Uno contro tutti: da Borg a McEnroe

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Uno contro tutti: da Borg a McEnroe

Ventisei uomini diversi hanno occupato il trono di numero uno del mondo. Ripercorriamo le loro storie: oggi il testimone passa da Bjorn a John

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Bjorn Borg e John McEnroe (foto via Twitter, @Wimbledon)
 

È scettico, alla vigilia, John McEnroe. Il campione in carica degli US Open ha appena perso ad Atlanta da John Austin e la caviglia infortunata gli impedisce di muoversi sul campo come vorrebbe. Bjorn Borg, invece, ha il terzo appuntamento consecutivo con il destino e stavolta non può fallire: deve portare a casa questo Slam e puntare dritto verso Melbourne, dove ad attenderlo c’è la leggenda. Ma se Atene piange, Sparta non ride e nemmeno il n.1 del mondo è in perfetta forma. Lo confermano le difficoltà che incontra sul suo cammino newyorchese, costretto com’è a cedere due set ancor prima dei quarti (a Sadri e McNamara) dove se la vedrà con uno di quelli che lo fanno soffrire, ovvero Tanner.

Stavolta si gioca di pomeriggio (e non con le luci artificiali come un anno addietro) ma l’esito sembra lo stesso; il bombardiere di Chattanooga si porta avanti due set a uno e 4-2 nel quarto però, come scriverà Barry Lorge sul Washington Post, lo svedese ha “il ghiaccio nello stomaco” e, anche lontano dal suo miglior tennis, recupera il parziale e vince 6-3 al quinto. La situazione si ripete in semifinale, dove Kriek va addirittura avanti con un doppio 6-4 ma da quel momento raccoglie appena tre giochi, uno per set. Dopo la prima semifinale maschile, il tradizionale Super Saturday prosegue con Chris Evert che conquista il suo quinto titolo a New York ma il piatto forte arriva in serata quando si affrontano McEnroe e Connors. Jimbo sembra incontenibile e sale 3-1 nel quarto parziale dopo aver dominato il terzo per 6-0 ma Mac reagisce, infila cinque giochi consecutivi e nel quinto serve per la finale. Connors non ci sta, gli strappa la battuta e rimanda il verdetto al tie-break, dove però crolla senza rimedio lasciando al giovane connazionale l’onore e l’onere di battersi contro Borg.

Anche se lo svedese rimarrà sul trono dell’ATP per altri dieci mesi, si può ben dire che l’atto conclusivo degli US Open 1980 ne abbia decretato l’inizio dell’inesorabile e repentino declino. Quando inizia il quinto set di un incontro teso ma meno spettacolare di quello andato in scena a Wimbledon, c’è un dato che balza agli occhi: su quella distanza, Borg ha perso l’ultima volta nel febbraio del 1976 (battuto da Nastase nella semifinale della Challenge Cup di Honolulu) e da allora ha vinto tredici incontri su tredici; più in generale, lo scandinavo ha un bilancio di 25-4 sulla lunga distanza. Se poi accade, come lì, che si trovi dietro 0-2 e riesca a rimontare, anche l’inerzia sembra sospingerlo verso il trionfo.

Invece una dubbia chiamata e due doppi falli nel settimo gioco spostano di nuovo l’equilibrio verso McEnroe che gli ruba la battuta e chiude 6-4. Si tratta della terza vittoria di John sul numero 1 ATP, la seconda nei confronti di Borg. Anche se non lo dà troppo a vedere, Bjorn accusa il colpo; dopo più di un mese di inattività torna in campo a Basilea e perde in finale con un cecoslovacco alto e magro di nome Ivan Lendl con le stesse modalità di Flushing Meadows, ovvero recuperando due set e perdendo il quinto. A Tokyo fa anche peggio e perde nei quarti per mano di Bill Scanlon, un texano amante delle Hawaii (a Maui ha vinto i suoi due titoli ATP) che più avanti riuscirà anche a entrare tra i top-10.

