"Gli Internazionali a Torino, chissà se va bene ai tennisti" (Semeraro). "Bilancio di guerra". È lite FIT-sindacati (Fava). Tennis, è cassa integrazione. Binaghi: "Non paghiamo neppure Barazzutti" (Gazzetta Mezzogiorno)

Rassegna stampa

“Gli Internazionali a Torino, chissà se va bene ai tennisti” (Semeraro). “Bilancio di guerra”. È lite FIT-sindacati (Fava). Tennis, è cassa integrazione. Binaghi: “Non paghiamo neppure Barazzutti” (Gazzetta Mezzogiorno)

La rassegna stampa del 11 aprile 2020

Pubblicato

il

“Gli Internazionali a Torino, chissà se va bene ai tennisti” (Stefano Semeraro, La Stampa)

Giocare gli Internazionali d’Italia di tennis in versione indoor, fra novembre e dicembre, a Milano o Torino? Per ora è una ipotesi, un’ancora di salvezza. […] Il presidente dell’Atp, Andrea Gaudenzi, ha lasciato la porta aperta, quello della Fit Binaghi è più che possibilista. E Torino può vantare il precedente dell’edizione 1961, spostata al Circolo della Stampa Sporting per celebrare l’Unità d’Italia, e vinta in finale da Nicola Pietrangeli su Rod Laver. «Se si tratta di salvare il salvabile, sono d’accordo», dice Pietrangeli. «Sempre che vada bene ai giocatori: i primi 100 sono milionari in euro, e se non trovano le condizioni che vanno bene a loro… te li raccomando». Sono passati 60 anni dalla finale giocata sul centrale dello Stampa Sporting, e per il tennis sembrano due secoli. «Allora non c’era tutta questa esasperazione», spiega Nick, che nell’era pre-computer è stato n. 3 del mondo nel 1959. «Gli Internazionali erano un ottimo torneo, ma non diverso da tanti altri, e i tennisti non erano i divi intoccabili di oggi, non c’erano mille tv ed enormi interessi economici. Noi mangiavamo al ristorante insieme agli spettatori, dalla club house al centrale ci andavamo a piedi mescolandoci al pubblico. Certo, ti fermavano in 20, non in mille come oggi». La bestia nera di Laver. Per Pietrangeli fu il torneo perfetto: in semifinale superò Roy Emerson e in finale Rod Laver, due fra i più grandi tennisti di sempre, entrambi australiani. «Con Emerson (12 tornei dello Slam vinti, ndr) che aveva un tennis molto brillante non so perché vincevo quasi sempre io. Laver era mancino, ma a me i mancini non davano fastidio». Alfonso Fumarola, nella sua storia degli Internazionali, ha scritto che quella finale è stata forse la miglior partita della carriera di Pietrangeli. Gianni Clerici ha raccontato di come il grande Laver, che solo due anni dopo avrebbe completato il primo dei sue due Grande Slam, fu rintronato di smorzate e non riuscì a rispondere da fondo campo finendo schiacciato. «Laver è simpaticissimo, ci siamo rivisti poco tempo fa a Roma e mi ha detto: “Nicola, per fortuna che contro te sulla terra ho giocato poche volte!”. Ma se devo essere sincero, di quel match mi è rimasto poco nella memoria». La vita sabauda. Di ricordi torinesi Pietrangeli invece ne ha tanti. «Il torneo fu un successo, venne tantissimo pubblico, e il centrale era un signor campo. Mi è dispiaciuto rivederlo recentemente con qualche erbaccia… A Torino poi io ho vissuto quattro anni, quando lavoravo per la Lancia. Abitavo in un residence dalle parti di corso Massimo D’Azeglio, ho ricordi bellissimi. Il proverbio dice: torinesi falsi e cortesi, per me non è mai stato così. La compagnia era gradevole, il tempo passato con Pininfarina al Polo club o ai caffè. E comunque di locali la sera ne chiudevo tanti. Quando sono tornato in città sono voluto andare a mangiare da Urbani, vicino alla stazione. Se accadesse davvero, di sicuro verrei a vedere il torneo»

“Bilancio di guerra”. E’ lite Fit-sindacati (Franco Fava, Corriere dello Sport)

 

