Osaka: "Ho fatto solo quello che sentivo di dover fare. E non credevo di suscitare tanto clamore"

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Osaka: “Ho fatto solo quello che sentivo di dover fare. E non credevo di suscitare tanto clamore”

La giapponese Naomi Osaka spiega i motivi del suo gesto: “Serviva qualcuno che facesse qualcosa, sono contenta di essere quel qualcuno”

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Naomi Osaka - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La parte più difficile per Naomi Osaka venerdì pomeriggio è forse venuta dopo la partita, quando ha dovuto prendere il microfono e rispondere alle domande relative al suo gesto che ha fatto tanto clamore nel mondo del tennis e non solo.

Prima di presentarsi ai giornalisti nella sala stampa (virtuale), Naomi ha risposto a qualche domanda della anchorwoman della ESPN Chris McKendry in diretta sulla televisione via cavo americana.

Durante la quarantena ho visto tante cose accadere, e pensavo che sarebbe stato bello se qualcuno avesse iniziato un movimento per fare qualcosa nel mondo del tennis. Di solito sono più una persona che segue le iniziative degli altri, ma ho aspettato, ho aspettato e ancora aspettato e nessuno faceva nulla, per cui ho deciso di fare il primo passo. Non credevo avrebbe avuto la risonanza che ha avuto, pensavo che mi sarei ritirata dal torneo, avrei fatto una dichiarazione e se ne sarebbe parlato all’interno del mondo del tennis. Ma la WTA mi ha supportata nella mia azione, e di questo sono molto grata”.

 

Le è stato chiesto della sua esperienza a Minneapolis, dove la tennista giapponese si è recata qualche mese fa per partecipare alle manifestazioni che hanno seguito l’uccisione di George Floyd da parte di quattro agenti della polizia locale. “La mia professione di tennista mi costringe a stare sempre in viaggio, per cui non ho mai la possibilità di essere dove accadono gli avvenimenti. La pausa del circuito mi ha dato l’opportunità di viaggiare e andare a vedere le cose con i miei occhi”.

I miei genitori sono molto orgogliosi di me, e la famiglia è molto importante per me, per cui anche se tutto il mondo dovesse essermi contro, mi basta avere il loro supporto. Mio papà è di Haiti: noi facciamo queste cose, siamo gente che protesta”.

Una citazione anche per Kobe Bryant, l’indimenticato cestista del Los Angeles Lakers scomparso prematuramente a gennaio in un incidente aereo, che Osaka aveva conosciuto lo scorso anno allo US Open: “Spero che dovunque sia possa essere orgoglioso di me”.

Dopo l’apparizione sulla ESPN, è stata la volta della conferenza stampa internazionale, dove si è parlato anche della partita oltre che della sua presa di posizione sulla questione razziale. “La mia prima di servizio oggi non c’è mai stata, non riuscivo a servire in maniera decente qualunque cosa facessi. Ho dovuto realizzare che stava capitando e accettarlo. Non è un problema tecnico, è una questione di fiducia nel colpo, qualcosa su cui devo lavorare”.

Tornando sulla sua decisione di non giocare giovedì, Osaka ha spiegato la sequenza degli eventi: “Dopo il mio quarto di finale ho deciso che volevo fare qualcosa: ho parlato con Stu, il mio agente [Stuart Duguid n.d.r.], poi ho chiamato la WTA che ha detto che mi avrebbe assecondato e spostato la giornata delle semifinali. Quindi ho pubblicato la mia dichiarazione: non ho mai detto che mi sarei ritirata, c’è stata molta confusione su questo fatto. Ho detto che non avrei giocato giovedì, e infatti ho giocato venerdì. È stato tutto concitato, non ho dormito molto”.

Prendere quella decisione è stato difficile e facile allo stesso tempo. Credo di essermi messa in un’ottima posizione. Arrivare alle semifinali è un risultato di cui essere orgogliosa, e sentivo di dover far sentire la mia voce, e il ritiro dal torneo avrebbe causato il clamore maggiore, quindi mi sono detta che sarebbe stato ciò che avrei fatto. Non mi sento coraggiosa, ho solo fatto quello che andava fatto. In questo momento, era ciò che andava fatto”.

