FIT prima federazione sportiva a usare cassa integrazione. Può farlo, ma è giusto?

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FIT prima federazione sportiva a usare cassa integrazione. Può farlo, ma è giusto?

La decisione arriva dopo un incontro “surreale e deludente” secondo le sigle sindacali. Ma FIT riceve contributi dal CONI per pagare gli stipendi, e non ha (ancora?) rimborsato i biglietti di Roma

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L’emergenza Coronavirus dura in Italia da più di un mese e ogni istituzione ripete con insistenza la necessità di fare sacrifici, i quali in misura più o meno differente devono essere accettati da tutti. Anche dai 110 dipendenti FIT che da ieri sono stati messi in cassa integrazione. La decisione è stata subito impugnata dai sindacati, i quali hanno annunciato uno stato di agitazione di tutto il personale dipendente da CONI, ‘Sport e Salute’ e tutte le Federazioni Sportive nazionali, azione che ha lasciato apparentemente basiti i dirigenti FIT.

Nella dichiarazione congiunta di Fp Cgil, Cisl FP, Uilpa e Cisal Fialp si legge che durante la discussione per giungere ad un accordo, tutte le sigle “hanno manifestato forte contrarietà” verso questa decisione che, stando invece al comunicato ufficiale della FIT, sarebbe la diretta conseguenza della necessità di tutelare le risorse utili a sostenere tutte le società sportive in difficoltà. Partendo da questo punto di vista, secondo i vertici del tennis italiano la protesta imbastita dalle sigle sindacali “sembra riflettere la totale mancanza di considerazione per il quadro all’interno del quale la FIT ha preso le sue difficili decisioni“. 

Il comunicato congiunto dei sindacati dipinge invece uno scenario totalmente differente e descrive la video conferenza tra il management della FIT e le rappresentanze sindacali come un incontro surreale e oltremodo deludente, che ha reso fin da subito evidente la fredda determinazione con la quale una federazione sportiva decide di porre in cassa integrazione i propri dipendenti, senza tenere in alcun conto le rilevanti argomentazioni opposte nel corso della discussione“.

 

L’accusa principale che viene rivolta alla FIT riguarda l’incongruenza della scelta di richiedere lo strumento della cassa integrazione dal momento che è il CONI, con i contributi erogati alle federazioni, a farsi carico di questi stipendi: la FIT ha in cassa abbastanza soldi da continuare a pagarli, come tutte le federazioni. Se questi soldi in cassa non ci sono, si potrebbe supporre che siano stati utilizzati per altri scopi. Nello specifico, secondo quanto ufficializzato dal conto economico dell’esercizio 2018, la federazione tennis riceve circa 7 milioni dal CONI e ne utilizza 2,5 per pagare i dipendenti. Su un valore produttivo di circa 58 milioni.

Angelo Binaghi ha puntualmente specificato che l’87% del bilancio è frutto di autofinanziamento, in (larga) parte grazie agli introiti del Masters 1000 di Roma – che quest’anno rischiano di venire a mancare: si tratta di quasi 37 milioni – e in misura minore grazie a tesseramenti e tornei regionali. Questa esposizione finanziaria della FIT renderebbe necessario, secondo il presidente, il ricorso alla cassa integrazione. Nella giornata di venerdì, Binaghi aveva altresì parlato all’ANSA della situazione infelice del bilancio della Federtennis, definendolo “di guerra”. Per questa ragione è stata fatta una variazione di bilancio epocale. Sono stati revocati tutti i contributi agli atleti, dai ragazzi a giocatori tra il numero 100 e 200 dei ranking mondiali”. Resta ancora aperta la questione sul rimborso dei biglietti già venduti, i quali a prescindere dall’eventuale riprogrammazione del torneo costituiscono un ‘tesoretto’ attualmente presente in cassa.

