Mouratoglou lancia il suo torneo: “Non è una guerra ad ATP e WTA”

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Mouratoglou lancia il suo torneo: “Non è una guerra ad ATP e WTA”

Il re mida del tennis organizza in casa una nuova competizione: l’Ultimate Tennis Showdown. Tutta all’insegna dell’innovazione. Prima sfida il 16 maggio tra Goffin e Popyrin. Ma Mou promette: “Si andrà avanti tutta la stagione”

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La grande carovana del tennis è ferma ormai da un mese e mezzo. E non si ha la minima idea di quando riaprirà i battenti. La recente cancellazione della Laver Cup non fa presagire nulla di buono per una ripartenza già in questa stagione. Ma i tennisti devono pure rimanere in allenamento e, soprattutto quelli di seconda fascia, guadagnare qualcosa. Così sono cominciati a spuntare i primi piccoli tornei d’esibizione. Il nostro Paolo Lorenzi è ad esempio impegnato nella International Tennis Series, un torneo che si sta svolgendo a Bradenton in Florida, insieme ad altri tennisti statunitensi dal ranking abbastanza modesto. 

Di tutt’altra ambizione e caratura si preannuncia invece l’Ultimate Tennis Showdown (UTS). E non poteva essere altrimenti considerando che ad organizzarlo non è niente di meno che Patrick Mouratoglou, storico allenatore di Serena Williams e fondatore dell’omonima accademia nel sud della Francia, la Mouratoglou Tennis Academy. L’obiettivo principale di questa nuova competizione è, secondo il comunicato, “offrire agli appassionati di tennis degli eventi live mentre i due grandi tour sono sospesi”. L’UTS consisterà in una serie di match tra tennisti di alto profilo che si svolgeranno naturalmente nell’accademia di Mouratoglou stesso, già sede di un torneo Challenger nel 2017 e nel 2019. Non ci saranno spettatori ad assistere agli incontri che saranno però visibili tramite una piattaforma di streaming creata appositamente per l’occasione.

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Il primo match si svolgerà il 16 maggio e vedrà di fronte David Goffin, attuale n.10 del ranking ATP, e Alexei Popyrin, 20enne australiano di origini russe, n.103 del ranking ATP, allievo dell’accademia di Mouratoglou. Il padre di Popyrin, Alex, uomo d’affari con interessi in vari settori, dalle telecomunicazioni agli investimenti, affianca lo stesso re mida del tennis francese nell’organizzazione della manifestazione come co-fondatore. Per il momento non sono ancora stati annunciati i match seguenti. Ma un ulteriore sicuro protagonista sarà Benoit Paire, al momento n.22 del mondo e n.2 di Francia, che già da tempo fa spesso base all’accademia per i suoi allenamenti. E non c’è da dubitare che altri top players si uniranno presto.

Tramite l’UTS, Mouratoglou però non intende semplicemente salvare il tennis dall’oblio in cui il coronavirus lo ha fatto temporaneamente precipitare, ma vuole “reinventarlo”, proponendone una versione più innovativa e al passo con i tempi. I fan collegati potranno infatti interagire in tempo reale con i giocatori (anche se non è ancora ben chiaro come) e ascoltare le conversazioni con i loro allenatori, che quindi saranno ammesse. Al contrario della finale del singolare femminile degli US Open 2018 come ricorda bene Mouratoglou. Inoltre, il codice di condotta per i tennisti sarà reso meno stringente per “incoraggiare i giocatori a esprimere liberamente le loro emozioni in campo”. E non si può non notare come i due alfieri della scuderia Mouratoglou, Serena e Stefanos Tsitsipas, abbiano avuto in diverse circostanze problemi nel contenere la propria emotività, violando regole di comportamento. Insomma, questa UTS esprime anche l’idea del tennis (o di come dovrebbe esserlo) secondo Mou, lo special one del tennis. 