Credevo che solo i Big 3 e Serena potessero avere il potere di fare tanto rumore. Forse l’ATP e la WTA avevano comunque intenzione di fare qualcosa, e avevano bisogno della spinta di un giocatore. Sono contenta di essere stata quel giocatore”.

Spero che la mia generazione possa essere ricordata come una generazione che prende posizione sugli argomenti importanti. Per esempio Coco [Gauff] anche se è molto giovane è già molto attiva da questo punto di vista. Spero che la mia generazione possa farsi sentire quali che siano le conseguenze per loro. Non ho incontrato molte giocatrici negli ultimi due giorni, dato che siamo un po’ tutti nella nostra bolla individuale, ma quelle che ho incontrato mi hanno mostrato un grande supporto”.

E poi ancora su Kobe Bryant: “Mi sento così privilegiata ad averlo conosciuto così giovane. Sentivo che avrei dovuto raggiungere risultati più prestigiosi per meritarmi questo onore, per avere il suo numero, per ricevere messaggi da lui. Spero che i miei successi futuri lo rendano orgoglioso di me, dovunque lui sia”.

Infine non poteva mancare un riferimento alle sorelle Williams, che sono state le apripista per le atlete afroamericane nel tennis dell’era moderna. Anche se le parole non dette hanno lasciato più domande che risposte. La giornalista dell’International New York Times, Cindy Schmeler ha chiesto a Naomi se avesse ricevuto messaggi da Venus o Serena, e Naomi ha risposto: “Tu hai sentito niente da loro?” “No, chiedevo se avessi sentito qualcosa tu” ha incalzato Schmeler. “I am ok…” ha glissato Osaka, chiudendo così l’argomento lasciando il dubbio che forse non è successo ciò che Naomi si sarebbe aspettata.

Ciò che è sicuro è che nessuna delle sorelle Williams ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto, anche se saranno sicuramente interrogate sull’argomento alla prima occasione disponibile. Sicuramente siamo solo all’inizio di una faccenda che avrà ramificazioni importanti.

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Montecarlo 2021, LIVE: i match di venerdì 16 aprile. Tsitsipas in semi, Goffin-Evans un set pari

La diretta dei quarti di finale dell’ATP Masters 1000 di Montecarlo. Fognini-Ruud terzo match di giornata. A seguire Nadal contro Rublev

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Stefanos Tsitsipas - Montecarlo 2021 (via Twitter, @ROLEXMCMASTERS)

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15:10– Adesso è una partita davvero appassionante. Goffin continua ad annullare palle break (due nel sesto game con altrettanti dritti vincenti), Evans fa gioco e cerca di mischiare le carte a ogni quindici. Ora è 4-4

 

14:48 – Adesso sembra che in campo regni l’equilibrio. 2-2 nel set decisivo, con Goffin che però è stato costretto già ad annullare tre break point. Il gioco offensivo di Evans continua a essere proficuo

13:30 – Questa volta Evans riesce a condurre in porto il vantaggio. 6-3, si deciderà tutto al terzo set

14:00 – Gran dimostrazione di carattere di Dan Evans, che inizia il secondo set a tutti e si porta nuovamente in vantaggio di un break, 3-1

13:46 – Goffin ribalta il set! 7-5 in suo favore, gran colpo di coda del belga

13:35 – Evans tiene il break fino al 5-4 e servizio, ma al momento di concretizzare cade sotto i colpi di un Goffin finalmente più convinto. 5-5, set ancora in bilico

13:04 – Buona partenza di Evans, che va avanti di un break e conduce 3-1

12:45 – Sono scesi in campo Evans e Goffin, un po’ prima del previsto visto il ritiro di Davidovich Fokina dopo un set.

