Wawrinka: "Federer è stato come un fratello maggiore"

Interviste

Wawrinka: “Federer è stato come un fratello maggiore”

A 35 anni, Stan Wawrinka è sospeso tra l’idea del ritiro e la speranza di centrare un ultimo exploit. Ora però è sereno: “Ho adorato questo periodo senza viaggiare. Ho vinto quasi tutto ciò che si poteva vincere”

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Stan Wawrinka e Roger Federer - Australian Open 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dopo essere stato uno dei grandi protagonisti del tennis mondiale negli ultimi anni, Stan Wawrinka si è fatto notare molto anche durante il lockdown tra post molto simpatici e gli ormai leggendari aperitivi in diretta con l’amico Benoit Paire. A poche settimane (a meno di improvvise retromarce) dalla ripartenza del circuito ATP, Stan ha rilasciato una lunga e interessante intervista al settimanale svizzero L’illustré, nel corso della quale ha toccato svariati temi.

Il punto di partenza è ovviamente l’esperienza della quarantena, uno stop forzato che ha di fatto paralizzato il mondo intero, tennisti inclusi, ma che Wawrinka ha vissuto con grande serenità, cogliendone gli aspetti positivi. “Ho adorato questo periodo senza viaggiare. Mi ha permesso di passare molto tempo con mia figlia, di aiutarla con la scuola, di godermi la tranquillità, di stabilire una routine. Queste settimane a casa mi hanno fatto molto bene“.

Il circuito dovrebbe ripartire il 14 agosto da Washington, ma i dubbi sono ancora tanti, sia da parte degli organizzatori che da parte dei giocatori. Wawrinka per il momento sembra intenzionato ad andare, ma ammette che la situazione generale è un po’ in bilico.”Ho scelto di pianificare il mio programma di allenamento in base a quella data, perché, ad un certo punto, dobbiamo fissare una scadenza, anche se nulla è certo. Gli Stati Uniti sono ancora nel mezzo della crisi per il COVID-19 e nessuno sa come si svilupperà la situazione lì. Stiamo parlando di porte chiuse, di giocare Cincinnati e gli US Open nello stesso posto, di ospitare i giocatori in un solo hotel, ma sappiamo tutti che possono ancora succedere molte cose. Come atleti, siamo abituati ad adattarci”.

 

Visto che il futuro è ancora incerto, meglio rivolgere lo sguardo al passato per ripercorrere le tappe significative della strepitosa carriera di Stan. Messo di fronte a una scelta tra due date molto significative, 30 luglio 2006 (primo titolo ATP a Umago) e 26 gennaio 2014 (vittoria degli Australian Open), Wawrinka non ha dubbi su quale sia stato il vero spartiacque. “Tra le due, è chiaramente l’Australian Open che ha segnato la mia carriera. È uno Slam, non c’è nulla al di sopra di questo. Quel 26 gennaio 2014 ero al culmine della mia vita. Iper-rilassato, un sogno. Ero su una nuvoletta. Stavo per giocare la mia prima grande finale, mi sentivo in gran forma, a mio agio col mio gioco, dovevo giocare contro Nadal, il numero uno al mondo. Nel peggiore dei casi, cosa? Perdo!“.

Questo atteggiamento rilassato non va confuso però con quello di chi non ha niente da perdere, un concetto che spesso viene tirato fuori in situazioni simili. “Spesso sentiamo che un giocatore in quei casi non ha nulla da perdere. Io non mi sono mai sentito così. Al contrario, la posta in gioco era enorme e l’opportunità unica“.

