Gilles Simon: "Djokovic è così forte che rompe le p...e. Federer poco presente per i giocatori"

Interviste

Gilles Simon: “Djokovic è così forte che rompe le p…e. Federer poco presente per i giocatori”

Il giocatore francese è uno dei pochissimi a difendere Novak Djokovic: “Ha fatto più di chiunque altro per i giocatori. I fatti dell’Adria Tour un grande errore perché si è dato la zappa sui piedi. Federer? Ora è poco coinvolto”

Pubblicato

il

Gilles Simon - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Gilles Simon non è mai banale, né dentro né fuori dal campo. Lucido, equilibrato e soprattutto schietto, il 35enne tennista francese, impegnato in questi giorni al Challenger Elite FFT nella sua Nizza, è stato intervistato da Frank Ramella per L’Equipe sul recente “scivolone” di Novak Djokovic e sulla situazione attuale dei giocatori ATP alla luce del nuovo calendario del circuito, al via nella metà di agosto. Gilles è uno dei pochi colleghi a difendere pubblicamente il serbo mentre “bacchetta” Roger Federer reo, secondo lui, di non essere stato particolarmente presente negli ultimi, difficili mesi segnati dalla pandemia da coronavirus. Ricordiamo che Federer fa parte del Player Council dell’ATP, di cui Djokovic è presidente.

“Per ora, mi sono convinto che avrei giocato a Cincinnati e allo US Open per fissarmi una scadenza” ammette Simon. “È una buona idea? Sì, no? Tutti esprimono il proprio parere. Si vede soprattutto che non c’è una guida, o per lo meno un’unica guida per tutti . Ognuno ha interessi diversi, ognuno tenta di giocare le proprie carte come può a seconda delle regole, delle leggi, delle condizioni di certi paesi. E noi giocatori, siccome non abbiamo un organismo e una rappresentanza definita, dobbiamo subire ed è colpa nostra. Mi dicono di riprendere allo US Open? Ok, andrò allo US Open, grazie e arrivederci“.

Non facile, stando alla situazione sanitaria attuale negli Stati Uniti… “Aspetterò la loro decisione. Preferirei che ci dicessero ‘Finché avremo questo genere di condizioni, non si gioca’. Ma non siamo noi a decidere“.

 

E allora, che fare? “Da tempo si parla di un sindacato dei giocatori… Bisogna che tutti i giocatori capiscano che da soli sono deboli e che uniti sono fortissimi. Ci sono cinquanta maniere diverse per dividere i giocatori, utilizzate tutte dagli agenti, le federazioni, i tornei. Ora, basta vedere che gli americani vogliono giocare lo US Open, i francesi saranno al Roland Garros. Lo fanno perché possono farlo, è semplice. Sta a noi impedirlo ed essere ascoltati. All’inizio della carriera, i giovani tennisti si credono protetti dall’ATP. Adesso, ci sono sempre più giocatori che auspicano la creazione di un’associazione”.

Allora perché un “sindacalista” come Gilles, che si preoccupa del bene comune, si sorprende del seguito che hanno avuto le dichiarazioni di Noah Rubin (che si è scagliato contro Djokovic)? “Ho solo espresso l’opinione che Novak, all’Adria Tour, ha fatto il grande errore di fare qualcosa che poteva danneggiarlo. È un gran peccato. E vorrei dire a Noah Rubin che, per il prize money nei Challenger o nelle qualificazioni, nessuno ha lottato per questo più di Novak. Quindi, quando chiede le dimissioni di Novak dalla presidenza del consiglio dei giocatori, si dà la zappa sui piedi”.

Perché, dunque, tutte queste critiche nei confronti di Djokovic? “Lo si vede anche nel pubblico, in campo, nella finale dell’Australian Open. Si ha la sensazione che, se battesse i record di Roger, darebbe fastidio a tutti. È così forte che rompe le p…e. Lo sfogo contro Novak è un errore enorme. Gran parte del pubblico non lo considera come Roger o Rafa“.