12:11 – Con un servizio da sotto sul set point, Davidovich Fokina si consegna al suo avversario che chiude col rovescio vincente in risposta. Subito dopo, il giocatore spagnolo decide di ritirarsi. Stefanos Tsitsipas accede in semifinale, con pochissima fatica nelle gambe

12:07 – Le condizioni fisiche di Davidovich-Fokina sembrano in leggero miglioramento, tiene un bel turno di servizio. Tsitsipas non si distrae nel successivo e va 6-5

11:57 – Ad auto-break risponde auto-break: lo spagnolo, adesso visibilmente limitato nei movimenti, regala praticamente il game a zero. 4-4

11:53 – Tsitsipas si esibisce… in un auto-break! Davidovich Fokina gioca una gran palla corta e poi si limita a tenere la palla in campo, al resto pensa il greco che prende anche un warning per un’imprecazione. Fokina, invece, al cambio campo prende un antidolorifico e un altro breve trattamento alla coscia

11:48 – Il fisioterapista ha eseguito il trattamento, una pomata e un massaggio alla coscia sinistra. Davidovich Fokina scuote la testa: proverà a tornare in campo, ma sembra ugualmente vicino al ritiro

11:44 – Dopo aver venuto un turno di servizio con più fatica dei precedenti, Davidovich Fokina chiede l’intervento del fisioterapista. Il problema sembra alla coscia sinistra. Tsitsipas, nel frattempo, si mette a provare qualche servizio

11:40 – Partita molto divertente. Lo spagnolo attacca di più, proposito e vicino alla riga; Tsitsipas è costretto a difendersi, ma la sua palla ha più peso e può provare il vincente anche quando è lontano dal campo. Per ora siamo 3-3

11:00 – Giornata di quarti di finale al Rolex Montecarlo Masters. Si parte con la sfida tra Tsitsipas e Davidovich Fokina, poi Evans-Goffin

COSA È SUCCESSO NEL DAY 5

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Classifica ATP e non solo. Quale tennista italiano ha la più grande fan base?

Questa particolare classifica social vi stupirà. O forse no. Così come la prepotente ascesa di Jannik Sinner

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È insita nel concetto stesso di sport. Non riusciremmo a immaginare nessuna attività agonistica sportiva che possa prescindere da una graduatoria. Si compete anche per quello; per far sì che il proprio valore sul campo possa essere estrinsecato in qualcosa che dia un senso alle fatiche e un gusto ancora più particolare alle vittorie, permettendo di superare il confine puramente edonistico del labile piacere della vittoria, per concretizzarsi in qualcosa di concreto.

“In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra ci massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro”; questo mantra cinematografico motivazionale, libera citazione di “Any Given Sunday” (Regia Oliver Stone, 1999), raffigura pienamente lo sforzo che ogni agonista compie per primeggiare, quello sforzo che sta dietro ad ogni piccolo passo in avanti. Basta concettualmente sostituire centimetri con una posizione in classifica e il gioco (più o meno al massacro, fate voi) è fatto.

Concretizzando il tutto e riportandola nel concetto più caro ai lettori di Ubitennis, mai come in questo periodo storico, la classifica ATP sorride ai colori azzurri. Sono infatti ben dieci i giocatori italiani a rappresentare il tennis nostrano nelle prime 100 posizioni, quattro addirittura tra i primi 30, segno tangibile dello stato di forma della racchetta maschile italiana. Il capofila nel ranking è Matteo Berrettini (numero 10) seguito da Fabio Fognini (18). Appena più dietro, Jannik Sinner (22) seguito da Lorenzo Sonego (28), poi più distaccato Stefano Travaglia (67). A completare il quadro dei ’10 cavalieri azzurri’ sono Lorenzo Musetti (84), Salvatore Caruso (89), Marco Cecchinato (92), Andreas Seppi (96) e Gianluca Mager (97): pas mal, direbbero gli amici transalpini considerando anche solo l’età media dei singoli giocatori.

Tutto molto bello fin qui. Ma ci siamo chiesti, qual è l’appeal di questi giocatori nei confronti del pubblico? Se prendessimo gli stessi dieci e stilassimo una classifica in base a quella che è la fan base di ognuno di loro, cosa otterremo? Chi, tra questi, è il tennista con più follower? Ci ha aiutato a rispondere la ricerca in tal senso portata avanti dalla IQUII Sport, società che si occupa di trasformazione digitale a supporto di atleti e team per misurare il dato di fan engagement. Il risultato che ne viene fuori è abbastanza sorprendente e ve la mostriamo:

Grafica IQUII Sport

Il leader indiscusso di questa classifica è Fabio Fognini che, sommando i follower di Instagram e Twitter, supera abbondamene i 675.000 fan. Ben distanziato al secondo posto (ma crediamo con ottimi margini di miglioramento) troviamo Jannik Sinner con “soli” 363.000 fan (340.000 dei quali su Instagram, dove un anno fa erano appena un terzo). Completa questo particolare podio Matteo Berrettini che somma quasi 239.000 follower. Chiude questa speciale classifica Gianluca Mager che può contare una fan base stimata in circa settemila unità.