[…] L’inevitabile rinvio degli Internazionali d’Italia a data da destinarsi ha costretto la Federtennis a rivedere i propri conti. Approntando da subito «un bilancio di guerra». Se non sarà possibile recuperare il torneo romano a settembre, alla Fit mancheranno 13 milioni in bilancio su un totale di circa 60, di cui appena 8,8 sono riconducibili al contributo pubblico assegnato da “Sport e Salute”. Da qui il provvedimento del presidente Angelo Binaghi di ricorrere alla cassa integrazione a rotazione e al recupero delle ferie arretrate per i suoi 110 dipendenti. Non l’hanno presa bene i sindacati che, secondo fonti federali, avevano inizialmente accettato la misura. «Un errore, le federazioni sono destinatarie di milioni di euro pubblici», hanno tuonato le sigle Fp, Cgil, Cisl Fp, Uilpa e C’ical Fialp. «Per la prima volta nella storia, in una condizione di assoluta e drammatica emergenza sociale, una federazione sportiva decide motu proprio di porre in Cig tutti i propri dipendenti». Non si è fatta attendere la risposta di Binaghi, che ha ricordato come la Fit sia la federazione che più di altre si autofinanzia con una percentuale dell’87%, ma che proprio per questo è fortemente penalizzata quando si blocca tutta l’attività: «Abbiamo sospeso tutti i contratti, dal più grande ai più piccoli. Bloccato i pagamenti anche a Corrado Barazzutti, Tathiana Garbin, Nicola Pietrangeli e Sergio Palmieri: non prendono un euro, sono tutti a casa Senza gli Internazionali abbiamo fermato gli investimenti». […] Nel bilancio Fit 2018 relativo alla quota Coni, 1.995.511 euro erano iscritti alla voce contributi `personale con contratto federale” e 591357 a `personale ex Coni Servizi. Nell’assegnazione 2020 lo scorso dicembre da parte di “Sport e Salute”, la società governativa allora guidata da Rocco Sabelli e subentrata a “Coni Servizi”, è scomparsa la distinzione della natura giuridica del personale. «Abbiamo revocato i contributi agli atleti, dai ragazzi ai giocatori, tra il n.100 e 200 del ranking mondiale, e i progetti con la scuola». In primis a soffrire sono le società con i 10.000 istruttori: «Ci siamo mossi subito con una manovra da tre milioni per aiutare le società, i cui istruttori hanno perso il lavoro e non hanno la Cig. Quindi ben venga la cassa integrazione prevista dal governo». Tutto questo consentirà di riposizionare nuove risorse proprio verso le società, che dovranno essere pronte quando ripartirà la macchina. ANCHE IL RUGBY. La forte cura dimagrante ha colpito anche la Federugby. Il C.F. ha disposto infatti la costituzione di un fondo di 1,650 milioni a sostegno del movimento attraverso il taglio di stipendi e «facendo ricorso agli ammortizzatori sociali previsti dall’emergenza Covid-19 per i dipendenti federali»

Tennis, è cassa integrazione. Binaghi: “Non paghiamo neppure Barazzutti” (Gazzetta del Mezzogiorno)

Cassa integrazione. Sindacati in stato di agitazione. Buco di bilancio. […] E mentre il calcio discute del taglio agli stipendi e in alcuni casi di Cig ai dipendenti, è la Federtennis a far discutere con la sua decisione di far ricorso agli ammortizzatori sociali per i suoi 110 dipendenti. «La Fit è destinataria di fondi pubblici: per la prima volta nella storia una federazione mette in cassa integrazione i suoi dipendenti motu proprio», la protesta di Cgil, Cisl, Uil e Cisal, che hanno dichiarato lo stato d’agitazione dei dipendenti di Coni, Sporte Salute e federazioni. «Abbiamo approvato una variazione di bilancio epocale, il nostro è diventato un bilancio di guerra. Non vengono pagati neanche Corrado Barazzutti, Nicola Pietrangeli e Sergio Palmieri», replica il presidente Fit, Angelo Binaghi, sottolineando come la stretta riguardi anche il capitano di Davis, il simbolo del tennis italiano e il dg degli Internazionali d’Italia. E proprio il rinvio a data da destinarsi del torneo romano, sottolinea Binaghi, è alla causa dell’emergenza economica. «La Fit – sottolinea – è la federazione con la maggior percentuale di autofinanziamento, l’87%, dunque quella che soffre di più. Senza Internazionali, che confidiamo di far giocare entro l’anno, abbiamo bloccato tutto: contratti grandi e piccoli, investimenti, progetti nella scuola, indennità ai dirigenti dal segretario generale al consiglio federale, contributi agli atleti. Ma siamo stati anche la prima, forse unica federazione, a varare subito una manovra da 3 milioni per le nostre società dove 10 mila istruttori rischiano di restare senza tutele». Al momento, la Fit risulta l’unica federazione ad aver seguito questa strada. II rugby in un consiglio federale tenuto ieri ha tagliato gettoni di presenza e compensi dei dirigenti per formare un fondo di oltre 1.5 milioni per le società: sull’uso degli ammortizzatori sociali, «si valuterà». La federbasket di Gianni Petrucci è stata la prima federazione ad annunciare il taglio dei compensi ai collaboratori tecnici, e come la pallavolo e l’atletica si sta regolando per ora con i suoi dipendenti secondo l’accordo sindacale del 6 marzo (smart working e smaltimento ferie e recuperi arretrati) che secondo i rappresentanti dei lavoratori sarebbe stato scavalcato dalla Fit.