Nonostante il peso specifico della partita, la vigilia del match per Stan è trascorsa in maniera tranquilla. “C’erano pochi giocatori nel mio hotel, alloggiavo in una tranquilla struttura a Melbourne, lontana dal mondo. Ero andato a mangiare con la mia squadra. Sulla via del ritorno, ci siamo fermati per un momento nella hall dell’hotel. Siamo stati lì fino all’una e mezzo chiacchierando davanti a un drink. Ricordo che un giornalista inglese era passato di fronte a noi ed era stato sorpreso di vedermi ancora in piedi a quell’ora il giorno prima di una finale Slam, ma la partita non si sarebbe giocata fino alla sera successiva. Poi sono salito nella mia stanza e ho guardato la televisione per un po’ prima di andare a letto. Ho dormito molto poco quella notte. Non per nervosismo, ma perché ero super impaziente di essere in campo. Il giorno della finale, un’ora prima di entrare in campo, stavo chiacchierando tranquillamente con il mio allenatore. Anche Seve (Severin Lüthi, ndr) era là con noi, abbiamo riso. Ero rilassato”.

Di segno totalmente opposto invece l’esperienza prima della finale degli US Open 2016, ultimo titolo Slam vinto da Wawrinka in quattro set contro Novak Djokovic. “Avevo 31 anni, pensavo potesse essere la mia ultima opportunità di vincere un Grande Slam. Il riscaldamento è andato storto. C’era molto vento, ero teso e di cattivo umore. Siamo andati a mangiare con la mia squadra, mi sono isolato al tavolo con le cuffie, non volevo che nessuno parlasse con me. Dopo aver mangiato, sono andato negli spogliatoi. Sono andato dal fisioterapista, mi sono riscaldato e poi, cinque minuti prima di entrare sul centrale, improvvisamente mi sono sentito molto male, estremamente nervoso. Ho iniziato a piangere. Ho anche dovuto allontanarmi per vomitare. Magnus (Norman, il suo allenatore, ndr) è venuto a parlarmi e mi sono ripreso poco prima di incontrare Novak nel corridoio per l’intervista pre-partita”.

Stan Wawrinka – US Open 2016

Dopo le tante vittorie viene il momento di esaminare anche le sconfitte e Stan non ha dubbi su quale sia la più dolorosa della sua carriera. “La semifinale di Masters contro Federer nel 2014, di gran lunga.” Un rimpianto alimentato dall’aver avuto quattro match point a favore (mal giocati con improvvidi tentativi di serve&volley, forse nel tentativo di vincere contro Roger alla sua maniera) e dal fatto che Federer non scese in campo per la finale contro Djokovic per un problema alla schiena. “Ho perso la partita dopo aver avuto quattro match point. Avrei dovuto vincere e quel giorno non ho fatto quello che ci voleva per riuscirci. Era una semifinale Masters, il torneo più importante dopo gli Slam, che riunisce i primi otto giocatori del mondo. Avere la possibilità di affrontare Djokovic in finale e provare a vincere, sarebbe stato bellissimo. Mi sono fatto sfuggire questa possibilità. È stato molto, molto difficile. La notte seguente, ho dormito a malapena. Ciò che mi ha salvato è che mi sono dovuto unire alla squadra svizzera per la finale della Coppa Davis pochi giorni dopo“. Finale che la Svizzera avrebbe vinto.

Al di là delle delusioni e delle sconfitte sul campo, Stan è legatissimo a Federer e ricorda ancora perfettamente il loro primo incontro. “Era su un campo in terra battuta a Bienne, allo Swiss Tennis. Avevo 16 anni ed ero lì come sparring partner. Ero paralizzato dall’idea di sbagliare i miei colpi. Avevo dato tutto, ero rosso dopo cinque minuti in campo“.

Giocare nella stessa epoca di fenomeni come Federer, Nadal e Djokovic, che hanno cannibalizzato la scena del tennis mondiale negli ultimi quindici anni, per Stan non è stata una sfortuna, anzi. Senza la spinta a emularli è stata fondamentale nella crescita di Wawrinka come giocatore. “Mi è sempre piaciuto imparare dagli altri e spesso dico di dover gran parte dei miei titoli Slam ai “Big Three”. Sono sicuramente il giocatore che si è allenato di più con loro. Li ho visti, ho visto molte delle loro partite. All’inizio della mia carriera, sono stato in grado di contare sui consigli di Roger prima di affrontare i migliori. Era come un fratello maggiore sul circuito”.