“Il successo che sta avendo Sinner e la performance di sabato 10 aprile di Sonego che vola in finale all’ATP 250 di Cagliari, sono tutti segnali che il movimento del tennis italiano è in salute, forse come non lo è mai stato dagli anni ’70-’80 e questo si riflette nei numeri che ritroviamo nel ranking social da noi sviluppato”. Queste sono le parole di Fabio Lalli, Chief Business & Innovation Officer di IQUII, raggiunto telefonicamente per un commento a questa particolare classifica. La nuova generazione ha una forte prospettiva di coinvolgimento digitale attraverso le piattaforme come Twitter o Instagram e questo è un grande volano per il tennis in Italia e per le opportunità di sponsorizzazione legate ai giovani atleti emergenti, soprattutto in prospettiva delle Nitto ATP Finals di Torino del prossimo novembre”.

È indubbio quindi che l’attenzione al tema sia giustamente massima, perché è inevitabile che il tennista di oggi debba essere ancora più attento che in passato alla propria immagine e che il focus sulla propria reputazione sui social media sia da considerare come elemento imprescindibile. In tal senso si inserisce anche l’operazione compiuta dallo staff di Jannik Sinner di dotarsi di un logo. Sebbene Jannik abbia specificato da Montecarlo che il logo ha la funzione di supportare una iniziativa benefica di recente ideazione, resta il segno concreto dell’attenzione che l’atleta, il tennista e l’uomo devono riservare a dei canali di comunicazione diretta che rappresentano il tornaconto della propria attività, fuori e dentro il campo. Parafrasando nuovamente “Any Given Sunday” e con un minimo di licenza più o meno poetica potremmo dire: “È il marketing ragazzi, è tutto qui”.

Articolo a cura di Carlo Galati

 

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Editoriali del Direttore

Su Jannik Sinner e gli altri azzurri a Montecarlo la penso così

8 k.o. su 9, ma quali sorprese? Molte analisi e qualche diagnosi. Cecchinato sottovalutato dall’opinione pubblica. Berrettini e Sonego diversi trend. Per Sinner pretese assurde

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Jannik Sinner - ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

Solo il vecchio guerriero Fabio Fognini è in ottavi a Montecarlo, ma non è una sorpresa anche se gli azzurri al via e in tabellone di questo Masters 1000 erano nove (record). La tentazione di inserire qui un link all’articolo di presentazione al torneo nel giorno del sorteggio è irresistibile. Però quanto è successo, con quattro azzurri sconfitti contro avversari molto meglio classificati merita forse un’analisi e magari pure una diagnosi. Più facile la prima che la seconda.

Si è detto tanto volte che le classifiche, soprattutto con quelle “congelate” di questi tempi, lasciano spesso il tempo che trovano. Ma non proprio sempre quando il divario, sia di classifica sia di esperienza, è tanto alto. Fra Djokovic e Sinner 21 posti, da n.1 a n.22. Fra Goffin e Cecchinato 77 posti da n.15 a n.92. Fra Zverev e Sonego 22 posti da n.6 a n.28. Fra Rublev e Caruso 81 posti da n.89 a n.8. Insomma, tanta roba. E guarda caso l’unico a vincere Fognini su Thompson, 45 posti da n.18 a n.63. Avevano perso secondo classifica anche Musetti 84 con Karatsev 29, Fabbiano 171 con Hurkacz 16, Travaglia 67 con Carreno Busta 12. Quindi, a ben guardare, il solo ad aver perso contro un avversario peggio classificato è stato Matteo Berrettini, n.10 “congelato” con Davidovich Fokina n.58 in chiara ascesa.

Ai lettori di Ubitennis è inutile ricordare l’infortunio australiano di Matteo, lo stop di oltre due mesi, la diversa fatica che normalmente fa un giocatore d’un metro e 96 a ritrovare la miglior condizione psicofisica. Appena ha cominciato a giocare ha subito il break e non è mai stata la risposta la prerogativa tecnica che ha fatto le fortune del tennista romano. Che gli sia riuscito fare un break è già tanto. Ma se lui perde tre volte il servizio in due set, la maggior parte delle volte la campana suona a morto. Il trend sembra in discesa, ma certo quando sei n.10 e hai tanti cagnacci che ti vogliono mordere i polpacci è più facile scendere che salire.

 

Della sconfitta patita da Caruso con Rublev non c’è molto da analizzare. La differenza tecnica è troppo netta al momento. E non vedo come possa attenuarsi in prospettiva, perché il russo è pure più giovane di cinque anni. Vero che noi italiani siamo abituati a venire fuori alla distanza, ma è semmai Rublev che dovrebbe avere margini di progressi. Gli manca, ad oggi, un po’ di varietà e fantasia in più. Gioca bene, ma sempre uguale. Troppo prevedibile per fare quel salto di qualità che corrisponde ad un’affermazione in uno Slam.

Cecchinato si è detto contento di aver giocato alla pari con Goffin, a dispetto del 64 60: “Nel secondo set non ho mollato come parrebbe suggerire il punteggio, perché avremmo potuto essere 3 pari, non 6-0!”. Resta il fatto che credevo che Goffin fosse un po’ in calo e invece corre invece ancora come una spia. Ha ripreso come se nulla fosse – grazie anche all’indiscutibile intuito – anche alcune micidiali smorzate, specialità della casa Cecchinato. Certo a ripensare a quel “miracoloso” Roland Garros 2018 in cui Cecchinato battè proprio Goffin, sembra trascorso un secolo e non a favore del più giovane siciliano emigrato alla corte di Max Sartori. Ha vinto qualche partita però, dopo le delusioni australiane, e allora pian piano ritroverà la fiducia che gli serve. Tutti ricordano – è scontato – l’exploit parigino.

Però sul conto di Cecchinato e delle sue qualità mi sono accorto che serpeggia ovunque una certa sfiducia. Invece sarebbe giusto anche ricordare che uno che vince Budapest e Umago 2018, Buenos Aires 2019, fa finale a Cagliari al Forte Village 2020 e si comporta più che dignitosamente a Roma e al Roland Garros (dopo aver centrato in passato anche semifinali a Doha e Monaco 2019) scarso non è. Magari quel suo best ranking n.16 non lo centrerà mai più per il fatto che il suo miglior tennis sembra troppo circoscritto alla terra battuta e la stagione sul “rosso” è diventata troppo corta rispetto a un tempo, però che sotto la guida di una persona seria come Sartori Marco possa riguadagnare una cinquantina di posti secondo me è possibilissimo. Non è che i 40 che gli stanno davanti siano tutti fenomeni.

Per quanto concerne Sonego la testa è buona, il fisico anche, il coach è quanto di più serio e preparato ci sia in giro, i progressi per salire qualche posizione ancora ci sono. Magari non troppe. Ma i trentenni e over 30 che gli stanno davanti – augurando lunga vita agonistica a tutti – non sono pochi: a cominciare dai 3 Fab Four Djokovic, Nadal e Federer, per proseguire con Bautista Agut, Monfils, Goffin, Dimitrov, Fognini, Raonic, Wawrinka. Solo questi sono in dieci. Per carità, gli arriveranno tre, quattro o cinque che oggi gli stanno dietro (Musetti? Alcaraz? Karatsev?), però fategli fare qualche progresso che sicuramente farà e Lorenzo fra i primi 20 ci può arrivare, così come a suo tempo ci sono arrivati giocatori come Furlan, Gaudenzi, Seppi, Gaudenzi i quali avevano soprattutto nella testa, nella serietà, nella determinazione più che nelle caratteristiche tecniche la loro forza. Quindi il suo trend mi pare in ascesa, magari lenta, diesel, ma progressiva.

Lorenzo Sonego – ATP Cagliari 2021 (via Twitter, @atptour)

Arrivo al tennista cui sono dedicate le maggiori attenzioni, le profezie più lusinghiere: Jannik Sinner. La sua partita con Djokovic ha deluso chi stravedeva per lui, ma non chi conosce Djokovic e chi ha avuto modo di vedere quelle che sono ancora le carenze tecniche di Jannik. Carenze che Riccardo Piatti e lui conoscono benissimo, per fortuna.