Continua a leggere
Commenti

Flash

Alcaraz: «Sono da Slam, ma prima imparo a battere Sinner» (Cocchi)

La rassegna stampa di domenica 7 agosto 2022

Pubblicato

il

Alcaraz: «Sono da Slam, ma prima imparo a battere Sinner» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

A Carlitos Alcaraz non fa paura quasi nulla. A 19 anni il teenager allevato da Juan Carlos Ferrero è già numero 4 al mondo, ha vinto 5 titoli Atp e battuto record di precocità di ogni genere. Eppure, ultimamente, sembra avere un incubo ricorrente: entra in campo per una partita importante, affronta un giocatore italiano e perde. Quest’anno gli è già successo 4 volte: ha cominciato Berrettini agli Australian Open, ha proseguito Sinner a Wimbledon, Musetti ad Amburgo lo ha battuto per la prima volta in finale, e il secondo incrocio con Jannik, a Umago la settimana scorsa, è finito ancora con una sconfitta nella battaglia per il titolo. E dire che Alcaraz, di partite, in tutto il 2022 ne ha perse soltanto sette contro 42 vinte.
Carlos, ma non è che adesso non viene più in vacanza in Italia o boicotta la pastasciutta…

Ma no (ride)! L’ Italia me gusta moltissimo, e mi sono sempre trovato bene. Per questo si salva, altrimenti non ci verrei più: gli italiani mi hanno dato qualche dispiacere di troppo ultimamente (se la ride ancora, ndr). Prima Berrettini, poi Musetti e due volte Sinner. Sono giocatori tutti molto forti e con caratteristiche completamente differenti. Mi hanno dato davvero del filo da torcere, anche se in alcuni casi la vittoria mi è mancata per qualche piccolo dettaglio. Sinner è sicuramente quello che più mi ha sorpreso. Contro Berrettini sapevo a cosa sarei andato incontro, conoscevo il suo stile, con Musetti uguale. Jannik però mi ha sorpreso: per il modo dl stare in campo e per il livello di aggressività che riesce a esprimere in ogni scambio. In campo ci diamo battaglia ma fuori siamo tutti amici.

 

Prima di Amburgo e Umago non aveva mai perso in finale. Come ha reagito a questa novità?

All’inizio mi è presa male, lo ammetto. Forse l’ho vissuta in modo più drammatico del dovuto. Poi, col passare del tempo, e ripetendo la stessa esperienza una settimana dopo, ho capito che a volte perdere può pure fare bene, perché ti insegna come reagire. Impari a gestire meglio i tuoi sentimenti. […] Ora andiamo in America, lì ho vinto Miami e fatto semifinale a Indian Wells, l’obiettivo è giocare al massimo livello possibile e guadagnare tanti punti. E poi c’è Io Us Open: a New York voglio fare quel che non mi è riuscito negli altri Slam, ovvero andare oltre i quarti.

Quanto si sente vicino a vincere uno Slam? E quale vorrebbe conquistare per primo?

Penso di esserci abbastanza vicino visto che ho raggiunto i quarti. Fino a ora mi è mancato qualcosa. magari un po’ di esperienza nei match 3 set su 5, ma non sono lontano dall’arrivarci. Non ho una preferenza su quale vincere prima… Non mi sembra il caso di fare lo schizzinoso sui titoli Slam!

Con Nadal, Djokovic e Federer abbiamo vissuto un’epoca magica. Pensa mai che un giorno potrebbe toccare a lei, magari con Sinner, far sognare gli appassionati per oltre un decennio?