Prima che finisca l’anno, Borg e McEnroe si ritrovano avversari sia nella finale di Stoccolma che nel round-robin del Masters di New York: in entrambi i casi vince lo svedese ma il suo desiderio di continuare a praticare questo sport è sempre più flebile. Nel 1981, Borg riduce ulteriormente l’attività e gioca tre soli tornei prima del Roland Garros. A Bruxelles è la volta del tedesco Rolf Gehring di vivere la sua giornata di notorietà, al WCT di Milano perde in finale con McEnroe mentre a Monte Carlo – dove è imbattuto da 14 incontri e ha vinto gli ultimi tre tornei disputati – deve anche fare i conti con una spalla malandata e si arrende al debutto a Pecci in tre set. Il n°1 non sembra preoccupato e chiosa: “La stagione inizia a Parigi”.

Lì per lì sembra una boutade e invece, anche senza dominare come in passato, è la verità perché al Roland Garros si impone su Lendl in cinque set e incamera il sesto titolo parigino, quarto consecutivo. Siamo ai titoli di coda. A Wimbledon va in scena la ripetizione della finale del 1980 e stavolta in palio c’è anche il bastone del comando. A sentire Loredana Bertè nella sua autobiografia, quel giorno a Borg interessa ben poco dell’incontro e vuole solo uscire al più presto dal campo per dedicarsi ad altri piaceri ma io credo che lo svedese abbia perso già da tempo la determinazione necessaria per contrastare l’ascesa del rivale, che lo batte in quattro set e torna ad essere il n.1 per un paio di settimane perché la vittoria sulla terra di Stoccarda rimette Borg in vetta per gli ultimi quattordici giorni.

 

Il 2 agosto infatti si chiude definitivamente la sua epoca con questi numeri: 109 settimane, 152 incontri con un bilancio di 139 vinte e 13 perse che valgono una percentuale del 91,45%, la più alta in assoluto tra tutti i numeri 1 della storia. Nella sua esistenza da n.1, Borg ha giocato 32 tornei conquistando 23 finali e vincendone 18. Da numero 2 farà in tempo a perdere un’altra finale agli US Open e vincere, sulla terra di Ginevra, il 64° e ultimo titolo di una carriera che da lì in avanti si disperderà in mille rigagnoli fatti di altrettanti improbabili e improponibili rientri, che serviranno solo ad offuscarne (ma solo in minimissima parte) lo splendore.

Dunque, il 3 agosto John McEnroe riconquista la vetta del ranking ma questa volta avrà modo e tempo per abituarsi. Nelle tre precedenti esperienze, infatti, si è trattato di sporadiche settimane (sei in tutto) all’interno del regno di Borg; adesso invece non ci sono dubbi che il n.1 sia lui. Tuttavia, i risultati di SuperMac non sono straordinari e arrivano alcune sconfitte di troppo. In Canada lo batte Amritraj, a San Francisco Scanlon e a Tokyo addirittura Vincent Van Patten, che però nell’occasione completa la sua miglior settimana conquistando l’unico titolo della carriera e battendo, oltre a McEnroe, altri due campioni slam come Gerulaitis e Edmondson. Entrato con il n.83 ATP, Vincent esce dall’indoor giapponese con il best-ranking di n.26 e, una volta appesa la racchetta al chiodo, intraprenderà la carriera di attore partecipando, tra l’altro, a Baywatch e Love Boat. Altro ko doloroso, per il mancino di Wiesbaden, è quello rimediato a Wembley, dove Connors gli recupera due set anche grazie a una sua sceneggiata che inverte l’inerzia della sfida.

Consueta coda della stagione precedente, il Masters del Madison Square Garden apre di fatto il 1982 e per il n.1 arrivano altre due battute d’arresto, di cui la più dolorosa è quella rimediata in semifinale contro Ivan Lendl, ovvero colui che in futuro ne erediterà la leadership mondiale. Il cecoslovacco e il ritornante Connors saranno i rivali diretti di McEnroe per quattro stagioni ma il primo a strappargli la corona è proprio Jimbo, che mette fieno in cascina battendolo nelle finali del Queen’s e di Wimbledon e lo spodesta del tutto a Flushing Meadows, in cui torna a far valere la legge degli anni pari. Dopo il 1974, il 1976 e il 1978, Connors centra il poker ai danni di un Lendl che pure partiva con i favori del pronostico. Certo, i precedenti dicevano 8-1 Connors ma quell’1 era avvenuto poche settimane prima a Cincinnati e Ivan aveva vinto 6-1 6-1! Però gli Slam sono altra cosa e, come avrà modo di rimarcare il vincitore a fine incontro, “Wimbledon è sempre Wimbledon ma qui è diverso, sono a casa mia, nel mio territorio.”.