A tal proposito, Federer non si è fatto sentire molto, per quanto riguarda le questioni ‘politiche’ e organizzative, in questo periodo complicato… No. Ho conosciuto un Roger capace di farsi avanti quando c’erano discussioni sul prize money degli Slam, tempo fa. Ho l’impressione che l’abbiamo perso per strada, che gli importi poco di rappresentare i giocatori. Eppure, se c’è una voce autorevole, è proprio la sua!“.

In questo momento, la voce più autorevole dovrebbe essere quella di Djokovic, che ricopre il ruolo di presidente del consiglio dei giocatori. Lo sta svolgendo al meglio? “Lo considero come tutti gli essere umani, con le sue qualità e i suoi difetti. Come Roger. Come Rafa. Ma, per quanto riguarda Federer, si parla solo dei suoi pregi. E solo dei difetti di Novak. È a causa del gioco mediatico. Credo che Novak tenti di affrontare questioni complicate nell’interesse generale dei giocatori. E mi è dispiaciuto per questa storia dell’Adria Tour perché, commettendo un grave errore, tutto questo lavoro va a rotoli. Ormai è facile dire: “Mi raccomando, non date più retta a Novak!”.

Continua a leggere
Commenti

Interviste

Federer torna in campo col sorriso: “In teoria dovrei essere il n.800 del mondo!”

Roger Federer scherza sulla posizione immeritata in classifica, a poche ore dall’esordio di Ginevra (ore 16 con Andujar): “Devo giocare una decina di partite per capire a che punto sono”

Pubblicato

il

Qatar Exxon Mobil Open 2021 ATP Media Day Roger Federer , Switzerland

“Non più avuto alcun contrattempo dopo Doha”. Sono parole senz’altro molto rassicuranti quelle di Roger Federer prima dell’attesissimo rientro previsto per martedì al torneo di Ginevra contro, ora lo sappiamo, Pablo Andujar (terzo incontro sul centrale con programma che inizia alle 12). Un ritorno ben diverso da quello del 2017 in termini di ‘lontananza’, sia per il tempo trascorso senza giocare, sia per il doppio intervento al ginocchio e il difficile recupero della condizione. “A Doha volevo sapere dove fossi” spiega il venti volte campione Slam, “mentre Ginevra è più un piccolo test e si tratta di vedere se posso giocare più partite di seguito”.

Quello che importa, ça va sans dire, non è solo la quantità bensì la qualità. Roger sa bene che “i ragazzi del Tour hanno ormai tutti ritrovato un buon ritmo e il livello che tutti stanno offrendo è fantastico. Ovviamente, voglio raggiungere anch’io quel livello. Devo giocare una decina di incontri prima di capire a che punto sono. Domani [martedì] scopriremo qualcosa di più, ma in allenamento le cose vanno bene. Recuperando da un infortunio, non sei allo stesso punto di tutti gli altri, ma sono eccitato dal rientro e voglio concentrarmi su questo piuttosto che sul livello attuale di Rafa e Novak”.

ROAD TO CHURCH… ROAD – Sono passati quasi due anni dalla sua ultima apparizione sul rosso – la semifinale del Roland Garros persa da Nadal. È giusto giocare su questa superficie ormai a un passo dalla stagione erbosa che richiederà un nuovo adeguamento? “Sono stato felice di non constatare alcuna differenza dal passaggio dal duro alla terra battuta, quindi mi aspetto lo stesso quando inizierò a giocare sull’erba” minimizza Federer. “D’altronde, da quando l’erba è nel mio programma, dal 1998, non ho mai avuto particolari problemi cambiando superficie. I giocatori sono abituati a questi cambi, anche se, chiaramente, dopo un infortunio c’è qualche preoccupazione al riguardo. L’importante, allora, è capire, se percepisci qualche problema, ‘sarà a causa del ginocchio o perché non giochi da un anno? O magari perché sei più vecchio’. Ogni tennista ha giorni in cui c’è qualcosa che fa male, ma per adesso la terra va bene per me e spero anche che mi aiuti in vista dell’erba, soprattutto perché devi abituarti a spingere la palla altrimenti non va”.