No, non l’ho pensato. Non è mancanza di fiducia nelle mie capacità o in quelle dei miei colleghi, ma non penso che io e gli altri giovani potremmo ripetere quello che è stato fatto da loro. Stiamo parlando di un’impresa impossibile e che per ora non è nei miei pensieri. Preferisco stare con la testa e i piedi ben piantati nel presente. […]

Continua a leggere

Flash

Agamenone «Non ho paura di sognare» (Ercoli)

La rassegna stampa di venerdì 5 agosto 2022

Pubblicato

il

Agamenone «Non ho paura di sognare» (Lorenzo Ercoli, Corriere dello Sport)

A ventisei anni stava per abbandonare il tennis, tre stagioni dopo incanta Umago con una semifinale e si porta a un passo dalla top 100 mondiale. Potrebbe sembrare la trama del sequel di “Match Point”, scritta e diretta da Woody Allen, ma è semplicemente la storia di Franco Agamenone. Il racconto del tennista italo-argentino, dal 2020 in campo con nazionalità italiana, inizia nel 1993 a Cordoba, ma ha dei marcati tratti tricolore. «C’è stato un periodo in cui facevo fatica ad entrare in campo e a ogni sconfitta crollavo mentalmente. Prima di trasferirmi in Italia avevo quasi smesso di crederci», raccontava qualche tempo fa l’attuale numero 108 del mondo, a inizio 2020 ripartito fuori dalle prime mille posizioni. Giovane, Franco si era subito fatto strada come uno dei prospetti più interessanti del tennis argentino, ma non appena sono mancati i risultati nei primi anni di professionismo, sono venute meno anche le condizioni di stabilità economica. La rinascita parte da Lecce, dove ha trovato un ambiente ideale e soprattutto un maestro perfetto, Andrea Trono. Ingaggiato dal CT Mario Stasi come semplice giocatore per il campionato a squadre, Franco strega il capitano, che fa di tutto per convincerlo a provarci un’ultima volta. L’opera va a buon fine e regala un nuovo tennista alla batteria tricolore: «Qualche anno fa non stavo bene, ma ci ho provato di nuovo e a Lecce ho trovato la situazione perfetta. La gente mi vuole molto bene ed in qualche modo qui riesco a respirare l’odore di casa: sono davvero felice». La consacrazione di Franco è arrivata a più di 11.000 km dall’Argentina, la stessa distanza percorsa dai suoi bisnonni quando, come centinaia di migliaia di italiani a cavallo tra il 1902 ed il 1912, migrarono in Sud America alla ricerca di un futuro migliore. Più di cent’anni dopo Franco ha percorso la rotta inversa per cercare fortuna qui, lontano dagli affetti più cari. In tempi recenti la famiglia Agamenone è stata lontana per più di un anno e mezzo, la reunion è avvenuta a giugno in occasione della trasferta di Wimbledon. «Per chi ha famiglia in Argentina non è facile fare questo lavoro perché siamo sempre in giro e tornare a casa è molto più difficile per noi che per i giocatori europei. Rivederci dopo quasi due anni è stato un momento toccante per tutti. Siamo stati insieme per un mese e i miei genitori sono rimasti molto sorpresi dai miei miglioramenti in campo». Giocatore sopra il metro e novanta, Agamenone ha scoperto all’improvviso di poter giocare un tennis diverso, in grado di poterlo portare a vincere anche sul cemento. Nelle ultime due stagioni ha impreziosito la sua ascesa con i titoli Challenger di Praga, Kiev e Roma, ma i veri capolavori sono la partecipazione al tabellone principale del Roland Garros e la recente semifinale all’ATP 250 di Umago dove si è fermato al cospetto del n.1 d’Italia Jannik Sinner «Sono contento. Ho sempre creduto di poter arrivare vicino alla top 100 e adesso sono convinto di potermi spingere oltre: non ho paura di sognare. Il mio segreto? Non penso mai alla classifica ma solo a migliorare, il resto viene da sé».

Continua a leggere

Flash

Zeppieri: «Io, tennista per caso grazie alla scuola» (Burreddu). Un’onda azzurra su New York: 34 italiani (Fiorino)

La rassegna stampa di mercoledì 3 agosto 2022

Pubblicato

il

Zeppieri: «Io, tennista per caso grazie alla scuola» (Giorgio Burreddu, Corriere dello Sport)

Due anni fa stava per smettere. «Volevo farlo, sì. Fortuna che i miei genitori mi hanno fatto riflettere. Loro sono per la libertà: scegli tu, ma sempre con attenzione. E’ che non mi divertivo più, mi ero rotto. Ero bloccato». Se Giulio Zeppieri avesse lasciato il tennis, oggi mancherebbe un tassello prezioso al maestoso mosaico dello sport italiano. Andate a rivedervi la bellezza delle tre ore giocate da Zeppo (è così che lo chiamano) contro Alcaraz, a Umago, in semifinale, e capirete che il tennis azzurro ha colori infiniti. Uno è lui. «E’ stata la prima sfida contro un giocatore di quel livello. Carlos, sulla terra, è tra i primi tre del mondo. Io fermato dai crampi. Doveva andare così, quasi mi scappava da ridere. Però quel match mi ha fatto capire che a quel livello passo starci e che però devo lavorare ancora tanto. Il mio tennis è moderno, aggressivo per comandare lo scambio. Il gioco migliore lo faccio così, non quando temporeggio».

