Tanti auguri Schiavone, dieci anni fa regina di Francia (Crivelli). Parigi e il bacio della Leonessa (Semeraro). Sinner pronto ad allenarsi con Nadal e Djokovic (Barana). «Datemi salute e pace e gioco altri due anni» (Semeraro)

Rassegna stampa

Tanti auguri Schiavone, dieci anni fa regina di Francia (Crivelli). Parigi e il bacio della Leonessa (Semeraro). Sinner pronto ad allenarsi con Nadal e Djokovic (Barana). «Datemi salute e pace e gioco altri due anni» (Semeraro)

La rassegna stampa di venerdì 5 giugno 2020

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Tanti auguri Schiavone, dieci anni fa regina di Francia (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Incancellabile. Nel grande libro dello sport italiano, il 5 giugno 2010 resterà una data scolpita nell’immortalità. Dieci anni fa, la Schiavone vinceva il Roland Garros battendo in finale l’australiana Stosur 6-4 7-6 (2). Per omaggiarla, le dedichiamo un decalogo personalizzato. 1 – Il ricordo. Francesca affronta il Roland Garros del 2010 da testa di serie numero 17. La partita chiave è quella di terzo turno contro la cinese Li Na: la Schiavone gioca quella che lei stessa definisce la partita più bella in carriera e da quel momento diventa inarrestabile. Così ricorda i momenti che hanno preceduto l’ingresso in campo della finale: «Eravamo pronte a uscire dal tunnel ed è partita la musica del Gladiatore, la canzone di uno dei miei film preferiti, che ho visto decine di volte. E stato un attimo, mi sono connessa immediatamente con le mie emozioni, lo stress è sparito». 2 – I sogni. In quel pomeriggio parigino Francesca Schiavone realizza in un colpo solo i due sogni sportivi che coltivava fin da ragazzina: «A 18 anni mi ero posta di inseguire due obiettivi, ben sapendo che probabilmente si trattava solo di un sogno: vincere il Roland Garros ed entrare tra le prime dieci giocatrici del mondo». 3 – I rimpianti. Nonostante una carriera fenomenale, anche per lei c’è stato il momento dei rimpianti: «La finale del Roland Garros del 2011: sul 6-5 per me nel secondo set la giudice di sedia Engzell chiama buona una palla della Li Na che è decisamente fuori. Probabilmente avrei vinto il set, e al terzo avrei avuto più birra di lei. E invece quella chiamata mi ha mandato in tilt. E poi mi dispiace non essere riuscita a mettermi al collo una medaglia olimpica (a Pechino 2008 si fermò ai quarti, ndr) per l’Italia. Ci sono andata vicina. Ma so che prima o poi qualcuno di noi la vincerà». 4 – La malattia. A maggio del 2019 le diagnosticano un linfoma. A dicembre, su Instagram, l’annuncio che la bestia è stata sconfitta. Poi a Sportweek confessa: «È stata la battaglia più dura della mia vita, non è comparabile con nessun’altra cosa. Anche se sei stata un’atleta, anche se sei stata abituata a lottare, quando te lo dicono senti le gambe sprofondare. D’altra parte non è che con il tumore chiudi la partita e finisce tutto. Dentro un po’ di paura rimane. Ma adesso l’emozione più grande è essere viva, alzarsi al mattino e dire “sto bene”». […] 6 – La pandemia. Anche Francesca, come tutti, è stata travolta da un’emergenza che nessuno aveva mai vissuto: «Stiamo condividendo un’esperienza che ci costringe a riflettere. I più forti sono quelli che non ne usciranno a mani vuote, ma portandosi dietro qualcosa. Io mi sono ripresa la salute, che non è poco, e il tempo. Ora mi rendo conto di quando vado troppo veloce». […] 10 – Allenatrice. Dopo il ritiro e appena prima della malattia, Francesca aveva allenato la Wozniacki per la stagione sulla terra e aveva cominciato una collaborazione con Fognini. Adesso, se riprendesse quella strada, le piacerebbe occuparsi di giovani italiani oppure della Halep. Ma la porta di casa Fognini è sempre aperta: «Allenare un uomo sarebbe una gran bella sfida».