Il 13 settembre Jimbo si riprende il n.1 e inaugura un periodo di estremo equilibrio, confermato dai dati: in meno di due anni ci saranno ben venti cambi al vertice tra McEnroe, Connors e Lendl. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

TABELLA SCONFITTE N.1 ATP – QUINTA PARTE

ANNONUMERO 1AVVERSARIOSCORETORNEOSUP.
1980BORG, BJORNMcENROE, JOHN67 16 76 75 46US OPENH
1980BORG, BJORNLENDL, IVAN36 26 75 60 46BASILEAH
1980BORG, BJORNSCANLON, BILL57 63 57TOKYO INDOORS
1981BORG, BJORNMAYER, GENE06 36MASTERS S
1981BORG, BJORNGEHRING, ROLF67 57BRUXELLES WCTS
1981BORG, BJORNMcENROE, JOHN67 46MILANO WCTS
1981BORG, BJORNPECCI, VICTOR06 64 57MONTE CARLO  C
1981BORG, BJORNMcENROE, JOHN64 67 67 46WIMBLEDONG
1981McENROE, JOHNLENDL, IVAN46 1214 57DAVIS CUPH
1981McENROE, JOHNAMRITRAJ, VIJAY75 67 16CANADA OPENH
1981McENROE, JOHNSCANLON, BILL63 67 26SAN FRANCISCOS
1981McENROE, JOHNVAN PATTEN, VINCE36 57TOKYO INDOORS
1981McENROE, JOHNCONNORS, JIMMY63 62 36 46 26WEMBLEYS
1982McENROE, JOHNTELTSCHER, ELIOT46 16MASTERS S
1982McENROE, JOHNLENDL, IVAN46 26MASTERS S
1982McENROE, JOHNKRIEK, JOHAN36 63 46MEMPHISS
1982McENROE, JOHNLENDL, IVAN26 63 36 36DALLAS WCTS
1982McENROE, JOHNDIBBS, EDDIE67 36FOREST HILLS WCTC
1982McENROE, JOHNCONNORS, JIMMY57 36QUEEN’SG
1982McENROE, JOHNCONNORS, JIMMY63 36 76 67 46WIMBLEDONG
1982McENROE, JOHNLENDL, IVAN46 46CANADA OPENH
1982McENROE, JOHNDENTON, STEVE67 46CINCINNATIH
1982McENROE, JOHNLENDL, IVAN46 46 67US OPENH

Uno contro tutti: Nastase e Newcombe
Uno contro tutti: Connors
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Francesco Passaro e un 2022 da favola: quasi 500 posizioni scalate e un sogno chiamato Next Gen

Francesco Passaro raggiunge Lorenzo Musetti e si qualifica per le Next Gen ATP Finals. Chi l’avrebbe detto ad inizio anno?

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Francesco Passaro, Napoli 2022 - Credit: Riccardo Lolli - Tennis Napoli Cup

Dall’8 al 12 novembre Milano sarà il teatro delle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals, il torneo di fine anno dedicato agli otto migliori giocatori Under 21 del circuito ATP. Quest’anno, per la prima volta nella storia della competizione, saranno presenti due italiani, vale a dire Lorenzo Musetti e Francesco Passaro, rispettivamente numeri 3 e 9 della race (n°1 e n°7 se si escludono Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, che non saranno di scena nel capoluogo lombardo).

Musetti si trova senza ombra di dubbio nel miglior momento della sua giovane carriera, fresco vincitore dell’ATP250 di Napoli – secondo successo in carriera e in stagione dopo il ‘500’ Amburgo – e del best ranking di n°23, raggiunto lunedì 24/10. È d’obbligo però spendere qualche parola anche per Francesco Passaro, che nonostante abbia un anno in più del 20enne di Carrara è esploso più tardi. Ma, si sa, ognuno ha i suoi tempi.