Il primo a contattarla dopo la partita contro Alcaraz?

 

La mia ragazza. Ma tutti sono contenti per me. E orgogliosi.

Come ha cominciato?

A scuola, prima elementare. C’erano due corsi pomeridiani di tennis, scelsi un po’ a caso. Facevo tantissimi sport. Calcio, nuoto, sci, baseball, basket. Sono iper competitivo. Quando, a dodici anni, ho capito di esserlo ad alto livello, ho pensato di potermi anche divertire.

Per lei che cos’è lo sport?

Apertura mentale. Vedo posti nuovi, conosco gente, altre culture. E poi mamma mi ha inculcato un pensiero: mai stare con le mani in mano.

Ha capito cosa ci vuole per essere un grande tennista?

Sì, da un po’: bisogna lavorare tutti i giorni, il talento non basta e la testa fa molto, il 70%. Ora sto giocando meglio di rovescio rispetto a prima, sto cercando di fare più lavori a rete. Il servizio e il dritto sono i miei colpi migliori, ma sto lavorando su tutto, per essere completo.

Qual è il suo sogno?

Diventare un tennista professionista e essere contento della mia vita. Guardare indietro e dire: no, non ho rimpianti. Mi piacerebbe vincere Roma o uno tra tutti gli Slam. Per ora l’obiettivo è migliorare. So che questo è un anno interlocutorio. Se finisco cento al mondo, bene. Ma non è un pensiero fisso. Vivo a Roma da qualche mese con altri cinque ragazzi, tutti tennisti, più piccoli e anche più grandi. E’ stato un passo importante. Io sono romano, ma sono cresciuto a Latina: gli amici , la famiglia, tutto lì. Lasciare casa non è facile. Però è un passo che andava fatto. Anche così si diventa grandi. 

Un’onda azzurra su New York: 34 italiani (Luca Fiorino, Corriere dello Sport)

Un’ondata azzurra imperversa su New York Matteo Berrettini e Jannik Sinner sono pronti a guidare una spedizione italiana da record per gli Us Open, ultimo Slam stagionale al via il 22 agosto sui campi in cemento di Flushing Meadows con il tabellone di qualificazione, al quale sono iscritti per la prima volta nella storia ben 22 azzurri. I cinque italiani già sicuri di un posto nel main draw – oltre al romano e all’altoatesino ci sono Fabio Fognini, Lorenzo Sonego e Lorenzo Musetti – aspettano buone notizie dal plotone guidato da Franco Agamenone e Giulio Zeppieri. Dopo l’ottima prestazione contro Carlos Alcaraz, il tennista di Latina si prepara all’appuntamento negli States con tanta più consapevolezza. «Sono molto elettrizzato all’idea di poter giocare a New York – confessa Zeppieri – Immagino che assisteremo a tanti derby». Musetti, appena entrato per la prima volta in top 30 dopo essere diventato ad Amburgo il terzo italiano più giovane a conquistare un titolo ATP, è entusiasta. «Partirò martedì prossimo per Cincinnati. Spero di giocare più partite possibili prima degli Us Open per potermi riabituare alla superficie. Voglio mantenere la stessa mentalità propositiva di questo periodo». Nell’entry list femminile figurano invece Martina Trevisan, Camila Giorgi (chiamata a difendere prima il prestigioso titolo conquistato alla Rogers Cup), Jasmine Paolini e Lucia Bronzetti. Nel tabellone cadetto proveranno invece a sbaragliare la concorrenza altre tre azzurre: Sara Errani, Lucrezia Stefanini ed Elisabetta Cocciaretto. «Sarà un’esperienza nuova perché gli Us Open li ho giocati soltanto a livello juniores – rivela la marchigiana – ma darò il massimo per qualificarmi». Tra uomini e donne, dunque, i tennisti azzurri iscritti allo Slam americano sono 34. Una marea tricolore.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement