Otto numeri per i 50 anni di Gabriela Sabatini - Pagina 2 di 2

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Otto numeri per i 50 anni di Gabriela Sabatini

I nostri auguri alla tennista straniera più amata dal pubblico italiano sono una raccolta di statistiche e aneddoti. Le vittorie, le debolezze, la rivalità con Steffi Graf e la grande amicizia con Monica Seles

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13- i titoli vinti in doppio, il più importante dei quali fu la vittoria di Wimbledon nel 1988 in coppia con Steffi Graf (ma per noi italiani è rilevante anche il titolo conquistato a Roma nel 1987 giocando assieme  a Navratilova). Con la campionessa tedesca ha vinto in tutto cinque tornei (tra questi, Miami) e raggiunto quattro finali (tre delle quali perse al Roland Garros). Nel 1990, in occasione del cambio di guida tecnica deciso da Sabatini, la quale passò dallo spagnolo Angel Gimenez (che l’aveva seguita dal 1987) al brasiliano Carlos Kymair, le due decisero di non giocare più assieme. In tale scelta un peso importante ebbe il nuovo coach, che convinse Gaby a interrompere la partnership con Graf, a suo parere negativa psicologicamente per l’argentina.

27- i tornei vinti in singolare: tra il primo, nell’ottobre del 1985 sul cemento all’aperto di Tokyo e l’ultimo, nel gennaio 1995 a Sydney, sono arrivate tante gioie, molte delle quali di elevato valore tecnico. Oltre alla vittoria dello US Open 1990, spiccano per importanza i due successi alle WTA Finals – che allora vedevano la finale disputarsi sull’insolita distanza per il tennis femminile dei tre set su cinque – ottenuti superando nettamente nell’atto conclusivo Pam Shriver nel 1988 e Lindsay Davenport nel 1994. Nel tradizionale ultimo torneo della stagione Gaby raggiunse altre due finali: la prima persa nel 1987 contro Graf in quattro set, ma fu la seconda – che la vide sconfitta da Seles nel 1990 – a divenire celebre. Da molti considerata una delle più belle partite giocate negli ultimi trent’anni e durata quasi quattro ore, si rivelò per molti versi storica con Monica – quell’anno capace di perdere appena sei partite – vincitrice in rimonta solo al quinto set di un match giocato nell’affascinante scenario del Madison Square Garden, impianto che allora ospitava la competizione.

Ai tempi in cui Sabatini giocava, il circuito WTA non era diviso tra Premier di vario livello e International, ma in varie gradazioni di torneo Tier (I; II; III, IV,V). Nei dieci tornei allora più importanti dopo gli Slam, Sabatini raggiunse cinque finali e, soprattutto, si impose per sei volte: a Miami (1989), Boca Raton (1991), Hilton Head (1991, 1992) e Roma (1991-92, nel 1988 e 1989 gli Internazionali erano torneo di un livello inferiore). Penalizzata dal tallone d’Achille di un servizio non potente, Gaby era dotata anche di un ottimo tocco sotto rete e sapeva esprimersi bene su ogni superficie, come mostra il bilancio complessivo di successi e finali distribuito sulle varie superfici: cemento all’aperto (7-7), terra rossa (11-13), tappeto indoor (7-7), erba (0-1, ma tra Wimbledon e Eastbourne sui prati giocò in tutta la carriera appena sedici tornei).

 

Al di là delle vittorie in campo, il suo gioco vario, la sua istintiva umiltà e lo charme innato di cui era dotata l’hanno portata a ricevere un grande amore dalle folle di tutto il mondo, come testimoniato da un studio di qualche anno fa compiuto dalla rete televisiva ESPN, che la collocava al sesto posto tra le atlete di lingua spagnola più famose di tutti i tempi.