Alexei Popyrin – Wimbledon 2019, qualificazioni (foto via Twitter, @Wimbledon)

“L’UTS mira ad essere un’alternativa a ciò che già esiste”, ha spiegato lo stesso allenatore e imprenditore transalpino. “È una piattaforma creata per mostrare l’incredibile talento, atletismo e personalità di un grande numero di tennisti. Offrirà un approccio innovativo, focalizzandosi su un pubblico più giovane e proponendo un modo diverso di distribuire i soldi tra i giocatori. Insomma, dal punto di vista del marketing, Mouratoglou si inserisce nel solco tracciato da Chris Kermode, il vecchio chairman della ATP, con le Next Gen Finals, e che il nostro Andrea Gaudenzi, suo successore, sembra fortemente intenzionato a perseguire. Ma l’attenzione non è posta solo sul mettere al centro i giocatori ma anche i loro conti in banca, inclusi quelli con meno zeri. “La UTS si definisce come una lega incentrata sui giocatori e per questo ha un sistema nuovo di redistribuzione degli introiti. Da questo sistema beneficiano i giocatori con un ranking più basso, ha proseguito. 

In un’intervista, Mou ci ha tenuto a ribadire che la sua “non è una guerra contro la ATP e la WTA”. Al contempo però ha precisato che “sarà un campionato che durerà per tutta la stagione e che si svolgerà anche nei prossimi anni, con soldi e punti per i giocatori”. Chissà se le due grandi istituzioni del tennis sono d’accordo. Per il momento non hanno rilasciato alcun commento a riguardo. Quindi, dovessero tornare le cose alla normalità, nel 2021 ci troveremmo a fare i conti anche con l’UTS, oltre i due grandi circuiti, gli Slam, la Coppa Davis e la Laver Cup. Tanto, forse fin troppo, tennis.

C’è infine il capitolo sicurezza. Perché se non si stanno giocando regolarmente i tornei della stagione è proprio per tutelare tutti – spettatori, giocatori, e addetti ai lavori – dal rischio di venir contagiati dal Covid-19. Mouratoglou ha garantito le massime precauzioni da questo punto di vista. “Testeremo tutti, quindi metteremo in quarantena queste persone per 15 giorni e poi li testeremo di nuovo appena prima di iniziare”, ha affermato. “Per motivi di sicurezza, non saremo in grado di avere allenatori o famigliari a bordo campo, ma troveremo modi diversi per farli interagire, ad esempio con le cuffie. I giocatori, invece di passare sullo stesso lato del campo durante il cambio, saranno seduti su un lato. Tutti i raccoglitori di palline indosseranno i guanti. Le palline saranno diverse a seconda dei giocatori, riconoscibili da un segno”.

E, purtroppo, viene da dire, potrebbe essere proprio questa la direzione per il tennis professionistico del futuro prossimo, quello in cui bisognerà convivere con il virus. Massima attenzione alla salute, niente spettatori, e fantasiosi tentativi di rendere il prodotto più coinvolgente per gli spettatori da casa. Il tennis di un avvenire che in pochi avrebbero pronosticato e voluto veder avverarsi.

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L’era di AlcaZero

Come il motore scacchistico AlphaZero ha ispirato a giocare in modo più vario, così Alcaraz sta riscrivendo il modo di giocare a tennis

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Carlos Alcaraz - Madrid 2022 (foto @MutuaMadridOpen)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Ai primordi della scienza computazionale, quando ancora non si aveva una vera idea di dove i calcolatori sarebbero arrivati un giorno, gli informatici del tempo si dilettavano a programmare algoritmi capaci di simulare l’intelligenza umana per testare i limiti delle macchine. Fin dagli albori, uno degli ambiti perfetti per verificare i progressi in tale campo furono gli scacchi. Alan Turing in persona, uno dei padri dell’informatica moderna, si mise di buona lena per creare il primo vero software computerizzato capace di giocare a scacchi. Era il 1950 e sebbene l’algoritmo non fosse niente male, mancava la potenza computazionale per permettergli di giocare una vera partita. Il software riusciva comunque a individuare e chiudere dei “Matti in due mosse”, e aveva un’intelligenza scacchistica paragonabile a quella di un bambino.

Col passare dei decenni però il gap fu colmato. I primi software cominciarono a essere presentati a tornei di basso rango, suscitando dapprima quasi tenerezza, poi divenendo sempre più capaci di sconfiggere buoni giocatori, poi campioni regionali, nazionali, Maestri Fide, Gran Maestri. I nuovi Motori Scacchistici crescevano sia nella finezza del Software, che nella potenza dell’Hardware che li ospitava. All’inizio degli anni ottanta si percepiva che presto sarebbe nata la macchina in grado di sconfiggere il più forte degli umani, che all’epoca aveva il nome di Garry Kasparov. Il più grande colosso informatico del tempo, IBM, accettò la sfida da centomila dollari lanciata da un magnate statunitense e nel 1996 finalizzò Deep Blue: un nome che sarebbe passato alla storia, l’Adamo di tutte le intelligenze scacchistiche.

Il primo confronto fra Deep Blue e Kasparov, di cui si sente parlare ancora oggi poco, terminò 4-2 per il campione sovietico. Ma l’anno successivo accadde ciò che in molti si aspettavano: nella seconda delle sei partite di rivincita, la macchina per la prima volta sconfisse il miglior umano in questo gioco. Non solo, nella sesta e ultima partita, con una seconda vittoria, si portò a casa l’intero confronto con il punteggio di 3.5 a 2.5. Da lì in poi, come prevedibile, i computer hanno messo la freccia e non si sono più voltati indietro. Se si considera solo la capacità di calcolo logico- matematico, la macchina è troppo più performante dell’uomo. Come un bulldozer scava più di Stakhanov, come un treno sfreccia più di Bolt.

 

Tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del terzo millennio, ci fu una breve fase in cui il confronto fra umani e algoritmi era equilibrato, con questi ultimi che progredivano sempre più velocemente e che prima o poi sarebbero divenuti imbattibili. Molti Gran Maestri sapevano bene che si stavano giocando l’ultimissima chance, nella storia dell’umanità, di battere un computer. Ci riuscì l’ucraino Ruslan Ponomariov, ex campione del mondo. La sua vittoria contro il software “Fritz” del 21 novembre 2005 rimane, e rimarrà per sempre, l’ultima volta in cui un uomo ha battuto un computer in un match senza handicap e limitazioni per quest’ultimo. La storia però non è ancora finita: rimane da spiegare un ultimo, importantissimo capitolo. Ciò che i motori scacchistici han fatto agli umani, solo vent’anni dopo altri lo han fatto a loro.

Nel 2017 inizia infatti una nuova fase. I “chess engine” per dirla in inglese, i motori di calcolo capaci di masticare e digerire milioni di combinazioni e linee, subiscono l’avvento di una nuovo messia: l’Intelligenza Artificiale. Un motore e una AI son due cose completamente diverse. La prima esegue, benissimo, dei programmi, delle linee di calcolo. La seconda ha imparato a pensare: ha la potenza di una engine con (quasi) l’intuizione e il processo cognitivo umano. Il primo a lanciarsi seriamente nello sviluppo di una AI scacchistica è nuovamente il colosso informatico del tempo. Che non si chiama più IBM ma Google. Non occorre più dare in pasto al computer tonnellate di dati, l’Intelligenza Artificiale fa tutto da sola. In quattro ore (sì avete letto bene, quattro ore) impara in autonomia le regole del gioco e poi sfida il motore scacchistico più forte del momento, Stockfish.

Il risultato lascia tutti a bocca aperta: AlphaZero, il network neurale di Google, distrugge “lo Stoccafisso” in un match sulle cento partite, con 28 vittorie, 72 patte e zero sconfitte. É iniziata l’era dell’Intelligenza Artificiale. É iniziata l’era di AlphaZero.

Se siete ancora qui dopo questa lunghissima prefazione vi starete domandando cosa c’entra tutto questo con il tennis. O forse lo avete intuito dal titolo di questo pezzo. Più o meno negli stessi giorni in cui AlphaZero si rivela al mondo, un quattordicenne di una delle regioni più piccole della Spagna viene invitato nella sua città, Murcia, a far quello che meglio gli riesce: colpire una pallina gialla al di là di una rete. Per la prima volta però, in un torneo aperto a tutte le età: un Futures. Il piccolo Carlos, che con i suoi coetanei se la gioca e spesso vince, improvvisamente è catapultato fra i Grandi Maestri di questo sport. E come i computer scacchistici degli albori, fa intravedere un potenziale mostruoso, ma uno stato presente ancora acerbo. Vince due partite, la prima contro l’italiano Federico Gaio che di anni ne ha undici in più. Ma ai quarti di finale si arrende al connazionale Sergio Gutierrez- Ferrol, un ventinovenne che bazzica intorno alla 350esima posizione del mondo. Sergio però sa che, entro pochi anni, battere con tanto di bagel il piccolo Carlitos non sarà più possibile: evolve ad una velocità impossibile da replicare per un Gutierrez-Ferrol.

Carlitos, che ormai avrete capito di cognome fa Alcaraz Garfia, fra il 2018 e il 2020 fa ciò che le macchine fecero a inizio anni novanta. Cresce nel software, imparando soluzioni tennistiche di ogni tipo, e nell’hardware mettendo su muscoli importanti sopra uno scheletro adatto alla vita d’atleta fornitogli da madre natura. En passant (per usare un altro termine del gioco a 64 caselle) incontra un altro esponente di questa nuova generazione, una macchina che dovrebbe dargli filo da torcere in futuro, e che ha due anni di progettazione in più alle spalle, che vogliono dire tanto. Si chiama Jannik, ma a Alicante viene sconfitto anche lui in tre set. Certo, non son solo vittorie: l’Intelligenza Naturale di nome Carlitos è ancora all’inizio di quelle quattro ore necessarie per capire come dominare i vetusti umani e le macchine di nuova generazione. Ma ormai il livello dei futures, che aveva approcciato solo due anni prima, gli va stretto; non è più divertente, li vince tutti. E allora è il momento del circuito maggiore.

Nel febbraio 2020, Carlitos esordisce a livello ATP, e subito si presenta battendo un top100, Albert Ramos- Vinolas. Poco importa che perda il match successivo, ormai il trend è chiaro: Alcaraz sta arrivando e bisogna sbrigarsi a batterlo, perché presto sarà molto, molto difficile. O forse, impossibile. Mentre gran parte del panorama tennistico è ancora fermo alle performance di tre obsoleti umani che solo il decennio scorso parevano insuperabili (e, va ammesso, se la cavano ancora bene contro le macchine di nuova generazione), il nuovo custode del fuoco progredisce a velocità inimmaginabili.

Trionfa in tutti i Challenger e, come per i Futures, se li lascia alle spalle. Esordisce (vincendo il primo match) in un torneo Slam, si porta a casa il primo titolo ATP e chiude il 2021 con i primi quarti major dopo aver battuto uno di quei software un po’ difettosi che dovevano rimpiazzare i tre vecchi, ma ce la fanno una volta si e tre no. Carlos però non è un software: è un’intelligenza. Tira come una macchina e ha l’intuito di un uomo. Fonde la saggezza dei tre maestri Jedi con il vigore dei nuovi Padawan.

Sì, perché c’è una cosa di AlphaZero che ancora non abbiamo raccontato. Mentre i vari Fritz e Stockfish, macchine di calcolo superpotenti, giocavano a scacchi guadagnando costantemente un piccolo vantaggio a ogni mossa data la loro capacità di trovare sempre quella giusta, AlphaZero ha stupito scacchisti e informatici con una rivelazione: ha distrutto le macchine non facendo tutto meglio, ma facendo tutto diverso: rispolverando un modo “romantico” di giocare, tipico degli scacchisti del diciannovesimo secolo, fatto di sacrifici di pezzi, di gioco posizionale, di sbilanciamento, di attacchi su tutta la scacchiera, di trappole. Ha preso decenni di teoria scacchistica volta al controllo delle situazioni e l’ha rivoltata dicendo al mondo che il modo più efficace di giocare è anche il più bello esteticamente. E così facendo, ha ispirato gli umani di questa generazione a rispolverare un gioco più vario, meno meccanico. Paradossalmente, più da umano e meno da computer.

Carlos Alcaraz da Murcia è sulla strada per fare questo: usare un tennis di un tempo che fu, fatto di utilizzo di tutto il campo, di tocco, di discese a rete, di palle corte, con la potenza dei bombardieri da fondo campo, le macchine che dovevano sostituire gli umani. E in questo 2022 sta facendo capire che le quattro ore di apprendimento stanno per finire, e presto agli altri resterà solo l’orgoglio di essere il Ponomariov del tennis, l’ultimo in grado di battere, alla pari, la nuova Intelligenza di questo sport.

Ok, ok: forse stiamo esagerando con i trionfalismi. Mille volte nella storia del tennis si è inneggiato a sicuri futuri dominatori incapaci poi di confermarsi. Se il più giovane top10 di sempre si chiama Krickstein; se il più giovane numero uno si chiama Hewitt; se il più giovane campione Slam si chiama Chang, e il più giovane vincitore di punti ATP Clezar, è ovvio che la precocità, se si vuole divenire un dominatore totale di questo sport, è requisito necessario ma non sufficiente. Tutti gli altri ingredienti però, Carlos Alcaraz pare averli. E già nelle prossime settimane quando il tennis inizierà a fare visita a templi vari, capiremo se abbiamo celebrato troppo presto, oppure se veramente sta iniziando l’era di una nuova Intelligenza Tennistica. Se veramente sta iniziando l’era di AlcaZero.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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ATP

Replica di Wimbledon: “Profonda delusione. Chiedere ai giocatori dichiarazioni scritte è un rischio”

Secondo l’AELTC, non assegnare punti è una “decisione sproporzionata e dannosa per tutti i giocatori”

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Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

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Si è fatta attendere circa un’ora la replica dell’All England Lawn Tennis & Croquet Club, il circolo che organizza il torneo di Wimbledon, alla decisione da parte di ATP e WTA di non assegnare punti per il prossimo Slam londinese. Nel comunicato, vengono rispiegate le motivazioni che hanno portato all’esclusione dei tennisti russi e bielorussi dai tornei sul suolo britannico (cioè la forte presa di posizione del governo locale contro la Russia), e si sottolinea il fatto che interpellare giocatori russi e bielorussi singolarmente – magari con dichiarazioni scritte – possa rappresentare un “rischio significativo”.

“Apprezziamo il fatto che le opinioni divergano in relazione alla nostra decisione di rifiutare le iscrizioni di giocatori russi e bielorussi ai Championships di quest’anno e ci rammarichiamo profondamente per l’impatto di questa decisione sulle persone colpite. Tuttavia, data la posizione assunta dal governo del Regno Unito per limitare l’influenza globale della Russia, e la risposta diffusa di governo, industria, sport e istituzioni creative, rimaniamo del parere che abbiamo preso l’unica decisione praticabile per Wimbledon come evento sportivo di fama mondiale e istituzione britannica, e sosteniamo la decisione che abbiamo preso.

Come abbiamo affermato in precedenza, dopo un’attenta considerazione contro una varietà di fattori e obbligati ad agire in conformità con le linee guida della direttiva del governo del Regno Unito, siamo giunti a due solide conclusioni che hanno costituito la base di questa decisione. Non eravamo preparati a intraprendere alcuna azione che potesse mettere a rischio l’incolumità personale dei giocatori o delle loro famiglie. Riteniamo che richiedere dichiarazioni scritte da parte dei singoli giocatori – e ciò si applicherebbe a tutti i giocatori rilevanti – come condizione per l’ingresso nelle circostanze di alto profilo di Wimbledon comporterebbe un controllo e un rischio significativo.