Lo stadio Pietrangeli al Foro italico

A causa della sospensione del torneo romano è stato necessario ricorrere a tagli che hanno coinvolto anche gli stipendi di Corrado Barazzutti, capitano della nazionale di Coppa Davis, Sergio Palmieri, direttore degli Internazionali, Tathiana Garbin, capitano della nazionale femminile e Nicola Pietrangeli, ambasciatore nel mondo della federazione. Quest’ultimo ha commentato la riduzione del suo salario al ‘Corriere della Sera’ facendo sapere di esser stato preventivamente informato: “Binaghi mi aveva anticipato questo provvedimento specificandomi che si tratta di una cosa momentanea e non personale. Non c’è assolutamente nessuna polemica: speriamo soltanto che questo virus mascalzone possa andarsene presto.” Non sono rintracciabili ufficialità dell’eventuale decurtazione del compenso percepito da Lea Pericoli.

Tutto questo è stato necessario “per trovare le risorse necessarie a sostenere le nostre società sportive, senza le quali non ci siamo noi, non ci sono gli atleti e soprattutto non ci sono i 10mila istruttori di tennis che rappresentano la categoria più penalizzata”. Precedentemente, la FIT aveva già stanziato 3 milioni di euro in favore dei circoli affiliati. Binaghi stesso ha sottolineato che siamo la prima, forse l’unica, federazione ad aver fatto immediatamente una manovra da 3 milioni di euro. Questo primato però, del quale gli va riconosciuto il merito, si affianca a quello riportato in precedenza: la FIT è anche la prima federazione sportiva italiana a mettere in cassa integrazione i dipendenti.

Le decisioni prese dalle altre federazioni infatti non sono state così drastiche, almeno per il momento. La Federbasket di Gianni Petrucci aveva per prima annunciato il taglio degli stipendi ai collaboratori tecnici, mentre quella di rugby da ieri ha iniziato a tagliare compensi ai dirigenti per formare un fondo di oltre 1.5 milioni di euro per venire in aiuto delle società. Pallavolo e atletica invece sono ancora in fase di trattativa con i dipendenti per seguire l’accordo sindacale del 6 marzo che prevede smart working, smaltimento ferie e recupero arretrati.

Le scelte vanno però inquadrate nel contesto del potere finanziario di ogni federazione e del numero di dipendenti. Dal bilancio 2017 della FIPAV (federazione italiana pallavolo) si apprende un valore produttivo di circa 45 milioni – contro i 58 della FIT nel 2018 – con 84 dipendenti, laddove invece il personale a libro paga del gruppo FIT ammonta a 186 dipendenti, 26 quali impiegati da Sportcast (la società che gestisce Supertennis). Non si può fare a meno di notare che il delta dei dipendenti è molto più alto di quello che intercorre tra i due ‘giri di affari’.

Sergio Palmieri, direttore degli Internazionali BNL d’Italia

A latere rispetto a quanto emerge da questa analisi, che pure è significativa, c’è la cifra del ‘risparmio’ che la cassa integrazione consentirebbe alla FIT: secondo il comunicato sindacale si parla di circa 350.000 euro. “Non si comprende perché il suo management si ostina a voler risparmiare poche centinaia di migliaia di euro quando il costo ordinario del personale risulta quasi interamente a carico delle finanze pubbliche“. Visto da questo punto di vista, il ricorso alla cassa integrazione potrebbe essere interpretato come un aggrapparsi a una ulteriore sovvenzione pubblica che si va a sovrapporre a quella già percepita a mezzo dei contributi CONI. Sempre secondo le sigle sindacali, tutto questo non può non “sollevare seri dubbi sulla liceità del ricorso a simili forme di integrazione salariale”.

Ha collaborato Alessandro Stella

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WTA Hua Hin: Andreescu e Fruhvirtova avanti. Fuori Putintseva

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Bianca Andreescu - WTA Hua Hin 2023 Image Credit: 2023 Thailand Open presented by E@

Seconda giornata di gara in Thailandia nel WTA 250 di Hua Hin che conclude i match di primo turno. Le giocatrici più attese in campo oggi erano sicuramente la testa di serie n. 1 Bianca Andreescu, in tabellone grazie a una wild-card, e la stellina del tennis ceco Linda Fruhvirtova, reduce dagli ottavi dell’Australian Open.

