Dirk Hordorff dà ragione a Becker sull’attacco a Kyrgios

Anche il vicepresidente della federtennis tedesca litiga con il vocabolario e definisce Nick uno spione

Di Michelangelo Sottili
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Nick Kyrgios - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)
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La giornata di martedì era cominciata con Boris Becker che aveva definito “spione” Nick Kyrgios e la conseguente replica australiana. A testimonianza dell’incertezza che caratterizza questi tempi, l’ormai buon Kyrgios sembra ora vestire comodamente i panni del moralizzatore e nell’occasione aveva solo estratto un cartellino giallo di fronte al comportamento di Sascha Zverev che, dopo aver sbandierato l’auto-isolamento, era finito in un improvvido video girato a una mega-festa (o, come probabilmente la definirebbe lo stilista Philipp Plein che l’ha organizzata, “tre amici passati a trovarmi”). Che il numero 7 del mondo abbia capito di averla fatta grossa è suggerito dalla lesta rimozione dei fotogrammi in cui compariva. Purtroppo per lui, però, non solo “c’è sempre qualcuno che ci fa caso” come ci ha insegnato X-Files, ma quel qualcuno lo fa dannatamente in fretta salvando pure le prove.

A ogni modo, alla querelle non poteva non unirsi il nostro vicepresidente federale preferito, al secolo Dirk Hordorff. Tuttavia, la sunnominata incertezza, se a qualcuno dà, a qualcun altro pare togliere; così, il numero due della federtennis tedesca e più volte rivelatore di notizie riservate cinguetta di essere completamente d’accordo con Becker, aggiungendo “I also don’t like #rats” (anche a me non piacciono gli spioni).

https://twitter.com/dirkhordorff/status/1277870742315638785

Ricordiamo che un paio di settimane fa proprio Hordorff aveva bacchettato Novak Djokovic per un party e un calcetto (preferiti al meeting su Zoom) e fatichiamo a comprendere la differenza tra la sua presa di posizione e quella di Kyrgios, in un intervento che sembra allora unicamente diretto a prendere le difese del “Capo del tennis maschile” in Germania e del suo uso spericolato del dizionario. Potremmo allora suggerire al vice della DTB di modificare leggermente il suo intervento sul social pennuto in “I also don’t like Mondays #Boomtown Rats”: come il tweet originale, non c’entra nulla con gli spioni, ma almeno suggerisce della musica decente.

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