Parigi e il bacio della Leonessa (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

E’ il 2004, o forse il 2005, in una saletta degli US Open c’è Francesca Schiavone, sudata e incazzata per una sconfitta. «Lo so che dirlo adesso sembra folle, e che non mi crederete – butta lì – Ma un giorno io vincerò un torneo dello Slam». Roland Garros, 5 giugno 2010, sul “Philippe Chatrier” c’è Francesca Schiavone che alza la coppa del Roland Garros. Ha appena battuto Samantha Stosur; 6-4 7-6. E chi era lì se li ricorda tutti, uno per uno, i brividi che ha provato quando è partito l’Inno di Mameli per la Leonessa, la prima tennista italiana della storia a vincere uno Slam, la terza in assoluto dopo Pietrangeli e Panatta. «Sono passati dieci anni, ma sembra adesso», ha ammesso in questi giorni Francesca, che da qualche mese si è messa in tasca un successo ancora più importante, quello contro il tumore con cui ha combattuto per più di un anno. «Quella di Parigi è stata la seconda vittoria più importante», ripete. «La prima è essere viva». Dieci anni fa al Bois de Boulogne aveva camminato da predestinata, eliminando al terzo turno Na Li – che l’avrebbe beffata l’anno dopo, nella sua seconda finale, con la complicità di una chiamata scandalosa – poi Maria Kirilenko, Caroline Wozniacki nei quarti e la Stosur in finale. In semifinale il pizzico di fortuna, la spolverata di destino che assiste sempre i Prescelti: il ritiro di Elena Dementieva. Poi quel bacio alla terra rossa, e l’inizio della love story fra il nostro tennis femminile e la storia. Il prologo era stato l’ingresso di Flavia Pennetta fra le Top 10, nell’agosto di un anno prima, un altro debutto storico. Le basi erano state gettate con il primo dei quattro successi in Fed Cup, nel 2006. Il colpaccio della Leonessa, quasi ripetuto nel 2011, ha stappato cinque anni irripetibili. Una serie di vittorie continue anche a livello individuale: Francesca che sfiora il bis nel 2011 – e il tarlo che dietro quella chiamata “assurda” di Louise Engzell ci fosse anche un filo di sudditanza verso lo sterminato mercato cinese, comunque, rimane – Sara Errani che l’anno dopo macchia di nuovo la finale di azzurro, arrrendendosi solo alla Sharapova. L’ingresso fra le prime dieci di quattro delle nostre: dopo Flavia (best ranking n.6) e Francesca (n.4), anche la Errani (n. 5 nel 2013) e Robertina Vinci (n.7 nel 2016). La semifinale agli US Open di Sara, nel 2012, il grande Slam di doppio in carriera suo e di Roberta fra 2012 e 2014. Infine l’apoteosi a New York, nel 2015; quella finale “all Italian”, magnifica e quasi surreale, vinta dalla Pennetta sulla Vinci dopo che Robertina aveva umiliato sua maestà Serena Wiliams. Quella generazione fantastica – ecco l’unico rimpianto – non ha lasciato eredi in campo femminile. Ma in maniera segreta, sottocutanea, ha nutrito il rinascimento maschile, la crescita di Fognini, Berrettini e ora di Sinner. L’impresa di Francesca a Parigi, 10 anni fa, ha mostrato a tutti che sì, si poteva fare. Guarda caso il nome del bistrot che Francesca ha inaugurato a Milano è proprio quello: Sifà. E magari sarà lei, in futuro, da coach, a mostrarci che si può anche rifare.

Sinner pronto ad allenarsi con Nadal e Djokovic (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

Linea diretta con Nadal e Djokovic. Il telefono lo ha preso in mano Riccardo Piatti, il coach di Jannik Sinner, che vuole far allenare insieme il pusterese con i due fuoriclasse. L’obiettivo è creare «delle vere e proprie simulazioni di partite approfittando dei tornei fermi» ha detto Piatti, in modo che «Jannik porti via qualcosa ai migliori». Piatti così nei giorni scorsi ha parlato con Carlos Moya, ex campione spagnolo e oggi allenatore di Nadal. Il filo è diretto invece con Djokovic, che da ragazzino è stato cresciuto dal maestro comasco. Inoltre Nole, attuale numero uno del mondo, spesso va ad allenarsi a Montecarlo, dove attualmente è di stanza Sinner, che ha lasciato provvisoriamente Bordighera. Nel Principato già in passato Sinner ha potuto scambiare qualche palleggio con il serbo, ma questa volta sarebbe diverso. Negli anni scorsi Sinner era solo un ragazzino usato come sparring partner, adesso si tratterebbe di allenamenti mirati. Con Nadal invece la questione è un filo più complicata da organizzare: il maiorchino in genere non si allontana mai dalla sua Accademia a Manacor, per questo Piatti sta lavorando per portare per un periodo Sinner proprio nelle Baleari, a «casa» di Nadal. Il coach è determinato: «Sinner va portato al top in tre anni, deve incrociare i migliori e imparare da loro». Alcuni colpi vanno perfezionati. Prendi il servizio: «Deve aumentare la rotazione delle spalle, se va in anticipo con il movimento può trovare angoli più stretti. Poi deve iniziare a utilizzare meglio le variazioni» dice Piatti. Poi c’è il gioco al volo: «La sua volée è buona tecnicamente — conclude Piatti — ma se gli cambiano la rotazione o la velocità del passante va in difficoltà».