Il consiglio più importante ricevuto da Federer? “L’importanza di vivere nel momento presente. Da vent’anni deve affrontare quotidianamente stampa, fan, viaggi, tornei, allenamenti. Le sue giornate sono molto indaffarate e tuttavia rimane incredibilmente calmo. Anche quando deve fare qualcosa che gli piace di meno, lo fa fino in fondo, meglio di tutti gli altri. Col procedere degli anni, cerco di avvicinarmi anche a quello”.

Wawrinka ha ormai toccato i 35 anni, un’età in cui la prospettiva del ritiro si fa sempre più concreta e vicina. Per il momento la voglia di competere è ancora tanta, ma gli anni di carriera probabilmente non saranno ancora molti. Quando gli chiedono per cosa vorrebbe essere ricordato, Stan risponde con concretezza e una doverosa punta di orgoglio.”Per quello che ho realizzato. Ho vinto praticamente tutto ciò che era possibile. Da giovane, non avrei mai immaginato di poter realizzare il 10% di quello che ho fatto. Quando ho vinto il Roland-Garros junior nel 2003, speravo solo di arrivare tra i primi 100 e guadagnarmi da vivere nel tennis. Da bambino, non avrei mai pensato che un giorno avrei avuto il livello per vincere un torneo del Grande Slam”.

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Interviste

Oliviero Palma in esclusiva: “Organizzare Palermo è un atto d’amore per il tennis”

Il direttore del torneo siciliano ha parlato con Ubitennis delle inevitabili perdite economiche di un evento a capienza ridotta, ma non ha escluso l’idea di un bis verso fine anno

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L’intervista è stata originariamente condotta in inglese da Adam Addicott di ubitennis.net. Qui l’articolo originale


Come noto, il Palermo Ladies Open segnerà la ripresa ufficiale del WTA Tour in seguito alla pandemia da coronavirus, che sul tennis femminile ha avuto un impatto ancora più devastante a causa della cancellazione del remunerativo swing asiatico. L’International del capoluogo siculo sta a sua volta avvertendo l’onda lunga del COVID-19, dato che, oltre al necessario contingentamento del pubblico, sono arrivate rinunce sanguinose come quella di Simona Halep, a cui non sono bastate le rassicurazioni circa l’esenzione dalla quarantena e che si è infine chiamata fuori per paura di viaggiare, e di Jo Konta, iscrittasi invece alla seconda Battle of the Brits, conclusasi domenica.

Come se non bastasse, una giocatrice iscritta alle qualificazioni (la bulgara Viktoriya Tomova) è risultata positiva al tampone durante il weekend, un’eventualità con cui ogni torneo dovrà bene o male fare i conti.

 

Oliviero Palma, il direttore del torneo, è il primo a riconoscere le difficoltà dell’edizione 2020: il centrale da 1500 posti del Country Time Club potrà arrivare ad ospitarne al massimo 350 (meno di un quarto), e il montepremi è stato tagliato di circa il 18% dai 275.000 dollari complessivi dello scorso anno ai 222.500 di quest’anno (circa 190.000 dei quali per il singolare). Ciononostante, la responsabilità e l’entusiasmo per la ripartenza del tennis mondiale la fanno da padrone nelle sue parole, nonché nella qualità del tabellone – a dispetto delle rinunce pesanti di cui sopra, tutte le teste di serie sono delle top 30, con Petra Martic, N.15, nel ruolo di favorita.

Parlando con Ubitennis, Palma ha detto: “Essendo il primo torneo dopo la sospensione, ci interessa prima di tutto il rispetto dei protocolli di sicurezza – lo sport viene dopo. Anche se abbiamo avuto poco tempo, siamo stati in grado di prevedere e controllare ogni tipo di eventualità”. Ha poi continuato: “Il mondo ha aspettato per mesi il primo torneo dopo la pandemia per capire se potrà esserci il pubblico e se si potrà tornare alla normalità, pur nel rispetto di tutte le precauzioni. Il passato non conta più: questo non è il trentunesimo Palermo Ladies Open, è il primo torneo post-lockdown. È cambiato tutto”.