 

Inoltre, rimaniamo riluttanti ad accettare che il successo o la partecipazione a Wimbledon vengano utilizzati a beneficio della macchina di propaganda del regime russo, che, attraverso i suoi media statali strettamente controllati, ha una storia riconosciuta di utilizzo del successo sportivo per sostenere una narrativa trionfante per le persone russe. Desideriamo quindi esprimere la nostra profonda delusione per le decisioni prese da ATP, WTA e ITF di rimuovere punti in classifica per i Championships. Riteniamo che queste decisioni siano sproporzionate nel contesto delle circostanze eccezionali ed estreme di questa situazione e della posizione in cui ci siamo trovati, e dannose per tutti i giocatori che gareggiano nel Tour. Stiamo valutando le nostre opzioni e ci stiamo riservando la nostra posizione in questa fase. Stiamo anche discutendo con i nostri colleghi del Grande Slam. Nel frattempo, rimaniamo concentrati sui nostri entusiasmanti piani per i Campionati di quest’anno”.

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ATP

ATP Ginevra e Lione: in svizzera finale Ruud-Sousa, in Francia Norrie ferma Rune e trova Molcan

Il norvegese Ruud supera Opelka e si guadagna la nona finale in carriera sulla terra. Il britannico Norrie ancora in finale a Lione

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Casper Ruud - ATP Roma 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

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Mentre l’attesa per il secondo Slam stagionale cresce, il tennis di alto livello non manca nemmeno negli ATP 250 che precedono il Roland Garros. Coloro che sono riusciti a guadagnarsi un posto in finale a Ginevra e Lione andranno tenuti sott’occhio nel corso dei primi match a Parigi: vincere, infatti, aiuta a vincere. I quattro che domani si giocheranno un titolo sono da un lato – in Svizzera – Ruud e Sousa, dall’altro – in Francia – Norrie e Molcan.

GINEVRAIl norvegese numero 8 del mondo (e 2 del seeding) ha confermato di aver ritrovato le giuste sensazioni sulla sua superficie preferita. I risultati di Montecarlo e Madrid (con solo una vittoria) avevano fatto scattare l’allarme, ma già a Roma Casper aveva dimostrato di essere tornato su buoni livelli raggiungendo la semifinale, poi persa con Djokovic. A Ginevra Ruud ha superato egregiamente la prova del nove: un numero non casuale visto che la finale di domani sarà proprio la nona su terra della sua carriera (l’undicesima in assoluto, con un bilancio di 7-3). In semifinale oggi il norvegese ha sconfitto Opelka per 7-6 7-5: fondamentali i due mini-break ottenuti nel corso del tie-break del primo parziale e l’aver strappato il servizio all’avversario sul 5-5 del secondo nell’unica chance avuta in tutto il match. Lo sfidante di Ruud in finale (domani alle 15) sarà Joao Sousa che ha eliminato con un doppio 6-2 Gasquet: per lui domani sarà la 12esima volta in un atto conclusivo a livello ATP (4-7 il suo record). Sousa e Ruud potrebbero incrociarsi anche al terzo turno del Roland Garros: da italiani però speriamo che non sia così in quanto il portoghese potrebbe prima vedersela con Sonego al secondo turno.

Il tabellone di Ginevra

LIONEAnche in Francia la finale (domani alle 14.30) sarà tra un outsider e uno dei massimi favoriti già ai nastri di partenza del torneo. La sorpresa è Molcan che ha sconfitto per 7-6 6-2 De Minaur. Quest’ultimo rimane così a secco di finali sulla terra, mentre lo slovacco proverà a conquistare il primo titolo della carriera dopo le finali perse a Belgrado nel 2021 (con Djokovic, di cui potrebbe essere l’avversario nel secondo turno del Roland Garros) e a Marrakech lo scorso aprile. Il favorito della finale sarà però la prima testa di serie del torneo Norrie: il britannico ha sconfitto al terzo set Rune (il danese sarà protagonista di un primo turno spettacolare a Parigi con Shapovalov – qui il tabellone completo) e torna così a giocarsi l’ultimo atto del torneo di Lione dopo aver perso l’anno scorso da Tsitsipas.

 

Il tabellone di Lione

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