Wawrinka: "Federer è stato come un fratello maggiore"

Interviste

Wawrinka: “Federer è stato come un fratello maggiore”

A 35 anni, Stan Wawrinka è sospeso tra l’idea del ritiro e la speranza di centrare un ultimo exploit. Ora però è sereno: “Ho adorato questo periodo senza viaggiare. Ho vinto quasi tutto ciò che si poteva vincere”

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Stan Wawrinka e Roger Federer - Australian Open 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

Dopo essere stato uno dei grandi protagonisti del tennis mondiale negli ultimi anni, Stan Wawrinka si è fatto notare molto anche durante il lockdown tra post molto simpatici e gli ormai leggendari aperitivi in diretta con l’amico Benoit Paire. A poche settimane (a meno di improvvise retromarce) dalla ripartenza del circuito ATP, Stan ha rilasciato una lunga e interessante intervista al settimanale svizzero L’illustré, nel corso della quale ha toccato svariati temi.

Il punto di partenza è ovviamente l’esperienza della quarantena, uno stop forzato che ha di fatto paralizzato il mondo intero, tennisti inclusi, ma che Wawrinka ha vissuto con grande serenità, cogliendone gli aspetti positivi. “Ho adorato questo periodo senza viaggiare. Mi ha permesso di passare molto tempo con mia figlia, di aiutarla con la scuola, di godermi la tranquillità, di stabilire una routine. Queste settimane a casa mi hanno fatto molto bene“.

Il circuito dovrebbe ripartire il 14 agosto da Washington, ma i dubbi sono ancora tanti, sia da parte degli organizzatori che da parte dei giocatori. Wawrinka per il momento sembra intenzionato ad andare, ma ammette che la situazione generale è un po’ in bilico.”Ho scelto di pianificare il mio programma di allenamento in base a quella data, perché, ad un certo punto, dobbiamo fissare una scadenza, anche se nulla è certo. Gli Stati Uniti sono ancora nel mezzo della crisi per il COVID-19 e nessuno sa come si svilupperà la situazione lì. Stiamo parlando di porte chiuse, di giocare Cincinnati e gli US Open nello stesso posto, di ospitare i giocatori in un solo hotel, ma sappiamo tutti che possono ancora succedere molte cose. Come atleti, siamo abituati ad adattarci”.

 

Visto che il futuro è ancora incerto, meglio rivolgere lo sguardo al passato per ripercorrere le tappe significative della strepitosa carriera di Stan. Messo di fronte a una scelta tra due date molto significative, 30 luglio 2006 (primo titolo ATP a Umago) e 26 gennaio 2014 (vittoria degli Australian Open), Wawrinka non ha dubbi su quale sia stato il vero spartiacque. “Tra le due, è chiaramente l’Australian Open che ha segnato la mia carriera. È uno Slam, non c’è nulla al di sopra di questo. Quel 26 gennaio 2014 ero al culmine della mia vita. Iper-rilassato, un sogno. Ero su una nuvoletta. Stavo per giocare la mia prima grande finale, mi sentivo in gran forma, a mio agio col mio gioco, dovevo giocare contro Nadal, il numero uno al mondo. Nel peggiore dei casi, cosa? Perdo!“.

Questo atteggiamento rilassato non va confuso però con quello di chi non ha niente da perdere, un concetto che spesso viene tirato fuori in situazioni simili. “Spesso sentiamo che un giocatore in quei casi non ha nulla da perdere. Io non mi sono mai sentito così. Al contrario, la posta in gioco era enorme e l’opportunità unica“.

Nonostante il peso specifico della partita, la vigilia del match per Stan è trascorsa in maniera tranquilla. “C’erano pochi giocatori nel mio hotel, alloggiavo in una tranquilla struttura a Melbourne, lontana dal mondo. Ero andato a mangiare con la mia squadra. Sulla via del ritorno, ci siamo fermati per un momento nella hall dell’hotel. Siamo stati lì fino all’una e mezzo chiacchierando davanti a un drink. Ricordo che un giornalista inglese era passato di fronte a noi ed era stato sorpreso di vedermi ancora in piedi a quell’ora il giorno prima di una finale Slam, ma la partita non si sarebbe giocata fino alla sera successiva. Poi sono salito nella mia stanza e ho guardato la televisione per un po’ prima di andare a letto. Ho dormito molto poco quella notte. Non per nervosismo, ma perché ero super impaziente di essere in campo. Il giorno della finale, un’ora prima di entrare in campo, stavo chiacchierando tranquillamente con il mio allenatore. Anche Seve (Severin Lüthi, ndr) era là con noi, abbiamo riso. Ero rilassato”.