«Datemi salute e pace e gioco altri due anni» (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

«Quello del tennis è un circuito mondiale, secondo me potrà ripartire quando tutti i tennisti potranno viaggiare. Se non sarà così, magari giocheremo lo stesso e parteciperò anch’io. Ma avrei la sensazione di fare una cosa che non è del tutto giusta». Metti una colazione – virtuale, via Zoom – con Rafa Nadal, che il giorno dopo aver compiuto 34 anni si collega con un gruppo di giornalisti per commentare a che punto è il tennis. In questa settimana di inizio giugno di solito Rafa è a Parigi, ma la pandemia per ora gli ha impedito di difendere il titolo vinto l’anno scorso al Roland Garros, il dodicesimo della serie. E solo a metà mese probabilmente sapremo se a settembre si giocheranno gli Us Open nella data consueta. Rafa, giocherebbe a New York senza pubblico né staff, chiuso in una sorta di “bolla”? «Non è la situazione ideale, e oggi come oggi non mi piacerebbe giocare un torneo a New York. Però non sappiamo se nel giro di due mesi la situazione migliorerà. Sono convinto che chi organizza il torneo vuole che l’evento sia sicuro, come pure la Federazione francese. Se non c’è sicurezza totale, per tutti, non ha senso giocare perché dobbiamo essere responsabili e dare l’esempio. In uno Slam saremmo in 700 persone minimo, anche limitando lo staff al solo coach, fra giocatori e addetti, ci sono i tabelloni di singolare, doppio, maschile, femminile, qualificazioni».

Cosa ne pensa del Roland Garros a fine settembre?

Non ne ho parlato molto con gli organizzatori. Ho saputo 10 minuti prima della comunicazione ufficiale che il torneo sarebbe stato spostato a settembre. Ho solo detto loro che dovevano consultarsi con i tennisti e l’Atp, perché se ognuno fa come vuole diventa difficile organizzare il calendario.

A New York ora ci sono problemi anche per le manifestazioni anti-razziste.

La situazione mi sembra molto brutta Guardo quello che sta succedendo li ed è tembile. Sono cose che nessuno vorrebbe accadessero, eppure ci sono. Spero che la situazione possa tomare sotto controllo e che si possa tornare a vivere una vita normale. Una vita di pace. Non c’è niente di più importante di vivere in salute e in pace, e oggi non abbiamo nessuna di queste due cose.

Qualche tempo fa ha detto che quest’anno non crede si giocherà ancora: è sempre della stessa idea?

Non so prevedere cosa succederà. Quando ho detto quelle cose la situazione era terribile, tanta gente moriva, pensavo alla salute di tutti e non al tennis. La chiave sarebbe trovare un vaccino, una cura, ma non ci sarà a breve, mentre dobbiamo avere la possibilità di viaggiate senza contrarre il virus e senza portarlo nelle nostre case. Il calcio o diversi altri sport si possono giocane stando in un solo Paese, il tennis è diverso, devi mettere insieme tanta gente da tutte le parti del mondo.

Ha potuto allenarsi in questo periodo?

Ero in un Paese che non permetteva di uscire di casa, ho ricominciato solo due settimane fa. Prima ero nel mio appartamento, non su un campo. Ora cerco di ricominciare passo dopo passo, evitando gli infortuni. Gioco qualche giorno a settimana e solo per un’ora e mezza alla volta.

Ripartire sarà più dura per voi “anziani” o per i giovani?

Non so dirlo, ma forse per noi. Se sei più anziano fai più fatica dopo una pausa lunga, però l’esperienza gioca a nostro favore. So come si torna in forma dopo un infortunio. Di sicuro posso dire che ho voglia di giocare ancora per almeno due anni. E voglio farlo in uno stadio pieno di gente e di energia.

Che Slam sceglierebbe di giocare fra Roland Garros e US Open?

Non riesco a immaginare che si giochino due Slam uno dietro l’altro. Ma deciderà quando sarà il momento, insieme al mio staff.