40- le partite ufficiali giocate contro Steffi Graf, in quella che fu la rivalità più appassionante del tennis femminile tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Quasi coetanee (la tedesca è nata il 14 maggio 1969, undici mesi prima di Gaby), accomunate da un precocissimo e brillante approccio nel mondo professionistico e dal giocare il rovescio a una mano, seppero dar vita a tante partite indimenticabili, sebbene Graf abbia vinto complessivamente ben ventinove degli scontri diretti (il 73%). Soprattutto negli Slam Graf ebbe un netto predominio (11-1), con l’unica sconfitta rimediata nella finale degli US Open 1990. Le due furono protagoniste in totale di sedici finali, di cui tre a livello Major e una per la medaglia d’oro dei Giochi Olimpici di Seoul nel 1988, successo che consentì a Graf di centrare il “Golden Slam” e a Gaby di onorare con un argento la scelta del suo comitato olimpico di nominarla portabandiera della delegazione argentina in quelle Olimpiadi.

Sabatini sconfisse per la prima volta la tedesca solo nel dodicesimo scontro diretto (finale di Amelia Island nel 1988) e riuscì a firmare una notevole striscia positiva tra il finire del 1990 (semifinale delle WTA Finals) e la prima metà del 1992, vincendo sette delle otto sfide con l’unica eccezione rappresentata dalla finale di Wimbledon, persa al fotofinish dopo essere stata a due punti dalla vittoria. Sabatini, aiutata dall’alto numero di confronti ufficiali, resta l’unica tennista ad aver sconfitto per più di dieci volte Steffi Graf (la seconda in tal senso è Martina Navratilova, con nove successi, maturati però in appena diciotto confronti diretti).

Steffi e Gabriela, unite anche dai successi ottenuti assieme in doppio, sono legate da stima reciproca, come testimoniato anche dalla cerimonia svoltasi nel 2006 per l’ingresso di Gabriela nella Hall of fame del tennis, celebrata alla presenza di Graf – accorsa a Newport per onorare la carriera dell’argentina.

1996 – l’anno in cui decise, appena ventiseienne, di ritirarsi dalla carriera agonistica. In quella stagione, a causa di un infortunio ai muscoli addominali, saltò Roland Garros e Wimbledon, uscendo nel giugno per la prima volta dalla top 10 in cui sostava ininterrottamente dal settembre 1986. Nell’ottobre di ventiquattro anni fa scelse New York – la città dove colse i successi più importanti della carriera, lo US Open nel 1990 e le WTA Finals nel 1988 e nel 1994 – per annunciare al mondo il suo ritiro dal circuito WTA, dal quale uscì ufficialmente con una sconfitta contro Capriati al primo turno del torneo di Zurigo.

Gabriela avvertì la scelta di abbandonare la carriera professionistica come una liberazione dopo una vita dedicata sino a quel momento quasi esclusivamente al tennis, il suo primo grande amore. A metà degli anni Novanta Sabatini si sentiva privata di intimità e libertà, mentre si faceva sempre più opprimente il grande stress per i risultati che i fan continuavano ad attendersi da lei. Sensazioni più che legittime, nonostante il tennis – come da lei stesso detto più volte nelle interviste degli ultimi anni – le abbia dato più di quanto le ha tolto, regalandole celebrità e ricchezza; guadagnò in soli montepremi più di otto milioni di dollari, ma già allora furono importanti i proventi derivanti dalle collaterali attività imprenditoriali che aveva lanciato, in particolar modo quelle legate alla sua linea di profumi da donna.

Juan Nunez, il suo coach degli ultimi anni della carriera, disse: “Aveva perso il fuoco della competizione, a causa della pressione che si era imposta per far contenti i suoi cari e i fan, mettendo così da parte le sue necessità. Negli ultimi tempi mi si stringeva il cuore a vederla così sofferente, era difficile chiederle di fare cose per le quali lei non aveva più voglia di impegnarsi“. Negli anni successivi al ritiro non ha mai rimpianto pubblicamente di aver vinto meno di quanto il talento tennistico le avrebbe potuto consentire, né ha mai fatto cenno di provare nostalgia del tennis professionistico. Attualmente Sabatini vive tra Buenos Aires, Miami e Zurigo, in grande riservatezza (non si conosce l’identità di eventuali legami amorosi, ma si sa che non ha figli). Conosciamo l’impegno per la sua linea di profumi e per varie organizzazioni a sostegno dei bambini meno fortunati, le campagne come testimonial della lotta al tumore al seno, la passione per la bicicletta e per i viaggi, finalmente non oppressa dalle costrizioni imposte dalla carriera di tennista che consente sì di viaggiare, ma non di conoscere il mondo fino in fondo. Adesso Gabriela ha tutto il tempo per farlo.