 

Il Roland Garros spostato in avanti di una settimana si mangerà uno slot destinato ai prati, riducendo i tempi di preparazione per Wimbledon. Roger si rifà a quanto già evidenziato poc’anzi: “Sono più abituato a questo calendario rispetto a quello più recente con una settimana in più sull’erba. Di sicuro mi aiuterà giocare qua a Ginevra, ma dipenderà dal Roland Garros. Sarebbe duro giocare due tornei consecutivi e poi andare a Wimbledon, l’obiettivo della mia stagione. Credo che Parigi, Halle e Wimbledon sia un buon programma per me”.

NUMERO 8 OPPURE 800? – Tornando sul livello degli avversari che lo aspettano al varco, il fenomeno di Basilea dice di non aver guardato troppo tennis, ma ogni volta che lo ha fatto è rimasto impressionato. Tuttavia si dice fiducioso, forte dell’esperienza di Doha quando, in allenamento, ha subito vinto un set con Dan Evans (“Sono già a questo livello?” si era detto), quindi ora si concentra più sulla terra battuta che sugli avversari. “Se rimango in salute e riesco a giocare diversi incontri, recuperare e ripetermi, aumenterò la mia fiducia e credo di poter arrivarea far parte del gruppo dei migliori. Certo, per essere lassù devi giocare cinquanta buoni match a stagione e con l’età è sempre più difficile giocare cinquanta, ottanta, cento incontri come facevo una volta. Poi, c’è la generazione di Tsitsipas, Zverev, Rublev che con l’esperienza continua a migliorare, Dominic nel frattempo ha vinto uno Slam, Rafa e Novak sono sempre al loro posto e questa è un’ulteriore sfida per me.

Attualmente ottavo del mondo in virtù (se così si può dire) delle regole eccezionali pensate per la classifica ‘pandemica’, Roger riconosce che “in linea di principio dovrei essere il numero 800 del mondo perché non ho giocato affatto in questi mesi. In ogni caso, se il ginocchio e il mio stato di forma non sono al 100%, non ci rimarrò a lungo. Però, se torno al 100% e gioco di conseguenza, saprò di valere più del n. 800”.

DISAGIO – Viene anche toccato l’argomento Sascha Zverev, dall’inizio dell’anno non più rappresentato dalla Team8 di Tony Godsick, manager storico dello stesso Federer: c’entrano qualcosa le accuse di abusi lanciate sui social dalla ex fidanzata del tedesco? E l’ATP non dovrebbe fare qualcosa?

“Sono ovviamente molto vicino a Tony e alla Team8, ma allo stesso tempo queste decisioni spettano a lui, io non vengo coinvolto. Sascha è un ragazzo fantastico, sono felice per lui quando ottiene dei bei risultati e probabilmente sentiva il bisogno di un nuovo inizio, ma quelle accuse sono un argomento estremamente privato e non voglio commentarle. Riguardo all’ATP, siamo liberi professionisti, quindi è forse più complicato. È diverso quando sei dipendente di una Lega o di un club da cui ricevi uno stipendio“.

Ovviamente c’è bisogno di un codice di comportamento”, continua Roger, “come quello che dobbiamo rispettare sul campo e che è diventato più rigido nel corso degli anni. Ora si vuole entrare anche nella sfera privata. Credo che per quello esistano altre regole, le leggi dei vari Stati, per dire. Onestamente non ne voglio parlare perché preferisco che Sascha si concentri sul suo tennis e chi sono io per commentare mesi dopo. Capisco, Ben [Rothenberg, che ha fatto la domanda], che tu voglia scriverne, ma capisci anche il mio punto di vista, non mi sento molto a mio agio a parlarne”.

UNA PUNTURA E PASSA LA… – Tra una sessione di allenamento e l’altra, Roger è stato vaccinato contro il coronavirus con il Pfizer/Biontech. “Sono contento di esserci riuscito visti i tanti viaggi richiesti dal mio lavoro richiede. Ci sono dei vantaggi per questo, ma l’ho fatto soprattutto per gli altri perché non voglio contagiare nessuno, anche se io e la mia famiglia stiamo ancora molto attenti”.