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Italia avanti a Parigi (Crivelli, Giammò, Martucci). Chapeau Tsonga (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 25 maggio 2022

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Sinner sul velluto rosso (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Quando al Roland Garros ti ritrovi dall’altra parte della rete uno che di nome fa Bjorn, devi per forza avvertire qualche farfalla nello stomaco, anche se hai soltanto vent’anni e la tua storia nel tennis è appena cominciata. Solo che per fortuna di Sinner il rivale di giornata Fratangelo non è Borg e ne porta il nome solo perché papà Mario, emigrato negli States da Campobasso, era un fanatico del tennis. Da ragazzino il figlio prometteva alla grande, tanto da vincere questo Slam da junior nel 2011, ma al piano superiore è rimasto un onesto mestierante capace di approdare al massimo al numero 99 del mondo nel 2016. Insomma, non poteva essere lui l’avversario- trappola di primo turno per uno Jannik concentrato fin dal primo punto, e completamente recuperato dopo il guaio all’anca destra patito a Roma: «Fisicamente sto molto bene, non mi ero preoccupato dopo gli infortuni ed essere venuto qui già da una settimana mi ha aiutato ad ambientarmi». Una partita che non ha mai avuto storia e come ormai da consolidata consuetudine nelle ultime uscite del Rosso, il servizio si è rivelato l’arma tattica fondamentale per scardinare la (scarsa) resistenza del rivale yankee, piegato con l’80% di punti con la prima: «Sicuramente il servizio è il fondamentale in cui sono migliorato di più da quando mi alleno con Vagnozzi, ma si può crescere ancora, anche perché non basta tirare forte». Prossima fermata lo spagnolo Carballes Baena, mai affrontato: «Ma come sapete io non lo guardo mai e penso a una partita per volta». Intanto però i nati negli anni 2000, l’ultimo è Rune, stanno imparando a fare la voce grossa: «Siamo tutti ragazzi con grandi potenzialità – ammette con orgoglio Sinner – e credo sia bello per il tennis avere questo ricambio generazionale alle porte. Ciascuno matura con le sue modalità, ma penso davvero che ci sia un gruppo di giovani molto forti». Tra di loro, va conteggiato certamente Musetti, che tuttavia rivive l’incubo di 12 mesi fa, trovandosi sopra due set a zero contro un big (allora era Djokovic negli ottavi, stavolta è Tsitsipas) prima di cedere alla rimonta del rivale, ancora una volta più di personalità che di tecnica. Una gran partita di Lorenzo, con l’amaro di un epilogo purtroppo già visto. Torna a sorridere invece l’altro Lorenzo, Sonego, dopo qualche mese sull’ottovolante. Il terzo uomo del rinascimento azzurro ritrova finalmente gioco e fiducia, tanto che la partita con il tedesco Gojowczyk procura qualche brivido solo all’inizio: «Ho giocato un buon match e sono molto contento. Sono stato concentrato dall’inizio alla fine». Intanto, dopo gli ottavi del 2020, ha cancellato la delusione dell’eliminazione al primo turno di un anno fa e il prossimo ostacolo, il portoghese Sousa, sembra un buon viatico per inseguire altri sogni: «Ma non sarà facile perché è in forma, viene da un momento molto positivo, ha appena giocato la finale di Ginevra. Mi aspetto una partita dura». […]

Sonego e Cecchinato, gli amici ritrovati (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

E’ una vittoria incoraggiante quella colta ieri da Lorenzo Sonego contro il tedesco Gojowczyk nel primo turno del Roland Garros. Ma altrettanto straordinario è il successo di Marco Cecchinato che, dopo aver rimontato due set allo spagnolo Andujar ha chiuso con un netto 6-0. Numeri e statistiche non potrebbero essere più distanti: il match del piemontese non è mai stato in discussione e si è risolto in un monologo di novanta minuti; quello del siciliano è stata un’altalena di emozioni durata quasi quattro ore. In comune una cornice – Parigi – e la speranza che su questi successi possano per entrambi innestarsi anche quelle certezze e quelle ambizioni che in tempi più o meno recenti avevano smarrito. D’altronde funziona così: le partite cambiano inerzia in un attimo. L’inciampo per Sonego era coinciso con la sconfitta nel singolare di qualificazione Davis del marzo scorso, un passo falso che gli lasciò in eredi dubbi e ombre che il rendimento nei mesi successivi non si sarebbe premurato di cancellare. Per Cecchinato i dubbi affondano ormai nella notte dei tempi, per rintracciare la sua ultima vittoria sul circuito ATP – prima di quella giunta la settimana scorsa a Ginevra contro Thiem – occorre risalire alla scorsa estate e al cemento del Nord Carolina per individuarla. Se il ritorno alla vittoria contro l’austriaco poteva suggerire per il siciliano quel segnale di ripresa tanto atteso, nel match di primo turno giocato a Roma contro Shapovalov anche Sonego era riuscito a mettere in mostra cose interessanti: tra tutte una ritrovata voglia di lottare e con lei la capacità di incendiarsi nei momenti clou del match. Due storie per un unico mosaico che oggi sembra riconsegnarci l’immagine dei giocatori che eravamo soliti riconoscere. […] Sonego: «Sono migliorato molto negli ultimi tre anni, ma non basta, ci sono cose che devo migliorare per raggiungere il mio obiettivo, ovvero arrivare in top-20. Ho però capito che nel tennis ci vuole tempo e pazienza». Nel secondo turno Cecchinato troverà il polacco Hurkacz, per Sonego ci sarà il portoghese Sousa, reduce dalla finale persa a Ginevra: «Sarà un match molto duro – ha detto l’italiano in conferenza stampa – è un giocatore molto in forma ha appena giocato una finale dove stava per battere Ruud. Sarà una lotta, è molto preparato anche fisicamente».

Grande Italia a Parigi. Sinner doma Fratangelo. Cecchinato vecchio stile (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Jannik Sinner, Lorenzo Sonego e il redivivo Marco Cecchinato illuminano l’Italia al Roland Garros. Non superano ostacoli straordinari ma lo fanno in modo perentorio, peraltro in un momento di forma non eccelso per tutti e tre. Anche Camila Giorgi passa il primo turno, debellando le proprie paure. Mentre il pronostico negativo affossa Bronzetti, Paolini e Zeppieri. Sinner chiede parecchio al secondo Slam stagionale, dove negli ultimi due anni si è sempre fermato contro il re dei re della terra rossa, Rafa Nadal. Caricato anche da un buon sorteggio, il numero 12 del mondo, 11 del tabellone, dà un buon segnale della nuova dimensione dominando il 28enne statunitense Bjorn Fratangelo, 186 ATP, promosso dalle qualificazioni. Jannik, che è nella parte bassa del tabellone, quella con principale testa di serie Daniil Medvedev, con l’altro russo Rublev come ipotetico avversario negli ottavi, può davvero essere soddisfatto della sua prova: comincia un po’ contratto ma si scioglie via via sempre più, concludendo la pratica senza sbavature e senza perdere tempo ed energie preziose. Se Sinner non è completamente soddisfatto dei progressi tecnici e dei risultati ma è comunque arrivato ai quarti sulla terra di Montecarlo e Roma, Sonego è stato eliminato d’acchito sia a Madrid che a Roma e contro avversari giocabili. Ma all’esordio al Roland Garros, da 35 del ranking e 32 del seeding, il torinese liquida per 6-2 6-2 6-1 il tedesco Gojowczyk. Al secondo turno trova il redivivo portoghese Joao Sousa. Marco Cecchinato che, nel 2018, è esploso arrivando miracolosamente alle semifinali del Roland Garros battendo Djokovic e poi è salito al numero 16 del mondo, ritrova una serata magica sulla terra rossa. Da appena 132 ATP, dopo aver cominciato l’anno con 11 ko al primo turno e dopo aver perso i primi due set contro il veterano spagnolo Pablo Andujar (n.98), reagisce di nervi e s’impone per 4-6 4-6 6-0 7-5 6-0. Qualificandosi al match contro Hurkacz, 13 del mondo. Dopo 4 mesi, Camila Giorgi (n. 30) torna alla vittoria domando in rimonta la cinese Zhang (41) per 3-6 6-2 6-2 e ora incrocia la temibile kazaka Putintseva. Subito eliminate Bronzetti e Paolini.

Chapeau Tsonga (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nel giorno degli italiani, i francesi piangono. Sui grandi schermi del Centrale, con il volto da Muhammad Ali insieme bello e triste, Jo-Wilfried Tsonga appare l’unico che sappia il perché di questa sua decisione tanto attesa quanto inconcepibile per i suoi tifosi di una volta. Legge da un foglio parole scontate. E piange, anche lui. Si commuove quasi a ogni frase e ringrazia perché, quando le ha scritte, quelle parole di commiato non gli erano sembrate così appassionate, e così sincere, né così belle e commoventi. Ma tutto ha una fine, dice. E tutto merita di essere ricordato, spera. Era il suo ultimo torneo, l’aveva annunciato, e i motivi sono tanti, ma ne basterebbe uno. La spalla di nuovo infortunata, proprio ieri, proprio nel match dell’addio, e proprio sul più bello, quando è andato a servire per pareggiare il conto dei set e portare al quinto Casper Ruud, con quell’aria da imbucato alla festa di chi non ha avuto nemmeno il tempo di conoscere. Tsonga ha 37 anni, e da almeno tre stagioni non esisteva più. Troppo giovane Ruud per innamorarsi del tennis d’attacco di J-W. Casper si fa di nebbia appena vinta la partita, al tie-break di un quarto set in cui Tsonga non riusciva nemmeno a tenere la racchetta. Va di corsa mentre sui teleschermi comparivano i volti di fi Federer, Nadal, Murray e Djokovic per il saluto a un tennista che giunse a un palmo da loro. Così, nel giorno degli italiani, si finisce per parlare di altri argomenti. C’è la dolente questione Wimbledon che sta spaccando il mondo del tennis. Paire ha confezionato la sua arringa contro l’ATP, che ha deciso di rispondere alla decisione degli organizzatori di non far partecipare tennisti russi e bielorussi, annullando i punti del torneo validi per la classifica, senza congelare quelli dell’anno scorso. «L’Atp ha deciso di stare dalla parte dei russi. Ma soltanto di loro, non di tutti i tennisti. E questo non va bene. Alla fine di Wimbledon gli unici che finirebbero premiati sono proprio i tennisti russi. Che senso ha? Mi hanno risposto che così è stato deciso. Ma non hanno interpellato nessuno e vi posso assicurare che il 99% dei giocatori ritiene che sia un’idiozia procedere così». Medvedev si ritroverebbe numero uno, Djokovic varie posizioni sotto. Per non parlare di Matteo Berrettini, per il quale c’è il rischio di sprofondare di circa 50 posizioni. […]

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Giammò)

La rassegna stampa di lunedì 23 maggio 2022

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Prima giornata di partite tutt’altro che scontata quella andata in archivio ieri al Roland Garros. Il ritorno di uno Slam, la gestione delle forze sui cinque set e le diverse condizioni di gioco si sono rivelate incognite cui hanno pagato dazio alcuni del protagonisti attesi alla vigilia. Tanto tra gli uomini quanto nel tabellone femminile. Fra gli italiani, l’unico a scendere in campo è stato Fabio Fognini, che non ha tradito le attese superando in tre set l’australiano Popyrin. Più esperto, più maturo e più a suo agio del suo avversario quando chiamato a giocare su un grande palcoscenico, il ligure, che compirà 35 anni domani, ha condotto il match con saggezza e forzando il giusto, 

(…)

 

Non sono mancate le difïicoltá : palle break (6 su 7 salvate), un secondo set complicatosi strada facendo (oltre l’ora di gioco) . Le risposte di Fognini sono però sempre state all’altezza della situazione, e una volta avvertita la fiducia, c’è stato spazio anche per qualche colpo a effetto. Adesso lo attende l’olandese Botic van de Zandschulp, n.29 del mondo, con cui non ci sono precedenti. 

(…)

Dominic Thiem, due volte finalista a Parigi (2018, 2019) eliminato ieri in tre set dal boliviano Dellien (n37). L’austriaco, tormato in campo lo scorso aprile, deve ancora vincere una partita nel 2022. Assicura di aver supemto l’infortunio al polso, Thiem, e di non aver alcune condizionamento psicologico: «In allenamento la situazione è decente – ha dichiarato – Il problema è che giocare un match, e per di più in uno Slam, è tutta un’altra cosa.

Ne sa qualcosa Ons Jabeur,  n. 6 del mondo fresca vincitrice di Madrid e finalista a Roma, incappata nella sconfitta più fragorosa della giornata contro la polacca Linette. Mai è bastato alla tunisina aver vinto Il primo set per evitare il ritorno della sua avversaria, rivelatasi meno fallosa nei momenti chiave del match e fredda il giusto quando si è trattato di chiuderlo seppur alla distanza. 

(…)

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Bertolucci). Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Azzolini). Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Giammò). Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La rassegna stampa di domenica 22 maggio 2022

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Dopo il sesto trionfo a Roma, Novak Djokovic è il grande favorito del torneo?

Il successo di Roma ci ha restituito un Djokovic vicino al livello dell’anno scorso dopo le note vicissitudini di inizio stagione. In particolare, ha sorpreso la rapidità con cui Nole è riuscito a recuperare una condizione atletica ideale nonostante le poche partite messe nel serbatoio in questi primi cinque mesi dell’anno. Ovvio che vada considerato favorito, anche se dalla sua parte di tabellone sono stati inseriti i rivali più tremendi, Nadal e Alcaraz. Sono i due spagnoli, assieme a Tsitsipas, gli sfidanti del numero uno più accreditati. Il margine stavolta però è molto ristretto rispetto alle edizioni in cui il favorito era praticamente già designato alla vigilia. Perciò questa edizione potrebbe risultare la più aperta e incerta degli ultimi 15 anni.

 

Quante possibilità ha Rafal Nadal di vincere il 14° titolo?