Francesco Passaro Next Gen ATP Finals
Francesco Passaro, Challenger Forlì 2022 – credit: Uff. Stampa Forlì

Francesco Passaro, gli inizi: i titoli junior e le difficoltà Slam

Chissà cosa avrebbe pensato il 21enne Passaro se, un anno fa, gli avessero detto che tra pochi giorni si sarebbe giocato il titolo di miglior under 21 del 2022. Ad inizio stagione infatti – precisamente il 3 gennaio – vicino al suo nome in classifica c’era il numero 605. Un giovane di belle speranze, certo, che tuttavia non aveva ancora vinto un match neanche a livello Challenger. Ma facciamo un passo indietro.

 

Francesco Passaro nasce a Perugia il 7 gennaio 2001 e, degli otto next gen milanesi, è chiaramente il meno next. Inizia a giocare a tennis all’erà di sei anni, divertendosi però anche con il calcio. A 12 anni, come raccontato ad atptour.com, decide di appendere momentaneamente la racchetta al chiodo ed indossare esclusivamente guanti e scarpe con i tacchetti, visto il ruolo da portiere.

Un anno dopo, però, capisce di voler soltanto giocare a tennis, riprendendo ad allenarsi con continuità. Dal 2017 al 2019 – quindi dai 16 ai 18 anni – gioca nel circuito ITF riservato agli Junior, gli U18. Il 6 maggio 2019 raggiunge il best ranking di n°31, conquistando in quei tre anni altrettanti titoli, non riuscendo però mai ad andare oltre il primo turno in cinque partecipazioni agli Slam Juniores tra il 2018 e il 2019.

Tennis calcio risultati
Francesco Passaro – Torneo internazionale under 18 “Città di Santa Croce” Mauro Sabatini (foto di Massimo Covato)

2021, l’anno delle prime volte (con un nome nel destino)

Già dal 2017 comincia a giocare tra i “grandi”, mentre nel 2020 disputa il suo ultimo incontro junior e passa definitivamente al tennis adulto. Il primo salto arriva nel 2021, quando il perugino conquista i suoi primi due titoli ITF, negli M15 di Il Cairo e Xativa, entrambi sulla terra rossa (sua superficie prediletta).

Il 5 luglio entra per la prima volta nel main draw di un Challenger, perdendo nel torneo di casa a Perugia da Zhizhen Zhang. La (doppia) rivincita, un anno più tardi, sarà dolcissima. Il 2021 è l’anno del primo grande balzo in classifica: Passaro passa dal n°981 del 4 gennaio al già citato n°605 di inizio 2022, ma non si accontenta.

Francesco Passaro risultati titoli
Francesco Passaro – Australian Open Junior 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Dalla cavalcata di Sanremo a Roma, inizia l’ascesa di Francesco Passaro

La seconda – e certamente la più vistosa e complicata – scalata nel ranking avviene in questa stagione. Si tratta di un cambiamento radicale, non soltanto nel numerino vicino alla dicitura “Francesco Passaro” sul sito ATP, ma una metamorfosi che investe gioco (più offensivo e verticale), prestazioni e risultati e, conseguentemente, regala al classe 2001 anche un diverso prestigio negli avversari affrontati.

Al terzo torneo del 2022 l’azzurro raggiunge subito una finale, perdendo 6-4 7-5 da Mattia Bellucci all’M15 di Monastir, dove un mese dopo conquista il suo terzo ITF in carriera, il primo stagionale.

Il vero exploit, tuttavia, avviene ad inizio aprile al Challenger di Sanremo, torneo che ha svoltato la sua stagione e, chissà, forse anche la sua intera carriera. Partendo dalle qualificazioni – dove elimina l’ex top10 Gulbis al primo turno – Passaro ottiene la sua prima vittoria in un Challenger, sconfiggendo Borna Gojo.

Nei giorni successivi il perugino betterà anche A. Muller, Valkusz e Gianluca Mager, raggiungendo una clamorosa finale che gli vale il best ranking di n°354. Qui gioca a viso aperto e rischia l’impresa contro Holger Rune – oggi n.25 ATP e seconda testa di serie a Milano – cedendo solo 6-4 al terzo set dopo essere stato avanti di un break nel parziale decisivo. “Non mi sarei mai aspettato di arrivare dove sono arrivato, aveva dichiarato il giovane italiano ai nostri microfoni dopo la finale.