Anche tornando a giocare, non si può dissimulare fino in fondo un’atmosfera di incertezza: oltre alla cancellazione dei tornei asiatici, Madrid è a forte rischio di cancellazione, mentre agli organizzatori degli Internazionali d’Italia è stato intimato di giocare a porte chiuse, per non parlare dello status ballerino degli eventi in programma negli Stati Uniti – Lexington per il femminile e la doppietta combined newyorchese.

Date le circostanze, il fatto che Palermo si disputi è già di per sé un grande risultato. Secondo Palma, il semaforo verde è arrivato grazie a un basso numero di contagi nella regione e grazie al sostegno delle amministrazioni locali per la manifestazione: “La giunta della Regione Sicilia ha fiducia nel torneo di Palermo, e ci ha consentito di aprire il Centrale con posti contingentati per testare le nuove misure di sicurezza. Per quanto riguarda Roma e le porte chiuse, sono stato talmente concentrato sul mio evento da non prestare troppa attenzione agli sviluppi del caso”.

CONTI E PROTOCOLLI SANITARI

Palma non usa perifrasi per nascondere le fosche prospettive finanziarie di questa edizione del torneo. In una recente intervista con Reuters, ha dichiarato che è disposto a “sopportare le perdite” pur di favorire una ripresa del tour femminile. Ma di che tipo di perdite stiamo parlando? “Il nostro è un atto d’amore per il tennis, quest’anno non abbiamo pensato ai bilanci. Gli addetti al marketing ci hanno spiegato che i guadagni andranno valutati su base biennale, includendo quelli del prossimo anno. In ogni caso, la perdita economica stimata per il 2020 è di circa 50.000 euro” (in linea con le previsioni di un mese e mezzo fa, dunque, quando Palma si era detto pronto ad assorbire perdite fino a 80.000 euro, ndr).

Piuttosto che indugiare sui travagli pecuniari, però, gli organizzatori del torneo sperano di diventare un modello per quanto riguarda i test sui giocatori: a Palermo, tutti i partecipanti verranno sottoposti a PCR ed esami sierologici.

“Grazie al rigore dei controlli, siamo riusciti a intercettare rapidamente un caso di positività”, ha affermato Palma in merito all’annuncio di sabato. “Il protocollo prevede che le giocatrici arrivino a Palermo dopo aver già fatto una PCR circa quattro giorni prima. Appena arrivate, fanno un sierologico e un’altra PCR per poi recarsi in albergo, dove non sono autorizzate a lasciare la propria stanza fino alla pubblicazione dei risultati dei test, che nella norma si hanno entro 12 ore. Una volta accertata la negatività, possono lasciare l’isolamento, ricevere il pass per il circolo, ed iniziare ad allenarsi”.  

Come detto, la positività del weekend riguarda la bulgara Viktoriya Tomova, anche se non c’è stata alcuna conferma ufficiale da parte del torneo: la venticinquenne, N.130 WTA, era asintomatica al momento dei controlli, e si è ritirata dal torneo per una malattia non specificata, mentre il comunicato del torneo non l’ha menzionata per nome, specificando però che dal suo arrivo non aveva mai lasciato la sua camera, e che sarebbe stata immediatamente trasferita in un centro per pazienti asintomatici.

Il caso Tomova è l’epitome delle difficoltà che atleti e tornei dovranno affrontare, visto che le linee guida vengono costantemente aggiornate. Per esempio, in un’intervista all’Hindustan Times (un quotidiano indiano) del 29 luglio, Palma aveva detto che, se avessero voluto, le giocatrici avrebbero potuto fare “un giro della città, visto che ci sono pochissimi casi”. Cinque giorni dopo, tuttavia, il suo punto di vista è cambiato: “I protocolli WTA non incoraggiano a girare per le città come turisti ordinari, anzi, iniziative del genere sono apertamente osteggiate”. In realtà, come si può apprendere da Instagram, qualche giocatrice sfugge a questi protocolli – vediamo qui Donna Vekic in Piazza Pretoria.