Fino all’inizio di marzo, non si accettavano scommesse sul 14° successo di Nadal al Roland Garros: reduce da tre tornei vinti sul cemento, tra cui il 21° Slam conquistato in Australia, era normale immaginarlo ancor più dominante sull’amata terra rossa. E invece ci si sono messi i soliti infortuni a complicargli i piani: prima la costola fratturata nel vento di Indian Wells, poi il riacutizzarsi del cronico dolore al piede sinistro. A Roma, Rafa si è congedato dal torneo con molta preoccupazione. ma le immagini che poi sono arrivate dagli allenamenti di Parigi e le sue dichiarazioni confortanti lasciano immaginare un recupero lampo. Se il guaio al piede sinistro fosse gestibile, nessuno vorrebbe affrontare il Nadal rodato e agguerrito della seconda settimana.

Carlos Alcaraz è pronto per vincere un torneo dello Slam?

Se il metro di giudizio è il bilancio degli ultimi due mesi, in cui Carlitos ha messo insieme due Masters 1000 (a Miami e a Madrid) nonché un torneo ricco di tradizione come Barcellona, la risposta non può che essere affermativa. II giovane spagnolo è esploso con la forza dirompente del predestinato con un gioco senza punti deboli e una condizione atletica debordante: sa trovare la soluzione giusta per ogni situazione calda del match, è cresciuto molto al servizio, la palla corta e le discese a rete non rappresentano mai scelte estemporanee ma fanno parte di un canovaccio tecnico consolidato in cui si vede la grande mano di coach Ferrero. Ma adesso per lui arriva il test più complicato, che implica la capacità di gestire la pressione di un grande torneo sulle due settimane, e con le partite tre su cinque, non più dalla posizione di outsider, ma da quella di favorito in ogni match, a parte forse un paio di avversari. E tra l’altro su una superficie, la terra, che prolunga scambi e fatica. […]

Quali ambizioni può coltivare Jannik Sinner?

L’assenza forzata di Berrettini, che rivedremo per la stagione sull’erba, coagula tutte le attenzioni su Jannik, che a Roma ha mostrato buoni progressi e al Roland Garros raggiunse già i quarti due anni fa. Gli serve ancora tempo per assimilare definitivamente i dettami tecnici del nuovo coach Vagnozzi, ma sarà Interessate capire come l’altoatesino reagirà alle eventuali difficoltà improvvise, che sulla terra possono maturare contro qualsiasi avversario: un paio di vittorie «sporche», se dovesse presentarsi il rischio, sarebbero un eccellente viatico in una zona di tabellone non troppo ostica. Musetti sfortunato trova subito Tsitsipas; gli altri Italiani devono per adesso vivere alla giornata.

La Swiatek imbattibile degli ultimi mesi può perdere al Roland Garros?

Dopo anni in cui il Roland Garros maschile limitava il pronostico a un paio di protagonisti mentre quello femminile era aperto almeno a una decina di aspiranti regine, quest’anno la situazione si è ribaltata. Il torneo, Infatti, inizia sotto il segno della polacca Swiatek, già campionessa parigina nel 2020 e reduce da un filotto di successi (cinque tornei di fila e 28 partite) che, salvo cataclismi, la rendono inavvicinabile. Il ritiro della Barty e la conseguente ascesa al numero uno, anziché stressarla, le hanno dato una consapevolezza feroce nei suoi mezzi tecnici già notevolissimi. Certo, la Krejcikova che difende il titolo è sempre da tenere d’occhio, ma la rivale più pericolosa sarà la fantasiosa Jabeur vincitrice a Madrid.

Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nei sogni ricorrenti di Carlitos c’è un ragazzino che vince a Parigi. Ovviamente quel ragazzo è lui, Alcaraz, che da quando ha posto sotto assedio il tennis, da un lato vincendo allo stesso ritmo del Nadal 2005, quello degli esordi, dall’altro imprigionandolo nell’attesa di scoprire fin dove riuscirà a spingersi, c’è chi si è affrettato a correggere in Alcatraz. Tennis di massima sicurezza. Che poi è quello che gli consiglia Juan Carlos Ferrero, coach, mentore e fratello maggiore, che fu numero uno nel 2003. «Se non conoscessi bene i suoi genitori, direi che è figlio tuo», disse JCF a Nadal, quando gli portò il bimbetto dodicenne. Alcaraz ama Nadal, ma giura di trarre ispirazione da Federer. «Il mio dritto è quello che più si avvicina al suo», dice Carlitos. E infatti, i suoi colpi non sono “lame rotanti” come quelli di Rafa, né transitano 50 centimetri sopra la rete. La sfiorano piuttosto, proprio come ha sempre fatto Federer. Alcaraz intanto, vince ovunque. Parigi, il mondiale su terra rossa, attende risposte… Se Carlitos dovesse vincerlo, ripeterebbe il percorso di Rafa diciannovenne. Due ‘1000 vinti; quindi la prima affermazione al Roland Garros. Diventato numero sei del mondo, lo spagnolo ha davanti a sé tre sfide. Una con Djokovic, che la vittoria romana ha rilanciato, l’altra con Nadal per il primato spagnolo, l’ultima con Sinner, per il titolo di “più forte” tra i teenagers. Il torneo ha posto i due spagnoli e Djokovic dalla stessa parte. Nole troverà prima Rafa (quarti) poi Alcaraz (semifinale) e sarà come immergersi nel tritatutto. Sinner è dall’altra parte, dove si sta più comodi. Debutterà domani o dopo contro Bjorn Fratangelo, statunitense figlio di italiani. […]

Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Né l’ATP né la WTA e né tantomeno Wimbledon avevano previsto conseguenze come quelle che da ieri si sono innescate all’annuncio da parte dei due sindacati di non assegnare alcun punto valido per i ranking per lo Slam londinese. Ma gli indizi dei giorni scorsi lasciavano presagire una conclusione come quella a cui si è assistito. Così come le note in calce recate nei due comunicati – la decisione dell’ ATP prima, la risposta dell’All England Club – lasciano ora spazio a ulteriori negoziati in cui le parti proveranno a raggiungere una sintesi che al momento sembra ancora lontana. Politica, interessi, soldi, monarchia, tradizione, paure: tutto tranne il tennis. La cui posizione, a ventiquattr’ore dall’annuncio, è tutt’altro che univoca e allineata a quanto deciso dai suoi vertici. Discriminare un atleta in base a una colpa collettiva è un precedente che l’ATP si è premurata di sanzionare onde evitare che altre discriminazioni, un domani, possano minare uno dei suoi principi fondanti. Il problema è che nel tentativo di voler fare giustizia venendo incontro al tennisti russi e bielorussi messi al bando da Wimbledon, la risposta dell’ATP a conti fatti si è rivelata una mossa capace di scontentare un po’ tutti, le cui conseguenze si riverbereranno in un ranking che poco avrà a che fare – al termine dello Slam inglese – con meriti e demeriti maturati sul campo, e che si presenterà molto più simile a una fotografia in cui i vari interpreti si troveranno a scontare fortune, sfortune, colpe e scelte maturate dodici mesi fa. Novak Djokovic, non avrà modo di difendere i 2000 punti conquistati 12 mesi fa a Church Road. Punti che puntualmente gli verranno sottratti al termine del torneo favorendo – indovinate un po’ – quel Daniil Medvedev che potrebbe virtualmente ritrovarsi nuovo leader del ranking. Sottolineava, l’ATP nella sua nota, che l’esclusione di russi e bielorussi andasse a minare l’integrità del sistema di assegnazione dei punti del ranking. La soluzione offerta, nel tentativo di offrire solidarietà a pochi, ha finito invece col far impazzire tutta la maionese alterando equilibri e gerarchie che al 10 luglio non troveranno più alcun riscontro nella classifica. Alcaraz e Sinner, che l’anno scorso offrirono una fugace apparizione a Wimbledon, quest’anno pur non conquistando alcun punto vedranno salvi i rispettivi ranking. Matteo Berrettini, che invece lì colse la prima finale della storia del tennis azzurro, si vedrà privato di ben 1200 punti che finiranno col farlo precipitare nel ranking complicando di molto il suo prosieguo di stagione. […]

Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La sognava da una vita, una giornata così, dopo aver sfiorato il baratro ed essere risalita con il coraggio di una leonessa. A Rabat, la fiorentina Martina Trevisan, 28 anni, diventa la 20′ giocatrice italiana a sollevare un trofeo Wta nell’Era Open, regalando al nostro tennis femminile il successo numero 76 sul circuito. E, per una volta, il tempo scorre all’indietro, a quando erano le donne a portare in alto il tricolore: si tratta infatti del primo torneo dell’anno conquistato da un’azzurra, uomini compresi. In finale, la nuova numero 59 del mondo (best ranking da domani) concede appena tre game all’americana Liu. 92 Wta, pure lei all’esordio in una partita per il titolo, imponendosi per 6-2 6-1: una sfida equilibrata fino alla metà del primo set, quando il ritmo imposto da Martina, corroborato da un rovescio lungolinea praticamente imprendibile, diventa insostenibile. La fiorentina abbandonò improvvisamente il tennis nel 2009, travolta dalle aspettative, e conobbe la depressione e l’anoressia. Uscitane con grande forza di volontà, nel febbraio del 2014 annunciò il ritorno, ispirato dagli incoraggiamenti dei bambini che seguivano i suoi corsi di maestra di tennis: «Dedico questa vittoria a papà Claudio, purtroppo questa settimana non ha potuto vedermi ma sarà orgoglioso di me, noi Trevisan siamo una famiglia di guerrieri». Non è mai troppo tardi per volare.

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