L’ascesa è appena iniziata. Nelle settimane successive il 21enne di Perugia supera le prequalificazioni per gli Internazionali BNL d’Italia e ottiene la wild card per il tabellone principale. L’8 maggio fa il suo esordio nel circuito ATP, ma l’avversario, considerata la superficie, è dei più tosti in circolazione. Passaro non sfigura, ma deve arrendersi 6-3 6-2 al cileno Cristian Garin.

Passaro chi è risultati
Francesco Passaro (a destra) e Holger Rune (a sinistra) – ATP Challenger Sanremo (foto Tullio Bigordi)

Lo scalpo di un top100 e il primo titolo Challenger

Un mese più tardi l’azzurro raggiunge la seconda finale Challenger in poco tempo, schiantando in semifinale al ‘125’ di Forlì Jaume Munar, allora n.87 del mondo. È la prima vittoria contro un top100 della carriera per l’umbro, che abdicherà solo in finale di fronte a Lorenzo Musetti.

Milano sembra essere nel suo destino: un altro grande torneo non basta, perché a fine giugno la corsa di Passaro si ferma ancora in finale, battuto 7-6(2) 6-4 da Federico Coria. Il grande risultato conseguito gli vale comunque l’entrata in top200, che sublima la settimana dopo con la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo, tanto in singolare quanto in doppio (in coppia con l’amico Matteo Arnaldi).

Il quarto tentativo è finalmente quello buono. Ricordate Zhizhen Zhang? Il cinese lo aveva battuto a Perugia a luglio 2021, alla prima partita dell’italiano in un Challenger. Poco più di un anno dopo, a metà luglio 2022, Francesco Passaro è il re di Trieste, conquistando il primo torneo in carriera a livello Challenger: a soccombere in finale è proprio il 26enne cinese, sconfitto 4-6 6-3 6-3. Questo successo vale l’ingresso tra i primi 150 giocatori del mondo, con il nuovo best ranking di n°144.

Passaro Next Gen
Francesco Passaro – Trieste 2022 (foto Tennis Events FVG)

New York, Firenze e Milano, altre tre meravigliose prime volte

Gli straordinari risultati della prima metà di 2022 permettono al perugino di volare a New York, destinazione US Open. In una spedizione record di 23 italiani al via tra tabellone principale e qualificazioni, Passaro supera 6-4 7-6(2) l’australiano Polmans al primo turno. Abdica solo ad Hugo Grenier due giorni dopo, dal quale perde 7-6(12) 6-1 non sfruttando tre set point nel primo parziale.

Neanche il tempo di disperarsi che, una settimana dopo, l’azzurro raggiunge una nuova finale a Como – la quinta stagionale – cedendo solo al tedesco Stebe in due set lottati. Il 26 settembre si issa al numero 122 ATP, al momento il suo best ranking.

Due settimane più tardi c’è ancora Zhizhen Zhang nel suo destino. Passaro riceve una wild card per l’ATP250 di Firenze, dove pesca il cinese al primo turno e lo sconfigge ancora: 7-6(4) 7-6(6). È la prima vittoria in assoluto a livello ATP per lui, arrivata curiosamente non sulla terra battuta ma sul cemento, superficie su cui ha dichiarato ai nostri microfoni di voler migliorare ancora molto.

Nel giro di una settimana sarà due volte lo statunitense Mackenzie McDonald a fermarlo, al secondo turno nel capoluogo toscano e al primo round all’ATP 250 di Napoli, dov’è entrato superando le qualificazioni. I risultati straordinari gli consentono, ufficialmente, di giocarsi le sue carte a Milano contro gli altri migliori sette U21 del 2022. La certezza matematica arriva il 26 ottobre, con la sconfitta di Dominic Stricker a Basilea contro Pablo Carreño Busta.

859 posizioni scalate in due anni, 483 solo nel 2022. E chissà, a questo punto, che il meglio non debba ancora venire.

