La ripresa dei circoli: il nostro sondaggio. Fatturati compromessi e aiuti FIT inefficaci

Circoli in vista

La ripresa dei circoli: il nostro sondaggio. Fatturati compromessi e aiuti FIT inefficaci

Ubitennis ha distribuito un questionario ai circoli italiani per tastare il polso dopo la riapertura. Le conseguenze ci sono e ci saranno. E la paura non è del tutto scomparsa

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Sc Selva Alta (Vigevano)
 

Pur con tempi diversi a seconda delle regioni, siamo tornati in campo con qualche inevitabile precauzione che non influenza il gioco, e l’agognata riapertura dei circoli non solo ha ridato ossigeno a chi era ormai in grave astinenza da tennis giocato, ma anche a tutti quelli che ci lavorano, dagli addetti ai campi ai maestri, dal personale amministrativo ai gestori di bar e ristoranti.

Come i club del nostro Paese abbiano gestito la riapertura e stiano affrontando le problematiche a essa correlate è senza dubbio argomento di interesse per Ubitennis che, distribuendo un questionario a ogni circolo del cui indirizzo era in possesso, si è appunto proposto di comprendere le difficoltà incontrate e che ancora lastricano la strada verso la normalità, dando al contempo voce alle strutture di base.

Motivi tecnici a parte (caselle email non più valide), ha risposto alle nostre domande solo una frazione dei destinatari che francamente ci aspettavamo molto più corposa. Dirigenti particolarmente impegnati nel recuperare il tempo perduto e a fare del loro meglio dovendo destreggiarsi tra le misure di sicurezza sono probabilmente tra i motivi del contenuto numero di feedback; tuttavia, che alcuni abbiano preferito omettere il nome del club nonostante l’anonimato fosse ovviamente assicurato ci fa immaginare che anche altre motivazioni possano aver pesato nella scelta di rinunciare a far sentire le proprie opinioni.

LE CARATTERISTICHE DEL CAMPIONE – Ma andiamo subito a occuparci di chi c’è e che naturalmente ringraziamo per averci dato modo di comporre un campione con le risposte di tennis club da dodici regioni, Lombardia e Campania in testa. Esaminiamo innanzitutto le dimensioni dei circoli, in larga misura (71,4%) rappresentati da quelli con meno di cinque campi da tennis, mentre il 23,8% ne conta tra i cinque e i dieci.

Riguardo invece al numero dei soci, poco oltre la maggioranza assoluta ne ha meno di 100 e circa un terzo si colloca nell’intervallo 100-300; prevedibilmente, gli “spicchi” del grafico si riducono sensibilmente nelle tre fasce successive, con un solo circolo che vanta più di mille iscritti.

Anche il numero dei campionati a squadre a cui un club partecipa dovrebbe fornire ragionevoli indicazioni sul “volume” della struttura, per quanto il peso dato all’attività agonistica e il conseguente numero dei relativi tesserati siano una variabile tutt’altro che trascurabile: non sono certo rari ambienti in cui il tennis giocato passa in secondo piano al cospetto della “vita di circolo” fatta di aperitivi, cene e partite a carte, con qualche doppio giusto per interrompere la routine. In ogni caso, circa due terzi del campione non supera le quattro squadre iscritte ai campionati, il 10% dalle 5 alle 9 squadre, mentre il 20% si colloca nella fascia subito superiore, lasciando i numeri più alti e impegnativi a un paio di club.

Il Park Tennis Club Genova, uno dei circoli più rinomati d’Italia

PROTOCOLLI, RISCHI E CRITICHE – Con un’idea più chiara dell’oggetto della nostra analisi, vediamo nel concreto le posizioni dei circoli rispetto ai rischi connessi alla ripresa, con domande che prevedono una valutazione da 1 a 5. A proposito della sensazione di sicurezza nella riapertura al pubblico, la risposta è senza dubbio incoraggiante, con una sola valutazione “scarsa” e due terzi degli intervistati che si sentono sicuri o molto sicuri. Un’opzione offerta dal questionario è il riavvio parziale, ad esempio per classi di età o lasciando chiusi gli spazi comuni; quasi il 48% è contrario a una proposta di questo tipo, ma la valutazione “3” data da circa il 24% fa capire che la questione rimane decisamente aperta.

Probabilmente perché le complicanze più gravi e purtroppo anche fatali del COVID-19 sono registrate nella grande maggioranza dei casi fra le persone più anziane, ci sono pochissimi dubbi per riammettere da subito la frequentazione della struttura ai soci sotto i quattordici anni di età. Viceversa, di fronte a un obbligo di seguire protocolli sanitari come misurazione febbre o ingressi contingentati, il campione si spacca, per quanto solo un quarto degli intervistati non lo accetta di buon grado.

Tutela della salute dei soci, salvaguardia della propria posizione anche di fronte alla legge, controlli a distanza e misure punitive sono argomenti delicati. Non è un caso, allora, che si dividano quasi equamente le risposte alla prima di quattro domande dicotomiche, vale a dire se verrebbe utilizzato un sistema di telecamere (laddove esistente) per seguire quello che succede sui campi e applicare eventuali sanzioni: con un risicato 53,5%, vince il sì.

Molto più convinti (70%), invece, riguardo all’opportunità di dotarsi di un sistema di sanificazione campo per campo o almeno per alcuni locali del club, ma non consigliamo comunque di festeggiare una vittoria à la Francesca Schiavone, con il memorabile “assaggio” di un pizzico di manto rosso. Si scherza decisamente meno al punto successivo: Ritenete di essere esposti a un eventuale rischio legale, qualora il circolo dovesse macchiarsi di negligenza e favorire un contagio?”. Il 42% ritiene di sì; gli altri hanno dato la risposta sbagliata. Infatti, se l’ipotesi considerata dalla domanda dovesse malauguratamente portare a un contagio con complicanze gravi per la salute della persona, il responsabile legale della struttura ne risponderebbe penalmente.

L’evoluzione dell’epidemia in Italia ha visto differenze territoriali anche enormi in termini di numero di contagiati, quindi il ritorno della libertà di spostarsi su tutto il territorio nazionale ha suscitato preoccupazione tra alcuni amministratori locali e regionali. Preoccupazione che pare essere raccolta dal mondo del tennis, se tre quarti degli intervistati dichiara che accetterebbe di ospitare gare aperte solo ai giocatori della propria regione. Tuttavia, può anche significare che, semplicemente, una limitazione di questo tipo sarebbe ben accolta pur di riprendere la strada verso la normalità; senza contare che alcune manifestazioni, seppure nominalmente nazionali, possono non attirare tennisti da troppo lontano.

La sezione si chiude con una domanda che permette di dare libero sfogo a eventuali malcontenti verso le istituzioni: il giudizio per qualità e tempestività i provvedimenti adottati da Governo, Regione e FIT. Accorpando le valutazioni buone e sufficienti da una parte e quelle insufficienti (formulate magari con linguaggio colorito ma sempre civile) dall’altra, solo le Regioni hanno un saldo positivo; leggermente negativo è quello della Federtennis, che ha disposto aiuti ai circoli per la cifra di 3 milioni, mentre il Governo potrà vantarsi di aver raggiunto il pareggio.

Palazzo Chigi, Roma 11 Aprile 2019. L’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e il Presidente della FIT Angelo Binaghi (ph. Giampiero Sposito)

LA SITUAZIONE ECONOMICA – Si parte dal danno stimato per i mesi di chiusura in termini di fatturato. Purtroppo, un solo circolo (uno dei più piccoli del nostro campione) lo dichiara inferiore al 10% , mentre per quattro club su dieci dovrebbe attestarsi tra il 10 e il 30%; impressiona che oltre un terzo del campione stimi un danno superiore alla metà del fatturato. La sensazione, evidentemente aneddotica, che gli agognati rettangoli sarebbero stati presi d’assalto alla riapertura e mai più lasciati fa i conti con una realtà un po’ diversa. Chissà se a determinarla, almeno all’inizio, abbia contribuito il divieto di usufruire dei servizi igienici, quasi che il rito incessante del lavaggio delle mani con il sacro gel compensasse il dover andare “dietro l’albero” e il tornare a casa sudati e sporchi di terra.

La realtà, dicevamo, è che solo un quarto dei club pensa di conservare tutti gli iscritti e, se il 40% crede che il calo sarà contenuto al massimo entro un 20%, quasi un terzo del campione si divide in previsioni di emorragie viepiù copiose. A causa della tipologia delle misure di contenimento, non sorprende che un club su tre creda che sarà l’attività sociale quella a risentire di più della situazione in corso, seguita dall’insegnamento (contribuisce la drastica riduzione del numero degli allievi ammessi per ogni campo), dall’organizzazione di gare e tornei e dall’attività agonistica.

Premiazione SC Selva Alta Vigevano – Serie A1 maschile 2019 (Foto Marta Magni)

La nota positiva è che la stragrande maggioranza ha puntato su una singola scelta, relegando alle eccezioni chi crede in un calo sensibile di tutte, o quasi, le attività. Un aspetto importante concerne i rimborsi. Per una volta, il riferimento non è ai biglietti degli Internazionali, bensì ai servizi non erogati nei mesi di chiusura. Fatti salvi chi ancora si sta organizzando e chi non offre servizi a pagamento, voucher, ore di gioco gratuite e restituzione del denaro sono le modalità di compensazione più comuni, ma qualcuno non ha previsto alcun rimborso.

Gli aiuti disposti dalla Federazione sono arrivati solo a un quarto dei circoli intervistati e appena il 16% li ha ritenuti un supporto effettivo. Queste premesse non suggeriscono notizie positive quanto all’impatto sulla forza lavoro: se lo strumento della cassa integrazione è stato richiesto dal 28%, oltre un terzo dei circoli ha ridotto il personale dipendente o pensa di farlo. In chiusura, è molto difficile anche la situazione dei maestri, dei quali non è stato in alcun modo possibile proteggere la situazione retributiva nel 43% dei casi, ma alcuni circoli hanno adottato misure anche di ottima efficacia.

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