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WTA Ranking: Kudermetova in top 30, la Francia esce dalle top 50 dopo oltre trent’anni

La giovane russa vince il torneo di Charleston e sale fino al n.29. Ferro perde 12 posti e lascia la Francia senza rappresentanti in top 50: non accadeva dal 1986

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Veronika Kudermetova con il trofeo - WTA Charleston 2021

La classifica di questa settimana vede sostanzialmente stabili tutte le posizioni fino alla n.26. Fanno eccezione Kiki Bertens e Petra Kvitova che, come era successo la settimana scorsa ma a parti invertite, si scambiano di nuovo la posizione, più per assestamenti di ranking che per meriti. La ceca si riprende, quindi, il n.10, scavalcando Bertens, che ovviamente si ritrova fuori dalla top ten.

Al n.27 ritocca di un posto il proprio best ranking Ons Jabeur. La tunisina, apprezzata da molti per il suo gioco spumeggiante, è ormai una presenza stabile nei dintorni delle prime 30 da diversi mesi. Dietro di lei entra per la prima volta nelle 30 Veronika Kudermetova (+9, n.29), neocampionessa a Charleston, torneo vinto in passato da teniste poi entrate in top ten come Daria Kasatkina, Kiki Bertens e Sloane Stephens. Sarà il caso anche della giovane russa? A proposito della statunitense, la settimana scorsa si commentava la sua uscita dalle top 50. I quarti di finale raggiunti a Charleston danno a Sloane una spinta verso l’alto (+4, n.53). Si tratta solo di poche posizioni, ma sufficienti per ritornare nei pressi delle 50.

CHI SALE – Al n.46, in salita di sei posizioni, troviamo Shelby Rogers. Più in basso, Paula Badosa fa un balzo di nove posizioni fino al n.62, ma è Danka Kovinic a registrare il miglioramento più consistente in top 100. La finalista al torneo di Charleston, infatti, si mette alle spalle ben 26 posti e sale fino al n.65. Altre atlete in grande progresso sono Tamara Zidansek (+13 n.80), finalista al torneo di Bogotà, Viktoriya Tomova (+21, n.125) e Maria Camila Osorio Serrano (+45, n.135), rispettivamente semifinalista e vincitrice del titolo in Colombia.

 

CHI SCENDE – Da segnalare sono, sicuramente, i sei posti in meno per Amanda Anisimova (n.39), i 16 di Polona Hercog, che crolla al n.76, e i 10 lasciati per strada da Kristyna Pliskova (n.86). Un discorso a parte va fatto per i 12 posti persi da Fiona Ferro (n.57), che esce dalla top 50. Era dal settembre del 1986 che la Francia non si ritrovava senza una rappresentante tra le prime 50 del mondo. Le transalpine riuscirono poi a rimediare entro fine stagione grazie a Catherine Tanvier al n.37 (era già stata n.20 due anni prima) e Nathalie Herremanal n.42 (resterà questo il suo best ranking). C’è da scommettere che anche in questo caso si tratti di una situazione di transizione e la giovane Ferro saprà rifarsi nel corso della stagione. Poco più di un mese fa aveva raggiunto il suo miglior piazzamento in classifica, il n.39.