Scontro generazionale tra Linda Fruhvirtova e Bethanie Mattek-Sands: la prima, classe 2005 di Praga ha appena iniziato la sua carriera da professionista e ha iniziato la stagione 2023 ben figurando nella terra dei canguri; la seconda, classe 1985, sempre estrosa nei look che porta sul rettangolo da gioco, nella scorsa stagione ha disputato solo 3 incontri in singolare (una sola vittoria), ha fatto il suo debutto nel circuito nel lontano 1999. La partita, a senso unico, è stata dominata dalla giovane ceca (6-3 6-1), che nonostante qualche errore di troppo nei suoi turni di servizio, raggiunge Tamara Zidanšek al secondo turno.

La ex campionessa Slam, Bianca Andreescu fatica ma non troppo contro Harriet Dart. A tratti un po’ imprecisa, la canadese mette la testa avanti in avvio di match portandosi 2-0, salvo poi farsi riprendere nel sesto gioco. Sul 3-3, è la ex numero 4 del mondo a imporsi con le sue accelerazioni e mette a segno il break decisivo per chiudere il parziale 6-3. Parte forte Andreescu anche nel secondo set e si rivede quel gioco potente ed efficace che abbiamo apprezzato nel 2019; al momento di chiudere, avanti 5-1 la canadese trema e perde malamente il servizio. Per i successivi 20 minuti, Bianca subisce il contraccolpo per la mancata chiusura del match e subisce una pericolosa rimonta fino al 5-4; per sua fortuna, stavolta è Dart a tremare e le regala il secondo turno, perdendo il servizio a zero. Manca in questa versione di Andreescu l’abitudine alla partita e la freddezza necessaria per ritornare ai fasti di un tempo.

 

IL TABELLONE COMPLETO DEL WTA 250 DI HUA HIN

Negli altri incontri di giornata, Marta Kostyuk è costretta alla rimonta per avere la meglio su Liang En-shuo che ha conquistato il primo set al tie-break per 9 punti a 7; nessun problema comunque per l’ucraina, nettamente superiore all’avversaria, e trovato il ritmo giusto regola la tennista di Taiwan 6-3 6-0. Vittoria agevole nel derby russo di Anna Kalinskaya su Ekaterina Makarova con un doppio 6-1; la maggior esperienza della testa di serie n. 6 Tatjiana Maria si impone con un doppio 6-2 sulla 17enne filippina Alex Eala. Brutta sconfitta per la numero 2 del seeding, Yulia Putintseva che, dopo aver vinto il primo set, si fa rimontare da Heather Watson e saluta il torneo thailandese con il punteggio 5-7 6-4 7-6(5) in una partita lottata e decisa da pochissimi punti decisivi. Fatica Dayana Yastremska a conquistare la prima vittoria in stagione. In vantaggio 6-3 6-5 e servizio, l’ucraina cede malamente il servizio e, costretta al tie-break, commette una serie di errori che regalano il parziale alla giapponese Moyuka Uchijima. Nel set decisivo, i primi cinque game corrispondono ad altrettanti break tra le due; allunga e chiude 6-2 la tennista di Odessa che al prossimo turno troverà Tatjana Maria.

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Boris Becker: “Djokovic vuole diventare il giocatore di maggior successo della storia”

Il campione tedesco, ora parte della famiglia Eurosport, mette in dubbio il futuro di Nadal: “Giocherà a Parigi, dopodiché vedo un punto interrogativo.” Su Federer: “Lo si può considerare come l’ambasciatore dello sport in generale”

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Boris Becker - US Open 2017 (foto Art Seitz)

L’Australian Open 2023 ha visto il ritorno di Boris Becker come esperto per Eurosport. Dagli studi di Monaco di Baviera il campione tedesco ha commentato, per Eurosport Germania, il primo slam stagionale dopo le vicissitudini giudiziarie che lo hanno visto finire in carcere nel Regno Unito.

La forma espressa da Djokovic in Australia ha lasciato sbalorditi in molti, visto il solo set perso nella corsa verso il decimo trionfo a Melbourne Park. Della campagna down under di Djokovic e di molto altro ha parlato il campione tedesco nel podcast di Eurosport Germania “Das Gelbe vom Ball”.

Becker conosce bene Novak Djokovic essendo stato il suo allenatore in passato per tre anni e sa meglio di chiunque altro quali sono gli obiettivi nella mente del tennista serbo. “Novak ha 35 anni e sa che a 40 anni non riuscirà a gestire prestazioni di questo livello”, ha dichiarato Becker. “Penso che dopo questo Australian Open comincerà un viaggio infernale per lui. Sarà tutto completamente diverso e si presenterà con un ben altro fardello sulle spalle a Parigi e Wimbledon.

 

Una viaggio che ha una metà chiara: “Il successo è il sogno della sua vita, vuole diventare il giocatore di maggior successo della storia. Anche da bambino diceva: sarò il migliore. Aveva ragione e ora veramente al limite

Se Djokovic si contende con Nadal la supremazia per il maggior numero di Slam vinti, Becker non dimentica l’altro componente dei Big3. Federer ha chiuso la sua carriera da sogno lo scorso anno in Laver Cup con venti titoli nei tornei del Grande Slam in bacheca. Becker sottolinea come nonostante non sarà il giocatore con più slam vinti carriera, l’eredità lasciata da Federer rimarrà comunque inalterata e supera i confini del mondo del tennis.

Forse lo si può considerare come l’ambasciatore dello sport in generale, non solo quello del tennis. Il mondo non ha ancora visto niente del genere. Puoi prendere in considerazione calciatori, giocatori di basket e campioni di atletica leggera. Roger Federer è un pacchetto completo e poi è cresciuto anche nella neutrale Svizzera. Con Roger, tutto è così perfetto, quasi troppo bello per essere vero. Un giocatore così non ci sarà mai più nel mondo del tennis ed è anche per questo che il tennis è diventato uno sport così globale. In bocca al lupo ai ragazzi che vogliono raccogliere l’eredità  del campione svizzero”.

Nadal e Djokovic continuano la loro lotta a livello Slam, ma il tempo comincia ad andare contro di loro secondo il campione tedesco. La fine delle loro illustri carriere aprirà una porta di nuove opportunità per la nuova generazione. “Stiamo assistendo al cambio generazionale in questo momento. Roger Federer ha già posto fine alla sua carriera e secondo me anche Rafael Nadal è a un passo dal farlo. Giocherà a Parigi, dopodiché vedo un punto interrogativo. Novak Djokovic concluderà sicuramente questa stagione, compie 36 anni l’anno prossimo ma se conquista il titolo numero 23 [Grandi Slam] allora è solo una questione di tempo. Il cambio generazionale sta già avvenendo.

Per Becker tuttavia i numeri non sono tutto, vi è anche altro e questa è la più grande sfida per la nuova generazione.  “Un conto è vincere un torneo del Grande Slam, l’altro è rappresentare lo sport. Con Federer, Nadal e Djokovic abbiamo avuto tre idoli che hanno attratto non solo gli appassionati di tennis ma anche gli appassionati di sport in generale. Questo ha reso il nostro sport più globale e più ricco. Questo spiega il perché vi sono montepremi così elevati e gli investimenti pubblicitari. Questa diventerà la grande sfida per i ragazzi della nuova generazione: non solo vincere, ma anche rappresentare qualcosa – e questo è tutto un altro discorso

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Australian Open

Le partite dell’Australian Open fra le più lunghe di sempre. E il prossimo anno la situazione potrebbe anche peggiorare

