Lettere al direttore – Perché Roger Federer respinge l’idea del ritiro? Le frasi del padre d’un campione. La credibilità d’un cronista

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Lettere al direttore – Perché Roger Federer respinge l’idea del ritiro? Le frasi del padre d’un campione. La credibilità d’un cronista

Ma Novak Djokovic li ha vinti davvero tutti i Masters 1000 o no? Le chances di Nadal e Zverev. Adriano Panatta ignorato da Supertennis? Quello straordinario trio di appassionati che si è presentato a casa mia…

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Djokovic e Federer - Finale Cincinnati 2018 (foto USA Today Sports)
 
 

Egregio direttore

Sul suo sito, qualche giorno fa veniva sviluppata una sorta di crono storia ” da Miami 2007 a Cincinnati 2018 come Djokovic ha vinto tutto“- Ma Nole non ha mai vinto il Master 1000 (denominazione corretta per gli anni 2005/2008) di Amburgo al quale ha partecipato almeno 3 volte raggiungendo al massimo la semi. Non ritengo quindi corretto affermare che Djokovic ha vinto tutti i Masters 1000 a cui ha partecipato nella sua carriera. Ma ha vinto tutti i Masters 1000 attualmente in essere. Il tennista che possa raggiungere questo risultato (vincere tutti i Masters 1000) potrebbe essere Nadal (che ha vinto Amburgo e tra l’altro ha vinto anche Madrid sul cemento- l’unica edizione sulla terra blu non mi pare giusto considerarla) in quanto dei master 1000 a cui ha partecipato mancano in bacheca solo Shangai e Parigi. Quindi Nadal in teoria potrebbe farcela il giovane Zverev per le sue qualità e per il fatto che 1/3 di percorso è già completato.

Michele Nannarone

 

Lei è molto preciso, ma anche l’ATP quando una sede di un Masters 1000 subentra a un’altra – come accadde a Essen quando subentrò a Stoccarda, o quando Tiriac ha “trasferito” il “suo” Masters 1000 dalla Germania alla Caja Magica di Madrid – segnala i Masters 1000 (anche se cambiano di superficie) con un unico albo d’oro, mettendo tutt’al più un asterisco laddove la sede sia cambiata.

Quindi è vero che Djokovic non ha mai vinto ad Amburgo e che ad essere precisi si dovrebbe scrivere, come lei suggerisce: “Ha vinto tutti i Masters 1000 attualmente in essere”. Però scriverlo comporterebbe dover dare ogni volta spiegazione del perché si scrive “attualmente in essere”. Dopo di che ogni volta si dovrebbe aggiungere una postilla per dire che poiché Amburgo non è più un Masters 1000 Djokovic quel Masters non lo ha vinto (pur avendolo giocato tre volte…). Lo dovremmo precisare noi, l’ATP e tutti. Ogni volta. E se il Masters di Cincinnati quest’anno lo si gioca a New York… dovremo precisare vita natural durante che nel 2020 si è giocato a New York e non a Cincinnati, motivo per cui potrebbe risultare nell’albo d’oro un qualcuno che a Cincinnati non c’è mai nemmeno stato? O si dovrà anche precisare che il Masters 1000 di Cincinnati a New York non l’ha mai vinto nessuno salvo che uno? E quindi neppure Nadal e Zverev potrebbero – eventualmente – in futuro vantare il record?

Ove Nadal riuscisse ad aggiudicarsi i due Masters 1000 che non ha ancora vinto, o Zverev tutti quelli che ancora gli mancano – io temo che non abbiano più chance di… Djokovic che Amburgo 1000 non lo vincerà mai! – ne riparleremo e in quel frangente riferiremo quel che lei ci suggerisce. Ma forse una volta o due soltanto, non tutte le volte. Personalmente trovo invece un abuso statistico quello che lei sembra voler fare quando dice di non considerare il torneo di Madrid giocato sulla terra battuta blu: anche se io non condivisi e non mi piacque l’esperimento, quel torneo si è regolarmente disputato e non può essere cancellato solo perché non piace a qualcuno. Grazie comunque della sottolineatura statistica e continui a seguirci.


Buonasera Direttore.

Mi sono avvicinato al tennis, “guardato” e poi giocato grazie anche ai “Quattro Moschettieri” della mia generazione, ossia Tommasi/Clerici/Lombardi/Scanagatta.

Sono del ’78, il primissimo amore tecnico, “ignorante” ma istintivo, è stato McEnroe, pur ormai a fine carriera, con me alla fine delle elementari. Quindi, il mio percorso “elettivo” ha detto Edberg, Sampras e Federer (col primo e soprattutto il terzo a prendermi proprio l’anima tennistica), pur riconoscendo l’enorme valore dei loro fenomenali rivali(Becker, Agassi…), su cui spiccano ovviamente i dominatori dell’ultimo quindicennio, ormai abbondante.