LA TOP 50

Classifica WTAVariazioneGiocatricePuntiTornei
10Ashleigh Barty209285
20Naomi Osaka177985
30Simona Halep186965
40Sofia Kenin285915
50Elina Svitolina285750
60Bianca Andreescu115265
70Aryna Sabalenka285085
80Serena Williams134850
90Karolina Pliskova234660
101Petra Kvitova194530
11-1Kiki Bertens264490
120Belinda Bencic264315
130Garbiñe Muguruza194120
140Jennifer Brady273765
150Victoria Azarenka193625
160Iga Swiatek183453
170Elise Mertens313400
180Johanna Konta203236
190Maria Sakkari283020
200Marketa Vondrousova192862
210Petra Martic262790
220Karolina Muchova182781
230Elena Rybakina332718
240Madison Keys182606
250Angelique Kerber232315
260Anett Kontaveit232295
271Ons Jabeur262225
28-1Alison Riske212222
299Veronika Kudermetova322130
301Yulia Putintseva302015
31-2Donna Vekic272000
32-2Dayana Yastremska262000
33-1Jessica Pegula241968
340Ekaterina Alexandrova331955
351Cori Gauff201886
36-1Svetlana Kuznetsova201815
370Daria Kasatkina271745
381Barbora Krejcikova261716
39-6Amanda Anisimova211715
400Anastasia Pavlyuchenkova261715
410Shuai Zhang281713
420Jil Teichmann341693
430Danielle Collins221645
440Barbora Strycova221640
451Nadia Podoroska351601
466Shelby Rogers291598
470Anastasija Sevastova271596
480Sara Sorribes Tormo361590
490Saisai Zheng291585
500Qiang Wang271580

CASA ITALIA

Non ci sono variazioni di sostanza per le prime italiane classificate. Guadagnano molte posizioni Giulia Gatto-Monticone (+8, n,169), dopo aver vinto quattro match di fila a Bogotà, Bianca Turati (+22, n.259), nei quarti a Bellinzona, Lucia Bronzetti (+44, n.301), finalista in Svizzera e Camilla Rosatello (+10, n.392). In caduta libera invece, Martina Di Giuseppe (-12, n.213) e Camilla Scala (-21, n.475).

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
81-1Camila Giorgi25990
990Martina Trevisan31844
104-1Jasmine Paolini36793
1110Elisabetta Cocciaretto26746
1120Sara Errani32739
1698Giulia Gatto-Monticone31437
213-12Martina Di Giuseppe31337
25922Bianca Turati19256
2921Jessica Pieri32221
30144Lucia Bronzetti32214
303-3Martina Caregaro24212
3140Federica Di Sarra23195
3220Stefania Rubini24182
3585Lucrezia Stefanini29147
386-3Cristiana Ferrando24125
39210Camilla Rosatello25124
429-5Deborah Chiesa19110
475-21Camilla Scala1492
477-2Angelica Moratelli2892
4862Tatiana Pieri2389

NEXT GEN RANKING

Sale in seconda posizione Cori Gauff, approfittando del tonfo in classifica generale di Anisimova. McNally sale di otto posti nel ranking generale e supera in ottava posizione Elisabetta Cocciaretto, che scende così al n.9. Preme, dietro alla cinese Xiyu Wang, la giovanissima colombiana Maria Camila Osorio Serrano (n.135). Non è difficile ipotizzare un suo prossimo ingresso tra le prime 10 di questa classifica. (Nel Next Gen ranking del 2021 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2001).

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
10Iga Swiatek200116
21Cori Gauff200435
3-1Amanda Anisimova20039
40Leylah Fernandez200272
50Anastasia Potapova200175
60Marta Kostyuk200284
70Clara Tauson2002101
81Catherine McNally2001110
9-1Elisabetta Cocciaretto2001111
100Xiyu Wang2001134

LA RACE

Veronika Kudermetova sale dal n.17 al n.5 della Race. Entra al n.20 Ons Jabeur, prendendo il posto di Jil Teichmann.

PosizioneVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Naomi Osaka32400
21Ashleigh Barty52001
3-1Garbiñe Muguruza71980
40Jennifer Brady51497
512Veronika Kudermetova91187
6-1Elise Mertens51181
7-1Aryna Sabalenka61117
8-1Jessica Pegula61006
9-1Serena Williams2965
10-1Iga Swiatek5935
11-1Elina Svitolina6931
12-1Daria Kasatkina6931
13-1Karolina Muchova3910
14-1Maria Sakkari6871
15-1Barbora Krejcikova6833
16-1Bianca Andreescu3830
171Petra Kvitova6771
18-2Sara Sorribes Tormo8733
190Anett Kontaveit6706
208Ons Jabeur7705

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Classifica ATP: con Sonego, 4 italiani in top 30. Non accadeva dal luglio 1977

Berrettini, Fognini, Sinner e Sonego come Panatta, Barazzutti, Bertolucci nel 1977. Questa epoca è sempre più nella storia del tennis italiano

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Un’altra settimana da incorniciare per il tennis maschile italiano. Jannik Sinner e Lorenzo Musetti hanno ritoccato il loro best ranking; il primo d’inerzia, guadagnando una sola posizione, il secondo giocando – a tratti molto bene – al torneo di Cagliari. Il tennista italiano protagonista della settimana appena trascorsa è però Lorenzo Sonego, che in Sardegna ha letteralmente trionfato (per chi come lui vince sia il singolare sia il doppio è d’obbligo decretare il trionfo) ed è così entrato tra i primi 30 giocatori del mondo.

Grazie a lui sale a quattro il numero di italiani classificati nella top 30; per trovarne altrettanti dobbiamo risalire la corrente del tempo sino al 3 luglio 1977. I nostri connazionali presenti tra i primi 30 del mondo quel giorno (e in realtà era così da oltre un mese e mezzo, ovvero dal 23 maggio 1977) erano:

  • Adriano Panatta n. 17
  • Corrado Barazzutti n. 20
  • Paolo Bertolucci n. 22
  • Antonio Zugarelli n. 27

Erano giovani e forti ma – con l’eccezione di Barazzutti – avevano già raggiunto l’acme della loro carriera e alle loro spalle non c’erano ricambi. Il più prossimo in classifica a Zugarelli era il ventenne Gianni Ocleppo al numero 185.

 

L’attuale situazione del nostro movimento maschile è molto più solida. La tabella che segue lo conferma:

ClassificaNomeVariazionePunti
10Berrettini 3453
18Fognini 2548
22Sinner12369
28Sonego61919
67Travaglia21024
84Musetti6899
89Caruso-2876
92Cecchinato1836
96Seppi 814
97Mager-6813
136Gaio1534
154Lorenzi-1475
166Giannessi 437
169Giustino1419
171Fabbiano1416
190Marcora1366

A Montecarlo questa settimana vedremo in azione ben nove giocatori: Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego, Travaglia, Musetti, Caruso, Cecchinato e Fabbiano. I nostri eroi smentiranno le cupe sensazioni del  Direttore? Al campo la risposta.

CLASSIFICHE AVULSE

RACE TO MILANO (NEXT GEN)

Grazie ai quarti di finale conquistati a Cagliari, Lorenzo Musetti ha consolidato la sua posizione in seno alla classifica riservata ai giocatori under 21 che a novembre disputeranno il torneo di Milano; il diciasettenne spagnolo Carlos Alcaraz Garfia, arrivato alle soglie della finale a Marbella, sale dal decimo al settimo posto.

GiocatoreNazionePuntiPosizione ATPClasse
SinnerItalia1005222001
KordaUSA495622000
Augier-AliassimeCanada475212000
MusettiItalia430842002
JM CerundoloArgentina2881742001
MachacCechia2131372000
AlcarazSpagna1871182003
BaezArgentina1752182000
RACE TO TORINO

Non cambiano rispetto a sette giorni fa i nomi degli attuali otto migliori giocatori della stagione:

GiocatoreNazionePuntiPosizione ATP
DjokovicSerbia21501
MedvedevRussia21402
RublevRussia18108
TsitsipasGrecia15505
HurkaczPolonia140516
KaratsevRussia132029
SinnerItalia100522
ZverevGermania9456

Berrettini è quattordicesimo e Sonego sedicesimo.