Potrei partire dal post-match Djokovic-Sinner che, però, non dice in realtà niente che già non si sapesse o intuisse. Parla Djokovic e dice (come ampiamente titolato e riportato): “Sinner rappresenta il futuro del tennis, ma è già anche il presente”. Sinner, incassa il complimento, ma dice quel che pensa (lui e tutti…): “La strada è ancora lunga”. Farei qui una chiosa. Delle “investiture” (più o meno di cortesia) degli altri giocatori mi fido pochissimo. Ne ho sentite tante su tanti “prospect” che poi non si sono mai affermati. Da gran presuntuoso quale sono direi che mi fido più di me stesso. Perché su quei nomi che ho citato sopra non ricordo di avere avuto dubbi. Chissà, magari mi sono dimenticato invece quelli sui quali credevo di più. Ad ogni modo penso che la strada di Jannik sia più lunga di quanto pensi chi si illude anche se le premesse per un bel futuro ci sono tutte. Ho visto tanti dei migliori giocatori del mondo a 17-18-19-20 anni, come mi è capitato con Nadal, Federer, Djokovic e prima di loro, con Borg, McEnroe, Lendl, Noah, Wilander, Becker, Edberg, Chang. Non meno forte nelle giornate buone, Panatta. Forse un po’ d’occhio in tutti questi anni me lo sono fatto.

Sono proprio i limiti, ancora notevoli, di Sinner a farmi credere in lui. Moltissimi dei giocatori che ho citato sopra servivano proprio maluccio all’inizio della carriera. Penso in particolare a Borg, Lendl, Wilander, Djokovic, Chang: tutti hanno fatto progressi enormi qualche anno dopo i loro primi exploit. A Jannik oggi manca la capacità di scendere a rete quando si è aperto il campo. Se trova uno che gli rilancia – e come glieli rilancia Djokovic! – quattro missili, al quinto tentativo sbaglia, inevitabilmente.

Borg sapeva a malapena volleare ai suoi debutti, e batteva maluccio. Si preoccupava di mettere più del 90% di prime, in molte occasioni, come quando giocò la finale di Parigi contro il paraguaiano Victor Pecci al quale voleva impedire gli attacchi sulla sua “seconda”. Lendl tirava forte, ma soprattutto di dritto. Il rovescio lo migliorò tantissimo tre o quattro anni dopo i primi successi. Mentre Wilander non tirava mai così forte. Semmai, soprattutto di rovescio, anticipava tantissimo. Non c’erano tanti giocatori capaci di giocare il lungolinea come lui. E anche i lob passanti. Però Wilander imparò ad andare a prendersi i punti a rete nell’88, nella finale dell’US Open in cui rovesciò contro Lendl l’esito della finale dell’anno precedente, sei anni dopo aver vinto il primo di tre Roland Garros. E dopo aver vinto un doppio a Wimbledon, lui che a rete all’inizio carriera non ci andava mai e fu perfino fischiato per i suoi asfissianti palleggi nella finale parigina con Vilas dell’82.

E Chang che si fece allungare la racchetta di qualche centimetro per migliorare l’efficacia del servizio, e cominciò a fare 7 o 8 ace a partita, sia pur sacrificando qualcosa nel controllo? E il rovescio di Sampras? Quando lo vidi perdere a Parigi da Chang, in una partita che credo di aver commentato insieme a Rino Tommasi, mi fece un’impressione per nulla positiva. Vero, peraltro, che Pete è stato un grandissimo giocatore dappertutto fuorché sulla terra rossa; uno che è stato n.1 di fine stagione per sei anni di fila, a Parigi ha raggiunto una sola semifinale. Come Cecchinato, mi verrebbe voglia di dire.

Ma perché il rovescio di Federer, di Nadal, a 20 anni era efficace come quello che i due hanno fatto vedere dopo i 30 anni? Peter Lundgren, uno dei primi coach di Federer, mi disse una mattina all’aeroporto di Melbourne: “Roger a rete è ancora un pesce fuor d’acqua, anzi ci si muove come se fosse circondato dai pescicani!”.

Ora smetto di attraversare i miei amarcord che non interessano nessuno, ma suscitano tanti ricordi in me, e dico che Jannik poteva giocare già ieri certamente meglio contro Nole ma si è scontrato contro una muraglia che credeva di conoscere per averla vista in TV, ed essercisi allenato un paio di volte (con anche il set di esibizione ad Adelaide), ma in realtà non conosceva. Un conto è vedere uno che risponde benissimo ed è considerato il miglior ribattitore della sua epoca, un altro – pur dopo essersi allenato con lui e con Nadal – è ritrovarsi la palla che ti torna addosso in pancia, oppure già negli angoli, quando non hai ancora finito di riprenderti dall’esecuzione del servizio.

Fare il punto negli scambi da fondocampo a Djokovic è roba vera, non si può pretendere che ci riesca anche un pur promettentissimo giovanotto che sta lavorando duro da vero professionista. In qualche modo, eppure, ho avuto l’impressione che Novak lo temesse, ne fosse preoccupato. Forse era preoccupato del suo esordio sulla terra dopo due mesi di stop, fatto sta che l’urlo che ha cacciato quando ha vinto il primo set la dicono lunga.

Novak Djokovic – ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Oggi come oggi Jannik gioca il suo tennis basandosi su due colpi, in particolare il rovescio. E qualche gran dritto, incrociati come lungolinea, se la palla non gli arriva troppo bassa. Ma il servizio è da migliorare, come percentuale di prime, come angoli, come potenza, come velocità, come lancio di palla. La volée è da migliorare, sia come posizione sia come tocco. La smorzata è da migliorare. Il lob è da migliorare. Lo smash, al volo come al rimbalzo, è da migliorare. La tenuta fisica è da migliorare (questo lo ha ammesso anche lui stesso, che negli scambi lunghi fa fatica). L’approccio alla partita è da migliorare. La strategia di gioco, che a volte può essere anche semplicemente pazienza, oppure scelta del momento per spingere o per tenere, la capacità di pensare a un attacco in controtempo, a un serve& volley al momento giusto, al fattore sorpreso, è da migliorare. Oggi si può spendere per lui ancora l’ossimoro caro a Rino Tommasi: “un regolarista falloso”. Ma va aggiunto un bel… per ora!

Con tutti questi limiti – di cui per fortuna Jannik e il suo team sono perfettamente consapevoli (il guaio sarebbe se non lo fossero) e quindi sono certo che non si offenderanno se li ho elencati impietosamente – Jannik è a ridosso dei top 10. Considerando validi soltanto i punti ATP da metà agosto – quando si è interrotta la pausa COVID – a oggi Jannik sarebbe lì lì.

Quelli accennati sono limiti soltanto per chi viene considerato capace di migliorarli tutti, con il tempo e la pazienza che invoca Riccardo Piatti, perché per uno che ha le sue caratteristiche – solidità, maturità, potenza, serietà, determinazione, convinzione nei propri mezzi, formidabile timing sulla palla con entrambi i fondamentali, naturalezza e fluidità straordinarie (che i pur bravi Thiem, Tsitsipas, Zverev a mio avviso non hanno altrettanto sviluppato su tutti e due i lati…) per un ragazzo di 19 anni – è giusto, anzi sacrosanto, porsi obiettivi ambiziosi di crescita, di progresso.

Ripeto: anche contro Djokovic – che si è potuto allenare sulla terra rossa e proprio su quei campi da più di una settimana – Jannik ha mostrato personalità. Ha giocato decisamente male un paio di game, quello finale del primo set su tutti, il settimo game del secondo set quando poteva recuperare sul 2-4 il break, e si sa che nel tennis un paio di game, a volte un paio di punti, bastano a farti perdere una partita. Ma negli scambi ha retto molto meglio di tanti altri giocatori di nome contro il n.1 del mondo. Se avesse avuto uno un tantino più debole, e per tale intendo un Bautista Agut n.11 già battuto due volte, un Carreno Busta n.12, un Goffin n.15 – per non scomodare paragoni con un top-ten – l’esito secondo me sarebbe stato diverso. La verità è che da lui si pretende troppo e troppo presto. Pretese oggi assurde.

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