Voglio però qui esprimere tutto il mio disappunto nei confronti…del papà di quel meraviglioso giocatore che è Novak Djokovic il quale, oltre ad un gran tennis senza debolezze, ha spesso nella tenuta e solidità mentale le proprie armi vincenti. Il padre, a differenza del figlio, eccede spesso in sproloqui, per toni e contenuti.

Non sarò certo io a negare l’attuale superiorità di Nole sugli avversari né i suoi meriti negli anni, ma riconoscere un minimo di rispetto al signor Federer sarebbe dovuto, non trova?

Fabio Meda

Caro Fabio, non mi chieda di esprimerle un mio giudizio sul papà di Djokovic. Non intendo farlo. Le mie opinioni le tengo per me. La sua richiesta mi offre però uno spunto di carattere… deontologico che, ma solo per questo e stando bene attento a non essere frainteso paragonando mele e pere, provo ad affrontare.

Fra i compiti di un giornalista accade spesso di dover prendere in esame i comportamenti dei tennisti. Dentro e anche fuori del campo. Per il “dentro il campo” non ci piove, è compito del critico di turno sottolineare quanto accade: diritto di cronaca, seguito dalla “necessità-dovere” di esternare un’opinione a consumo del lettore e/o telespettatore il quale, ovviamente, è liberissimo di condividere o non condividere l’opinione del telecronista ma al tempo stesso, in quanto fruitore di un prodotto televisivo forse anche pagato (pay-tv o canone che sia) si attende in presenza di certi episodi – magari non tutti – anche commenti non asettici. La credibilità del telecronista è sempre in discussione. Se esprime opinioni fondate, equilibrate, intelligenti, il più possibile obiettive e professionali, verrà apprezzato e avrà un suo seguito. Altrimenti no.

Per quanto riguarda il fuori del campo molto dipende dal personaggio di cui si tratta. Se è un personaggio talmente noto e popolare da poter essere ritenuto “pubblico”, allora anche il “fuoricampo” del personaggio ha una sua valenza. Lo abbiamo potuto constatare nel caso dell’Adria Tour e di Djokovic. Nole, in quanto n.1 del mondo e ancora più in quanto presidente dei giocatori ATP, ha un ruolo più “pubblico” di altri, con diverse responsabilità rispetto a chi sia il n.250 e non rappresenti nessuno altro che se stesso. Quindi se, pur seguendo comportamenti ammessi legittimi e conformi alle regole di uno Stato che ritiene di disciplinare in maniera meno restrittiva di altri la situazione COVID-19, Djokovic ha ritenuto che le pratiche del distanziamento e delle mascherine fossero esagerate e ingiustificate, non è condannabile ma resta eventualmente criticabile.

Non è obbligatorio neppure criticarlo. Tanti, direi la maggior parte al di fuori della Serbia (e forse della Croazia) lo hanno criticato, altri lo hanno difeso. Soprattutto quando c’è stato chi ha ecceduto. Avrete letto anche i pareri di Gilles Simon, di Patrick Mouratoglou, di Mats Wilander su questo sito, non solo quelli di Nick Kyrgios e con diverse sfumature critiche, di Tennys Sandgren, Dan Evans, Andy Murray, Stan Wawrinka, di Andrea Gaudenzi.

Sono due cose assai diverse – va sottolineato con chiarezza – la condanna e la critica. Nole non può essere condannato se perfino il premier croato, o serbo, gli hanno dato il via libera e anzi lo ringraziano per quel che ha ideato e lanciato, ma può essere altresì oggetto di critiche da parte di chi – con più d’una ragione – gli imputa una certa leggerezza soprattutto per aver partecipato e diffuso atteggiamenti eccessivamente spregiudicati – la discoteca, i balli a torso nudo – quando nel mondo si continuano a registrare contagi e decessi (magari più in un posto che in un altro). E quando lui può rappresentare un esempio, un modello da seguire per via del ruolo che ha, dell’importanza che possono avere le sue esternazioni. Parlate e vissute. Nei Balcani e al di fuori di quei confini. Un supercampione che si drogasse, si ubriacasse, picchiasse un altro essere umano, farebbe molti più danni di un Carneade semisconosciuto.

Può non sembrare giusto ad alcuni, ma è così. Non siamo tutti uguali, nel senso che non tutti abbiamo la possibilità – nel bene e nel male – di scatenare lo stesso tipo di conseguenze, reazioni, imitazioni.

Ma, attenzione: il supercampione, che gode di attenzioni, mediatiche e non, privilegi e introiti enormi (sponsor etcetera) è un personaggio pubblico. I genitori del campione no.

Il campione non può permettersi eccessi di alcun tipo; è il rovescio della medaglia di tanti aspetti positivi. I genitori del campione – invece – possono comportarsi meglio o peggio, possono anche essere “voci dal sen fuggite, poi richiamar non vale”, ma non è più compito del giornalista, del cronista, esprimere opinioni sul suo conto. Il cronista riferirà fatti, dichiarazioni, comportamenti in maniera asettica: il lettore, il telespettatore si farà una idea da quelli.