TOP 20

Pablo Carreno Busta ha vinto il torneo di Marbella ed è così tornato in prossimità della top 10. Stan Wawrinka è rientrato in top 20.

La classifica:

PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1DjokovicSerbia11963 
2MedvedevRussia10030 
3NadalSpagna9670 
4ThiemAustria8660 
5TsitsipasGrecia7040 
6ZverevGermania6125 
7FedererSvizzera5875 
8RublevRussia5400 
9SchwartzmanArgentina3720 
10BerrettiniItalia3453 
11Bautista AgutSpagna3090 
12Carreno BustaSpagna28353
13ShapovalovCanada2820-1
14MonfilsFrancia2770-1
15GoffinBelgio2750-1
16HurkaczPolonia2600 
17DimitrovBulgaria2598 
18FogniniItalia2548 
19RaonicCanada2495 
20WawrinkaSvizzera23801
BEST RANKING

Sventola il tricolore anche nella sezione riservata ai giocatori che hanno migliorato il proprio best ranking nel corso della settimana:

GiocatoreNazionePosizione
SinnerItalia22
SonegoItalia28
KordaUSA62
RuusuvuoriFinlandia74
MusettiItalia84

Lorenzo Sonego è il diciannovesimo tennista italiano di sempre capace di raggiungere la top 30. 

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evidenza

Perché è stato Hurkacz a vincere la finale di Miami, non Sinner a perderla

Quali sono stati i fattori decisivi per la prima vittoria di Hubert Hurkacz in un Masters 1000?

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Jannik Sinner e Hubert Hurkacz (Photo Credit_ Peter Staples_ATP Tour)

Quando mancano poche ore all’inizio del secondo Masters 1000 stagionale, quello di Montecarlo, riavvolgiamo brevemente il nastro per analizzare più nel dettaglio la finale di Miami, vinta (un po’ a sorpresa) da Hurkacz su Sinner. Un momento: davvero a sorpresa? Non proprio…


La favola di Jannik Sinner a Miami, in un Masters 1000 ancora condizionato dalla pandemia, con diversi big assenti e qualche sorpresa nei primi turni, non ha trovato il suo lieto fine. Nell’albo d’oro compare sì un nome nuovo, si tratta però quello di Hubert Hurkacz. Il ventiquattrenne polacco si è imposto nella finalissima, sconfiggendo la giovane promessa del tennis italiano e mondiale in due set, con il punteggio di 7-6 (4), 6-4. In molti, specialmente tra i meno appassionati, nutrivano grandi speranze per il risultato della finale, considerato il blasone non eccezionale di Hurkacz.

Tale ottimismo però, come il campo si è incaricato di mostrare, era ingiustificato: cercheremo di capire meglio perché, con l’aiuto dei dati. Prima di entrare nello specifico però, ricordiamo come il polacco avesse già mostrato di trovarsi in uno stato di forma davvero eccezionale, sconfiggendo nel corso del torneo, sempre contro pronostico, due Top 10 (Tsitsipas e Rublev) e altri due Top 20 (Shapovalov e Raonic).    

 

IL PARZIALE DECISIVO

Figura 1. Punti vinti, nelle tre fasi della partita: da 0-0 a 5-6, da 5-6 a 7-6 4-0, da 7-6 4-0 a 7-6 6-4

Anche in questa finale, tutto si è deciso in poche mani, o meglio, in pochi game. Per la precisione, quelli che vanno dal 5-6 nel primo set, situazione di equilibrio (sia pur contraddistinta da due diversi parziali, il primo a favore di Hurkacz, il secondo di Sinner, che si trovava a servire per il primo set), al 7-6 4-0 Hurkacz, con set e doppio break di vantaggio per il polacco.