Di segno totalmente opposto invece l’esperienza prima della finale degli US Open 2016, ultimo titolo Slam vinto da Wawrinka in quattro set contro Novak Djokovic. “Avevo 31 anni, pensavo potesse essere la mia ultima opportunità di vincere un Grande Slam. Il riscaldamento è andato storto. C’era molto vento, ero teso e di cattivo umore. Siamo andati a mangiare con la mia squadra, mi sono isolato al tavolo con le cuffie, non volevo che nessuno parlasse con me. Dopo aver mangiato, sono andato negli spogliatoi. Sono andato dal fisioterapista, mi sono riscaldato e poi, cinque minuti prima di entrare sul centrale, improvvisamente mi sono sentito molto male, estremamente nervoso. Ho iniziato a piangere. Ho anche dovuto allontanarmi per vomitare. Magnus (Norman, il suo allenatore, ndr) è venuto a parlarmi e mi sono ripreso poco prima di incontrare Novak nel corridoio per l’intervista pre-partita”.

Stan Wawrinka – US Open 2016

Dopo le tante vittorie viene il momento di esaminare anche le sconfitte e Stan non ha dubbi su quale sia la più dolorosa della sua carriera. “La semifinale di Masters contro Federer nel 2014, di gran lunga.” Un rimpianto alimentato dall’aver avuto quattro match point a favore (mal giocati con improvvidi tentativi di serve&volley, forse nel tentativo di vincere contro Roger alla sua maniera) e dal fatto che Federer non scese in campo per la finale contro Djokovic per un problema alla schiena. “Ho perso la partita dopo aver avuto quattro match point. Avrei dovuto vincere e quel giorno non ho fatto quello che ci voleva per riuscirci. Era una semifinale Masters, il torneo più importante dopo gli Slam, che riunisce i primi otto giocatori del mondo. Avere la possibilità di affrontare Djokovic in finale e provare a vincere, sarebbe stato bellissimo. Mi sono fatto sfuggire questa possibilità. È stato molto, molto difficile. La notte seguente, ho dormito a malapena. Ciò che mi ha salvato è che mi sono dovuto unire alla squadra svizzera per la finale della Coppa Davis pochi giorni dopo“. Finale che la Svizzera avrebbe vinto.

Al di là delle delusioni e delle sconfitte sul campo, Stan è legatissimo a Federer e ricorda ancora perfettamente il loro primo incontro. “Era su un campo in terra battuta a Bienne, allo Swiss Tennis. Avevo 16 anni ed ero lì come sparring partner. Ero paralizzato dall’idea di sbagliare i miei colpi. Avevo dato tutto, ero rosso dopo cinque minuti in campo“.

Giocare nella stessa epoca di fenomeni come Federer, Nadal e Djokovic, che hanno cannibalizzato la scena del tennis mondiale negli ultimi quindici anni, per Stan non è stata una sfortuna, anzi. Senza la spinta a emularli è stata fondamentale nella crescita di Wawrinka come giocatore. “Mi è sempre piaciuto imparare dagli altri e spesso dico di dover gran parte dei miei titoli Slam ai “Big Three”. Sono sicuramente il giocatore che si è allenato di più con loro. Li ho visti, ho visto molte delle loro partite. All’inizio della mia carriera, sono stato in grado di contare sui consigli di Roger prima di affrontare i migliori. Era come un fratello maggiore sul circuito”.

Il consiglio più importante ricevuto da Federer? “L’importanza di vivere nel momento presente. Da vent’anni deve affrontare quotidianamente stampa, fan, viaggi, tornei, allenamenti. Le sue giornate sono molto indaffarate e tuttavia rimane incredibilmente calmo. Anche quando deve fare qualcosa che gli piace di meno, lo fa fino in fondo, meglio di tutti gli altri. Col procedere degli anni, cerco di avvicinarmi anche a quello”.