US Open 2022
Francesco Passaro – US Open 2022 (foto Ubitennis)

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ATP

A Seoul la presenza di Kim Seokjin regala uno storico numero di interazioni per i social dell’ATP

Curiosità: la presenza del cantante della band coreana BTS fa scatenare i fan sul profilo Twitter dell’ATP

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Kim Seok-jin - ATP Seoul 2022 (via Twitter, @atptour)

Solitamente sul Twitter dell’ATP a produrre la maggior parte dell’engagement e della viralità dei post sono i video di un colpo eclatante, un match point storico, uno scambio incredibile. Ma un tweet pubblicato giovedì 29 settembre in occasione dell’esordio al Korea Open di Seoul del n.2 al mondo Casper Ruud (che con la vittoria ha tra l’altro centrato la qualificazione alle Finals per il secondo anno di fila) ha fatto registrare un record di interazioni, un numero altissimo di like e risposte, oltre che di retweet. E non per la bravura del tennista norvegese, ma per la semplice presenza di un personaggio nel pubblico, inquadrato improvvisamente dalle telecamere. Di chi si tratta?

Il ragazzo in foto, a primo acchito difficile da riconoscere a causa della mascherina, è Kim Seok-jin, meglio conosciuto semplicemente come Jin, uno dei quattro cantanti (nello specifico un tenore) della nota band sudcoreana BTS, conosciuti anche come Bangtan Boys, formatasi nel 2013 a Seoul. Un gruppo di vero e proprio culto in Corea del Sud ma non solo, considerando che su Youtube hanno ben due video da più, e non di poco, di un miliardo di visualizzazioni, e che un altro membro della band, Suga, di recente è anche apparso sul Twitter di Stephen Curry. Dunque, mescolando questi elementi, e considerando che il torneo dove Jin era presente a vedere il n.2 del mondo si giocasse in Corea, è facile capire anche il motivo di questi numeri social da capogiro: quasi 83.000 like per un tweet, 569 risposte, e più di 29.000 retweet, per un picco di interazioni che fa storia per quanto riguarda il profilo Twitter dell’ATP.

 

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evidenza

Lo Slam racconta: US Open 1938, il Grande Slam del Dragone Rosso

Il 24 settembre 1938 Don Budge – God, come lo chiamava Tilden – completa per primo il Grande Slam della racchetta. Nemmeno uno dei più devastanti uragani della storia fermò l’uomo nato per giocare a tennis ed essere il migliore

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Donald Budge - White City Stadium, Sydney, 1937

Il Great New England Hurricane si era formato il 9 settembre 1938 sulle coste dell’Africa Occidentale. Raggiunse il picco di intensità il 19 alle Bahamas con venti fino a 260 kmh e le isole lo deviarono verso la costa est. Quando investì la zona di New York prima di dissiparsi in Ontario l’uragano aveva perso intensità ma fu comunque sufficiente a procurare sette giorni da tragenda.

Anche quella mattina Don Budge guardò fuori dalla finestra, pioveva ancora e tenere a bada l’inquietudine cominciava a essere difficile. La finale degli US National Championships, l’incontro più importante della vita, continuava a sfuggirgli, come la tartaruga da Achille. Giorno dopo giorno. Al momento del match poi il centrale del West Side Tennis Club sarebbe stato fradicio e questo poteva favorire Gene e il suo tennis fatto di precisione e leggerezza.

“Forse gli dei del tennis non vogliono un novellino fra loro…” pensò nel forse unico accesso di superbia della sua vita, subito spento da una smorfia.

 

Forest Hills, 24 settembre 1938. Doveva vincere, doveva farlo adesso e contro il suo amico fraterno. Ora o mai più.

Era stato un lungo viaggio e mentre la pioggia batteva incessante sui vetri Don tornò a quella cena di quasi un anno prima quando l’amico campione Ellsworth Vines ( “…quando Ellie era in forma eri fortunato a toccare la palla” Jack Kramer dixit) cercava in tutti i modi di dissuaderlo dall’idea di tentare il Grande Slam, senza riuscirci. In qualche modo sapeva di potercela fare.