Ricordo che Rino Tommasi, citando i tanti casi di quei genitori deleteri (ma senza far nomi!) che lo inseguivano persuasi di aver dei figli campioni misconosciuti del tennis (dai maestri, dalla FIT, dalla stampa…”Dottor Tommasi, lei che se intende, venga a vedere come gioca bene mio figlio…” ) e che non li facevano respirare, che seguivano le partite dei figli nascosti dietro i cespugli per dare ogni genere di consigli …pronti a intervenire se un arbitro non faceva una chiamata buona per il figlio, diceva sempre a proposito di una giovanissima e già promettentissima Lindsay Davenport: “Non abbiamo mai incrociato sui campi, nei tornei, i suoi genitori: è un ottimo segno! Ha molte più possibilità di diventare molto forte!”.

Di genitori che ne hanno combinate di tutti i colori, seguendo l’evolversi di figli tennisti, mai diventati forti, ce ne sono stati tantissimi. L’elenco sarebbe interminabile e impossibile da conoscere compiutamente. Semmai è stato possibile conoscere quelli di alcuni campioni e campionesse che hanno avuto “padri-padroni” denunciati da loro stessi: in quei casi, non sono stati i giornalisti a ergersi a giudici dei comportamenti dei padri. Sono stati i figli a rivelare presunte angherie. E’ il caso, emerso di recente, di Guillermo Perez Roldan a proposito del quale ho saputo che un network tv (ESPN?) sta approntando un film-documentario su cui al momento il giocatore deve rispettare una sorta di embargo. E in passato altri casi erano quelli legati a Mary Pierce, Jelena Dokic, Miryana Lucic, Aravane Rezai, Mike Agassi,  John Tomic….senza arrivare a Laura Lou Kunnen, campionessa degli anni ‘40 e ‘50, rivale di Little Mo Connelly, che ha vinto un processo contro il padre, Leslie Jahn, per stuproavvenuto quando lei aveva 13 anni.

Ma nessuno di questi casi è lontanissimamente paragonabile, minimamente confrontabile, con quello di papà Djokovic che si è lasciato andare a commenti su Roger che indignano i fan del campione svizzero ed evidentemente il nostro lettore. Ma è bastato riferirli perché hanno fatto il giro del mondo, evitando di commentarli. Sono situazioni talmente diverse quelle citate per raccontare tutt’altre storie, per cui anche se il lettore milanese mi ha chiesto di esprimere un giudizio, trovo che non mi spetti assolutamente di intervenire.   


Gent.mo Direttore,

Ho letto articoli, reazioni e commenti vari sul recente stop forzato di Federer e relativo annuncio circa il ritiro da ogni competizione per la (mezza) stagione 2020. Ciò che mi ha colpito e fatto riflettere è stata la dichiarazione, non credo di circostanza, con cui lo stesso, come se avesse 15 anni in meno, fissa un suo certo rientro, indicando già tempi ed impegni futuri. Esulando dal caso di specie, mi ha sempre incuriosito l’aspetto mentale che porta molti grandi, affermati campioni (non tutti) a non voler mollare continuando o riprendendo una carriera che, su questo non credo vi siano dubbi, può solo aggiungere qualche numerica vittoria ma non certo ulteriore prestigio, rinnovata fama o più sostanzioso portafoglio.

Molti lo giustificano con il potere quasi ipnotico delle “luci della ribalta” altri con le sirene adrenaliniche della competizione, altri ancora, forse con maggior dose di ipocrisia, nel più generico “amore” per lo sport che, nel caso del tennis, appare oggi sempre più totalizzante (anche in senso negativo) . Credo occorra spingersi un po’ più in là: si vuol proseguire per sublimare ciò che sarebbe, seppur grandioso, comunque “terreno” e tramutarlo in “epica”? Come Achille ammettere, pur amando la vita e la terra dei padri, “ che è precluso il ritorno per avere gloria immortale”? C’è in questi grandi campioni -certamente egocentrici- l’ansia, il recondito desiderio, destinato a rimanere tale, di ribadire ora e per sempre che sarà il caso, a ritiro avvenuto, per la prima volta di non accostarli a nessun’altro e di ribadirne il loro essere davvero fuoriclasse? 

Lei che ne pensa? La ringrazio e le auguro buon lavoro

Leonardo Mazzara

Sono talmente tante le cose che non so…Che so di non sapere, avrebbe detto un signore molto meno preparato di me…tal Socrate. Lei chiede di esulare dal caso di specie, ma forse invece è sul caso di specie, cioè Roger Federer,  che soffermandocisi si può cercare di capire.