Continua a leggere

Flash

Nadal: “Era il momento giusto per un titolo importante come Roma. Voglio vincere ogni giorno, in ogni torneo”

Il maiorchino ha parlato anche dell’infortunio sfiorato: “Ero arrabbiato, è chiaramente un problema, questa settimana ho rischiato di farmi male tre volte”

Pubblicato

il

Rafa Nadal - Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Nella conferenza stampa successiva alla finale di Roma vinta contro Novak Djokovic, Rafa Nadal non ha nascosto la sua felicità per aver conquistato il suo titolo N.10 agli Internazionali d’Italia: “È una vittoria che mi dà grande soddisfazione, avere il trofeo di Roma con me ancora una volta è fantastico. Volevo fortemente questo decimo titolo, gli Internazionali sono uno dei primi tornei importanti che ho vinto, e poi avevo già raggiunto la doppia cifra al Roland Garros, a Montecarlo e a Barcellona, e volevo farlo anche qui, è un torneo super-importante per me”.

Nonostante l’importanza data al torneo, però, il maiorchino non ha mai avvertito più pressione (anche perché ha vinto più che abbastanza da saper affrontare ogni circostanza nel modo giusto): “Volevo questo titolo ma non mi sono messo addosso più pressione, perché voglio sempre vincere, ogni giorno e in ogni torneo. So che non ci riuscirò sempre, ma la passione e la motivazione sono sempre le stesse. Tutti sanno che questo è uno dei miei tornei preferiti, no c’è dubbio; a Roma ho sempre delle buone sensazioni. Per quanto riguarda la pressione, poi, sono nel tour da 18 anni, quindi ho l’esperienza per gestirla”.

LA FINALE

Durante la finale, Nadal ha avuto un brusco calo di rendimento nel secondo set dopo aver mancato una palla break nel terzo gioco, finendo per perdere il parziale per 6-1. La spiegazione va ritrovata in diversi fattori, primo fra tutti (ça va sans dire) il valore dell’avversario: “In questi match succede sempre un po’ di tutto, affronti uno dei migliori al mondo ed è normale che si sia da soffrire. Fra la fine del primo set e l’inizio del secondo sentivo che stavo giocando un po’ meglio di lui, ma nei primi game del secondo non sono riuscito a sfruttare le opportunità che ho avuto sul suo servizio. Subito dopo ho giocato un game terribile; ero controvento, ma ciò non toglie che abbia giocato malissimo. Quando mi sono trovato sotto 4-1 mi sono deconcentrato un pochino, e così ho perso il set 6-1″.

E proprio il vento è stato un fattore decisivo nel match: Avevo bisogno di tornare ad avere le sensazioni di inizio match, e alla fine credo di aver giocato meglio nel terzo che nel primo. Lui ha avuto delle palle break nel terzo, ma sono cose che capitano, anche perché stavo servendo di nuovo controvento. Perdere il servizio con il vento a favore è un grosso problema, farlo con il vento contro non così tanto, perché sai che potrai cambiare campo e cercare di contro-breakkare con il vento a favore, e questo è quello che è successo: mi sono salvato in quel turno di battuta, poi l’ho breakkato con il vento a favore, poi ho sofferto di nuovo con il vento contro”.

 

IL BILANCIO DELLA SETTIMANA A ROMA

Questo è stato indubbiamente uno dei titoli più sofferti per Nadal, in particolare per via della maratona giocata con Shapovalov agli ottavi dove ha salvato due match point, ma alla fine il saldo è positivo: Sono successe tante cose questa settimana, momenti positivi, momenti in cui mi sono sentito alla grande, momenti fortunati e momenti di sofferenza, ma alla fine penso di aver giocato una settimana molto solida di tennis. Sono molto contento, perché il trofeo vuol dire tanto per me e perché era il momento giusto per vincere un titolo importante. […] Alla fine è stata una grande settimana, ho giocato tante ore, sono stanco ma mi sento bene”.

Dal punto di vista tecnico, poi, le nuove sono ancora più confortanti, perché soprattutto durante la finale il suo colpo migliore (26 vincenti e solo 12 unforced) ha funzionato bene: “Il mio dritto è cresciuto nel corso delle ultime due settimane, e ora ho raggiunto la fiducia necessaria; oggi è stata una giornata positiva. Avrei potuto giocare il lungolinea più spesso di quanto ho fatto, dovrò continuare a lavorare e migliorare su questo aspetto. L’aspetto più positivo però è che nelle ultime settimane sono riuscito a trovare più vincenti e più soluzioni con il dritto, è un colpo importante per me, soprattutto sulla terra è un fondamentale che mi dà fiducia. Credo che anche il mio servizio stia funzionando meglio”.