Wawrinka ha ormai toccato i 35 anni, un’età in cui la prospettiva del ritiro si fa sempre più concreta e vicina. Per il momento la voglia di competere è ancora tanta, ma gli anni di carriera probabilmente non saranno ancora molti. Quando gli chiedono per cosa vorrebbe essere ricordato, Stan risponde con concretezza e una doverosa punta di orgoglio.”Per quello che ho realizzato. Ho vinto praticamente tutto ciò che era possibile. Da giovane, non avrei mai immaginato di poter realizzare il 10% di quello che ho fatto. Quando ho vinto il Roland-Garros junior nel 2003, speravo solo di arrivare tra i primi 100 e guadagnarmi da vivere nel tennis. Da bambino, non avrei mai pensato che un giorno avrei avuto il livello per vincere un torneo del Grande Slam”.

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John Lloyd, intervistato da Scanagatta, presenta l’autobiografia “Dear John” [ESCLUSIVA]

Intervistato in esclusiva per Ubitennis, l’ex-tennista britannico Lloyd si racconta tra aneddoti e ricordi. “Avrei dovuto vincere quel match” a proposito della finale all’Australian Open con Gerulaitis

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L’ex tennista britannico John Lloyd, presentando la sua autobiografia “Dear John”, viene intervistato in esclusiva dal direttore Ubaldo Scanagatta e racconta tanti aneddoti relativi alla sua carriera, inclusi i faccia a faccia con l’Italia in Coppa Davis. Le principali fortune di Lloyd arrivarono in Australia dove raggiunse la finale dello Slam nel 1977: “All’epoca era un grande torneo ma non come adesso” ricorda il 67enne Lloyd. “Mancavano molti tennisti perché si disputava a dicembre attorno a Natale, ma ad ogni modo sono arrivato in finale. Avrei dovuto vincerlo quel match– ammette con franchezza e una punta di rammarico –ho perso in cinque set dal mio amico Vitas (Gerulaitis). Fu una grande delusione ma se dovevo perdere da qualcuno, lui era quello giusto. Era una persona fantastica”.

Respirando aria di Wimbledon, era impossibile tralasciare l’argomento. Lo Slam di casa fu tuttavia quello che diede meno soddisfazioni a Lloyd, infatti il miglior risultato è il terzo turno raggiunto tre volte.Sentivo la pressione ma era davvero auto inflitta, da me stesso, perché giocavo bene in Davis e lì la pressione è la stessa che giocare per il tuo paese” ha spiegato l’ex marito di Chris Evert. “Ho vinto in doppio misto (con Wendy Turnbull, nel biennio ’83-’84) ed è fantastico ma sono sempre rimasto deluso dalle mie prestazioni lì. Ho ottenuto qualche bella vittoria: battei Roscoe Tunner (nel 1977) quando era testa di serie n.4 e tutti si aspettavano che avrebbe vinto il torneo. Giocammo sul campo 1. Ma era una caratteristica tipica delle mie prestazioni a Wimbledon, fare un grande exlpoit e poi perdere il giorno dopo. In quell’occasione persi contro un tennista tedesco, Karl Meiler”. In quel match di secondo turno tra i due, Lloyd si trovò due set a zero prima di perdere 2-6 3-6 6-2 6-4 9-7. Insomma cambieranno anche le tecnologie, gli stili di gioco, i nomi dei protagonisti… ma certe dinamiche nel tennis non cambieranno mai.

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Interviste

Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.

D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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Wimbledon, Simone Vagnozzi: “Jannik contro Djokovic non deve stravolgere il suo gioco” [ESCLUSIVA]

“Contro Alcaraz ha giocato un grande match facendo tutto quel che doveva. Due ragazzi che sono due fenomeni. E’ stato bravo tatticamente, ma non solo. Ha sorpreso Alcaraz”. I miglioramenti al servizio. “Soprattutto la seconda non è più attaccabile”  

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Jannik Sinner e Simone Vagnozzi – ATP Dubai 2022 (foto Aldo De Florio)

Incontro Simone Vagnozzi, per parlargli di Sinner, del suo exploit con Alcaraz, delle sue prospettive con Djokovic, nel giardino che sta sopra alla sala stampa, dopo che Lawrence Frankopan, il manager di Sinner, mi permette di parlargli, una volta che il media manager dell’ATP Nicola Arzani aveva invece cercato di impedirmelo.