Un grande campione diventa tale quando ha una smisurata fiducia in se stesso. In ogni momento della propria carriera. Federer ha più di un motivo per averla, dal momento che fino a quando ha giocato è stato supercompetitivo ai più alti livelli. Due matchpoint falliti sul proprio servizio gli hanno sottratto nella finale di un anno fa il 21° Slam e il nono titolo a Wimbledon. Una finale persa non con Cilic o Nishikori, e neppure Murray, ma contro Djokovic, il n.1 del mondo. Il tennista fino a prova contraria più forte di tutti in quest’epoca più recente.

Federer è un fenomeno e sa di esserlo. Ha diritto a pretendere, con se stesso e con gli altri, di credere di poter continuare a esserlo ancora per un po’. Perché fondamentalmente è competitivo con se stesso, vuoi dimostrare a se stesso e agli altri che lui può riuscire in qualcosa che non è riuscito ad altri in tempi recenti (cioè dai tempi di Rosewall e Connors, due campioni eterni). Per via del suo tennis unico al mondo è legittimamente convinto di far meno fatica degli altri a giocare a tennis e quindi di poter reggere la concorrenza più agguerrita anche sulla soglia dei 40 anni. Del resto la sua convinzione è condivisa per prima  – e sinceramente direi – dai suoi stessi avversari. E da tutti i cosiddetti esperti, compresi quelli che lo davano per finito nel 2016, prima di assistere alla sua clamorosa resurrezione del 2017.

Il grande campione ha anche uno smisurato orgoglio e una ostinazione mostruosa, disumana, avversa alla resa, al lancio dell’asciugamano…che – a differenza che nella boxe dove a pensarlo e ad agire è il manager, l’allenatore – può decidere solo lui.

O forse – a sentir lui – anche Mirka. Certo più Mirka che Ivan Ljubicic o Severin Luthi.

Forse il suo agente Tony Godsick vorrebbe che Roger continuasse “ad aeternum”, ma non è detto neppure questo perché un fine carriera deludente potrebbe parzialmente – forse eh – appannare la sua aura di campionissimo. E riflettersi negativamente su future sponsorship (che premono più a un manager che non a un supercampione che ha sistemato 3 o 4 future generazioni di Federer dovessero anche i quattro gemelli prolificare ad abundantiam).

Finchè si discute di lui come GOAT, a dispetto di chi ritiene che Djokovic o Nadal possano insidiarne il diritto a fregiarsene, il suo mito reggerebbe anche se il gap fra i suoi head to head e il numero dei trionfi Slam peggiorasse un po’. Peggiorasse però tantissimo con due, tre anni di performances super-perdenti nei confronti dei due più storici rivali, un tantino quel mito si incrinerebbe. Inevitabilmente, anche se oggi può apparire impossibile.

Ritengo legittima, in conclusione, l’ambizione di Roger a non arrendersi all’anagrafe. Il fascino delle luci della ribalta? Non saprei, ma penserei di no, perchè Roger sa di essersele conquistate a vita, anche al di fuori di un rettangolo di gioco. Anzi le manterrebbe più vivide e brillanti se le lasciasse come ha fatto Flavia Pennetta, o anche Sampras (pur dopo un paio di anno preoccupanti), mollando quando ancora sulla cresta dell’onda. Io auguro a Roger Federer proprio questo, di continuare a giocare fino a quando sarà in grado di competere con i migliori del mondo, di smettere per tempo, di risparmiarci il dolore di esibizioni patetiche che, peraltro, oggi come oggi non riesco nemmeno a immaginare. Non potrà succedere da un momento all’altro. Arriveranno inevitabilmente più bassi che alti, ma se quegli alti ci saranno con una discreta frequenza, perché mai dovremmo toglierci il piacere di ammirarlo?


Egr. Direttore,

Buongiorno. Vorrei conoscere la Sua opinione, anche se posso intuirla, in ordine al fatto che Super Tennis non abbia (a meno di mie sviste delle quali mi scuso in anticipo) trovato il modo di trasmettere un solo incontro di Panatta. Nemmeno in occasione del suo compleanno  

Cordialmente 

Gian Luca Valenti Roma

Non seguendo Supertennis con troppa frequenza, non so se sia del tutto vero quel che lei mi segnala. A me pareva tempo addietro di aver visto registrazioni di vittorie di Adriano Panatta al Foro Italico. Con telecronache di Bisteccone Galeazzi. A volte, ma diversi anni fa, continuavano a mostrare una serie di mie interviste-ricordo su campioni degli Internazionali d’Italia: era venuta a casa mia, prima che la “dimettessero” senza alcun riguardo, Beatrice Manzani con un team di produzione televisiva. Poi qualcuno deve essere intervenuto per cassarne la retrasmissione. Peggio per loro, mi verrebbe da dire con una certa presunzione, ammetto. Peraltro ricordo quando su Supertennis veniva inquadrato l’allenatore di Soderling, l’odiato (in casa FIT) Pistolesi, e ai telecronisti (un po’ troppo proni, ma il cavallo va attaccato dove vuole il padrone fin quando non si acquisisce maggiore personalità e autonomia) veniva raccomandato di non citarlo anche se la telecamera si soffermava a lungo su lui. Meschine piccinerie…se è vero che Panatta, le sue volee in tuffo e la leggendaria “Veronica” di tommasiana memoria, non ce le fanno più vedere con premeditazione. Ribadisco: non so se sia vero. 

UN RINGRAZIAMENTO DI CUORE A UN TRIO…STARORDINARIO!

P.S. Chiudo questa rubrica settimanale ringraziando di cuore un trio di straordinari appassionati e tennisti perugini, Paolo Antognoni e Corrado Andreani, entrambi ingegneri, e Mario Mattei, avvocato con una straordinaria preparazione sportiva, che sono venuti fino a casa mia a Firenze per aiutarmi a non disperdere quello che considero un piccolo tesoretto che sarebbe andato altrimenti perduto. Centoventi videocassette in VHS (interviste ai campioni degli anni ’70, ’80, ’90 e 2000, telecronache di grandi match commentati con Rino, Gianni e Roberto) che si sono impegnati generosamente a digitalizzare. I risultati li vedrete fra non molto (un bel po’ ci vorrà però…) sul nostro profilo Instagram e sui nostri altri social.

Da sinistra a destra: Mario Mattei, Corrado Andreani, Paolo Antognoni e Ubaldo Scanagatta

Ancora più impegnativo sarà il lavoro da fare sull’infinito materiale cartaceo per digitalizzarlo. Libri, faldoni in ordine alfabetico con interviste, profili, ritratti, storie di centinaia di tennisti.  Semmai ci fosse fra i lettori qualche vero appassionato, quasi…“malato” deciso a entrare in un team di “bibliotecari-archivisti-digital nerds (e altro)” per farmi visita… gli prometto di riceverlo bene! Scherzi a parte, già un paio, forse tre collaboratori abituali di Ubitennis si sono offerti di darmi mano… ma se fossimo di più…meglio! Si distribuirebbe meglio il lavoro alleggerendolo a tutti. Chi fosse generosamente interessato a collaborare al team e a recarsi a casa sua a Firenze può scrivere, come per le lettere al direttore, a scanagatta@ubitennis.com.

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Roland Garros: giornata di sorprese nel femminile, dopo Pliskova fuori anche Halep e Collins

Continuano a cadere, una dopo l’altra, le teste di serie nel tabellone femminile del Roland Garros. Prima di oggi erano nove, cui se ne aggiungono oggi altre quattro

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Paula Badosa - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Non si ferma l’ecatombe di teste di serie in questa edizione del Roland Garros femminile. Prima dell’inizio della giornata odierna, erano nove ad aver già salutato Parigi (Samsonova, 25; Jabeur, 6; Kontaveit, 5; Muguruza, 10; Krejcikova, 2; Kvitova, 32; Raducanu, 12; Sakkari, 4; Cirstea, 26), cui se ne aggiungono altre quattro: Pliskova (8), Alexandrova (30), Halep (19) e Collins (9).

Dopo i soli quattro game racimolati da Karolina Pliskova contro la numero 227 WTA Leolia Jeanjean, ben più combattuto è il match di Ekaterina Alexandrova, che dopo aver vinto al tiebreak il primo set si spegne perde il secondo parziale e si fa rimontare due volte nel terzo da Irina-Camelia Begu. La russa infatti, testa di serie numero 30, nel set decisivo va due volte avanti di un break: prima sul 2-0, poi sul 4-2, ma in entrambi i casi perde immediatamente il servizio. Saranno decisivi i soli sette punti vinti con la prima (su 18) nel terzo set, che consentiranno alla rumena di recuperare dallo svantaggio di 2-4 infilando quattro game consecutivi e chiudendo 6-7 (3) 6-3 6-4. Al terzo turno Begu troverà proprio Jeanjean, con la ghiotta chance di eguagliare il suo miglior risultato in uno slam, cioè gli ottavi di finale, ottenuti proprio qui a Parigi nel 2016 e all’Australian Open nel 2015).

La numero 63 del ranking rimane così l’unica rumena in tabellone, complice l’inaspettata sconfitta di Simona Halep. La testa di serie numero 19 cede alla giovane Zheng Qinwen (e ad una non perfetta condizione fisica), non sfruttando un set e un break di vantaggio. La campionessa del 2018 vince infatti facilmente il primo set – in cui commette solo quattro gratuiti contro i 13 della sua avversaria – e si porta avanti anche nel secondo, salendo 2-1 e servizio. Da quel momento, però, la partita cambia: dopo un game a tratti stellare da dieci minuti, la giovane cinese trova il controbreak immediato e vince cinque game di fila, strappando il servizio all’ex numero uno del mondo in altre due occasioni e portando il match al terzo. Il suo gioco molto aggressivo e un contemporaneo calo fisico di Halep, costretta a chiamare due volte il fisioterapista, chiudono precocemente la contesa in favore di Zheng, che si impone 2-6 6-2 6-1 sfruttando un immacolato 100% di punti vinti con la prima (13/13) e ben 27 vincenti.

 

L’ultima sorpresa di giornata vede l’uscita di scena della finalista dell’Australian Open Danielle Collins, sconfitta in due set da Shelby Rogers (non proprio una terraiola doc). Dopo essersi immediatamente ritrovata sotto 0-4 ad inizio match, la testa di serie numero nove riesce in qualche modo a risalire la china fino al 4-4, dove però perde nuovamente il servizio e, di fatto, consegna alla sua avversaria le chiavi del primo set. Con altri tre break (sei in totale) Rogers si porta a casa anche un secondo set mai in discussione, in un incontro in cui a fare la differenza sono senz’altro i tanti errori gratuiti di Collins (28).

SOPRAVVIVONO RYBAKINA, KEYS E SABALENKAAlla roboante vittoria di Iga Swiatek – in striscia aperta da 30 partite consecutive – si aggiungono anche i successi di Elena Rybakina, Madison Keys e Aryna Sabalenka. La kazaka fa un po’ più fatica soltanto nel primo set, dove comunque è sempre lei a fare la partita, conquistandolo al fotofinish. Da quel momento saranno otto i giochi consecutivi conquistati dalla testa di serie numero 16, che si impone 6-4 6-0 sfruttando ben 34 vincenti. Perde gli stessi game Aryna Sabalenka, in un incontro piuttosto simile a quello di Rybakina. La bielorussa vince 6-1 6-3 anche grazie a 37 winners, raggiungendo al terzo turno Camila Giorgi, che oggi si è imposta su Yulia Putinseva. Ben più laboriosa l’affermazione di Madison Keys, che estromette dal torneo Caroline Garcia. Match in cui la statunitense, numero 22 del seeding, è comunque sempre stata in vantaggio e in controllo. Nel primo set Keys rischia di sciupare sul più bello il break ottenuto nel sesto gioco, perdendolo quando va a servire per il set sul 5-3. Per sua fortuna, tuttavia, nel game successivo arriva un altro break, che le regala un primo set sublimato dal 93% di punti vinti con la prima. L’equilibrio regna anche nel secondo parziale, dove nessuna delle due giocatrici riesce mai a prendere il largo. Si arriva così al tiebreak, in cui Keys parte meglio e si porta sul 5-2 con due servizi a disposizione. Finisce 6-4 7-6 (3) in suo favore, con una prestazione particolarmente aggressiva che, con 33 vincenti, porta i risultati sperati.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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ATP

Roland Garros: Ruud e Rune avanti facilmente, Goffin supera Tiafoe [VIDEO]

Il norvegese batte facilmente Ruusuvuori, il danese si conferma elemento da tenere d’occhio battendo Laaksonen. Alcune cronache parigine del giorno

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Casper Ruud - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

[8] C.Ruud b. E.Ruusuvuori 6-3 6-4 6-2

Come prevedibile, ordinaria amministrazione per Ruud nel derby del nord contro Ruusuvuori, che per un set (il secondo) tiene botta e si costruisce anche le sue occasioni, ma la solidità e la tranquillità del norvegese sono troppo superiori per causargli veri problemi. Infatti ottimo inizio, anche al servizio (chiuderà con il 69% di punti con la prima, 70 con la seconda) e break nel sesto gioco per Ruud, nonostante un inizio anche abbastanza solido del finlandese, ma il doppio di colpi vincenti del n.8 del seeding fa compiere il salto. Dopo un primo set point annullato con l’ausilio del servizio da Ruusuvuori, che prova a mantenersi quantomeno in scia, nell’ultimo game non c’è storia: ottimo il rendimento al servizio del norvegese, e poi il solito dritto pesante fa chiudere il parziale per 6-3. Break trovato prima nel secondo set dal n.8 al mondo, nel terzo game, dopo uno scambio durissimo, dove però ha quasi sempre comandato, incidendo bene col dritto (e dire che Ruusuvuori aveva iniziato, molto propositivo, e ha pagato forse l’esserlo stato troppo su alcuni colpi). Conferma di esser salito di livello il n.61 al mondo, giocando un ottimo tennis che gli regala le prime 2 palle break della sua partita, dove però Ruud sale in cattedra sfruttando ancora servizio e dritto, e sembra non soffrire neanche i cambi di ritmo e accelerazioni del finlandese.

Bravissimo quest’ultimo, nel nono game, a risalire da 0-40 e annullare tre set point, con molto coraggio e lucidità, quantomeno prolungando il set e scaricando la pressione sulle spalle e sul servizio di Ruud. Alla fine, pur se con qualche minuto di ritardo, Casper vince 6-4 un set di ottimo livello, dove il finlandese lascia non pochi rimpianti: 4 palle break sprecate a fronte di un gioco di sciabola e fioretto quasi perfetto, ma il martello di Ruud si è dimostrato nuovamente quasi inarrivabile. Il norvegese sembra aver voglia di accelerare le operazioni, e così ecco il break nel terzo set quasi subito, nel terzo gioco, che ottiene salendo meglio sulla palla anche di rovescio e mettendo un po’ di più i piedi in campo, imponendo un ritmo non presente nelle corde del finlandese. Il quinto game sembra segnare la definitiva resa di Ruusuvuori, che mostra un paio di grossolani errori a fronte della difesa perfetta del suo avversario, che andrà poi a chiudere in scioltezza 6-2 con un’ottima prestazione, condita anche da 39 vincenti, 12 più dei non forzati. Al prossimo turno affronterà, da favorito, il nostro Lorenzo Sonego.

 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

H.Rune b. H.Laaksonen 6-2 6-3 6-3

Nessun problema anche per un altro dei giovincelli del momento, Holger Vitus Nodskov Rune, che dopo aver portato a scuola Shapovalov, spazza via anche Henri Laaksonen, in balia totale del vincitore dell’ultimo Challenger di Sanremo. Non tantissimi vincenti per il danese, ma davvero pochi errori e soprattutto un impressionante 86% di punti vinti con la prima, che comminano la sentenza. Già dall’inizio va forte Rune, che subito nel secondo gioco mostra la superiorità sulla superficie, portando a casa il break. Bravo però lo svizzero ad evitarne ulteriori, e addirittura ad avere lui la chance per recuperarlo (sarà l’unica di tutto il match), ma il danese non trema e rimane avanti. Alla fine Rune porta a casa il set 6-2 abbastanza nettamente, causa anche un brutto game conclusivo di Laaksonen, che si limita a ribattere e scambiare da fondo, territorio di Holger, che puntualmente lo punisce. Buon inizio di secondo per lo svizzero, che annulla palla break, e sembra cercare qualche soluzione alternativa, specie per uscire dallo scambio, dove Rune appare irresistibile. Ma nel secondo gioco break spettacolare per il n.40 al mondo, che prima gioca una contro smorzata da manuale, poi chiude il game con un rovescio vincente, mostrando come anche le variazioni non riescano a scalfirlo.

Anche il secondo set va dunque agevolmente in cascina per il danese, senza neanche strafare più di tanto. La differenza di peso di palla e di attitudine alla superficie sono un vantaggio troppo netto. Anche nel terzo set il break arriva subito per Rune: un po’ falloso Laaksonen in questo caso, ma c’è da dire che la forma odierna del classe 2003 di certo non aiuta il morale dello svizzero. Alla fine chiude 6-3 anche il terzo Holger, quasi passeggiando e senza neanche troppo forzare, anche a causa di un medical time out abbastanza lungo a metà parziale. Così inizia a giocare più rilassato e lascia scorrere la partita, in controllo dall’inizio alla fine. Al prossimo turno avrà uno tra il qualificato Cachin e Hugo Gaston, nel qual caso match di prim’ordine tra le fantasie del francese e le geometrie di Rune, che in ogni caso appare largamente favorito per trovare il primo quarto turno Slam della carriera.

D. Goffin b. F. Tiafoe [24] 3-6 7-6 (1) 6-2 6-4 (Andrea Mastronuzzi)

Sul “Simonne Mathieu” si continua a far festa. Dopo aver fatto da cornice alla vittoria di Jeanjean su Pliskova e alla conseguente gioia del pubblico francese, il terzo campo per importanza del Roland Garros è infatti diventato la casa degli appassionati belgi che hanno assistito a un’ottima prestazione del loro beniamino Goffin. L’ex top 10 è stato capace di battere in quattro set la testa di serie numero 24 Francis Tiafoe. Il risultato smentisce la classifica ma non più di tanto i pronostici: se infatti l’americano precede Goffin di 21 posizioni, i precedenti (3-1 per il belga) e la maggiore esperienza di David sulla terra parigina (dove Tiafoe ha vinto quest’anno la prima partita dopo sei sconfitte al primo turno) avevano spinto le case di scommesse a dare per favorito il numero 48 del mondo.

Goffin ha rimontato un set di svantaggio. Tiafoe, infatti, è stato impeccabile nel corso del primo parziale, specie al servizio: nei suoi turni ha perso solo quattro punti. In virtù del break messo a segno nel quarto gioco, l’americano ha chiuso sul 6-3 in meno di mezz’ora. La musica ha però cambiato tono fin dall’inizio del secondo set, apertosi con un parziale di 12 punti a 2 in favore del belga. Dopo questo passaggio a vuoto Tiafoe è riuscito a rientrare nel set, perdendolo però al tie-break. Nel terzo parziale Goffin ha avuto vita facile (6-2) grazie alle difficoltà con la prima e agli errori non forzati (ben 17 in soli 8 game) dell’avversario. Nel quarto set Tiafoe è tornato a mettere in mostra un buon tennis, pur non incidendo abbastanza con il dritto. Il belga è però salito su livelli che aveva già raggiunto nei match contro Nadal a Madrid e con Hurkacz a Roma, a testimonianza della buona stagione sulla terra (inaugurata con il successo a Marrakech) che sta disputando. Manovrando perfettamente con il dritto, Goffin ha ottenuto il break decisivo sul 4-4 pari e ha poi chiuso sul 6-4 al secondo match point, nonostante Tiafoe avesse fatto di tutto per restare nel match.

Il belga, che nelle dichiarazioni a caldo ha ringraziato i suoi tifosi parlando di “atmosfera incredibile”, non raggiungeva il terzo turno al Roland Garros dal 2019: aveva infatti perso nei match di esordio a Parigi sia l’anno scorso che nel 2020. Il prossimo avversario sarà proprio quell’Hurkacz battuto due settimane fa in Italia con un doppio 7-6.

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ATP

Roland Garros: Lorenzo Sonego va al terzo turno superando Sousa e i suoi dubbi

Il torinese fatica nel primo set ma riesce ad avere la meglio sul portoghese. Sfiderà Casper Ruud al terzo turno

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

[32] L. Sonego b. J. Sousa 7-6 6-3 6-4

Nell’urlo liberatorio di Lorenzo Sonego dopo la chiusura del match contro Joao Sousa c’è tanto: la voglia di urlare a tutti che lui c’è ancora e il desiderio di scacciare via tutti i dubbi accumulati negli ultimi mesi, che pure si sono visti oggi. Ma il torinese è riuscito comunque a vincere in tre set: 7-6 6-3 6-4 al portoghese Joao Sousa, un risultato che gli vale per la seconda volta in carriera il terzo turno al Roland Garros. Sfiderà in un match difficile il top ten Casper Ruud, ma lo Slam parigino a prescindere da questo può essere una buona iniezione di fiducia.

IL MATCH – Sonego inizia il match molto bene, deciso a comandare il gioco e in spinta su tutti i colpi. Fa il break al primo game con una bella palla corta unita a una volèe a chiudere seguita da un errore di dritto di Sousa (1-0). Ma poco dopo, nel quarto game, non sfrutta le occasioni. Permette a Sousa di ottenere un paio di punti in difesa e poi un rovescio gli sfila lungo: controbreak (2-2). Il copione si ripete: nel settimo game Lorenzo sale 0-40 con un passante di dritto e ottiene il break alla seconda opportunità (4-3) ma nel gioco successivo cede a sua volta la battuta (4-4). In questa fase si nota la mancanza di fiducia di Lorenzo, che spesso si costruisce bene il punto ma poi paga qualche indecisione di troppo nel colpo che dovrebbe essere definitivo. Sousa, così, si garantisce il tie-break e poi tenta la zampata: un paio di brutti errori del nostro nel dodicesimo game portano il lusitano ad avere quattro set point in risposta. Qui Lorenzo, nel momento più difficile, è bravo a tirare fuori gli artigli salvandosi col servizio. Il nostro riesce ad arrivare al tie-break. Nel jeu decisif mette subito la testa avanti (1-3) e rimane in vantaggio fino a chiudere 7-4 con un ace al centro.

 

Rinfrancato dal set portato a casa dopo lo spavento, Sonego parte bene nel secondo set salendo 2-0 grazie a un passante vincente e col dritto che torna a girare forte (Lorenzo cerca sempre di spostarsi per colpire a sventaglio, nella sua comfort zone). Perso il servizio, Sousa inizia ad innervosirsi, prendendosela con la sfortuna e con il fatto che l’avversario tende a colpire spesso le righe (dimenticandosi che, le righe, stanno lì anche per essere prese). Sale il rendimento al servizio di Lorenzo che arriva a servire per il secondo set senza dover fronteggiare palle del controbreak. C’è anche un medical time out chiesto da Sousa, probabilmente un affaticamento dovuto anche alle fatiche di Ginevra della settimana precedente. Sul 5-3 l’azzurro fa viaggiare il dritto con autorità e con una prima vincente blinda il secondo parziale (6-3).

Come nei due precedenti parziali, anche nel terzo set Sousa cede il servizio al primo turno di battuta: Sonego sale 15-40, alla seconda opportunità mette un dritto sulla riga e si prende l’1-0 e servizio. Sousa tenta il tutto per tutto per rientrare in partita: nel sesto game arriva a due palle break anche grazie al fatto che il nostro torna ad avvertire un po’ di tensione. Lorenzo però si salva e anzi fa il doppio break subito dopo, guadagnandosi un 15-40 con due dritti vincenti e poi ottenendo un errore dell’avversario. Joao ha un colpo di coda e recupera uno dei due break approfittando di un paio di errori di Lorenzo (5-3), poi tiene il servizio (5-4), ma alla seconda opportunità di servire per il match Sonego non sbaglia giocando in modo aggressivo e andandosi a prendere la vittoria. Ora la sfida, difficile, contro Casper Ruud.

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