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Ciao 🇮🇹🍋

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A prescindere da ciò che succederà nel corso della settimana, il tennis è ufficialmente ripartito, e Palermo rimarrà per sempre la prima tappa della nuova era. Visto che altri tornei continuano a essere cancellati sia dall’ATP che dalla WTA, però, l’organizzazione del torneo non ha pensato di proporsi per un secondo Palermo Open (o un evento equivalente) più in là nel corso dell’anno? Oliviero Palma non lo esclude: “Perché no? Dovremmo solo vedere che condizioni ci saranno”.

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Focus

Medvedev: “Voglio vincere sempre di più”

Daniil Medvedev si racconta sul sito dell’ATP e si mostra molto motivato per il prosieguo della stagione “Devi distruggere mentalmente il tuo avversario”

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Daniil Medvedev è stato senza dubbio uno dei protagonisti del finale di stagione 2019. Il tennista russo ha tenuto un rendimento incredibile per tutto lo swing sul cemento americano, vincendo il 1000 di Cincinnati e portando Rafa Nadal al quinto set nella finale degli US Open. Dopo aver vinto anche a Shanghai non si è ripetuto nel round robin delle ATP Finals, perdendo tutti e tre gli incontri disputati.

La sconfitta negli ottavi degli Australian Open contro Wawrinka e in generale un avvio di stagione sotto le aspettative non hanno intaccato il morale del numero 5 al mondo, che si è raccontato per la serie dell’ATP Undercovered, presentata da Peugeot. Il tennista russo ha ripercorso i momenti che l’hanno portato al suo primo titolo in carriera, Sydney 2018, che ritiene decisivo per la sua crescita.

Medvedev si è trovato a servire sul 4-0 e sul 5-4 nel set decisivo contro De Minaur, non riuscendo a chiudere la pratica, riuscendo comunque a vincere la partita per 1-6 6-4 7-5. “Probabilmente due anni prima mi sarei detto “Non ce la faccio più” e avrei perso 7-5. Ma sono riuscito a vincere il mio primo titolo.”

 

Dall’Australia è iniziata la rincorsa di Medvedev verso le vette più alte del tennis. Daniil dall’inizio del 2018 vanta ben 110 vittorie a livello ATP e nel solo 2018 ha vinto altri due tornei oltre Sydney, Winston-Salem e Tokyo, contro Steve Johnson e Nishikori. “Penso che vincere il primo titolo mi abbia dato una grande spinta per il resto della stagione.”.

Daniil Medvedev è noto per la sua freddezza e mentalità sotto pressione, e lui stesso è ben consapevole di quanto sia importante questo suo lato. “Ogni sport individuale è fondato sulla mentalità. […] Devi distruggere tutti mentalmente sul campo in ogni partita. Ed è veramente difficile quando arrivi in una semifinale o una finale e giochi contro giocatori fortissimi. Loro provano a distruggerti mentalmente e sono più bravi di te a farlo. Sei da solo contro il tuo avversario.”

Il tennista russo è una delle stelle più luminose della Next Gen ATP e non sembra volersi fermare. “Negli ultimi due anni e mezzo ho provato ad essere professionale con ogni mezzo. Ho dedicato la mia vita al tennis in tutti i minimi dettagli. Voglio essere migliore e voglio giocare meglio. Voglio vincere più partite di quante ne vinca ora. E’ il mio obiettivo ed è quello per cui continuo a lavorare.. Una mentalità che non può che fare bene per il suo futuro.

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Flash

Federer guarda avanti: “Il ginocchio è ok. Ritiro? Mi diverto ancora troppo”

Lo svizzero a tutto campo in un’intervista assieme alla connazionale Nicola Spirig, medaglia d’oro olimpica nel Triathlon. “Il lockdown non è stato così male. Da 20 anni non stavo a casa per 6 settimane. Non vedo l’ora di tornare a giocare”. L’obiettivo rimane il 2021

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Qualche giorno fa è stato annunciato che On, il marchio di calzature sportive svizzero del quale Roger Federer è da qualche tempo azionista e collaboratore, fornirà materiale alla squadra olimpica nazionale. Questo evento è stato l’occasione per un’intervista televisiva in cui Federer ha condiviso il palco con un’altra leggenda dello sport svizzero, ovvero la triatleta Nicola Spirig, medaglia d’oro olimpica a Londra e argento a Rio. Nel 2012, l’anno della vittoria alle Olimpiadi, Spirig è stata eletta sportiva dell’anno in Svizzera. Un risultato straordinario per qualcuno che è nato e vissuto nell’epoca del Maestro di Basilea, il più grande e famoso atleta svizzero di sempre.

