peggiorano i nostri rapporti e non raggiungiamo un accordo. Spero che Thiem riesca a fare grandi cose nella sua carriera sportiva e dimostri che è destinato ad essere un grande tennista in grado di vincere titoli importanti“.

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Andy Murray torna in campo nella “Battaglia dei britannici”

La “Battle of Brits” (23-28 giugno) vedrà sfidarsi i migliori otto tennisti del Regno Unito. Niente spettatori, niente raccattapalle e giudici di linea “virtuali” per una maggior sicurezza

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In questo periodo di forzata sospensione dei circuiti professionistici, molti tennisti hanno approfittato dell’allentamento delle misure restrittive per imbastire tornei e esibizioni, spesso a scopo benefico. All’Adria Tour e all’Ultimate Tennis Showdown si è aggiunta recentemente la “Schroders Battle of the Brits”.

L’evento si terrà, rigorosamente a porte chiuse, sui campi del National Tennis Center di Roehampton dal 23 al 28 di giugno e vedrà coinvolti i migliori otto tennisti del Paese. Dovrebbe dunque scendere in campo anche Andy Murray che non gioca un incontro dallo 20 novembre, insieme ovviamente al fratello Jaime.

Assieme al ritorno di Andy c’è però anche un altro motivo di interesse per il torneo, che sarà trasmesso in diretta su Amazon Prime: i giudici di linea saranno sostituiti dal sistema Hawk-Eye Live. L’obiettivo è ovviamente quello di garantire la presenza del minor numero possibile di persone in campo. La situazione dunque sarà la stessa già vista alle Next-Gen Finals, con il solo giudice di sedia come ufficiale di gara in carne e ossa, coadiuvato dal sistema di telecamere che, in caso di palla out, farà sentire la propria voce (sintetica ovviamente).

 

Molto probabile anche l’assenza dei raccattapalle. “Non è come quando si gioca in un grande stadio e servono 30 secondi per andare in fondo al campo a raccogliere le palline“, ha dichiarato Jaime Murray. “Non è necessario chiamare giovani ragazzi questa volta“.

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