Essere un professionista di tennis... col joypad: intervista a Lorenzo Cioffi, campione di E-sports

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Essere un professionista di tennis… col joypad: intervista a Lorenzo Cioffi, campione di E-sports

Lunga chiacchierata con uno dei migliori videogiocatori di tennis del mondo, che ha commentato il Mutua Madrid Open Virtual Pro. Il futuro della racchetta passa anche da qui

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Lorenzo Cioffi, vincitore della seconda edizione del Daikin eSport Open (ATP 250 Monaco 2019)

In un mondo emerso solo da poche settimane dal lockdown, gli “e-Sport” si sono imposti come una delle fonti principali di intrattenimento sportivo; in generale, tutto l’universo del gaming ha ricevuto una spinta propulsiva dalla ‘nuova normalità’ a cui siamo stati costretti per quasi tre mesi.

Per quanto indietro rispetto ad altri sport come il calcio o il basket, anche il tennis sta iniziando a ritagliarsi il suo piccolo spazio nel campo degli e-Sport. Infatti, sempre molto attento alle nuove tecnologie, il torneo di Madrid diretto da Feliciano Lopez ha di recente organizzato un torneo di tennis virtuale al quale hanno preso parte tennisti professionisti come Nadal e Murray: un’iniziativa che non sembra aver accolto il favore della base di appassionati del tennis, non particolarmente giovane, ma che ha l’obiettivo di provare a stabilire un contatto con le nuove generazioni, gli ipotetici tifosi del futuro. La stessa direzione verso cui si muove il nuovo circuito pensato da Mouratoglou, l’Ultimate Tennis Showdown che ha ricevuto più critiche che elogi per l’eccessiva spregiudicatezza del cambiamento regolamentare.

C’è stata anche un po’ d’Italia al Mutua Madrid Open Virtual Pro. Oltre a Fognini, in gara da partecipante, il commentatore internazionale dell’evento è stato Lorenzo Cioffi, professionista italiano di E-sport.

 

Lorenzo ha una carriera ricca di successi nel mondo dei videogiochi di tennis: è stato per 15 settimane il numero 1 del mondo su Tennis Elbow e due volte campione italiano di Tennis World Tour, e vanta anche un secondo e un terzo posto alle Roland Garros eSeries, che quest’anno si sono tenute a inizio giugno.

Proprio con Lorenzo abbiamo fatto una lunga chiacchierata sull’evento di Madrid e sulle implicazioni future che potrà avere, relativamente al pianeta del gaming nel tennis. Un argomento che l’ATP e la WTA non possono più ignorare se l’intenzione è avvicinare un pubblico più giovane al tennis.


Partiamo proprio dal principio. Come ti sei avvicinato al mondo degli E-sport di tennis?
Nel 2014, l’anno in cui mi sono avvicinato a Tennis Elbow – il videogioco con cui mi sono appassionato al genere. È un gioco ‘indie’ e quindi non ha tornei per i pro, ma quando gioco sono sempre molto competitivo. Poi mi sono avvicinato al mondo dei tornei e ho cominciato a dedicare maggiore impegno. Nel 2018, quando c’è stato il torneo per lanciare Tennis World Tour a Roma, sono partito in treno al mattino presto da Ancona e senza aver mai provato il gioco (era in versione beta, ndr) ho vinto il torneo. Mi sono avvicinato così a Tennis World Tour, in maniera molto naturale. Io volevo solo provare il gioco e il fatto che abbia vinto il torneo è stato secondario. Ero già abituato da Tennis Elbow mentalmente e questo mi ha aiutato.

Lorenzo Cioffi

Cosa pensi del futuro del tennis nel mondo dei videogiochi dopo l’evento di Madrid? L’ATP comincerà a interessarsi del settore?
L’ATP spingerà sicuramente. I videogiochi sono ottimi per sponsorizzare e le competizioni non possono fare che bene perché dimostrano che il tennis è uno sport con un target giovane. L’obiettivo da anni è anche quello di svecchiare un po’ lo sport e i videogiochi potrebbero essere un ottimo modo come fatto dalla FIFA (la federazione che governa il calcio, ndr)… con FIFA (il videogioco, ndr). Ci sarà una crescita delle competizioni come c’è stata dal 2018 al 2019, e si è vista sicuramente un maggiore interesse delle stesse federazioni a organizzare i tornei. Probabilmente, con un gioco migliore, avremmo avuto più tornei e una community più grande. Questo avrebbe contribuito a far crescere gli E-sport, e sicuramente TWT (Tennis World Tour, ndr) non è la piattaforma migliore; speriamo bene con TWT2. Se ci sarà un gioco valido supportato da una buona community, l’ATP e la WTA non staranno con le mani in mano.

Sempre che non si uniscano nel breve periodo
Anche questa cosa non è ben chiara. La WTA potrebbe avere qualcosa da dire nei videogiochi. Sono a conoscenza di alcuni dettagli che non posso rivelare, ma sicuramente qualcosa si sta muovendo a livello di licenze.

Quindi hai avuto contatti diretti con ATP e WTA?
Non direttamente, però mi sono informato molto e ho contatti con diversi sviluppatori; insomma mi sono mosso abbastanza nel settore.

Pensi che l’ATP abbia fatto abbastanza per promuovere il tennis tra le nuove generazioni? Ci riferiamo al periodo pre-Gaudenzi…
Ci sono stati pochi eventi legati ai videogiochi e non li hanno organizzati loro in prima persona. L’unica cosa che ATP ha fatto per svecchiarsi un po’ negli ultimi anni è sviluppare un po’ il lato social, specialmente YouTube. Hanno cercato di copiare e far propri molti format come ad esempio i punti migliori della stagione, del torneo eccetera. Si sta muovendo abbastanza bene, ma vediamo se succederà qualcosa anche sul fronte dei videogiochi.

Con la pausa degli sport tradizionali per il coronavirus, c’è stato un vero e proprio boom dei videogiochi sportivi, con gli sportivi stessi come Leclerc a testare i titoli di Formula 1. Pensi che dopo questa pausa forzata anche l’ATP abbia cambiato atteggiamento sul tema videogiochi?
Sono abbastanza sicuro che lo faranno e penso l’avrebbero fatto comunque. Titoli come Tennis Elbow erano già stati annunciati e probabilmente avrebbero innescato qualche reazione da parte dell’ATP. Nel 2020 non penso sia difficile realizzare un bel gioco di tennis, ci sono tutti gli strumenti adeguati e l’ATP potrebbe dare una mano dal punto di vista delle licenze, che renderebbero il gioco appetibile anche per i giocatori ‘casuali’ interessati a divertirsi con Federer, Nadal o Djokovic. Sicuramente, durante l’emergenza sanitaria, l’ATP si è resa conto di essere ‘scoperta’ da questo punto di vista a differenza del Motorsport dove ci sono tantissimi simulatori.

Raccontaci un po’ della tua esperienza da commentatore per il torneo virtuale di Madrid con Nadal, Murray e altri campioni. Com’è nata la tua partecipazione all’evento?
Ho saputo dell’evento e conoscevo un ragazzo che mi ha portato all’interno dell’organizzazione. Avevamo già esperienze di streaming insieme e sapeva che avrei potuto portare esperienza sul campo e spunti tecnici. Anche se il target secondo me era diverso (più tarato sui partecipanti che sul gioco in sé, ndr), ero lì per fornire il commento tecnico e sono rimasti tutti contenti del lavoro che ho fatto. Il fatto che avessi un palmarés importante sicuramente ha contribuito.

Come vi siete organizzati concretamente?
Ci siamo sentiti su un canale Discord (applicazione molto usata dai gamers per essere in contatto durante le sessioni di gaming, ndr), solo noi commentatori. Gli organizzatori non li abbiamo sentiti direttamente ma tramite un’agenzia. È stato un po’ strano, ma era l’unico modo considerato il lockdown generale. C’è stato da organizzare per preparare i due giorni, ma è stata un’esperienza fantastica.

Da eventi del genere mi aspetto un montepremi molto ampio.
Si, sicuramente il montepremi riservato ai partecipanti era importante, cifre che noi non abbiamo mai visto ad esempio.

Qual è il montepremi medio nei tornei di e-Sport di tennis?
Si aggira sui 10.000-15.000 euro, rispetto agli altri e-Sport sicuramente è basso ma è normale sia così. I tornei sono condensati da marzo a giugno, praticamente sulla stagione della terra battuta. Ci sono molti tornei di preparazione al Roland Garros come Estoril, Monaco. Per adesso il tennis “virtuale” è più una passione rispetto ad altri e-Sport in cui si può considerare un lavoro vero e proprio. Non mi dispiacerebbe diventasse tale in futuro.

Tendenzialmente per una stagione da numero 1 al mondo quanti soldi ti guadagnano?
Si può arrivare a 6.000-8.000 euro, dipende dai tornei. Il Roland Garros non è quello che paga di più ad esempio. Il montepremi è di 10.000 euro ma il vincitore ne prende 5,000 e il resto è diviso tra gli altri partecipanti. A Monaco la prima edizione metteva in palio 2000 euro, 1500 dei quali al vincitore, invece l’anno scorso al vincitore sono andati 4000 euro. Per me vincere Monaco è stato più appagante di arrivare in semifinale al Roland Garros, dopo tante partite non si vince poi così tanto. Monaco è un torneo molto ben organizzato in generale, il migliore dello scorso anno.

Passiamo al tennis giocato. Da appassionato di tennis pensi si giocherà nel 2020? E se si giocherà, quale sarà lo scenario? Pensi che i Big3 soffriranno il periodo di pausa forzata come detto da Becker?
Non so se si giocherà nel 2020, io spero di si ma deve essere garantita la sicurezza. Se iniziassero ad agosto, considerando che il tennis è globale, sarà difficile superare tutte le barriere che rimangono in alcune parti del mondo Per me si dovrebbe passare direttamente al 2021, anche se così Djokovic resterebbe imbattuto. Per me gli anziani” saranno avvantaggiati perché avranno meno pressione addosso.

Eppure sembra proprio che si giocherà nel 2020, tra Roma, Parigi e US Open…
Sinceramente non credo riusciranno a starci dentro a livello finanziario e se non ci saranno le condizioni perfette (niente pandemia) secondo me non si deve giocare. Giocare un torneo di tennis vuol dire mettere insieme persone da tutto il mondo e mi sembra impossibile al momento.

Potete seguire Lorenzo Cioffi su Twitch

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Interviste

Alberto Mancini, nuovo coach di Fognini: “Mi ha preso perché è motivato”

Intervista esclusiva all’argentino, ex n.8 ATP, che non ha dubbi. Da Maradona a Fognini, due talenti diversi, non facili da gestire. “Con il lavoro, quando si hanno i mezzi di Fabio, si possono raggiungere grandi risultati anche a 33 anni”

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A pochi giorni dall’inizio della collaborazione con Fabio Fognini, ho intervistato il nuovo allenatore del tennista ligure. Alberto Mancini è stato n.8 del mondo. Ha vinto tre tornei ATP in carriera – Bologna nel 1988, Montecarlo (battendo Wilander e Becker) e Roma cancellando match point a Agassi, entrambi nel 1989 – e ha giocato i quarti al Roland Garros, suo miglior risultato nei tornei dello Slam. A Roma ha giocato anche un’altra finale nel 1991, ritirandosi con Emilio Sanchez nel terzo set, a Key Biscayne è stato sconfitto nell’ultimo atto da Chang, a Kitzbuhel da Sampras e a Stoccarda da Stich.

Capitano della squadra argentina di Coppa Davis, ha portato i biancocelesti due volte in finale, nel 2006 e 2008. Dopo aver perso in casa con la Spagna di Lopez e Verdasco decise però di dare le dimissioni. Ha allenato Mariano Puerta, poi nel biennio 2003-04 Guillermo Coria e negli ultimi quattro anni e mezzo Pablo Cuevas. 

Mancini si trova da tre giorni a Sanremo per allenare Fognini, con il quale è venuto in contatto grazie a Ugo Colombini, manager del tennista italiano.

 

L’INTERVISTA – Mancini ricorda le sue vittorie, alcuni degli avversari battuti – soprattutto nel suo anno migliore, il 1989, a Roma e Montecarlo – i problemi alla spalla verso metà anni Novanta, i momenti difficili, i rapporti con i giocatori di quel tempo frequentati dall’epoca junior: Davin, Perez Roldan, e Martín Jaite, un pochino più anziano.

Gli ho chiesto ricordi e aneddoti su Maradona, un mito, scomparso il 25 novembre. Mancini è tifoso del Newell’s di Rosario, anche se è nato a Missiones, nel nord: “Ma io giocavo a tennis dacché avevo 5 anni, per via di mio fratello, mio padre. I miei idoli erano Vilas, e poi anche Clerc, più che i calciatori…“. Da capitano di Coppa Davis, Mancini ricorda Maradona che veniva negli spogliatoi a incoraggiare la squadra e che trasmetteva grinta e entusiasmo a tutti i componenti. 

Alberto mi ha parlato un po di sé e dei suoi risultati, poi della sua carriera di allenatore soffermandosi soprattutto sul periodo trascorso con Coria che, sotto la sua guida, è diventato numero 4 del mondo partendo dalla posizione 70; i due i sono separati nel 2004, dopo l’Australian Open e prima della finale persa al Roland Garros con Gaudio.

Poi siamo arrivati alla parte che, ovviamente, interessa di più i tifosi italiani e i lettori di Ubitennis. Come è nato il rapporto con Fabio Fognini, come lo ha trovato e con quali ambizioni: mi ha raccontato perché pensa che Fabio abbia voglia e motivazione per restare in alto nelle classifiche mondiali. Mancini ha visto giocare Berrettini e Sinner e mi ha svelato anche cosa pensa di loro.

La moglie e i tre figli di Albertosono rimasti in Argentina, ogni tanto lo seguiranno ma sono abituati al suo lavoro che lo costringe a fare il giramondo. Il rovescio di Fognini lo entusiasma, ma abbiamo parlato anche di cosa si può fare per migliorare il servizio e in particolare la seconda, a cominciare dal lancio di palla. C’è il problema di allenarsi (con la mascherina!) senza sapere se si giocherà in Australia e quando; Alberto mi ha anche raccontato che sono in previsione allenamenti a Bordighera al centro Piatti con Sinner, così come a Montecarlo con Dimitrov, Wawrinka e gli altri giocatori che si allenano nel Principato.

Tutto il resto (vi ho già svelato tanto!), lo trovate nel video completo dell’intervista.

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Focus

Thiem: “Nonostante tutto, il 2020 avrà sempre un posto nel mio cuore. Nel 2021 in 6-7 lotteranno per il numero 1”

L’austriaco fa i complimenti a Medvedev – ‘nel terzo set ha giocato un game di risposta incredibile’ – e non recrimina troppo: “Forse solo un punto nel tie-break, ho giocato un dritto stupido”. Verso il 2021: “Voglio scalare la classifica”

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Dominic Thiem - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Non si presenta troppo abbattuto il grande sconfitto di stasera, Dominic Thiem, alla conferenza stampa di rito. L’austriaco ha perso la finale delle ATP Finals per il secondo anno consecutivo, questa volta contro il russo Daniil Medvedev. Nonostante la sconfitta gli resterà la (magra) consolazione di aver fatto parte di una finale da record. La durata della partita di stasera, 2 ore e 44 minuti, è infatti un record per la storia del torneo da quando si gioca due set su tre.

Il primo pensiero dei giornalisti si rivolge ai tre break point salvati da Medvedev nel secondo set, specialmente quello in cui Thiem si è trovato molto vicino alla rete. “Certo ci sarebbe stato un risultato diverso se avessi convertito quel break point, ma non era un colpo facile, la palla era bassa. Avrei dovuto metterla in campo. Comunque non ho molto da recriminare, forse solo sul 2-1 nel tie break, ho risposto bene e poi ho giocato un diritto stupido. Lo slice è una buona tattica con Daniil, l’ho usata anche in passato“.

L’austriaco come sempre è sportivo e riconosce i meriti dell’avversario, che nel quinto game del terzo set ha alzato il livello e strappato il servizio a Thiem. “Il suo break nel terzo set è stato un game incredibile, ha messo in campo delle risposte incredibili e ci sono stati scambi lunghissimi. Purtroppo è così, ogni partita è equilibratissima in questo torneo. Congratulazioni a lui”.

 

C’è spazio anche per qualche battuta sul ranking, che vede Thiem terzo e il suo sfidante Medvedev in quarta posizione. “I migliori del 2020 sono quelli che sono in testa al ranking, anche se devo escludere Roger (ride, ndr), ma sono sicuro che tornerà bene l’anno prossimo. […] Devo aggiungere Rublev, credo sia stato top 5 quest’anno visto quanto ha vinto. Direi quindi che i top 5 sono quelli giusti, a parte Roger“. Lo stesso austriaco non si nasconde sulle sue future possibilità di classifica. “Voglio scalare la classifica sempre di più […] Ho giocato bene quest’anno e anche l’anno scorso. Voglio giocare bene nei grandi tornei, e se riesco a farlo posso salire ancora. Ma ci sono grandi giocatori in testa, e […] almeno 6-7 giocatori come Tsitsipas, Zverev, Daniil e Rublev oltre ai Big 3 che combatteranno per il numero 1 l’anno prossimo“.

Adesso, però, è tempo di concedersi un po’ di riposo dopo una stagione più corta del solito eppure molto travagliata. “È stato un anno molto difficile. Noi atleti, nello specifico noi tennisti, siamo privilegiati nel fare quello che facciamo. Dal punto di vista tennistico è stata una grande annata. Ho raggiunto uno dei miei obiettivi di una vita, vincere uno Slam, quindi anno straordinario per me tennisticamente. Nonostante tutte le difficoltà, per me quest’anno avrà sempre un posto nel mio cuore. […] Spero che la pandemia termini il più presto possibile e che tutti possano tornare a lavorare e ad avere una vita normale”.

Quanto al ricambio generazionale, Thiem si sente molto ottimista sulle sue possibilità nell’immediato futuro e su quelle dei tennisti più giovani di lui. “Il futuro è arrivato. Abbiamo tanti anni davanti a noi, e abbiamo provato che possiamo giocarcela con le leggende di questo sport. I Big3 i prossimi anni continueranno ancora a giocare per vincere i titoli importanti, ma a un certo punto quei giocatori si ritireranno e quindi sarà il nostro turno. […] È molto importante per lo sport avere un ricambio. Rafa, Roger e Nole hanno fatto così tanto per lo sport, hanno portato tanti nuovi fans, ma verrà un giorno in cui se ne andranno e la nostra sfida sarà mantenere tutte queste persone appassionate al tennis, questo sport così meraviglioso. Loro hanno dato così tanto al tennis, ora è il nostro turno. Dobbiamo fare la nostra parte e continuare la storia che loro hanno contribuito a scrivere”.

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Focus

Nadal: “Ho perso una grande occasione, bravo Medvedev. Australian Open? Cerchiamo di far vivere il Tour”

Rafa Nadal: “Sta giocando alla grande, gli auguro il meglio”. Sulle difficoltà di disputare l’Australian Open: “Ci vuole flessibilità, dobbiamo accettare le decisioni di Melbourne e aiutare i giocatori. Le Finals su un’altra superficie? Non è il momento di parlarne”

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Rafael Nadal - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Questa volta ha perso, contro Medvedev, ma Rafael Nadal si dimostra ancora una volta campione di saggezza dando prova di lucidità, equilibrio e senso di responsabilità in conferenza stampa. Il match è stato serrato e ha avuto diversi volti, ma le Finals rimarranno un tabù per Nadal almeno per altri dodici mesi; in finale, a contendere il titolo di Maestro a Dominic Thiem, ci andrà infatti il russo a conferma dell’ormai avviato ricambio generazionale. Riportiamo di seguito le dichiarazioni di Rafa.

Un match duro stasera. Hai avuto la sensazione che con l’allungarsi della partita ti siano mancate un po’ le energie e per questo Daniil alla fine abbia vinto? No, non credo. Penso che all’inizio del match sia stato migliore di me. Sono riuscito a salvare i miei servizi con fatica, poi ho giocato bene per ottenere il break e chiudere il set. Nel secondo è andata più o meno così all’inizio ma alla fine stavo giocando un po’ meglio di lui, poi sul 5-4 ha disputato un buon gioco e io no. Ho avuto una grande opportunità e perso una grande occasione. Bravo lui. Sta giocando alla grande. Gli auguro il meglio”.

Rafa non trova attenuanti fisiche – “No, va tutto bene, grazie” è la secca risposta – e non ha particolare voglia di affrontare l’argomento relativo alla superficie delle Finals, che si sono sempre disputate sul duro indoor, non certo la superficie preferita dello spagnolo. Un giornalista gli chiede: c’è frustrazione in te per questo? “Non è il momento ora di parlarne. Io sono un giocatore e accetto la superficie. Ho una mia opinione personale, ma non è il momento. Ho appena perso in semifinale. Ho avuto le mie chance ed ero vicino al disputare un’altra finale qui. Non ho giocato sufficientemente bene nel momento chiave del match. È tutto. Le altre cose non contano“.

 

Sullo svolgimento dell’Australian Open e la situazione delicata causa pandemia, ancora una volta Rafa dimostra lucidità ed equilibrio: Dobbiamo aspettare cosa dirà il governo dello stato di Victoria. Non siamo nessuno per sapere cosa sia meglio per il loro paese. Dobbiamo solo essere pazienti e accettare la situazione. È difficile per tutti. Dovremo essere flessibili e trovare la soluzione per giocare il maggior numero possibile di tornei, per far vivere il Tour e aiutare i tornei, i giocatori più bassi in classifica affinché possano continuare a giocare e tutti coloro che vivono con il nostro sport. Non solo i tennisti ma tutte le persone che sono coinvolte. Quindi cerchiamo di essere flessibili in tutti i modi. Speriamo che con il vaccino tutto ciò finisca presto, speriamo di poter tornare alla normalità in un paio di mesi, ma adesso è una situazione difficile“.

Nel futuro, nonostante l’età che avanza, gli obiettivi di Rafael Nadal non cambieranno. Il mio obiettivo è sempre lo stesso: andare ad ogni torneo per darmi la possibilità di competere al meglio e cercare di vincere. Questo è il mio scopo ogni anno. Le mie motivazioni sono sempre state le stesse. Il prossimo sarà un anno importante. Spero di essere pronto per combattere per le cose per cui amo lottare. Lavorerò duramente nella off-season per essere pronto quando ricominceremo“.  

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