I ricordi si affastellavano uno sull’altro, il viaggio in nave dall’altra parte del mondo scandito dalle note di Benny Goodman, il caldo soffocante, l’erba australiana traditrice e le sconfitte in serie nei test match che precedevano gli Australian Championships. Poi quello più dolce, la vittoria in finale ad Adelaide contro John Bromwich per 6-4, 6-2, 6-1. Un massacro.

Parigi e Londra erano state conquistate sulle ali dell’entusiasmo, 13 games persi nelle due finali contro Menzel e Austin. Solo il barone Von Cramm avrebbe potuto contrastarlo validamente al Roland Garros ma da una prigione nazista era difficile giocare…

Non potendolo piegare alla svastica il regime lo aveva condannato a un anno di prigione per omosessualità e esportazione di valuta. Fu Budge stesso a promuovere una lettera di protesta firmata da 25 grandi atleti e consegnata nelle mani del fuhrer. La condanna fu ridotta a cinque mesi.

Aveva fatto il giro del mondo ma il viaggio vero era cominciato molto tempo prima.

I Budge erano scozzesi, e scozzesi delle Highlands, gente dura e scabra come le scogliere su cui batte incessantemente quel mare.

Il padre di Don è una giovane e dotata ala destra ventenne dei Glasgow Rangers quando durante un allenamento cade in un contrasto, sbatte la testa e sviene. L’azione si sposta altrove, la nebbia scozzese vela tutto e incredibilmente l’allenamento termina senza che nessuno noti l’assenza di John Budge. Passa un’ora prima che lo trovino ancora esanime a terra, la testa è a posto ma la pioggia gelida gli rovina per sempre i polmoni. Il medico consiglia climi miti e Budge senior sceglie Oakland, California settentrionale. Qui, il 13 giugno 1915, nasce Don, il Dragone Rosso.

Il colore dei capelli lo prese dalla madre Pearl Kinckaid anche se il figlio non li vide mai. Le erano diventati completamente bianchi per lo spavento durante il terremoto di San Francisco del 1906, quando il suo lettino era stato sbattuto da una parte all’altra della stanza.

Oakland è una mecca del baseball e Don gioca in ogni momento libero; è in quei pomeriggi che prende forma il più grande rovescio della storia del tennis. Il giovanotto è ambidestro e sul diamante batte da mancino. Quando il fratello maggiore lo porta su un campo da tennis impugna invecela racchetta con la destra ed è naturale per lui ricalcare esattamente lo stesso movimento memorizzato con la mazza da baseball. Stessa linearità, eleganza ed efficacia. Considerando poi che Budge giocò sempre con una Wilson Ghost da quasi mezzo chilo senza cuoio sul manico la differenza non era poi troppa.

I colpi vengono assimilati con una dedizione assoluta e quando in una sola estate cresce fino a un metro e ottantacinque il suo gioco diventa devastante.

L’ultimo tassello è la scoperta dell’anticipo. Nel 1935 Don era stato invitato ad arbitrare un’esibizione fra Perry e Vines e dal seggiolone era rimasto strabiliato da come Fred, ex campione mondiale di ping pong, colpiva la palla un attimo dopo il rimbalzo. Budge impiegò quell’inverno imparando ad abbinare la potenza all’anticipo e “… dopo aver colpito per settimane ogni centimetro delle reti di recinzione” riuscì nell’impresa.

Ecco la testimonianza di Julius Heldman, ex tennista, poi gran penna dello sport statunitense:

“Io sono cresciuto e ho giocato all’epoca di Don Budge e per quelli come me lui non era solo intoccabile ma il più grande giocatore di ogni tempo. Non consentiva a nessuno di entrare in partita e la sua potenza devastante non calava mai.”

Ormai era solo questione di tempo e il tempo era arrivato.

Quel 24 settembre tutti i dubbi e le paure vennero spazzati via da quel rovescio che era un dono degli dei. Solo nel secondo set Gene Mako riuscì a cogliere di sorpresa l’amico sottraendogli con un passante alla Rocambole l’unico set del torneo.

Negli altri tre non ci fu storia, come sempre quando The Big Red scendeva in campo.

24 settembre 1938, West Side Tennis Club, Forest Hills

John Donald Budge b. Gene Mako 6-3, 6-8, 6-2, 6-1

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