Quando Nadal parla di momenti di sofferenza, non intende solo quelli puramente agonistici, ma si riferisce anche agli infortuni sfiorati nel corso del torneo. Anche ieri, infatti, nel settimo game del primo set il maiorchino è caduto violentemente dopo essere scivolato su una riga: Non voglio fare polemica, ma è un pericolo. Ero arrabbiato perché già l’altro giorno [contro Zverev, ndr] avevo rischiato di farmi male seriamente per due volte, anche se la seconda non sono caduto, e oggi è successa la stessa cosa. La riga era in rilievo rispetto alla superficie, e se arrivi a tutta velocità può essere rischioso. Il tennis è uno sport brutale, può succedere di tutto. Sono stato fortunato perché sono riuscito a lasciar andare rapidamente la racchetta, così sono riuscito ad attutire la caduta con le mani. Però ero arrabbiato, è chiaramente un problema, perché qui le righe sono di plastica e spesso si muovono, e come ho detto sono spesso sopraelevate rispetto alla terra”.

RIPOSO IN VISTA DI PARIGI

Per quanto Roma possa essere importante, l’obiettivo numero uno rimane il Roland Garros, quest’anno in programma a due settimane di distanza dagli Internazionali, dove Nadal potrebbe conquistare il ventunesimo Slam e staccare Federer: “Parigi è sempre un posto speciale, tutti sanno che è probabilmente il luogo più importante della mia carriera. Ora ho bisogno di andare a casa e riposarmi un po’, ho giocato tante ore questa settimana. Mi prenderò due giorni di pausa e poi inizierò a lavorare, credo ci siano un paio di aspetti su cui posso migliorare. Questa settimana sono cresciuto, ma ora devo mantenere i progressi fatti, perché più a lungo riesci a mantenerli, più ti senti in fiducia, più ti senti in fiducia e più ti senti sicuro di poterlo rifare nel prossimo torneo. Quindi quello che farò è lavorare, rilassarmi a livello mentale, e lavorare nel modo giusto”.

Continua a leggere

Focus

Gemelli diversi: intervista doppia (e auguri) a Lorenzo Sonego e Andrea Vavassori

Lorenzo e Andrea, affiatati partner di doppio, compiono 25 anni a pochi giorni di distanza. Sono entrambi di Torino e fanno molte cose insieme. Anche vincere

Pubblicato

il

Lorenzo Sonego (n.33 ATP) e Andrea Vavassori (n.70 ATP in doppio) sono nati entrambi a Torino nel 1995, nel mese di maggio, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro (Andrea il 5 e Lorenzo l’11, quest’oggi) e il destino ha voluto che entrambi giocassero a tennis. Il loro percorso è stato parallelo, le loro vite strettamente intrecciate in un rapporto dove la rivalità è ben presto sfociata in una profonda amicizia.

È un piacere allora, in occasione del loro compleanno e per salutare l’inizio degli Internazionali di Roma e a meno di un mese dal Roland Garros, dedicare loro questa chiacchierata a due voci. Da cui emerge il ritratto di due ragazzi molto determinati ma non monotematici, due seri professionisti che però sanno concedersi il gusto della battuta, con quel sottile filo di ironia tutto sabaudo.


Buongiorno ragazzi, innanzitutto grazie del vostro tempo. Anzi, per ora grazie a te Lorenzo perché Andrea è in ritardo...

 

Lorenzo: Non mi stupisco, credo che non sia mai arrivato puntuale una sola volta in vita sua (ride, ndr).

Sai cosa facciamo? Iniziamo dalle domande dedicate a te, in attesa del ritardatario. E precisamente da quel famoso provino quando, a dieci anni, ti portarono al circolo da Gipo Arbino (il suo coach storico, ndr) e dal maestro Bonaiti. Gipo assicura che tu, con due sole lezioni di tennis alle spalle, eri già meglio di tutti gli altri ragazzi della SAT. Leggenda?