Gli scambi di allungano e le partite anche. I motivi? Palline più morbide e giocatori che coprono meglio il campo

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Di Scott Spits, The Age, pubblicato il 25 gennaio 2023

In questo Australian Open stiamo vedendo scambi che vanno davvero per le lunghe. Le partite maschili durano in media 25 minuti in più di quelle giocate nell’edizione del 2021 e i singoli punti sono più lunghi sia a livello di durata che di numero di colpi di ogni scambio. Questo fatto sicuramente non sorprenderà quegli irriducibili che la scorsa settimana sono rimasti incollati a guardare Andy Murray e Thanasi Kokkinakis darsi battaglia per quasi sei ore fino alle 4 del mattino. Non si meraviglieranno neppure coloro che hanno assistito a quell’incredibile scambio di ben 70 colpi tra l’australiano Jason Kubler e il russo Karen Khachanov nelle prime fasi del torneo.

Tuttavia, i dati ufficiali dell’Open australiano analizzati da The Age e dal Sydney Morning Herald dimostrano come la lunghezza di punti e partite siano parte di un trend che gli esperti attribuiscono a una serie di fattori, tra cui la qualità delle palle, la prestanza fisica degli atleti e il sospetto che i giocatori sfruttino fino in fondo il limite massimo di 25 secondi per servire (regola originariamente introdotta negli Slam dal 2018 per minimizzare le perdite di tempo – quando si dice l’ironia…).

 

Guardando i primi quattro turni del torneo maschile a Melbourne Park, ossia quelle 120 partite che hanno sfoltito il campo dei tennisti in gara e permesso a otto eletti di approdare ai quarti di finale, gli spettatori paganti hanno avuto una possibilità su quattro di assistere a battaglie di cinque set. Ben 29 partite nelle prime otto giornate a Melbourne sono arrivate al quinto set. Un picco. Infatti soltanto 20 partite nel 2021 e 19 nel 2022 sono state così lunghe all’Australian Open. Nel 2020 a Melbourne Park le partite finite al quinto set sono state 27.

Le partite maschili dei primi quattro turni sono durate in media 172 minuti, che, tradotte, sono quasi tre ore di gioco. Trattasi di un aumento di 25 minuti (circa mezzo set) rispetto alle partite giocate lo Melbourne Park nel 2021 e di un incremento evidente rispetto ai 165 minuti a partita dello scorso anno. La domanda è: quali sono gli elementi che comportano un aumento dei tempi di gioco, col risultato di mettere ulteriore pressione sulla programmazione, che ormai si dilunga fino quasi all’alba?

In primis si potrebbe puntare il dito contro le prestazioni delle palline Dunlop, messe in discussione da vari giocatori tra cui Rafael Nadal e Felix Auger-Aliassime. Sgonfie e morbide, non è chiaro se le loro caratteristiche influiscano sulla durata dei punti. Secondo Tennis Australia i motivi sarebbero molteplici, tra cui: il medical timeout; la pausa tra la fine di un set e l’inizio di quello successivo; le conseguenze involontarie dovute alla presenza dello shot clock in campo.

Marchar Reid, dirigente dell’area innovazione di Tennis Australia, ha affermato che l’attenzione dello sport era focalizzata meno sul problema della durata complessiva delle partite e maggiormente su altri trend. “Chiaramente la durata delle partite dipende da molti fattori,” ha detto Reid.E’ una forma d’arte imperfetta, sotto certi punti di vista. Dipende sia dalle pause tra i set che dai medical timeout in caso di infortunio – quest’anno abbiamo visto un incremento di entrambi. In più, c’è da considerare il fattore cronometro durante il servizio che, si sa, può essere soggetto a variazioni”.

Tuttavia gli esperti di statistiche tengono d’occhio il tempo medio giocato per ciascun punto e hanno notato un graduale aumento. Un incremento che, curiosamente, Tennis Australia dice essere alquanto evidente nel tennis maschile. “Da circa quattro anni a questa parte, e curiosamente gli effetti sono maggiormente accentuati nel gioco maschile rispetto a quello femminile, parlando di tempistiche quando la palla è in gioco, per i maschi si sono aggiunti un paio di decimi di secondo in più per scambio” ha detto Reid.