Nei primi undici game, Sinner si è aggiudicato due punti più di Hurkacz: trentotto a trentasei. E, va detto a testimonianza del grande orgoglio e della forza mentale di Jannik, anche per gli ultimi game dell’incontro, che portano dal 4-0 al 6-4 del secondo set, Sinner ha conquistato più punti dell’avversario (ventidue contro quindici), complice probabilmente anche un piccolo calo di tensione da parte di Hurkacz, dato l’ampio vantaggio. La differenza la fa quel perentorio parziale di ventisette a nove piazzato dal polacco a cavallo tra primo e secondo, che gli ha consentito di aggiudicarsi l’incontro. Per una volta, quel diciannovenne che tanto aveva stupito (anche) per la sua capacità di elevare il proprio livello di gioco nei momenti decisivi (basti pensare alla semifinale con Bautista Agut) ha ceduto sotto i colpi del proprio avversario nel momento cruciale.

Approfondendo l’analisi però, potremo forse capire meglio come quel parziale possa essere figlio di una dinamica che è esistita, sia pur sottotraccia, lungo tutta la partita, e che ha a che fare con il rendimento dei due giocatori al servizio. Inoltre, un’analisi puntuale ci permetterà di confermare quella che è anche l’impressione “visiva”, a proposito di questa grande partita: non si può parlare tanto di demeriti di Sinner, quanto sottolineare i grandi meriti di Hurkacz. 

RENDIMENTO AL SERVIZIO

Figura 2. Percentuale di prime palle in campo, al progredire dei punti giocati al servizio
Figura 3. Percentuale di punti vinti sulla prima, al progredire dei punti giocati al servizio

Per quanto riguarda il servizio, era nota già alla vigilia la superiorità del polacco, che si mostrava in gran forma a Miami, anche se non soprattutto da questo punto di vista. Basti pensare che, pur avendo affrontato quattro giocatori tra i primi venti a livello mondiale nei turni precedenti, Hurkacz si è presentato alla finale forte di una statistica davvero impressionante: il ribattitore non era infatti riuscito a rispondere in campo al suo servizio nel 45% dei casi.

In altre parole, fino a quel momento, Hurkacz è stato capace di procurarsi un punto “gratis”, ovvero senza entrare nello scambio, quasi una volta su due. E il polacco non si è smentito neanche in finale. Come possiamo osservare, sia concentrandoci sulla percentuale di prime in campo (Figura 3) che sulla percentuale di punti una volta messa in campo la prima (Figura 4), la differenza è chiara. A fine partita, Hurkacz ha avuto il 71% di prime in campo, e il 76% dei punti con la prima; Sinner riuscirà a mettere in campo soltanto il 60% di prime, raccogliendo, con la prima in campo, il 62% dei punti.

Monitorare l’evoluzione di queste statistiche nel corso del match, a mano a mano che i giocatori accumulano punti giocati al servizio, ci permette di osservare come il gap di rendimento sulla prima di servizio (sia in termini di frequenza che di efficacia) sia una sorta di leitmotiv dell’intero match. In estrema sintesi, spesso e volentieri Hurkacz ha raccolto punti direttamente con il colpo di apertura, mentre Sinner si è dovuto sudare quasi ogni punto, guadagnandoselo nello scambio. L’italiano è sicuramente stato superiore nel gioco da fondo, e ha avuto maggiore facilità nel produrre colpi vincenti, sia di dritto che di rovescio. Tuttavia, si è trovato a giocare sempre in salita, costretto a dare fondo a tutte le sue capacità, fin dall’inizio, per tenere il match in equilibrio fino al 5-5. A questo punto, con un grande game, è arrivato il break e la conseguente opportunità di servire per il set.

Ma il lavorio, per così dire, “ai fianchi” indotto dal persistente disequilibrio nell’efficacia del servizio, a quel punto, si è fatto sentire. A enfatizzare tale elemento, il fatto che Hurkacz abbia deciso di piazzare la prima esterna, a buttare Sinner fuori dal campo, addirittura nel 68% dei casi. Evidente il tentativo di destabilizzare l’avversario, portandolo fuori posizione fin dall’inizio dello scambio. Questo genere di persistente fatica, sia fisica che mentale, ha finito per costare molto cara all’italiano.