Il quale però, per sua stessa ammissione, si “stanca facilmente” a nuotare e “si annoia” ad andare in bicicletta. “Gli sport di resistenza non fanno per me”, ha confessato Federer. Dal punto di vista della performance atletica pura non sembrerebbe esserci paragone tra i due sportivi, sebbene Federer abbia vinto più di qualche Slam facendo ricorso alle sue doti di resistenza.

L’INTERVISTA

Per Federer si è trattato della seconda lunga intervista dalla fine del lockdown – la prima l’abbiamo pubblicata in due parti: la trovate qui e qui. Ed è stata l’occasione per fare un po’ il punto di quello che è successo nella sua vita negli ultimi mesi, di quello che sta succedendo ora e di quello che gli dovrebbe riservare il futuro.

 

Questo 2020 è stato abbastanza travagliato dal punto di vista sportivo. Che qualcosa non andasse se ne erano accorti tutti agli Australian Open dove Federer era parso alquanto appannato e ha rischiato di perdere contro giocatori non di primissimo piano come John Millmann e Tennys Sandgren. Non ha stupito dunque che dopo una serie di esibizioni, Roger abbia annunciato la decisione di sottoporsi ad un intervento chirurgico al ginocchio. Insieme al COVID-19 e la conseguente interruzione del circuito, c’è stato poi una seconda operazione chirurgica. Ora però il ginocchio sembra finalmente a posto e Federer è pronto per tornare ad allenarsi.

“Il ginocchio sta bene. O, per lo meno, bene per quanto possa andare ora dopo la seconda operazione in un anno”, ha spiegato. “Ovviamente ero triste quando sono dovuto andare sotto i ferri per la prima volta. È stata una mia decisione dopo il match di esibizione in Sudafrica. Non ero soddisfatto per come andava il ginocchio da tempo e qualcosa andava fatto. La seconda operazione sfortunatamente si è resa necessaria. L’obiettivo è essere al massimo della forma all’inizio del prossimo anno. Ci sarà un blocco di 20 settimane di allenamento sia fisico che con la racchetta. Sarà una strada lunga ma non vedo l’ora di essere di nuovo al 100 per cento”. Federer ha detto di non essersi praticamente mai allenato sul campo negli ultimi mesi ma di aver solo un po’ giocato contro il muro. Potrebbe tornare in campo già da subito ma non ha fretta essendosi dato come obbiettivo il 2021.

Porsi però dei traguardi realistici per un tennista professionista di questi tempi non è facile. Il circuito ATP dovrebbe riprendere a inizio settembre con lo US Open e il torneo di Cincinnati, sempre a New York, ma è tutt’altro che sicuro che lo Slam americano si giochi. Poi si dovrebbe tornare in Europa per uno swing sulla terra rossa posticipato. Federer però è dell’idea che in qualche maniera il grande tennis internazionale debba ripartire. Se il tennis ripartirà sarà con gli US Open. Lì capiremo cosa potrebbe succedere. Ho parlato con gli organizzatori di recente e mi hanno detto che prenderanno una decisione dopo la metà di agosto. Sarà interessante”, ha sottolineato.

Non sarà comunque lo stesso senza pubblico e questo lo sa bene anche l’otto volte campione di Wimbledon. “Il Roland Garros ha annunciato che ci saranno almeno metà degli spettatori. Questo è incredibile ma anche positivo. Viviamo in settimane e mesi molto incerti per il tennis. Ma spero che tutto tornerà come prima ad un certo punto”, ha proseguito. 