Un giorno scriverò con dovizia di particolari perché Arzani arriva – anzi continua – a comportarsi in un modo inaccettabile, inventandosi addirittura – come ieri – che era stato il management di Sinner a programmare una tavola rotonda con Vagnozzi alla quale non ero benvenuto.

Mister Frankopan, da me per l’appunto incontrato casualmente 5 minuti dopo, non solo non ne sapeva nulla, ma mi ha risposto esattamente quel che mi aspettavo: “Mi è stato chiesto un incontro con la stampa italiana e ho detto sì, why not. Ma a me che ci fossero 4 o 5 o più giornalisti italiani, uno o un altro, ovviamente non cambiava assolutamente nulla”.

 

Infatti, molto cortesemente ed elegantemente, Frankopan subito dopo questo breve colloquio ha dato l’ok a Vagnozzi perché parlasse anche con me. No comment sulla bugia del media manager.

Frankopan, che con me è sempre stato gentilissimo, un vero signore, non aveva nessun motivo per escludermi da una chiacchierata con Simone, altro personaggio cortesissimo.

Purtroppo non è il primo episodio. Lo scorso anno, quando io ero stato il solo giornalista italiano presente per tutta la seconda settimana dei Championships coronati dalla finale raggiunta da Matteo Berrettini, lo stesso Arzani organizzò all’indomani della finale perduta una tavola rotonda via Zoom con 4 colleghi (due dei quali nemmeno erano venuti a seguire il torneo a Wimbledon) lasciando anche quella volta fuori dal gruppo il sottoscritto sebbene Ubitennis avesse dato straordinaria copertura di Wimbledon con oltre 15 articoli al giorno, video, etcetera.

Nei confronti del media p.r. in questione ho il torto originale di averlo rimproverato vivacemente nel lontano 2008 al Foro Italico per aver condotto malissimo la conferenza stampa di Djokovic, che aveva appena vinto gli Internazionali d’Italia.

Non me l’ha mai perdonato. E sì che quando era un ragazzino e voleva fare l’assistente di Telepiù gli avevo dato mano come nessuno. Vabbè, l’erba della riconoscenza non alberga in certe persone.

Novak aveva detto in tv, a Sky, cinque minuti prima di venire alla conferenza stampa, che c’era stato più di un momento nel quale aveva pensato di chiedere il passaporto italiano quando, diciottenne, faceva parte della scuderia di Riccardo Piatti e a quei tempi la federtennis serba non aveva i mezzi né troppa intenzione, con la guerra dei Balcani da poco conclusa, di curare da vicino la crescita agonistica di Nole.

Chiaro che avrei voluto approfondire l’interessantissima questione. E non solo io.

Ma dopo solo sei domande ovviamente collegate alla finale appena vinta e al torneo romano, invece dell’abituale dozzina di domande che vengono normalmente chieste al vincitore di un torneo, Arzani decretò chiusa la conferenza stampa e quindi non fu possibile a nessuno dei presenti di chiedere al tennista serbo campione al Foro Italico quel che avrebbe fatto davvero notizia se Nole avesse confermato appieno la rivelazione fatta poc’anzi in tv.

Tornando all’incontro con Vagnozzi, tutti, e non solo Nole Djokovic che ha visto la partita vinta da Sinner contro Alcaraz prima di scendere sul centre court contro l’olandese Van Rijthoven poi battuto in 4 set (“Jannik was dominant  for the first two sets, ha dominato per i primi due set… ma anche quando il match si è fatto più equilibrato Jannik è sempre stato in controllo” mi ha detto sabato sera Nole), sono rimasti super impressionati dalla sua performance e non solo Nole che ha anche detto: “Il gioco di Jannik è forse quello che assomiglia più al mio, mi ci rivedo un po’”.