Questo è quello che dice Gipo (ride, ndr), ma è vero che, appena presa in mano la racchetta, scoprii subito di avere una grande coordinazione, mi veniva tutto abbastanza facile. Chissà, forse contribuiva il fatto di aver giocato a calcio nelle giovanili del Torino. 

Grazie a questa tua coordinazione e velocità riuscisti a giocartela da subito contro ragazzi più grandi di te. Diventasti ‘un rematore assoluto’, come dice sempre Gipo. Cioè uno cui non facevi mai punto perché tiravi su tutto.

Infatti, comincio subito a vincere qualche partita anche contro quelli più bravi, che casomai facevano qualche errore. Purtroppo ero piccolo e gracile e appena salivo un po’ di livello facevo fatica proprio perché mi mancava la forza per spingere. Il rovescio, ad esempio, mi veniva più naturale a una mano, ma proprio non ce la facevo fisicamente e allora Gipo mi impostò bimane. 

Per fare il salto di qualità Gipo decise che non potevi limitarti ad essere un regolarista e iniziò a trasformarti in un attaccante da fondo. L’inizio non fu dei più brillanti perché perdevi contro chiunque, non avevi proprio la misura dei colpi.

Vero, presi anche una gran stesa dal signore che si è appena aggiunto alla chat.

Benvenuto Andrea.

Lorenzo: Sempre in ritardo, sempre. Sei davvero incorreggibile.
Andrea: Buongiorno a voi e perdonate il ritardo. Scusate se mi inserisco ma vorrei puntualizzare: non è che Lorenzo cercasse di colpire più forte, semplicemente aveva scambiato il tennis per il baseball, specialista in fuoricampo (ride, ndr).
Lorenzo: Effettivamente a volte esageravo e ho perso anche con persone di classifica inferiore, ma non ero preoccupato dei risultati. Avevo fiducia in Gipo e sapevo che prima o poi ce l’avremmo fatta. 

Sempre Gipo dice che tu sei un giocatore che non sente proprio la pressione.

Lorenzo: Non è che non sento la pressione, diciamo piuttosto che sotto pressione mi diverto e riesco a tirare fuori il mio meglio. Più il momento è critico più trovo coraggio. 

Pare che tu non soffra nemmeno per la lontananza da casa quando sei in trasferta.

No, mi piace molto viaggiare. Poi devo dire che, non appena posso, le persone importanti me le porto dietro. Inoltre, allenandomi a Torino, cioè a casa, quando non sono in giro per tornei recupero i miei affetti e i miei rapporti. 

Parlaci della partita di Vienna quando nei quarti di finale hai rifilato un 6-2 6-1 a Djokovic.

Forse non fu il miglior Nole della storia, ma era pur sempre il numero 1 del mondo. E io giocai molto bene. È stato uno dei passaggi decisivi della mia carriera, assieme alla vittoria su Robin Haase (allora n.43 ATP) al primo turno dell’Australian Open 2018 e ai quarti di finale a Montecarlo 2019.

Parlatemi del vostro rapporto in doppio.

Andrea: A me il doppio è sempre piaciuto molto. Una delle prime volte assieme fu in un Future a Saint Gervais. Poi siamo cresciuti e siamo passati ai Challenger (vittoria ad Andria nel 2017). Adesso, compatibilmente coi rispettivi impegni, ce la giochiamo nel tornei ATP. La vittoria di Cagliari è stata senza dubbio il miglior risultato della mia carriera.

Lorenzo e Andrea a Pula (Sardegna Open 2020)

Tra l’altro il doppio potrebbe garantirti una carriera in maglia azzurra perché, prima o poi, Simone Bolelli lascerà per raggiunti limiti d’età. 

Andrea: Si dai, tra un po’ prendiamo il suo posto (ride, ndr). E arrivarci assieme a Lorenzo sarebbe davvero una cosa speciale. Quest’anno ho già esordito in ATP Cup ma la Davis ha un fascino tutto particolare. 

Seguite altri sport?

