Video esclusivo con Stan Smith: “Alcuni credono che io sia una scarpa!”

Interviste

Video esclusivo con Stan Smith: “Alcuni credono che io sia una scarpa!”

Invece è stato n.1 del mondo, ma mesi prima che il computer ATP lo certificasse. Due Slam vinti, due mancati sprecando match point, 7 Coppe Davis (record!). Più di 100 tornei vinti. I furti di Bucarest, “Settembre Nero” e terrorismo, l’odio-amore con Tiriac. Fra Federer e Nadal il GOAT è… 100 milioni di scarpe Adidas portano il suo nome

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Stan Smith è nato il 14 dicembre 1946 a Pasadena (Los Angeles), 1m e 93 cm di altezza (6 ft 4 in). Ma quanti tornei ha davvero vinto Stan Smith, il campione americano che da alcuni fu considerato il miglior giocatore del mondo tra 1971 e 1972 (prima che il computer ATP iniziasse a contare i suoi n.1)?

L’ATP gli attribuisce 36 titoli in singolare e 54 in doppio… ma contando quelli vinti prima dell’Era ATP sono più di 100 tornei. Però neppure Stan sembra sapere esattamente quanti. Bud Collins scrive di lui: “Smith è di sicuro ‘uno dei Centennials'” (quelli che hanno vinto più di 100 tornei). Due Slam – cinque li ha vinti in doppio… ma in quest’intervista Stan racconterà di avere disputato qualcosa come 17 finali di Slam: 13 in doppio maschile quando il doppio era ancora una cosa seria (cinque vinte con Bob Lutz, altrettanti persi con lo stesso Lutz, tre perse con al fianco Van Dillen e Gorman), una vinta nel misto con la piccoletta Rosie Casals (“Non potevamo darci il cinque… lei non ci arrivava e io dovevo piegarmi troppo!”), 3 in singolare perché perse quella del ’71 a Wimbledon con John Newcombe – e un Masters di fine anno, il primo della storia, giocato in Round Robin a Tokyo.

Nella storia del tennis soltanto lui e Bill Tilden hanno vinto 7 Coppe Davis. Inclusa quella dominata contro l’Italia San Francisco nel ’79, quando gli azzurri non riuscirono a strappare un set a McEnroe e Gerulaitis, a lui e Luzt in doppio, in cinque incontri a senso unico. Ascolterete di tutto qui, dai due anni in cui non parlò più con Tiriac dopo la finale di Davis di Bucarest 1972, ma anche… gli incredibili aneddoti di quel match e di quel che seguì, anche a 30 anni di distanza. Nel corso del video udrete le rievocazioni dei suoi successi, e insuccessi, con due semifinali di Slam sfumate con match point a favore con Kodes e Rosewall.

Stan durante il video mostrerà in primo piano tre trofei, quello delle prime finali del Grand Prix 1970 a Tokyo, in cui batté sia Laver sia Rosewall, e i due trofei Slam vinti in singolare: US Open 1971 e Wimbledon 1972. In quest’ultima battè Nastase 7-5 al quinto. Viene ricordato come uno dei migliori match del ventesimo secolo. Nel finale uno Stan divertito e rilassato mostrerà anche alcune delle celebri scarpe “Stan Smith” dell’Adidas di cui sono state vendute più di 100 milioni di paia dal ’71 a oggi e che gli hanno fatto scrivere un libro il cui titolo è “Stan Smith, un po’ di gente pensa che io sia una scarpa!”. Diverse saranno anche le gag con me e Steve Flink.

 

LA VIDEO-INTERVISTA COMPLETA

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

Minuto 00 – Quanti tornei ha vinto Smith? Perché è stato sfortunato?

03 – Tutti i grandi campioni giocavano singolare e doppio fino a che Connors… Quel “misto” con la piccolissima Rosie Casals

04 – I campionati NCAA, i tornei universitari vinti dai super-campioni che prima di diventare professionisti erano studenti di college: Olmedo, MacKay, Osuna, Ralston, Pasarell, Ashe. Smith li vinse nel ’68 quando aveva già vinto tornei importanti. McEnroe nel ’78 e già nel ’77 era stato semifinalista a Wimbledon. Chi sono stati gli ultimi campioni NCAA che hanno poi fatto breccia fra i pro?

07 – Stan, ultimo laureato a vincere il primo Slam (anche Ashe però era laureato e vinse nel ’75 a Wimbledon), racconta del campione NCAA del 1969, con cui si allenava tutti i giorni. È un giocatore mancino che avrebbe perso da me! Lo stupore di Smith nell’apprenderlo. E McKinley che non giocò i campionati NCAA e vinse Wimbledon? I Bryan, Blake, Isner i migliori tra i più recenti?

12 – US National Champion battendo Lutz… “Ma capii che sarei stato uno dei migliori del mondo quando battei Laver e Rosewall a Tokyo nel Masters 1970. E mostra il trofeo del primo Masters di sempre. “Rosewall disse di me…”

15 – Ecco l’US Open trophy in video: Ma mi è arrivato solo un anno fa. L’assegno fu di 20.000 dollari”. Il racconto del torneo, dei cinque set con Okker e il racconto della sconfitta con Newcombe nella finale di Wimbledon 1971, quando in vantaggio si deconcentrò pensando al discorso che avrebbe dovuto fare…

18 – L’inatteso consiglio strategico di Pancho Segura (coach di Smith, Connors e Chang) che arrivò per caso e invece gli fece vincere la finale con Kodes all’US Open tre mesi dopo. Chi era e come giocava Segura, chi batté in carriera.

21Il boicottaggio dei giocatori a Wimbledon 1973 per il caso Pilic, sebbene Pilic non fosse troppo amato dai giocatori.

23 – Smith vince le finali WCT 1973, battendo Ashe, davanti a… Ben Hur e Charlton Heston che lo premiò. Fu il primo torneo “pro” che vidi negli USA.

25 – Alcuni aneddoti: il party da Lamar Hunt, la sua futura moglie, il quattordicenne timidissimo John McEnroe. Le similitudini tra McEnroe e Nastase.

29La finale di Wimbledon ’72 vinta su Nastase, i 5 set. I quattro match vinti da Smith contro Nastase in Davis, i tre vinti da Nastase nei tornei. Tanti ricordi e curiosità, il ballo con Billie Jean King prima della finale posposta. E Nastase che gli rinfaccia la fortuna…

33La finale di Coppa Davis a Bucarest dove accadde di tutto! I furti, Tiriac l’orchestratore del “tentato furto”.

36 – Dopo l’attacco di “Settembre Nero” alle Olimpiadi di Monaco, la squadra americana si presentò con due tennisti ebrei, circondati da guardie del corpo e misure di sicurezza.

38 – Nastase aveva vinto l’US Open, lui Wimbledon. Tiriac stava giocando il suo centesimo match. La lite fra Tiriac e Nastase. “Dovrei stringere la mano a Tiriac dopo quel che ha fatto?”

42 – Il party celebrativo a Bucarest del 2002, 30 anni dopo, con il match amichevole fra i quattro del ‘72. Il jet privato di Tiriac, la colazione sull’aereo con la bella hostess, c’erano stati tre anni di silenzio: Smith non parlava a Tiriac…

45 – Smith mostra in primo piano la replica del trofeo vinto a Wimbledon.

46 – La storia di due semifinali Slam perse mancando match point da Smith: US Open con Kodes nel ’73 e Wimbledon ’74 con Rosewall. “Avessi battuto Rosewall, contro Connors in finale… avevo vinto con Jimbo a Nottingham la settimana prima”.

50 – Il pensiero di Smith sulla nuova Davis, sul futuro, sulla Laver Cup. Credo che Davis e ATP diventeranno un solo evento. Gli ultimi anni della vecchia Davis: “Ero favorevole a giocarla in una sola sede. L’ATP Cup ha avuto successo. Oggi non si potrebbe giocare la Davis come ai miei tempi quando ogni incontro richiedeva tre settimane lontane dal circuito. Il problema è sempre stata la programmazione dei tornei, fin da quando ero nel Pro Council, quando eravamo 3 ITF, 3 ATP, 3 direttori dei tornei. Ci sono i soldi, i contratti con gli sponsor…”

57 – Da presidente della International Hall of Fame, Smith racconta la storia e il concetto, chi ne fa parte, la difficoltà anche economica per promuoverla… il Museo, la percentuale dei non americani, campioni, dirigenti, da Fred Perry a Don Budge.

Stan Smith – Hall Of Fame 2017 press conference

63 – A proposito di Roger Federer, Djokovic, Nadal e GOAT. I migliori sei tennisti di Stan Smith. ”Uno è il GOAT ora, un altro dei sei lo diventerà. Uno fa sembrare il tennis facile, uno difficile, un altro è in mezzo. Quando Borg vinse sei Roland Garros io…”

67 – Flink: “Djokovic ha un bilancio positivo con Roger, Rafa e a fine carriera…”. Smith: “Sampras è stato n.1 a fine anno per sei anni di fila. Nadal dà fastidio a Federer su tutte le superfici. Il pubblico a favore di Djokovic? Forse neanche se giocasse in Serbia contro Federer”

68Chi è stato amato dal pubblico come Federer? Smith lo dice. Le grandi personalità. Chi ha un tremendo senso dell’umorismo e chi non ce l’ha. Chi ce l’ha in campo e chi fuori. Chi da tennista e chi a fine carriera. Cosa disse Vic Seixas.

70“Io voglio veder vincere i grandi campioni, i Tiger Woods… faccio quasi sempre il tifo per chi è favorito”.

71Cosa pensa Smith di Mouratoglou che sostiene ci siano poche personalità, tutti troppo uguali? “Ricordo un match fra due giocatori che parlavano poco come Chang e Edberg. Non avevano il carattere di McEnroe e o Becker, non si può trasformare il modo di essere di un giocatore…”. Il fuoco di McEnroe e il ghiaccio di Borg.

74 – Le Stan Smith indossate dai miei figli (le mostro a Stan e chiedo una percentuale di 50 centesimi di dollaro). L’Adidas ne ha vendute per 100 milioni di paia!

75 – Prima la gente ha indossato le magliette con il coccodrillo senza sapere chi fosse Lacoste, poi quelle con l’alloro ignorando Fred Perry. Mia figlia Ginevra scopre che devo intervistare Stan Smith e dice: “Ah quello delle scarpe!”. E Smith sorridendo spiega perché ha dovuto intitolare il suo libro autobiografico uscito un anno fa: “Stan Smith, some people think I am a shoe”. (“Stan Smith, qualcuno crede che io sia una scarpa”).

76 – I quattro figli di Stan Smith e la sua Tennis Academy.


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Wimbledon, Simone Vagnozzi: “Jannik contro Djokovic non deve stravolgere il suo gioco” [ESCLUSIVA]

“Contro Alcaraz ha giocato un grande match facendo tutto quel che doveva. Due ragazzi che sono due fenomeni. E’ stato bravo tatticamente, ma non solo. Ha sorpreso Alcaraz”. I miglioramenti al servizio. “Soprattutto la seconda non è più attaccabile”  

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Jannik Sinner e Simone Vagnozzi – ATP Dubai 2022 (foto Aldo De Florio)

Incontro Simone Vagnozzi, per parlargli di Sinner, del suo exploit con Alcaraz, delle sue prospettive con Djokovic, nel giardino che sta sopra alla sala stampa, dopo che Lawrence Frankopan, il manager di Sinner, mi permette di parlargli, una volta che il media manager dell’ATP Nicola Arzani aveva invece cercato di impedirmelo.

Un giorno scriverò con dovizia di particolari perché Arzani arriva – anzi continua – a comportarsi in un modo inaccettabile, inventandosi addirittura – come ieri – che era stato il management di Sinner a programmare una tavola rotonda con Vagnozzi alla quale non ero benvenuto.

Mister Frankopan, da me per l’appunto incontrato casualmente 5 minuti dopo, non solo non ne sapeva nulla, ma mi ha risposto esattamente quel che mi aspettavo: “Mi è stato chiesto un incontro con la stampa italiana e ho detto sì, why not. Ma a me che ci fossero 4 o 5 o più giornalisti italiani, uno o un altro, ovviamente non cambiava assolutamente nulla”.

 

Infatti, molto cortesemente ed elegantemente, Frankopan subito dopo questo breve colloquio ha dato l’ok a Vagnozzi perché parlasse anche con me. No comment sulla bugia del media manager.

Frankopan, che con me è sempre stato gentilissimo, un vero signore, non aveva nessun motivo per escludermi da una chiacchierata con Simone, altro personaggio cortesissimo.

Purtroppo non è il primo episodio. Lo scorso anno, quando io ero stato il solo giornalista italiano presente per tutta la seconda settimana dei Championships coronati dalla finale raggiunta da Matteo Berrettini, lo stesso Arzani organizzò all’indomani della finale perduta una tavola rotonda via Zoom con 4 colleghi (due dei quali nemmeno erano venuti a seguire il torneo a Wimbledon) lasciando anche quella volta fuori dal gruppo il sottoscritto sebbene Ubitennis avesse dato straordinaria copertura di Wimbledon con oltre 15 articoli al giorno, video, etcetera.

Nei confronti del media p.r. in questione ho il torto originale di averlo rimproverato vivacemente nel lontano 2008 al Foro Italico per aver condotto malissimo la conferenza stampa di Djokovic, che aveva appena vinto gli Internazionali d’Italia.

Non me l’ha mai perdonato. E sì che quando era un ragazzino e voleva fare l’assistente di Telepiù gli avevo dato mano come nessuno. Vabbè, l’erba della riconoscenza non alberga in certe persone.

Novak aveva detto in tv, a Sky, cinque minuti prima di venire alla conferenza stampa, che c’era stato più di un momento nel quale aveva pensato di chiedere il passaporto italiano quando, diciottenne, faceva parte della scuderia di Riccardo Piatti e a quei tempi la federtennis serba non aveva i mezzi né troppa intenzione, con la guerra dei Balcani da poco conclusa, di curare da vicino la crescita agonistica di Nole.

Chiaro che avrei voluto approfondire l’interessantissima questione. E non solo io.

Ma dopo solo sei domande ovviamente collegate alla finale appena vinta e al torneo romano, invece dell’abituale dozzina di domande che vengono normalmente chieste al vincitore di un torneo, Arzani decretò chiusa la conferenza stampa e quindi non fu possibile a nessuno dei presenti di chiedere al tennista serbo campione al Foro Italico quel che avrebbe fatto davvero notizia se Nole avesse confermato appieno la rivelazione fatta poc’anzi in tv.

Tornando all’incontro con Vagnozzi, tutti, e non solo Nole Djokovic che ha visto la partita vinta da Sinner contro Alcaraz prima di scendere sul centre court contro l’olandese Van Rijthoven poi battuto in 4 set (“Jannik was dominant  for the first two sets, ha dominato per i primi due set… ma anche quando il match si è fatto più equilibrato Jannik è sempre stato in controllo” mi ha detto sabato sera Nole), sono rimasti super impressionati dalla sua performance e non solo Nole che ha anche detto: “Il gioco di Jannik è forse quello che assomiglia più al mio, mi ci rivedo un po’”.

Lo dico anche a Simone e lui: ”Ieri è stata una bellissima partita. Una partita fra due ragazzi già maturi con un comportamento esemplare da parte di tutti e due (ogni riferimento al match Kyrgios-Tsitsipas viene in mente a e di farlo e non a Simone, desidero precisare visto che in questi giorni non si è parlato d’altro), sono davvero due fenomeni, sono molto contento di come Jannik ha gestito la partita, sia sul piano tecnico, che come attitudine mentale. Ma sappiamo che domani sarà una partita durissima, giochiamo contro chi ha vinto gli ultimi 3 Wimbledon e sicuramente sarà lui il favorito, ma noi siamo contenti perché noi siamo venuti qui per imparare, lui lo sta facendo in fretta e quindi…”

-Ti aspettavi che lui riuscisse a giocare due partite per sette set complessivi senza mai perdere il servizio?

Naturalmente con Isner poteva anche essere un’opzione perché sapevamo che lui risponde meno bene, ma con Alcaraz sarebbe stata più dura. Ma Jannik ha servito benissimo il primo set, poi è calato un po’, però si vedono i suoi miglioramenti soprattutto sulla seconda di servizio. E’ una seconda di servizio molto meno attaccabile, anzi non lo è proprio perché fa male anche con la seconda perché è più varia, più veloce e sull’erba gli dà la possibilità di perdere meno il servizio

-Pensi che poi abbia forse anche più coraggio? O lo ha sempre avuto…?

No, credo che il coraggio lo abbia sempre avuto. E’ solo una questione di lavoro. Piano piano le cose su cui stiamo lavorando stanno venendo fuori”.

-E’ evidente che dovete lavorare un po’ su tutto… ce ne saranno tante, ma in particolare quali sono?

Sicuramente il servizio, anche dal alto tecnico, ci sono stati più passaggi, anche con Darren Cahill che ci ha aiutato in qualche cosa, videoanalisi, anche con i telefonini si segue tutto, non ci dobbiamo fermare, è work in progress, deve continuare a lavorare, migliorare ancora di più il suo gioco, per arrivare a essere un giocatore ancora più completo…”

-Che cosa ti ha detto, vi siete detti a fine partita?

Mi ha detto che era stato proprio un match di livello veramente alto, anche come atmosfera, una partita bella…”

Mi permetti di dire che Alcaraz, soprattutto nel primo set, non era il miglior Alcaraz…

Io penso che sia rimasto anche un po’ sorpreso per come Jannik giocava. Gli ha tolto un po’ di certezze… la verità sta un po’ a metà. Diciamo che il terzo set, ma anche il secondo poteva finire un po’ più facilmente, perché le occasioni le ha avute Jannik. E’ stato 0-40, diverse volte 0-30, poi alla fine poteva girare anche in un’altra maniera, poi Jannik è stato bravo a tenersi a galla su  due servizi difficili nel quarto, ma poteva anche venir fuori un risultato più netto e vincere in tre set”.

-Gli altri aspetti dei suoi progressi? Servizio a parte ieri ha giocato dei dritti straordinari con movimenti corti, fantastici…-

Sicuramente si sta adattando all’erba, gioca un po’ più piatto rispetto al solito, palle più penetranti, questa era un po’ la tattica, togliere il tempo ad Alcaraz per evitare che si potesse girare di dritto, potendo poi sparare botte di dritto o smorzate, può farti l’inside out, l’inside in…Ha fatto bene tutto il piano partita, come era stato deciso”.

-L’ultima cosa… che cosa si pensa di fare contro Djokovic. Quale è il tipo di approccio diverso nell’affrontare Alcaraz o Djokovic?

Non penso che ci sia tantissima differenza nel modo di affrontarli. Djokovic ha più esperienza su questa superficie, la conosce meglio, di rovescio ha più varietà di Alcaraz, può giocare più spesso e meglio il lungolinea, può fare la smorzata, però non penso che sia un match nel quale Jannik debba stravolgere il suo gioco”.

Vero è che Djokovic forse gioca meglio sull’erba che da qualunque altra parte, perfino meglio che sul cemento australiano dove ha trionfato tante volte. Lo aiuta il suo fisico naturalmente elastico, la capacità di stare giù ben piegato sulle gambe nonché i rimbalzi del tennis su erba che sono bassi, perfetti per lui.

Vedremo martedì alle 14,30 in Italia come finirà. Senza troppe illusioni, magari, ma nemmeno con eccessivo pessimismo. Le prove di Jannik sono state troppo confortanti per non sperare nell’exploit. Ma sarebbe già una gran bella cosa se ci fosse lotta e suspense.

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Wimbledon, Nadal: “Sono venuto qui, consapevole che sarebbe servito un grande sforzo da parte mia”

Il maiorchino parla dei progressi a rete: “Quando perdi qualcosa in termini di prestanza fisica, è necessario aggiungere cose al tuo gioco”

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Nadal Wimbledon 2022

Dopo il successo ai danni di Botic Van De Zandschulp, nel quale ha rischiato solo nel finale del match, il due volte campione del torneo Rafael Nadal si è presentato in sala stampa per rispondere alle domande dei giornalisti presenti. Tanti i temi toccati dal fenomeno di Manacor, dal percorso svolto per arrivare ai quarti di Wimbledon dopo aver dovuto attraversare varie vicissitudini di natura fisica, passando per il prossimo incontro con Taylor Fritzintervenuto anche in lui in conferenza, ha individuato nell’aggressività la chiava di volta per avere almeno una chance di battere l’ex n. 1 del mondo – che rievoca allo stesso tempo sia ricordi felici che ricchi di amarezza, (i due precedenti con il 24enne di San Diego, la finale vinta da Rafa nel 2020 ad Acapulco e quella persa dalla leggenda iberica nella stagione corrente a marzo ad Indian Wells, complice la frattura da stress alla costola, in una sfida fra incerottati) fino a sollecitare il 22 volte vincitore Slam sulla tematica dell’adattamento alle condizioni di gioco che l’erba prevede dopo tre anni di latitanza dai prati, e sui miglioramenti compiuti a rete anche per via dell’età che avanza. Infine chiusura lapidaria di Nadal, che ha stroncato sul nascere l’ennesima sequela di domande sul stato fisico, per – citando le sue parole – rispettare la competizione e gli avversari.

D: Hai vissuto un vero viaggio nelle ultime sei settimane in termini fisici e d’infortunio. Hai giocato quattro partite adesso. Come ti senti? Sembra che ti stai avvicinando sempre di più al tuo livello migliore

Rafael Nadal: “L’importante è pensare al lavoro quotidiano, giorno per giorno. E” sempre la stessa routine, anche qui a Wimbledon. Non si tratta di quanto sono vicino al mio livello migliore o meno. Non posso prevedere cosa succederà. Ma la cosa positiva è che mentre le prime due partite non sono state buone, due giorni fa credo di aver giocato ad alto livello per la prima volta nel torneo. E anche oggi per gran parte della partita, ancora una volta, mi sono espresso ad un livello molto positivo e ne sono felice. Questo mi dà la possibilità di avere un giorno in più domani, per andare in campo ad allenarmi ad aggiustare le cose che vanno migliorate, oltre ad esercitarmi sugli aspetti sui quali devo continuare a lavorare. Il miglioramento durante del torneo si sta vedendo. Ovviamente poi sono felice di essere tornato ai quarti di finale, dopo tre anni che non giocavo qui. E’ un risultato positivo per me, quindi molto contento per questo”.

 

D: Cosa hai imparato su Taylor Fritz quando ha giocato contro di lui e quali sono le tue sensazioni nell’affrontarlo di nuovo, con questa tua attuale condizione fisica, in un match su erba?

Rafael Nadal: “In realtà quello che ho imparato nell’ultima occasione in cu ci siamo affrontati, non ha alcun valore perché in quella situazione giocai con una frattura da stress alla costola ed è stato dunque difficile imparare alcune cose, onestamente. Il dolore è stato terribile quasi insostenibile giocando quella partita. Non sapevo di aver avuto una frattura da stress alla costola durante l’incontro, ma sapevo che qualcosa stava andando storto, visto che il dolore era veramente tanto. In merito alla nostra prossima sfida, beh è abbastanza naturale constatare che stia giocando ad un livello molto alto, ma molto alto, avendo disputato finora una grande stagione con vittorie ovunque. Non a caso ha vinto un torneo la settimana precedente a Wimbledon. Ora è ai quarti di finale qui avendo già vinto un Masters 1000 quest’anno. E’ quindi già arrivato ad un punto molto avanzato del torneo. Purtroppo per lui non potrà guadagnare punti qui ed è una cosa molto negativa per lui, perché raggiungere i quarti di finale, vuol dire ottenere tanti punti. Ma ciò nonostante è comunque già in una posizione molo alta della classifica. Sarà una partita difficile con un grande giocatore. Mas allo stesso tempo siamo ormai giunti ai quarti di finale, quindi non puoi aspettarti un avversario facile da dover affrontare”.

D: Stai giocando il primo torneo sull’erba dopo tanto tempo. Qual è stata la parte più piacevole, per te, nell’adeguarti nuovamente a queste condizioni di gioco particolari?

Rafael Nadal: “Non lo so. Sono venuto qui, consapevole che sarebbe servito un grande sforzo da parte mia. Giocare sull’erba, mi richiede molto sforzo, sia mentale che fisico per provare a giocare in questo grande torneo, dopo i problemi che ho dovuto fronteggiare negli ultimi due mesi. Ma come tutti sanno, Wimbledon è un torneo che mi piace tanto, erano tre anni che non giocavo qui. Avevo davvero grande voglia di tornare. Ecco perché significa molto per me, essere di nuovo ai quarti di finale. Penso di essere migliorato a livello generale, inizio ad avvertire che la mi palla è più penetrante rispetto all’inizio del torneo. Penso che sto, di nuovo, facendo viaggiare la mia palla più veloce sia con il diritto, sia con il rovescio. Penso che stia funzionando bene anche lo slice. Mentre credo che mi manchi ancora un pò il gioco a rete. In generale, però sono felice del mio adattamento all’erba, non è mai facile la transizione dalla terra ai prati. Una difficoltà resa ancora più complessa, per quanto mi riguarda, soprattutto dal mio periodo d’inattività su questa superficie. Ora è il momento di continuare a fare i passi giusti in avanti, se ho intenzione di continuare ad avere delle possibilità“.

D: In questa fase della tua carriera, stai andando a rete molto di più di quanto hai fatto in passato. Quando eri più giovane, quanto ti sembrava naturale giocare al volo? Come si è sviluppata negli anni, questa parte del tuo gioco?

Rafael Nadal: “Beh, ho vinto qui nel 2008. Ho giocato la finale nel 2006 e nel 2007. Devo dire che durante quel periodo di tempo, mi sono disimpegnato veramente molto bene nel gioco al volo. Ci sono stati quindi dei miglioramenti, si può parlare di questo. Ma d’altra parte, nelle primissime fasi della mia carriera, ho giocato bene anche su questa superficie. Ovviamente sto correndo meno di prima, è ovvio, quindi devo migliorare in quell’aspetto lì se voglio continuare a vincere e mantenermi ad alti livelli. Quando perdi qualcosa in termini di prestanza fisica, è necessario aggiungere per mantenersi competitivi. E’ quello che ho fatto per tutta la mia carriera, lavorare e provarci sempre per aggiungere cose al mio gioco, per migliorare le cose di cui avevo bisogno per essere ancora competitivo, anche dopo aver perso un pò della mia capacità fisica o altri aspetti che fisiologicamente perdi durante la carriera. Ma allo stesso tempo una delle cose che mi rendono più orgoglioso è il modo in cui ho saputo adattarmi e accettare la sfide, dettate dai miei continui problemi fisici, essere in di grado di trovare sempre un modo per essere competitivi e migliorare il mio gioco”.

D: Parli di problemi fisici. Ne hai accusati alcuni anche qui a Wimbledon, perché ho visto che avevi, quella che credo fosse una fasciatura o un nastro adesivo sull’addome o sulla pancia. Come mai ce l’hai? Hai un problema lì

Rafael Nadal: Grazie per la domanda, ma ne ho parlato l’altro giorno. In compenso sono un po’ stanco di trattare il tema del mio corpo. Non è che non voglia rispondere al tua domanda, ma è che a volte sono stanco di parlare di tutti i problemi che sto avendo. Preferirei non parlarne ora. Scusami, ma sono nel mezzo del torneo e non ho voglia di continuarlo così, parlando sempre di questo argomento perché non sarebbe rispettoso per il resto degli avversari. Sto solo facendo del mio meglio ogni singolo giorno. Per il momento in cui mi trovo, ovvero abbastanza in salute, ho la possibilità per andare avanti e per lottare fino alla fine per gli obbiettivi che voglio raggiungere”.

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Wimbledon, Kyrgios: “Ho una grande opportunità con Garin, quello era lo spicchio di Berrettini”

Nick elogia anche lo sfortunatissimo Matteo, parlando di sé, del torneo, delle sue emozioni

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Otto anni dopo, il tennis sembra aver ritrovato quel Kyrgios brillante che batté Nadal per approdare ai quarti di finale di Wimbledon. E oggi, stesso palcoscenico, ma avversario meno celebrato: Brandon Nakashima, anche lui battuto dopo una partita emozionante, che riporta Nick tra i migliori otto di Wimbledon, a cui mancava dal 2014, e in generale di uno Slam(l’ultima volta fu l’Australian Open di 7 anni fa). E la gioia del campo si riflette anche nella serenità mostrata in sala stampa, nella conferenza post gara.

D: “Nick, i tuoi pensieri sulla partita. Una bella partita

Kyrgios: “Sono rimasto davvero colpito da Brandon oggi. Onestamente, non ho guardato troppe sue partite prima di oggi, ma ho guardato il sorteggio, e alcune dei giocatori che ha battuto: Shapovalov, che ha vinto il torneo juniores qui, quindi sapevo che Nakashima avrebbe portato un livello abbastanza buono oggi. Sentivo tante aeree del suo gioco come impressionanti: la seconda di servizio è stata incredibile, non sono stato in grado di attaccarla, e anche il suo rovescio era buono. Sapevo fin dall’inizio che non stavo giocando così bene come mi sarebbe piaciuto, non sentivo la palla come contro Tsitsipas o Krajinovic. Sapevo che dovevo stare a testa bassa e combattere oggi, è stata una buona prestazione mentale“.

 

D: “Stando così le cose, come ti senti per quello che hai raggiunto oggi e dove ti pone per il resto del torneo?

Kyrgios: “Continuerò ad avere la stessa mentalità, prendendo una partita alla volta. Posso capire come Brandon ha fatto il quarto turno qui. È un diavolo di avversario, e ovviamente si sente abbastanza bene. Sono rimasti otto giocatori, quindi tutti capaci in questo momento. Io voglio solo continuare a fare le cose giuste fisicamente e professionalmente. La mia squadra fa un ottimo lavoro, io faccio molta fisioterapia, siamo tutti come una squadra affiatata, e lo stiamo facendo insieme. Speriamo di potermi mantenere così proseguendo“.

D: “Cosa significa per te centrare una semifinale a questo livello?

Kyrgios: “Non è il mio obiettivo. Non sto pensando di alzare un trofeo o fare semifinali o la finale, ma solo alle mie abitudini di ogni giorno; sto cercando di fare una buona prestazione sul campo, poi fare una buona sessione di allenamento, di restare positivo, provare a separarmi davvero. Una volta che me ne vado dal campo, mi godo il ​​tempo con il mio team, la mia ragazza e mi diverto davvero, poi entro nella modalità di gioco. Non sto pensando a niente in anticipo o a obiettivi simili a quello, ma sto solo cercando di godermi il momento“.

D: “Ci sono stati momenti nella tua carriera in cui hai detto che non ti godi lo sport, di non avere la motivazione principale. Come descriveresti quello che stai vivendo in questo momento sul campo in termini di divertimento e motivazione?

Kyrgios: “Mi sembra di averne passate così tante, mi sento come se fossi in grado di rimanere più composto. Oggi stavo quasi solo sorridendo e ridendo tra me e me, sapendo di essere in una battaglia, dove in passato non sarei stato in grado di divertirmi. Era come se mi stessi godendo il fatto di essere due set a uno, ovviamente prima di perdere il quarto; lui stava giocando davvero bene, io non alla grande, ma mi stavo quasi godendo la competitività. Probabilmente è la prima volta nella mia carriera in cui, indipendentemente dal fatto di giocare sul Centrale di Wimbledon, con la folla al completo, non ho giocato bene. Ho potuto solo dire a me stesso ‘Wow, guarda quanto sono arrivato lontano ‘, mentre palleggiavo la palla prima di servire. Ho davvero sorriso tra me e me, è stato gratificante aver fatto una buona prestazione mentale oggi. Penso che mi stia godendo un po’ di più la battaglia, mi aspetto che tutti giochino bene contro di me ora, perché per Brandon io ero quel ragazzo che una volta calpestò quel campo, da underdog, mentre oggi sono stato io a camminare da favorito, ed era un sentimento completamente diverso. Ma sono stato in grado di superare questo test“.

D: “Guardando da fuori il mondo del tennis, quanto è diverso il signor Nick Kyrgios dagli altri tennisti? Più differente per personalità, carisma, gioco?

Kyrgios: “Nessuno di voi mi conosce davvero. Guardate solo cosa vedete in campo, dove sono sempre andato un po’ come sulle montagne russe, quindi capisco come le recensioni siano contrastanti. Ma non lo so: alla gente piace solo avere un opinione. Anche se sto provando cose nuove o cercando di essere diverso, avete tutti un’opinione. Ma per quanto riguarda i miei amici più cari negli spogliatoi, come Jack Sock, Jordan Thompson, Thanasi, ne ho tanti, e sanno come sono. Neanch’io mi prendo sul serio, mi piace venire negli spogliatoi e scherzare. Li sosterrò sempre, sanno che dopo tutto il tennis che è stato detto e fatto, sarò ancora lì come un loro buon amico“.

D: “Pensieri su Garin? È una grande occasione. Hai detto che sei stato qui molte volte, ma da sette anni e mezzo mancavi un quarto di finale. Qualche pensiero sul match? É una buona opportunità, no?

Kyrgios: “Sì, certamente. Quello era lo spicchio di Berrettini. Quando non vedi Berrettini lì, è un sospiro di sollievo per ogni giocatore in tabellone, essendo ovviamente finalista di Wimbledon. Di sicuro é tra i primi tre giocatori sull’erba del mondo. La vedo come una grande opportunità. Garin ovviamente sta giocando un grande tennis; oggi camminavo sul Centrale e vedevo lo score segnare due set a zero De Minaur, erano in una battaglia. Mi aspettavo di giocare con Alex, che penso che sia un un po’ più a suo agio sull’erba. Poi quando ho camminato fuori dal campo e mi è stato detto che era Garin, è stato sorprendente. La vedo come un’opportunità, ma ho bisogno di fare molte cose prima di quella partita per prepararmi. Ho bisogno di riposare, guarire, mangiare e dormire bene. Ci sono tante cose, tanti passi, prima di andare là fuori e competere ancora“.

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