Decreto Rilancio: cassa integrazione per gli atleti, non per i tennisti. 1800 € ai collaboratori sportivi

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Decreto Rilancio: cassa integrazione per gli atleti, non per i tennisti. 1800 € ai collaboratori sportivi

Cosa contiene il nuovo decreto? Ossigeno per i circoli e la promessa di erogare tre mensilità da 600 euro ai collaboratori sportivi, tra i più colpiti. Cassa integrazione per i tennisti? No, perché non sono dipendenti né… professionisti

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Nuovo decreto, nuovo giro, nuova corsa. Come fossimo sulle montagne russe. Con l’imminente entrata in vigore del ‘Decreto Rilancio‘, che dovrebbe comparire in Gazzetta Ufficiale già quest’oggi, approfondiamo le misure di sostegno e le disposizioni che riguardano il mondo sportivo.

IMPIANTI SPORTIVI – Per quel che riguarda la riapertura degli impianti, già parzialmente riaperti su base regionale, si rimane in attesa di ulteriori specifiche – il comunicato stampa ministeriale pubblicato il 14 maggio non ne fa menzione – ma l’orizzonte sembra quello del 25 maggio, a detta del ministro dello sport Vincenzo Spadafora e dello stesso premier Giuseppe Conte. Ad associazioni e società sportive che gestiscono impianti pubblici sarà concessa la rateizzazione del canone di locazione, e i versamenti non saranno comunque dovuti fino al 30 giugno. In ragione di un ‘sopravvenuto squilibrio dell’assetto di interessi pattuito’, ovvero della chiusura degli impianti, le associazioni avranno anche diritto a una riduzione del 50% del canone di locazione nei mesi da marzo a luglio. Viene introdotta anche la possibilità di rinegoziare i termini degli accordi di gestione con le amministrazioni locali per favorire il recupero dei mancati proventi. Esempio pratico: se qualche circolo aveva un contratto di gestione in scadenza, dovrebbe poter ottenere più facilmente una proroga per compensare le perdite di questi mesi.

COLLABORATORI SPORTIVI – Per quel che riguarda i lavoratori in ambito sportivo che non sono inquadrati a livello contrattuale, tratteggiati dalla definizione ‘collaboratori sportivi’, il nuovo decreto prevede una proroga dell’indennità mensile di 600 euro introdotta dall’articolo 96 del decreto Salva Italia (17 marzo) per coloro i quali guadagnano meno di 10.000 euro all’anno. Gli aventi diritto potranno beneficiarne anche per i mesi di aprile e maggio: il totale del sussidio sale così a 1800 euro per l’ultimo trimestre. Il ministro Spadafora ha circostanziato le modalità di erogazione dell’indennità in un video su Facebook (a cui ha fatto seguito un intervento alla Camera), nel corso del quale ha assicurato che i 1200 euro residui verranno accreditati ai beneficiari senza necessità di compilare una nuova domanda. Ci sarà da attendere soltanto che il ministero dell’economia trasferisca i soldi nelle casse di Sport e Salute, che provvederà poi a pagare i collaboratori.

Un importante chiarimento relativo al bonus per i collaboratori sportivi:

Un importante chiarimento relativo al bonus per i collaboratori sportivi:

Pubblicato da Vincenzo Spadafora su Lunedì 11 maggio 2020

L’altra novità comunicata da Spadafora consiste nell’allargamento della platea degli aventi diritto all’indennità. Nella finestra di marzo sono pervenute 131.077 domande a Sport e Salute, ma i 50 milioni a disposizione consentivano di corrispondere i 600 euro soltanto a 83.333 collaboratori. Lo stanziamento di altri 200 milioni permetterà di offrire un sussidio a tutti coloro che hanno compilato la domanda nella finestra di marzo, ad esclusione di un centinaio di domande illegittime. Sino a questo momento sono stati disposti 75.547 bonifici (gli ultimi 12.000 proprio nelle ultime ore) mentre 7786 domande risultano sottoposte a istruttoria per irregolarità nella compilazione. Il ministro ha però specificato che si tratta per la maggior parte di domande che rispettano i requisiti ma sono incomplete, e i 600 euro – a cui si aggiungeranno i 1200 di aprile e maggio – arriveranno a tutti. Si cercherà inoltre di reperire altre risorse per aprire una nuova finestra di compilazione delle domande, in favore degli aventi diritto che non sono riusciti a inviarla entro la deadline di marzo o eventualmente dei collaboratori che eccedono la soglia di 10.000 euro.

CASSA INTEGRAZIONE PER GLI ATLETI – Specifichiamo subito che questa misura non sembra riguardare il mondo del tennis, per via della vetustà dell’unico provvedimento di legge che disciplina il professionismo sportivo, la legge 91 approvata addirittura nel 1981. In poche parole, in Italia, soltanto sei federazioni sportive avevano riconosciuto il professionismo – per gli atleti di sesso maschile: si tratta di calcio (solo serie A, B e Lega Pro), basket (serie A1 e A2), golf, ciclismo, motociclismo e boxe. Queste ultime due discipline hanno chiuso il settore professionistico rispettivamente nel 2011 e nel 2013, e adesso sono rimasti solo i primi quattro sport. Di questi non ha mai fatto parte il tennis.

Per la legge italiana non sono dunque atleti professionisti il vincitore dell’ultimo torneo di Montecarlo e il semifinalista dello US Open. Per allargare il discorso a un caso persino più eclatante, non è giuridicamente una professionista neanche la tenutaria del record mondiale nei 200 metri stile libero, Federica Pellegrini, che pure è tra gli atleti più vincenti della storia dello sport italiano. Strane storture che soltanto alcune federazioni sono riuscite a correggere incardinando gli atleti principali all’interno di gruppi sportivi militari, e dunque assicurando loro un salario fisso extra-sportivo. Un privilegio concesso a 1354 atleti (dati di settembre 2019 del Sole24ore), ovvero quelli che hanno ottenuto risultati di rilevanza nazionale e rispettano determinati requisiti. Anche qui, nessuna traccia del tennis.

Ne deriva che i tennisti, a cui comunque mancherebbe lo status di ‘lavoratore dipendente’ necessario per accedere all’integrazione salariale, non possono usufruire della cassa integrazione in deroga per gli atleti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti, possibilità prevista dal nuovo decreto per chi denuncia una retribuzione annua lorda non superiore ai 50.000 euro. La spinta per l’introduzione di questa misura sembra essere arrivata dai calciatori di Lega Pro, circa 1400 atleti, il 70% dei quali – secondo una stima di Adriano Galliani, amministratore delegato dell’A.C. Monza – guadagna meno del tetto imposto dal decreto e dunque avrebbe accesso alla cassa integrazione. Si precisa che al fondo pensione per gli sportivi hanno accesso anche allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici, sempre all’interno delle quattro federazioni professionistiche.

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