Lo dico anche a Simone e lui: ”Ieri è stata una bellissima partita. Una partita fra due ragazzi già maturi con un comportamento esemplare da parte di tutti e due (ogni riferimento al match Kyrgios-Tsitsipas viene in mente a e di farlo e non a Simone, desidero precisare visto che in questi giorni non si è parlato d’altro), sono davvero due fenomeni, sono molto contento di come Jannik ha gestito la partita, sia sul piano tecnico, che come attitudine mentale. Ma sappiamo che domani sarà una partita durissima, giochiamo contro chi ha vinto gli ultimi 3 Wimbledon e sicuramente sarà lui il favorito, ma noi siamo contenti perché noi siamo venuti qui per imparare, lui lo sta facendo in fretta e quindi…”

-Ti aspettavi che lui riuscisse a giocare due partite per sette set complessivi senza mai perdere il servizio?

Naturalmente con Isner poteva anche essere un’opzione perché sapevamo che lui risponde meno bene, ma con Alcaraz sarebbe stata più dura. Ma Jannik ha servito benissimo il primo set, poi è calato un po’, però si vedono i suoi miglioramenti soprattutto sulla seconda di servizio. E’ una seconda di servizio molto meno attaccabile, anzi non lo è proprio perché fa male anche con la seconda perché è più varia, più veloce e sull’erba gli dà la possibilità di perdere meno il servizio

-Pensi che poi abbia forse anche più coraggio? O lo ha sempre avuto…?

No, credo che il coraggio lo abbia sempre avuto. E’ solo una questione di lavoro. Piano piano le cose su cui stiamo lavorando stanno venendo fuori”.

-E’ evidente che dovete lavorare un po’ su tutto… ce ne saranno tante, ma in particolare quali sono?

Sicuramente il servizio, anche dal alto tecnico, ci sono stati più passaggi, anche con Darren Cahill che ci ha aiutato in qualche cosa, videoanalisi, anche con i telefonini si segue tutto, non ci dobbiamo fermare, è work in progress, deve continuare a lavorare, migliorare ancora di più il suo gioco, per arrivare a essere un giocatore ancora più completo…”

-Che cosa ti ha detto, vi siete detti a fine partita?

Mi ha detto che era stato proprio un match di livello veramente alto, anche come atmosfera, una partita bella…”

Mi permetti di dire che Alcaraz, soprattutto nel primo set, non era il miglior Alcaraz…

Io penso che sia rimasto anche un po’ sorpreso per come Jannik giocava. Gli ha tolto un po’ di certezze… la verità sta un po’ a metà. Diciamo che il terzo set, ma anche il secondo poteva finire un po’ più facilmente, perché le occasioni le ha avute Jannik. E’ stato 0-40, diverse volte 0-30, poi alla fine poteva girare anche in un’altra maniera, poi Jannik è stato bravo a tenersi a galla su  due servizi difficili nel quarto, ma poteva anche venir fuori un risultato più netto e vincere in tre set”.

-Gli altri aspetti dei suoi progressi? Servizio a parte ieri ha giocato dei dritti straordinari con movimenti corti, fantastici…-

Sicuramente si sta adattando all’erba, gioca un po’ più piatto rispetto al solito, palle più penetranti, questa era un po’ la tattica, togliere il tempo ad Alcaraz per evitare che si potesse girare di dritto, potendo poi sparare botte di dritto o smorzate, può farti l’inside out, l’inside in…Ha fatto bene tutto il piano partita, come era stato deciso”.

-L’ultima cosa… che cosa si pensa di fare contro Djokovic. Quale è il tipo di approccio diverso nell’affrontare Alcaraz o Djokovic?

Non penso che ci sia tantissima differenza nel modo di affrontarli. Djokovic ha più esperienza su questa superficie, la conosce meglio, di rovescio ha più varietà di Alcaraz, può giocare più spesso e meglio il lungolinea, può fare la smorzata, però non penso che sia un match nel quale Jannik debba stravolgere il suo gioco”.

Vero è che Djokovic forse gioca meglio sull’erba che da qualunque altra parte, perfino meglio che sul cemento australiano dove ha trionfato tante volte. Lo aiuta il suo fisico naturalmente elastico, la capacità di stare giù ben piegato sulle gambe nonché i rimbalzi del tennis su erba che sono bassi, perfetti per lui.

Vedremo martedì alle 14,30 in Italia come finirà. Senza troppe illusioni, magari, ma nemmeno con eccessivo pessimismo. Le prove di Jannik sono state troppo confortanti per non sperare nell’exploit. Ma sarebbe già una gran bella cosa se ci fosse lotta e suspense.

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