San Pietroburgo spinge per diventare un ATP 500?

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San Pietroburgo spinge per diventare un ATP 500?

Il torneo russo si potrebbe disputare dopo il Roland Garros, a patto di compiere un salto di qualità

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A passi sempre più grandi anche il tennis sta ripartendo e ormai i tornei ufficiali sono dietro l’angolo. Il circuito maschile taglierà il nastro il 14 agosto con il torneo di Washington e da lì in poi partirà un tour de force che si concluderà con il Roland Garros l’11 ottobre. Il futuro, a partire da quella data, torna ad essere incerto e di sicuro si sa solo che non ci sarà il torneo di Tokyo. La stagione indoor in particolare è piena di dubbi, a partire da Basilea (fortemente a rischio) e Bercy (più probabile che si giochi).

Un caso a parte invece è rappresentato dal torneo ATP 250 di San Pietroburgo: come riportano alcune voci su Twitter, sembra che il direttore del torneo, Alexander Medvedev, possa acconsentire alla disputa del torneo nel caso in cui l’evento venisse aumentato di grado, passando dunque a un ATP 500. Nel caso si giocasse a San Pietroburgo, ciò avverrebbe comunque in date successive allo Slam parigino.

Il torneo che al momento sembra essere più a rischio di perdere il suo status da 500 è quello di Rio de Janeiro, ma difficilmente l’ATP lascerebbe il Sud-America con solamente eventi 250, già così poco invitante per i top player. Per gli anni a venire invece è traballante la situazione del torneo di Basilea che ha la licenza da 500 anche per il 2021, ma con l’inevitabile ritiro di Federer farebbe difficoltà a mantenerla. Un’alternativa per l’ATP potrebbe essere quella di creare una nuova licenza ma questo creerebbe inevitabilmente una serie di richieste a catena da parte di altri tornei, anche loro in cerca di un upgrade.

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Isner ‘sbrocca’ su Twitter: “Voi ‘coronabros’ rimanete pure in uno scantinato quanto volete”

“Io scelgo di vivere e promuovere lo sport che amo in modo sicuro”, ha detto John Isner difendendo l’evento di Atlanta che si svolgerà questo week-end tra gli 8 giocatori più forti degli Stati Uniti. Con i tifosi

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John Isner - Laver Cup 2019 (via Twitter, @LaverCup)

Ore movimentate su Twitter per John Isner. Il numero uno degli Stati Uniti parteciperà questo week-end alla ‘All-American Team Cup‘, un mini-torneo riservato ai primi otto giocatori statunitensi; si giocherà da venerdì 3 luglio a domenica 5 luglio ad Atlanta, in Georgia, ma la novità più rilevante riguarda la presenza dei tifosi. Si tratterà della prima rassegna tennistica aperta al pubblico dopo lo scoppio della pandemia di COVID-19 e vi parteciperanno (oltre a Isner) Querrey, Tiafoe, Sandgren, Paul, Fritz, Johnson e Opelka.

Difficile non pensare immediatamente a quanto accaduto tra Belgrado e Zara, le prime due tappe dell’Adria Tour, dove un’esibizione aperta ai tifosi senza alcun distanziamento sociale si è trasformata in un discreto incidente d’immagine per il contagio di diversi tennisti e membri dello staff. Ad Atlanta, però, all’evento avrà accesso solo un numero limitato di tifosi, i quali saranno tenuti a compilare un questionario sullo stato di salute e a farsi misurare la temperatura. I posti saranno distanziati di sei piedi (circa due metri) l’uno dall’altro ma non sarà obbligatorio indossare mascherine – nonostante le indicazioni dello stato della Georgia vadano nella direzione opposta, e suggeriscano di indossarle. Tra le varie misure di sicurezza, ci sarà il divieto di utilizzare il contante per comprare cibo e bevande.

Una organizzazione certo più prudente rispetto a quella dell’Adria Tour, sebbene in Georgia – stato con circa 10 milioni di abitanti – risultino al momento oltre 71.000 casi attivi e nella giornata di ieri, 1 luglio, si sia registrato il numero più alto di nuovi contagi giornaliero (2.946).

 

LE PAROLE DI ISNER – Non è facile interagire sui social in un periodo in cui la suscettibilità degli utenti è massima, a causa della preoccupazione generata dalla pandemia, e John Isner è un po’ cascato in questo tranello. A un utente che gli ha fatto notare come negli Stati Uniti la pandemia sia ancora lontana da una fase di remissione, il tennista americano ha risposto in modo piuttosto brusco: “Voi ‘coronabros’ potete restare in uno scantinato quanto vi pare. Io scelgo di vivere e giocare/promuovere lo sport che amo in maniera sicura“.

Isner ha poi tentato di ‘recuperare terreno’, rispondendo alle preoccupazioni di diversi altri utenti. Rischiando anche altri scivoloni, quando ha fatto notare come anche le proteste di queste settimane negli Stati Uniti abbiano riunito tante persone in poco spazio, e che nessuno le ha condannate nonostante potessero rappresentare un rischio sanitario. “Io sono a favore delle proteste e anche del fatto che 400 tifosi possano guardare del tennis a distanza di due metri l’uno dall’altro. Pensate che sciocco che sono“.

Dopo aver passato un bel po’ di tempo su Twitter, Isner si è arreso alle dinamiche dei social – ‘è troppo difficile avere un dibattito onesto, qui. Sono esausto‘ – non prima di rispondere a Ben Rothenberg, giornalista del New York Times, rimproverandolo bonariamente di aver gettato discredito sul tentativo di organizzare un evento in sicurezza pubblicando titoli di articoli che riportano informazioni inesatte.

Vedremo cosa succederà ad Atlanta, e ci auguriamo ovviamente che tutto possa andare per il meglio, anche perché questi eventi sono prove generali per la ripresa del circuito. Una cosa Isner l’ha sicuramente imparata: discutere su Twitter logora. E tanto.

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Djokovic e sua moglie Jelena sono risultati negativi al test per il coronavirus

Il numero uno del mondo non è più positivo al coronavirus. Anche il tampone di sua moglie ha dato esito negativo. Novak Djokovic potrà uscire dall’isolamento tra 5 giorni (o forse già domani?)

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A nove giorni dalla notizia della positività al coronavirus di Novak Djokovic, annunciata tramite un breve comunicato sui social, il giornalista serbo Saša Ozmo ha diffuso con un tweet la notizia della negatività del numero uno del mondo e di sua moglie Jelena, emersa a seguito dell’effettuazione di un secondo test (che era atteso per il 7 luglio ma evidentemente è stato anticipato a oggi).

Secondo le indicazioni diffuse dallo stesso Djokovic contestualmente all’annuncio della positività – il serbo non ha rilasciato altre dichiarazioni, al momento – Nole dovrebbe rimanere in isolamento per altri cinque giorni, per rispettare un periodo complessivo di 14 giorni. Si precisa però che, secondo le ultime linee guida dell’OMS, un paziente che non abbia mai manifestato sintomi sarebbe ‘libero’ di rompere l’isolamento dopo 10 giorni dal test che ha dato esito positivo, e dunque secondo questo protocollo Djokovic potrebbe uscire e tornare ad allenarsi già domani.

Come confermato anche da Sportklub tre giorni fa, Novak e Jelena non hanno infatti mai accusato sintomi evidenti e sono sempre stati in buone condizioni di salute.

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Dieci cordate in lizza per le ATP Finals torinesi

La sezione torinese del Corriere della Sera fa il punto sull’organizzazione del Masters

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Il Pala Alpitour di Torino (foto palaalpitour.it)

Le ATP Finals, che si svolgeranno a Torino dal 2021 al 2025, iniziano a prendere forma. Come scrive Gabriele Guccione, infatti, la Federtennis ha indetto un bando di gara per l’organizzazione esecutiva del torneo, e ben dieci cordate imprenditoriali hanno aderito: Balich Worldwide Shows; Live Nation e Parcolimpico; Prodea e Armando Testa; Next Group; HDRA e ANVI; PWC e Group M; Deloitte e Italdesign; Master Group Sport e Pininfarina; EY, Recchi, RCS Sport e Carlo Ratti Associati; e Awe Sport, Benedetto Camerana e Nielsen Sport.

Il vincitore sarà scelto a fine mese, previa valutazione dei piani architettonici e comunicativi dei concorrenti; successivamente, 80 giorni verranno dedicati ai “dettagli del masterplan”, come ha dichiarato Marco Martinasso, direttore generale della FIT Servizi.

I guadagni del torneo sono quantificati in circa 80 milioni di euro, circa un terzo diretti (biglietti, merchandising ufficiale, e così via) e due terzi indiretti (shopping, ristorazione, pernottamenti, trasporti), anche se Martinasso ritiene che la cifra sia sottostimata soprattutto per via del broadcasting, che dovrebbe raggiungere circa 190 Paesi e conseguentemente far lievitare gli introiti.

Il Pala Alpitour (o PalaIsozaki che dir si voglia) ha una capienza di circa 14.000 posti, che coincide con le proiezioni di 220.000 biglietti venduti in otto giorni, ma solo nel caso in cui entrambe le sessioni giornaliere dovessero registrare il tutto esaurito, ipotesi tutt’altro che improbabile ma nemmeno così scontata, soprattutto alla luce della pandemia, anche se il rappresentante della FIT non si dice preoccupato: Nel caso [di restrizioni, ndr] saremo pronti a gestire eventuali situazioni di criticità. Ma spero che non ce ne sarà bisogno.

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