GLI ERRORI NON FORZATI DI SINNER

Figura 4. Cumulativa degli errori non forzati, dal 5-6 al 7-6 4-0

Lungo tutto l’arco del match, il numero di errori non forzati di Sinner è stato decisamente superiore rispetto a quello di Hurkacz. Questo un po’ a causa di una partenza a handicap da questo punto di vista, con addirittura sei rovesci sbagliati nei primi tre game, statistica questa decisamente inusuale per Sinner, solidissimo in particolare da quel lato, e probabilmente da attribuire all’emozione dell’esordio a questi livelli. Si può però forse intravedere anche una motivazione più profonda alla partita inusualmente fallosa di Sinner. Come discusso nel paragrafo precedente, infatti, Jannik si è trovato sempre sotto una forte pressione: ha raccolto poco direttamente col servizio ed è stato costretto, punto dopo punto, a cercare una breccia nella difesa di Hurkacz. Il polacco però, specialmente considerata la sua stazza, si muove molto bene, e ha regalato poco, obbligando di fatto Sinner a rischiare, forse più di quanto non avrebbe voluto.

E così, nel dodicesimo game, nel tie-break e nei primi quattro game del secondo set, nel momento decisivo della partita, la tensione e la stanchezza (fisica e mentale) hanno presentato il conto: Sinner ha sbagliato undici volte, sette delle quali (compreso un doppio fallo) tra il dodicesimo game che avrebbe potuto dargli la vittoria nel set e il tie-break. Nei game che vanno dal 5-6 al 7-6 4-0, Hurkacz ha commesso invece soltanto sette errori non forzati, di cui appena due fra il dodicesimo game e il tie-break. Quattro punti di differenza nell’intera fase centrale, addirittura cinque in chiusura di primo parziale: un gap che assume un notevole peso specifico. A completare il quadro della partita, e in particolare di quella decisiva fase centrale, va ricordata la grande qualità del gioco di Hurkacz, come mostra la dinamica dei suoi colpi vincenti.

I VINCENTI DI HURKACZ

Figura 5. Cumulativa dei vincenti, dal 5-6 al 7-6 4-0

Fino al 6-5 in proprio favore, Sinner ha messo a referto sei colpi vincenti in più di Hurkacz: è sembrata evidente la scelta strategica del polacco di non rischiare nello scambio. Hurkacz è stato molto disciplinato da fondo e ha deciso di tenere per larga parte della partita: si è rifiutato, per così dire, di giocare la partita sul terreno di Sinner. Nei primi undici game, ha messo a referto soltanto quattro vincenti. Con l’arrivo della fase decisiva del match però, Hurkacz ha messo sul tavolo le proprie fiches e si è fatto propositivo, cogliendo di sorpresa l’italiano e inanellando, dal 6-5 Sinner nel primo set al 7-6 4-0 in suo favore, sei colpi vincenti. Un notevole colpo di reni, che testimonia una volta di più come, in ultima analisi, sia Hurkacz ad aver vinto la finale, e non Sinner ad averla persa.

Alla fine della fase centrale e decisiva della partita, il saldo dei colpi vincenti arrideva ancora a Sinner: la differenza in suo favore però è calata da sei a due colpi. Altri quattro punti di differenza che, combinati con la pressione originata dalla prima di servizio e con gli errori di cui si parlava nello scorso paragrafo, sono valsi la partita e il titolo per Hurkacz, che è salito così al N.16 nel ranking ATP (mentre Sinner, sconfitto in finale, arresta la sua corsa, per ora, al ventitreesimo posto).

Mike McDermott, il giocatore di poker interpretato da Matt Damon in “Rounders” (pellicola del 1998), ricordava: “Tutto si decide in poche mani. Il resto è attesa”. Stavolta, è stato Hurkacz ad avere la mano buona, quella del primo Masters 1000 della carriera. Ma, ne siamo certi, Sinner siederà ancora a quel tavolo: con un’esperienza in più e, se possibile, con ancora maggior determinazione.

A cura di Damiano Verda

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