Andrea: Ogni tanto gioco a basket con gli amici, ma giusto per divertimento. Sono però un grande appassionato NBA e colleziono le canotte delle squadre, sono già arrivato ad averne 15. Tifo per i Lakers perché è la squadra di Lebron James e fu la casa di Kobe Bryant. 
Lorenzo: Anche a me piace il basket ma la mia vera passione è il calcio. Da bambino, come detto, giocavo nelle giovanili del Torino, all’inizio da punta poi mi spostarono sulla fascia perché anche a calcio mi piaceva correre. 

Soprannome.

Andrea: Il mio è ‘Wave‘ che è un po’ una storpiatura del cognome, ma che mi piace molto perché c’è anche questa associazione con l’onda. Adesso nel circuito mi chiamano tutti così. 
Lorenzo: A inizio carriera nei Future mi chiamavano ‘Polpo‘ perché mi allungavo come un polipo e prendevo tutto. Poi mi hanno chiamato anche ‘Viking‘ perché sono un grande appassionato della serie TV. Passione che, tra l’altro ho trasmesso ad Andrea.

Letture.

Lorenzo: Poco, poco.
Andrea: Mia madre mi ha appena regalato ‘Il conte di Montecristo’.

Ma guarda, il libro preferito di Paolo Lorenzi. Però stai divagando perché nella bolla di Melbourne ti avevo lasciato alle prese con ‘Aria sottile’, il bellissimo libro di Jon Krakauer dedicato alla tragica spedizione sull’Everest. Non mi risulta che tu lo abbia ancora finito. 

Andrea: Giuro che, prima o poi, ce la faccio.

Sui social siete attivi?

Lorenzo: Io ci sono, ma non è che sia particolarmente appassionato. 
Andrea: E come potresti fare ad appassionarti? Dovete sapere che se Lorenzo dal vivo è veramente di compagnia, al telefono è un vero orso. Su WhatsApp spesso mi risponde a monosillabi. 

Riti scaramantici prima della partita?

Andrea: Diciamo che ho un rituale che si ripete sempre uguale. Mi isolo ascoltando musica in cuffia e mi carico. Poi faccio riscaldamento prima in campo e poi in palestra.
Lorenzo: Nessuna scaramanzia.

Il vostro colpo forte e quello invece da migliorare.

Andrea: Servizio e volée sono i punti forti del mio gioco. Da migliorare la risposta.
Lorenzo: Il diritto è il colpo forte. Anche per me la risposta è quello da migliorare.

Superfice preferita.

Lorenzo: Terra rossa.
Andrea: Anche per me terra rossa, ma ultimamente mi trovo molto bene anche sul veloce.

Un obiettivo credibile per la vostra carriera.

Lorenzo: Mi piacerebbe tanto qualificarmi per le ATP Finals di Torino.
Andrea: Entrare in top 10 in doppio.

Quando siete in viaggio riuscite a fare del turismo?

Andrea: A me piace molto, ma purtroppo col Covid si sono molto ridotte le possibilità di andare in giro. Ad esempio questo mese tra Cagliari, Belgrado e Monaco non sono riuscito a vedere niente: solo circolo e hotel. Ed è un po’ stressante.

Il posto più brutto dove avete giocato?

All’unisono: quel Future in Romania dove abbiamo sofferto entrambi di un’intossicazione alimentare.
Lorenzo: Io sono stato male la sera prima della partita con Rondoni che ovviamente ho perso.
Andrea: E io subito dopo essere stato eliminato da un lituano. Ho vomitato per tutto il viaggio di ritorno. Nessuno dei due infatti è mai più tornato in Romania.

Prima delle partite studiate i vostri avversari?

Lorenzo: Gipo li studia, eccome.
Andrea: Mio padre la sera prima mi manda sempre una scheda dei miei avversari. E anch’io guardo, se posso, un loro video recente. 

Andrea, come va il rapporto professionale con tuo babbo/coach?

Diciamo che le discussioni sono quotidiane. Ma abbiamo comunque trovato un giusto compromesso ed è un rapporto che potrei definire molto positivo.

E tuo fratello Matteo, ho sentito che vuole seguire le tue orme?