La durata dei punti è aumentata a 6.2 secondi quest’anno a Melbourne Park; un balzo di due decimi di secondo rispetto ai numeri del 2022. Trattasi dello stesso tipo di incremento verificatosi il gennaio scorso rispetto alle statistiche del 2021. Quest’anno la lunghezza degli scambi è salita a una media di 4.4 colpi. Quattro anni fa bastavano in media 4 colpi per aggiudicarsi un punto. “Curiosamente, però” ha detto Reid “non vi sono aumenti di velocità di palla degni di nota. Sia il dritto che il rovescio dei maschi rimangono velenosi; il servizio è diventato leggermente più determinante, ma la vera differenza si osserva sul piano fisico.

I dati raccolti da Tennis Australia indicano che i progressi fisici dei tennisti migliori, quali per esempio Alex de Minaur e Novak Djokovic, permette loro di recuperare un maggior numero di palle, di coprire il campo molto meglio e di gestire bene cambi direzionali di palla ad alta velocità. L’insieme di questi fattori ha chiaramente contribuito ad aumentare la durata dei punti.

“In termini statistici, gli scambi sono leggermente più lunghi, come anche osservato all’US Open, sempre per quanto riguarda gli atleti maschi,” ha detto Reid. “A livello di sport, è una cosa che stiamo tenendo d’occhio.”

Craig O’Shannessy, tennis data analyst che ha lavorato con il vincitore di 21 grand slam, Djokovic, afferma che siano tre i fattori che vanno ad influenzare la durata media degli scambi: i giocatori che raggiungono le fasi più ambite di un torneo, le temperature e le condizioni del campo e delle palle. I giocatori che solitamente prediligono scambi più lunghi, come Djokovic (con una media di oltre 5 colpi per rally), Stefanos Tsitsipas, Andrey Rublev e l’americano Tommy Paul, a Melbourne erano tutti presenti nei quarti di finale. E, a detta di O’Shannessy, ciò va a influire direttamente sulle statistiche.

“Fattore numero due è la condizione del campo e della palla. Ci sono state molte discussioni quest’anno sulla morbidezza delle palline Dunlop – tale caratteristica rende il colpo meno incisivo, meno vincente,” ha detto. La lunghezza degli scambi aumenta a causa della morbidezza della palla. La situazione è questa. Si discute anche del fatto che il feltro della palla si gonfia, il che la rallenta in aria. Di conseguenza, anche questo aumenta la durata degli scambi.”

Il caldo estremo non si può dire sia stato un fattore determinante questo gennaio, dato che finora si sono superati i 30 gradi una sola volta dall’inizio del torneo. “Più caldo fa, più la palla sfreccia in aria, diminuendo la durata degli scambi,” ha detto O’Shannessy.

Sebbene le quattro del mattino raggiunte da Murray e lo scambio da 70 colpi di cui l’australiano Jason Kubler è stato uno dei protagonisti siano stati fra i momenti che hanno attirato maggiormente l’attenzione nelle ultime due settimane, secondo O’Shannessy i numeri non sono sempre e necessariamente ciò che sembrano.

Afferma che per un numero significativo di punti (circa il 30%) è bastato un solo colpo (nel caso di ace o servizio senza risposta), mentre per quanto riguarda la stragrande maggioranza dei punti, ossia fino al 90%, si oscilla tra 0 e 8 colpi. “Quando ho chiesto [impressioni sulla durata degli scambi] ad Andy Murray, Novak Djokovic [e altri] hanno risposto di aver giocato più scambi a quattro colpi,” ha detto O’Shannessy. “[In realtà] la situazione è ben diversa [da quella che credono]. E’ impressionante.”

Traduzione di Silvia Gonzato

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