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

IL LOCKDOWN DI FEDERER – Nonostante il distanziamento sociale, le settimane di isolamento del 38enne di Basilea non sono state poi così terribili. Roger si è potuto godere la tranquillità della famiglia e, causa anche l’infortunio, non è stato così amareggiato per aver dovuto saltare allenamenti ed esibizioni. “Per la prima volta negli ultimi vent’anni sono stato nello stesso posto per 5 o 6 settimane. Naturalmente l’ho apprezzato”, ha sottolineato. “Siamo stati molto attenti e non ho visto i miei genitori e amici per un sacco di tempo. Abbiamo preso tutto molto seriamente. Per questo non ho rilasciato nessuna intervista. Quando si ha un infortunio non si può fare molto comunque a parte rilassarsi a casa. Non c’è lo stress della competizione e si è molto tranquilli. Niente fatica da viaggio e jet leg. Ci si può godere la famiglia”. 

Una famiglia abbastanza allargata, con due coppie di gemelli che stanno crescendo e sembrano avere ereditato dal padre (ma anche dalla madre, ex tennista) la passione per l’attività fisica e lo sport. “Ormai siamo in tanti. I bambini stanno benissimo. Corrono dappertutto. I ragazzi hanno 6 anni e le ragazze 11. Devo dire che se la sono cavata bene durante il lockdown”, ha detto. “Gli è dispiaciuto solo che da un giorno all’altro abbiano fermato lo ski-lift e non potessero più sciare. Così abbiamo dovuto pianificare delle attività estive. Fortunatamente il tempo è stato buono e potevano correre e andare in bici”. 

ARIA DI RITIRO? NON ANCORA – Stando a casa, insieme alla moglie e i figli, con un ginocchio che fa le bizze, il pensiero del ritiro ha sfiorato il quasi quarantenne Federer? Neanche per sogno. Almeno stando a quello che dice lui. Tuttavia, da tempo il campione svizzero sa di non poter fare progetti a lungo termine. “So di essere più vicino alla fine della mia carriera che all’inizio. Non so cosa succederà nei prossimi due anni. Per questo pianifico un anno alla volta”, ha spiegato. Lo faccio insieme a Mirka, tenendo in conto la mia famiglia, la mia carriera e la mia salute. Al momento mi diverto ancora a giocare e saprò rendermi conto quando il motore smette di girare e il fiato comincia a mancare troppo presto”. 

Una conversazione con il suo storico preparatore atletico Pierre Paganini è particolarmente significativa riguardo alla determinazione di Federer di rimettersi in forma per tornare ad essere competitivo nel 2021. “C’è stato un momento in cui mi ha chiesto se mi andasse di fare tutte quelle settimane di allenamento fisico. Io ho risposto: ‘ok’. Lui mi ha detto: ‘guarda che sarà molto lunga’. E io: ‘Lo so, ma voglio comunque farlo’. Mi sono detto che preferisco fare il lavoro fisico ora che sono attivo piuttosto che dopo. Perché ora ho un obiettivo di fronte a me”, ha raccontato. Insomma, il traguardo è chiaro: fare un altro anno (almeno) da protagonista sul circuito. 

Tra le diverse ragioni per cui, secondo l’opinione comune, Federer è ancora in attività, ci sarebbe anche la ricerca dell’ultimo alloro che manca alla sua impareggiabile bacheca: la medaglia d’oro olimpica in singolare. Quest’anno però, come tutti sanno, le olimpiadi di Tokyo sono state rimandate al 2021. Per Roger si tratta solo di un arrivederci. “Penso di poter parlare per entrambi (anche per Spirig, ndr) quando dico che la medaglia olimpica è un obiettivo. Altrimenti non parteciperemmo nemmeno. Certamente è tutto possibile. Vincerla in singolo, doppio, o doppio misto. Penso che potrei avere una possibilità di vincere in singolare. Nell’arco di una stagione è difficile per me essere ancora il n.1 ma in un singolo torneo tutto può succedere”.

Insomma, musica per le orecchie di tutti gli appassionati di sport e di tennis: nonostante la pandemia di coronavirus e l’età che avanza, Federer ha ancora tanta voglia di dare spettacolo.

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