Adesso è cresciuto tantissimo, sia fisicamente che tecnicamente. A nemmeno 17 anni è già un ottimo sparring. Spesso il pomeriggio, quando torna da scuola, mi alleno con lui. Quando si diplomerà avrebbe intenzione di andare al College. 

A proposito di scuola, tu Andrea hai fatto il Liceo Scientifico Statale, nessuna scorciatoia. Tu Lorenzo?

Ho fatto ragioneria, anch’io in un istituto pubblico.

Situazione sentimentale?

Lorenzo: Io sto sempre, felicemente, con Alice. 
Andrea: Da un paio di mesi frequento una persona, ma non c’è ancora niente di ufficiale. 

La sorella di Andrea, che è al volante al suo fianco, ridacchia con aria complice. Peccato non possa parlare. Tu Lorenzo hai fratelli?

Lorenzo: Sì, una sorella più grande.

Il vostro rapporto coi soldi. Adesso si comincia a fare sul serio.

Lorenzo: Guarda, non è che ci faccia tanta attenzione anche perché non sono uno spendaccione. Ho delegato tutto a mio padre e me li gestisce lui. 

Quando ti arriverà una sua cartolina dalla Polinesia comincerai a preoccuparti.

(Ride, ndr), Figurati. Semmai lo raggiungo!

Andrea: Questo è stato il primo anno in cui ho veramente guadagnato qualcosa. Finora andava tutto in spese e l’unico introito vero proveniva dalla serie A, con Pistoia. Quest’anno con l’ATP Cup e qualche torneo di livello superiore sta andando abbastanza bene. 

I vostri migliori amici nel circuito?

Andrea: Lorenzo ovviamente, Mager e Pellegrino.
Lorenzo: Andrea, altrettanto ovviamente, Berrettini, Mager e Caruso.

Un pronostico secco su quello che sarà il best ranking di Sinner e Musetti.

Lorenzo: Sinner arriverà al n.1, non so quando ma succederà. Per Musetti ingresso in top 10.
Andrea: Guarda ho recentemente scommesso con il mio secondo allenatore Davide Della Tommasina che Sinner sarà n.1. Musetti penso anch’io in top 10.

A Torino vi frequentate anche al di fuori del tennis?

Andrea: Sì, usciamo spesso assieme, avendo tanti amici in comune.

Chissà quante volte vi sarete scontrati a livello giovanile.

Andrea: Quasi ogni settimana e vincevo spesso io (ride, ndr).
Lorenzo: In realtà dovrei controllare.
Andrea: Dai, diciamo che eravamo più o meno pari. Ti concedo però che le ultime cinque volte non ho toccato palla. 
Lorenzo: Eravamo i magnifici quattro (assieme a D’Anna e Marangoni), e tutti i tornei erano nostri. A parte quelli dove partecipavano Napolitano e Donati che erano veramente di un’altra categoria.

Con l’inglese come va?

Andrea: lui è migliorato tantissimo (ride, facendo di no con la testa, ndr). Io invece vado bene, soprattutto mi ha aiutato molto giocare spesso in doppio con compagni stranieri.

Toglietemi una curiosità, quando uno va a rete e l’altro batte cosa sono tutti quei segnali che vi scambiate dietro la schiena?

Lorenzo: Fai ace e non rompermi!

Seri, per favore!

Andrea: Il primo segnale indica la direzione verso cui vogliamo la battuta, il pugno chiuso significa che a rete resto fermo mentre mano aperta vuol dire che cercherò di cambiare. È un codice che penso che sia ormai universale. 

Ragazzi vi ringrazio tantissimo per la vostra disponibilità e vi faccio il nostro in bocca al lupo per il proseguimento della stagione.

Lorenzo: Grazie a voi di Ubitennis.
Andrea: È stato un piacere anche per me, poi in confidenza devo dire che non ricordo che in vita sua Lorenzo sia mai stato al telefono per 40 minuti come ha fatto oggi. Nemmeno con la sua fidanzata (ride, ndr).

Beh, più di mezz’ora Lorenzo ce l’aveva già dedicata un anno fa. E allora in bocca al lupo e auguri e entrambi!

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement